Arriva in Aula il Testo Unico sul Suicidio assistito. Si può ancora fare marcia indietro

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Segnalazione di ProVita & Famiglia

C’è una data che i pro life devono assolutamente segnare sul calendario: è quella di lunedì 13 dicembre. Quel giorno, infatti, salvo imprevisti, arriverà in Aula alla Camera il Testo Unico sul suicidio assistito. Si tratta di una norma elaborata con un testo base dei relatori Alfredo Bazoli (Pd) e Nicola Provenza (M5s) e che, nelle intenzioni dei proponenti, recepisce i quattro criteri indicati dalla Corte per accedere al suicidio assistito: il richiedente deve essere in grado di intendere e volere; essere affetto da patologia irreversibile; dipendere da sostegno vitale; avere delle sofferenze fisiche o psichiche ritenute intollerabili.

Per l’arrivo in Aula della norma si è fissata la data del 13 dicembre dopo che, nel pomeriggio di mercoledì 1 dicembre, le commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera hanno iniziato ad approvare gli articoli del testo e dopo che tutti i gruppi hanno concordato di concludere l’esame del testo entro il giorno 9. Questo accordo sull’iter della norma, attenzione, non implica però che esso si rifletterà anche in Parlamento. Anzi, è più che probabile che assisteremo ad un dibattito piuttosto acceso sull’argomento.

Rispetto a questo, pare verosimile che il centrosinistra, dalle cui fila – come poc’anzi ricordato – provengono i citati relatori del testo, lo appoggerà convintamente. Non a caso il segretario del Pd, Enrico Letta, ha pubblicamente elogiato quest’iniziativa legislativa come «la soluzione più avanzata, in linea con la sentenza Corte costituzionale», dicendosi «fiducioso che si riesca a coprire un vuoto normativo». Il segretario dem considera questa partita fondamentale, a differenza invece del mondo radicale, che guarda con maggiore favore allo scenario referendario.

«Il referendum sull’eutanasia, se non passa, lascia un vuoto», ha invece dichiarato Letta, subito aggiungendo: «Noi cosa stiamo facendo? Noi siamo riusciti ad ottenere che il 13 dicembre vada in aula alla Camera il testo sul suicidio assistito e quel testo è, secondo me, la linea giusta». D’accordo, ma esisterà un’opposizione parlamentare a questo disegno di legge? La risposta, fortunatamente, è affermativa.

C’è infatti da immaginare che il centrodestra, sia di governo sia all’opposizione, non appoggerà con convinzione – o non appoggerà affatto – il testo unico sul suicidio assistito, che non viene visto come una priorità in questa fase di pandemia, campagna vaccinale, rincari di bollette e così via. Tuttavia, e questa è senza dubbio una nota dolente per il mondo pro life, difficilmente assisteremo a quel grande scontro che abbiamo visto sul ddl Zan. Per più motivi. Anzitutto, perché come pretesto per questa legge i loro promotori hanno un argomento forte, per così dire, ossia il pronunciamento della Consulta citato da Letta.

Inoltre, sappiamo che anche nel centrodestra esiste – per lo più, e non da oggi, in Forza Italia – una componente, per quanto minoritaria, liberal e che guarda con favore a molte battaglie del mondo radicale. Non solo. Se gli oppositori del ddl Zan hanno potuto contare sul supporto, più o meno esplicito, di tante anime interne allo stesso centrosinistra – dalle femministe guidate da Marina Terragni fino al senatore Pd Tommaso Cerno -, con la legge sul suicidio assistito le cose si fanno più complesse. Questo non vuol dire però che la battaglia sia già persa. Guai a pensarlo.

Significa però che sul mondo pro life grava, oggi più che mai, una enorme responsabilità, vale a dire quella di far comprendere tutte le pesanti insidie e i catastrofici scenari che si aprono in un Paese che introduca nel proprio ordinamento il cosiddetto “diritto di morire”. Basta raccontare quel che è accaduto e accade in Olanda, Belgio, Canada, ovunque il presunto diritto di farla finita sia stato codificato. Non occorre dunque inventare nulla, perché una società che perde di vista il dovere di tutelare la vita fino all’ultimo è già spaventosa di suo. Speriamo che se ne rendano conto anche i nostri parlamentari.




Firma la petizione per bloccare il testo unico sul suicidio assistito!

 

Fonte: https://www.provitaefamiglia.it/blog/arriva-in-aula-il-testo-unico-sul-suicidio-assistito-si-puo-ancora-fare-marcia-indietro

Webinar su eutanasia e fine vita

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Segnalazione dell’Associazione Pro vita & Famiglia

In diretta live su Facebook e Youtube di Pro Vita & Famiglia il Webinar “Eutanasia e sucidio assistito. Alleviare o sopprimere? Restiamo Umani!”, martedì 9 novembre alle ore 21.

Intervengono: Massimo Gandolfini, presidente dell’Associazione Family Day e professore in Neurochirurgia; Filippo Vari, vicepresidente del Centro studi Livatino e professore ordinario di Diritto Costituzionale; Susanna Bo, scrittrice. Modera l’incontro Jacopo Coghe, vicepresidente di Pro Vita & Famiglia.

Sarà possibile seguire il Webinar in diretta collegandosi già qualche minuto prima delle 21 di martedì 9 novembre ai seguenti link:

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Nuova legge ingiusta in Italia: la legittimazione dell’omicidio di Stato

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Fabio Fuiano

La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha annunciato che il 25 ottobre l’aula della Camera esaminerà la nuova proposta di legge sull’eutanasia. Il testo della proposta, adottato come testo base dalle commissioni, intitolato “Rifiuto dei trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia” è a dir poco agghiacciante.

Cercheremo di fare un’analisi articolo per articolo e di fare delle osservazioni per ognuno di essi.

L’articolo 1 definisce la finalità della legge, ovvero quella di disciplinare la facoltà di una persona «affetta da una patologia irreversibile o con prognosi infausta di richiedere assistenza medica, al fine di porre fine volontariamente ed autonomamente alla propria vita». Ecco la prima contraddizione logica: si afferma che una persona in quelle condizioni possa porre “autonomamente” fine alla propria vita … richiedendo però “assistenza medica” a tal fine. Il medico, dunque, è costretto ad uccidere il paziente (l’obiezione di coscienza non è mai minimamente citata), però l’atto del paziente rimane “autonomo”.

La contraddizione viene ulteriormente confermata nell’articolo 2, dove si tenta una maldestra definizione di “morte volontaria medicalmente assistita” (il solito acronimo asettico per definire l’omicidio di un paziente) come un «decesso cagionato da un atto autonomo con il quale […] si pone fine alla propria vita in modo volontario, dignitoso e consapevole, con il supporto e la supervisione del SSN». Il tutto, chiaramente, a spese dei contribuenti, come per aborto e fecondazione artificiale, costringendo tutti i cittadini ad essere involontari cooperatori di quello che a tutti gli effetti è un delitto.

Nell’articolo 3 si descrivono i cosiddetti “paletti” per l’accesso all’eutanasia, come di consueto nella legislazione italiana, che saranno via via demoliti a colpi di sentenze dalla Corte Costituzionale (cosa già ampiamente verificatasi per l’iniqua legge 40). Ciononostante, già allo stato attuale, tali “condizioni” sono solo apparenti. Infatti, può fare richiesta chiunque sia affetto «da sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili». Il verbo “ritenute” indica la volontà del legislatore di soggettivizzare completamente il grado di sofferenza. Chi ci assicura che non potrà farsi uccidere anche una persona perfettamente sana ma che “ritiene” di esser vittima di un disagio psicologico intollerabile (per lei)?

Subito l’articolo cerca di correre ai ripari, ponendo altri immaginari paletti alla pretesa eutanasica di una persona, affermando che essa debba essere anche «affetta da una patologia irreversibile o a prognosi infausta oppure portatrice di una condizione clinica irreversibile». Che vuol dire tutto e niente. Cosa si intende per “condizione clinica irreversibile”? E l’irreversibilità è qualcosa che il legislatore considera permanente oppure suscettibile del progresso tecnologico e medico?

Infine, tale persona deve «essere tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale». Questa frase raccoglie quel bacino di credenze magiche per le quali un ventilatore polmonare, l’alimentazione o la nutrizione, abbiano il potere di mantenere in vita qualcuno «anche se è ad un passo dalla morte» … un po’ come il sangue degli unicorni in noti romanzi. Il testo di questa legge cerca così surrettiziamente di classificare tali sostegni come “accanimento terapeutico”, pur senza mai citarlo esplicitamente, in virtù di questo loro presunto potere. Chiunque preservi ancora un minimo di buon senso sa perfettamente che si può morire anche con la presenza di sostegni vitali.

L’articolo 4 definisce requisiti e forma della richiesta eutanasica. Anche qui le contraddizioni logiche sono palesi: si afferma fin dalle prime righe che tale richiesta possa essere revocata in qualsiasi momento dal paziente «con ogni mezzo idoneo a palesarne la volontà». Dal momento che molti potrebbero lecitamente chiedersi come faccia un paziente in condizioni gravi (es. in coma) ad esprimere inequivocabilmente tale volontà, subito l’articolo corre maldestramente ai ripari affermando che: «Nel caso in cui le condizioni del malato non lo consentano, la richiesta può essere espressa e documentata con qualunque dispositivo idoneo che gli consenta di comunicare e manifestare inequivocabilmente la propria volontà».

Probabilmente il legislatore aveva in mente quei malati di SLA che sono in grado di comunicare tramite dispositivi che convertono il movimento oculare in parole nonostante la totale paralisi muscolare. Ciononostante, esistono moltissime situazioni, completamente ignorate dal presente testo, in cui la volontà del paziente non può essere espressa ed è quindi presumibile pensare che essa venga “cristallizzata” ad un passato più o meno remoto (ad esempio tramite DAT).

L’articolo 5 definisce le “modalità” del c.d. “atto del decesso” (una nuova categoria di atti umani). Al di là di tutto è interessante notare come tale legge preveda l’istituzione di un Comitato ad hoc chiamato “Comitato per l’etica nella clinica” che «entro sette giorni dal ricevimento della richiesta del paziente deve esprimere un parere sull’esistenza dei presupposti e dei requisiti a supporto della richiesta di morte volontaria medicalmente assistita». In questo articolo vediamo scritta, nero su bianco, una delle aporie più grandi della pretesa eutanasica: essa sembra fondarsi sulla “volontà libera”, sull’autodeterminazione del paziente, ma in definitiva è lo Stato (in questo caso un Comitato ad hoc istituito dallo Stato) a decidere chi può accedere e chi no all’eutanasia. Infatti, se anche definisse la possibilità di accesso alla stessa per X pazienti ed N malattie, vi sarà sempre la (N+1)esima malattia non contemplata nelle ipotesi della legge, che escluderà l’(X+1)esimo paziente affetto dalla stessa, il quale non potrà esercitare la sua tanto decantata “autodeterminazione”. Questo è il motivo per cui la retorica eutanasica si trova ad un bivio: o si ammette che siamo di fronte ad un vero e proprio omicidio di Stato, ben lontani dalla “libertà” dei singoli, oppure che arriverà il momento in cui la facoltà di richiedere l’eutanasia sarà estesa a tutti, indipendentemente dall’effettiva condizione individuale.

Il comma 8 dell’articolo 5 merita speciale menzione: si spiega, candidamente, che il decesso per morte medicalmente assistita (alias, omicidio del consenziente), è totalmente assimilabile al decesso per cause naturali. Dovremmo rimettere in discussione tutte le decisioni prese a Norimberga. Dopotutto, l’Aktion T4 nazista fu semplicemente una “causa naturale” che ha provocato tanti morti.

L’articolo 7 serve ad escludere qualsiasi persona agevoli o cooperi all’atto eutanasico dalla punibilità secondo gli articoli 580 (istigazione al suicidio) e 593 (omissione di soccorso). Tale esclusione ha persino un valore retroattivo per tutti coloro che in passato fossero stati condannati per tali reati! Questa è la logica conseguenza della sentenza che assolse Marco Cappato dopo la vicenda di dj Fabo, nonché della legge 219/17 sulle DAT (che infatti viene espressamente richiamata dall’articolo). L’articolo 8 definisce semplicemente i “doveri” del Ministero della Salute nell’attuazione di tali disposizioni di legge.

Siamo di fronte alla legittimazione definitiva dell’omicidio di Stato, nel silenzio generale persino di coloro che avrebbero dovuto tenacemente opporvisi.

 

Fonte: https://scholapalatina.lt.acemlna.com/Prod/link-tracker?redirectUrl=aHR0cHMlM0ElMkYlMkZ3d3cuY29ycmlzcG9uZGVuemFyb21hbmEuaXQlMkZudW92YS1sZWdnZS1pbmdpdXN0YS1pbi1pdGFsaWEtbGEtbGVnaXR0aW1hemlvbmUtZGVsbG9taWNpZGlvLWRpLXN0YXRvJTJG&sig=FassndGy3gxjE56UgioqEtbVS9t9zJ7x5ZBR6RRk1iQ1&iat=1634743529&a=%7C%7C650260475%7C%7C&account=scholapalatina%2Eactivehosted%2Ecom&email=WGByPjZY3AMGHbnlPw2cQTpxdzkQNl9LgdxZ9pnzLRY%3D&s=7fe708e192b517c76cb9155f667678b1&i=641A679A15A6433

REFERENDUM EUTANASIA, OVVERO LA ‘VITA COMPLETATA’ QUALE REGOLA PER DARSI LA MORTE

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Segnalazione del Centro Studi Livatino

di Mauro Ronco

L’ondata culturale per il riconoscimento giuridico dell’aiuto al suicidio e della morte inflitta deliberatamente con il consenso della vittima (la c.d. eutanasia) è l’effetto di una cultura anti-solidaristica, in cui san Giovanni Paolo II ha visto quasi l’espressione di una vera «cultura di morte»[1]. Se costituisce oggetto di un obbligo morale contrastare la richiesta di erodere la tutela giuridica della vita, non meno importante è comprendere sul piano intellettuale i fattori causali che rendono il corpo sociale disponibile a dare l’assenso a riforme che abbattono gli steccati giuridici a protezione della vita. L’adesione di una consistente porzione della nostra società alla proposta referendaria di abrogare le norme di legge a tutela della vita deve condurre a una riflessione profonda. Il problema, prima che morale e giuridico, è antropologico.

1. La cifra della solitudine nelle vicende eutanasiche. Ilprocesso verso la legalizzazione dell’uccisione su richiesta ha avuto per motore, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, il tema della sofferenza del malato per una patologia incurabile che cagiona forti sofferenze fisiche e psichiche. Questa situazione è stata presentata come il motivo principale della richiesta di essere uccisi. L’inclinazione primaria della persona umana di permanere nell’esistenza, che è rivelata da tutte le potenze del suo essere, è stata talmente logorata dalla malattia e dalla sofferenza, che il desiderio di non più soffrire finisce di prevalere sull’inclinazione naturale.

Il carattere drammatico di questa condizione della vita umana è comprensibile, sicché non può non destare sentimenti di autentica compassione la visione e la conoscenza del fatto che uomini e donne patiscono dolori e sofferenze a causa della malattia. A questa condizione triste di vita non è possibile offrire veri rimedi; tuttavia, la società non deve rimanere indifferente al dolore e alla sofferenza altrui. La medicina ha sempre più progredito nella somministrazione delle terapie che mitigano il dolore con l’uso efficace degli analgesici, al punto che le attuali cure palliative sono oggi patrimonio della medicina e del diritto. La loro promozione per la diffusione in tutte le strutture sanitarie e curative è obbligatoria per la L. 15 marzo 2010, n. 38 (Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore). La sofferenza psicologica può essere – rectius, deve essere – mitigata dall’accompagnamento del malato, nel rispetto della sua essenziale dignità, da parte dei medici e degli addetti alle cure, nonché da parte dei familiari, dei conviventi e degli amici.

I fattori più acerbi di dolore sono infatti il sentimento di abbandono e la condizione di solitudine in cui il malato può venire a trovarsi. La sensazione dell’inutilità; la percezione di essere stato scartato dagli altri e di essere per gli altri soltanto un peso che si sopporta con fastidio e fatica costituiscono per la persona gravemente ammalata la ferita più grande.

Se l’ordinamento offre alle persone vulnerabili la facoltà di farsi uccidere da un medico in modo indolore, il sentimento dell’inutilità si accresce; il desiderio secondo natura di permanere nell’esistenza viene vissuto come una colpa dalla persona fragile, come se tale desiderio fosse frutto di un ingiusto egoismo che sottrae risorse agli altri, ai familiari e all’intera società.

La previsione come lecita e praticabile dell’uccisione su richiesta o dell’aiuto al suicidio recide in modo tragico il rapporto tra l’io e gli altri. Vuol significare: tu sei tutto a te stesso e per te stesso; la tua dignità sta nello stare solo di fronte alla vita o alla morte. Decidi tu per te stesso; noi, per rispetto a te, siamo indifferenti alle tue scelte.

La medaglia dell’autonomia presenta due facce: da un lato, la libertà assoluta; dall’altro, la solitudine e l’abbandono. Si dirà: non è detto che ciò accada. Certamente. Potranno trovarsi persone che non abbandonano il malato. Tuttavia: è il diritto che lo abbandona. Si dirà: il diritto non può imporre la solidarietà. Ma il diritto non deve favorire la solitudine e l’abbandono, erigendo normativamente un simbolo che significa: alla società non importa che tu viva o che tu muoia. La cifra dell’uccisione su richiesta è la solitudine.

2. Verso l’accettazione della teorica del ‘completed life’? La solitudine non riguarda soltanto le persone malate, bensì tutti coloro che si sentono gettati nel mondo senza poter riconoscere un fine per sé, né in vita né al di là della vita terrena.

E’ noto che in Olanda la liberalizzazione dell’uccidere, formatasi per via giurisprudenziale fin dal 1991, è divenuta legge nel 2001 (l. 12 aprile 2001, n. 137). I requisiti dell’uccisione legale sono la richiesta volontaria e la sofferenza insopportabile e senza prospettiva di miglioramento del richiedente. L’area dell’eutanasia legale si è allargata anche agli adolescenti pervenuti all’età di dodici anni, che difficilmente sono in grado di assumere decisioni mature sulla propria morte e, infine, ai neonati fino al compimento del primo anno di età, dei quali, secondo la relazione ministeriale della l. 11 dicembre 2015 (New Regulation on late-term Abortions and Terminations of Lives of Neonates), è ammissibile l’uccisione anche quando, pur non dipendendo la loro sopravvivenza da un trattamento medico intensivo, sia formulabile un giudizio circa le serie difficoltà che incontreranno nella vita futura nell’affrontare la sofferenza.

In Olanda è ora animata la discussione sull’opportunità di compiere un passo ulteriore sulla via eutanasica, rendendo legale l’uccisione o l’aiuto a uccidersi quando la persona dichiara al sanitario che per lui la vita si è completata (teoria del ‘Completed life’).

Nel 2014 il Governo dei Paesi Bassi ha incaricato un Comitato di esperti di fornire un parere in vista di riconoscere l’aiuto al suicidio e l’uccisione su richiesta per coloro che ritengono la loro vita completata e il cui desiderio non potrebbe essere esaudito alla stregua della legge del 2001. Il Comitato, rilevato che il problema non sussiste per coloro che, ritenuto di aver completato il ciclo di vita, sono affetti da sofferenze che presentano anche una dimensione medica – i quali possono già ricorrere oggi senza ostacolo all’uccisione – ha proposto, tra le altre ipotesi, di ricondurre la fattispecie di ‘Completed Life’ sotto lo spettro applicativo della legge che esclude la punibilità.

Nel gennaio 2020 i risultati di una ricerca sociologica sono stati presentati in un’ampia relazione al ministero olandese per la salute, il benessere e lo sport[2]. Lo scopo era quello di esplorare in modo più dettagliato le dimensioni, le caratteristiche e le circostanze degli anziani desiderosi di morire, pur senza malattie gravi. Più di 21.000 adulti di età superiore ai 55 anni hanno completato un questionario completo, e i ricercatori hanno condotto interviste approfondite con decine di persone anziane.

Da questa indagine, i ricercatori hanno stimato che lo 0,18% di tutte le persone di età di 55 anni e oltre desidererebbero terminare la loro vita anche in assenza di malattia grave. La percentuale equivale a poco più di 10.000 persone. I ricercatori hanno anche scoperto che poco più di un terzo di questo gruppo vorrebbe ricevere un aiuto per morire, mentre due terzi preferirebbe terminare la propria vita da soli. Nonostante la grave problematicità della questione, il partito progressista socioliberale Democraten 66 (D66) ha annunciato che avrebbe presentato una proposta per una nuova legge nel 2021.

Iniziative private, peraltro, non ostacolate dall’Autorità giudiziaria, sono all’opera per incentivare la richiesta di morte assicurando all’interessato un procedimento terminativo senza dolore. Lo psichiatra e psicoterapeuta olandese Boudewijn Chabot, dopo aver contribuito, nel periodo antecedente al 1991, all’approvazione della legge eutanasica provvedendo egli stesso a uccidere impunemente i richiedenti la morte, si è dedicato negli ultimi venti anni alla descrizione teorica e alla realizzazione operativa del ‘sogno’ di affrettare la morte degli individui insegnando a loro stessi a uccidersi senza dolore – e senza il controllo medico – con il metodo detto del Voluntary Refusal of Food and Fluid (VRFF), corredato dal sostegno di qualche farmaco a scopo palliativo. L’itinerario proposto è di un morire ‘dignificato’ dalla piena espressione della libertà individuale, facendo prevalere sul ‘fato’ e sulla malattia la ‘dignità’ della persona umana[3].

3. La cifra antropologica del ‘completed life’. La proposta di estendere la proposta eutanasica ai casi di ‘completed life’ è emblematica della cifra antropologica della cultura di morte, basata nella solitudine dell’io che ha smarrito ogni tipo di relazione, con i familiari e con gli amici innanzitutto, e poi con l’intera società. La radice di questo smarrimento è il venir meno dell’idea relativa alla sacralità della vita, che costituisce il vincolo primordiale dell’esistere dell’uomo con l’essere che è il fondamento metafisico dell’esistenza; in definitiva, il venir meno della consapevolezza di essere creatura, cioè un quid unisussistente creato da Dio.

Già si è accennato: l’altra faccia dell’autonomia autoreferenziale, da cui dovrebbe scaturire, secondo gli eutanasisti, la decisione per la morte, è il naufragio del soggetto individuale nella completa solitudine. Ma – insegna San Paolo -: “in effetti nessuno di noi vive per se stesso, né muore per se stesso. Se viviamo, viviamo per il Signore, se moriamo, moriamo per il Signore” (Rom, 14, 7-8). Chi vive per se stesso, recidendo i rapporti con Dio e con gli altri, si avvia a un destino di solitudine e questa è la condizione in cui si alimentano il tedio per la vita, la disperazione e, alla fine, anche il rifiuto del legame ontologico di se stessi con la vita.

4. Esistenza e società secolarizzate sono all’origine del rifiuto della vita. Che il fondamento giuridico della legalizzazione dell’uccidere su richiesta e dell’aiutare a suicidarsi stia nella secolarizzazione dell’esistenza, che segue alla deriva della secolarizzazione del diritto e della società, risulta evidente tanto dai dati empirici tratti dalla condizione secolarizzata della società olandese, quanto dalla giustificazione ideologica che gli eutanasisti forniscono a sostegno della legalizzazione.

Il tema è stato razionalizzato in modo compiuto da Norbert Hoester, filosofo del diritto penale di area linguistica germanica, per il quale non sussiste alcun diritto alla vita in coloro che non sono in grado di manifestare un interesse attuale a proseguire l’esistenza. Egli ha elaborato la teoria dell’interesse come base del diritto alla vita in relazione all’aborto, dapprima in alcuni articoli e successivamente nello scritto Abtreibung im säkularen Staat del 1991[4]. Ha successivamente sviluppato il tema del diritto alla vita con riferimento ai soggetti nei primi mesi di vita nel 1995[5] e, con riferimento a ogni persona, nello scritto Sterbehilfe im säkularen Staat del 1998[6].

L’idea della tutela della vita prenatale poggerebbe esclusivamente sul dogma della creazione divina dell’uomo; pertanto, non avrebbe diritto di cittadinanza nello Stato secolare. I soggetti ancora non nati non posseggono un interesse proprio alla prosecuzione della vita. L’idea cardine del diritto nello Stato secolare sarebbe quella di interesse; il criterio di esistenza dell’interesse è la sua azionabilità. Ove non v’è interesse azionabile, in modo diretto o indiretto, lì non vi sarebbe diritto. Lo Stato secolare, come mero regolatore degli interessi azionabili, in tanto si potrebbe determinare alla protezione di un bene in quanto vi sia un soggetto che rivendichi la tutela di quel bene come interesse proprio. Lo Stato secolare, fondando il diritto esclusivamente sul substrato degli interessi azionabili, è costretto dalla sua logica interna a togliere ogni fondamento oggettivo al diritto e a riconoscere come giusto o ingiusto soltanto ciò che trova sostegno o contrasto nell’interesse attuale di coloro che sono ritenuti partecipi del patto sociale stipulato per la convenienza di tutti.

Gli stessi principi sono affermati nell’ambito della corrente etico-antropologica rappresentata dall’influente bioeticista australiano-americano Peter Singer, sul rilievo che non ogni essere umano è persona e che soltanto la persona ha dei diritti. Egli cancella infatti ogni differenza tra l’uomo e l’animale superiore assumendo che la scoperta di Darwin circa le nostre origini e il declino della “credibilità della narrazione della nostra creazione divina secondo l’immagine di Dio[7] ha sovvertito la tradizionale concezione dell’uomo.

La conclusione di Singer non riguarda soltanto gli infanti attinti da disabilità intellettive irreversibili, che non sarebbero mai capaci di divenire esseri razionali e autocoscienti, bensì riguarda tutti i bambini fino a un certo limite di età. Nessuno infatti può rivendicare il diritto alla vita se non è in grado di concepire se stesso come un’entità distinta che esiste nel tempo. Con ciò Singer perviene al punto nevralgico della sua teoria: il diritto alla vita spetta soltanto a chi è capace attualmente di desiderare di vivere. Chi non può esternare questo desiderio non ha il diritto alla vita. Non hanno il diritto in questione tutti i bambini fino al termine del terzo mese di vita e tutti coloro che si trovano in stato mentale tale da non poter esprimere questo desiderio. La ragione per cui non li si uccide è di carattere utilitaristico. La diversa pregnanza delle ragioni utilitaristiche vale poi per estendere o restringere l’opportunità dell’uccisione di cui Singer discetta a lungo nei suoi scritti.

5. Conclusione. Se il problema è antropologico, come si è cercato sia pur brevemente di dimostrare, allora il contrasto alla legalizzazione dell’uccidere deve essere riscoperto e rivissuto nella corretta comprensione della persona umana come ente creato per un fine naturale e soprannaturale. L’idea esistenzialistica e materialistica che l’uomo si un oggetto gettato nel mondo senza un perché e senza un destino è l’origine remota, anche se forse non consapevole in molti che la accettano, di ogni proposta eutanasica. La riscoperta del bene che è il fine della vita farà germogliare nuovamente quei legami di solidarietà tra gli uomini e le donne che sembrano oggi desolatamente in via di sparizione. Le proposte eutanasiche appariranno allora come destituite di senso. La ferita che esse vogliono introdurre nel più intimo dell’esistenza dell’uomo verrà allora risanata. L’opposizione alla deriva eutanasica troverà nuova linfa ed energia.

Mauro Ronco


[1]  Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, 25 marzo 1995, 12.

[2] Van Wijngaarden et al., Perspectivien op de Doodswens bij Voltooid Leven: De Mens en de Cijfers, 2020. I risultati della ricerca, che è esposta in lingua olandese, sono esaminati da Sjaak van der Geest, Prya Satalkar, Thinking about ‘Completed Life’ Euthanasia in the Netherlads from the Generativity Perspective: A Reflexive Exploration, in Anthropology Aging, 2021,vol. 42, No. 1, 128-139.

[3] V., in particolare, B. Chabot, Dying gone astray, Nijmegen, 1996; Id., Taking Control of your Death by Stopping Eating and Drinking, Amsterdam, 2014.

[4] N. Hoerster, Die unbegründete Unverfügbarkeit ungeborenen menschlichen Lebens, in Juristen Zeitung, 1991, 503-505; Id., Haben Föten ein Lebensinteresse?, in Archiv für Rechts- und Sozialphilosophie, 1991, 385-395; Id., Abtreibung im säkularen Staat. Argumente gegen den § 218Frankfurt am Main, 1991.

[5] N. Hoerster, Neugeborene und das Recht auf Leben, Frankfurt am Main, 1995.

[6] Hoerster, Sterbehilfe im säkularen Staat, cit.

[7] Singer, Practical Ethics, 3° ed., Cambridge, 2011 (1° ed. 1980), 64.

Fonte: https://centrostudilivatino.us18.list-manage.com/track/click?u=36e8ea8c047712ff9e9784adb&id=eda80ead8c&e=d50c1e7a20

 

Un altro Stato legalizzerà l’omicidio dei bambini?

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Segnalazione di Antonio Brandi

il tempo stringe: il progetto di legge sul suicidio assistito in discussione alla Camera sarà tra poco in aula; sul fronte della vita prenatale, tra pochissimi giorni si terrà il referendum sull’aborto a San Marino per decidere o meno di legalizzarlo. Qui sono in ballo le vite di decine di migliaia di bambini nel grembo materno. In entrambi i casi, Pro Vita & Famiglia è in prima linea.

Immagina per un momento se in Italia non ci fosse stata la legge sull’aborto: immagina che i bambini in grembo fossero protetti ma che proprio ora si chiedesse al popolo di legalizzare la loro uccisione… cosa faresti? Quanto ti impegneresti nella lotta? Ecco, questa è la situazione a San Marino, e noi siamo lì.

Come annunciato, poco prima del giorno fissato per il referendum sulla legalizzazione dell’aborto, abbiamo “circondato” lo Stato fortificato di San Marino, dispiegando camion raffiguranti l’influencer Anna Bonetti e il messaggio: “Il corpo di mio figlio non è il mio corpo. Sopprimerlo non è la mia scelta. #StopAborto”

Qualche giorno fa il presidente Brandi ti ha detto dei molteplici fronti sui quali Pro Vita & Famiglia è impegnata (ho inoltrato la sua e-mail che puoi leggere sotto): si va dall’aborto, al suicidio e all’eutanasia, dalla ipersessualizzazione dei minori all’utero in affitto e la battaglia contro il ddl Zan.

Continua la campagna contro la sessualizzazione dei minori sui media: il docufilm (sconvolgente!) sull’azione di Don Fortunato e Meter contro la pedofilia e la pedopornografia è stato visto da decine di migliaia di persone; le maxi-affissioni di sensibilizzazione continuano a Milano e a Roma. È imminente, inoltre, il lancio della campagna per tutelare il diritto alla vita contro le derive del progetto di legge per incentivare il suicidio dei malati e contro il referendum sull’eutanasia (che in realtà è un referendum per legalizzare il massacro)…

Circolo Cattolico, tu puoi agire in prima persona per proteggere i bambini dall’ipersessualizzazione e la pedofilia, i bambini non nati dall’aborto, e la vita di tutte le persone fragili dall’eutanasia e dal suicidio di Stato.

Non immaginavo che, subito dopo le ferie estive, avremmo dovuto lottare su così tanti fronti…

Davvero! Ecco una lista delle attività appena realizzate e delle sfide che ci attendono…

– Abbiamo depositato una denuncia per il reato di pubblicizzazione dell’utero in affitto (art. 12 c. 6, L 40/2004), vergognosamente realizzata sulla Rai1 durante il programma “Amore in quarantena”. La televisione pubblica aveva presentato il reato dell’utero in affitto come una pratica “meravigliosa” che aveva avverato il sogno di una coppia omosessuale di avere dei bambini. Non potevamo rimanere indifferenti e allora abbiamo attivato la Procura della Repubblica.

– È partita la nostra campagna “Piccole Vittime Invisibili”, contro l’ipersessualizzazione dei minori sui media. Dopo l’inaugurazione al Senato, abbiamo diffuso un docufilm sull’azione di Don Fortunato Di Noto contro la pedofilia e la pedopornografia, e per diffondere il numero verde di assistenza delle piccole vittime. È ancora in corso poi una campagna di maxi affissioni in tutta Italia per sensibilizzare la cittadinanza sui pericoli del web per i minori.

– La Repubblica di San Marino sarà protagonista di un referendum per la legalizzazione dell’aborto, che si terrà il 26 settembre. A San Marino l’aborto è ancora illegale. Se il quesito referendario fosse approvato, sarà possibile abortire praticamente fino al nono mese! Non solo sarebbe un disastro per il piccolo Stato e per i bambini nel grembo ma sarebbe, sul piano simbolico e culturale, una enorme sconfitta per il fronte pro vita in tutta la penisola. Un nostro rappresentante (Maria Rachele) era presente all’inaugurazione della campagna referendaria per il NO.

– Le forze pro morte hanno lanciato un’enorme offensiva: un progetto di legge in discussione alla Camera per legalizzare il suicidio assistito e un referendum che vuole abrogare il reato di omicidio del consenziente per arrivare all’eutanasia “su richiesta” per tutti.

– Continua il nostro tour di sensibilizzazione contro il ddl Zan: in diverse città abbiamo srotolato la bandiera #RestiamoLiberi di 600 mq, organizzando contemporaneamente banchetti informativi, camion-vela e manifestazioni di protesta anche durante le vacanze. L’11 settembre ciò è avvenuto a Como. Grazie a Dio, le discussioni sul ddl Zan sono state rinviate a dopo le elezioni amministrative.

Circolo Cattolico, il lavoro da fare è incredibile: gli attacchi alla vita e alla famiglia provengono da ogni lato e Pro Vita & Famiglia sta mettendo tutte le sue forze in campo… ma rischiamo davvero di non farcela più senza una mano, senza il tuo prezioso aiuto!

A San Marino, Pro Vita & Famiglia sta sostenendo la campagna contro la legalizzazione: siamo già intervenuti in convegni e – tra poco – intendiamo circondare la “Serenissima Repubblica” con camion vela per sensibilizzare la popolazione, spesso disinformata riguardo l’aborto, che non è che un omicidio.

Sul fronte del suicidio assistito e dell’eutanasia, stiamo preparando una campagna di sensibilizzazione nazionale, per svelare le assurdità dell’incentivazione statale del suicidio e del referendum pro eutanasia (sapevi che l’approvazione del quesito legalizzerebbe l’omicidio persino di una persona sana “consenziente”, anche se realizzato in modi orribili come la decapitazione e lo squartamento?)

Sul fronte della campagna contro la sessualizzazione dei minori sui media, già ripresa da diverse televisioni e dalla stampa, il docufilm contro la pedofilia andrà in onda su diverse emittenti televisive e faremo pressione sul Ministro dello sviluppo economico, consegnandogli la nostra petizione, affinché possa essere attuata la legge (che già c’è!) che obbliga gli operatori di comunicazione a pre-installare su tutti i telefoni sistemi di controllo parentale ovvero di filtro di contenuti inappropriati per i minori (potranno essere sbloccati solo da adulti). Continueremo a sensibilizzare sul territorio, mediante azioni nella scuola, a livello legislativo ed amministrativo, considerati tutti i mali che l’esposizione ad immagini e messaggi sessualizzati sta già causando da anni ai nostri figli.

“Non legalizzerò aborto, nozze gay o eutanasia. Non importa la pressione internazionale”

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NAYIB BUKELE (PRESIDENTE DI EL SALVADOR) SCHIETTO: “LA RIFORMA COSTITUZIONALE NON LEGALIZZERÀ NULLA DI TUTTO CIÒ”

Di Angelica La Rosa

Il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, ha radicalmente escluso che i progetti di riforma della Costituzione, che consegnerà all’Assemblea legislativa, includano modifiche agli articoli che regolano il matrimonio, l’aborto e l’eutanasia. E ha assicurato che “non proporrà nessuna di queste cose, non importa quanta pressione internazionale possa avere”.

Il presidente salvadoregno ha spiegato su Facebook sia la sua decisione che le ragioni: “l’opposizione ha così paura di una riforma costituzionale che smantella il sistema di privilegi di cui hanno sempre goduto, che si è occupata di diffondere pettegolezzi” e una sporca campagna elettorale dicendo “che l’intenzione è quella di approvare l’aborto, il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’eutanasia”.

“Niente di più lontano dalla realtà”, ha assicurato Bukele. “Mi conoscete da molti anni e sapete che non proporrei nessuna di queste cose… Anche alcune brave persone… sono cadute preda dell’inganno”.

Bukele ha deciso, affinché non ci siano dubbi, di non proporre alcun tipo di riforma a qualsiasi articolo che abbia a che fare con il diritto alla vita (dal momento del concepimento), con il matrimonio (mantenendo solo il disegno originale, una uomo e una donna) o con l’eutanasia.

Il presidente ha concluso il suo messaggio mettendo il Paese nelle mani di Dio (parlando di “una Costituzione che ci porti al futuro, ma mantenendo sempre i nostri principi e la nostra fede in Dio, come forza che guida tutte le nostre azioni”.

Nei giorni scorsi i vescovi di El Salvador avevano chiesto che la futura Costituzione continuasse a rispettare la vita umana fin dal suo concepimento e l’istituzione della famiglia.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/09/19/non-legalizzero-aborto-nozze-gay-o-eutanasia-non-importa-la-pressione-internazionale/

 

Eutanasia, ecco chi sono i parlamentari del “fine vita”

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Risultati immagini per Parlamentodi Americo Mascarucci

Sono in totale 62 i parlamentari italiani, fra Camera e Senato, che hanno deciso di aderire all’intergruppo per le scelte inerenti il “fine vita” (da leggere: “eutanasia”) e che hanno chiesto di calendarizzare la discussione. Lo hanno annunciato i rappresentanti dell’Associazione Luca Coscioni in seguito alla presentazione in Senato di un disegno di legge del parlamentare 5Stelle Matteo Mantero. Fra questi vi sono 24 esponenti del Movimento 5 Stelle, 11 del Partito Democratico e soltanto uno di Forza Italia (il deputato Giusi Bartolozzi), oltre a 4 di Liberi e Uguali e altri del misto.

Fra  le varie adesioni spuntano quelle di Emma Bonino, Monica Cirinnà, Tommaso Cerno, Elena Fattori, Rosa Maria Di Giorgi, Nicola Fratoianni, Roberto Giachetti, Riccardo Magi, Alessia Morani, Riccardo Nencini, Stefania Pezzopane, Barbara Pollastrini, Andrea Romano, Luigi ZandaContinua a leggere

Suicidio: giornata mondiale della prevenzione o istigazione?

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Bisogna evitare l’effetto Werther (vedi il famoso caso del suicidio di Marilyn Monroe) e invece si promuovono il suicidio assistito e l’eutanasia
da Notizie Provita

(LETTURA AUTOMATICA)

Oggi, 10 settembre, si celebra la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio.
Pro Vita Onlus ha rilasciato un comunicato stampa in cui il presidente Toni Brandi rileva: «È una celebrazione ipocrita, se contestualmente si celebra e si promuove il suicidio assistito e l’eutanasia attraverso il biotestamento, o Dat, o “disposizioni anticipate di trattamento” che dir si voglia».
«La legalizzazione dell’eutanasia – sotto forma di suicidio assistito tramite biotestamento – comporta un incremento preoccupante dei suicidi in genere», aggiunge.
«Basterebbe il buon senso per capirlo, ma la cosa è anche suffragata, per esempio, dai dati raccolti in Oregon», dove il suicidio assistito è stato legalizzato alla fine del 1997: già nel 2000, il tasso di suicidio “convenzionale” era aumentato significativamente. Nel 2007, era del 35% superiore alla media nazionale; nel 2014, era del 43.1% superiore alla media nazionale. Continua a leggere

Belgio, eutanasia a 11enne con fibrosi cistica. Scelta “libera”?

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Secondo la legge la morte del paziente deve essere prevedibile entro breve tempo. Ma per la fibrosi cistica si parla di «aspettativa media di vita intorno ai 40 anni», senza considerare i progressi della medicina

 di Leone Grotti

 Tre minori sono stati uccisi in Belgio con l’eutanasia. La legge che estende la “buona morte” anche ai minori è entrata in vigore il 2 marzo 2014 e se nei primi due anni non è pervenuta (almeno ufficialmente) nessuna richiesta, tra il 2016 e il 2017 hanno ricevuto l’iniezione letale tre bambini di 9, 11 e 17 anni.

LE PATOLOGIE. La Commissione federale di valutazione e controllo dell’eutanasia non ha fornito i dettagli medici dei singoli casi. Si sa solamente che il 17enne era affetto da distrofia muscolare di Duchenne, il bambino di nove anni soffriva di tumore al cervello, mentre quello di 11 aveva la fibrosi cistica.

COSA DICE LA LEGGE. La legge non prevede limiti di età per richiedere l’eutanasia. Un bambino può ottenere la “buona morte” quando: si trova in uno stato di sofferenza fisica o psichica giudicato soggettivamente costante e insopportabile, si trova in una condizione per cui la morte è prevedibile entro breve tempo, è in grado di discernere e uno psicologo o uno psichiatra accerta che «ciò che esprime è ciò che comprende». La richiesta deve inoltre essere libera e non condizionata e ottenere il consenso di entrambi i genitori.

SCELTA LIBERA? Davanti a questi criteri, e non conoscendo i casi specifici perché la commissione non ha voluto diffondere i dettagli, ci si può porre delle domande soprattutto riguardo al bambino affetto da fibrosi cistica. È credibile che a soli 11 anni abbia compiuto liberamente la scelta di morire, senza essere influenzato da terzi, comprendendo pienamente ciò che questa scelta comportava? È credibile che, qualora sia stato fatto, il bambino abbia compreso quali erano le strade terapeutiche che poteva intraprendere per evitare l’eutanasia?

FIBROSI CISTICA. Ci si può chiedere inoltre anche se la legge sia stata rispettata laddove prevede che la morte sia prevedibile entro breve tempo. Secondo la Lega italiana fibrosi cistica, nel nostro paese si verificano 200 nuovi casi all’anno. Oggi quasi 6.000 bambini, adolescenti e adulti affetti dalla patologia vengono curati in centri specializzati. Secondo la Fondazione ricerca fibrosi cistica, «oggi ci sono più adulti che bambini con fibrosi cistica. Le statistiche suggeriscono un’aspettativa mediana di vita intorno ai 40 anni: queste previsioni sono in continuo miglioramento grazie ai progressi della ricerca». Negli Stati Uniti la speranza di vita media con questa malattia è di 43 anni. Inoltre, spiega la Lega italiana, «le terapie hanno avuto negli ultimi anni notevoli sviluppi. Infatti, accanto a una terapia dei sintomi adesso si comincia a disporre di terapie personalizzate che curano il difetto di base in alcune forme e si spera che, entro alcuni anni, tutte le mutazioni genetiche saranno curabili».

«EUTANASIA NORMALIZZATA». I casi variano molto l’uno dall’altro, ma in assenza dei dettagli clinici è comunque lecito domandarsi se l’eutanasia fosse l’unica possibilità per questo bambino. In Belgio la “buona morte” è una scelta sempre più comune e accettata: se nel 2004 hanno ricevuto l’iniezione letale 349 persone, nel 2017 ben 2.309. Come constatato da un esperto belga che lavora presso il Centro di etica biomedica, Chris Gastmans, «l’eutanasia dopo 15 anni è ormai qualcosa di normale, è considerata un nuovo modo di morire. La gente in Belgio considera ormai l’eutanasia un diritto e crede che sia un modo normale e buono di morire».

Foto Shutterstock

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