Grave voto del Parlamento europeo su aborto, gender e contro le associazioni pro life

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di ProVita & Famiglia

Il Parlamento Europeo, lo scorso giovedì 19 dicembre, ha approvato una Relazione contenente le raccomandazioni destinate al Consiglio in merito alle priorità dell’Unione Europea e in vista della 69esima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile. Un voto dai risvolti gravi e pericolosi, poiché non solo promuove ancora una volta l’aborto e l’Agenda Lgbtqia+, ma è anche un vero e proprio attacco diretto alle associazioni pro life e pro family.

Tra i punti più controversi, infatti, la condanna esplicita dei cosiddetti “movimenti anti-diritti” – termine con cui vengono etichettati coloro che si battono per la vita e la famiglia naturale – accusandoli di ostacolare l’accesso sicuro e legale all’aborto. Si parla persino di adottare misure per limitare i finanziamenti delle associazioni pro life, colpevoli, secondo questa visione, di “attaccare” le persone LGBTQIA+.

Un’Europa che ignora il vero significato della tutela femminile, arrivando a sostenere pratiche e politiche che discriminano proprio le donne o che impediscono loro di essere aiutate e accompagnate durante una gravidanza difficile o indesiderata, è la conseguenza di politiche progressiste e radicali, che niente hanno a che fare con il bene comune e con la salvaguardia dei più fragili. Inoltre, come se non bastasse, una delle ipocrisie più grandi è la promozione dell’utero in affitto, definito eufemisticamente “gestazione per altri”, che schiavizza le donne, riducendole a strumenti di mercato. Allo stesso tempo, si vogliono appiattire le differenze naturali tra uomini e donne, consentendo agli uomini di accedere a spazi riservati alle donne, come sport e spogliatoi, minacciando così la loro sicurezza e dignità, il tutto con la sfiancante propaganda dell’Agenda arcobaleno.

I punti controversi della Relazione

Nel dettaglio ecco quali sono i punti più allarmanti e vergognosi della Relazione, che nelle sue premesse contiene anche un esplicito riferimento alla “risoluzione dell’11 aprile 2024 sull’inclusione del diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE”. Innanzitutto il punto K cita il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione contro le donne che “in un’indagine relativa alla legislazione polacca in materia di aborto, ha concluso che la configurazione dell’aborto come reato e la sua limitazione discriminano le donne”.  Dopodiché l’articolo 1 (al comma “al”) parla di “eliminare le restrizioni e gli ostacoli giuridici, sociali e pratici all’accesso all’aborto sicuro e legale in tutto il mondo” e sostenere la lotta contro le reti che “si oppongono al diritto della donna di decidere sulla continuazione di una gravidanza”.

Per quanto riguarda, inoltre, le associazioni pro life e pro family, che vengono etichettate come “anti-scelta”, sempre l’articolo 1 (ai punti C e Q) parla di finanziamenti “in crescita a livello mondiale” a favore dei “movimenti anti-genere”. Gli stessi, chiamati anche “anti-diritti”, sarebbero sempre più influenti e secondo la Relazione bisogna condannare i presunti tentativi di “far arretrare, limitare o eliminare le tutele esistenti della parità di genere, anche riguardo alla salute materia sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti, nonché tutte le forme di minaccia, intimidazione e molestie, online e offline, nei confronti dei difensori dei diritti umani e delle organizzazioni della società civile che si adoperano per far progredire tali diritti”.

La posizione degli eurodeputati italiani firmatari del Manifesto Valoriale

In questo panorama desolante, vale la pena sottolineare che tutti gli eurodeputati italiani che hanno aderito al Manifesto Valoriale di Pro Vita & Famiglia hanno votato contro questa Relazione. Un gesto significativo che dimostra come la battaglia per i valori della vita, della famiglia e della libertà educativa sia più che mai attuale e necessaria, nonostante la Relazione sia stata comunque approvata.

Un traguardo storico per Pro Vita & Famiglia

Il voto contrario degli eurodeputati firmatari del nostro Manifesto conferma l’importanza dell’azione di Pro Vita & Famiglia, che ha avviato con decisione i lavori del proprio Dipartimento dell’Unione Europea. Inoltre, l’associazione ha recentemente raggiunto un traguardo storico: l’iscrizione nel Registro di Trasparenza dell’UE, un riconoscimento che le permetterà di influenzare direttamente le politiche europee per la vita, la famiglia, la tutela dei minori e la libertà educativa.

Ora più che mai, dunque, è fondamentale unire le forze per contrastare questa deriva ideologica e promuovere una cultura che valorizzi la vita, difenda la dignità della donna e tuteli i diritti della famiglia naturale.

La vita perde, se si perde la fede

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani

Merita una riflessione la dura condanna espressa lo scorso 11 novembre dall’Europarlamento contro la sentenza con cui la Corte Costituzionale polacca un anno fa vietò l’aborto in caso di malformazioni fetali, limitandolo ai casi di stupro, incesto e grave rischio per la salute della madre.

Innanzi tutto, val la pena partire dai dati. Ed i dati parlano di 300 bambini salvati in un anno in Polonia, grazie a questo verdetto, dalla morte certa loro altrimenti inflitta dall’aborto. All’Europarlamento dispiace forse che questi piccoli, futuri cittadini europei, siano vivi? Altra valutazione: la sentenza a morte per questi bimbi sarebbe stata pronunciata solo in quanto malformati. Ma la Corte Costituzionale polacca ha stabilito ch’essi hanno i medesimi diritti di tutti gli altri, compreso quindi il diritto di nascere, il diritto alla vita. All’Europarlamento dispiace forse che non si applichino discriminazioni eugenetiche?

Secondo quanto riportato dall’agenzia InfoCatólica,la condanna dell’Europarlamento ancora una volta ha avuto il voto in massa anche degli esponenti del Partito Popolare europeo. Si può sapere cos’abbia ormai a che fare questo Ppe col proprio programma, con la propria carta dei valori, pubblicata online? Leggiamola. In essa si dice di voler puntare sulla «dignità umana». Stroncare la vita di creature indifese nel grembo materno corrisponde davvero alla tutela della loro «dignità umana»? In essa si dice di voler puntare sull’«uguaglianza». Votare un testo, in cui si chiede che vengano abortiti i bimbi malformati, corrisponde davvero a volerli considerare «uguali» agli altri? In essa si dice di voler riconoscere «i valori giudaico-cristiani come fondamento». Promuovere l’aborto corrisponde davvero a tali valori ed alla Dottrina della Chiesa? Ovviamente a tutte queste domande la risposta è «no». Ed allora v’è da chiedersi se sia onesto mentire con sé stessi e con gli elettori, mistificare la realtà, illudere chi vota di sostenere un gruppo in linea con la morale cristiana, ma, in realtà, di essa nemico. Una condotta imbarazzante, mortificante, vergognosa.

L’attacco alla vita è stato sferrato anche nello Stato del Vermont, negli Usa, dove una nuova legge, appena entrata in vigore, ha imposto che in tutte le scuole medie e superiori pubbliche vengano distribuiti i preservativi, forniti gratuitamente dalla multinazionale dell’aborto Planned Parenthood, a tutti gli studenti dai 12 anni in su, che ne facciano richiesta, anche contro il parere dei loro genitori. La normativa, firmata dal governatore Phil Scott, repubblicano pro-choice, definisce questo un «diritto» degli studenti, benché implichi, come tragico costo sociale, un inevitabile aumento del tasso abortivo presso la popolazione scolastica.

La persecuzione contro la vita si è ormai scatenata però anche in Spagna, dove il governo socialcomunista intende introdurre una riforma nel codice penale con l’art. 172 quater, che prevede il carcere da tre mesi ad un anno per quanti si riuniscano pacificamente davanti alle cliniche abortiste, organizzando veglie o momenti di preghiera. Le accuse nei loro confronti sono quelle di «atti persecutori», «molestie», nonché quella di ostacolare i «diritti sessuali e riproduttivi» delle donne. L’iter parlamentare del disegno di legge, che ha già affossato alla Camera due emendamenti presentati dai Popolari e da Vox, prosegue ora senza più ostacoli: «Questa iniziativa andrà avanti, chiunque si pari dinanzi ad essa», ha sentenziato perentoria la deputata socialista Laura Verja, dimostrando uno strano concetto di “democrazia”.

Ora, anche qui val la pena condurre una riflessione. La china anticristiana intrapresa dalla Spagna è iniziata al convergere di tre fattori. Il primo fattore riguarda la presa di potere da parte dei socialcomunisti, atei e secolarizzati, accelerata dalla contemporanea ignavia morale e politica dei Popolari. Il secondo fattore riguarda una presenza cattolica ridotta sempre più al lumicino in Spagna, tanto da aver toccato il proprio minimo storico assoluto, secondo quanto riportato nell’ultimo rapporto del Cis, il Centro di Indagini Sociologiche iberico. Ora i fedeli sono il 57,4% della popolazione ovvero ben l’1,8% in meno dell’anno scorso. I praticanti sarebbero però solo il 13,8%, quindi meno di quanti si proclamano atei, pari al 14,6%.

Quando mancano la fede e la fiducia nel futuro, le conseguenze sono pesanti. Non a caso, secondo l’Istituto nazionale di Statistica, sempre in Spagna si registra il più alto tasso di suicidi della storia – ed è questo il terzo fattore -: + 7,4% dall’inizio della pandemia (lo scorso agosto addirittura + 34% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente), in valore assoluto ben 3.941 casi, in media 11 al giorno. Tra questi, 2.930 sono gli uomini e 1.011 le donne. Ciò ha reso il suicidio negli uomini la prima causa di morte non dovuta a cause naturali, nelle donne e nei giovani la seconda. Su questi dati certamente ha inciso, dal punto di vista sanitario, la pandemia. Ma, trattandosi di un trend da tempo in crescita, questa non può essere l’unica risposta. La realtà è che in una società, in cui manchino fede, fiducia nel futuro, speranza e libertà, ai più fragili il suicidio può sembrare l’unica via di fuga possibile. È questo l’avvenire, che vogliamo per la nostra società, per noi e per i nostri figli?

“RIPENSARE L’EUROPA: VERSO LA TRANSIZIONE IDENTITARIA”

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di Redazione

Sabato 27 Marzo alle 20.30 sulla pagina ufficiale dell’Eurodeputato On. Paolo Borchia (@paoloborchiaofficial) di Facebook e Youtube si è tenuta la conferenza online “RIPENSARE L’EUROPA: VERSO LA TRANSIZIONE IDENTITARIA”. 

Ecco qui la registrazione dell’evento, cui hanno partecipato, oltre all’eurodeputato On. Borchia, il sociologo e redattore de La Verità Giuliano Guzzo, il sottosegretario al Ministero degli Interni On. Nicola Molteni, l’economista Giuseppe Liturri e il Responsabile Nazionale di Christus Rex-Traditio Matteo Castagna, moderati dall’avv. Andrea Sartori:

 

Macron, l’europeista a parole che pensa solo agli interessi della Francia

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Segnalazione Linkiesta

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Macron, l’europeista a parole che pensa solo agli interessi della Francia

Nel discorso all’Europarlamento ha sostenuto che con l’attacco in Siria ha «salvato l’onore dell’Europa». In realtà, la Francia pensa solo al suo interesse. Che quasi sempre, dall’intervento in Libia alla missione in Niger, è contrario a quello italiano. (di Alberto NegriLEGGI)

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Macron gioca a fare il Napoleone

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di Gian Micalessin

Lui la chiama autorevolezza della democrazia. Sarà, ma quella di Emmanuel Macron, salito in cattedra all’Europarlamento per spiegarci come la diversità di idee sia, per l’Europa, un pericolo assimilabile a una guerra civile, non sembra un’auspicabile rivisitazione della libertà di pensiero.

Non occorre scavar tra le righe per intuire come, nel Macron-pensiero, l’unica idea buona di democrazia sia quella francese. O meglio quella di una Francia sotto la sua guida. O, meglio ancora, quella di un’Europa con lui come nuovo Napoleone. Non illudiamoci. Non è l’ennesima «macronata». Non è una fanfaronata assimilabile alla sparata, già smentita dalla Casa Bianca, con cui s’è attribuito il merito d’aver convinto Trump a restare in Siria. Stavolta siamo di fronte a un progetto. La rifondazione dell’Europa e la riduzione delle sovranità nazionali, i due concetti su cui Macron batte fin da settembre, hanno come punto di partenza la creazione di liste transnazionali per le elezioni europee. Il modello è quello di «En Marche!», la formazione con cui Macron ha fatto piazza pulita di socialisti e vecchia destra gollista a casa propria. Continua a leggere