Zelensky a Sanremo

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di Antonio Catalano

Il Festival di Sanremo potrebbe essere l’occasione per il popolo italiano per seguire una competizione canora all’insegna della spensieratezza e del piacere di ascoltare nuove proposte. Ci sono sempre stati quelli che ogni anno si dissociavano perché la ritenevano una manifestazione nazional popolare, quindi priva di “cultura” alta, così esprimendo un atteggiamento radical chic. Il fatto, purtroppo, è che da un bel po’ di tempo, a partire dagli anni ’90, di competizione canora ce n’è ben poca, i giochi si fanno prima, a seconda dell’aria che tira e degli interessi commerciali della grande distribuzione discografica. Ma il fatto fastidioso è Sanremo diventato una grande passerella, alla quale sono invitati le “migliori” espressioni del pensiero, “artistico” e non, omologato. Operazione tesa a “educare” gli italiani secondo i dettami del pensiero uniformante, fatto di fluidità sessuale (e di regolari baci in bocca non etero), di antirazzismo da operetta, di ambientalismo della grande finanza, di trasgressività concordata con il potere e menate di questo tipo. Una sorta di prolungamento musicale di quel tg 1, che rimane la fonte di principale stordimento nazionale, in cui l’informazione è presentata come un susseguirsi di fatti trattati alla “Novella 2000”: gossip, luoghi comuni, banalità, re e regine, fatti presentati senza approfondimento critico eccetera (non che gli altri siano meglio, ma il tg1 è maestro in questo campo). Il Tg1 di ieri riserva in ultima notizia la “sorpresa” (oh, guarda un po’!) dei Maneskin super ospiti al festival, gli stessi che qualche giorno fa hanno inscenato la misera sceneggiata del “matrimonio” (come distruggere la sacralità di questo rito) prima dell’uscita del loro nuovo album “Rush”. Ma quest’anno la grande “sorpresa” è data dalla presenza nell’ultima serata (in collegamento da Kiev) di Zelensky. Operazione tramata dal gran ciambellano Bruno Vespa e raccolta con entusiasmo («Sono felice di avere questo collegamento») dal conformista baciapile dell’establishment dello spettacolo Amadeus. E qui non c’è più da scherzare. Si tratta di una vera e propria operazione di guerra (che si sa, si combatte anche con le armi della diplomazia, della cultura, dello spettacolo, dello sport, dell’arte…), che si inserisce nel quadro del pieno e sciagurato coinvolgimento bellico che i nostri governi hanno deciso da un anno a questa parte, con l’accelerazione atlantista del governo Meloni. E questo non si può accettare. Non si può accettare che il pupazzo ucraino (il cui popolo è diventato carne da macello per la strategia di dominio geopolitico americana) in quota Nato imperversi anche al festival di Sanremo, tradizionalmente grande appuntamento dell’intrattenimento nazionale. Qui non si tratta di spegnere la tv o girare canale, si tratta di esprimere la piena ostilità a questa campagna di guerra che stanno attrezzando sopra le nostre teste. Zelensky a Sanremo è il senso dell’accettazione della logica di guerra che gli americani vogliono infondere negli italiani (come nei popoli europei). Ben venga quindi qualsiasi manifestazione di protesta ferma e decisa tesa a impedire che questo scempio vada in onda sulla tv nazionale.
NO ZELENSKY A SANREMO!

Disinformazione in Ucraina

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di Dough Bandow

Il senatore del Kentucky Mitch McConnell, un repubblicano che nominalmente rappresenta lo Stato americano e serve il popolo americano, ha recentemente dichiarato che l’Ucraina è la priorità assoluta di Washington. A quanto pare non capisce dove si trova la sua lealtà e dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di candidarsi in Ucraina, magari in un’area vicina a Kiev.

I funzionari ucraini non hanno dubbi. Sono al servizio dell’Ucraina e sono disposti a gettare gli americani nel caos e persino a trascinare gli Stati Uniti in una guerra, se ciò fa comodo agli interessi di Kiev. Perché? Perché, a differenza di McConnell, la leadership ucraina dà priorità agli interessi nazionali.

Data la convinzione di Kiev che l’Ucraina sia Uber Alles, i funzionari ucraini sono molto scontenti degli americani, che hanno la temerarietà di sostenere che le politiche di Washington dovrebbero riflettere innanzitutto gli interessi americani. Ad esempio, pur sostenendo gli aiuti a Kiev e le sanzioni contro la Russia, ritengo che l’imperativo per Washington sia garantire la sicurezza, la libertà e la prosperità degli americani: ciò significa limitare le possibilità di escalation e di espansione del conflitto e ridurre i futuri obblighi finanziari dell’America. Washington dovrebbe anche insistere per spostare la responsabilità della difesa agli evasivi europei, che ora stanno persino rinnegando le promesse fatte mesi fa di aumentare lo sforzo militare.

Di conseguenza, mi ritrovo nella lista di odio dell’operazione di propaganda ucraina, il cosiddetto Centro per il contrasto alla disinformazione, finanziato in parte dai contribuenti statunitensi. Gli operatori di Kiev non cercano di mettere in discussione le argomentazioni di coloro che si rifiutano di mettere l’Ucraina al primo posto. Il CCD accusa piuttosto i negazionisti di promuovere la propaganda russa piuttosto che quella ucraina. Sebbene le loro opinioni siano state espresse da “propagandisti non russi”, il CCD ha dichiarato che “promuovono narrazioni coerenti con la propaganda russa”. Non è sufficiente che il Congresso apra ampiamente i caveau del Tesoro e gli arsenali del Pentagono a Kiev. Tutti gli americani devono parlare con una sola voce, cantare ovazioni in onore del governo Zelensky e unirsi intorno agli obiettivi militari dell’Ucraina.

Almeno non sono l’unico sulla “lista nera” del CCD. Tra gli altri accusatori di Putin ci sono, ovviamente, Tucker Carlson di Fox News e, meno ovviamente, John Mearsheimer dell’Università di Chicago, che ha descritto nei dettagli la cattiva condotta degli Stati Uniti e dei suoi alleati che ha causato la crisi attuale. Incredibilmente, anche il nome dell’economista Steve Hanke, con cui ho lavorato ai tempi dell’amministrazione Reagan, è apparso sulla lista nera. Anche il giornalista Glenn Greenwald e l’economista Jeffrey Sachs, tra gli altri americani, fanno parte della lista.

Nonostante le dichiarazioni esplicite del governo Zelensky, continuo a credere che un’aggressione brutale sia un’aggressione brutale, ma la famosa lista CCD suggerisce che Kiev ha paura del dibattito razionale e della politica razionale.

Come già detto, ritengo che Mosca si sbagli di grosso nel proseguire l’operazione speciale. Detto questo, se Kiev ha intenzione di scagliarsi contro chi non va a letto cantando “Ucraina la bella” e “Dio benedica Zelensky”, allora ripagare il debito sembra giusto. Pensate alle carenze di Kiev e a quanti politici americani come McConnell, analisti e giornalisti si sono trasformati in spudorati propagandisti ucraini.

L’Ucraina è più libera della Russia, ma difficilmente rappresenta l’ideale democratico. Anche prima che Mosca lanciasse la sua operazione speciale, Freedom House valutava l’Ucraina solo “parzialmente libera”. La valutazione: “La corruzione rimane pervasiva e le iniziative governative per combatterla hanno incontrato resistenza e sono fallite. Gli attacchi a giornalisti, attivisti della società civile e gruppi di minoranza sono frequenti e la risposta della polizia è spesso inadeguata. Il collega del Cato Institute Ted Galen Carpenter cita “gli sforzi per soffocare le critiche interne” e altre tendenze autoritarie. Nel 2019, solo il 9% degli ucraini si fidava del proprio governo e il 12% delle elezioni ucraine.

Nel 2014 l’Ucraina ha vissuto una transizione politica non democratica, ma ampiamente accolta dall’Occidente. La rivoluzione di Maidan è stata guidata dalla strada, non dal voto. Yanukovych, benché corrotto, è stato eletto in un’elezione che molti ritenevano libera, ma l’elettorato era profondamente diviso: l’est era legato alla Russia e l’ovest era orientato verso l’Europa e l’America. Era terribilmente corrotto, ma seguiva la fallimentare presidenza di Viktor Yushchenko, che si era classificato quinto al primo turno delle elezioni con solo il 5,5% dei voti. Kiev si trovava nel territorio dell’opposizione e naturalmente attirava gli oppositori di Yanukovich. I sondaggi dell’epoca mostravano che l’opposizione era sostenuta da circa la metà della popolazione, mentre Yanukovych manteneva un livello di sostegno del 40% – e parlare contro di lui equivaleva a un colpo di stato contro un leader cattivo ma legittimamente eletto. I cittadini dell’Est hanno preferito i legami economici con la Russia a quelli con l’Europa. Quattro anni dopo, il Paese è rimasto fortemente diviso, con gli abitanti dell’Ucraina occidentale che hanno definito il Maidan una lotta per i “diritti e i valori europei” e quelli dell’est che lo hanno definito un “colpo di Stato organizzato dall’Occidente”.

Zelensky non è affatto esente da colpe. Prima dell’invasione della Russia, ha perseguito l’ex presidente e potenziale futuro avversario Petro Poroshenko per tradimento. Questo procedimento è stato molto simile al modo in cui Yanukovych, caduto in disgrazia, ha imprigionato la sua perenne avversaria Yulia Tymoshenko. Freedom House ha inoltre osservato che:

Zelensky e due dei suoi più stretti collaboratori sono stati coinvolti in attività finanziarie offshore in ottobre, dopo la pubblicazione dei Pandora’s Papers, una serie di documenti che rivelano le attività offshore di leader politici e altre figure di spicco in tutto il mondo. Nello stesso mese, l’Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP) ha riferito che Zelensky ha creato società offshore prima di diventare presidente, ma ha continuato a trarne profitto anche dopo il suo insediamento.

Nonostante il suo coinvolgimento in schemi di corruzione, Zelenski ha apparentemente cercato di attirare gli Stati Uniti e la NATO nella guerra, sostenendo che l’attacco missilistico ucraino alla Polonia è stato causato dalla Russia. Se l’Occidente poteva facilmente determinare l’origine e la traiettoria del missile, lo stesso poteva fare l’esercito ucraino. O qualcuno ha mentito a Zelensky o lui ha mentito all’Occidente, che sta sostenendo la sua guerra. In ogni caso, dovrebbe essere ovvio che Washington e Bruxelles non possono fidarsi di Kiev. Un leader straniero che ritiene sia nel suo interesse coinvolgere l’America in una guerra con una grande potenza, potenzialmente sfociante in una guerra nucleare, non è un amico e, francamente, è più pericoloso della Russia.

L’Ucraina e i suoi alleati ingannano abitualmente Mosca. L’Occidente ha sempre mentito a Mosca sull’espansione della NATO e ha anche ingannato l’Ucraina sull’adesione all’alleanza transatlantica. Poroshenko, predecessore di Zelensky, ha ammesso che gli “accordi di Minsk” tra Kiev e Mosca, sostenuti dall’Europa, non sono mai stati destinati a essere attuatilo stesso ha fatto di recente l’ex cancelliere tedesco Angela Merkel. Gli alleati dicono comprensibilmente di non potersi fidare di Mosca. Ma perché la Russia dovrebbe prendere sul serio le promesse ucraine o degli alleati?

Gli Stati Uniti non accetterebbero mai un comportamento simile da parte della Russia. Immaginate se Mosca estendesse il Patto di Varsavia al Sud America, facilitasse il rovesciamento di un governo filoamericano regolarmente eletto in Messico e poi invitasse le nuove autorità a unirsi al Patto di Varsavia. L’isteria di massa a Washington sarebbe intervallata da richieste di una risposta dura, fino alla guerra. Pur ammantandosi di moralità, Washington sta attivamente strangolando Cuba e il Venezuela dal punto di vista economico per installare governi più amichevoli. Dopo tutto, si trovano nella sfera di influenza degli Stati Uniti, come stabilito due secoli fa dalla Dottrina Monroe.

Nessuno di questi fattori cambia il fatto che il comportamento della Russia è criminale e che gli Stati Uniti dovrebbero aiutare l’Ucraina a difendere la propria indipendenza. Tuttavia, gli attacchi ucraini agli americani per aver messo gli Stati Uniti al primo posto servono a ricordare che gli americani devono difendere i loro interessi contro tutte le minacce, compresi i falsi amici come Kiev. Altrimenti, Washington rischia di trovarsi invischiata in una guerra aspra e sanguinosa che non è la sua. Forse è giunto il momento che gli Stati Uniti istituiscano un proprio Centro per la lotta alla disinformazione, focalizzato sull’Ucraina.

Traduzione a cura della Redazione

Foto: Controinformazione.info

Fonte: https://www.ideeazione.com/disinformazione-in-ucraina/

Impero delle menzogne, operazione militare in Ucraina e fine della globalizzazione

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2023/01/23/impero-delle-menzogne-operazione-militare-in-ucraina-e-fine-della-globalizzazione/ pubblicato anche su Stilum Curiae, blog del vaticanista Marco Tosatti, che ringrazio: https://www.marcotosatti.com/2023/01/23/37528/

LA RUSSIA SEMBRA L’UNICO STATO COMPLETAMENTE INDIPENDENTE E SOVRANO IN UN’EUROPA COMPOSTA DI UNA MOLTITUDINE DI STATERELLI AL GUINZAGLIO DI WASHINGTON

Nella presentazione al testo “Contro l’Impero delle Menzogne – L’operazione militare speciale in Ucraina e la fine della globalizzazione nei discorsi di Vladimir Putin” di Paolo Callegari (Ed. Ar, 2022, 17 €) Claudio Mutti ricorda che già un secolo fa esistevano politici attenti e lungimiranti che dicevano: “Se si vuole forgiare l’Europa di domani, la Russia costituisce nella nostra epoca l’unico strumento ancora impiegabile: più potente di quello di cui disposero Napoleone e Hitler. Esclusa tale possibilità, e a meno che non si verifichi un evento quasi miracoloso, per l’Europa è finita. […] Contaminata nel suo sangue da una invasione straniera particolarmente prolifica, […] nel XXI secolo la piccola Europa sarà un cortile d’ospizio di contro ai sette, otto, dieci milioni di asiatici, di africani, di meticci sudamericani”.

Possiamo affermare che in questo momento la Russia sembra l’unico Stato completamente indipendente e sovrano in un’Europa composta di una moltitudine di staterelli al guinzaglio di Washington. Non solo sul suo enorme territorio non ci sono basi americane, ma anche il suo esercito non è integrato in alcuna alleanza con gli americani. Importantissimo il dato di fatto che è costituito dall’indipendenza etico-morale della Federazione guidata da Putin.

Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha detto, sulla rivista online www.strategika51.org del 30/06/2021 che c’è soltanto la Russia a difendere quei valori che, patrimonio dell’autentica civiltà europea come di ogni civiltà normale, sono oggetto dell’offensiva scatenata dai barbari d’Occidente “contro i fondamenti di tutte le religioni del mondo e contro il codice genetico delle civiltà, con l’obiettivo di abbattere tutti gli ostacoli sulla via del liberalismo. E poi ha proseguito denunciando il pericolo mortale della “guerra in atto contro il genoma umano, contro ogni etica e contro la natura”.

L’Ucraina ha una posizione geografica estremamente favorevole ai disegni egemonici yankee, tanto da divenire il terreno di scontro della strategia americana, sempre utilizzata in tutto il mondo, che è figlia della famosa teoria del geopolitico inglese Sir Halford Jhon Mackinder (1861-1947): “Chi ha il potere sull’Europa orientale domina il Territorio-Cuore (Heartland); chi ha il potere sul Territorio-Cuore domina l’Isola-Mondo (World Island); chi ha il potere sull’Isola-Mondo domina il mondo”.

Il mentore di Barack Obama, già consigliere di Jimmy Carter, dr. Zbigniew Brzezinski, erede della teoria di Mackinder, sarebbe – secondo Lavrov – la mente di un “grande gioco”, basato sulla sceneggiatura promossa proprio da questo geopolitico nell’intera crisi ucraina, che alla strategia di conquista americana serve restare divisa dalla Russia, in vista della conquista dell’Eurasia. Claudio Mutti prosegue la sua interessante analisi ricordando che “in questo contesto strategico – argomentava Brzezinski in The Grand Chessboard (1997, pag. 46) – “l’Ucraina, un nuovo e importante spazio sullo scacchiere eurasiatico, è un perno geopolitico, perché la sua esistenza stessa come paese indipendente aiuta a trasformare la Russia. Senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero eurasiatico. […]. Se Mosca riprende il controllo sull’Ucraina, coi suoi 52milioni di abitanti e le sue grandi risorse, nonché l’accesso al Mar Nero, la Russia automaticamente ritrova il modo per diventare un potente Stato imperiale, esteso sull’Europa e sull’Asia”.

Il lettore più accorto si starà chiedendo dove sia il Cattolicesimo, in un ambito espressamente ateo, anticristico e, quanto alla Russia, scismatico Ortodosso. La Dottrina Sociale della Chiesa è un tesoro spirituale, morale e pratico che dovrebbe essere materia di studio nelle scuole. San Pio X stroncò il liberalismo con la Notre Charge Apostolique (1910) ma già la meravigliosa Mirari vos di Gregorio XVI (1832), la grande eloquenza del Cardinale Pie, vescovo di Poitiers, le Allocuzioni di Papa Pio IX con la Quanta Cura ed il Sillabo (1864 entrambe) promulgate durante il Concilio Vaticano I furono un trionfo di mirabile saggezza e diffusione della verità, confutando tutti gli errori della peste liberale.

Nel solco dei predecessori andò con particolare decisione Papa Leone XIII, ma anche e in maniera assai determinata Benedetto XV, Pio XI e Pio XII. Il primo punto al quale approdiamo è che il Liberalismo cattolico – che in epoca moderna risale a Lamennais, passa da Maritain e si infiltra lentamente nel pensiero di alcuni cattolici. Possiamo riassumere dicendo che esso consiste in una attitudine di conciliazione della verità cattolica con i dogmi massonici del progressismo o globalismo politici, filosofici, economici, sociali. La grande secolarizzazione, iniziata da circa un secolo, impedisce a molti cattolici di essere scudo, armatura e spada divinamente assistita, per la difesa dal Principe di questo mondo.

Noi che non ci rassegniamo, perché sappiamo che le porte degli Inferi non prevarranno, ci chiediamo se sia possibile una Civiltà cattolica vera ed integralmente vissuta in questo regno dell’immoralità e della menzogna! Ne “La Città di Cristo e la città dell’Anticristo” don Julio Meinvielle, già nel 1945 (riedizione a cura di Effedieffe, 2022) cerca risposte concrete.

Assorbire o tentare di conciliare le regole della Rivoluzione francese, i principi della Massoneria, del liberalismo, del comunismo, dello scientismo, del razionalismo, del socialismo, del consumismo con il Vangelo di Cristo Re è un’opera impossibile. Sarebbe come unire verità ed errore e negare il principio di non contraddizione. Ciascuno nel proprio piccolo cerchi di “instaurare omnia in Christo” (S. Pio X) oltre e contro le tentazioni di questo mondo corrotto dal peccato mortale elevato a virtù teologale.

Conduciamo una vita pienamente cristiana e integralmente unita alla Tradizione della Chiesa Cattolica. Così ci manterremo nel “piccolo gregge rimasto fedele”. Nostro compito è rimanerci con costanza, non ridurlo maggiormente per le nostre miserie umane. “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli” (Cfr. Lc 12,32-40).

IL CONSERVATORISMO COME IDEOLOGIA NAZIONALE DELLA RUSSIA DI OGGI

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QUINTA COLONNA

di Lorenzo Berti

Accusata di essere ‘fascista’ dalla sinistra e ‘comunista’ dalla destra. Al di là di ogni fuorviante banalizzazione andiamo ad analizzare il retroterra ideologico e culturale della Russia di oggi.

Archiviato traumaticamente il periodo comunista sovietico, la Russia degli anni ’90 è stata velocemente catapultata nel mondo del liberal-capitalismo. Il ‘sogno’ della democrazia si è però ben presto tramutato in incubo fatto di povertà, disuguaglianze sociali, banditismo e degrado morale. A porre un freno alla decadenza della neonata Federazione Russa arrivò Vladimir Putin, l’Uomo della Provvidenza.

Funzionario del Kgb in epoca sovietica ma anche fervente ortodosso, comincia a fare politica a San Pietroburgo con l’élite liberale grazie alla quale giunge al potere nel 1999. La sua caratteristica principale fin dall’inizio è quella di essere un uomo d’ordine. “La Russia ha esaurito la sua quota di rivoluzioni” e “il benessere di un popolo dipende primariamente dalla stabilità”, afferma. Tutti gli sforzi di Putin nei suoi primi anni al Cremlino sono concentrati verso la necessità di restaurare un ordine interno. Ci riesce pacificando la Cecenia, ristabilendo l’autorità statale e mettendo fine al saccheggio delle ricchezze pubbliche da parte dei gangster assurti al ruolo di oligarchi. Una volta fatto ciò occorreva costruire una nuova ideologia sulla quale posare le fondamenta dello Stato.

Quasi sempre i cambiamenti nella società russa sono avvenuti in modo repentino e violento: la modernizzazione in senso europeista voluta da Pietro il Grande, la rivoluzione bolscevica, il crollo dell’Unione Sovietica. Si avverte quindi un naturale bisogno di trovare stabilità e unità. In quest’ottica Putin definisce il patriottismo come “l’unica ideologia possibile nella società moderna”. Secondo l’ex-diplomatico Luca Gori, autore dell’ottimo volume La Russia eterna[1], “l’obiettivo strategico consisteva nel dotarsi di un’articolata piattaforma di valori coerenti con la tradizione storica della Russia in cui tutti i cittadini potessero riconoscersi”. In un certo senso possiamo dire che

L. Gori, “La Russia eterna”, Luiss.

Putin ha innalzato ad ideologia la Russia stessa, rappresentata come civiltà unica, indipendente e immutabile, unita da un filo identitario che partendo dalla Rus’ di Kiev e passando per Impero zarista e Unione Sovietica arriva fino all’odierna Federazione Russa. Il tutto costellato da una serie di imprese eroiche da celebrare, come le battaglie di Aleksandr Nevskjj, la resistenza all’invasione napoleonica, l’assedio di Sebastopoli, la vittoria nella Grande Guerra Patriottica e oggi la difesa del Donbass. Indicativa dal punto di vista simbolico è la scelta di Putin di tornare all’inno sovietico cambiandone però le parole. Non stupisce pertanto ascoltare il Presidente russo tessere le lodi degli Zar conservatori Nicola I e Alessandro III ma anche del leader comunista Josef Stalin, al quale viene riconosciuto il merito di aver tutelato l’ordine e l’integrità dello Stato conducendo il popolo alla vittoria nella Seconda Grande Guerra Patriottica. Nessuna rivalutazione invece della figura di Lenin, colpevole con il suo estremismo di aver portato alla dissoluzione dell’Impero zarista.

L’ideologia nazionale che si sta formando in Russia è antitetica rispetto al liberalismo dominante in Occidente. “L’idea liberale è diventata obsoleta. È entrata in contrasto con gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione. I valori tradizionali sono più stabili e più importanti per milioni di persone dell’idea liberale”, spiega in modo chiaro e perentorio Vladimir Putin in un’intervista al Financial Times nel 2019. La questione dell’incompatibilità tra Russia e democrazia è da tempo oggetto di discussione per i politologi. Le ragioni a sostegno di questa tesi sono molteplici: l’eredita storica bizantino-mongola, la forte influenza della religione Ortodossa, l’isolamento geografico e l’enorme estensione territoriale, il carattere multietnico e multireligioso della popolazione, il costante senso di accerchiamento e di minaccia dovuto alla mancanza di confini geografici naturali e alle numerose invasioni subite, l’isolamento nelle relazioni internazionali (“Gli unici alleati della Russia sono il suo esercito e la sua flotta” secondo lo Zar Alessandro III). Ma ci sono anche importanti motivazioni di carattere culturale.

Non esiste nessun ‘culto della libertà’ in Russia simile a quanto invece vi è in Occidente. Lo scrittore Nikolaj Berdjaev sostiene che “non c’è nulla di più tormentoso per

Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev (1774-1948)

l’uomo della libertà”. L’individualismo è elemento completamente estraneo alla mentalità ortodossa che invece attribuisce un valore positivo alla sofferenza e al sacrificio. “Il piccolo borghese è incompatibile con il carattere russo e ringraziamo Dio per questo” scrive il filosofo Georgij Fedotov. Anche l’iniziativa economica privata e la cultura imprenditoriale non sono mai state molto incoraggiate. Per tutti questi motivi i liberali in Russia non sono mai riusciti a coinvolgere le masse, dalle quali vengono percepiti come un élite esterofila quando invece il prerequisito necessario per aspirare ad una carriera politica è essere un patriota. Anche nello scenario politico odierno i liberali filo-occidentali alla Navalny hanno un peso politico del tutto irrilevante e la principale opposizione al partito di governo ‘Russia Unita’ è rappresentata dal Partito Comunista (KPRF).

La Russia è una delle poche nazioni sviluppate nel mondo di oggi dove l’egemonia culturale è saldamente in mano ai conservatori. A conferma di ciò l’approvazione plebiscitaria della riforma costituzionale in senso sovranista e conservatore voluta dal Putin nel 2020. Nella nuova costituzione viene introdotto il riferimento alla fede spirituale in Dio come fondamento della nazione, si definisce esplicitamente il matrimonio come unione tra un uomo e una donna (chiudendo quindi a qualsiasi possibile rivendicazione Lgbt), si afferma la preminenza del diritto nazionale rispetto a quello internazionale e si fa divieto di ricoprire cariche politiche a chi possiede la doppia cittadinanza (ovvero quasi tutti gli oligarchi filo-occidentali).

La Russia secondo i conservatori non deve ricalcare modelli di sviluppo provenienti dall’esterno ma svilupparsi in base ai suoi specifici valori. Per farlo occorre sapersi difendere da attacchi e ingerenze esterne, sia dal punto di vista militare che spirituale. “La fede tradizionale e lo scudo nucleare sono due cose che rafforzano lo Stato russo e creano le condizioni necessarie per garantire la sicurezza dentro e fuori il paese”, parole di Vladimir Putin. La convinzione dell’unicità e della predestinazione del popolo russo trae ispirazione tra le altre cose anche dal mito della ‘Terza Roma’. Ivan IV durante la sua incoronazione proclamò: “Due Rome sono cadute ma non Mosca. E non vi sarà una quarta Roma”. La Russia come erede degli imperi romano e bizantino, ultimo baluardo contro la sovversione anticristiana.

La base ideologica di partenza del conservatorismo russo è la famosa triade di Uvarov “Ortodossia, Autocrazia, Nazionalità”, ma facendo un analisi più approfondita si possono distinguere correnti di pensiero differenti al suo interno. C’è un conservatorismo liberale, più moderato, che contempla la possibilità un giorno di costruire un sistema democratico anche in Russia. Il conservatorismo sociale focalizza la sua attenzione verso il rafforzamento dell’assistenza paternalistica da parte dello Stato ai suoi ‘figli’ più deboli e bisognosi di aiuto. Gli etnonazionalisti sostengono la centralità dei russi etnici rispetto agli altri popoli che compongono la Federazione Russia, contestano l’accoglienza di immigrati provenienti dalle repubbliche asiatiche ex-sovietiche e talvolta sposano l’idea del politologo Vadim Cymburskij di una ‘Isola Russia’ che limiti il

Aleksandr Gelʹevič Dugin, 61 anni.

suo raggio d’azione alla tradizionale sfera di influenza regionale senza sfidare apertamente l’egemonia mondiale americana. C’è poi un conservatorismo ortodosso, per cui Stato e Chiesa devono formare una perfetta ‘sinfonia’, contraddistinto dall’attenzione verso le politiche a favore della famiglia e di contrasto ad aborto e diritti Lgbt. Anche i conservatori ortodossi nutrono una forte ostilità verso il modello globalista statunitense. Secondo il politico Egor Kholmogorov “l’America si è trasformata in un aggressivo califfato Lgbt, fondamentalmente in nulla diverso dal califfato islamico”. Infine ci sono i conservatori eurasisti secondo cui “la Russia non è né Europa né Asia ma uno specifico mondo geografico chiamato Eurasia”. Uno dei più noti esponenti di questa corrente è il filosofo Aleksandr Dugin, teorico della ‘Quarta Teoria Politica’ che parte dal superamento delle tre più diffuse ideologie politiche (liberalismo, comunismo e nazionalismo) per elaborare una nuova sintesi. Alla democrazia liberale Dugin contrappone la ‘democrazia organica’ in cui non risulta importante tanto l’architettura istituzionale quanto invece la capacità del Capo di essere in sintonia con il popolo. Analogamente a livello geopolitico contrappone l’Eterna Roma, ovvero la Russia erede degli imperi che poggiavano la loro forza sullo Stato e la spiritualità, all’Eterna Cartagine, rappresentata dagli Stati Uniti con la loro essenza individualistica e materialistica. Uno scontro eterno e metafisico che non può essere eluso.

Lorenzo Berti

[1] L. Gori, La Russia eterna. Origini e costruzione dell’ideologia postsovietica, Luiss University Press, Milano 2021.

Fonte: https://domus-europa.eu/2023/01/20/il-conservatorismo-come-ideologia-nazionale-della-russia-di-oggi-di-lorenzo-berti/

La pace possibile verrà dai paesi neutrali

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di Jeffrey Sachs 

Fonte: lettere da Mosca

È probabile che né la Russia né l’Ucraina ottengano una vittoria militare decisiva nella guerra in corso: entrambe le parti hanno un ampio spazio per un’escalation mortale. L’Ucraina e i suoi alleati occidentali hanno poche possibilità di cacciare la Russia dalla Crimea e dalla regione del Donbass, mentre la Russia ha poche possibilità di costringere l’Ucraina alla resa. Come ha osservato Joe Biden in ottobre, la spirale dell’escalation segna la prima minaccia diretta di “Armageddon nucleare” dalla crisi dei missili cubani 60 anni fa. Anche il resto del mondo soffre, anche se non sul campo di battaglia. L’Europa è probabilmente in recessione. Le economie in via di sviluppo lottano con l’aumento della fame e della povertà. I produttori di armi americani e le grandi compagnie petrolifere raccolgono guadagni inaspettati, anche se l’economia americana nel suo complesso peggiora. Il mondo deve sopportare una maggiore incertezza, catene di approvvigionamento interrotte e terribili rischi di escalation nucleare. Ciascuna parte potrebbe optare per una guerra continua nella convinzione di ottenere un vantaggio militare decisivo sul nemico. Almeno una delle parti si sbaglierebbe in una tale visione, e probabilmente entrambe. Una guerra di logoramento devasterà entrambe le parti.

Eppure il conflitto potrebbe continuare per un altro motivo: che nessuna delle due parti vede la possibilità di un accordo di pace applicabile. I leader ucraini ritengono che la Russia userebbe qualsiasi pausa nella lotta per riarmarsi. I leader russi ritengono che la NATO userebbe qualsiasi pausa nei combattimenti per espandere l’arsenale dell’Ucraina. Scelgono di combattere ora, piuttosto che affrontare un nemico più forte in seguito. La sfida è trovare un modo per rendere un accordo di pace accettabile, credibile e applicabile. Credo che la causa di una pace negoziata debba essere ascoltata più ampiamente, in primo luogo per evitare che l’Ucraina diventi un campo di battaglia perpetuo e, più in generale, perché vantaggiosa per entrambe le parti e per il resto del mondo. Sono molti gli argomenti forti a favore del coinvolgimento di Paesi neutrali per aiutare a far rispettare un accordo di pace che gioverebbe a molti.

Un accordo credibile dovrebbe innanzitutto soddisfare gli interessi di sicurezza fondamentali di entrambe le parti. Come disse saggiamente John F. Kennedy sulla via del successo del Trattato per la messa al bando parziale degli esperimenti nucleari con l’Unione Sovietica nel 1963, “si può fare affidamento anche sulle nazioni più ostili per accettare e mantenere quegli obblighi del Trattato, e solo quegli obblighi del Trattato, che sono nel loro stesso interesse”.

In un accordo di pace, l’Ucraina dovrebbe essere rassicurata sulla sua sovranità e sicurezza, mentre la NATO dovrebbe promettere di non allargarsi verso Est (sebbene la NATO si descriva come un’alleanza difensiva, la Russia certamente la pensa diversamente e si oppone fermamente all’allargamento della NATO). Bisognerebbe trovare alcuni compromessi per quanto riguarda la Crimea e la regione del Donbass, forse congelando e smilitarizzando quei conflitti per un periodo di tempo. Un accordo sarà anche più sostenibile se includerà la graduale eliminazione delle sanzioni contro la Russia e un accordo tra la Russia e l’Occidente per contribuire alla ricostruzione delle aree dilaniate dalla guerra.

Il successo potrebbe dipendere da chi è coinvolto nel tentativo di trovare e imporre la pace. Dal momento che gli stessi belligeranti non possono forgiare una tale pace da soli, una soluzione strutturale chiave consiste nel portare altre parti all’accordo. Nazioni neutrali tra cui Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia e Sud Africa hanno ripetutamente chiesto una fine negoziata del conflitto. Potrebbero aiutare a far rispettare qualsiasi accordo raggiunto.

Questi Paesi non odiano né la Russia né l’Ucraina. Non vogliono né che la Russia conquisti l’Ucraina, né che l’Occidente espanda la NATO verso Est, cosa che molti vedono come una pericolosa provocazione non solo per la Russia ma forse anche per altri Paesi. La loro opposizione all’allargamento della NATO si è acuita quando i sostenitori della linea dura americana hanno esortato l’alleanza ad affrontare la Cina. I Paesi neutrali sono stati colti di sorpresa dalla partecipazione dei leader dell’Asia-Pacifico di Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda a un vertice lo scorso anno di presunti Paesi del “Nord Atlantico”.

Il ruolo pacificatore dei principali Paesi neutrali potrebbe essere decisivo. L’economia e la capacità bellica della Russia dipendono dal mantenimento di solide relazioni diplomatiche e dal commercio internazionale con questi Paesi neutrali. Quando l’Occidente ha imposto sanzioni economiche alla Russia, le principali economie emergenti, come l’India, non hanno seguito l’esempio. Non hanno voluto schierarsi e hanno mantenuto forti relazioni con la Russia.

Questi Paesi neutrali sono i principali attori dell’economia globale. Secondo le stime del FMI sul PIL a parità di potere d’acquisto, la produzione combinata di Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia e Sudafrica (51,7 trilioni di dollari, ovvero quasi il 32% della produzione mondiale) nel 2022 è stata superiore a quella delle nazioni del G7, America, Gran Bretagna, Canada, Francia, Germania, Italia e Giappone. Le economie emergenti sono anche cruciali per la governance economica globale e manterranno la presidenza del G20 per quattro anni consecutivi, oltre a posizioni di leadership nei principali organi regionali. Né la Russia né l’Ucraina vogliono sperperare le relazioni con questi Paesi, cosa che li rende importanti garanti potenziali della pace.

Inoltre, molti di questi Paesi cercherebbero di rafforzare le proprie credenziali diplomatiche aiutando a negoziare la pace. Molti, tra cui ovviamente Brasile e India, aspirano da tempo a seggi permanenti nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La possibile architettura di un accordo di pace potrebbe essere un accordo co-garantito dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con alcune delle principali economie emergenti. Oltre ai Paesi sopra citati, altri co-garanti credibili sono la Turchia (che ha abilmente mediato i colloqui Russia-Ucraina); l’Austria, orgogliosa della sua duratura neutralità; e l’Ungheria, che quest’anno detiene la presidenza dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e ha ripetutamente chiesto negoziati per porre fine alla guerra.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e i co-garanti imporrebbero misure commerciali e finanziarie concordate dalle Nazioni Unite contro qualsiasi parte che violi l’accordo di pace. L’attuazione di tali misure non sarebbe soggetta al veto della parte inadempiente. La Russia e l’Ucraina dovrebbero confidare nel fair play dei Paesi neutrali per garantire la pace e i rispettivi obiettivi di sicurezza.

Non ha senso che i combattimenti continuino in Ucraina. È improbabile che nessuna delle due parti vinca una guerra che sta attualmente devastando l’Ucraina, imponendo enormi costi in vite umane e finanze alla Russia e causando danni globali. I principali Paesi neutrali, in collaborazione con le Nazioni Unite, possono essere i co-garanti per iniziare una nuova era di pace e ricostruzione. Il mondo non dovrebbe permettere alle due parti di continuare una sconsiderata spirale di escalation.

di Jeffrey Sachs (direttore del Centro per lo Sviluppo Sostenibile della Columbia University).

L’articolo è stato pubblicato su The Economist del 18 gennaio 2023 e rilanciato dall’Autore su Other News. La traduzione è di Fulvio Scaglione.

Stoltemberg dixit

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di Maurizio Murelli

“La Russia non deve vincere, l’Ucraina non può perdere”, Stoltemberg dixit. E lo dice perché nonostante le fantasiose e faziose cronache dei giornalisti inviati di guerra, allo stato delle cose la Russia sta vincendo e l’Ucraina perdendo. Stoltenberg, in pratica da segretario NATO (struttura militare) a capo politico europeo che detta l’agenda politica ai governi nazionali. Apro parentesi: l’informazione ha raggiunto un grado di spudoratezza tale da far pensare che gli operatori addetti siano preda di delirio o di deficienza. Si prenda ad esempio le cronache di questi giorni relative alla bidella pendolare di Napoli oppure, meglio ancora, la vicenda dell’arresto di Matteo Messina Denaro: “All’arresto del mafioso la gente, mossa da un grande sentimento di liberazione, ha circondato le forze dell’ordine applaudendo”, e nel darci questa notizia mandano in onda senza soluzione di continuità su tutti i tg un filmato dove si vedono 3 (DICASI TRE!) persone che si complimentano con gli agenti. Uno di questi tre è un cronista (quello con il piumino azzurro) che poi lo si rivede con la macchina fotografica in un successivo filmato davanti al primo “covo” di Denaro. La seconda e la terza persona sono palesemente agenti in borghese. Ma ai media gli piace raccontare la storia degli applausi e la raccontano chiamando a supporto il filmato. Così, tutti i commentatori, politici e mafiologi della prima e dell’ultima ora vanno in tv riprendendo la sdolcinata narrazione degli applausi liberatori. Che le manifestazioni contro la mafia organizzate a Castelvetrano siano praticamente andate deserte fatto salvo per la convocazione di boy scout, non è cosa meritevole di commento. Anzi, no: hanno commentato mistificando anche qui. Glisso sulla narrazione dei documenti che Denaro avrebbe ereditato da Riina, sull’agenda rossa di Borsellino che sarebbe stata asportata dal luogo dell’attentato da un mafioso anch’essa finita nelle mani di Denaro: pura fantasy… Potrei citare altri mille esempi di mistificazione, mi limito a quanto scritto solo per dire: se questo è il grado di mistificazione sulla cronaca nazionale, figuriamoci la cronaca relativa alla Grande Guerra Mondiale in corso che vede l’Ucraina solo uno dei luoghi ove essa guerra si svolge. Chiusa parentesi.
Oggi i polacchi (quando i tedeschi e i russi erano svegli e intelligenti avevano pensato di brasare definitivamente questa malefica nazione… ma hanno perso il tempo e ora ci devono rifare i conti) dicono che se la Germania non dà l’assenso, loro non rispetteranno i patti (accordi) e doneranno a Kyev i loro carri armati Leopard che invece i tedeschi dicono di non voler donare a meno che gli americani non donino loro carri Abrams. Ma gli americani che non sono fessi dicono che non li daranno perché gli ucraini non potrebbero utilizzarli in quanto servirebbe un lungo addestramento, abbisognano di uno sproposito di carburante per muoverli (carburante che gli ucraini on hanno) e via elencando nelle speciose giustificazioni. In compenso doneranno altri 45 milioni di dollari e munizionamento… affinché gli ucraini continuino a farsi massacrare illudendosi di vincere. Pare gli vogliano fornire missili capaci di colpire la Crimea. Altri armamenti li daranno gli inglesi, tra cui elicotteri e carri per l’utilizzo dei quali servirebbe un lungo addestramento e, non essendoci il tempo, saranno ancora una volta i mercenari inglesi, canadesi, francesi e americani a utilizzarli. Anche per quanto riguarda i sistemi antiaerei (tipo Patriot) che gli americani vogliono dare agli ucraini serve un lungo addestramento. Non è mica come sparare con un fucile. Per utilizzare quei sistemi d’arma serve un complesso logistico complesso e sofisticato. Sei mesi di addestramento non sarebbero sufficienti, e le rampe di missili da sole senza tutto l’apparato di contorno non hanno alcuna efficacia e verrebbero distrutti in men che si dica dall’aviazione russa. Anche qui, se quei sistemi anti-missile verranno allocati in Ucraina, servirà personale occidentale.
Nelle premesse alla riunione di oggi a Ramstein si dice che occorre far presto per super-armare l’Ucraina in modo da consentirgli tra febbraio-marzo una controffensiva. Se non è delirio o idiozia è una miserabile menzogna. Sul finire di febbraio il terreno ghiacciato delle steppe e delle tundre ucraini disgela e si trasforma in un oceano di fango che rende impossibile una avanzata di carri, in particolare dei carri che non sono stati concepiti per operare su quel terreno. Per contro, tutto lascia pensare che i Russi si stiano preparando per un’offensiva in grande stile da lanciare tra fine gennaio e inizio febbraio. Si sono preparati costruendo fortificazioni adatte a supportare la spinta in avanti delle truppe e, mettendo in conto la rabbiosa reazione occidentale, stanno piazzando batterie di difesa aerea sui palazzi istituzionali di Mosca. Per capire in quale logica prospettica sono entrati i russi basterebbe ascoltare quanto detto nella conferenza stampa mensile dal ministro degli esteri russo Lavrov, discorso che i nostri media si son ben guardati dal trasmettere, così come non è stato riportato quanto detto qualche giorno prima da Putin. Da quelle dichiarazioni si capisce bene che i russi non si fanno illusioni sulle reali intenzioni degli americani e del fatto che ormai l’Europa è una marionetta senz’anima incapace di agire per i propri interessi; al contrario l’Europa altro non è che uno strumento di manovra per gli interessi statunitensi, siano essi geopolitici, economici e finanziari.
Dunque la tragedia europea abbia continuità: più armi agli ucraini, più offese alla Federazione russa, più menzogne distribuite a piene mani ai popoli europei, senza un piano “b” rispetto a quello che vorrebbe l’umiliazione della Russia, la sua disintegrazione e quindi la sua subalternità agli interessi del modello unipolare occidentale targato USA. E tutto avviene in un quadro di totale inerzia da parte delle popolazioni europee e in totale subalternità delle élite politiche nazionali del continente Europa.

Sta per succedere qualcosa di grosso

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di Mike Whitney 

Fonte: Come Don Chisciotte

“I Russi hanno deciso che non c’è modo di negoziare la fine di questa situazione. Nessuno negozierà in buona fede; quindi dobbiamo schiacciare il nemico. Ed è quello che sta per accadere.” Colonnello Douglas MacGregor (minuto 9:35)

Per essere precisi, non abbiamo ancora iniziato nulla.” Vladimir Putin

La guerra in Ucraina non finirà con un accordo negoziato. I Russi hanno già chiarito che non si fidano degli Stati Uniti, quindi non hanno intenzione di perdere tempo in un chiacchiere inutili. Ciò che i Russi faranno è perseguire la loro l’unica opzione: distruggere l’esercito ucraino, ridurre in macerie gran parte del Paese e costringere la leadership politica a soddisfare le loro garanzie di sicurezza. È un’azione sanguinosa e dispendiosa, ma non c’è altra scelta. Putin non permetterà alla NATO di piazzare il suo esercito e i suoi missili al confine con la Russia. Ha intenzione di difendere il suo Paese nel miglior modo possibile, eliminando in modo proattivo le minacce emergenti in Ucraina. Ecco perché Putin ha richiamato altri 300.000 riservisti per la campagna in Ucraina; perché i Russi devono sconfiggere l’esercito ucraino e porre rapidamente fine alla guerra. Ecco un breve riassunto del colonnello Douglas MacGregor:

“La guerra per procura di Washington con la Russia è il risultato di un piano accuratamente costruito per coinvolgere la Russia in un conflitto con il suo vicino ucraino. Dal momento in cui il Presidente Putin aveva dichiarato che il suo governo non avrebbe tollerato una presenza militare della NATO in Ucraina, alle porte della Russia, Washington ha fatto di tutto per trasformare l’Ucraina in una potenza militare regionale ostile alla Russia. Il colpo di stato del Maidan aveva permesso agli agenti di Washington a Kiev di insediare un governo che avrebbe cooperato con questo progetto. La recente ammissione della Merkel sul fatto che lei e i suoi colleghi europei avevano cercato di sfruttare gli accordi di Minsk per guadagnare tempo e rafforzare l’esercito ucraino conferma la tragica verità di questa vicenda. (“US Colonel explains America’s role in provoking Russia-Ukraine conflict“, Lifesite)

Questo è un eccellente riassunto degli eventi che hanno portato al giorno d’oggi, anche se dovremmo dedicare un po’ più di tempo ai commenti di Angela Merkel. Ciò che la Merkel aveva effettivamente detto nella sua intervista a Die Zeit è quanto segue:

“L’accordo di Minsk del 2014 era stato un tentativo di guadagnare tempo per l’Ucraina. L’Ucraina aveva utilizzato questo tempo per rafforzarsi, come potete vedere oggi.” Secondo l’ex Cancelliera, “era chiaro per tutti” che il conflitto era sospeso e il problema non era risolto, “ma era stato proprio questo a dare all’Ucraina un vantaggio temporale inestimabile.” (Agenzia di stampa Tass)

La Merkel è stata aspramente criticata per aver ammesso che lei e gli altri leader occidentali avevano deliberatamente ingannato la Russia sulle loro vere intenzioni rispetto a Minsk. Il fatto è che non avevano alcuna intenzione di fare pressione sull’Ucraina affinché rispettasse i termini del trattato e lo sapevano fin dall’inizio. Sappiamo per certo che né la Merkel né i suoi alleati erano mai stati interessati alla pace. In secondo luogo, ora sappiamo che hanno continuato l’inganno per 7 anni prima che lei vuotasse il sacco e ammettesse ciò che stavano realmente facendo. Infine, ora sappiamo dai commenti della Merkel che l’obiettivo strategico di Washington era l’opposto dell’accordo di Minsk. Il vero obiettivo era quello di creare un’Ucraina pesantemente militarizzata che avrebbe portato avanti la guerra per procura di Washington contro la Russia. Questo era l’obiettivo primario: la guerra alla Russia.

Allora, perché Putin dovrebbe prendere in considerazione l’idea di negoziare con persone del genere, che hanno mentito spudoratamente per 7 anni mentre inondavano l’Ucraina di armi che sarebbero state usate per uccidere i soldati russi?

E qual’è l’obiettivo che aveva spinto la Merkel e i suoi colleghi di Washington a mentire?

Volevano una guerra, ed è lo stesso motivo per cui Boris Johnson aveva posto il veto all’accordo che Zelensky aveva negoziato con Mosca a marzo. Johnson aveva sabotato l’accordo perché Washington voleva una guerra. È talmente semplice.

Ma c’è un prezzo da pagare per le bugie, e questo prezzo è la diffidenza, la perniciosa erosione della fiducia, che rende impossibile risolvere le questioni di interesse reciproco. Il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza Nazionale russo, Dmitry Medvedev, proprio questa settimana ha espresso il suo punto di vista sulla questione nei termini più amari. Ha detto:

“Quest’anno, il comportamento di Washington e di altri attori è stato l’ultimo avvertimento a tutte le nazioni: non si possono fare affari con il mondo anglosassone [perché] è un ladro, un truffatore, un baro che potrebbe fare qualsiasi cosa.… D’ora in poi faremo a meno di loro, almeno finché non salirà al potere una nuova generazione di politici ragionevoli… Non c’è nessuno in Occidente con cui potremmo trattare per qualsiasi motivo.” (Ex-Russian President outlines timeline for reconciliation with the West, RT)

Naturalmente, i guerrieri di Washington non saranno affatto infastiditi dalla prospettiva di una rottura delle relazioni con la Russia, anzi probabilmente ne saranno lieti. Ma non si può dire lo stesso per l’Europa. L’Europa si pentirà di essersi legata all’incudine di Washington e di essersi gettata in mare. In un prossimo futuro – quando finalmente si renderanno conto che la loro sopravvivenza economica è inestricabilmente legata all’accesso ai combustibili fossili a basso costo – i leader dell’UE cambieranno rotta e attueranno una politica che garantisca la loro stessa prosperità. Si ritireranno dalla “guerra eterna” della NATO e si uniranno ai ranghi delle nazioni civilizzate che cercano un futuro sicuro ed economicamente integrato.

Ci aspettiamo che anche il NordStream, che è stato distrutto nel più grande atto di sabotaggio industriale dell’era moderna, venga riattivato e ritorni ad essere la principale arteria energetica che lega la Russia all’UE nella più grande zona di libero scambio del mondo. Alla fine, il buon senso prevarrà e l’Europa uscirà dalla crisi provocata dalla sua alleanza con Washington. Ma, prima, la conflagrazione tra Russia e Occidente deve fare il suo corso in Ucraina e il “Garante della sicurezza globale” deve essere sostituito dall’unica nazione disposta a combattere Golia alle sue condizioni in una gara in cui il vincitore prende tutto.

L’Ucraina si preannuncia come la battaglia decisiva nella guerra contro il “sistema basato sulle regole,” una guerra in cui gli Stati Uniti useranno “tutti i trucchi del mestiere” per mantenere la loro presa sul potere. Si veda questo breve trafiletto dell’analista politico John Mearsheimer che spiega i mezzi con cui gli Stati Uniti hanno conservato il loro ruolo dominante nell’ordine globale:

“Non si può sottovalutare quanto gli Stati Uniti siano spietati. Tutto ciò è nascosto nei libri di testo e nelle lezioni che seguiamo da bambini, perché fa parte del nazionalismo. Il nazionalismo consiste nel creare miti su quanto sia meraviglioso il proprio Paese. L’America è buona o cattiva? Non facciamo mai niente di male. (Ma) se si guarda al modo in cui gli Stati Uniti hanno operato nel tempo, è davvero sorprendente quanto siamo stati spietati. E gli Inglesi, lo stesso vale anche per loro, ma noi lo copriamo. Quindi, dico solo che, se siete l’Ucraina e vivete accanto a uno Stato potente come la Russia o se siete Cuba e vivete accanto a uno Stato potente come gli Stati Uniti, dovreste stare molto, molto attenti perché è come dormire nello stesso letto con un elefante. Se quell’elefante si gira e vi schiaccia, siete morti. Bisogna stare molto attenti. Sono contento che il mondo funzioni così? No, non lo sono. Ma è così che funziona il mondo, nel bene e nel male.” (John Mearsheimer, “How the World Works,“  You Tube)

In conclusione, le prospettive di pace in Ucraina sono nulle. L’establishment della politica estera statunitense ha deciso che l’unico modo per invertire l’accelerazione del declino dell’America è il confronto militare diretto. La guerra in Ucraina è la prima manifestazione di questa decisione. D’altra parte, la Russia non ripone più alcuna fiducia nei negoziati con l’Occidente, non può più fidarsi che i leader occidentali onorino i loro impegni o rispettino gli obblighi dei trattati.

Queste inconciliabili differenze tra le due parti rendono inevitabile un’escalation. In assenza di un partner affidabile, Putin ha solo un’opzione per risolvere il conflitto: una schiacciante forza militare. È per questo che ha richiamato 300.000 riservisti a prestare servizio in Ucraina ed è per questo che ne richiamerà altri 300.000 se saranno necessari. Putin si rende conto che l’unica strada percorribile è quella di risolvere rapidamente il conflitto e imporre le proprie condizioni ai vinti. Questo è esattamente ciò che Mearsheimer aveva previsto solo poche settimane fa, quando aveva affermato quanto segue:

“I Russi non si arrenderanno e non si fingeranno morti. Anzi, quello che i Russi faranno è schiacciare gli Ucraini. Tireranno fuori i grossi calibri. Ridurranno in macerie luoghi come Kiev e altre città dell’Ucraina. Faranno Falluja, faranno Mosul, faranno Grozny …. Quando una grande potenza si sente minacciata… i Russi tireranno fuori tutte le loro armi in Ucraina per assicurarsi la vittoria. …Dovete capire che stiamo parlando di mettere all’angolo una grande potenza dotata di armi nucleari, che vede in ciò che sta accadendo una minaccia esistenziale. Questo è davvero pericoloso.” (John Mearsheimer, Twitter)

Quindi, se sappiamo che la Russia cercherà di porre fine alla guerra sconfiggendo l’esercito ucraino, cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro?

A questa domanda hanno risposto diversi analisti che hanno seguito da vicino la guerra fin dall’inizio, ma prima ecco un riassunto degli incontri che si sono svolti la scorsa settimana , da cui si può capire che una grande offensiva russa potrebbe essere in programma tra poche settimane. L’estratto è tratto da un articolo di Patrick Lawrence su Consortium News:

“Alexander Mercouris… ha recentemente elencato l’eccezionale serie di incontri che Putin ha tenuto nelle ultime due settimane con l’intero establishment militare e di sicurezza nazionale. A Mosca, il leader russo ha incontrato tutti i principali comandanti militari e funzionari della sicurezza nazionale (compreso) Sergei Surovikan, il generale da lui incaricato dell’operazione ucraina….

Putin è poi volato a Minsk con il ministro degli Esteri Sergei Lavrov e il ministro della Difesa Sergei Shoigu per uno scambio con i vertici politici e militari bielorussi. Poi ha incontrato i leader delle due repubbliche di Donetsk e Lugansk, incorporate tramite referendum nella Federazione Russa lo scorso autunno.

Non si può evitare di concludere che questi incontri, di cui la stampa occidentale ha parlato a malapena, siano il segnale di una nuova iniziativa militare a breve o medio termine in Ucraina. Come ha detto Mercouris, “sta per arrivare qualcosa di molto grosso.”

In questo contesto, uno degli incontri più interessanti è avvenuto a Pechino la scorsa settimana, quando Dmitry Medvedev, attualmente Vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo e da tempo vicino a Putin, ha avuto colloqui con Xi Jinping….

Ad un certo punto, in un futuro non lontano, la guerra della vuota retorica in nome dell’arroganza imperiale si indebolirà e andrà alla deriva verso il collasso. Questo surreale distacco dalla realtà non potrà essere sostenuto all’infinito – non di fronte ad una nuova iniziativa russa, qualunque forma potrà assumere.” (PATRICK LAWRENCE: “A War of Rhetoric & Reality“, Consortium News)

Lawrence ha ragione? Sta per arrivare qualcosa di grosso?

Sembrerebbe proprio di sì. Nello spazio sottostante ho trascritto alcune citazioni tratte da recenti video con il colonnello MacGregor e Alexander Mercouris, due dei migliori e più affidabili analisti della guerra in Ucraina. Entrambi concordano sul fatto che una “offensiva invernale” russa avrà luogo nel prossimo futuro, ed entrambi concordano sugli obiettivi strategici dell’operazione. Ecco uno spezzone di MacGregor:

“Il popolo americano non capisce che l’esercito ucraino nel Donbass è sull’orlo del collasso. Hanno subito perdite nell’ordine delle centinaia di migliaia… (e) sono quasi a centocinquantamila morti. La 93esima brigata dell’esercito ucraino si è appena ritirata da Bahkmut – che i Russi hanno trasformato in un bagno di sangue per gli Ucraini – e se n’è andata dopo aver subito il 70% di perdite. Per loro, questo significa che di 4.000 uomini… se ne sono salvati circa 1.200 . È una catastrofe, ma è ciò che sta realmente accadendo. E quando i Russi lanceranno finalmente la loro offensiva, gli Americani assisteranno al crollo di questo castello di carte. A quel punto, l’unica incertezza sarà se qualcuno finalmente si alzerà in piedi e metterà fine a questa narrazione totalmente falsa.” (“Colonel Douglas MacGregor,” Real America, Rumble; 8:45 min)

Ed ecco ancora MacGregor:

“Sembra sempre di più che il desiderio dei Russi sia quello di completare la loro missione nel Donbass. Vogliono eliminare tutte le forze ucraine che si trovano nel Donbass… Ricordate, questa è sempre stato un modo per economizzare le forze. È stato progettata per eliminare il maggior numero possibile di Ucraini al minor costo possibile per i russi.

Questo è ciò che sta accadendo nell’Ucraina meridionale (e) continua. Ha funzionato alla grande. E Surovikin, il comandante delle operazioni, ha detto che continuerà fino a quando non sarà pronto a lanciare la sua offensiva. Quando l’offensiva sarà lanciata, sarà una battaglia molto diversa. Ma la cosa interessante è che gli Ucraini hanno subito moltissime perdite nel sud e arrivano segnalazioni secondo cui sarebbero sull’orlo del collasso. Ed è per questo che sentiamo parlare di ragazzini di 14 o 15 anni che vengono arruolati. … e riceviamo video di soldati ucraini che dicono: “Quelli di Kiev farebbero meglio a sperare che i Russi li arrivino lì prima di noi… perché noi li uccideremo.” Parlano dei funzionari governativi, perché non vedono alcuna prova che al governo di Zelensky… importi qualcosa di loro. Stanno finendo il cibo e il vestiario, stanno congelando, stanno subendo pesanti perdite e vengono ricacciati indietro.” (“Will Ukraine have enough Fire Power?”  Col MacGregor, Judging Freedom, You Tube; 17:35 min)

Sia MacGregor che Mercouris sembrano concordare sul fatto che la strategia russa prevede di “distruggere” il nemico (uccidendo il maggior numero possibile di truppe ucraine), di consolidare le conquiste russe espandendo il proprio controllo sulle aree a est e lungo il Mar Nero e, infine, di dividere l’Ucraina in due entità separate: uno “Stato fantoccio disfunzionale” a ovest e uno Stato industrializzato e prospero a est. Ecco Alexander Mercouris da un recente aggiornamento su You Tube:

“La mia netta impressione è che … l’obiettivo dell’offensiva invernale russa – che sta effettivamente arrivando – sarà quello di porre fine alla battaglia nel Donbass, spezzare la resistenza ucraina nel Donbass, sgomberare le forze ucraine dalla Repubblica Popolare di Donetsk. Non mi sembra che i Russi stiano pianificando una grande avanzata su Kiev o sull’Ucraina occidentale. Non è quello che dicono i commenti del generale Gerasimov. … i Russi si stanno concentrando su Donetsk… È [una strategia] “a basso rischio,” ma è altamente efficace. Stanno distruggendo l’esercito ucraino esattamente come ha detto il generale Surovikin. [Questa strategia] sta indebolendo la futura capacità dell’Ucraina di continuare la guerra e – allo stesso tempo – realizza la missione primaria della Russia che, fin dall’inizio, era stata la liberazione del Donbass.

Ora, le cose non finiranno qui. Altri funzionari russi hanno detto che nel 2023 dovremmo vedere la riconquista della regione di Kherson… e, sicuramente, ci saranno altri progressi dei Russi in altri luoghi. Ma la battaglia principale era e rimane il Donbass. Una volta vinta quella battaglia, una volta spezzata la resistenza ucraina, l’esercito ucraino sarà fatalmente indebolito… il che significa che l‘Ucraina non solo avrà perso la sua regione più industrializzata e la sua zona più fortificata. Significa anche che i Russi avranno un accesso libero da ostacoli fino alla riva orientale del fiume Dnieper. A quel punto, saranno in grado di tagliare l’Ucraina a metà. Mi sembra logico e mi sembra chiaro che questo sia il piano russo. Non ne fanno mistero, ma tengono la gente sulle spine e alimentano congetture sulle truppe che si trovano in Bielorussia. Ma ho il sospetto che lo scopo principale di queste forze sia quello di bloccare i soldati ucraini… intorno a Kiev, mettendoli di fronte al pericolo di un’eventuale offensiva russa, e di contrastare il concentramento di truppe polacche. Questo è ciò che ha detto Gerasimov.” (“Alexander Mercouris on Ukraine,” You Tube; 31:35 min)

Sebbene nessuno possa prevedere il futuro con assoluta certezza, sembra che sia MacGregor che Mercouris abbiano una sufficiente padronanza dei fatti da non poter scartare a priori il loro scenario. In effetti, l’attuale evoluzione del conflitto suggerisce che le loro previsioni sono probabilmente “azzeccate.” In ogni caso, non dovremo aspettare molto per scoprirlo. Le temperature stanno scendendo rapidamente in tutta l’Ucraina, il che consente il movimento senza ostacoli di carri armati e veicoli blindati. L’offensiva invernale della Russia è probabilmente a poche settimane di distanza.

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/mwhitney/mercouris-something-big-is-on-the-way/
Scelto e tradotto da Markus per www.comedonchisciotte.org

La domanda più importante di tutte

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Segnalazione di Antonio Serena – L’ANTIDIPLOMATICO

di Andrei Raevsky per il suo sito The Saker

(traduzione: Nora Hoppe)

Sembra che arriveremo al 31 dicembre 2022.  Ma riusciremo ad arrivare al 31 dicembre 2023?

Questa domanda non è un’iperbole.  Direi addirittura che è la domanda più importante almeno per l’intero emisfero settentrionale.

È almeno dal 2014 che avverto che la Russia si sta preparando a una guerra totale. Putin ha praticamente detto questo nel suo recente discorso davanti al Consiglio del Ministero della Difesa russo.  Se non avete visto questo video, dovreste davvero guardarlo, vi darà una visione diretta di come il Cremlino pensa e di cosa si sta preparando.  Ecco di nuovo il video:

 

Il discorso di Vladimir Putin (sottotitoli in inglese)


In questo video di Visione TV i primi 15 minuti del discorso di Putin in italiano

Presumo che abbiate visto quel video e che non ci sia bisogno di dimostrarvi che la Russia si sta preparando per una guerra di massa, anche nucleare.

Il ministro degli Esteri Lavrov ha dichiarato pubblicamente che “funzionari senza nome del Pentagono hanno effettivamente minacciato di condurre un ‘attacco di decapitazione’ sul Cremlino… Quello di cui stiamo parlando è la minaccia di eliminare fisicamente il capo dello Stato russo, (…) Se tali idee sono effettivamente alimentate da qualcuno, questo qualcuno dovrebbe pensare molto attentamente alle possibili conseguenze di tali piani.”

Quindi, la situazione è la seguente:

  • Per la Russia questa guerra è chiaramente, innegabilmente e ufficialmente una guerra esistenziale. Ignorare questa realtà sarebbe il massimo della follia.  Quando la più forte potenza nucleare del pianeta dichiara, ripetutamente, che questa è una guerra esistenziale, tutti dovrebbero prenderla sul serio e non negarla.
  • Anche per i neoconservatori statunitensi questa è una guerra esistenziale: se la Russia vince, la NATO perde e, quindi, anche gli Stati Uniti perdono. Il che significa che tutti quei disonesti che per mesi hanno propinato all’opinione pubblica sciocchezze sul fatto che la Russia avrebbe perso la guerra saranno ritenuti responsabili dell’inevitabile disastro.

Molto dipenderà dal fatto che gli americani, soprattutto quelli al potere, siano disposti a morire in solidarietà con i “pazzi in cantina” o meno.  Al momento sembra proprio di sì.  Non contate sull’Unione Europea, che ha rinunciato da tempo a qualsiasi potere.  Parlare con loro semplicemente non ha senso.

Questo potrebbe spiegare le recenti parole di Medvedev“Ahimè, non c’è nessuno in Occidente con cui potremmo trattare per qualsiasi motivo (…) è l’ultimo avvertimento a tutte le nazioni: non si possono fare affari con il mondo anglosassone perché è un ladro, un truffatore, un tagliatore di carte che potrebbe fare qualsiasi cosa.”

La Russia può fare molte cose, ma non può liberare gli Stati Uniti dalla morsa dei neoconservatori.  È una cosa che possono fare solo gli americani.

E qui entriamo in un circolo vizioso:

È molto improbabile che il sistema politico statunitense venga sfidato efficacemente dall’interno; i grandi capitali gestiscono tutto, compreso il sistema di propaganda più avanzato della storia (alias i “media liberi”) e la popolazione viene tenuta disinformata e sottoposta al lavaggio del cervello.  E sì, certo, una grave sconfitta in una guerra contro la Russia scuoterebbe questo sistema così duramente che sarebbe impossibile nascondere la portata del disastro (pensate a un “Kabul sotto steroidi”).  Ed è proprio per questo che i Neocon non possono permettere che ciò accada, perché questa sconfitta innescherebbe un effetto domino che coinvolgerebbe rapidamente la verità sull’11 settembre e, successivamente, tutti i miti e le menzogne su cui la società statunitense si è basata per decenni (JFK, per esempio?).

Naturalmente ci sono molti americani che lo capiscono perfettamente. Ma quanti di loro sono in una posizione di reale potere per influenzare il processo decisionale e i risultati degli Stati Uniti? La vera domanda è se ci sono ancora abbastanza forze patriottiche al Pentagono, o nelle agenzie di stampa, per rispedire i Neocon in cantina da cui sono strisciati fuori dopo il falso allarme dell’11 settembre.

In questo momento sembra proprio che tutte le posizioni di potere negli Stati Uniti siano occupate dai Neolib, dai Neocon, dai RINO [“Republican In Name Only” (repubblicano solo di nome) è un peggiorativo usato per descrivere i politici del Partito Repubblicano ritenuti non sufficientemente fedeli al partito o non allineati con l’ideologia del partito] e altre brutte creature… tuttavia è anche innegabile che persone come, ad esempio, Tucker Carlson e Tulsi Gabbard stiano raggiungendo molte persone che “capiscono”.  Questo *deve* includere i VERI liberali e i VERI conservatori la cui lealtà non è verso una banda di delinquenti internazionali, ma verso il proprio Paese e il proprio popolo.

Sono anche abbastanza sicuro che ci sono molti comandanti militari statunitensi che ascoltano ciò che il Col. Macgregor ha da dire.

Sarà sufficiente per rompere il muro di bugie e propaganda?

Lo spero, ma non sono molto ottimista.

In primo luogo, Andrei Martyanov ha assolutamente ragione quando denuncia costantemente la grande incompetenza e l’ignoranza della classe dirigente statunitense.  E condivido in pieno la sua frustrazione.  Entrambi vediamo dove si sta andando a parare, e tutto ciò che possiamo fare è avvertire, avvertire e avvertire ancora.  Mi rendo conto che è difficile credere all’idea che una superpotenza nucleare come gli Stati Uniti sia gestita da una banda di delinquenti incompetenti e ignoranti, ma questa è la realtà e negarla semplicemente non la farà sparire.

In secondo luogo, almeno finora, l’opinione pubblica statunitense non ha (ancora) sentito tutti gli effetti del crollo del sistema finanziario ed economico controllato dagli Stati Uniti. Quindi gli “imbacilli” che sventolano le bandiere possono ancora sperare che una guerra contro la Russia assomigli al tiro al tacchino che è stato “Desert Storm”.

Non sarà così.

La vera domanda da porsi è se l’unico modo per svegliare gli “imbacilli” sbandieratori, a cui è stato fatto il lavaggio del cervello, sia un’esplosione nucleare sopra le loro teste oppure no.

Il fenomeno “Go USA!” è una condizione mentale che è stata iniettata nelle menti di milioni di americani per molti decenni e ci vorrà molto tempo, o alcuni eventi veramente drammatici, per riportare queste persone alla realtà.

In terzo luogo, le élite al potere negli Stati Uniti sono chiaramente in una fase di profonda negazione.  Tutti questi sciocchi discorsi sui missili Patriot o sugli F-16 statunitensi che cambiano il corso della guerra sono infantili e ingenui.  Francamente tutto questo sarebbe piuttosto comico se non fosse così pericoloso nelle sue potenziali conseguenze.  Cosa succederà una volta distrutta l’unica batteria di missili Patriot e abbattuti gli F-16?

Quanto presto l’Occidente finirà le Wunderwaffen [armi miracolose]?

In una “scala di escalation” concettuale, quale sarebbe il passo successivo ai Patriot e agli F-16?

Le testate nucleari tattiche?

Considerare l’idea piuttosto idiota che una testata nucleare “tattica” sia in qualche modo fondamentalmente diversa da una testata nucleare “strategica”, indipendentemente dal modo in cui viene usata e dal luogo in cui viene usata, è estremamente pericoloso.

Ritengo che il fatto che la classe dirigente statunitense sta seriamente contemplando sia un uso “limitato” di testate nucleari “tattiche” sia “attacchi decapitanti” sia un ottimo indicatore del fatto che gli Stati Uniti stanno esaurendo le Wunderwaffen e che i Neocons sono disperati.

E a coloro che potrebbero essere tentati di accusarmi di iperbole o di deliri paranoici dirò quanto segue:

Questa guerra NON, ripeto, NON riguarda l’Ucraina (o la Polonia o i tre Statini baltici).

Al minimo indispensabile, questa è una guerra per il futuro dell’Europa. 

Fondamentalmente è una guerra che riguarda la completa riorganizzazione dell’ordine internazionale del nostro pianeta.

Direi addirittura che l’esito di questa guerra avrà un impatto maggiore di quello della prima o della seconda guerra mondiale.

I russi lo capiscono chiaramente (vedete il video qui sopra se ne dubitate).

E lo sanno anche i Neocon, anche se non ne parlano.

La situazione attuale è molto più pericolosa persino della crisi dei missili di Cuba o dello stallo di Berlino.  Almeno allora entrambe le parti ammettevano apertamente che la situazione era davvero pericolosa.  Questa volta, invece, le élite al potere dell’Occidente stanno usando la loro formidabile capacità di PSYOP/propaganda per nascondere la vera portata di ciò che sta accadendo.  Se ogni cittadino degli Stati Uniti (e dell’Unione Europea) capisse che c’è un mirino nucleare e convenzionale dipinto sulla sua testa, le cose potrebbero essere diverse.  Ahimè, è evidente che non è così, da qui l’inesistente movimento per la pace e il quasi consenso a versare decine di MILIARDI di dollari nel buco nero ucraino.

In questo momento, i pazzi stanno giocando con ogni sorta di idee sciocche, tra cui quella di cacciare la Russia dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU (cosa che non accadrà, dato che sia la Russia che la Cina hanno potere di veto) o addirittura di creare una “conferenza di pace” sull’Ucraina senza la partecipazione della Russia (in una sorta di remake degli “amici della Siria” e degli “amici del Venezuela”).  Beh, buona fortuna!  A quanto pare Guaido e Tikhanovskaia non sono sufficienti a scoraggiare i neocon e ora stanno ripetendo le stesse identiche sciocchezze con “Ze”.

Riusciremo quindi ad arrivare al 31 dicembre 2023?

Forse, ma non è affatto sicuro.  Chiaramente, questa non è un’ipotesi che il Cremlino fa, da qui il rafforzamento davvero immenso di tutte le capacità di deterrenza strategica della Russia (sia nucleare che convenzionale).

Se Dio vorrà, il vecchio adagio “si vis pacem, para bellum” salverà la situazione, poiché la Russia è chiaramente preparata per qualsiasi momento di conflitto, compreso quello nucleare.  Anche la Cina ci arriverà presto, ma è probabile che il 2023 vedrà una sorta di fine della guerra ucraina: o una vittoria russa in Ucraina o una guerra continentale su larga scala che la Russia vincerà (anche se a un costo molto più alto!).  Quindi, quando i cinesi saranno veramente pronti (probabilmente avranno bisogno di altri 2-5 anni) il mondo sarà un posto molto diverso.

Per tutte queste ragioni, ritengo che il 2023 potrebbe essere uno degli anni più importanti della storia umana.  Quanti di noi riusciranno a sopravvivere è una questione aperta.

Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_domanda_pi_importante_di_tutte/39602_48298/

La guerra logora anche chi non la fa

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di Gianandrea Gaiani 

Fonte: Analisi Difesa

Costi finanziari alle stelle come i consumi di armi e munizioni per una guerra che sembra lontana dal concludersi e che i russi sembrano per ora voler combattere sulla difensiva con l’obiettivo di logorare gli ucraini e soprattutto i loro alleati.
Se Kiev cerca di arruolare altre truppe per alimentare nuove offensive tese a riconquistare i territori perduti, in Europa e Occidente si cominciano a valutare le difficoltà a mantenere l’alimentazione delle forze ucraine a un ritmo sostenibile nel tempo. Gli Stati Uniti valutano se trasferire o meno all’Ucraina i missili da difesa aerea a lungo raggio Patriot per fornire un maggiore contributo al contrasto degli attacchi missilistici russi che stanno demolendo progressivamente tutte le infrastrutture energetiche del nemico.
Obiettivi legittimi in guerra (del resto bersagli di questo tipo sono stati sempre al centro del mirino di tutte le guerre occidentali, dall’Iraq alla Serbia alla Libia), la cui distruzione sta comportando gravi difficoltà allo sforzo bellico ucraino (senza energia trasporti, industrie e reti informatiche non funzionano) peggiorando sensibilmente anche le condizioni di vita della popolazione che deve affrontare un inverno durissimo.
L’assenza o la penuria di energia potrebbe mettere a dura prova il consenso nei confronti del governo e del presidente Volodymyr Zelensky che già da tempo ha messo fuori legge ogni forma di opposizione chiudendo televisioni, giornali e ben 12 partiti di opposizione e punendo per legge persino chiunque osi esprimersi a favore di negoziati di pace.
Elementi che confermano come la guerra in atto sia anche una guerra civile, con milioni di cittadini ucraini schierati dalla parte dei russi e decine di migliaia che combattono al fianco delle forze di Mosca. L’offensiva missilistica contro le infrastrutture mira anche a complicare la situazione nei paesi europei, a tutti gli effetti ormai “nazioni ostili” per i russi, poiché è evidente che milioni di civili ucraini privi di luce, acqua e riscaldamento potrebbero cercare un rifugio sicuro e caldo a ovest, in un’Europa già in difficoltà per la sciagurata gestione della guerra e della crisi energetica (che secondo Bloomberg è già costata all’Unione mille miliardi di dollari) da parte della Commissione Ue che già oggi vede ridursi pericolosamente le riserve di gas.

Patriot in Ucraina?
Un contesto in cui ben si inserisce la vicenda dei missili Patriot chiesti da Kiev. La prima a proporre di metterli in campo è stata la Germania che voleva però schierarli in Polonia per “prevenire” sconfinamenti di missili russi nel territorio dell’alleato membro della NATO.
Evidentemente un pretesto anche perché finora in Polonia è caduto solo un missile terra-aria ucraino appartenente a un sistema S-300. Berlino, dopo aver colto i potenziali rischi di un maggiore e diretto coinvolgimento nella guerra contro la Russia e aver recepito le minacce russe di rappresaglia, il 6 dicembre ha risposto picche alla proposta polacca di dispiegare in Ucraina i Patriot.
Il ministro della Difesa di Varsavia, Mariusz Blaszczak, si è detto “deluso” dalla decisione di Berlino, dopo aver parlato con il suo omologo tedesco, Christine Lambrecht.
I polacchi non avranno disponibili i Patriot che hanno ordinato agli USA ancora per molto tempo e sono quindi gli Stati Uniti oggi a dover gestire la “patata bollente”, tra indiscrezioni stampa che danno per imminente la consegna di due batterie e Il Presidente Joe Biden che il 16 dicembre ha affermato che una decisione verrà presa presto.
Difficile però credere che simili armi vengano lasciate nelle mani degli ucraini ma è verisimile che nel caso vengano gestite in Ucraina da militari o contractors statunitensi o di altri stati membri della NATO, peraltro già 0resenti con migliaia di effettivi in Ucraina.
La necessità di potenziare le difese aeree ucraine rimane del resto una priorità per l’Occidente e nei giorni scorsi sono circolate le voci circa la consegna di un altro sistema tedesco IRIS-T e di due SAMP/T, uno francese e uno fornito dall’Italia, come hanno rivelato fonti francesi (in barba all’inutile e paradossale segreto posto da Roma sulle forniture militari all’Ucraina). Si tratta di sistemi prelevati direttamente dalle dotazioni dell’aeronautica francese e dell’esercito italiano che si aggiungono ai vecchi Hawk spagnoli e forse ai sistemi Aspide/Spada italiani: armi piuttosto anziane e da tempo “scadute”, il cui impiego quindi non può offrire garanzie di efficacia e sicurezza.

Scorte in esaurimento
Il prolungamento del conflitto sta mettendo in grave difficoltà la capacità degli anglo-americani e dei loro alleati di mantenere un elevato ritmo di consegna di armi e munizioni, adeguato ai consumi e al logorio imposto da questa guerra convenzionale ad alta intensità.
A fine novembre il New York Times ha sentito un alto funzionario dell’Alleanza Atlantica che ha ammesso che i due terzi dei Paesi della Nato hanno esaurito armi. mezzi e munizioni che potevano venire ceduti all’Ucraina.
“Le scorte di armamenti di 20 dei 30 membri della Nato sono “piuttosto esaurite”, ha detto il funzionario che ha voluto mantenere l’anonimato, ma “i restanti 10 Paesi possono ancora fornire di più, soprattutto gli alleati più grandi”, ha aggiunto citando tra questi l’Italia, la Francia, la Germania e l’Olanda.
La situazione delle scorte di armamenti è particolarmente difficile per la Polonia e gli Stati baltici, sottolinea il giornale, secondo cui nel complesso i Paesi della Nato hanno trasferito all’Ucraina armamenti per un valore di 40 miliardi di dollari.
Il supporto militare all’Ucraina “non dovrebbe essere inferiore a quello degli ultimi sei mesi…. ma a parte questo, abbiamo bisogno di armi più moderne, più rifornimenti” ha detto il 15 dicembre il presidente Volodymyr Zelensky davanti ai leader Ue durante il suo intervento da remoto al Consiglio europeo. “Questo vale sia per la difesa aerea che per la difesa missilistica. E chiedo a ciascuno dei ventisette paesi dell’Unione Europea di decidere cosa si può fare nello specifico per aumentare la fornitura di sistemi di difesa aerea e missilistica – ha aggiunto Zelensky.
“Questo vale anche per i carri armati moderni. Non c’è alcuna ragione razionale per cui l’Ucraina non dovrebbe riceverli ora. Ciò vale anche per l’artiglieria a lungo raggio e per i sistemi missilistici che potrebbero accelerare la fine dell’aggressione russa”.
La criticità della situazione dei rifornimenti è stata presa in esame anche dal ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto: “In tutto il mondo l’industria militare, e anche in Russia, è in crisi di produzione e di approvvigionamento. Per assurdo questo è uno degli elementi che possono dare una svolta alla trattativa sull’Ucraina che tutti ci auguriamo”, ha detto in un’intervista su RAI 3.
Intervenendo in Senato il 13 dicembre il ministro italiano ha ammesso che gli aiuti militari all’Ucraina possono avere un impatto sulle nostre Forze Armate.
“Non voglio nascondere al Parlamento che quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo, pur non comportando oneri diretti e immediati nel lungo periodo, potrebbe incidere sulle nostre capacità”. E’ molto probabile che perdite, usura e consumi mettano in difficoltà anche i russi che devono fare i conti anche con gli effetti delle sanzioni poste dall’Occidente ma la portata di queste difficoltà è tutta da verificare.
Fonti militari ucraine ammettono di aver trovato resti di missili russi esplosi prodotti in ottobre di quest’anno e se si escludono idroni-suicidi (munizioni circuitanti) a lungo raggio Geran-2 di origine iraniana (ma probabilmente ormai prodotti in Russia), tutte le armi impiegate appaiono prodotte in Russia e in molti casi stoccate in depositi sparsi per tutto l’immenso territorio della Federazione da molti anni.
L’intensità dell’offensiva missilistica sulle infrastrutture energetiche e dei bombardamenti dell’artiglieria russa lungo i fronti di guerra non sembrano certo indicare difficoltà nei rifornimenti di munizioni nonostante diversi depositi siano stati colpiti negli ultimi mesi nelle retrovie da sabotatori o dai razzi lanciati dai sistemi HIMARS statunitensi e recentemente lo stesso Vladimir Putin abbia ammesso qualche difficoltà logistica.
Gli Stati Uniti hanno più volte denunciato forniture alla Russia di armi e munizioni nordcoreane ma finora non ci sono stati riscontri in proposito dai campi di battaglia.
Le previsioni dell’intelligence britannico, che nei suoi bollettini giornalieri riferisce dall’aprile scorso che la Russia sta finendo le scorte di missili balistici e da crociera, si sono rivelate errate o più probabilmente frutto più di intenti propagandistici che di attività d’intelligence (del resto non si sono mai visti i servizi segreti pubblicare bollettini di guerra quotidiani).
Il 27 novembre il ministro della Difesa estone Hanno Pevkur ha ammesso che “dopo nove mesi di conflitto, l’Esercito e l’Aeronautica della Federazione russa non sono state indebolite in modo sensibile”. Pevkur ha sottolineato che nonostante la Russia abbia subito considerevoli perdite, il suo potenziale ritornerà ad essere “prima o poi” quello del 24 febbraio, ponendo l’accento sul fatto che “il pericolo per i Paesi della NATO è pari a quello di inizio conflitto”.
I russi “hanno ancora abbastanza missili per condurre diversi attacchi pesanti. Noi abbiamo abbastanza determinazione e autostima per rispondere” ha detto il 16 dicembre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un video messaggio.
Come abbiamo sottolineato più volte questa è la prima guerra convenzionale ad alta intensità combattuta in Europa dalle ultime offensive alleate nella primavera del 1945.
Tra le “lezioni apprese” che avevamo indicato già nel giugno scorso vi era l’inadeguatezza delle forze armate europee e occidentali a far fronte a un conflitto del genere perché non potremmo reggere migliaia di morti e feriti e perché le nostre dotazioni di armi pesanti e munizioni verrebbero azzerate dopo una o due settimane di guerra, in molti casi anche in pochi giorni.
Correre ai ripari non è facile e richiede tempi lunghi, determinazione e ampi investimenti  poiché l’industria della Difesa in Occidente non è strutturata per compensare in tempi rapidi perdite e consumi elevati come quelli registrati da una guerra convenzionale come questa in cui le forze ucraine “bruciano” migliaia di proiettili d’artiglieria al giorno e decine o addirittura centinaia di mezzi ogni settimana.
Solo per citare un esempio, il Pentagono ha assegnato a Raytheon un contratto da 1,2 miliardi di dollari per fornire a Kiev 6 batterie di missili terra-aria NASAMS in aggiunta alle due già consegnate ma che verranno realizzate in non meno di due anni.

Guerra convenzionale
“Da quando è finita la guerra fredda un po’ tutti gli arsenali militari sono stati ridotti poiché non si pensava certo che una guerra convenzionale potesse tornare in Europa” – ha detto a fine novembre all’Adnkronos il generale Giorgio Battisti, veterano di molte missioni oltremare, membro del Comitato Atlantico e opinionista di Analisi Difesa.
“Ci sono state le diverse missioni di peacekeeping, missioni all’estero che hanno fatto in modo che venisse privilegiata la parte leggera dell’equipaggiamento militare: armi individuali, mezzi non pesanti abbandonando un po’ le caratteristiche di un esercito convenzionale, appunto con carri armati e le artiglierie che servivano appunto durante la Guerra Fredda.
Ora la guerra convenzionale ritornata in Europa si combatte con i droni e con i missili, a colpi di artiglieria e si parla di migliaia di colpi che sia i russi che gli ucraini sparano tutti i giorni. Mentre in Afghanistan gli Stati Uniti sparavano 300 colpi di cannone al massimo ogni giorno, nella guerra in Ucraina si sparano 5mila con delle punte di 20mila colpi al giorno.
Questo dimostra come questa guerra abbia messo a nudo le nostre carenze. Una guerra che non può essere paragonata a quelle nei Balcani negli anni ’90 dato che erano guerre a bassa intensità, mentre qui lo scontro è tra due stati che utilizzano tutti gli equipaggiamenti degli arsenali di cui dispongono. Negli ultimi anni, in moltissimi paesi compresa l’Italia, è subentrata una forma di accanimento, possiamo dire, contro le industrie che producevano armi che sono state costrette o a riconvertirsi in altre produzioni o anche a chiudere” – ha evidenziato Battisti.
“Circostanza che ha fatto sì, salvo che negli Usa, che tantissimi paesi abbiamo ridotto sensibilmente i propri magazzini, le proprie riserve militari. Una eventuale riconversione all’industria bellica non sarà facile, ampliare la capacità industriale di un paese non può realizzarsi in breve tempo.
Ritengo che occorra evitare di rimanere completamente privi di armi e gli Stati Maggiori di tutti i paesi, compresi gli Stati Uniti, stanno studiando come non rischiare di rimanere sguarniti e rifornire allo stesso tempo l’Ucraina delle armi necessarie per difendersi. Anche perché gli Stati Maggiori devono tenere conto sempre del rischio che il conflitto si allarghi coinvolgendo direttamente paesi dell’Alleanza Atlantica” – ha concluso Battisti.

Armi e munizioni agli sgoccioli
Considerato questo contesto non sorprende che gli anglo-americani cerchino alternative al depauperamento delle proprie riserve di armi e munizioni anche tenendo contro che le capacità produttive statunitense di munizioni da 155 mm raggiungono i 15 mila proiettili mensili (molti meno in Europa), pari più o meno a tre giorni di fuoco dell’artiglieria ucraina: terminate le riserve disponibili, occorrerebbero anni per tornare a disporre di un livello accettabile di munizioni.
Tra le alternative, Washington e Londra cercano di reperire armi e munizioni di tipo russo/sovietico da girare a Kiev in Africa e Asia, come nel caso del Marocco già illustrato da Analisi Difesa.
Da un lato è indubbio che la guerra in Ucraina abbia dato un forte impulso alla spesa militare in diverse nazioni europee e negli Stati Uniti: molte nazioni un tempo membri del Patto di Varsavia hanno già ceduto a Kiev tutti o quasi gli equipaggiamenti ex sovietici di cui disponevano. In termini concreti però questo incremento delle risorse finanziarie richiederà anni per trasformarsi in nuove armi e munizioni per le forze NATO come per quelle ucraine.
Per fare un esempio di sistemi d’arma peraltro di relativamente facile e rapida produzione, il ministero della Difesa britannico ha commissionato l’acquisto di un numero imprecisato di armi anticarro NLAW per 229 milioni di sterline che verranno consegnate tra il 2024 e il 2026 (altri 500 NLAW ordinati in precedenza arriveranno nel 2023) per compensare la cessione all’Ucraina di ben 10 mila armi anticarro (in gran parte NLAW) in pochi mesi.
Occorre inoltre valutare se gli stanziamenti annunciati in Europa in modo altisonante sull’onda emotiva del conflitto risultino sostenibili di fronte alla crisi energetica e a quella economica e sociale che si stanno abbattendo sul Vecchio Continente.
Secondo uno studio del think-tank britannico Royal United Services Institute (RUSI) “con la fine della guerra fredda l’Europa ha ridotto drasticamente il budget della difesa, ritrovandosi con eserciti e scorte d’artiglieria limitati, inadatti a sostenere nel lungo periodo il ritmo di una guerra come quella combattuta oggi in Ucraina. Ai tassi ucraini di consumo di artiglieria, le intere scorte britanniche potrebbero durare una settimana e gli alleati europei non sono in una condizione migliore”.
Secondo dati ufficiali resi noti il 27 novembre il Regno Unito ha già armato l’Ucraina con quasi 7 mila armi anticarro NLAW, oltre un centinaio di veicoli blindati, semoventi antiaerei Stormer con missili Starstreak, diverse decine di obici M109 e cannoni trainati L119, lanciarazzi campali MLRS M270, oltre 16 mila proiettili d’artiglieria, missili Brimstone e 4,5 tonnellate di esplosivi al plastico. Materiale in parte già usurato o distrutto mentre le munizioni d’artiglieria sono state sufficienti per circa tre giorni di combattimenti.
Per comprendere come anche per le scorte dell’US Army questa guerra non sia sostenibile nel tempo il RUSI evidenzia che nell’estate scorsa gli ucraini sparavano in un giorno 6/7 mila colpi d’artiglieria (i russi fino a 50mila), quando gli Stati Uniti riescono a produrne in un mese solo 15mila.
La costruzione negli USA di uno stabilimento di munizioni ad hoc per l’esercito ucraino richiederà tempo e gli 800 mila proiettili da 155 mm previsti richiederanno due anni per venire prodotti. Secondo il RUSI “al culmine dei combattimenti nel Donbass, la Russia stava usando più munizioni in due giorni di quante ne avesse in magazzino l’intero esercito britannico”.
Il Pentagono ha ceduto a Kiev circa un terzo delle riserve di missili anticarro Javelin e di quelli antiaerei Stinger: ripianare tali scorte richiederà rispettivamente 5 e 13 anni: troppi, soprattutto tenendo conto che altri conflitti potrebbero esplodere in aree diverse, incluso il Pacifico.
Citando fonti del Pentagono, il New Yorker ha reso noto che gli Stati Uniti non intendono fornire all’Ucraina i lanciarazzi campali multipli HIMARS in grandi quantità a causa del costo (7 milioni di dollari) dei tempi di produzione di nuovi mezzi la limitata ma soprattutto per la difficoltà industriale a far fronte alle commesse di munizioni.
“A fronte di una produzione di 9mila razzi all’anno le forze armate ucraine ne consumano almeno 5mila al mese”, afferma la fonte citata dal giornale.
E bene evidenziare che gran parte dei 20 miliardi di dollari di aiuti militari statunitensi, degli oltre 3 miliardi di sterline forniti da Londra (secondo contributore) e dei 3,1 miliardi di euro forniti dall’Europa all’Ucraina (l’Italia ha speso finora quasi mezzo miliardo di euro secondo l’Osservatorio MIL€X) riguardano mezzi, armi e munizioni prelevati dai magazzini o dai reparti delle forze armate occidentali, che se ne sono privati non senza critiche da parte di molti ambienti militari.
Citando fonti militari francesi, il magazine statunitense Politico ha rivelato a inizio dicembre che in Francia gli stock di munizioni e artiglieria si sono ridotti pericolosamente a causa delle donazioni all’Ucraina mentre fonti militari tedesche riducono oggi ad appena due giorni l’autonomia di fuoco dell’artiglieria in un conflitto convenzionale.
L’ambasciatore polacco alla NATO, Tomasz Szatkowski, ha dichiarato alla radio polacca RMF che “i depositi militari dei paesi della NATO si stanno vuotando a causa degli aiuti all’Ucraina”. Un allarme che potrebbe aumentare i dissidi tra gli alleati considerato che il segretario generale della NATO, Lens Stoltenberg, continua a esortare gli stati membri a trasferire più armi e munizioni possibile a Kiev.
Come ha rivelato all’ANSA un’alta fonte diplomatica alla NATO, all’interno dell’alleanza è in corso “un dibattito” sull’ipotesi di dare carri armati di produzione occidentale a Kiev dopo l’appello in tal senso del ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis.
La questione però, sempre in termini concreti, è dove reperire in Europa tank per l’Ucraina considerato che alcune nazioni NATO hanno rinunciato a mantenere in servizio carri armati e chi ancora ne ha in organico dispone di flotte compresa tra i 150 (l’Italia) o e i 350 (la Germania) esemplari, solo per meno della metà operativi: flotte non cedibili se non si vogliono appiedare gli ultimi reparti corazzati rimasti in Europa. Pochi anche i mezzi in riserva che richiederebbero comunque ampi lavori per tornare a essere operativi.
A Kiev il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha lamentato che la Germania non ha assunto al momento alcun impegno per la fornitura di carri armati Leopard 2 all’Ucraina.
Il 15 dicembre Berlino ha consegnato all’Ucraina missili per il sistema di difesa area IRIS-T, due veicoli corazzati e 30 mila proiettili per lanciagranate da 40 mm, 5 mila munizioni da 155 mm, 4 ambulanze e 18 autocarri. In Belgio, come in altre nazioni europee, le pressioni politiche tese a dare più armi agli ucraini cozzano con le resistenze dei militari che temono di dover domani affrontare un contesto bellico ad alta intensità senza disporre di armi e munizioni.

Manutenzioni oltre confine
Sostenere lo sforzo bellico ucraino diventa difficile anche sul piano logistico poiché la carenza di energia e la devastazione dell’apparato industriale militare ucraino rendono ardue se non impossibili anche manutenzioni e riparazioni.
A Michalovce, in Slovacchia, è stato aperto il centro per le riparazioni delle armi pesanti fornite dalla Germania all’Ucraina, come ha comunicato nei giorni scorsi il generale di brigata Christian Freuding, capo dello Stato maggiore speciale per l’Ucraina presso il ministero della Difesa tedesco. Presso il polo di Kosice verranno riparati, in particolare, i 14 obici semoventi Pzh 2000 che la Germania ha fornito insieme a Olanda e Italia all’Ucraina e che vengono ormai “cannibalizzati” per mantenerne qualcuno operativo secondo testimonianze dirette dal fronte
Il centro in Slovacchia curerà la manutenzione anche dei 5 lanciarazzi multipli Mars e dei 37 semoventi antiaerei corazzati Gepard forniti a Kiev e in futuro anche dei 50 blindati ruotati Dingo di prossima consegna. L’ubicazione del centro logistico oltre i confini ucraini offre garanzie contro gli attacchi russi ma impone lunghi trasferimenti dal fronte dei mezzi da riparare.
Il viceministro della Difesa ceco, Tomas Kopecny, ha annunciato che migliaia di tecnici e operai ucraini delle aziende del settore Difesa lavoreranno negli stabilimenti di produzione di armi della Repubblica Ceca dove la produzione di alcuni sistemi d’arma nell’ambito di progetti comuni dovrebbe cominciare nella prima metà del 2023.
La Svizzera invece si è impegnata a non fornire armi all’Ucraina. “Né al tempo della prima guerra mondiale, né durante la seconda guerra mondiale, abbiamo esportato armi. Non esporteremo armi e non parteciperemo direttamente o indirettamente a un conflitto militare né in termini di armi né con le nostre truppe in Ucraina, Russia o in qualsiasi altra parte del mondo”, ha sottolineato il 12 dicembre il presidente della Confederazione, Ignazio Cassis, aggiungendo che “c’è sempre pressione” sulla Svizzera da parte dei Paesi europei”.

Cancellate il Natale, abortite Gesù, ce lo chiede l’Europa

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Il Natale è cancellato, Gesù è abortito, e la Corte europea per i diritti dell’uomo acconsente, anzi risarcisce colei che aveva profanato la Chiesa urinando sui gradini dell’altare. D’ora in poi, seguendo le direttive dell’Europa e della sua corte suprema, anziché celebrare la Nascita di Gesù Bambino, faremo meglio a celebrarne l’aborto, nel nome dei diritti della donna. E la cancellazione del Natale, grado supremo della cancel culture, con il patrocinio della massima corte europea.

Se dovessi riassumere il senso peggiore del nostro tempo, e racchiudere in un episodio lo spirito capovolto con cui si compendia il corrente e morente anno 2022 alle porte di Natale, dovrei risalire a quell’episodio accaduto in Francia e conclusosi davanti alla corte europea. Dunque, in un infausto giorno del 2013 (lo stesso anno maledetto in cui uno scrittore, Dominique Venner, si suicidò in Notre Dame), una donna in topless, Eloise Bouton, fece irruzione nella chiesa della Madeleine a Parigi, con la scritta sulle spalle “Il Natale è cancellato” e dopo aver mimato l’aborto di Gesù bambino, concluse la sua performance urinando sui gradini dell’altare. I tribunali francesi avevano condannato l’attivista femminista e abortista a una pena pecuniaria e detentiva. Ma la Corte europea dei diritti umani, lo scorso 13 ottobre, ha ribaltato la sentenza del tribunale francese e dopo aver riconosciuto il proposito della donna come “molto nobile” e prezioso per i diritti delle donne, in particolare sul diritto all’aborto, ha “condannato” la Francia a pagare circa 10mila euro per danni morali, e sottolineo morali, più spese legali. Risarcita ed elogiata, con tante scuse dell’Europa.

In verità la stessa corte europea, in sigla CEDU, si era pronunciata in precedenza in modo assai diverso, anzi opposto: una donna aveva equiparato il rapporto sessuale di Maometto con Aicha che aveva allora nove anni, a una forma di pedofilia. La Corte in quel caso riconobbe colpevole la donna di “dolosa violazione dello spirito di tolleranza” perché alimentava un pregiudizio che attentava alla pace religiosa. E la condannò a una pena detentiva e pecuniaria. Fateci capire: se si profana una Chiesa, si urina sull’altare, si inneggia all’aborto di Gesù, è libertà di espressione e merita un elogio; si è invece deplorati e condannati se s’insinua che Maometto il profeta dell’Islam, fu pedofilo (affermazione sconveniente, ne convengo, e non solo perché ferisce credenti islamici ma non tiene conto della differenza di tempi e luoghi, di culture, storie e religioni). Un paese e un continente per millenni cristiano, unito dalla civiltà cristiana, assolve chi profana in Chiesa Gesù Cristo e condanna chi in luogo laico offende la suscettibilità degli islamici. Ma che mondo è?

Torno ai nostri giorni, e paragono questa sentenza assolutoria all’esemplare condanna del tifoso che davanti alle telecamere dette addirittura una pacca sulle chiappe di una giornalista sportiva davanti allo stadio di Empoli: un anno e mezzo di detenzione, diecimila euro di risarcimento alla giornalista offesa e perfino 5mila euro all’ordine dei giornalisti che si era costituito parte civile. E’ un altro tribunale, ma il paragone viene spontaneo: pensate, una pacca sui glutei è peccato mortale e reato atroce mentre la profanazione di una Chiesa, di una Religione, della figura di Gesù Cristo, del Santo Natale, con una serie di atti osceni in luogo sacro, è libertà d’espressione e diritto inviolabile. Capite in quali mani siamo noi europei, a quale Corte sono affidati i Diritti Umani?

E’ un episodio, direte, ma mi sembra il simbolo più rappresentativo, alle soglie di Natale, dello spirito dell’epoca: la giustizia europea è intollerante se trasgredisci al catechismo politicamente corretto ma è compiacente e garantista se profani la religione che ha permeato per millenni la nostra civiltà, che è ancora seguita da milioni di fedeli, che è alle origini perfino degli stessi diritti umani, del rispetto sacro della persona e della vita umana, della solidarietà e della carità…

Con un precedente del genere sarà difficile nella giurisprudenza europea tornare alla realtà, ai principi e al diritto come l’abbiamo conosciuto nei secoli. Ad aggravare la situazione è il silenzio dei media, la rara o inesistente d’indignazione, il freddo e neutrale sguardo da cronisti con cui si è freddamente annotato e archiviato la sentenza.

Tornando alla sentenza natalizia, è spiegato che “lo scopo dell’esibizione a seno nudo” della manifestante, “organizzata secondo le procedure previste dal movimento Femen, era quello di trasmettere in un luogo di culto simbolico, un messaggio relativo a un dibattito pubblico e sociale sulla posizione della Chiesa cattolica su una questione delicata e controversa, ossia il diritto delle donne di avere il libero controllo sul proprio corpo, compreso il diritto d’abortire”. Capite? Avendo applicato la protesta a Gesù bambino, è conseguente il rimprovero alla Madonna di aver accettato, senza batter ciglio, un figlio non voluto e non procreato in una relazione umana, mentre avrebbe dovuto chiamare i gendarmi all’apparizione dell’angelo molestatore, che annunciava la nascita e avrebbe dovuto sporgere denuncia contro Ignoti perché lo Spirito Santo l’aveva ingravidata violando “il libero controllo del proprio corpo”.

Dunque se dobbiamo attenerci fedelmente e scrupolosamente alle direttive europee, quando tornate a casa, trasformate il presepe della Natività in una manifestazione multietnica in favore della libertà di abortire. Celebrate la nascita dell’aborto più che del Bambinello, e vergognatevi della civiltà cristiana, perché se al posto della Natività avesse sancito il Diritto d’Aborto, avremmo un Gesù Cristo in meno nella storia del mondo e duemila anni di diritti della donna in più. E il bue e l’asinello non più costretti dalla bestia umana a star lì a sfiatarsi per giorni e giorni…

La Verità – 22 dicembre 2022

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