Metaverso: la finanza diventa virtuale. Da JPMorgan al primo mutuo

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Le filiali bancarie chiudono nel mondo reale per aprire nel metaverso

di Deborah Ullasci

Ogni giorno sentiamo notizie con gli approdi di qualcosa o qualcuno nel metaverso, dal calcio agli immobili, dall’abbigliamento di lusso alle auto. Ma come nel mondo reale anche nel metaverso c’è qualcosa che ci perseguita: il mutuo bancario. A ricordarci quanto virtuale e reale saranno concetti superflui.

Il primo mutuo nel metaverso

TerraZero Technologies, azienda di Vancouver, ha emesso uno dei primi mutui nel Metaverso. Ad essere importante per loro è la relazione e la fiducia. I mutui e la disponibilità di finanziamenti accelereranno lo sviluppo e l’adozione del Metaverso. Come un’ipoteca su un immobile fisico, il cliente effettua un pagamento mensile fino all’estinzione del prestito, durante il quale il prestatore possiede il bene ma concede al cliente determinati diritti, come lo sviluppo e l’affitto di proprietà sul proprio terreno. Il cliente ha anche accesso immediato per sviluppare sul proprio terreno, pianificare eventiamministrare i mercati digitali e ospitare il proprio ufficio aziendale interno.

TerraZero ha spiegato che i clienti interessati possono guardare e scegliere offerte ed elenchi (inclusi, ma non limitati, a dimensioni del terreno, posizione ed elementi di costruzione di prefabbricati applicabili) sulla loro piattaforma. I clienti di TerraZero che intendono finanziare l’acquisto di immobili virtuali (rappresentati come token non fungibili ) utilizzeranno gli NFT del cliente come garanzia di asset digitali.

Possono anche proporre altri asset NFT mirati per una transazione individuale basata su mutui. Da qui nascerà quindi l’esigenza di un nuovo consulente moderno. Come per un tipico mutuo nel mondo reale, i clienti devono effettuare pagamenti mensili fino al momento dell’estinzione del mutuo. La terra virtuale (NFT) verrà poi completamente trasferita al cliente.

Sta emergendo un’economia completament nuova.

Perchè le persone dovrebbero chiedere un mutuo nel metaverso?

La quantità di terreni e spazio, in un metaverso decentralizzato come Decentraland, è limitato ed il prezzo sta progressivamente aumentando. Se si volesse costruire un gioco, ospitare un evento o avere un negozio, necessiterai di quegli spazi. Queste attività potranno poi creare valore, anche economico, quindi vigono le stesse regole del mercato tradizionale.

Essendo una risorsa scarsa, nel tempo potrebbe diventare più desiderabile e quindi ci sarà la disponibilità a pagare prezzi più alti. Si pensi che già da ora una parcella di terreno su Decentraland costa dagli 8.000 agli oltre 12.000 dollari. Quelli che hanno vissuto bolle immobiliari nella vita reale, potrebbero dire che è una situazione che si ripete. Altri potrebbero dire che la fortuna aiuta gli audaci. Qualunque sia la propria scuola di pensiero su questo, non c’è dubbio che siamo tutti in un nuovo territorio.

Che cos’è Decentreland?

Decentraland è tra le principali piattaforme di metaverso del momento, un mondo virtuale completamente aperto in cui gli utenti sono chiamati a interagire tra loro come in una vita parallela, socializzando e prendendo parte alle attività e all’economia di Genesis City. Decentraland è anche governato da un’organizzazione autonoma decentralizzata (DAO) che consente ai titolari di token di votare sulle politiche all’interno del metaverse.

Questo mondo è composto da 23 Kmdi terreno virtuale suddiviso in 90.601 terreni, ogni terreno ha una sua coordinata (x,y) ed è associato ad un NFT. Una volta che si è proprietari, si possono creare qualsiasi tipo di contenuto: case, palazzi, opere d’arte, videogiochi, eventi, gestire punti vendita: come un vero e proprio mondo, ogni utente può esplorarlo, visitarlo e partecipare agli eventi proposti dagli altri utenti. Oltre ad acquistare terreni si possono acquistare anche beni e servizi.

E se puoi comprare beni e servizi, indovina? Puoi anche produrli e venderli!. Una caratteristica importante del mercato Decentraland quindi è la sua capacità di consentire alla comunità di creare i propri NFT, caricarli e offrirli in questo mercato. Gli acquisti avvengono tramite la loro (cripto)moneta ufficiale chiamata MANA il cui valore cresce in proporzione alla crescita di Decentreland e si possono acquistare o rivendere negli exchange di cryptovalute.

Il valore di una singola unità di Mana ha un valore al momento pari a  2,74 euro. Occorre però precisare che tale valore è in continuo mutamento, dal momento che l’andamento del mercato varia quotidianamente. Basta infatti osservare il valore avuto in passato dal Mana per notare come vi sia stato un picco di 5,27 euro tra novembre e dicembre 2021 per poi calare nuovamente e, tra alti e bassi, stabilizzarsi su circa 3 euro. Rispetto a molte altre valute, il numero dei MANA è “bloccato” numericamente a 2.194.460.527 token, di cui 1.816.935.591 token in circolazione.

La differenza fondamentale tra piattaforme come Second Life e i metaversi blockchain è l’esistenza di portafogli virtuali. I token, oltre a facilitare la creazione della propria economia all’interno del metaverso, consentono di connettere il gioco con il mondo reale. Cioè, consentono a qualsiasi profitto realizzato all’interno di questi mondi virtuali di essere immediatamente convertito in denaro per il mondo reale. Se sei curioso di capire come è fatto questo nuovo mondo, ti basterà andare su questo link: https://play.decentraland.org/

JPMorgan è la prima banca tradizionale nel metaverso

A poche settimane dall’annuncio del primo mutuo, arriva la notizia dell’apertura della prima banca tradizionale nel metaverso, e non una qualsiasi, tra le più grandi banche mondiali: JPMorgan, che sigilla così il passaggio da moda del momento a realtà da esplorare.

Si proprio JPMorgan, quella banca il cui amministratore delegato è stato uno degli scettici più espliciti di Wall Street nei confronti del bitcoin e delle relative risorse digitali.

I motivi che hanno spinto JPMorgan a entrare nel Metaverso sono essenzialmente due, ovvero il recente aumento dei prezzi dei terreni digitali in Metaversi come Decentraland il cui prezzo medio per un appezzamento di terreno virtuale è raddoppiato in soli sei mesi l’anno scorso, passando da 6.000 dollari a giugno a 12.000 dollari a dicembre (secondo il rapporto Onyx) ed il contemporaneo successo di molte aziende dell’intrattenimento nel virtuale. I marchi più importanti al mondo stanno contribuendo acquistando spazi in modo da poter creare negozi virtuali e altre nuove esperienze monetizzabili.

Al contempo, però, JP Morgan è attenta anche ad illustrare le discrepanze tra l’entusiasmo creato attorno al Metaverso e la realtà dei fatti, spiegando che quest’ultimo deve ancora migliorare sotto diversi aspetti. Secondo JP Morgan il Metaverso rappresenta un mercato da 1 trilione di dollari che, nei prossimi anni si infiltrerà in ogni settore.

Non ci sono dubbi che JP Morgan veda in questa realtà virtuale un importante opportunità di mercato che con gli anni continuerà a diventare sempre più presente nella vita degli utenti. Durante la sessione pre-market di mercoledì le azioni di JPMorgan erano in calo dello 0,14%; al momento della pubblicazione, il token nativo di Decentraland, MANA, era in rialzo giornaliero del 6,9% a 3,27 dollari.

Questa economia di proprietà democratica – ha affermato JP Morgan nel suo rapporto – unita alla possibilità di interoperabilità, potrebbe sbloccare immense opportunità economiche, per cui beni e servizi digitali non sono più vincolati a una singola piattaforma o marchio di gioco.

Da una prospettiva sociale, lo sviluppo di esperienze virtuali più coinvolgenti sta aiutando le persone a costruire comunità basate su valori condivisi e a potersi esprimersi in modi nuovi e diversi.

Conclusioni

Se prima poteva essere dubbia la crescita e lo sviluppo del Metaverso, ora l’unica domanda è quando questa verrà consolidata. A questo proposito sarà necessario valutare quello che sarà il reale impatto del metaverso sulla vita delle persone. Non tutti potrebbero essere pronti ad un cambiamento epocale che avrà con tutta probabilità lo stesso impatto che hanno avuto a loro tempo la rivoluzione di Internet e l’affermarsi dell’ecosistema mobile.

Attualmente, tuttavia, il metaverso è ancora afflitto da una scarsa esperienza dell’utente, limitate prestazioni degli avatar e ci sono ancora questioni salienti come sulle normative e sulle tasse sempre più urgenti da affrontare in un settore che sta diventando sempre più attrattivo.

Aziende come Meta, Apple, Google e Microsoft potrebbero investire nel metaverso oltre 50 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni e, con il progressivo consolidamento delle nuove tecnologie ed esperienze, il ritmo degli investimenti andrà probabilmente ad aumentare parallelamente al numero degli utenti, o forse meglio chiamarli abitanti.

Deborah Ullasci, 18 febbraio 2022

Geopolitica economica del mondo multipolare

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di Giacomo Gabellini

Fonte: Giacomo Gabellini

Nel 2021, l’interscambio commerciale tra Cina e Russia si è attestato a 146,8 miliardi di dollari, con un aumento del 35% rispetto al 2020, in previsione di raggiungere quota 200 miliardi entro il 2024. La quota russa del fatturato commerciale complessivo di Pechino ammonta attualmente a circa il 2%, mentre dal punto di vista di Mosca la Repubblica Popolare “pesa” per oltre il 18%. Nel corso del Forum Economico di San Pietroburgo tenutosi lo scorso giugno, la società russa Novatek ha siglato con lo Zhejiang Provincial Energy cinese un accordo per la fornitura di una quantità di gas naturale liquefatto non inferiore al milione di tonnellate all’anno per il prossimo quindicennio. Le consegne verranno espletate attraverso l’Arctic Lng-2, il colossale impianto da 21 miliardi di dollari messo in cantiere da Novatek subito dopo l’aggiudicazione dei diritti di parte assai ragguardevole dei giacimenti presenti nell’area polare e recentemente ultimato grazie  anche al credito da 9,5 miliardi di dollari accordato all’azienda energetica da un consorzio bancario che riunisce istituti russi e cinesi. Nonché giapponesi, la cui disponibilità a partecipare al cofinanziamento del progetto è stata fortemente indotta dal governo di Tokyo in quanto Arctic Lng-2 «unirà in maniera ancora più stretta il Giappone e la Russia», come dichiarato dal ministro dell’Industria nipponico Hiroshige Seko. Del resto, ha evidenziato l’ufficio stampa di Novatek, l’80% della produzione di gas naturale liquefatto prenderà la via dell’Asia ponendo la Federazione Russa nelle condizioni di ergersi a gigante planetario anche nel settore del Gnl, attualmente dominato dagli Usa grazie allo shale.
Allo stesso tempo, Arctic Lng-2 risponde alle esigenze russe in materia di diversificazione delle destinazioni dell’export, che continueranno in ogni caso a indirizzarsi in maniera sempre più massiccia verso la Cina. Lo si evince dai colloqui telefonici risalenti allo scorso dicembre, nell’ambito dei quali Vladimir Putin ha discusso con Xi Jinping e il presidente mongolo Ukhnaagiin Khurelsukh le modalità di realizzazione di un gasdotto parallelo al già esistente Power of Siberia destinato a raddoppiare il volume delle attuali forniture di metano che la Russia garantisce alla Cina. La conduttura, messa in cantiere da Gazprom, ha evidenti implicazioni di natura geopolitica e strategica, non solo perché progettata per attingere agli stessi giacimenti della penisola siberiana di Yamal da cui si approvvigiona l’Europa, ma anche perché perfettamente funzionale al programma cinese di riduzione del volume di importazioni di Gnl via mare (lo stretto di Malacca è uno dei colli di bottiglia maggiormente battuti dalla marina militare Usa)  ed alleggerimento della dipendenza dal carbone. Più specificamente, Pechino ambisce a imporre il gas come principale fonte di combustibile entro il 2050 e a raggiungere un volume di consumo metanifero annuo di 620 metri cubi entro il 2040. Entro il 2022, invece, dovrebbe essere inaugurato il ponte ferroviario che connette la metropoli cinese di Tongjiang con la città russa di Nižneleninskoye sviluppandosi al di sopra delle acque dell’Amur. Nel marzo del 1969, il suo affluente Ussuri era finito al centro di una pericolosa crisi tra le due nazioni scatenata dall’attacco portato da un manipolo di soldati cinesi a un manipolo guardie di frontiera sovietiche di stanza sulle rive del fiume.

Cartelle esattoriali. Basta oneri di riscossione

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di Lorenzo Palma

Un addio atteso e puntualmente arrivato: Niente più oneri di riscossione, 3% o 6% delle somme iscritte a ruolo per pagamenti rispettivamente entro o oltre i sessanta giorni. E non è tutto: perché ora viene eliminata anche la quota pari all’1% delle somme iscritte a ruolo per le ipotesi di riscossione spontanea.

Lo dice la legge di Bilancio 2022: e tali somme saranno a carico del bilancio dello Stato. Queste le novità contenute nel nuovo modello di cartella di pagamento per i carichi affidati all’Agente della riscossione a partire dal 1 gennaio 2022, approvato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini.

E per il debitore cosa ci sarà? A suo carico, recita ancora la legge, resteranno, invece, le spese relative alle procedure esecutive e cautelari e le spese di notifica della cartella di pagamento e degli eventuali ulteriori atti di riscossione. C’è da dire però che la stessa legge indica che i carichi affidati fino al 31 dicembre 2021 gli oneri di riscossione continueranno ad essere dovuti nella misura e secondo le ripartizioni previste dalle previgenti disposizioni di legge.

Dunque tutti gli agenti della riscossione dovranno utilizzare il nuovo modello per le cartelle relative ai carichi affidatigli a partire dal 1 gennaio 2022, mentre per quelle relative ai carichi affidati fino al 31 dicembre 2021 dovrà essere utilizzato il modello approvato con il provvedimento del 14 luglio 2017, indipendentemente dalla data di notifica della cartella di pagamento che potrà avvenire anche successivamente al 31 dicembre 2021.

Come indicato nel provvedimento datato 17 gennaio, nelle cartelle esattoriali spariscono alcune voci aggiuntive che, commisurate alla somma dovuta, contribuivano a far salire l’importo del debito accumulato. Nello specifico: viene abolita la quota oneri di riscossione fissa del 3 per cento delle somme iscritte a ruolo, in caso di pagamento entro il sessantesimo giorno dalla notifica della cartella di pagamento e del 6 per cento delle somme iscritte a ruolo e dei relativi interessi di mora in caso di assolvimento del debito oltre il suindicato termine di legge.

In caso di riscossione spontanea, effettuata ai sensi dell’articolo 32 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, non è più dovuta, dal debitore, la quota pari all’uno per cento delle somme iscritte a ruolo. Mentre la quota a titolo di spese esecutive per le eventuali attività cautelari ed esecutive per il recupero delle somme insolute; e la quota a titolo di spese di notifica della cartella di pagamento e degli eventuali ulteriori atti di riscossione, restano a carico del debitore.

Lorenzo Palma, 20 gennaio 2022

Fonte: https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/economia/cartelle-esattoriali-basta-oneri-di-riscossione/

la Cina contro gli USA anche nella politica monetaria

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La Cina sta aprendo i cordoni della propria borsa monetaria e sta fornendo uno stimolo all’economia, soprattutto al settore immobiliare, molto elevato e chi va in contrasto con la stretta in preparazione negli Stati Uniti. I segnali di questo movimento sono almeno tre:

1. La Cina ha fornito maggiore sostegno al mercato immobiliare. I responsabili politici hanno chiesto alle banche di aumentare i prestiti immobiliari nel primo trimestre e hanno allentato una restrizione chiave del debito per gli immobiliaristi. Questo fa parte del più ampio cambiamento politico volto a dare la priorità alla stabilità economica quest’anno. Sebbene il mercato del credito rimanga fragile, i titoli immobiliari sono saliti ai massimi da luglio

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2. L’allentamento della Cina è in contrasto con gli Stati Uniti, dove la Fed ha intrapreso una delle svolte restrittive  della storia recente. I Treasury statunitensi, i titoli di stato a stelle e strisce, hanno avuto il peggior inizio di un anno da decenni, poiché i verbali della Fed hanno suggerito che la banca centrale potrebbe liquidare il proprio bilancio subito dopo aver alzato i tassi.

Il rapporto sul lavoro USA  di venerdì ha mostrato che il tasso di disoccupazione è sceso al di sotto del 4%, cementando le aspettative per il primo aumento dei tassi a marzo. Il rapporto sull’inflazione di questa settimana potrebbe aumentare la vulnerabilità del mercato obbligazionario. La divergenza politica tra Stati Uniti e Cina ha portato il loro differenziale di rendimento al livello più basso dal 2019. Questo perché la fine del QE spinge i tassi americani verso l’alto, mentre la politica espansiva monetaria cinese li spinge verso il basso, portandoli quasi allo stesso livello.

3. La rigida strategia anti Covid di Pechino aggiunge rischi al ribasso per l’economia. Essendo una delle ultime tattiche che tendono al “Covid Zero” al mondo, la Cina ha adottato misure rigorose per frenare la diffusione del virus, incluso il blocco di circa 13 milioni di residenti a Xi’an. I viaggi sono stati penalizzati, con un calo dei passeggeri aerei durante il lungo weekend dell’1-3 gennaio in calo del 27% rispetto a un anno fa, secondo quanto riportato dall’emittente statale CCTV. Questo quindi rende probabile è necessaria la prosecuzione della politica monetaria espansiva da parte della banca centrale cinese (PBOC).

Fonte: https://scenarieconomici.it/la-cina-contro-gli-usa-anche-nella-politica-monetaria/

Distruzione immobiliare: la UE fa parziale marcia indietro e scarica la patata bollente agli stati

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L’Unione Europea ha fatto una parziale retromarcia sulla casa: il divieto di vendita e di locazione degli immobili non in classe A o B scatterà dal 2030, ma solo per gli immobili nuovi, secondo le bozze della proposta che sarà presentata dalla commissione solo oggi.

Un  bel passo indietro rispetto alle prime proposte, volute dai verdi, che parlavano di un divieto esteso a tutti gli immobili civili, e che avrebbe messo praticamente fuori legge nove milioni d’immobili italiani, o 80% del nostro patrimonio immobiliare. Pare che si parli di un fondo ad hoc da 150 miliardi, per tutta la UE per facilitare la ristrutturazione degli immobili, ma non facciamoci troppe illusioni: a noi ne spetterà una parte secondaria e, comunque, sono sempre soldi nostri che provengono dalle nostre tasche.

Intanto comunque c’è un fortissimo incentivo, pagato dalle nostre tasche, alla ristrutturazione immobiliare con finalità energetica: gli enormi prezzi del gas naturale da riscaldamento che si portano dietro enormi costi di elettricità,

Una crescita del prezzo di ben oltre sette volte rispetto allo scorso gennaio. Non si tratta di un evento causale, ma provocato e voluto, e per capirlo basta confrontare i prezzi USA

La crisi energetica europea è provocata da:

  • mancati investimenti nelle fonti fossili tradizioni,
  • il forzato accelerato spostamento dal carbone, senza avere un’alternativa adeguata;
  • l’utilizzo di fonti “Green”, eolico etc, senza un’adeguata infrastruttura di accumulo, che mette il prezzo dell’energia nelle mani del vento, letteralmente;
  • lo scontro con la Russia e la mancata omologazione del Nord Stream 2, che lascia il prezzo del gas in balia delle notizie quotidiane di politica estera.

Quindi state già tutti pagando una pesante tassa europea sull’immobile, mascherata da bolletta della luce e del gas. Il governo fornisce solo dei pannicelli caldi, perché il sistema di  calcolo dei prezzi dell’elettricità, basato sul gas naturale, non può essere modificato per non infastidire la Germania.

Per questo motivo potete si ora festeggiare, ma non troppo. State già pagando la vostra patrimoniale.

Fonte: https://scenarieconomici.it/distruzione-immobiliare-la-ue-fa-parziale-marcia-indietro-e-scarica-la-patata-bollente-agli-stati/

Dopo il covid, il virus dell’inflazione ritorna e si espande

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di Luigi Tedeschi

Fonte: Italicum

L’inflazione, già invocata per anni dalla crisi del 2008, è infine arrivata insieme con la ripresa post – pandemica. E’ tornato, dopo il covid, il virus dell’inflazione, che rischia di contagiare tutto il mondo. Nella fase pre covid, nella UE, nonostante le erogazioni di liquidità della BCE, deliberate prima da Draghi e poi da Lagarde, l’inflazione non era mai riuscita a stabilizzarsi ai livelli prefissati del 2%. In Europa cioè, la ripresa dal 2008 in poi non si era dimostrata sufficiente per superare la lunga fase deflattiva generata dalla recessione.
Era comunque da considerarsi fisiologica la comparsa dell’inflazione nella fase post pandemica, a seguito di una ripresa della produzione non ancora sufficiente a coprire l’eccesso di domanda determinatosi in virtù della massa di liquidità erogata dalle banche centrali a sostegno di famiglie e imprese colpite dalla pandemia. Si prevedeva però che la comparsa dell’inflazione sarebbe stata temporanea e che essa sarebbe stata assorbita rapidamente dalla crescita dell’economia con la ripresa post – pandemica. Tuttavia tali previsioni sembrano essere state smentite dal perdurare dell’ondata inflattiva. Il presidente della FED Jerome Powell al Senato americano ha dichiarato: “È il momento di rinunciare all’aggettivo ‘transitoria’ riferito all’inflazione”. Negli USA il tasso di inflazione si attesta al 6,2%, un record negli ultimi 30 anni. Nell’area euro il tasso di inflazione medio è salito dal 4,1% di ottobre al 4,9% di novembre, con la punta massima del 6% in Germania, mentre in Italia si attesta al 3,8%, che è comunque la più alta percentuale registratasi dal 2008.
Tra le cause del fenomeno inflattivo si rileva l’eccesso di domanda in una fase di ripresa produttiva ancora limitata, il rincaro dei prezzi delle materie prime, l’aumento dei costi nel settore immobiliare e la prolungata carenza di forniture nelle economie avanzate. Secondo le previsioni del FMI, l’inflazione crescerà ancora nei prossimi mesi per poi ridursi a metà 2022 al 2%: “Le nostre previsioni sono per un picco dell’inflazione annuale nelle economie avanzate al 3,6% in media nei mesi finali di quest’anno, prima di regredire nella prima metà del 2022 al 2%, in linea con gli obiettivi delle banche centrali. I mercati emergenti vedranno aumenti più rapidi e l’inflazione raggiungerà il 6,8% in media, per poi scendere al 4%. Le proiezioni, però, sono accompagnate da una considerevole incertezza e l’inflazione potrebbe restare elevata più a lungo”. Da tali previsioni emergono però fondati motivi di incertezza riguardo agli sviluppi della crescita economica nel quadro globale. Il FMI rileva inoltre che i prezzi dei prodotti alimentari, aumentati con la pandemia del 40%, sono destinati ad incidere particolarmente nelle economie dei paesi in via di sviluppo, in cui la spesa alimentare costituisce la percentuale largamente maggioritaria dei consumi.
Questo repentino riaccendersi della spirale inflattiva è dunque assai preoccupante, per la sua incidenza su economie che non hanno ancora recuperato i livelli di Pil della pre – pandemia. Aggiungasi inoltre che l’economia europea già prima della pandemia non era riuscita a recuperare i livelli di crescita anteriori alla crisi del 2008.
L’emergere di una inflazione “non transitoria”, come affermato da Powell, richiederà dunque l’attenuarsi, se non la cessazione, delle misure espansive e si prospetta negli USA una accelerazione del “tapering”, la diminuzione progressiva cioè degli acquisti di titoli da parte della FED. Allo stato attuale nella UE, la BCE ha adottato un atteggiamento ispirato alla prudenza: si giudica prematuro il taglio dei sostegni fiscali in una fase economica di ripresa dominata dall’incertezza. Ma è comunque avvertito il rischio di una ondata inflattiva prolungata che potrebbe pregiudicare la ripresa. E’ altresì evidente che un taglio drastico delle misure espansive negli USA, accompagnato dall’aumento dei tassi di interesse, coinvolgerebbe anche l’Europa, data la interdipendenza delle economie su scala globale. E’ tuttavia prevedibile che le attuali leggi bilancio espansive non potranno essere replicate dal 2023 in poi, con il concreto rischio per la UE di un ritorno a politiche di austerity che avrebbero effetti devastanti su una ripresa ancora fragile.
L’aumento dei tassi determinerebbe infatti l’ulteriore espandersi del debito pubblico degli stati (in particolare dell’Italia, il cui debito è pari al 157% del Pil), già incrementatosi a dismisura nella fase pandemica. Una inflazione prolungata inoltre, comporterebbe la svalutazione dei fondi europei del Pnrr, i cui effetti sugli investimenti verrebbero gravemente compromessi.
In Italia non saranno certo gli sconti fiscali della recente riforma, né i fondi stanziati per far fronte al caro – bollette, a compensare la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni che verrà decrementato dal rincaro di prezzi e tariffe. Afferma Luca Ricolfi in un articolo su “La repubblica” del 01/12/2021: “Per capire perché, dobbiamo fare i conti con il convitato di pietra del dibattito sulla legge di bilancio: l’inflazione. Se ne parla ancora poco, ma la realtà è che già oggi l’inflazione ha rialzato la testa (+3,8%, secondo le ultime stime dell’Istat) e nessuno sa ancora se il rialzo sarà temporaneo o permanente. Ma, a parità di altre condizioni (ossia: se i redditi nominali restano fermi), una inflazione anche solo del 3% significa una perdita di potere di acquisto di circa 30 miliardi, che assorbirebbe completamente gli 8 miliardi di sgravi promessi. Siamo come commensali che litigano sugli antipasti, senza accorgersi che qualcuno si sta portando via il resto del pranzo”.
Questa ondata di inflazione incombe peraltro su di un paese devastato, oltre che dalla pandemia, dalle sciagurate politiche deflattive dell’austerity, che hanno determinato l’accentuarsi progressivo delle diseguaglianze, la precarietà del lavoro, fratture sociali insanabili, tagli drastici del welfare.
Nonostante le politiche espansive messe in atto dalla BCE per far fronte alla crisi pandemica e le previsioni di crescita del Pil italiano per il 2021 del 6,3%, a novembre si è registrata una flessione dell’indice di fiducia dei consumatori, a causa del clima d’incertezza riguardo alle attese legate all’evolversi della situazione economico – sociale italiana. Permane dunque una percezione negativa nella popolazione riguardo al futuro dell’Italia. Tale orientamento, pessimistico nella sostanza, incide negativamente sulla propensione al consumo a sugli investimenti. Occorre tener conto peraltro che l’Italia è più povera rispetto al 2007 e la sfiducia induce a contenere i consumi, alimentando anche la propensione al risparmio (almeno per quella parte sempre più esigua della popolazione che dispone ancora di quote di reddito da destinare al risparmio). Sugli stessi investimenti incombe l’incertezza delle prospettive economiche. Per i mutui di nuova concessione si registra infatti l’incremento del tasso medio di interesse dall’1,25% del 2020 all’1,42% del 2021. Tale rialzo dei tassi è dovuto ad una politica bancaria volta a cautelarsi rispetto agli eventuali aumenti dei tassi che si verificherebbero qualora l’ondata inflattiva si protraesse nel tempo.
Gli aumenti delle tariffe non saranno certo temporanei. Infatti, al di là della crisi pandemica, si verificherà nel tempo un aumento progressivo del consumo di elettricità. Con la transizione ambientale, le auto elettriche sostituiranno quelle a diesel e benzina. E’ documentato che se oggi tutte le auto in circolazione a Milano fossero elettriche, non si sarebbe più in grado nemmeno di accendere un interruttore della luce. Occorrerà pertanto produrre grandi quantità di energia elettrica aggiuntiva. Ma al momento, non si sa come e a quale prezzo. La transizione ambientale verso le energie rinnovabili richiederà tempi lunghi e l’impiego di ingenti risorse pubbliche e private. Ma a quali costi, per una popolazione già depauperata da decenni di crisi economiche e pandemiche? Quanto potranno incidere i nuovi investimenti su una crescita economica oggi fragile e precaria? Domande allarmanti cui nessuno fornisce risposte adeguate.
L’inflazione tuttavia potrà incidere positivamente sul peso degli interessi del debito pubblico. A tal riguardo, così si esprime Luca Ricolfi nell’articolo de “La Repubblica” sopra citato: “La seconda ragione per cui ritengo verosimile, almeno nel breve periodo, il permanere di un’inflazione elevata, è che l’inflazione stessa è un formidabile strumento per alleggerire il peso del debito pubblico. L’inflazione, prima o poi, trascina con sé un aumento dei redditi monetari, che gonfia il Pil nominale e così contribuisce a ridurre il rapporto debito – Pil, da cui dipende la sostenibilità dei nostri conti pubblici”.
Occorre comunque rilevare che il costo dell’inflazione ricade sui cittadini, specie sulle fasce più deboli, che subiranno rilevanti decurtazioni su salari e risparmi. L’inflazione determina inoltre un incremento solo monetario dei redditi e pertanto può produrre, in termini reali, un aumento della pressione fiscale (fiscal drag), qualora non si provveda ad una costante rimodulazione delle aliquote fiscali. Un esempio paradigmatico del costo dell’inflazione sostenuto dai lavoratori ci viene fornito dagli effetti prodotti dalla soppressione della scala mobile avvenuta nel 1992 con il governo Amato. Fu infatti soppresso il meccanismo di adeguamento delle retribuzioni alle variazioni dell’indice dei prezzi al consumo, al fine di eliminare la spirale inflattiva. Ma al blocco delle retribuzioni non corrispose il congelamento dei prezzi e pertanto, furono solo i redditi dei lavoratori a subire l’erosione del potere d’acquisto delle retribuzioni determinato dall’inflazione.
L’incombere dell’ondata inflattiva metterà nuovamente in luce i guasti e le contraddizioni interne del sistema neoliberista. Dalla crisi del 2008 il sistema ha potuto perpetuarsi in virtù delle politiche di espansione illimitata della liquidità messe in atto dalle banche centrali e dei tassi a zero, se non in territorio negativo. Qualora per combattere l’inflazione si facesse ricorso a politiche di restrizione della liquidità con contemporaneo aumento dei tassi di interesse, potrebbero manifestarsi crisi strutturali non governabili.
Lo stesso aumento vorticoso delle materie prime e la crisi della produzione della componentistica, sono fenomeni legati alle catene di fornitura geograficamente assai estese (specie in Asia), in virtù della delocalizzazione industriale e alla scarsità di scorte imposta dalla logica di massimizzazione del profitto.
Nella stessa UE, la Germania, che già invocava il ripristino del patto di stabilità, potrebbe essere indotta, (sull’onda emotiva di una popolazione assai sensibile alla crescita dell’inflazione, dati i precedenti storici),  con il manifestarsi di una ondata inflattiva al 6% al ritorno alle politiche di austerity. Tuttavia, la crisi dei chip, che ha determinato un calo di produzione nel settore dell’auto del 18%, facendolo retrocedere ai livelli del 1975, potrebbe dar luogo ad una crisi destinata ad incidere sulla stabilità interna e dell’Europa stessa.
In un futuro dominato dalla incertezza, se non dal panico, prevedibili crisi e conflittualità vecchie e nuove, potrebbero verificarsi alla lunga trasformazioni strutturali di un sistema neoliberista, non in grado di generare nuove forme di sviluppo e già peraltro rivelatosi iniquo e fallimentare.

Apostolato cattolico: Amato in Spagna, Castagna a Telenuovo

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di Lucia Rezzonico

Continua l’apostolato pubblico dei nostri principali punti di riferimento. Da un lato, prosegue il tour spagnolo dell’ Avv. Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita e nova Civilitas, che porta in numerose chiese di Madrid, Barcellona e oltre, le sue conferenze sulle radici cristiane dell’Europa in questo periodo difficile dovuto alla pandemia.

Per ulteriori informazioni e foto: https://www.facebook.com/AvvocatoGianfrancoAmatoFanpage/?__cft__[0]=AZW3N9-O0KNaT4Zh4gTp8Ie2zOG14bTRyltApT2F6E2oE8NTn0w_FZ3TkfhEuHluKy-6_Viu-djor1rtT7IVI_fn1eykONW3OThRTDkWQh8jbGKd4T4Wq5wj3GOWHnE8kPE5STbsoT9pcG661di1f70y&__tn__=-UC%2CP-R

 

Dall’altro, il nostro Responsabile Nazionale Christus Rex Matteo Castagna riprende con le partecipazioni televisive e/o radiofoniche:

  • Telenuovo – Rosso&Nero condotto da Mario Zwirner il 03/12/2021 in collegamento Skype dal suo studio di casa, per commentare l’attualità (in studio l’Eurodeputato della Lega Mara Bizzotto e la Consigliere Comunale del Pd di Verona Elisa La Paglia): https://play.telenuovo.it/rosso-e-nero/tit-13154299
  • TelenuovoDestra&Sinistra condotto da Mario Zwirner il 04/12/2021 in studio con Etta Andreella del Partito Democratico, per commentare la posizione di una commissaria europea che avrebbe voluto eliminare gli auguri di Buon Natale, i nomi di Maria e Giuseppe per essere inclusivi verso i non credenti e per parlare di obbligo vaccinale: https://play.telenuovo.it/destra-e-sinistra/tit-13156529

Per ulteriori informazioni e foto: https://www.facebook.com/Traditio.Italia/?__cft__[0]=AZWoAyY8DTUauNEdkRb6epQuFFkLvx64ZHxbX9rGI9js7j6Q0AD91LR7E5cv8TkPwD4EW6fnW3bFUxBkT2Pp7PDZp-MOZHU_IrnpCJgZLTQNcpKBnijPrujzzIbX0UHOic_rwR0dYauq-puLv04Ouc2o3XUqJpX46cJSfKG-X8YABQ&__tn__=-UC%2CP-R

7 libri imperdibili su banche, usura e moneta

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7 libri imperdibili su banche, usura e moneta, è questa la proposta di Gingko Edizioni di Verona.

In questo bundle troverai 7 libri imperdibili:

  • L’economia spiegata facile
  • Usurai, vil razza dannata
  • PIIGS
  • La tirannia nascosta nei nostri soldi
  • Prediche nel deserto
  • Usurocrazia svelata
  • Storia delle banche centrali

L’economia spiegata facile

È il best seller della casa editrice, che è stato best seller anche su Amazon.

È stato premiato con il Diploma d’onore della giuria del concorso Milano international e con il Marchio di qualità al Concorso Microeditoria di qualità.

riconoscimenti e premi al libro di economia spiegata facile

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12 errori d’investimento da evitare dopo i 50Fisher Investments Italia

Vendute oltre 6.000 copie ha raggiunto le due edizioni e le quattro ristampe.

dettaglio del libro di economia spiegata facile

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In un sistema finanziario iniquo e disonesto le banche private conieranno il denaro per il loro guadagno personale. Le società organizzate per la produzione saranno sotto al loro dominio.


PIIGS

È ispirato al celebre docufilm campione di incassi e di programmazioni nei cinema per la sua categoria.

Il libro svela il backstage e tutto ciò che non è riuscito a dire nel film.

PIIGS

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Il debito nazionale non può avere un tetto massimo. Imporre un tetto al debito è un’assurdità, perché provocherà deflazione e alla fine non vi sarebbero più soldi in giro.

Prediche nel deserto

Una raccolta di articoli di Paolo Barnard scritti dal 2008 sino al giorno prima della fine del mandato di Mario Monti, il 28 aprile 2013. Si tratta di politica internazionale, nazionale ed economia.


 

Usurocrazia svelata

Chi controlla l’emissione del denaro possiede un’arma di potenza inaudita. Chi lo può produrre dal nulla può anche comprare sia beni materiali che tutti quegli uomini che son pronti a vendersi, in spregio a ogni morale. Conoscere il potere dell’usura è il passo obbligato per creare una società prospera e giusta.


Storia delle banche centrali

Stephen Mitford Goodson è nato in Sud Africa, dove s’è laureato in Legge, Filosofia ed Economia.

Entrò nel mondo della finanza e nel 2003 ricoprì la carica di direttore della South African Reserve Bank, con l’ambizione di voler trasformare il mondo della finanza sudafricana.

Ha pubblicato una dozzina di libri, spesso creando fortissime controversie.


Gingko Edizioni ha riservato un prezzo speciale ai lettori di Scenarieconomici.it, ma per un PERIODO LIMITATO.

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