Lo Spettro delle Elezioni si aggira sull’Italia

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A Dio piacendo si voterà Domenica 25 Settembre 2022

di Alfio Krancic

Le dimissioni di Draghi e la sua uscita di scena, hanno causato un’ondata di emozione e di dolore senza precedenti fra le élite atlantiste, eurocratiche e globaliste. Lamentazioni e gemiti si sono levati alti verso il cielo. Sull’Italia e su coloro che hanno causato la caduta del Santo Banchiere sono state auspicate le 10 piaghe d’Egitto. Da Bruxelles la Von der Leyen ha lanciato una fatwa, accompagnata da maledizioni e profezie di sventura. Altri augurano al nostro paese, come sommo castigo, uno spread impazzito e fuori controllo. Gli oligarchi di Bruxelles hanno previsto per l’Italia “pianto e stridor di denti“, sciagure e miseria. e morte.

Tutti i rappresentanti delle euro-oligarchie, hanno tessuto lodi sperticate verso lo scomparso Supermario e si sono uniti alle condoglianze per l’immensa perdita. Giornalisti singhiozzanti e con le lacrime agli occhi hanno intonato un “Magnificat” laico verso il Dimissionario. Paolo Mieli, con grande sprezzo del ridicolo, è arrivato a definire “sublime” il discorso finale al Senato di Draghi. Pare infine che Mattarella, padrino del fu PdC, si aggiri nella sua reggia ovattata e silenziosa, per i solitari corridoi, fra corazzieri silenti, invocando fra le lacrime il nome del perduto Draghi.

Fonte: https://alfiokrancic.com/2022/07/21/lo-spettro-delle-elezioni-si-aggira-sullitalia/

 

“Lo stupido fa male”. L’attacco di Tremonti a Draghi: “Chi di spread colpisce…”

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di Redazione

Negli Stati Uniti un comitato di affari pienamente legale si chiama lobby. In italia, il termine viene spesso associato a consorterie mafiose o a forme para – massoniche o, comunque, a qualcosa di poco chiaro e poco pulito. L’Aspen Institute Italia, presieduta dal Prof. Giulio Tremonti, non è una massoneria ma una lobby di imprenditori del privato e del pubblico, allargata ad intellettuali e politici, che collabora con le Istituzioni. Oggi, come qualche anno fa, Giulio Tremonti è inviso a tutti i poteri forti nazionali ed all’attuale politica, perché dice la verità e non si fa ingabbiare nelle perverse logiche del Pensiero Unico, soprattutto in materia economica. (n.d.r.)

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L’ex ministro dell’Economia molto duro contro il premier dimissionario. E gli rinfaccia la lettera del 2011 al governo Berlusconi

Al professor Giulio Tremonti quella famosa lettera di Trichet e Draghi dalla Bce all’Italia, che portò alle dimissioni dell’allora governo Berlusconi, non è affatto piaciuta. Si capisce. E l’ha detto a più ripetizioni. Oggi, il giorno delle dimissioni del premier, Tremonti è tornato a parlare di quei giorni e ha lanciato più di una dura stoccata a Supermario.

Nel suo intervento a Omnibus su La7, l’ex ministro dell’Economia c’è andato giù duro. Ha criticato l’esperimento di unità nazionale con un capo di governo che è lì proprio perché non eletto. Ha definito l’esecutivo Draghi “discontinuo”. Ha definito “non razionale” il discorso di Draghi al Senato, fatto come se avesse avuto di fronte l’intera legislatura. “La seconda legge di Cipolla dice: ‘lo stupido fa male agli altri senza far bene a se stesso’. E questa legge – assicura Tremonti – si applica a chi (Draghi, ndr) ha letto questa frase: ‘Sono qui perché e solo perché gli italiani lo hanno chiesto’”.

Il professore ha poi virato l’attenzione sulla situazione economica che si prospetta di fronte al futuro dell’Italia. Secondo Tremonti i problemi c’erano prima e ci saranno dopo. Nulla di nuovo sotto il sole, anche se bisognerà fare molta attenzione all’inflazione che rischia di “rovinarti la vita”. “Noi siamo un’economia che trasforma e il buco sull’energia impatta molto sulla nostra industria – insiste – e quindi impatta anche sul lavoro e sull’occupazione”.

Questo tema Tremonti lo usa per togliersi alcuni sassolini dalle scarpe nei confronti di Draghi. “Per capire quello che sarà bisogna capire da dove si viene – dice l’ex ministro – a proposito di compiti a casa: nel maggio del 2011, dopo essere stato dal governo italiano alla Bce, il governatore della Banca d’Italia Draghi scrisse che la gestione del pubblico bilancio era prudente“. Un mese dopo, però, salito al board della Bce, insieme a Trichet invierà “una lettera devastante” che Tremonti non teme di definire un “colpo di Stato“. “I numeri italiani erano relativamente buoni e sotto controllo”, eppure quella lettera ruppe – per favorire Germania e Francia – il principio della solidarietà europea. “Il dramma è stato questo: sulla finanza globale non vennero messe regole. Dissero che non servivano e che il meccanismo funzionava grazie al financial stability board presieduto nel 2009 dal governatore italiano Mario Draghi. Dal 2011 in poi la crisi viene superata in Usa e Ue stampando moneta. Ma in America resta forte la politica, mentre in Europa la politica cede alla Banca centrale. Hanno stampato una quantità astronomica di moneta: quando c’ero io i conti erano in bilion, oggi si fanno in trilion. Che è la cosa più simile ai fantasiliardi di Paperone. È fuori controllo”.

Poi l’affondo finale: “Dal 2012, da Draghi in poi, alla Bce sono state violate le due regole fondamentali dell’euro: il 2% dell’inflazione che da tetto è diventato obiettivo da raggiungere e infatti sono stati così bravi che adesso siamo all’8%; e poi alla Bce era vietato di finanziare i governi e invece noi l’abbiamo trasformata in un edge found piena di titoli tossici. E adesso pagheremo i conti tutti. Perché il sistema sta andando in difficoltà. La bolla speculativa e dell’inflazione è enorme”. Quello che ha fatto oggi la Bce sullo scudo ante-spread, insomma, per Tremonti cambia poco. “La regola fondamentale dell’Ue era la solidarietà. Adesso voglio vedere… la metto così: chi di spread ferisce, di spread perisce”.

Tutti i danni di Draghi negli ultimi 20 anni

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di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

Nell’articolo precedente sul tema abbiamo spiegato che Draghi voleva mollare per evitare di essere al governo quando arriva il crash finanziario, la crisi energetica, la recessione e un’altra crisi della vaccinazione tutte assieme.

Sembra che abbiamo avuto ragione perché Draghi si è presentato in Parlamento ignorando qualunque richiesta e osservazione dei partiti di centro destra e del M5S rendendo inevitabile che poi non lo votassero. Se si ascolta il suo discorso, aggressivo e insultante in molti punti è evidente che ha cercato questo risultato, che voleva sfuggire a Mattarella e alle pressioni estere per non ritrovarsi a gestire il disastro in arrivo a cui ha egli stesso ha contribuito. C’è alla fine riuscito, ma Matterella prima di acconsentire alla sua richiesta gli ha fatto fare una figuraccia che passerà alla storia della cronaca. Ma facciamo un bilancio.

Ci sono almeno dieci cose per le quali Draghi è stato un disastro, da quando era direttore del Tesoro, poi governatore Bankitalia, poi alla Bce e ora al governo

1) Superbonus110: Draghi ha fatto del sarcasmo su chi l’aveva promosso. Ma il Superbonus110 ha creato circa 40 miliardi di Pil tramite il boom edilizio che ha indotto, dopo dieci anni in cui le costruzioni in Italia erano depresse e parliamo di un -50%. Il meccanismo del Superbonus era intelligente, perché erano crediti fiscali che non sono debito pubblico perché lo Stato negli anni successivi sconta le tasse solo se c’è un ricavo, non è obbligato a ripagare in ogni caso come con un Btp. Emettere Btp è emettere debito, emettere crediti fiscali no, perché se non c’è un ricavo l’anno successivo di qualcuno che debba pagare tasse, il credito è inutilizzabile e lo Stato non paga e non sconta niente, tanto è vero che Eurostat non lo considera debito pubblico. Draghi fa finta di non sapere queste e non ha mai riconosciuto l’aumento di occupazione, di lavoro e di Pil creato dal Superbonus110 che è stato l’unico stimolo economico degli ultimi due anni. Cosa ha fatto Draghi? Ha bloccato di colpo il Superbonus mettendo in crisi tante aziende.

2) Draghi ha speso invece una cifra complessiva intorno a 30 miliardi per centinaia di milioni di tamponi a 50 euro l’uno di costo totale, vaccini e vaccinazione e per le degenze Covid a peso d’oro (fino a 9mila euro al giorno). In più ha imposto un altro lockdown e lasciato a casa dal lavoro qualche centinaio di migliaia di persone perché non vaccinate e con tampone positivo (anche se senza nessun sintomo). Il costo enorme di queste due politiche ha costretto lo Stato a fare deficit intorno al 9% del Pil l’anno scorso e al 6% quest’anno e il debito pubblico è schizzato a 2,760 miliardi. Per Draghi il Superbonus che creava lavoro era da eliminare e i lockdown e green pass che affondava l’economia erano buoni.

3) I Btp da quando Draghi governa sono scesi da 150 a 125. Il motivo principale è che, oltre alla crescita del debito pubblico, Draghi come governatore della Bce aveva fatto stampare 4mila miliardi per comprare titoli di stato e spingere il rendimento sotto-zero o zero. Alla Bce Draghi ha fatto bella figura solo perché stampava moneta. Questo però ha creato inflazione e di conseguenza i bond ora stanno franando. Se si parla di spread e costo degli interessi sui Btp e di quotazioni dei Btp, bisogna ricordare che da quando Draghi è al governo i Btp sono collassati da 150 a 125 (usando come riferimento il future del decennale) e quindi dire che senza Draghi ecc.…. è semplicemente assurdo. Draghi ha condotto una politica di stampa di euro per sostenere i deficit dei governi e i risultati sono inflazione e crollo del mercato dei titoli di stato in corso.

4) Quando Draghi era governatore di Bankitalia è stato responsabile della crisi di MontePaschi, che ha speso 9 miliardi per Antonveneta e fu il governatore di Bankitalia ad avallare questa operazione di natura politica (Pd a Siena). La banca di Siena dal 2008 sprofonda nelle perdite, ma la sua crisi risale al tempo in cui Draghi vigilava sul sistema creditizio italiano.

5) Draghi come governatore della Bce nell’estate del 2011 era anche stato la causa della crisi dello spread perché ha scritto con J-C. Trichet una lettera all’allora governo Berlusconi minacciandolo di crisi se non avesse fatto un austerità pesante e simultaneamente ha sospeso gli acquisti di Btp. Salvo poi addirittura lanciare un mega programma di acquisti senza limiti di 4mila miliardi di Btp e altri titoli di stato europei quando il governo Monti, sotto il peso dell’austerità imposta dalla Bce, stava facendo collassare l’economia italiana e l’euro. Per far saltare Berlusconi, Draghi lo ha ricattato per iscritto chiedendo austerità e fermando gli acquisti di Btp. Poi, una volta che al governo è stato il Pd ha stampato 4mila mld di cui 700 miliardi sono andati ai Btp.

6) Prima ancora, come direttore del Tesoro fino al 2004, è stato responsabile dei 40 miliardi di perdite dovute ai contratti derivati sui Btp sottoscritti dal Tesoro. Nessuno altro paese Ue ha perso miliardi così per questi derivati. Solo l’Italia. E Draghi era il direttore del Tesoro che li ha proposti e gestiti.

7) Come abbiamo già mostrato, con Draghi al governo e le sue politiche di vaccinazione forzata e lockdown la mortalità in Italia è aumentata nel 2021.

Si può discutere delle cause esatte, ma era Draghi al governo e il risultato è l’opposto di quello che aveva promesso con i lockdown e vaccinazioni, imposte in modo più restrittivo che in altri paesi.

8) La crisi energetica in corso è dovuta innanzitutto alle politiche di boicottaggio dei combustibili fossili in atto da più di dieci anni, perché il rialzo è iniziato l’estate scorsa e la guerra in Ucraina è arrivata a febbraio 2022. Poi ovviamente le sanzioni alla Russia. E infine, dato che in realtà il prezzo del gas russo di Gazprom che Eni come intermediario compra è invariato rispetto ad un anno fa, la speculazione. Sì, perché se il prezzo dell’80% o 90% del gas che viene da Algeria, Qatar e Russia per gasdotto non è variato e quello all’’ingrosso è aumentato di 15 o 20 volte, c’è evidentemente anche speculazione.


Draghi però è stato un grande fautore delle politiche per il climate change e delle sanzioni alla Russia. E sulla speculazione non ha detto mezza parola. Difficile sostenere quindi che Draghi fosse la soluzione per un disastro che ha contribuito più di altri (vedi l’insistenza per le sanzioni) a creare. Per quanto riguarda la speculazione, in Spagna e Francia, ad esempio, si sono prese misure di calmiere e si nazionalizza Edf che è loro Eni. In Italia niente.

9) Infine, per le sanzioni alla Russia e gli armamenti all’Ucraina, Draghi ha soffiato sul fuoco più di altri e senza un motivo logico perché l’Ucraina è dieci volte più armata dell’Italia, ad esempio hanno 2mila pezzi di artiglieri pesante contro circa 150 dell’Italia. Come si è visto, la guerra moderna è tutta basata sull’artiglieria, non la fanteria o i carri armati (in cui comunque l’Ucraina ne aveva 2,500 contro 200 dell’Italia).

L’Ucraina era in realtà, se si guardano i dati e non si ascoltano le chiacchiere, un paese armato fino ai denti dagli Usa.

Questi sono nove fatti, dalla crisi dello spread e il ricatto a Berlusconi, alle perdite sui derivati, al crac di MontePaschi, alla stampa di moneta alla Bce che ha creato inflazione, ai lockdown e vaccinazione forzata ecc. con cui Draghi ha contribuito più di altri a rovinare l’Italia. Lascia un paese in rovina e sarà un problema per qualsiasi nuovo governo tentare di riprendersi.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/tutti-i-danni-di-draghi-negli-ultimi-20-anni/

Draghi tenta la fuga per la seconda volta: in alternativa, i pieni poteri

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di Redazione

Quando in Italia si prospetta una crisi di governo, generalmente diventiamo tutti politologi. Tutti vorrebbero dire la loro per essere i primi ad aver azzeccato il pronostico. E’ la solita mentalità da tifoseria, che ci caratterizza e rende, anche un po’ macchiette, come quelle che ben scimmiottava Alberto Sordi. Onde evitare il toto-governo e le paventate elezioni che servono a far scrivere i giornali d’estate, con l’editoria già in crisi perenne, riteniamo opportuno affidarci a una analisi equilibrata. Ricordiamo che la data del 24 Settembre è fondamentale per i parlamentari, in quanto è quella che garantisce loro il vitalizio. Infine, sappiano bene i nostri lettori che in Italia non ci può essere vera crisi finché essa non produce effetti di radicale cambiamento. A nostro avviso, non c’è alcun partito, oggi, che dia garanzie di questa intenzione.

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Rispetto alla prima volta situazione più grave: rischio crollo del Btp e l’ora delle scelte ultime. A Chigi un Draghi con pieni poteri, o un premier sacrificabile

La crisi di governo è stata assai ben inquadrata da Federico PunziSua Competenza ha “fin dall’inizio inteso questa esperienza di governo come un’anticamera, un dazio da pagare prima di salire con tutti gli onori al Colle”, mentre invece era una trappola giacché “al Quirinale il piano era dall’inizio la riconferma di Mattarella, e la sua chiamata a Chigi un modo elegante per mettere fuori gioco un titolato pretendente”. Cioè, il nostro aveva già tentato la fuga da Chigi.

Visto che quel primo tentativo di fuga era andato male, continua Punzi, Sua Competenza ne sta tentando un secondo: “coglierebbe al volo l’occasione di una fuoriuscita dei 5 Stelle per sfilarsi anche lui”.

Infatti, egli oggi usa esattamente le stesse parole che usava l’altra volta che ha tentato la fuga: martedì egli “ha rivendicato che tutti gli obiettivi del Pnrr sono centrati … ricordiamo che già mesi fa, poco prima dell’apertura delle votazioni per il Quirinale, fu lo stesso Draghi ad affermare in conferenza stampa di ritenere compiuta la missione assegnatagli”.

E però, pure stavolta i suoi carcerieri cercano di impedirgli la fuga. Conclude Punzi: “ha provato ad andarsene, ma accettando di essere rimandato davanti alle Camere per la verifica, di fatto ha concesso ai suoi carcerieri, Mattarella e Pd, altri cinque giorni, che questi useranno per inchiodarlo alla croce che dovrà portare fino a fine legislatura”.

Differenze fra i due tentativi di fuga

I due tentativi di fuga sono diversi fra loro, per quanto riguarda la crisi energetico-ucraina: perché allora Biden ed i suoi alleati erano persuasi di poter vincere la Russia con le sanzioni e le armi a Kiev, mentre oggi tale esito è tutto meno che scontato.

E sono diversi fra loro, per quanto riguarda la crisi del Btp: perché allora Bce aveva annunciato che avrebbe smesso di comprare titoli di Stato, mentre oggi ha smesso per davvero e, anzi, sta per aumentare i tassi ufficiali di interesse.

Se, fin dal primo tentativo, la situazione appariva a Sua Competenza abbastanza compromessa da spingerlo a puntare tutte le proprie carte su una fuga al Quirinale … figurarsi oggidì che le cose si son fatte molto più gravi.

E non è tutto, perché presto potrebbero farsi ancora più gravi: giovedì 21 luglio, il giorno dopo il previsto reddere rationem al Parlamento italiano, Bce si riunirà e dovrebbe scoprire le carte sul fantasmagorico scudo anti-spread salva-Btp.

Se quest’ultimo confermerà le attese rivelandosi un accrocchio inservibile … e tanto più se esso coinvolgerà strutturalmente il MES (cioè la Troika), allora il Btp crollerà. E con esso le residue speranze di Chigi in un decisivo indebolimento tedesco nel contesto dello scontro in corso fra Usa e Germania. Nonché la residua legittimazione magico-politica di Sua CompetenzaL’Iceberg sarebbe infine giunto.

Quindi, se è vero che i due carcerieri son riusciti a tenerlo in gabbia a Chigi quella prima volta, non è detto ci riescano questa seconda volta.

Lo Stato Italiano di fronte alle scelte ultime

Per intanto, Sua Competenza ed i suoi carcerieri hanno guadagnato un vantaggio tattico: i cinque giorni bastano ad anticipare parte di quel crollo del Btp che avverrebbe comunque dopo la presentazione dello scudo anti-spread.

E servono a trovare una scusa per il carattere inservibile di quest’ultimo. Addossandone la colpa su Giuseppe Conte e scaricandola dalle spalle di Bce e di Sua Competenza (che pure il Parlamento tutto pensava avrebbe esercitato una magica influenza su Francoforte).

Un vantaggio tattico, appunto, ma tutt’altro che strategico visto che, se lo scudo anti-spread si presenterà davvero come inservibile, allora la caduta del Btp non potrebbe far altro che proseguire come e peggio di prima. Reuters già scrive che il Btp crollerà comunque, perché il problema è la crescita del Pil: “la situazione fiscale non è la causa, è la conseguenza di quella debolezza” e specifica che Sua Competenza non la ha risollevata.

Sicché, chiunque siederà a Chigi, la Repubblica Italiana si troverà presto di fronte alle scelte ultime: la ristrutturazione del Btp, o l’esproprio di massa di una quota degli immobili, o la mega-patrimoniale sui conti correnti, seguite da un bail-in di massa ed accompagnate dal controllo dei movimenti dei capitali; oppure, meglio, il solo controllo dei movimenti dei capitali … garantendo così il finanziamento del Btp.

Da notare, che il controllo dei movimenti dei capitali sarebbe comunque necessario anche se inevitabilmente avvia la dissoluzione dell’Euro. Esito che è comprensibile non ecciti l’amor proprio di Sua Competenza: trovarsi lui, che firmava le banconote dell’€unico, a firmare quelle dell’€sud o, meglio ancora, della Nuova Lira Italiana.

Un premier sacrificabile, o una mano forte

Orbene, tali scelte ultime non possono essere consensuali: troppi gli interessi ed i diritti (anche costituzionali) in gioco, troppo forti le proteste che verrebbero scatenate, troppa la gente che ha troppo da perdere. Per vararle, servirà un primo ministro sacrificabile, o una mano forte.

Sua Competenza preferirebbe la prima soluzione: andarsene, passando la mano ad un primo ministro sacrificabile (tipo Fernando de la Rúa), per poi magari ricomparire come salvatore della patria ma a cose fatte. Solo, egli non accetta di essere lui il sacrificato.

In subordine, Sua Competenza potrebbe accettare di essere lui la mano forte. Forte, per poteri a disposizione: i poteri di un primo ministro che gode della obbedienza assoluta della larghissima maggioranza del Parlamento, come al principio di questo governo, magari pure oltre la scadenza prevista della legislatura.

A meno di non voler ricorrere ai poteri speciali di uno stato di eccezione, come pure è stato fatto col Covid ed è pure stato immaginato di istituzionalizzare ma, sin qui, senza esito definitivo.

Sicché, sarebbe sbagliato interpretare le preoccupazioni di Sua Competenza come un fatto caratteriale. Non di capriccio si tratta, ma di seri argomenti di una seria trattativa: se davvero i suoi carcerieri preferiranno tenerlo incatenato a Chigi, ebbene in cambio gli dovranno dare tutti i poteri che egli pretende. In difetto, entrerà in scena il primo ministro sacrificabile.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/politica/draghi-tenta-la-fuga-per-la-seconda-volta-in-alternativa-i-pieni-poteri/?utm_source=nicolaporro.it&utm_medium=link&utm_campaign=atlantico

 

REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA: SANCISCE IL FALLIMENTO DI UNA LEGISLATURA

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Segnalazione del Centro Studi Livatino

Il mancato raggiungimento del quorum costituisce non soltanto il naufragio dell’iniziativa referendaria – dagli obiettivi condivisibili, ma operata coi mezzi più confusi e contraddittori (cf. https://www.centrostudilivatino.it/referendum-per-la-giustizia-giusta-una-lettura-ragionata-dei-quesiti-proposti/)-, bensì pure il fallimento sui temi della giustizia di una intera legislatura: partita dalla manipolazione della prescrizione, proseguita con l’introduzione di istituti dagli effetti devastanti, quale l’improcedibilità in appello e in cassazione, e con destinazioni dei fondi Pnrr provvisorie e inutili, come l’ufficio per il processo, senza affrontare direttamente uno solo dei problemi emersi dal c.d. ‘caso Palamara’.

Se il bilancio è di cinque anni perduti, unitamente a risorse e a occasioni di riforme, il senso di responsabilità impone alle forze politiche, all’indomani di questa manifestazione di sfiducia dell’elettorato, di individuare i veri nodi della questione giustizia in Italia e, al di là delle divisioni, di assumere l’impegno perché la prossima legislatura sia dedicata ad affrontarli e a risolverli.

Ciò vuol dire, per restare allo stretto ambito della magistratura, puntare, oltre che a una vera e formale separazione delle carriere, che comunque ha bisogno di una modifica costituzionale, a estrapolare il giudizio disciplinare dal CSM, per affidarlo a un giudice non elettivo, ad adeguare gli organici di magistrati e personale di cancelleria, elevando l’attuale media della metà rispetto agli organici degli altri Pesi UE, a rivedere i meccanismi di ingresso nella funzione e di progressione in carriera, e quindi a cambiare le modalità del concorso e della nomina dei capi degli uffici.

Chi ha ricevuto un mandato dagli elettori, e siede in Parlamento e nel Governo, vari queste indilazionabili riforme, senza aggiramenti per via referendaria: che fanno tornare al punto di partenza, avendo nel frattempo bruciato tempo e denaro.

 

QUANTO COSTA DAVVERO ALL’INGROSSO IL GAS CHE ARRIVA IN ITALIA?

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SORPRESA: UN TUBO! RISPETTO ALLE STANGATE CHE CI TROVIAMO IN BOLLETTA, IL PREZZO È QUATTRO VOLTE MENO – IERI IL PREZZO SUL TTF SI È FERMATO A 86 EURO AL MEGAWATTORA, MA ALL’INDOMANI DELLO SCOPPIO DELLA GUERRA HA TOCCATO VETTE ALTISSIME, FINO A 350 EURO AL MEGAWATTORA – IL PREZZO REGISTRATO ALLA DOGANA È DECISAMENTE BASSO: PARTE DA 17,70 EURO AL MEGAWATTORA – PERCHE’ NON SI BLOCCA IL MECCANISMO DEI RIALZI?

Roberta Amoruso e Andrea Bassi per “Il Messaggero

CARO BOLLETTE GASCARO BOLLETTE GAS

Fino ad oggi la domanda è rimasta senza risposta. Quanto costa davvero all’ingrosso il gas che arriva in Italia? Quanto cioè, le compagnie che lo importano e lo vendono in Italia lo pagano effettivamente. E dunque, quanti profitti ricavano?

Del prezzo di vendita ai consumatori ormai si sa tutto. Anche i meno esperti hanno imparato a familiarizzare con il Ttf, la borsa olandese sulla quale ogni giorno vengono contrattati i futures, i prezzi a una determinata data, del gas.

bollette del gasBOLLETTE DEL GAS

I consumatori italiani pagano il gas al prezzo che si forma nella borsa olandese. E lo stesso prezzo incide anche sulle bollette elettriche per il meccanismo (europeo) per cui la materia prima che costa di più fa il prezzo per tutte le altre.

Così se anche in Italia c’è una buona fetta di energia prodotta con le rinnovabili, nelle bollette tutta l’energia consumata viene pagata dai consumatori come se fosse prodotta da una costosissima centrale a gas.

DRAGHI PUTIN GASDRAGHI PUTIN GAS

Ieri il prezzo sul Ttf si è fermato a 86 euro al Megawattora, ma all’indomani dello scoppio della guerra ha toccato vette altissime, fino a 350 euro al Megawattora. Cifre insostenibili per le famiglie e che hanno indotto il governo italiano a intervenire per ben tre volte stanziando 30 miliardi di euro per abbassare il conto energetico delle famiglie e delle imprese. Da tempo Mario Draghi spinge per rompere questo meccanismo. Innanzitutto chiedendo un tetto europeo al prezzo del gas. Fino ad oggi invano.

L’altra strada è quella di legare le tariffe energetiche italiane sempre meno al Ttf e sempre più ai costi reali del gas come stabilito dall’ultimo decreto anti-rincari grazie a un emendamento voluto da Davide Crippa del M5S.

bollette luce gasBOLLETTE LUCE GAS

Già, ma quali sono questi costi reali? Il governo ha dato mandato all’Arera, l’Authority dell’Energia, di acquisire tutti i contratti firmati dalle compagnie energetiche e di analizzarli. Fino ad oggi quei contratti, come detto, erano uno dei segreti meglio custoditi.

Nei prossimi giorni l’Arera dovrà relazionare al ministero della Transizione su quanto scoperto dall’analisi dei contratti. E nel prossimo aggiornamento delle tariffe, quello di luglio, dovrà tenere conto dei prezzi reali del gas e non solo di quelli finanziari che si formano sulla borsa olandese. Cosa c’è scritto in quei contratti non è ancora noto.

bollette luce gasBOLLETTE LUCE GAS

Ma qualche idea di quale sia il prezzo reale della materia prima si può ricavare altrove. Per esempio da un documento della Direzione Energia della Commissione europea di cui si è discusso in un convegno alla Camera nei giorni scorsi organizzato proprio dal deputato M5S Davide Crippa.

IL DOCUMENTO

Nel documento predisposto dagli uffici della Commissione europea vengono indicati i prezzi doganali del gas. In pratica il costo che chi importa il metano dai vari Paesi produttori dichiara alla dogana. Un dato che probabilmente non racconta proprio tutto del costo del gas, ma di sicuro dice molto.

bollette luce gasBOLLETTE LUCE GAS

Il tema era stato affrontato qualche tempo in un’intervista rilasciata al Messaggero, da Marcello Minenna, direttore dell’Agenzia delle Dogane italiana. Il prezzo massimo registrato in entrata del metano nel nostro Paese non ha mai superato i 60 euro. Il documento della Commissione è più preciso.

Al suo interno, infatti, viene dettagliato il prezzo del gas all’ingresso in Italia per ognuno dei tubi che lo trasportano. Prendiamo il metano che arriva da Passo Gries, attraverso il gasdotto Transitgas che trasporta il gas dai giacimenti norvegesi.

bollette luce gas stangataBOLLETTE LUCE GAS STANGATA

Il prezzo registrato alla dogana è decisamente basso: 17,70 euro al Megawattora. Per il gas russo, quello che arriva attraverso il Tarvisio, il prezzo alla dogana risulta essere di 18,96 euro. Il metano algerino trasportato da Transmed e che approda in Sicilia, ha un prezzo doganale di 19,95 euro.

Il gas via tubo più costoso, sempre in base alle bolle doganali, è quello che arriva dai giacimenti di Shah Deniz in Arzebaijan attraverso il Tap, il gasdotto che entra in Italia a Melendugno in Salento.

Il costo di questo gas alla dogana è di 63,3 euro. Il metano leggermente più costoso risulta quello liquefatto, il Gnl (o Lng secondo l’acronimo inglese). In Italia il gas che arriva via nave per alimentare i tre rigassificatori nazionali, è importato secondo i valori doganali, a 41,54 euro.

gasdottoGASDOTTO

I dati sono sicuramente un indicatore. Ma vanno presi con le molle e non è detto che ci sarà un riscontro preciso con quelli contenuti nei contratti trasmessi all’Arera. Di certo però, il valore del Ttf risulterà ben più elevato dei costi reali. Come ha spiegato Minenna nel suo intervento durante il convegno alla Camera, sulla Borsa olandese ha inciso anche la speculazione finanziaria.

E soprattutto una scommessa sbagliata fatta dagli operatori: che il prezzo del gas sarebbe sceso. Invece è salito spiazzando gli investitori, che sono stati costretti a coprire le loro scommesse al ribasso facendo alzare ulteriormente i prezzi di Borsa. E le bollette di imprese e famiglie.

Fonte: DAGOSPIA

Perché deve farci paura la foto di Draghi coi bimbi festanti

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di Carlo Lottieri

Il pezzo di Matteo Milanesi sul premier Mario Draghi che, visitando una scuola veneta, ha ignorato le sue stesse disposizioni ha evidenziato come il presidente del Consiglio sembri talvolta lasciarsi ispirare dal Marchese del Grillo. Se gli uomini di potere dettano le loro volontà, non è certo perché essi debbano rispettarle.

Le immagini arrivateci da Sommacampagna sono però inquietanti non soltanto perché hanno evidenziato l’alterigia dei governanti e il loro ridicolo senso di superiorità. Esaminare quelle fotografie, infatti, ci costringe pure a ricordare che ancora adesso, quando siamo per lo più tornati a vivere normalmente, i nostri ragazzi sono costretti a portare quella mascherina che si fa sempre più logora, inutile, perfino dannosa. In aula, per ore i giovani respirano la loro anidride carbonica e tutto questo sulla base dell’argomento che in tal modo essi eviterebbero la diffusione di un virus ormai assai poco pericoloso. Senza dimenticare che il Covid-19 non hai rappresentato un serio problema per soggetti molto giovani e in normali condizioni di salute.

Non solo i “signori” del Palazzo fanno una vita e i “plebei” un’altra, ma noi adulti siamo ormai affrancati mentre ai ragazzi si continua a imporre – per giunta in settimane tanto calde e afose! – il supplizio di questo orpello che taluni utilizzano per strada soltanto per esibire il loro presunto civismo: la loro superiorità di cittadini ossequiosi di fronte alle direttive dei governanti.

C’è poi un’altra questione, ancor più inquietante. Quelle fotografie ci mostrano bambini di varie età con un tricolore in mano, chiamati a esibire un entusiasmo non sappiamo quanto sincero. Lo stile ricorda la Corea del Nord oppure, per restare nei nostri lidi, le periodiche visite del Duce nelle scuole del Regno d’Italia durante il Ventennio fascista. Un simile fanatismo ideologico, che forza ognuno di noi a riconoscersi in simboli che legittimamente possono apparire disgustosi, è sullo stesso piano di un fondamentalismo che volesse imporre a chiunque questa o quella pratica religiosa.

È davvero laico uno Stato che pretende che ogni studente debba condividere questo nazionalismo, a dispetto del fatto che esiste un fil rouge che collega il Risorgimento, le conquiste coloniali, le grandi guerre, la Resistenza e quanto è venuto dopo?

Tali tremende fotografie ci ricordano a cosa serve davvero il Ministero dell’Istruzione, che da un secolo e mezzo è lo strumento con cui i ceti dominanti manipolano giorno dopo giorno le menti e i cuori delle nuove generazioni. Quelle bandierine tricolori agitate dagli scolari devono farci paura, perché lo sventolio è parte di un programma di brainwashing volto a costruire sudditi, contribuenti e – naturalmente – anche soldati.

La retorica nazionalista, a base di capi politici e drappi tricolori, ci accompagna da troppo tempo: fin dall’epoca che ha trascinato l’intero paese in sanguinosi e ingiustificabili conflitti mondiali. Oggi l’igienismo di Stato è usato dai governanti per ampliare il loro controllo su di noi, ma chi comanda sa bene come i vecchi drappi che hanno accompagnato la drammatica storia della penisola negli ultimi centocinquant’anni possono servire ancora oggi. Pochi sono consapevoli che la retorica sciovinista ha costruito quelle trincee in cui molti nostri nonni e bisnonni hanno perso la loro vita; e certo questo non lo sanno i bambini, a cui viene insegnato a essere buoni e dunque obbedienti.

Mezzo secolo fa Edoardo Bennato scrisse una canzone, In fila per tre, nella quale sottolineava come la scuola di Stato servisse “ad amare la patria e la bandiera”, raccontandoci che “noi siamo un popolo di eroi e di grandi inventori / e discendiamo dagli antichi Romani”. Il sistema educativo si rivolge in tal modo al giovane: “farò di te un vero uomo / ti insegnerò a sparare, ti insegnerò l’onore / ti insegnerò ad ammazzare i cattivi”. Alla fine di questo processo di manipolazione, ricatti e promesse, l’esito è chiaro: “ora sei un uomo e devi cooperare / mettiti in fila senza protestare / e se fai il bravo ti faremo avere / un posto fisso e la promozione”.

Retorica, violenza, clientelismo e servilismo: quelle bandiere che i bambini sono stati costretti ad agitare simboleggiano tutto questo. E di fronte a un simile spettacolo è più che legittimo avvertire forti conati di vomito.

Carlo Lottieri, 23 maggio 2022

Ridateci il diritto di essere contro

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di Marcello Veneziani 

Fonte: Marcello Veneziani

Il diritto vale anche a rovescio; ossia tutela e garantisce anche chi dissente dal potere e diverge dall’opinione dominante. Ma da qualche tempo i diritti si vanno restringendo, le imposizioni crescono insieme al conformismo coatto. Prima con la pandemia, l’infinito strascico di restrizioni e obbligazioni, vaccini e green pass, sorveglianza e controllo; poi con la guerra in Ucraina e l’allineamento generale ai falchi della Nato e degli Stati Uniti. Ma ci sono anche altri precedenti e altre vicende collaterali che hanno spinto in quella direzione.
Ugo Mattei, giurista, ordinario di diritto civile, ha pubblicato un libro che già nel titolo contiene la sua tesi, Il diritto di essere contro (Piemme), dedicato al dissenso e alla resistenza nella società del controllo. Si comincia dai vaccini, dai controlli e dai pass, nel nome di una religione scientista, sanitaria e supponente, e si arriva a estenderli ad altri ambiti, fino a instaurare un bieco regime di sorveglianza.
Mattei è tra i firmatari del documento “Dupre” che esprime dubbi e preoccupazione sul regime sanitario e i suoi inquietanti sviluppi. Come lui sono firmatari anche l’oncologo e biologo Mariano Bizzarri e il filosofo Massimo Cacciari; il primo è autore di un recente, affilato pamphlet, Covid-19 un’epidemia da decodificare. Tra realtà e disinformazione (Byoblu edizioni), con un saggio di Cacciari che ne esalta il rigore scientifico e la libertà di giudizio. Per restare nella linea del dissenso è da segnalare un libro-dialogo tra Francesco Borgonovo e lo storico Luciano Canfora, che si occupa dell’altro versante scottante, La guerra in Europa, L’Occidente, la Russia e la Propaganda (Oaks editrice), offrendo una lettura divergente rispetto all’Informazione ufficiale e istituzionale.
A Mattei, Bizzarri, Cacciari, Canfora e Borgonovo, persone di diversa estrazione, non è negato il diritto di essere contro, i loro libri non saranno vietati. Neanche quelli di Alessandro Orsini e di Toni Capuozzo, di Giorgio Agamben e di Carlo Freccero (neanche i miei, se è per questo). Ma saranno ignorati, emarginati o disprezzati e derisi in coro dall’Intellettuale Collettivo. Chi è fuori dalla cappa o dalla cupola, costeggia ai bordi l’editoria, i social e magari si affaccia pure in tv; ma è fuori dal sistema che non ammette contraddittori al suo interno, ma solo ai margini, fuori. La linea divisoria tra insider e outsider è sempre più marcata, come un fossato.

E non si tratta di voci isolate, minoranze esigue in via d’estinzione; ma esprimono un pensiero, un sentire, un’opinione assai larga, forse perfino maggioritaria. Che emerge nei social, affiora nei sondaggi, si trasmette col passaparola. A volte attraversa anche categorie come i medici, i ricercatori, gli intellettuali, i diplomatici, i militari ma il timore di sanzioni, problemi alla carriera e gogna mediatica, li induce a confessare in privato opinioni, dubbi e preoccupazioni che in pubblico sono prudentemente nascoste o stemperate.
Con la scusa dell’emergenza ormai permanente, anche se mutano le sue ragioni, si instaura un regime. Mattei accusa Draghi e Mattarella, ma anche Monti e Napolitano, la magistratura compiacente, i piani scellerati di svendita pubblica e privatizzazione, il servilismo atlantista verso gli Stati Uniti, Big Pharma, i colossi della finanza e del capitalismo globale. Siamo entrati nell’era della Sottomissione, definizione fino a ieri riferita al fanatismo islamista (si pensi al libro omonimo di Michel Houellebecq). Secondo Mattei l’Italia è il luogo in cui l’Occidente sta sperimentando la sostituzione del diritto con l’antidiritto, una forma di controllo sociale sul tipo cinese o coreano, tramite ricatti, tracciamenti, algoritmi, censure. Stiamo arrivando tramite il neo-liberismo a una nuova forma di “dispotismo occidentale”.
Il limite dell’invettiva di Mattei è che da un verso non vede il ruolo parallelo e decisivo che ha avuto l’ideologia progressista e i suoi cascami, il politically correct, la cancel culture sulla distorsione della mentalità, la negazione della realtà e della varietà, i divieti e la fabbrica dell’intolleranza. E dall’altro si ostina a giudicare tutto questo come fascismo, contro cui auspica una nuova resistenza e un nuovo comitato di liberazione. Ora, dai residui ideologici che ne sono il sostrato, dagli interessi privati che si perseguono, dai modelli adottati (come quello cinese), tutto si può dire meno che sia un nuovo fascismo. E quando Mattei vede Draghi come il nuovo fascismo, asservito al capitalismo finanziario, all’atlantismo e all’apparato liberista, va del tutto fuori strada; il fascismo è agli antipodi. Sarebbe invece molto più proficuo interrogarsi sul perché il nuovo globalismo armato e sanitario, finanziario e tecnocratico, abbia trovato nei progressisti la loro guardia bianca, nei dem il loro partito-regime e i falchi nella salute, nella censura come nelle armi. Il regime si fonda sulla saldatura tra sinistra radical e capitalismo global, tra liberal e liberisti.
Il quadro che ne traccia è veritiero: in Occidente un oligopolio finanziario globale controlla i mass media, procede al gran reset, sfonda i confini tra il pubblico e il privato. E si accinge a imitare il modello cinese, abolendo il contante per sorvegliarci con la carta elettronica, inserendo la cittadinanza a punti, censurando il dissenso. Ma poi Mattei si lascia prendere la mano e confessa di preferire “un partito unico funzionale” come quello cinese, a “un finto pluralismo di pagliacci, nani e ballerine”. Allora si, che “il diritto di essere contro” verrebbe del tutto sradicato…

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