La Russia, tra provocazioni ed etica

Condividi su:

di Matteo Castagna

IL PRESIDENTE RUSSO È RICERCATO IN 123 PAESI DEL MONDO, MA NON NEGLI STATI UNITI ED IN UCRAINA!

La Corte Penale internazionale ha emesso un mandato di arresto contro Putin per la deportazione dei bambini ucraini. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha dichiarato: “La Russia non è parte dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale e non ha alcun obbligo ai sensi di esso. La Russia non collabora con questo organismo e le possibili ‘ricette’ per l’arresto provenienti dalla Corte internazionale di giustizia saranno legalmente nulle per noi”.

Il Presidente russo è ricercato in 123 Paesi del mondo, ma non negli Stati Uniti ed in Ucraina. L’atto farebbe già ridere così, ma giunge al grottesco con la dichiarazione del magistrato italiano Cuno Tarfusser, già procuratore di Bolzano, sostituto procuratore generale a Milano e, soprattutto per undici anni, dal marzo 2009, alla Corte penale internazionale, della quale è stato anche vice presidente: “Putin non sarà mai formalmente processato”.

Sul piano politico, è facile dedurre che una simile farsa sia solamente l’ennesima provocazione nei confronti del leader russo, che si riverbera in Occidente come una barzelletta. Poiché il sistema mediatico leccapiedi degli americani non racconta la verità, c’è, chi, conoscendola, non teme di dirla. E’ il caso del senatore USA Roger Marshall, che ha affermato pubblicamente: “Non sono Iran, Russia, Cina o Corea del Nord a rappresentare una minaccia per l’America, ma il debito di 31 trilioni di dollari del governo USA”.

Proprio per questo il sistema americano cerca una guerra, e poiché Putin lo sa, non gli fa questo favore. Osserva con acume Doug Bandow sulla rivista Limes: “Assuefatti al soccorso americano via NATO, gli europei condannano Mosca con forti riserve e scarse risorse. L’escalation è disastrosa anche per gli USA. Le ipocrisie occidentali. Kiev dovrebbe scegliere: continuare la guerra senza di noi o finirla, presto, con il nostro aiuto”.

Il filosofo Aleksandr Dugin ha parlato di cosa esattamente gli Stati Uniti e l’Europa stiano sbagliando nel costruire le relazioni con il resto del mondo. L’Occidente sta commettendo due errori fondamentali, persino logici. In primo luogo, dice che noi [l’Occidente] siamo la civiltà e voi [la Russia] non siete la civiltà. In altre parole, Washington e Bruxelles si arrogano il diritto di definire gli altri Stati e le altre nazioni e nel frattempo sono sicuri di essere l’unica civiltà del pianeta. Il secondo errore è che le autorità americane ed europee, le élite globaliste, cercano di sostituire esclusivamente a se stesse un concetto così vasto come quello di “Occidente”.

La moderna civiltà occidentale liberale e globalista non è la stessa cosa della civiltà occidentale in senso lato. Il secondo concetto implica qualcosa di completamente diverso: negando i valori tradizionali, tuttavia, i globalisti sferrano un colpo sia a noi che all’Occidente. Noi russofili siamo sostenitori del vero Occidente, non vogliamo affrontare la russofobia che ci viene riversata addosso con l’odio per l’Occidente, amiamo la cultura occidentale, lo sappiamo, ma ciò che viene imposto oggi dalla moderna élite liberale non ha alcuna relazione con i profondi valori occidentali, greco-romani, cristiani medievali, così come con la filosofia e la cultura in generale”, ha concluso l’interlocutore.

Questa affermazione è talmente vera e sotto gli occhi di tutti che fa venire alla mente la forte affermazione della Lettera di S. Paolo agli Efesini (6:11-12): “Rivestite l’intera armatura di Dio, affinché possiate resistere alle astuzie del diavolo, perché la nostra lotta non è contro gli esseri umani, ma contro i poteri e le autorità, contro i governanti di questo mondo oscuro…”.

Un aneddoto adeguato riguarda la risposta che diede il grande matematico arabo Al-Khawarizmi sul valore dell’essere umano. “Se ha Etica [ovvero la dottrina dei costumi, il diritto naturale e quello divino, n.d.r.], allora in suo valore è 1. Se in più è intelligente, aggiungete uno zero e il suo valore sarà 10. Se è ricco aggiungete un altro zero e il suo valore sarà 100. Se, oltre a tutto ciò, è una bella persona, aggiungete un altro zero e il suo valore sarà 1000. Però se perde l’uno che corrisponde all’Etica, perderà tutto il suo valore perché gli rimarranno solo gli zeri. Poiché la saggezza è, anch’essa multipolare, il matematico arabo conclude il suo ragionamento con queste parole: “E’ molto semplice: senza valori Etici né principi solidi non rimane nulla. Solamente delinquenti, corrotti e cattive persone”.

Per la lettura dell’articolo: https://www.informazionecattolica.it/2023/03/20/la-russia-tra-provocazioni-ed-etica/ 

 

L’ombra sinistra che lega il Covid e la crisi energetica

Condividi su:

di Claudio Romiti

Se ne parla assai poco o non se ne parla affatto. Tuttavia, a mio modesto parere, c’è una sinistra linea di continuità tra l’emergenza Covid, enfatizzata oltre ogni misura in Italia, e l’emergenza energetica, colossale problema che non potrà certamente essere affrontato con la nostra tipica improvvisazione. E per comprendere in estrema sintesi l’assunto, è sufficiente un rapido raffronto basato sui numeri, che come è noto hanno la testa sempre maledettamente dura. Nel maggio nel 2021 per comprare un euro ci voleva circa 1 dollaro e 22, mentre ora bastano appena 96/97 centesimi. Una perdita assai rilevante in appena 18 mesi, che i keynesioti fanatici della svalutazione competitiva tenderanno a considerare assai vantaggiosa.

Tuttavia, a beneficio di chi invoca scorciatoie di tipo monetario, ricordo che una tale svalutazione impatta in modo diretto sui prezzi delle materie prime, petrolio e gas in primis, e sui cosiddetti semilavorati, i quali vengono acquistati in molte parti del mondo e pagati essenzialmente in dollari. Tant’è che l’Italia, basata su una economia di trasformazione, importa una quantità enorme degli stessi semilavorati e in buona parte da Paesi extracomunitari.

Ed ecco che comincia a intravedersi l’ombra sinistra di una manipolazione monetaria, in sostanza una inondazione di liquidità operata dalla Bce e resasi necessaria dalla catastrofe economica determinata dalle restrizioni sanitarie. In soldoni, è accaduto che vuoi attraverso la via indiretta di un forsennato riacquisto dei titoli di Stato sul mercato secondario e vuoi con il trasferimento diretto di ingenti risorse monetarie create dal nulla ai membri della zona euro, con grande prodigalità nei riguardi proprio dell’Italia, il valore della moneta unica è sceso ad un livello che non si vedeva da molti anni.

E dal momento che la moneta non è altro che un titolo di debito, questa colossale operazione di rifinanziamento realizzata attraverso i computer della Banca centrale europea, tra le altre cose, ha determinato almeno due evidenti contraccolpi:

1. ha implicitamente distrutto ogni barriera di salvaguardia sul piano della disciplina di bilancio, consentendo al Belpaese di raggiungere un livello di indebitamento prima d’ora impensabile e, per questo, esponendoci al rischio di non riuscire più a sostenere un tale, mostruoso indebitamento;

2. al netto delle conseguenze scaturite dalla guerra in Ucraina e dal deciso rialzo, precedente all’attacco Russo, nei prezzi di molte materie prima, di fatto la debolezza dell’euro sta importando una forte dose addizionale di inflazione, causando una spirale di rincari a cascata che stanno scuotendo dalle fondamenta l’intera economia europea.

Da qui la decisione, non più rinviabile, presa dalla Bce di interrompere gli acquisti di nuovi titoli di debito dei Paesi membri lanciati con la pandemia, limitandosi a sottoscrivere quelli in scadenza. Ciò significa che l’Italia, se vorrà sostenere le bollette di imprese e famiglie, evitando una catastrofe economica senza precedenti, dovrà far ricorso agli odiati mercati finanziari, a meno di improbabili tagli draconiani alla spesa pubblica.

Solo che questa volta, con un debito sovrano che sfiora il 155% del Pil e nel bel mezzo di una drammatica stagflazione, la tanto bistrattata disciplina di bilancio sarà assolutamente necessaria per garantire a chi ci presta i quattrini che saremmo sempre in grado di pagargli quanto meno gli interessi.

Pertanto, il nuovo governo, che si sta per insediare nella peggiore situazione possibile, non potrà in alcun modo prendere in considerazione le ben note sirene del nostro ben noto teatrino politico-sindacale, su cui spicca sempre sul piano della facile demagogia la Cgil di Maurizio Landini. Non è questo proprio il tempo di ascoltare le irresponsabili pretese di chi vorrebbe far aumentare i salari a prescindere dalla condizione drammatica che stiamo vivendo, all’interno di una cornice con più welfare e meno tasse.

Claudio Romiti, 10 ottobre 2022

Fonte: https://www.nicolaporro.it/lombra-sinistra-che-lega-il-covid-e-la-crisi-energetica/

SONO LE BANCHE CENTRALI A DETERMINARE IL COSTO DEL DEBITO E NON I MERCATI

Condividi su:

Segnalazione di Pietro Ferrari

ECCO LA DIMOSTRAZIONE

di Primo Gonzaga

( Savona ha ragione. Senza riforma della BCE qualsiasi sforzo è vano)

Due considerazioni semplicissime le cui conseguenze hanno una importanza fondamentale nell’Economia degli stati UE e in questo caso, dell’Italia e della Germania .

Livello microeconomico: un investitore che compra Bund decennali tedeschi (sono l’equivalente del BTP) ogni hanno perde circa 1,5 % del suo capitale. Infatti ha un rendimento dello 0,5% ma l’inflazione in Germania è al 2% e quindi ha un rendimento reale negativo. Al contrario un investitore che compra oggi un BTP a dieci anni guadagna circa 1,4% annuo. Infatti il BTP paga il 2,972% di interesse ma l’inflazione in Italia e del 1.6% . In questo caso il rendimento reale è positivo.

Livello macroeconomico: A livello di stati, ovviamente il ragionamento si inverte, lo Stato Tedesco vede il suo debito ridursi ogni anno per effetto del differenziale negativo tra tassi di interesse e inflazione. Lo Stato Italiano al contrario dovendo pagare un interesse reale positivo vede il suo debito crescere inesorabilmente. Continua a leggere

Ponte Morandi, da ‘assoluta stabilità’ a ‘intenso degrado’

Condividi su:

Ponte Morandi, da ‘assoluta stabilità’ a ‘intenso degrado’: così Autostrade cambiò in soli 2 anni il giudizio nei report ufficialiREPORT

…Così Autostrade cambiò in soli 2 anni il giudizio nei report ufficiali

Nel 2009 Autostrade per l’Italia “ha più volte fornito garanzie” circa la “presunta vetustà” della struttura, che “abbisogna soltanto, come tutte le opere di un certo rilievo, di una costante manutenzione ordinaria”. Nel 2011 la l’opera è descritta, invece, come “sottoposta a ingenti sollecitazioni” e per questo “da anni oggetto di una manutenzione continua”. L’evoluzione in due successivi report dell’azienda che ha in concessione il viadotto

di Marco Pasciuti

Un’infrastruttura caratterizzata nel 2009 da “assoluta sicurezzae stabilità“, su cui l’azienda “ha più volte fornito garanzie”. Che solo due anni più tardi, nel 2011, è descritta come afflitta da “intenso degrado” ed è quindi “da anni oggetto di una manutenzione continua“. E’ il modo in cui in soli 24 mesi è evoluto il giudizio di Autostrade per l’Italia sul ponte Morandi, crollato ieri a Genova causando la morte di almeno 37 persone

Il tema è quello della costruzione della Gronda di Ponente, nuovo tratto autostradale in grado di garantire il raddoppio dell’esistente A10 nel tratto di attraversamento del comune di Genova, dalla Val Polcevera fino all’abitato di Vesima. Una bretella che fa parte del progetto di potenziamento della viabilità del capoluogo, destinato nei progetti di Apsi – che ha in concessione l’autostrada A10, ne cura la manutenzione e fin dalle ore successive alla tragedia è finita sotto accusa – di “migliorare le condizioni di circolazione sulla rete esistente”, “sostenere la crescita economica”, “migliorare la sicurezza stradale” e “offrire un’alternativa all’unico asse autostradale ligure”. Un tema che scatena un aspro confronto politico, confluito nove anni fa in un progetto di democrazia partecipativa: il dibattito pubblico tenutosi nel capoluogo a tra il 1° febbraio e il 30 aprile 2009. Continua a leggere

Aiutarli a casa loro?

Condividi su:

Risultati immagini per stop immigrazioneSegnalazione del Blog di Maurizio Blondet

di Ilaria Bifarini

Dove sono finiti i miliardi di dollari degli aiuti all’Africa?

Ingenti prestiti da parte delle organizzazioni finanziari internazionali, consistenti sgravi del debito statale, fondi raccolti da iniziative private, che hanno mobilitato tutti, dai singoli cittadini occidentali attraverso forme organizzate di beneficenza alle star dello spettacolo, che si sono spese per i diritti dei più deboli attraverso concerti ed esibizioni.

Fiumi di miliardi di dollari che non sembrano aver intaccato per nulla il problema del sottosviluppo e della povertà endemica del Terzo Mondo. Anzi. E’ stato riscontrato che, dalla metà degli anni Novanta, circa 60 paesi in via di sviluppo siano diventati più poveri in termini di reddito pro-capite rispetto a 15 anni prima. Entro il 2030 i due terzi dei poveri di tutto il mondo proveranno dall’Africa.

L’Africa dunque è sempre più povera, ma di una povertà nuova rispetto a quella del passato coloniale. Il continente africano annovera infatti i paesi con i più alti livelli di disuguaglianza al mondo, in cui il divario tra una ristretta élite dedita al lusso e il resto della popolazione che vive in uno stato di miseria è abissale.

Dunque, cosa non ha funzionato? Dove sono finiti i fiumi di miliardi di dollari? Continua a leggere

Italia laboratorio politico che smuove l’Europa

Condividi su:

Risultati immagini per la fine della MerkelEurointelligence – La CDU/CSU è in aperta rivolta contro la Merkel

“Pensiamo davvero che i greci e gli italiani continueranno nella tradizione consolidata  di negoziare dei pessimi  accordi a loro sfavorevoli?”

Di Saint Simon – Giugno 16, 2018

In Germania tira aria di crisi di governo, a causa della contrapposizione tra il ministro dell’Interno Horst Seehofer, presidente del partito democratico-cattolico bavarese CSU, e la cancelliera Angela Merkel. Oggetto dello scontro è la politica sugli immigrati: Seehofer, in vista delle elezioni di ottobre in Baviera – confine meridionale della Germania su cui convergono le rotte mediterranee e quelle balcaniche – vorrebbe il totale respingimento alle frontiere dei rifugiati già registrati in altri paesi UE; la Merkel cerca un approccio più morbido per non esacerbare gli animi nei paesi europei sul confine esterno, ed ora si trova nella difficile posizione di dipendere da accordi bilaterali con gli italiani e con i greci per la sua sopravvivenza politica. Probabilmente cercherà di offrire in cambio larghe concessioni, ma in ogni caso non farebbe che rimandare la resa dei conti: l’immigrazione continua ad essere il potenziale deflagratore dei traballanti equilibri europei. Da Eurointelligence.

della Redazione, giovedì 14 giugno 2018. Continua a leggere