Christus Rex: “esposto in Procura e lettera al Viminale per annullare le trascrizioni di bimbi a coppie omosex”

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Prima pagina de L’Arena di Verona del 21.08.25

 

COMUNICATO STAMPA DEL CIRCOLO CHRISTUS REX-TRADITIO

Leggiamo, con amarezza, che il “cattolico” sindaco di Verona, Damiano Tommasi, ha registrato una quindicina di bambini, per coppie dello stesso sesso. Osserviamo un fronte compatto del centrodestra di governo nella condanna e nell’indignazione. Al buon intervento dell’On. Maddalena Morgante, si è allineato quello del Sen. Paolo Tosato, che ha a cuore soprattutto la tutela dei minori.

In linea con la Dottrina sociale della Chiesa Cattolica è l’intervento del Prefetto della Biblioteca Capitolare e direttore di Telepace Bruno Fasani, che, di fatto, “scomunica” la decisione del “chierichetto” di Palazzo Barbieri, usando le recenti parole di Robert Francis Prevost, Leone XIV: “per creare società civili armoniche e pacificate si deve investire sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società” “- incalza il Coordinatore di Christus Rex-Traditio ing. Raffaele Amato.
“Questa compattezza, sui temi etici, ci fa ben sperare per il futuro. Noi cattolici tradizionalisti, facenti parte della civile società, storicamente combattiamo battaglie a difesa del diritto naturale e – siamo pronti a farlo, anche stavolta, sul piano legale, attraverso un esposto in Procura e una lettera al Viminale, dal momento che, a nostro giudizio, il provvedimento è nullo“!
 
Continua il portavoce dei Tradizionalisti, Avv. Andrea Sartori“L’ordinamento italiano, in caso di coppie dello stesso sesso, – spiega l’ultima sentenza della Cassazione – mantiene fermo il divieto di maternità surrogata e, non intende assecondare tale metodica di procreazione, rifugge da uno strumento come la trascrizione. A Milano, infatti, il sindaco Sala, del Pd, ha bloccato da due anni le trascrizioni”.
 
“Soprattutto, è lesivo del diritto dei figli ad avere mamma e papà, nonostante i desideri moralmente molto discutibili di due mamme o due papà, che è quello di crescere in un ambiente che si avvicini il più possibile a quello della famiglia naturale che non hanno. La sinistra fa, da sempre una squallida confusione ideologica tra diritti e desideri, per far passare le sue istanze più folli” – sostiene, con determinazione, il Coordinatore di Christus Rex, Raffaele Amato.
L’Ing. Raffaele Amato conclude: “non possiamo far pagare ai bimbi le “marchette” politiche del sindaco ai gruppetti omosex, perché significherebbe destinarli a crescere, come scriveva nel “Dialogo della divina Provvidenza” Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia, con coloro che “…commettendo il maledetto peccato contro natura, quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono…”
Il Portavoce del Circolo Christus Rex-Traditio                                                             
Avv. Andrea Sartori      
 
Il Coordinatore del Circolo Christus Rex-Traditio
Ing. Raffaele Amato
Rassegna Stampa:

Il diritto (dimenticato dalla combriccola Lgbt) ad avere una mamma e un papà

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Tradotto in spagnolo e pubblicato si Info.Hispania. Ripreso anche da www.2dipicche.news

L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2023/07/10/il-diritto-dimenticato-dalla-combriccola-lgbt-ad-avere-una-mamma-e-un-papa/

ANCHE VERONA HA VISTO SFILARE IL GAY PRIDE, SINDACO “CATTOLICO” IN TESTA

Anche Verona ha visto sfilare il Gay pride, sindaco “cattolico” in testa. Pochi giorni prima, il primo cittadino aveva ricevuto una delegazione di “famiglie arcobaleno” rassicurandole sul fatto che trascriverà all’anagrafe i loro eventuali figli, frutto di maternità surrogata. Le scene che i media ci hanno fatto vedere fanno chiedere a chiunque se personaggi con parrucche, tacchi a spillo e abiti sadomaso possano essere adeguati a crescere dei bambini…

Per capire se sia giusto o meno dare figli a coppie dello stesso sesso, bisognerebbe mettersi dalla prospettiva del bimbo, titolare di diritti che potrà esercitare anni dopo la sua nascita. La letteratura scientifica, la psicologia e l’antropologia, nonché la pedagogia sono concordi nell’affermare che un bambino ha bisogno di crescere con il sostegno di due figure che siano di sesso diverso e che siano specificatamente mamma e papà.

Da quando esiste l’uomo, è sempre stato così. La natura e la biologia sono evidenti nel merito e, certamente, non si può chiedere a un bimbo di far da cavia per esperimenti differenti. La responsabilità di risultati fallimentari sarebbe enorme perché si rischierebbe di rovinare la vita ad una persona. E’ a partire dalla propria origine che si pongono le basi per costruire bene la propria identità e, per conseguenza impostare un progetto che vada in direzione di una meta ben precisa. Se non si trova risposta alla prima domanda esistenziale “Da dove vengo?” non si potrà dare senso pieno alla propria esistenza.

Il problema delle proprie origini colpisce i bambini adottati e, ancor di più i figli in provetta, come possiamo pensare che i figli di “genitori” dello stesso sesso non l’abbiano e addirittura amplificato?

La costruzione dell’identità, lo sviluppo dell’autostima, la formazione di una personalità equilibrata, la capacità di relazionarci con gli altri sono strettamente collegati alla nostra origine, al nostro essere figli di uno e un solo padre e di una e una sola madre. Per questo la famiglia e l’educazione dei figli non possono nascere solo dall’affetto o essere determinate da un contratto o atto amministrativo…

La nostra identità sessuale si sviluppa sempre a partire da una differenza, attraverso un rapporto con le figure genitoriali. La relazione quasi simbiotica del bambino con la madre che l’ha tenuto in grembo e allattato al seno viene interrotta dalla figura del padre che consente, in questo modo, al figlio di poter auto-costruire la propria soggettività, distinta da quella della madre. Mamma e papà sono quindi figure fondamentali e complementari per lo sviluppo armonico del bambino.

Per la tutela dei minori, c’è da augurarsi che l’utero in affitto diventi presto reato universale.

Verona Pride 2022, Castagna attacca il neo-sindaco: Tommasi cattolico?!

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di Lucia Rezzonico

Il 16 luglio anche Verona, la vedrà il centro della città trasformarsi in “Sodoma” per qualche ora.
Il Responsabile Nazionale del Circolo Cattolico Christus Rex-Traditio, Matteo Castagna interviene sull’argomento:
“anche se preparata da tempo, la sfilata dell’orgoglio sodomita pare sentirsi galvanizzata da una nuova amministrazione, che come primo atto, addirittura prima dell’insediamento, dimostra che la sua priorità è farsi vedere vicina ai promotori della “normalizzazione” dei desideri impuri contro natura, che la comunità LGBT vorrebbe riconosciuti in forme parificate al matrimonio, con tanto di adozione di bimbi. Spacciando tutto questo per “diritti civili” (sic!)”.
“Fa sorridere – dice Matteo Castagna con ironia – sentir parlare ancora di discriminazione categorie che, oramai, sono più coccolate e tutelate dalle Istituzioni dei panda in via d’estinzione…”
“Ma ciò che appare curioso è il dato politico. Il neo-sindaco Damiano Tommasi, che parteciperà al carnevale estivo di “Sodoma e Gomorra” (auguriamoci non blasfemo come a Bergamo, Milano, Cremona ecc.), si dichiara cattolico e nello stesso tempo è favorevole alla città arcobaleno. Dunque vale anche per Tommasi il passo evangelico: “Non vi ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio” (1 Corinzi 6: 9, 10) ??? 
Oppure è esente dal rispetto del Cattolicesimo? Cattolico o gay friendly? Cattolico o favorevole a coloro che rappresentano “Gesù gay” e la “Santa Vergine Maria come una prostituta”?
Castagna conclude: “Ho letto che qualcuno ha parlato di cambio di passo rispetto al passato. Credo sia una speranza che fa almeno tenerezza, perché Verona è sempre la stessa, e non cambia per un errore di percorso della politica di Palazzo. La Famiglia è una sola; è quella che permette anche agli omosessuali di avanzare assurde pretese, ed è composta da mamma, papà e figli. La biologia è questa, o  diventerà anch’essa “omofoba” per legge?”
Hanno ripreso parte del comunicato: Il Fatto Quotidiano, L’Arena, Il Corriere del Veneto e altri
– Articolo a pag. 13 de l’Arena del 14/7/2022

Schei! Farli tornare e investirli è la sfida della prossima amministrazione

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di Matteo Castagna per Verona news del 3/6/2022

Gian Antonio Stella intitolava un famoso ritratto del Veneto degli anni d’oro, ovvero il ventennio ’80 e ’90 del secolo scorso con un emblematico: SCHEI! Quelli che hanno reso felice l’intero Nord-Est grazie alla laboriosità ed all’iniziativa imprenditoriale, ad una visione politica d’insieme che mirava, da un lato a valorizzare le migliori offerte del territorio e, dall’altro, a trarne anche un profitto personale, non privo d’avidità ed egoismo.

All’epoca la finanza veronese era tra le più importanti del Belpaese e “i schei” erano davvero tantissimi. Dal 2000 in poi la città è rimasta silenziosa di fronte ad un declino terribile: Verona ha perso la direzione della Cassa di Risparmio e della Banca Popolare, mentre Cattolica Assicurazioni andava incontro a perdite rovinose, come sanno bene anche i piccoli risparmiatori della Popolare. I nostri storici gioielli finanziari e il bancomat per gli investimenti di pregio come la Fondazione Cariverona sono andati alla malora, assieme al turismo, all’ente lirico ed al terzo settore, mentre la politica pensava a cimiteri verticali e alle coppole sull’arena.

Due anni di Covid ed una comunicazione pubblica non proprio all’altezza di una città come Verona non hanno agevolato il sindaco uscente, Federico Sboarina, che è apparso, in troppe occasioni, assente, tanto che dal solito bar Liston 12, in Brà, un capannello di persone di mezza età si ferma e dice: “va ben, ma, insomma, sa alo fato sto’ Federico in sinque ani? L’è un bon butèl, ma èlo bon de far politica?” L’impegno non è mancato, ed il coraggio di fare scelte importanti, anche se inizialmente impopolari, potrebbe essere il frutto positivo dei prossimi 5 anni, delle polemiche che lo hanno investito in questo primo mandato.

Se poi ci si sposta nelle zone in cui i lavoratori, spesso devono prendere l’aereo per viaggiare, non si sono sentite solo le lamentele per le problematiche relative alle restrizioni governative contro la pandemia. “E sto’ qua sarésselo n’aeroporto? Al massimo i te porta fin a Zevio co’ un volo scancanà, na olta al mese…” 

Poi, dopo, se si passeggia in Corso Porta Nuova, all’altezza del bar “Ai Duchi”, c’è gente in giacca e cravatta che si chiede che differenza passi tra i 22 anni di incontrastato potere assoluto di Paolo Biasi e il suo successore, il cardiochirurgo Alessandro Mazzucco, indicato, a tal ruolo, proprio da Biasi. Si parlò di “continuum tosiano” perché tale operazione fu benedetta dall’allora sindaco Flavio Tosi. Vicepresidente vicario resta l’avvocato Giovanni Sala, uomo molto vicino a Biasi. Ma Mazzucco dirà ad Alessio Corazza sul Corriere di Verona del 5/11/2017 che “la Fondazione cui guarda è un ente che vuole dire quel che fa e vuol dire quel che dice” perché non deve essere un centro di potere (come poteva sembrare prima) ma un’azienda che realizza profitti e li investe in operazioni senz’altro virtuose, ma destinate a rendere profitti.

Il periodo di queste elezioni amministrative non è dei migliori. Se, da un lato, stanno pian piano scomparendo le restrizioni, dall’altro il clima estivo favorisce la voglia di uscire e di viaggiare, di andare al mare, piuttosto che in montagna o sul lago. Si ricordi che il partito dell’astensionismo è una sciocchezza, perché non c’è quorum alle elezioni amministrative: chi va a votare decide anche per chi sceglie di andare in spiaggia. Invece, il quorum del 50%+1 degli aventi diritto al voto è indispensabile per i 5 Referendum sulla Giustizia, che dobbiamo votare per iniziare una riforma del sistema giudiziario, che in Italia manca da troppo tempo.

Verona è una città piccolo-borghese e conservatrice. Non ha troppa simpatia per i cambiamenti repentini, ma pretende risposte concrete ai problemi di tutti i giorni: dal traffico ai parcheggi, dai servizi alla tutela dell’ambiente, dalla sicurezza al decoro. In fondo, si aspetta una visione di città in prospettiva, senza tentennamenti, che superi l’atavico provincialismo e alzi il livello alla portata che merita, facendo rinascere i suoi gioielli finanziari e storico-culturali, che debbono tornare a luccicare fino ad abbagliare, con progetti fattibili ma molto attenti al sociale. La ricchezza di Verona è la sua gente, che va amata, pregi e difetti, e messa in condizione di risorgere dagli anni bui delle crisi e della “città fantasma” alle nove di sera.

Damiano Tommasi, in questa campagna elettorale è sembrato un pesce fuor d’acqua. La politica non pare il suo ambiente. Il Palazzo non è l’oratorio. Le partite per il bene comune non si giocano in uno stadio, ma nel confronto con le categorie, sapendo trovare una sintesi, che è il miglior assist per il più bel gol. Ascoltatolo, non appare un candidato da nazionale, quanto da campionato dilettanti: sempre i soliti slogan, tre frasette in croce per compiacere i catto-progressisti, gli ambientalisti e poi? Dio ha dato a ciascuno dei talenti, siamo sicuri che questo sia il suo o lo vedremmo meglio al Coni?

Flavio Tosi è una eccellente macchina da voti. Non avendo mai lavorato, se non per il consenso personale, è quello che ha più esperienza di tutti. Però, ha già dimostrato in un doppio mandato e con una clamorosa sconfitta quanto sia bravo a fare il barbecue, producendo tantissimo fumo e un po’ di arrosto, da dividere con gli amici e i benefattori. L’impressione è che la sua grande spinta sia dovuta maggiormente ad un isterico spirito di rivalsa rispetto alla fila dei suoi fallimenti politici, dalla cacciata dalla Lega in poi nel 2015, piuttosto che all’amore per la città. Ma, qualcuno, a distanza di 7 anni, nel partito di Salvini pare sentirne, inspiegabilmente, la mancanza. Chissà…

Infine, ci sono gli outsider. Con buona pace di Paolo Berizzi, non si presenta alcuna lista di “estrema destra” nella città “laboratorio-fantasma” del neo-fascismo. Ci sono, però, ben tre liste della galassia “no vax” o “free vax” che, disgraziatamente per loro, si presentano divise. Sarebbe stato curioso vedere una civica unica e compatta sui diritti costituzionali e le libertà individuali quale risultato avrebbe potuto dimostrare a tutt’Italia. Fra di esse, colpisce il coraggio e la determinazione di Paola Barollo che si candida sindaco per la civica Costituzione Verona Libero Pensiero. Alla luce dell’incidente che ha subito 20 anni fa, Barollo si propone come sindaco per rimettere al centro le esigenze delle persone più fragili, come disabili e anziani e per costruire una Verona più inclusiva e accessibile per tutti. Io sono vaccinata e quindi non mi considero assolutamente una No Vax. Non voglio essere assolutamente citata in questo senso, perché non lo sono. La nostra lista è a favore della libertà di pensiero e bisogna rispettare chi non vuole vaccinarsi perché siamo un Paese civile e democratico e quindi è giusto che ogni persona decida cosa fare nella sua vita”. 

Anna Sautto per il Movimento 3 V sembrerebbe più decisa sulla questione “no vax”, mentre Alberto Zelger, ex consigliere comunale uscente della Lega, si presenta con Verona per le libertà e altre due civiche sempre della galassia “no vax, no green pass”. Con lui, Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia e alcune frange minoritarie del mondo cattolico conservatore, che, forse, hanno fatto venire qualche mal di pancia al vescovo Giuseppe Zenti.

E’ d’uopo ricordare che si può esprimere il voto disgiunto, ossia barrare il nome di un candidato sindaco e dare la preferenza ad una lista ed un candidato consigliere comunale di un partito o civica che ne sostiene un altro.

Ad esempio, chi volesse votare Fratelli d’Italia potrebbe scrivere, che so, Daniele Polato, accanto al simbolo e, se non gli piace Sboarina, mettere una “X” sul nome di Paola Barollo. Alle amministrative, è importantissimo guardare alle persone ed esprimere la preferenza. Se non piace Sboarina, ma si vuol votare la Lega, si può scrivere, ad esempio, Damiano Buffo accanto al simbolo e apporre una “X” su un altro candidato sindaco, mentre se si lascia solo la preferenza, il voto va direttamente anche a Federico Sboarina. Sono molte le donne che si mettono in gioco in questo agone elettorale, ma un giovane, promettente ristoratore e agricoltore veronese, che desta particolari attenzioni per l’entusiasmo di questi giorni. Lui è Achille Carradore e si presenta per la civica Verona Domani a sostegno di Sboarina. I sondaggi danno per vincente la riconferma di Sboarina. La lista del sindaco, per i più affezionati di Federico Sboarina, vede in campo un volto noto come Riccardo Caccia, che si candida col centrodestra in dissenso col suo partito, Forza Italia, che ha deciso di spaccare la coalizione e di sostenere Flavio Tosi con le sue civiche, ove spicca il nome di De’ Manzoni, fratello di Massimo, caporedattore del quotidiano La Verità.

I veronesi scelgano con retto discernimento il loro destino dei prossimi 5 anni, siano esigenti, pretendendo progettualità e concretezza, visione politica di medio e lungo periodo, rinascita del meglio di questo territorio. L’esperienza di Polato, la tenacia di Buffo e l’entusiasmo di Carradore potrebbero essere molto utili in questa prospettiva.

Pensateci su e non delegate le scelte agli altri: andate a votare!

Fonte: https://www.veronanews.net/schei-farli-tornare-e-investirli-e-la-sfida-della-prossima-amministrazione/