La Germania esporta la sua crisi in una Europa in via di dissoluzione atlantica

Condividi su:

di Luigi Tedeschi

Fonte: Italicum

La retorica dell’Europa unita, delle risposte comuni e della solidarietà europea indispensabile per affrontare le emergenze, si infrange dinanzi al piano di 200 miliardi stanziati dalla Germania per far fronte al caro energia e proteggere quindi famiglie ed imprese tedesche dagli effetti dei rincari energetici. I 200 miliardi di finanziamenti erogati dalla Germania contro il caro energia e l’inflazione (che si aggira attualmente intorno al 10%), costituiscono un programma di aiuti pubblici unilaterali. L’importo di 200 miliardi equivale al totale dei fondi del Pnrr concessi all’Italia in 6 anni e supera del 40% i 140 miliardi di entrate previsti per la tassa sugli extra profitti delle imprese energetiche. Tale manovra sarà finanziata dal Fondo di stabilizzazione dell’economia, ma sarà esclusa dal bilancio ordinario, così come gli investimenti di 100 miliardi stanziati dalla Germania per il riarmo. Pertanto, secondo la prassi tedesca ormai consolidata del ricorso agli artifici contabili, tali finanziamenti non costituiranno nuovo debito pubblico.

Chi sanzionerà la Germania?
Non si comprende tuttavia lo scalpore destato in sede europea dall’unilateralismo prevaricatore tedesco, da sempre praticato nella UE, in aperta violazione delle normative europee e a danno degli altri partner. Il ventennale primato tedesco in Europa si è potuto realizzare infatti solo mediante la sistematica violazione delle norme europee. La UE si è di fatto un’area unitaria di espansione economica tedesca.
L’export tedesco ha invaso l’Europa e destrutturato le economie degli altri paesi membri ignorando i limiti imposti ai surplus commerciali dai trattati europei. Le norme sulla concorrenza e sul divieto di aiuti di stato sono state da sempre eluse dalla Germania che, con il ricorso ai finanziamenti pubblici ha realizzato il salvataggio di un sistema bancario già inondato da titoli spazzatura e prossimo al default a seguito della crisi dei subprime del 2008. La Germania, con larghi sforamenti dei parametri di bilancio della UE, nel 2003 ha erogato sussidi a pioggia per sostenere la sua industria. La stessa Germania, con massicce concessioni di “credito facile” ai paesi del sud europeo ha provocato crisi del debito devastanti, salvo poi imporre alla Grecia politiche di austerity e rigore finanziario con annessa macelleria sociale, al fine di rientrare dei crediti insoluti.
La crescita esponenziale dell’export tedesco è inoltre dovuta alla adozione della moneta unica europea. Dato che la quotazione dell’euro sui mercati dei cambi dipende dall’andamento complessivo delle economie dell’intera Eurozona, l’export tedesco ha potuto giovarsi di un tasso di cambio assai favorevole, dal momento che il valore dell’euro è assai inferiore a quello che avrebbe avuto il marco. Al contrario la moneta unica penalizzato l’export dell’Italia, che con l’euro non ha più potuto giovarsi della flessibilità dei cambi.
La UE non ha prodotto crescita e stabilità in Europa, ma ha generato un trasferimento di ricchezza dal sud al nord dell’Europa e pertanto, alla crescita tedesca ha fatto riscontro il declassamento dei paesi più deboli.
Il primato tedesco è dunque frutto di una politica economica fraudolenta messa in atto dalla Germania. Ma chi, ieri come oggi, è in grado di sanzionare la Germania?

Il rapace nazionalismo tedesco e la dissoluzione prossima della UE
Lo stesso paradigma si ripropone nell’emergenza energetica. Il piano di finanziamenti tedesco di 200 miliardi è palesemente una erogazione di fondi pubblici a sostegno dell’economia tedesca in crisi, falcidiata dal caro energia e dall’inflazione. Si deve considerare che tutti i paesi della UE nelle fasi di crisi (sia pandemica che energetica), hanno fatto ricorso a programmi di sostegni pubblici. Emerge però una scandalosa sproporzione circa l’entità dei finanziamenti pubblici effettuati dai singoli paesi dal settembre 2021 al settembre 2022: la Germania ha stanziato 384,2 miliardi, la Gran Bretagna 238,4, la Francia 81,3, l’Italia 73,2, la Spagna 35,5.
Si rileva quindi che si è instaurata una vera e propria competizione tra gli aiuti di stato erogati dai singoli paesi, in cui gli effetti distorsivi della concorrenza hanno favorito le posizioni economiche dominanti della Germania e dei suoi alleati, a danno comunque dei paesi più deboli. L’Italia infatti ha ristretti spazi di manovra di bilancio a causa dell’elevato debito pubblico. L’economia italiana, inserita nella catena di valore dell’industria tedesca, si rivela particolarmente vulnerabile, dato che sarà penalizzata nella sua competitività, a causa dei più elevati costi energetici a carico delle imprese italiane. La Germania ha giustificato tale misura unilaterale di sostegno all’economia sulla base dei grandi spazi di manovra di bilancio, resi possibili dalla sua proverbiale virtuosità finanziaria rigorista. Ma certo è che la sua potenza finanziaria si è potuta realizzare mediante l’espansione dell’export e quindi in virtù di surplus commerciali prodottisi a discapito dell’Italia e di altri paesi.
La UE è dunque succube degli egoismi prevaricatori dei paesi economicamente più forti. La sua disunione è apparsa evidente nel rifiuto della Germania di aderire alla iniziativa dell’Italia, della Francia e di altri paesi per la fissazione di un tetto europeo al prezzo del gas. La Germania infatti, oltre a sostenere la sua economia con un gigantesco piano di aiuti pubblici, può giovarsi dei contratti a termine tuttora in vigore (ma in scadenza a fine anno), con la Russia per forniture di gas a basso prezzo.
L’Olanda ha espresso il suo rifiuto sia al price cup che alla proposta di disallineamento del prezzo del gas da quello dell’energia elettrica. L’Olanda è ovviamente intransigente, dati gli enormi profitti speculativi realizzati con il rialzo delle quotazioni dei titoli energetici alla borsa di Amsterdam. E la crisi energetica, come si sa, non è dovuta alla guerra ma alla speculazione finanziaria sul prezzo del gas.
La Norvegia, che non è membro della UE ma della Nato, ha innalzato il prezzo dell’esportazione di gas fino al 70% e il suo fondo sovrano ha ricavato profitti per circa 80 miliardi. Nella guerra e nella crisi esiste quindi una parte dell’Europa che si arricchisce a spese dell’altra.
E’ stata spesso esaltata la compattezza unitaria dimostrata dall’Europa dinanzi alla crisi pandemica, con la creazione di un debito comune europeo, con il varo cioè del Recovery fund. Ma sulla politica vaccinale della UE incombono ombre assai oscure. Si è rilevata la scarsa trasparenza delle trattative intercorse tra la Von der Leyen e il presidente della Pfizer Albert Bourla in merito all’acquisto dei vaccini, svoltesi attraverso una corrispondenza avvenuta tramite sms il cui contenuto è stato inspiegabilmente cancellato. Bourla non si è poi presentato per testimoniare dinanzi alla commissione sul Covid del parlamento europeo, che sta svolgendo indagini su tali trattative. E’ emerso altresì un palese conflitto di interessi che investe la Von der Leyen, il cui marito è dirigente della Orgenesis, società del settore biotech controllata dai fondi di investimento Vanguard e Black Rock, che a loro volta controllano anche la Pfizer. Il Recovery fund fu inoltre ostacolato dalla opposizione dell’Olanda e dei paesi frugali, che diedero il loro assenso in cambio della concessione nei loro confronti di sgravi fiscali da parte della UE.
Analoga politica non è stata invece replicata in occasione della crisi energetica. A causa della opposizione tedesca non verrà creato alcun fondo europeo a sostegno dei paesi in difficoltà per il caro energia. Dato che non verrà alla luce alcun fondo comune europeo per l’energia, ogni paese europeo dovrà far fronte alla crisi con le proprie risorse. I paesi della UE non sono produttori di materie prime né potenze finanziarie di rango mondiale. L’Europa ha costruito la sua potenza economica sull’industria manifatturiera. Quindi dovrà affrontare la crisi energetica mediante scostamenti di bilancio e manovre in deficit. Ma è evidente lo squilibrio di risorse finanziarie disponibili da parte della Germania rispetto agli altri paesi per implementare politiche fiscali atte a contrastare efficacemente l’impatto di questa crisi.
E’ dunque lecito definire la politica economica di Scholz come una forma di rapace nazionalismo fiscale che condurrà fatalmente alla dissoluzione di fatto della UE.

La Germania esporta la sua crisi
La guerra tra USA e Russia in Ucraina ha comportato un drastico ridimensionamento sia geopolitico e economico della Germania. La potenza economica tedesca ha potuto svilupparsi mediante la crescita del suo export, le forniture di gas russo a basso prezzo e le delocalizzazioni industriali nell’Europa orientale. La guerra e le successive sanzioni imposte alla Russia stanno determinando progressivamente la fine dei legami economici ed energetici tra la Germania e la Russia stessa. La guerra in Ucraina ha provocato parallelamente l’interruzione della via della seta su rotaia che collega la Cina con l’Europa (traversando l’Ucraina), e pertanto, sia l’export tedesco che le catene di approvvigionamento di semiconduttori, di materiali tecnologici e infrastrutturali per l’industria hanno subito un drastico tracollo. Il modello economico tedesco basato sull’export è in via di dissoluzione.
Questa guerra ha quindi indotto la Germania ad effettuare un suo riposizionamento sia economico che geopolitico nell’ambito della Nato. Scholz, in considerazione della scelta di campo atlantica e del ridimensionamento del ruolo economico e geopolitico della Germania, vuole tuttavia riaffermare il primato tedesco in Europa.
Con la crisi energetica la Germania ha imboccato la via della recessione. A causa dell’aumento dei prezzi del gas, l’inflazione si attesterà all’8,4% nel 2022 e all’8,8% nel 2023. Il Pil tedesco è in calo, la crescita si ridurrà nel 2022 all’1,4%, mentre nel 2023 è previsto un calo dello 0,4%. L’indice della fiducia dei consumatori (Esi), registra un calo di 3,5 punti ed ha raggiunto i minimi storici.
Scholz pertanto, dinanzi alla recessione incombente, al dissenso dilagante nell’opinione pubblica e alle scadenze elettorali prossime in alcuni laender tedeschi, ha varato questo piano di aiuti per 200 miliardi di fondi pubblici destinati alle imprese e ai cittadini onde far fronte al caro energia. Data la sperequazione dei costi energetici che si verificherà tra le imprese tedesche e quelle degli altri paesi della UE, la Germania ha messo in atto una manovra shock che si configura come una gigantesca operazione di dumping industriale e finanziario ai danni del resto dell’Europa. L’intento di Scholz è quello di arginare il declassamento economico della Germania scaturito dalla chiusura dei principali mercati dell’export tedesco e al rilevante calo di competitività subito dall’industria tedesca nei confronti del mercato americano. Il rafforzamento dell’export tedesco in Europa, realizzato manovre atte a produrre rilevanti distorsioni della concorrenza, sarà sufficiente a far fronte alla recessione interna e a colmare le perdite subite dall’export verso la Russia e i mercati asiatici? Certamente no. Il dumping tedesco infatti avrà solo l’effetto di esportare nella UE la sua stessa crisi. La recessione europea produrre solo decrementi della domanda che si ripercuoteranno negativamente anche sull’economia tedesca.
L’Italia è particolarmente esposta alla concorrenza sleale della Germania. In una Italia, già depauperata nella sua struttura industriale da decenni dalle manovre aggressive franco – tedesche, potranno verificarsi con la recessione incombente nuove crisi del debito, a cui faranno seguito rinnovate politiche di austerity. In tale contesto, si riproporranno nuove iniziative aggressive della Germania, da sempre ansiosa di appropriarsi del patrimonio immobiliare e del risparmio italiano, che è tra i più elevati d’Europa.

La strategia americana di aggressione all’Europa
L’Europa non sarà certo smembrata dalla politica di ricatto energetico di Putin, ma da un processo di decomposizione interna già in stato avanzato.
Occorre inoltre rilevare il silenzio doloso della Von der Leyen riguardo alle iniziative di nazionalismo predatorio della Germania. Si è solo limitata a retorici appelli all’unità della UE. Quella stessa Von der Leyen che ha sanzionato il sovranismo dell’Ungheria di Orban e si è resa responsabile di gravi ed indebite ingerenze nelle elezioni italiane affermando che “se le cose andranno in direzione difficoltosa, abbiamo gli strumenti per agire”, ora tace nei confronti del nazionalismo predatorio di Scholz.
In realtà, con la fine della Guerra fredda e l’espansione della Nato nell’est europeo, è venuta meno la rilevanza del ruolo strategico della Germania nel contenimento della Russia. Tale ruolo è oggi ricoperto dalla Polonia e dai paesi baltici che confinano direttamente con la Russia.
La guerra tra USA e Russia in Ucraina ha determinato il riposizionamento geopolitico dell’Europa nell’ambito della Nato in funzione russofobica. Ma, in perfetta coerenza con la strategia geopolitica americana, si sta verificando anche la decomposizione interna della UE. L’Europa, priva di una soggettività geopolitica autonoma nel contesto mondiale, ridimensionata nella sua potenza economica e resa dipendente dagli USA nel campo energetico, non potrà che frantumarsi progressivamente, dilaniata dalle conflittualità interne. Il declino dell’euro ne è una prova evidente. L’euro si sta svalutando nei confronti del dollaro a causa della politica antinflazionistica messa in atto dalla FED che comporta rialzi progressivi dei tassi di interesse. E i rialzi dei tassi deliberati dalla BCE avranno effetti devastanti su una economia europea in fase di recessione. Questa rincorsa della BCE ai rialzi dei tassi americani finirà col dissanguare l’Europa.
La strategia imperialista americana di aggressione all’Eurasia implica la destrutturazione dalla UE. La crisi economica incombente si tramuterà presto in crisi politico – istituzionale che coinvolgerà tutti i paesi europei. Esploderà anche una conflittualità sociale alimentata dall’accentuarsi delle diseguaglianze che si rivelerà insanabile. Emergeranno ben presto le responsabilità delle classi politiche riguardo alle suicide scelte atlantiste dell’Europa. Solo dalla dissoluzione interna della UE e dalla implosione del modello neoliberista potrà emergere la nuova Europa dei popoli e delle patrie europee. E’ questa una utopia? Ebbene, solo questa utopia può salvarci.

Il crollo della Cdu scuote i popolari. E il centrodestra riapre il cantiere

Condividi su:

Le ripercussioni del voto tedesco. Fi spera che i moderati restino al governo. Salvini rilancia il partito unico, Meloni contro le larghe intese. Berlusconi: Merkel lascia un vuoto incolmabile

di Pasquale Napolitano

Il tracollo elettorale in Germania della Cdu-Csu, per la prima volta nel dopoguerra sotto la soglia del 30% dei consensi, e l’addio di Angela Merkel rimescolano le carte nella famiglia dei Popolari europei.

In Italia il voto tedesco spinge il leader della Lega Matteo Salvini a riaprire il cantiere del partito unico del centrodestra. Il segretario del Carroccio fiuta la debolezza del Ppe, orfano della leadership della Merkel, e gioca d’anticipo: «Il voto in Germania deve essere di insegnamento anche per il centrodestra italiano. Il centrodestra in Germania ha preso una batosta storica. Il centrodestra italiano dovrebbe imparare che uniti si vince, soprattutto in Europa. Quindi ripropongo agli alleati di unirsi a Bruxelles, perchè adesso siamo divisi in tre gruppi diversi e contiamo di meno. L’Italia conta di meno. Se i centrodestra italiani si uniscono l’Italia conta di più in Europa. Io sono pronto anche domani. Spero che Berlusconi e Meloni lo siano altrettanto».

È il momento di accelerare. Il ragionamento che filtra da via Bellerio è chiaro: «Con l’uscita di scena della Merkel si aprono spazi enormi sia in Italia che in Europa per riorganizzare il fronte anti-socialista».

E il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ammette: «È molto difficile riempire un vuoto come quello che lascerà la signora Angela Merkel nella politica europea. Un’Europa con una politica estera e di difesa comune, quindi tra i grandi protagonisti del mondo, richiede una leadership di alto livello politico».

La sconfitta della Cdu in Germania fa discutere Forza Italia, che nei giorni scorsi ha frenato sull’ipotesi di una formazione politica unica in Europa. Intanto il coordinatore Antonio Tajani si augura «che i popolari restino al governo a Berlino e il ministero delle Finanze non vada ai liberali».

Contro il progetto salviniano di unire le tre forze di centrodestra si schiera Giorgia Meloni, leader di Fdi, che boccia le larghe intese e rilancia il bipolarismo: «Il crollo dei popolari della Cdu-Csu in Germania dopo 16 anni di cancellierato Merkel e il successo della Spd certificano che quando forze di centrodestra si prestano per anni ad alleanze innaturali con la sinistra finiscono per annacquare la propria identità e perdere consenso. Lo stesso sta avvenendo nelle istituzioni Ue con un Ppe ormai al traino delle sinistre. Il messaggio che ci arriva dalle elezioni tedesche non è dunque la sconfitta del sovranismo, come dice il mainstream, ma la necessità di consolidare un sano bipolarismo che consenta ai cittadini di scegliere maggioranze chiare e coese e di sapere la sera stessa delle elezioni chi governerà. Un bipolarismo che come Fratelli d’Italia e come Conservatori europei vorremmo riprodurre anche a livello continentaee».

In direzione opposta si muove il ministro del Sud Mara Carfagna che insiste, incassando la sponda di Matteo Renzi, sulla costruzione di un polo centrista: «Credo invece che debba farsi strada nei partiti l’urgenza restituire un baricentro alla politica italiana. Lo si può fare solo rinunciando all’estremismo e questo percorso va imboccato subito da tutti coloro che si candidano a governare in futuro il Paese» spiega nel blog su HuffPost.

Sul fronte opposto il Pd esulta per la «non vittoria» dei Socialdemocratici fermi al 25,7%. A Berlino sono partiti gli scongiuri. A scrutino ancora in corso il segretario Enrico Letta sentenzia: «Il cancelliere sarà Scholz, non ho alcun dubbio su questo». La sinistra italiana non perde il vizio dell’innamoramento facile. Il copione si ripete: Biden, Blair, Zapatero. Stavolta al Nazareno si festeggia il successo di Pirro di Scholz. Ma dal voto tedesco Letta spera di portare a casa un altro risultato: lo stop al proporzionale e la corsa verso il bipolarismo.

Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/politica/crollo-cdu-scuote-i-popolari-e-centrodestra-riapre-cantiere-1978135.html

I Ponti…dall’ Eternità allo S-fascio

Condividi su:

Segnalazione Agenzia Consul Press

di , 24 agosto 2018

Dal  CROLLO dei MURI … al  COLLASSO dei PONTI 

UN’ ANALISI DI FILIPPO ORTENZI, con un commento di Giuliano Marchetti, dopo 10 giorni dalla tragedia di Genova 

I soloni della demoplutocrazia radical chic – ed i media con loro conniventi – dopo averci narrato per decenni balle inverosimili sulla presunta (e presuntuosa) eternità delle opere in cemento armato, oggi ci dicono che, al contrario, sono stati forse sperperati i soldi dei contribuenti …. perché tali opere hanno una durata massima di 50 (cinquanta) anni.

Come è possibile se a Pechino sono ancora utilizzabili i ponti illustrati da Marco Polo nel suo famoso libro “Il Milione” risalenti a parecchi secoli fa? E perché ancora resistono i numerosi ponti costruiti in epoca romana e medioevale ? Come mai le nuove tecnologie si sono dimostrate meno efficienti di quelle antiche?

ponte morandiSono domande che tutti noi ci poniamo dopo il crollo del Ponte Morandi di Genova, presentato per decenni come una delle opere ingegneristiche all’avanguardia del genio architettonico italiano.

Per doverosa informazione bisogna ricordare che i ponti costruiti durante il Regno d’Italia, compresi quelli del vituperato Regime Fascista, risultano ancora tutti ben funzionanti mentre, al contrario, quelli edificati nella Repubblica (ovviamente “democratica ed antifascista”, nata dalla Resistenza) non resistono al tempo e si sbriciolano come castelli di sabbia, mettendo a rischio la vita sia dei nostri Concittadini, sia dei visitatori provenienti dall’ Estero. Si è passati da un Governo Dirigista che con l’I.R.I. aveva salvato l’economia italiana durante la recessione del 1929, portando la disoccupazione a zero e la £ira a quota 90, ad un regime partitocratico. L’interesse nazionale che era il principio fondante del pensiero precedente è stato sostituito dalla logica del profitto, logica che ha pervaso ogni settore della società, compresi quelli che moralmente e spiritualmente dovrebbero esserne immuni, come ad esempio la Chiesa Cattolica che non si impegna più in battaglie a difesa dei valori cristiani, della morale o della famiglia ma unicamente in difesa del business “pro immigrazione clandestina” che le rende fior di miliardi. E’ nel nome della nuova divinità, che non è il Dio Uno e Trino della cristianità, ma il dio uno e quattrino del mondialismo capitalista, del liberismo cosmopolita, del catto-comunismo, della lotta ad ogni principio di sovranità e di identità dei popoli. Questa azione in Italia è stata favorita dai Governi di Sinistra che hanno, con Prodi e D’Alema, privatizzato le partecipazioni statali, smantellato l’IRI e svenduto il patrimonio pubblico a favore delle “Leggi di Mercato” e della Finanza Apolide.

Il 30 aprile del 1933 il principe Umberto di Savoia e la consorte Maria Josè del Belgio, unitamente al  cavalier Benito Mussolini, Duce del Fascismo e  Capo del Governo, inaugurò a Venezia il Ponte del Littorio (ribattezzato successivamente, nel nome dell’antifascismo, Ponte della Libertà) ed il suddetto Ponte garantisce la percorrenza del traffico sia automobilistico, sia ferroviario, congiungendo Venezia alla terraferma, consentendone un successivo ampliamento nel 1970, portando i binari da 2 a 4.

https://www.youtube.com/watch?v=4hLrHxIIdx4

Questo ponte, al pari di tutti gli altri costruiti durante il periodo monarchico,  con tecnologia meno avveniristica e più arcaica dei quelli del dopoguerra, sta ancora in piedi. Come mai allora i ponti costruiti nel dopoguerra, con cemento armato (che ci dicevano garantisse l’eternità) hanno tutti delle criticità?

Forse perché nel nome del profitto si sono utilizzati materiali scadenti, perché si dovevano finanziare anche i partiti repubblican-costituzionali e pagare tangenti? La cosa non è da escludere. Questo anche alla luce delle inchieste sulla corruzione che agli inizi degli anni novanta del secolo scorso hanno spazzato via un’intera classe dirigente, poi purtroppo riciclatasi nella seconda attraverso soprattutto il PDS-PPI-DS-Margherita-PD e Forza Italia-PDL  ….

Come per il filmato precedente,  qui di seguito riportiamo la testimonianza della giornalista Milena Gabanelli in un’inchiesta di Report sulla gestione della Autostrade a Benetton nel lontano 2004, poi i politici non dicano che erano all’oscuro…

https://int.search.tb.ask.com/search/video.jhtml?  enc=0&n=783a6395&p2=%5ECQJ%5Exdm379%5ELMITIT%5Eit&pg=video&pn=1&ptb=E8436575-024F-4C6A-BF9D-5402A18FE6CF&qs=&searchfor=Gabanelli+autostrade+benetton+2004&si=adwords-b883f162247c1aaec22951fa903d9bd4&ss=sub&st=sb&tpr=sbt

*** *** ***

Lo scrittore Maurizio Blondet (*1), nel suo sito personale si domanda: “Ma ‘Segreto di Stato’ può voler dire ‘Tangenti’? (Domanda alla Procura)”. E questo perché i governi di Sinistra hanno messo il segreto di Stato sui contratti di concessione alle autostrade: cosa c’è da nascondere e che il popolo non deve sapere?”–  Conclude quindi il giornalista: “E’ una domanda  che vorrei porre, da povero cittadino, a giudici, procuratori: quale altro motivo riescono a immaginare  per questo segreto – di Stato! – se non occulti scambi e benefici tra i politici che hanno concesso, e quelli che godono della concessione di un monopolio lucrosissimo?  Domando sinceramente: perché  io non riesco a immaginare altro.  Magari i giudici e procuratori, invece sì.”

Sempre in tema di Autostrade per l’Italia, delle quali è proprietaria la società Atlantia del Gruppo Benetton (i cui componenti risultano “elettivamente affini” ad un tal Mr. George Soros) e che – tramite Oliviero ToscaniGuru della comunicazione – promuove “campagne arcobaleno” a favore sia della negazione identitaria dei popoli, sia del meticciato e dell’invasione afro-islamica del nostro Paese. Tale vicenda così è stata sintetizzata dal giornalista Emidio Novi (*2): “Insaziabili questi Benetton, più guadagnavano meno spendevano per la manutenzione delle autostrade che avevano avuto in regalo dal centrosinistra … Fantasiosi questi Benetton. – Prodi, Ciampi e Giuliano Amato s’erano impegnati con Bruxelles e soprattutto con francesi e tedeschi a smantellare l’IRI. Massimo D’Alema li prende in parola e nel 1999 decide di privatizzare la rete autostradale di proprietà dell’IRI e quindi dello Stato. … Le Autostrade sono una Zecca che produce moneta sonante. I Benetton semi-falliti come imprenditori del tessile-abbigliamento … hanno incassato tanti di quei soldi da diventare investitori globali.  … Con una redditività del 25% decidono di tagliare le spese di manutenzione. Per loro le Autostrade ex IRI sono una miniera d’oro inesauribile. Aumma aumma nel 2016 ottengono una proroga quarantennale con un emendamento aggiunto all’ultimo minuto alla legge Finanziaria. Una vergogna, la banda Renzi è capace di tutto. … I contratti che riguardano i concessionari delle autostrade vengono secretati. … Questa banda di malavitosi merita un decreto che spazzi via la benevolenza di TAR e magistratura civile corrotta. E che faccia capire a opposizioni e potere mediatico che la fortuna sta abbandonando i Benetton e quelli come loro”.

La sensibilità di Autostrade per l’Italia e della famiglia Benetton è tale che per le vittime della tragedia del Ponte Morandi non hanno detto una parola, anzi lucrandoci ….  se è vero come ha detto l’on. Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, hanno addirittura preteso il pedaggio dalle autoambulanze e dai mezzi di soccorso.

Che ci sia stato qualcosa che non funzionava nella privatizzazione delle Autostrade avrebbe dovuto accorgersi anche la magistratura, forse anche laPres IRI stampa se fosse stata veramente libera e non asservita alle Lobby Confindustriali, di cui la famiglia Benetton è una delle massime rappresentanti, se è vero, come è vero che Gian Maria Gros-Pietro, ultimo  Presidente delle Autostrade pubbliche dell’IRI è stato successivamente promosso Presidente delle Autostrade private del Gruppo Benetton.

A nostro modesto parere il “Governo grillo-leghista del cambiamento” dovrebbe istituire una Commissione d’Inchiesta sulle privatizzazioni riconducibili ai governi di una certa Sinistra (stanziante in Capalbio) ed istituire – come fecero i governi antifascisti non appena conquistato il potere – un Tribunale Speciale sugli illeciti arricchimenti di Regime (constatando come i politici fascisti, a cominciare da Mussolini, pur governando con modalità probabilmente discutibili, furono prevalentemente onesti) e far pagare alle classi politiche predatorie attuali il danno erariale da loro causato alle casse dello Stato, favorendo l’indebitamento pubblico e la pauperizzazione del nostro popolo.

Filippo Ortenzi

Rettore costituenda Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo

*** *** ***

NOTE A MARGINE  – Se possibile, vorrei ampliare l’analisi di Filippo Ortenzi coinvolgendo anche ben altre e diverse responsabilità di questo scellerato Stato (repubblicano, democratico, pluripartitocratico, diffusamente ed ampiamente corrotto) per una assoluta mancanza d’una politica economica/industriale e manageriale, nonché per l’incapacità di valutare, proporre ed “imporre” – qualora necessario – scelte più opportune per la Nazione (o per il Popolo, o per la Comunità) che il medesimo Stato avrebbe dovuto rappresentare o guidare.  A mio giudizio, risultano infatti criticabili e condannabili le dissennate scelte con cui, dalla fine degli anni ’50, è stato privilegiato lo sviluppo delle reti autostradali nei confronti di quelle ferroviarie e, quindi, la sudditanza di questo scellerato Stato in particolare nei confronti della “Dinastia Agnelli” ed in generale nei confronti delle lobby automobilistiche, delle compagnie petrolifere, ecc. ecc.  D’altra parte, così come è giusto riconoscere i meriti acquisiti della Fiat nello sviluppo del “Paese Italia”, va anche evidenziato come la Fiat S.p.A. – in sede approvazione bilanci d’impresa – abbia spesso privatizzato i profitti (distribuendo utili ai propri Azionisti) e parimenti socializzato le perdite a carico dell’Italia (ricorrendo alla Cassa Integrazione per le retribuzioni dei propri dipendenti).  E sul “Caso FIAT” più volte la Consul Press ha preso posizione, ospitando e pubblicando anche ponderosi interventi del Prof. Gaetano Rasi, eminente studioso e già Presidente del CESI – Centro Nazionale Studi Politici ed Iniziative Culturali.

http://www.consulpress.net/il-caso-fiat/

Per quanto riguarda invece il pesante “J’Accuse” dell’amico Filippo contro la Chiesa Cattolica, desidero esprimere un mio parziale dissenso.  Infatti ritengo sia giusto ricordare come l’attuale Pontefice (nonostante le sue luci ed ombre) abbia più volte lanciato il proprio giusto monito contro le leggi di un mercato iper-liberista, contro una finanza apolide, contro un capitalismo selvaggio ed incontrollato, rievocando forse inconsciamente i “Valori” dell’ Umanesimo del Lavoro, che è ben presente sia nei nostri cuori, sia nella nostra Linea Redazionale.  Ciò premesso, personalmente, non posso non condividere la Filippica Ortenziana contro il “business dell’ immigrazione clandestina” e, d’altra parte,  personalmente mi sono sempre schierato contro lo “Jus Soli”stoltamente auspicato dallo Stato Vaticano, giuridicamente uno “Stato Estero”, che è giunto a richiedere specifici provvedimenti legislativi allo Stato Italiano tramite indebite pressioni ed ingerenze delle proprie Gerarchie e del proprio apparato mediatico-comunicativo … vds. Avvenire, Famiglia Cristiana, Giornalini parrocchiali, ecc.  – D’altra parte, sia lo stesso Pontefice, sia le alte od intermedie Gerarchie Ecclesiastiche, sia i numerosi Parroci e Sacerdoti, avrebbero già da tempo dovuto riflettere con maggior attenzione sulle conseguenze geo-politiche e sociali che queste trasmigrazioni di massa comporteranno in misura sempre più devastante, se non opportunamente bloccate e regolarizzate.  Con un’accoglienza globalizzata ed incontrollata – aperta a tutti, sempre e comunque – in ossequio ad un distorto ed inapplicabile ecumenismo Verso il Diverso – senza l’intervento illuminato di Vladimir Putin in aiuto del Popolo Siriano  e del legittimo Presidente della Siria – la Curia dello Stato Città del Vaticano avrebbe potuto osservare (qualora ne avesse avuto tempo !) i cammelli ed i cavalli del bellicoso “Califfato Islamico” abbeverarsi nelle fontane davanti al Colonnato di Piazza San Pietro.

A mio giudizio, la Chiesa Cattolica dovrebbe invece maggiormente impegnarsi sia nella “Nostra Italia”, sia nei territori d’oltre mare, per migliorare ed assistere in loco le condizioni di vita spirituali e materiali delle relative popolazioni e/o comunità, evitando loro un brutale e forzoso sradicamento dai propri territori, adempiendo così ad una “Missione” Pastorale, Spirituale e Vocazionale, da troppo tempo caduta in oblio e senza farsi irretire da interessi pseudo-politici, immobiliar-imprenditoriali e/o lobbistici.  Pertanto, quale Cattolico Ghibellino ed appartenente all’ ORDO SANCTI SEPULCHRI –  CAVALIERI BIANCHI DI SEBORGA, mi piace concludere queste mie note con il nostro motto: Non Nobis Domine, Non Nobis, sed Domini Tuo da Gloriam”

Giuliano  Marchetti 

Bandiera-Confraternita-Maiorem_lowres

(*1) Maurizio Blondet – Noto e brillante giornalista, nonché scrittore, saggista e blogger (www.maurizioblondet.it) – Più volte sulla nostra Agenzia Giornalistica sono stati ripresi suoi articoli e sue conferenze. Il testo qui riportato, pubblicato in data 16 agosto (2 giorni dopo l’avvenuto crollo del Ponte Morandi) è stato tratto dal sito “Christus Rex”, a cui si può accedere direttamente anche tramite il banner presente nella homepage della Consul Press.   

(*2) Emiddio Novi – Giornalista e Scrittore, collaboratore delle “Edizioni ControCorrente” ed autore di vari libri, tra cui “La Dittatura dei Banchieri” a suo tempo recensita su questa Testata, nell’agosto del 2014, a cura di Ivan Guidone. Lo stralcio del presente articolo riguardante i Benetton, riportato sulla nostra Agenzia è stato ripreso da “Affari Italiani”, il I° Quotidiano Italiano online, ivi pubblicato il 18 agosto. Purtroppo, apprendiamo in questo momento – tramite una @ delle Edizioni ControCorrente – della sua tragica morte oggi avvenuta in un incidente stradale, travolto da un camioncino in una manovra di retromarcia…. Che Dio lo accolga in Cielo, meritatamente !_____________G.M.

3931196_1409_morto_emiddio_novi

Continua a leggere

Ma “Segreto di Stato” può voler dire “Tangenti”? (Domanda alla Procura)

Condividi su:

di Maurizio Blondet

Poiché i Benetton non  forniscono  allo Stato missili, armamenti avanzati, radar   –  perché le concessioni autostradali sono state coperte dal segreto di Stato? E’ una domanda  che vorrei porre, da povero cittadino, a giudici, procuratori: quale altro motivo riescono a immaginare  per questo segreto – di Stato! – se non occulti scambi e benefici tra i politici che hanno concesso, e quelli che godono della concessione di un monopolio lucrosissimo?  Domando sinceramente: perché  io non riesco a immaginare altro.  Magari i giudici e procuratori, invece sì. Hanno un motivo per trovare questo segreto normalissimo.  E per questo non si sono mossi  nonostante anche l’Authority dei Trasporti abbia più volte   sottolineato la necessità di rendere  pubblici tali contratti, che riguardano un servizio pubblico e il pubblico potere. E benché in qualunque altro paese il ministero dei trasporti rendano consultabili i contratti e gli atti che disciplinano il rapporto tra lo Stato e i gestori delle reti autostradali, come – del resto  -di ogni servizio pubblico dato  in  concessione.

Si possono ipotizzare  tangenti? Pagamenti sottobanco in qualunque forma  al partito di governo concessionario? Lo si domanda ingenuamente, visti gli enormi profitti che la società in oggetto  ricava dalla gestione del monopolio:  quasi il 26  per cento sul fatturato l’utile netto, pari a 1,042 miliardi .  E un margine operativo lordo che fa dire al giornalista economico Fabio Dragoni  la seqguente battutaccia:  “Un EBITDA di quasi il 68% sul fatturato come quello di #Autostrade credo possa essere superato soltanto dal traffico di stupefacenti”.  E perché Mario Giordano li chiama “Avvoltoi”?

Ogni anno gli italiani hanno pagato pedaggi per quasi 6 miliardi di euro, il triplo di quello che pagano con il canone Rai. Di questi soldi, solo una minima parte va allo Stato: 842 milioni.

Continua a leggere

L’ira del web contro Benetton e Toscani: “Metterete una maglietta rossa per le vittime di Genova?”

Condividi su:

Segnalazione di G.B.

La famiglia Benetton, che attraverso Atlantia controlla Autostrade per l’Italia, nel mirino dei social. Sotto attacco anche la campagne buoniste di Toscani

di Sergio Rame

Dal dolore alla rabbia. Il passaggio è immediato. Sui social network, e in particolar modo su Twitter, si sta sfogando in queste ore l’ira contro la famiglia Benetton.

Il linciaggio mediatico è, infatti, iniziato subito dopo le prime dichiarazioni dei ministri Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Danilo Toninelli contro la società Autostrade per l’Italia che, attraverso Atlantia, è appunto controllata dai Benetton“Adesso ti metterai una maglietta rossa per le vittime di Genova?”, scrive un utente sfidando Oliviero Toscani che lo scorso 7 luglio aveva manifestato contro le politiche del governo di chiusura dei porti ai barconi carichi di immigrati clandestini.

Svariate centinaia di tweet. Uno via l’altro. Tutti spuntati poche ore dopo il drammatico crollo del ponte Morandi sull’autostrada A10. I social network si stanno scatenando contro i Benetton postando, proprio mentre il computo delle vittime aumenta di ora in ora, diversi scatti che ritraggono una il gruppo familiare sorridente e al completo. In altri post è stato pubblicato un fotomontaggio in cui si vede Toscani che stringe nella sua mano una fotografia del ponte crollato. “Adesso ti metterai una maglietta rossa per le vittime di Genova?”, gli scrive un utente facendo riferimento alla manifestazione del 7 luglio scorso a sostegno degli immigrati clandestini che sbarcono sulle coste italiane. Continua a leggere

I VERI MOTIVI DELLA TRAGEDIA. Lo sporco sistema dei ribassi

Condividi su:

Dalle notizie pervenute, i nostri militanti e simpatizzanti genovesi sono illesi. Ci uniamo al cordoglio dei familiari delle vittime e dedichiamo una prece in suffragio di tutte loro.

Scritto e segnalato da Antonio Amorosi

Genova. Lo sporco sistema dei ribassi. Ecco perché è crollato il ponte Morandi. Insider

Vi fareste operare da un chirurgo bravo o da chi fa il 70% di sconto e poi il lavoro lo fa il suo assistente neolaureato? Perché è crollato il ponte. Insider

Genova. Sistema dei ribassi. Ecco perché è crollato il ponte Morandi. Insider

Continua a leggere