Storia del Comitato dei 300 – la gerarchia dei cospiratori

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di Emilio Giuliana

  • Richard Gardner (ambasciatore americano) teneva sotto controllo Bettino Craxi; Craxi riuscì a far passare il divorzio e aborto nel parlamento italiano, provocando i più profondi e distruttivi cambiamenti religiosi e sociali che abbiano mai colpito la Chiesa cattolica e, di conseguenza, la morale della nazione italiana. Pag.16

– In linea di massima, il programma previsto dal Club Roma riguarderebbe l’invenzione e la diffusione delle idee di “post-industrializzazione” negli Stati Uniti, insieme alla diffusione di movimenti di controcultura come la droga, il rock, il sesso, l’edonismo, il satanismo, la stregoneria, ‘”ambientalismo”. Pagg.22 – 23

-Il club di Roma ha una propria agenzia di intelligence privata e “prende in prestito” anche dall’Interpol di David Rockefeller. Tutte le agenzie di Intelligence statunitensi lavorano a stretto contatto con essa, così come il KGB e il Mossad. Pag.24

– Quali sono gli obiettivi di questo gruppo segreto d’élite, erede dell’Illuminismo, del culto di Dioniso, del culto di Iside, del Catarismo? Questo gruppo d’élite, che si fa chiamare OLIMPIANI (credono di essere pari in potenza ai leggendari dèi dell’Olimpo, che, come Lucifero, il loro dio, si sono posti al di sopra del nostro vero Dio), crede di essere stato incaricato di attuare quanto segue per diritto divino: Governo unico mondiale …; distruzione di ogni identità e orgoglio nazionale; distruzione della religione cristiana; il controllo di ogni persona…; fine di ogni industrializzazione…; legalizzazione delle droghe e della pornografia…; pagg. 27-28-28-30-31

– …nel 1991, hanno bloccato tutte le esportazioni di tecnologia nucleare, tranne quelle verso Israele. Pag.37

– …si tratta di un accordo continuo e permanente, stipulato per la prima volta in modo aperto da Churchill e Roosevelt nel 1938, in base al quale l’Intelligence statunitense è obbligata a condividere informazioni top secret con l’Intelligence britannica. Pag.43

– Il Club di Roma è riuscito a dividere le Chiese cristiane; ha costruito un esercito di fondamentalisti carismatici ed evangelici che combatteranno per lo Stato sionista di Israele. Pag. 46

 

  • Le misteriose guerre tra bande scoppiate a New York negli anni Cinquanta sono un esempio di come i cospiratori possono creare e inscenare qualsiasi tipo di disturbo. Pag.86

 

  • Il fenomeno dei Beatles non fu una ribellione spontanea dei giovani contro il vecchio ordine sociale. Si è trattato di un complotto accuratamente studiato… pag.87

 

  • Iran, perché lo scià è stato deposto e poi assassinato dal governo americano? In una parola, a causa delle DROGHE. Pag.140

 

  • Con l’avvento di Khomeini, portato al potere in Iran dal Comitato dei 300, la produzione di oppio si impennò… pag. 141

 

  • INTRODUCTION TO THE SOCIOLOGY OF MUSIC, Adorno, Theo. Adorno fu cacciato dalla Germania da Hitler a causa dei suoi esperimenti musicali sul culto di Dioniso. Gli Oppenheimer lo trasferirono in Inghilterra, dove la famiglia reale britannica gli offrì strutture presso la Gordonstoun School e sostegno. È qui che Adorno ha perfezionato la “Beatlemusic Rock”, il “Punk Rock”, l’”Heavy Metal Rock” e tutto quel clamore decadente che oggi passa per musica. È interessante notare che il nome “The Beatles” fu scelto per mostrare un legame tra il rock moderno, il culto di Iside e lo scarabeo, simbolo religioso dell’antico Egitto. Pag.235

 

  • L’INGEGNERIA DEL CONSENSO, Bernays. In questo libro del 1955, Bernays delinea il modus operandi per persuadere gruppi mirati a cambiare idea su questioni importanti che possono cambiare l’orientamento nazionale di un paese. Il libro parla anche dello scatenamento di truppe d’assalto psichiatriche, come quelle presenti nelle organizzazioni lesbiche e gay, nei gruppi ambientalisti, nei gruppi per i diritti dell’aborto, ecc. Il concetto di “truppe d’assalto “psichiatriche” è stato sviluppato da John Rawlings Reese, fondatore del Tavistock Institute of Human Relations. Pag.238

 

  • LA STRUTTURA DELL ‘INDUSTRIA MUSICALE POPOLARE; IL PROCESSO DI FILTRAGGIO PER CUI I REGISTRI SONO SELEZIONATI PER IL CONSUMO PUBBLICO, Istituto per la

Ricerca Sociale. Questo libro spiega come funzionano le “Hit Parade”, la “Top Ten” – ora ampliata alla “Top Forty” per ingannare gli ascoltatori e fargli credere che ciò che ascoltano è ciò che piace a “LORO”! pag.240

 

  • il 1° maggio 1776 è ancora oggi il grande giorno di tutte le nazioni comuniste [il 1° maggio 1776 è anche il “Law day” dichiarato dall’American Bar Association]. [la celebrazione del il 1° maggio [Baal/Bealtaine] risale a molto prima nella storia è il giorno è stato scelto per ragioni antiche, che derivano dal paganesimo; il culto di Baal e ruota attorno al culto di Satana. Fu in questo giorno, il 1° maggio 1776, che Weishaupt completò il suo piano e organizzò ufficialmente gli Illuminati per realizzarlo. Questo piano prevedeva la distruzione di tutti i governi e le religioni esistenti. Questo obiettivo doveva essere raggiunto dividendo le masse di persone, che Weishaupt chiamava “goyim” [membri delle nazioni] o bestiame umano, in campi contrapposti sempre più numerosi su questioni politiche, sociali, economiche e di altro tipo – le stesse condizioni che viviamo oggi nel nostro Paese. I campi contrapposti dovevano essere armati e gli incidenti dovevano portarli a combattere, indebolire e distruggere gradualmente i governi nazionali e le istituzioni religiose. Ripeto, le condizioni stesse del mondo di oggi. Pagg. 248-249

 

  • Nel 1784 Weishaupt diede degli ordini per la Rivoluzione francese. Uno scrittore tedesco, di nome Zweig, lo mise in forma di libro. Conteneva l’intera storia degli Illuminati e dei piani di Weishaupt. Una copia di questo libro fu inviata agli Illuminati di Francia guidati da Robespierre, che Weishaupt aveva delegato a fomentare la Rivoluzione francese. Il corriere è stato colpito e ucciso da un fulmine mentre passava da Ratisbona per andare da Francoforte a Parigi. La polizia ha trovato i documenti sovversivi sul suo corpo e li ha consegnati alle autorità competenti. Dopo un’indagine approfondita sul complotto, il governo bavarese ordinò alla polizia di fare irruzione nelle logge del “Grande Oriente” di Weishaupt, appena organizzate, e nelle case dei suoi collaboratori più influenti. Tutte le prove aggiuntive così scoperte convinsero le autorità che i documenti erano copie autentiche della cospirazione con cui gli Illuminati progettavano di usare guerre e rivoluzioni per realizzare un governo mondialista, che intendevano, con i Rothschild a capo, usurpare non appena fosse stato istituito, esattamente come la cospirazione delle Nazioni Unite di oggi. Pag.252

 

  • Ecco una cosa che stupirà e probabilmente indignerà molti di coloro che la sentiranno, ma ci sono prove documentali che i nostri Thomas Jefferson e Alexander Hamilton furono studenti di Weishaupt. Jefferson fu uno dei più forti sostenitori di Weishaupt quando questi fu messo fuori legge dal suo governo e fu Jefferson a infiltrare gli Illuminali nelle logge di “Rito scozzese” appena organizzate nel New England. Ecco la prova. Pag.253

 

  • “In precedenza, con uno stratagemma, era stato falsificato l’esito della battaglia di Waterloo; Rothschild aveva diffuso la notizia che Napoleone aveva avuto una brutta battaglia, scatenando un terribile panico sul mercato azionario in Inghilterra. Tutte le azioni scesero quasi a zero e Nathan Rothschild acquistò tutte le azioni per quasi un centesimo del loro valore in dollari. Questo gli diede il controllo completo dell’economia della Gran Bretagna e di quasi tutta l’Europa. Così, subito dopo il crollo del Congresso di Vienna, Rothschild costrinse la Gran Bretagna a istituire una nuova “Banca d’Inghilterra”, sulla quale aveva il controllo assoluto, proprio come fece in seguito attraverso Jacob Schiff; progettò il nostro “Federal Reserve Act” che diede alla Casa di Rothschild il controllo segreto dell’economia degli Stati Uniti. Ma ora, per un momento, esaminiamo le attività degli Illuminati negli Stati Uniti. Pag.254

 

  • “All’inizio degli anni Cinquanta del XIX secolo, gli Illuminati tennero una riunione segreta a New York alla quale partecipò un illuminista britannico di nome Wright. I presenti appresero che gli Illuminati si stavano organizzando per unire i nichilisti e gli atei con tutti gli altri gruppi sovversivi in un gruppo internazionale noto come comunisti. Fu allora che apparve per la prima volta la parola “comunista”, destinata a diventare l’arma e la parola d’ordine definitiva per terrorizzare il mondo intero e spingere i popoli terrorizzati verso il progetto degli Illuminati di un mondo unificato. Questo progetto: il “comunismo” doveva servire agli Illuminati per fomentare guerre e rivoluzioni future. Clinton Roosevelt, un antenato diretto di Franklin Roosevelt, Borace Greeley e Charles Dana, i principali editori di giornali dell’epoca, furono nominati a capo di un comitato per raccogliere fondi per questa nuova impresa.
  • Naturalmente, la maggior parte dei fondi fu fornita dai Rothschild e questo fondo fu utilizzato per finanziare Karl Marx ed Engels quando scrissero “Das Kapital” e il “Manifesto comunista” a Soho, in Inghilterra. E questo rivela chiaramente che il comunismo non è una cosiddetta ideologia, ma un’arma segreta; una parola d’ordine al servizio degli Illuminati. Inoltre, mentre Karl Marx scriveva il “Manifesto comunista” sotto la direzione di un gruppo di illuministi, il professor Karl Ritter dell’Università di Francoforte scriveva l’antitesi sotto la direzione di un altro gruppo. L’idea era che coloro che gestiscono la cospirazione globale potessero usare le differenze tra queste due cosiddette ideologie per poter dividere sempre più la razza umana in campi contrapposti, al fine di armarli e fare loro il lavaggio del cervello per combattersi e distruggersi a vicenda. E soprattutto distruggere tutte le istituzioni politiche e religiose. Il lavoro iniziato da Ritter fu continuato dopo la sua morte e completato dal cosiddetto filosofo tedesco Freidrich Wilhelm Nietzsche, che fondò il nietzscheismo. Questo nietzscheanesimo si è poi sviluppato nel fascismo e poi nel nazismo ed è stato utilizzato per fomentare la prima e la Seconda guerra mondiale.
  • “Nel 1834, il leader rivoluzionario italiano, Giuseppe Mazzini, fu scelto dagli Illuminati per guidare il loro programma rivoluzionario in tutto il mondo. Pag.255

 

  • Lo zar russo nel silurare la prima Società delle Nazioni al Congresso di Vienna, si guadagna l’eterna inimicizia dei Rothschild. Pag.259

 

  • Creare conflitti tra gruppi minoritari in tutte le nazioni, soprattutto tra bianchi e neri. Pag.260

 

  • Improvvisamente, intorno al 1890, una serie di pogrom scoppiò in tutta la Russia. Diverse migliaia di ebrei innocenti, uomini, donne e bambini, furono massacrati da cosacchi e altri contadini. Simili pogrom con analoghi massacri di ebrei innocenti scoppiarono in Polonia, Romania e Bulgaria. Tutti questi pogrom sono stati fomentati da agenti Rothschild. Di conseguenza, i rifugiati ebrei terrorizzati provenienti da tutte queste nazioni si riversarono negli Stati Uniti e ciò continuò per i due o tre decenni successivi, perché i pogrom furono continui per tutti questi anni. Tutti questi rifugiati sono stati aiutati da sedicenti comitati umanitari istituiti da Schiff, dai Rothschild e da tutti i loro affiliati.

“I rifugiati si riversarono a New York, ma i comitati umanitari di Schiff e Rothschild trovarono il modo di trasferire molti di loro in altre grandi città come Chicago, Boston, Filadelfia, Detroit, Los Angeles, ecc. Tutti furono rapidamente trasformati in “cittadini naturalizzati” e educati a registrarsi come democratici. Così, tutti questi cosiddetti gruppi di minoranza sono diventati solidi elettori democratici nelle loro comunità, tutti controllati e manovrati dai loro cosiddetti benefattori. E subito dopo la fine del secolo, sono diventati fattori vitali nella vita politica della nostra nazione. Questo era uno dei metodi usati da Schiff per piazzare uomini come Nelson Aldrich al Senato e Woodrow Wilson alla Casa Bianca. pag.262

 

  • Un altro degli ospiti attesi era Warburg, del clan bancario tedesco Warburg, che aveva finanziato il Kaiser e che quest’ultimo aveva premiato nominandolo capo della polizia segreta tedesca. Pag.275

IL SACCHEGGIO DI UNA NAZIONE: LA STORIA DELLE PRIVATIZZAZIONI

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di Nico Arena e Matteo Castagna

MC – La politica era la passione della mia famiglia, sia per parte paterna che materna. Entrambi ferventi cattolici, impegnati nel sociale, mi crebbero a pane, religione e politica. Nel 1989, quando avevo solo 13 anni, la scuola, i media e, ovviamente mamma, papà e loro amici, discutevano del crollo del Muro di Berlino. Era caduto il comunismo. In una famiglia in cui mio nonno materno veniva minacciato dagli ex partigiani rossi di impiccagione ad un pilone elettrico in Piazza del Popolo a San Michele Extra, quartiere di Verona, mentre i miei genitori si distinguevano assieme a molti altri per il loro viscerale anticomunismo accanto alla mia pro-zia che fece il Consigliere Comunale in città, era praticamente naturale che io seguissi giovanissimo quella strada, mai abbandonata. Nel 1990 mi avvicinavo alla Liga Veneta di Franco Rocchetta, leggevo ogni giornalino ed opuscolo. Ero affascinato da quel mondo, che non era mai appartenuto alla mia famiglia, ma si poneva come una novità politica che mi attraeva sui temi del federalismo e per la storia della Serenissima Repubblica di Venezia: 1.100 anni di vita, che a scuola si liquidava in quattro righe. D’altro canto, il pensiero al nonno paterno, aviatore durante la R.S.I. tornato a casa, nel 1950, dopo 5 anni di deportazione in Russia, quando era già stato seppellito tra i dispersi, mi fece approfondire un ambiente che già frequentavo per motivi di tifo calcistico, che era il M.S.I. ed in particolare alcuni esponenti dell’epoca del Fronte della Gioventù. A loro devo letture importanti che mi hanno formato (Evola, Romualdi, Rauti, Pound ecc.) e l’esempio militante per un ideale mai morto, seppur sconfitto. C’era fermento negli anni di Tangentopoli. Per un sedicenne come me era, assieme agli amici di allora, era un grande momento di ricostruzione nazionale, in cui vedevamo molti aspetti compatibili tra la Lega Nord di Bossi e il M.S.I. di Pino Rauti. Poi arrivarono le liti e il M.S.I. veniva smantellato a Fiuggi da Gianfranco Fini, mentre a Verona nasceva la federazione della Fiamma Tricolore in cui confluirono tutti i miei amici e conoscenti di allora. Nel 1993 avevo fatto la mia scelta: portare nella Lega Nord quanto potevo di un’Idea immortale, adeguandola ai tempi con un federalismo che non dispiaceva nell’ambiente missino scaligero. Ricordo che tutti eravamo dei gran forcaioli nei confronti di quelli che consideravamo dei “ladroni”, in particolare la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista. All’epoca delle monetine a Bettino Craxi fuori dall’Hotel Excelsior tifavamo per i sampietrini. Ma la storia non è mai quella che sembra. Tutto va approfondito e colto in un’analisi razionale non passionale come quella di un manipolo di giovanissimi incendiari.

di Nico Arena col contributo di Matteo Castagna

I veri responsabili della distruzione del sistema economico italiano.
Lo scempio delle privatizzazioni in Italia 
Dopo la seconda guerra mondiale e la nascita della Repubblica, i maggiori partiti italiani dell’epoca, la DC e la sinistra facente capo al PCI, si trovarono a decidere insieme quale struttura economica dare al ri-nascente Stato italiano. Vennero rifiutati entrambi i sistemi dominanti dell’epoca, cioè il liberismo statunitense e il collettivismo sovietico; la nuova forma economica che prese vita fu quella dello stato imprenditore. Con questo modello il potere economico statale si trovava a competere con le leggi del mercato, in concorrenza con i privati, con lo scopo di incoraggiare, anche con l’ausilio privato, l’economia del paese. Questo è il sistema della cosiddetta “terza via”, che aiuterà l’Italia a crescere dal dopoguerra in avanti.
Alla base dello stato imprenditore vi era l’IRI, nato nel 1933 come ente di “salvataggio”, che dopo il 1948 divenne il vero e proprio regolatore dei rapporti statali nel mondo industriale ed economico. Dagli anni cinquanta in poi fu il vero strumento di ammodernamento del paese; il suo campo d’azione era vastissimo. E’ giusto ricordare agli odiatori di professione che l’IRI fu una creatura del Fascismo, così ben riuscita da far da asse per tutto ciò che vedremo dopo, in particolare la sua svendita. E smantellarlo gradualmente, non fu un bene per l’Italia. Probabilmente lo direbbe Mussolini, l’ha detto Bettino Craxi ad Hammamet.
Esso comprendeva: acciaierie, autostrade, telecomunicazioni, settore finanziario, settore alimentare, trasporti, ecc. Sostanzialmente l’IRI fu una delle strutture produttive nazionali complesse, capace di misurarsi e competere con i settori di alta tecnologia e alta produttività sorti nel resto d’Europa. Un altro ente importante per comprendere al meglio la presenza dello stato nell’economia era l’ENI, impegnato nel settore degli idrocarburi. Ente Pubblico Economico nel 1953, sotto la direzione di Enrico Mattei, fascista per la CIA, che fu presidente fino alla sua morte nel 1962 Esso gestiva le partecipazioni statali nel settore dell’industria petrolifera e nei settori della petrolchimica, e fu all’avanguardia nella ricerca, lo sfruttamento e il trasporto degli idrocarburi. Da menzionare per la loro relativa importanza nel campo dell’intervento statale, l’EFIM (ente finanziamento industria meccanica) e l’EGAM (ente gestione aziende minerarie). Al fine di coordinare al meglio lo Stato imprenditore, nel 1956 fu istituito il “ministero delle partecipazioni statali”, che si basava sull’idea dell’azienda pubblica come motore di sviluppo economico e strumento di politiche sociali ed occupazionali.
Fin qui la storia sembrerà sicuramente didascalica e scolastica, però tutto ciò è necessario conoscerlo, per affrontare la parte interessante e “sconvolgente” di questa narrazione avendo acquisito una buona dose di concetti base.
Entriamo finalmente nel vivo, e arriviamo alle avvisaglie di quello sarà poi il grande saccheggio della nostra Nazione.
Anni ’80: qui incontriamo i primi due personaggi chiave: Romano Prodi e Carlo De Benedetti. Il primo venne nominato presidente dell’IRI nel 1982, il secondo, invece, era ed è il proprietario del gruppo Repubblica/Espresso. Prodi, nei 7 anni che sarà alla guida dell’IRI, darà prova di grande ambiguità e scaltrezza, infatti, in qualità di presidente concederà alla società di consulenze finanziarie “Nomisma”, della quale è dirigente, incarichi miliardari (alla faccia del conflitto di interesse). Il primo grande colpo di Prodi alla presidenza dell’IRI fu la vendita dell’Alfa Romeo alla FIAT, dalla quale la sua Nomisma prese grosse somme in tangenti, per soli 1000 miliardi a rate, mentre la FORD offriva 2000 miliardi in contanti (il fiuto per gli “affari” è sicuramente innato!).[3] E’ nel 1986 che Carlo De Benedetti sale in cattedra. Infatti, un anno prima, il governo presieduto da Bettino Craxi decise di privatizzare il comparto agro‐alimentare dell’IRI, la SME, che presentava bilanci in deficit. Il consiglio di amministrazione dell’IRI fu incaricato dell’operazione, anche se la decisione finale spettava al governo.[4] Il buon Romano Prodi si mise subito all’opera. Con accordi privati con la Buitoni (presieduta da De Benedetti), svende il 64,36% della SME a soli 393 miliardi, quando il valore complessivo di mercato era di circa 3.100 miliardi.
Naturalmente, secondo chissà quale visione economica naif, Prodi non prende neanche in esame le offerte maggiori degli altri acquirenti interessati alla SME. Alla fine, comunque, a rompere le uova nel paniere al duo De Benedetti‐Prodi è Bettino Craxi, il quale non diede autorizzazione di vendita e ritenne di mantenere la SME nell’ambito pubblico.[6] Queste sono solo le prime avvisaglie di un “colpo grosso”, che porterà allo smantellamento completo dell’assetto economico italiano.
Anni ’90: si aprirono subito con grandi sconvolgimenti e grandi temi da affrontare: iniziò la stagione di “mani pulite”, furono assassinati i giudici antimafia Falcone e Borsellino, il debito pubblico arrivò ai massimi storici e vi fu un attacco speculativo alla lira e alle altre valute europee, da parte del finanziere George Soros, che portò alla distruzione del “sistema monetario europeo”.
Andiamo con ordine, è il 2 giugno 1992, sul panfilo “BRITANNIA” di sua Maestà la Regina Elisabetta, ci fu un incontro più o meno riservato tra top manager italiani e britannici. Erano presenti i presidenti di ENI, INA, AGIP, SNAM, ALENIA e Banco Ambrosiano, oltre all’ex ministro del Tesoro Beniamino Andreatta e al direttore generale del Tesoro “Mario DRAGHI”. La discussione fu incentrata sul tema delle “privatizzazioni” del comparto pubblico italiano, e la discussione si basò soprattutto su una critica al sistema italiano, reo di essere “lontano da un vero processo di privatizzazioni per ragioni culturali, di sistema politico e di specificità delle aziende da cedere”, come ebbe a dire sullo “yacht reale” il presidente dell’INA Lorenzo Pallesi.[8] Ad inasprire il dibattito ci pensò il consigliere di Confindustria Mario Baldassarri, che incalzò:” Per privatizzare servono 4 condizioni: una forte volontà politica; un contesto sociale favorevole; un quadro legislativo chiaro; un ufficio centrale del governo che coordini tutto il processo di privatizzazioni. Da noi oggi non se ne verifica nemmeno una”.[9]
Quindi, se in quell’Italia la volontà politica non era propensa alle privatizzazioni, i vari manager pubblici e persone del calibro di Draghi, uomo della finanza internazionale, erano già catapultati verso il nuovo indirizzo economico, e la loro volontà veniva incontro agli interessi degli “amici” britannici, che avevano fretta nel spartirsi una bella torta dal valore di circa 100 mila miliardi di lire.
Torniamo indietro di 5 mesi, andiamo al 17 febbraio 1992, data dell’arresto di Mario Chiesa, che darà avvio alla stagione di “mani pulite”. Da lì a pochi mesi un’intera classe politica sarà spazzata via dalle inchieste di Di Pietro & co. I partiti letteralmente distrutti da questa stagione giudiziaria furono la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista, i quali avevano una caratteristica comune: erano fortemente intrisi di “statalismo”, cioè erano fortemente inseriti nella concezione delle partecipazioni statali, e non avevano scrupoli ad offrire prebende ed elargizioni di Stato per comprare il consenso dei cittadini. Sicuramente, questo era un sistema lontano anni luce da quello degli affaristi della “city” di Londra e dei nuovi liberal/liberisti italiani. Da qui inizia la fase dei cosiddetti “governi tecnici” e nel 1993 il Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi e il suo governo istituiscono il “Comitato Permanente di Consulenza Globale e Garanzia per le Privatizzazioni”, con presidente Mario Draghi (vedi “Britannia”), e il ministro degli Esteri Beniamino Andreatta (vedi “Britannia”) istituirà accordi con il commissario europeo alla concorrenza Karel Van Miert, affinché le aziende di Stato possano diventare appetibili per il capitale privato.
Avete notato cosa è successo? Ricordate le 4 condizioni per le privatizzazioni del “Britannia”?
Numero 1 (una forte volontà politica): dopo la scomparsa, causa Tangentopoli, dei partiti storici DC/PSI, si avvicendarono al governo vari “tecnici”, tutti fortemente propensi al nuovo corso economico; i nomi e cognomi di questi tecnici sono: Carlo Azeglio Ciampi, Giuliano Amato, Lamberto Dini, i già citati Andreatta e Draghi ed in seguito anche altri protagonisti.
Numero 2 (un contesto sociale favorevole): beh, in quegli anni di grande caos, dove l’indignazione contro una classe politica “corrotta”(e statalista) che veniva spazzata via dalle inchieste(?) era alta, e dove il debito pubblico schizzava alle stelle, anche se non era un reale problema, il contesto era sicuramente favorevole per lasciare spazio alle privatizzazioni.
Numero 3 (un quadro legislativo chiaro): il quadro normativo cominciò ad essere chiaro dal 1993, con il già citato accordo Andreatta/Van Miert, che regolava la ricapitalizzazione del settore siderurgico a patto che lo si privatizzasse e l’azzeramento del debito delle imprese statali. [12] Inoltre, con il cosiddetto “decreto Amato” si trasformarono in società per azioni l’IRI, l’ENI, l’ENEL e l’INA, e con successivi decreti verrà regolamentata la pratica delle privatizzazioni.
Numero 4 (un ufficio centrale del governo che coordini tutto il processo di privatizzazioni): ed ecco anche l’ufficio, cioè il “Comitato Permanente di Consulenza Globale e Garanzia per le Privatizzazioni”, presieduto dal tecnocrate Draghi.
Ecco, ora i tasselli del puzzle sembrano incastrarsi meglio, nel giro di pochi anni gli interessi della grande finanza sono riusciti a mettere tutte le cose in ordine, grazie a: tangentopoli (giustizia a orologeria?) e ad una classe politica completamente asservita (vedi sopra). Vediamo ora il secondo step di questo processo e cioè le privatizzazioni vere e proprie. Nel corso del 1993 ritorna in auge un personaggio che abbiamo già incontrato nella nostra storia: Romano Prodi. Ritornato alla presidenza dell’IRI, dopo esser stato consulente per la Goldman Sachs, Prodi procedette alla svendita del gruppo Cirio-Bertolli-De Rica (comparto SME), alla società Fisvi, la quale non aveva i requisiti necessari per l’acquisto. Ed ecco perché questo giochetto: la Fisvi acquista a due soldi il gruppo, e a sua volta cederà il controllo della Bertolli all’UNILEVER (multinazionale alimentare anglo-olandese). Chi era “l’advisory director” (direttore per le consulenze) dell’UNILEVER?? La risposta è semplice: l’impareggiabile Romano Prodi.[14]
Risale al 1993 anche la prima privatizzazione di una delle grandi banche pubbliche, il “Credito Italiano”. La “Merril Lynch” (banca d’affari americana), incaricata come consulente dall’IRI, valuterà il prezzo di vendita del Credito Italiano in 8/9.000 miliardi, ma alla fine verrà svenduta per 2.700 miliardi, e cioè il prezzo stabilito dalla “Goldman Sachs”(altra banca d’affari americana).
Sempre quell’anno verranno cedute anche le quote della COMIT, che assieme al Credito Italiano e alla BNL detenevano il 95% delle azioni della Banca d’Italia. Come consulenti per la cessione delle banche furono chiamati uomini come Mario Monti, Letta, Tononi e Draghi, tutti gravitanti nell’orbita “Goldman Sachs”.[16]
Nel 1994, dopo le prime elezioni post Tangentopoli, al governo andrà il centrodestra guidato dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sul quale peserà il sospetto di eccessiva accondiscendenza ad Alleanza Nazionale, che aveva in Antonio Parlato, sottosegretario al Bilancio, e nel vicepremier Giuseppe Tatarella due posizioni fortemente contrarie alle privatizzazioni.[16] Comunque, il governo Berlusconi durò pochi mesi, e alla presidenza del consiglio fu sostituito dal “tecnico” Dini.
Con Dini, nel 1995, cominciò la prima fase di privatizzazione dell’ENI, dove fu dismesso circa il 15% dell’intero pacchetto azionario.[18] Nel 1996, a vincere le elezioni è il centrosinistra guidato dal “santo spirito” Romano Prodi, che cede un altro 16% delle quote ENI ed inoltre privatizzò la Dalmine e la Italimpianti appartenenti al gruppo IRI. E’ nel 1997 che Prodi dà il meglio di sé, infatti, ritorna a “trattare” col suo vecchio amico l’Ingegner Carlo De Benedetti. Sugli “affari” fatti dai due, l’ex segretario del Partito Liberale ed ex ministro dell’Industria Renato Altissimo sentenziò: “Infostrada — cioè la rete telefonica delle Ferrovie dello Stato – fu ceduta all’Ingegnere per 750 miliardi di lire da pagare in comode rate.
Subito dopo De Benedetti vendette tutto per 14mila – ripeto – 14mila miliardi di lire ai tedeschi di Mannesman”.[19] Un vero e proprio regalo si direbbe! Sempre quell’anno Prodi mise sul mercato “Telecom”, con le azioni che furono vendute ad un prezzo irrisorio, infatti, appena un anno dopo le stesse azioni varranno sul mercato 5 volte di più (+ 514%).Dopo la caduta del governo Prodi nell’Ottobre 1998, a prendere il suo posto è Massimo D’Alema, uno dei tanti post-comunisti convertitisi alla causa liberista, che nel Novembre dello stesso anno privatizzerà la BNL, con la consulenza della JP Morgan (altra banca d’affari americana).[21] Nel 1999, dopo il “decreto Bersani” che liberalizzava il settore dell’energia, venne privatizzata l’ENEL e sempre quell’anno venne ceduta la società Autostrade alla famiglia Benetton (quella delle magliette). L’ultima fase di privatizzazione riguarda quel poco che era rimasto all’ENI, infatti, l’onnipresente Goldman Sachs acquisterà l’appetibile patrimonio immobiliare dell’ente per il valore di 3000 miliardi di lire. La cara Goldman farà incetta anche di altri immobili, come quelli della Fondazione Cariplo, mentre la Morgan Stanley (ennesima banca d’affari americana) si catapulterà all’acquisto dei patrimoni di Unim, Ras e Toro. Secondo studi eseguiti dal “Sole 24 ore”, i gruppi esteri oramai posseggono più patrimoni ex-pubblici di quanti ne posseggano gruppi italiani.[22] La fase delle privatizzazioni si può ritenere chiusa nel 2002, con la dismissione e la liquidazione dell’IRI.
Così, in meno di 10 anni, un intero sistema economico viene distrutto e tutto quello che ha reso l’Italia uno dei più grandi paesi a livello internazionale viene ridotto a poco più che uno spezzatino. Grazie allo scempio di queste svendite l’Italia si è giocata il 36% del suo PIL, e cioè della sua ricchezza. I maggiori artefici di questo processo predatorio dello Stato italiano sono gli stessi uomini che ci hanno consegnato nelle mani dell’Europa e nella morsa della moneta unica. Sono gli stessi che oggi vengono pontificati come profeti della buona politica, “grandi statisti”; ma prima o poi arriverà anche per loro, il giorno in cui dovranno rispondere al tribunale della storia e a tutti gli italiani per il loro alto tradimento alla patria. Per gli affaristi, che hanno svenduto l’Italia e gli italiani al peggiore offerente, quel giorno arriverà. “Ridurranno l’Italia in miseria, la venderanno, per poi umiliarla” – diceva Craxi nel lontano 1997. Ci siamo quasi?

Gheddafi, la parabola di un dittatore durato 42 anni

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di Ferdinando Bergamaschi

Gheddafi: esattamente dieci anni fa il raìs libico veniva catturato e ucciso dai ribelli del Consiglio nazionale di transizione. In un canale di scolo presso Sirte si chiudeva così la prima fase di un attacco da parte della Nato, della Gran Bretagna e soprattutto della Francia, che è difficile non definire subdolo e ipocrita. Beninteso, il Colonnello fa parte di quella schiera di dittatori che non vanno presi troppo sul serio. Sbruffone, despota, ridicolo nello sfoggiare ovunque la sua divisa ridondante, cultore di un maschilismo che sarebbe stato fuori tempo anche 100 anni fa.

Detto questo, l’impresa che i vertici occidentali sono riusciti a confezionare in Libia, rovesciando il regime del Colonnello se non fa rimpiangere Gheddafi, come minimo ci fa pensare che qualcosa di brutto è stato sostituito con qualcosa di peggio. E che in questi anni tutti noi abbiamo imparato a conoscere: la destabilizzazione totale di uno Stato sovrano in pieno Mediterraneo.

Un po’ di storia 

Con il colpo di Stato militare del settembre 1969, Gheddafi rovescia la monarchia di re Idris I e instaura una dittatura militare con forti tratti populistici. Egli sostanzialmente aderisce al baathismo, la corrente politica del socialismo nazionale arabo. Questo movimento è al contempo nazionalista e panarabo. È un movimento di sinistra, ma anti-marxista in quanto anti-materialista. È stato il leader egiziano Nasser il principale esponente nel mondo arabo di questa corrente, che lui stesso teorizzerà e che prenderà anche il nome di Terza Via Universale (nel novero dei suoi principali fautori vi sono, oltre a Nasser, Saddam in Iraq, Ben Bella in Algeria, Assad in Siria). 

Gheddafi, Reagan e Mandela

Negli anni ’80 si intensificano da parte del regime di Gheddafi le scelte anti americane e anti israeliane in politica estera. Il Colonnello non solo sostiene e finanzia l’Olp di Arafat ma anche l’Ira irlandese. Il suo Governo diventa il nemico numero uno degli Stati Uniti d’America e della Nato, tanto che nell’aprile 1986 il presidente statunitense Reagan decide di bombardare il suo bunker, dal quale comunque Gheddafi esce illeso. Ma tra tanti nemici in occidente il Colonnello può contare su un’amicizia di grande prestigio, quella di Nelson Mandela che sempre gli sarà grato per gli aiuti che gli aveva fornito all’Anc e ai movimenti per la lotta all’apartheid. 

Venendo a tempi più recenti, Gheddafi, dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, assume una posizione fermamente nemica del fondamentalismo islamico (ciò d’altra parte è coerente con la dottrina baath, sostanzialmente moderata in campo religioso), mostrando anche aperture verso Washington. Tanto che George W. Bush toglie la Libia dalla lista degli stati canaglia. Più tardi, il Colonnello elogerà Obama, considerando un grande evento storico il fatto che egli fosse diventato presidente degli Stati Uniti, un Paese nel quale fino a pochi decenni prima neri e bianchi non potevano neppure prendere un caffè insieme.

Il trattato di Bengasi

Non si può non ricordare infine il capitolo delle relazioni bilaterali. Nel 2008 l’allora premier Berlusconi decide saggiamente – sulla linea filoaraba e mediterranea che era stata di AndreottiFanfaniMoro e Craxi –  di stipulare degli accordi commerciali e politici con la Libia del Colonnello. Così verrà firmato tra Italia e Libia il Trattato di Bengasi. Questi accordi erano particolarmente vantaggiosi sia in materia di immigrazione, sia, soprattutto, per quel che riguardava la questione energetica, seguendo la via ancora attuale degli accordi bilaterali che aveva indicato più di sessant’anni fa in questo campo Enrico Mattei.

Il Trattato di Bengasi oggi più che mai sarebbe stato utile per l’Italia che si trova a pagare rincari energetici enormi. Ma purtroppo poi lo stesso Berlusconi si accoderà agli Stati Uniti, alla Gran Bretagna e alla Francia in una lotta alla Libia di Gheddafi, che si rivelerà dannosa anche per il nostro Paese. E che da allora vede la Libia ancora divisa dalla guerra civile.