Covid, il dato del Regno Unito spaventa il mondo: nei vaccinati il tasso di letalità è più alto che nei non vaccinati

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Fonte: Fabrizio Fratus

Covid, nel Regno Unito il tasso di letalità è più alto tra i vaccinati che tra i non vaccinati: i dati che spaventano il mondo
Il Regno Unito è uno dei Paesi al mondo che ha completato per primo, insieme a Israele, la campagna vaccinale raggiungendo numeri elevatissimi di popolazione vaccinata (oltre il 70% dell’intera cittadinanza, più del 90% dei maggiorenni con più di 18 anni) già la scorsa primavera. Tuttavia la vaccinazione di massa non è bastata ad evitare la nuova ondata estiva provocata dalla variante Delta, che ha nuovamente riempito gli ospedali britannici di malati e portato la media dei morti giornalieri nelle ultime due settimane ad oltre 110 vittime ogni 24 ore.
Nei giorni scorsi il governo britannico ha pubblicato il consueto bollettino mensile con l’analisi dettagliata dell’andamento epidemiologico. Il documento originale è il seguente:

https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/1012644/Technical_Briefing_21.pdf se

Nel bollettino vengono fornite le analisi degli gli effetti delle varie varianti del virus nel Regno Unito in un sottoinsieme di pazienti covid in cui il genoma è stato identificato. La tabella 5 (pagina 22 e 23) si riferisce alla variante delta che ora è dominante. La tabella fornisce i dati di contagi, ricoveri e decessi per stato vaccinale e riporta quanto segue:

Non vaccinati: 183.133
Vaccinati con ciclo completo: 73.372
Totale morti dal 15 Febbraio al 15 Agosto:

Non vaccinati: 390
Vaccinati con ciclo completo: 679
Tasso di letalità (percentuale di morti tra i contagiati):

Non vaccinati: 0,21%
Vaccinati con ciclo completo: 0,92%
Quindi, visti così i dati, sembrerebbe che i vaccinati hanno una più alta probabilità di morire in caso di contagio rispetto ai non vaccinati. Ma il dato potrebbe essere fortemente condizionato dall’età dei contagiati, perchè sappiamo che i giovani non hanno gravi conseguenze dal Covid e quindi un alto numero di contagi tra i giovani non vaccinati potrebbe condizionare il tasso di positività. Fortunatamente nella tabella fornita nel documento del governo britannico i dati sono anche differenziati per due fasce d’età: under 50 e over 50. E allora possiamo approfondire meglio:

Totale contagiati dal 15 Febbraio al 15 Agosto:

Non vaccinati under 50: 178.280
Non vaccinati over 50: 4.891
Vaccinati con ciclo completo under 50: 40.544
Vaccinati con ciclo completo over 50: 32.828
Totale morti dal 15 Febbraio al 15 Agosto:

Non vaccinati under 50: 72
Non vaccinati over 50: 318
Vaccinati con ciclo completo under 50: 27
Vaccinati con ciclo completo over 50: 652
Tasso di letalità (percentuale di morti tra i contagiati):

Non vaccinati under 50: 0,04%
Non vaccinati over 50: 6,5%
Vaccinati con ciclo completo under 50: 0,06%
Vaccinati con ciclo completo over 50: 1,99%
Questo dato è molto importante perchè da un lato documenta l’efficacia dei vaccini per la riduzione del rischio da Covid nelle persone con più di 50 anni, seppur non in modo trascendentale, mentre dall’altro certifica come i giovani abbiano addirittura un aumento del rischio di morte da Covid nel caso in cui siano vaccinati.
L’efficacia dei vaccini è messa fortemente in discussione da questi dati: se vi dicessero che in caso di contagio potreste ridurre il rischio di morte dal sei al due per cento, cambierebbe significativamente la vostra preoccupazione nei confronti del virus? Ebbene, il risultato delle vaccinazioni di massa è nel Regno Unito la riduzione del rischio di morte in caso di contagio da Covid proprio dal 6,5% all’1,99% per gli adulti e anziani (over 50 anni). Una riduzione del rischio, seppur minima.
Al contrario, nel caso dei giovani (under 50 anni) il tasso di letalità (percentuale di morti sui contagiati) aumenta per chi ha ricevuto il vaccino (0,06%) rispetto a chi non ha ricevuto il vaccino (0,04%).
Molti esperti, come Peter McCullough, avevano già annunciato uno scenario di questo tipo argomentando già dai mesi scorsi come i vaccini sperimentali stessero danneggiando in generale la salute delle persone e anche se efficaci per la protezione dalla prima variante del virus (che adesso non circola più), non lo sarebbero stati altrettanto per le altre varianti con il rischio che se infettati da queste ultime sarebbe stato più difficile sopravvivere all’infezione perché nel frattempo il sistema immunitario era stato danneggiato dal vaccino.
La cosa più allarmante è che adesso i vaccini, con il passare dei mesi, perdono ulteriore efficacia proprio rispetto al contagio: ecco perchè la terza dose si rende necessaria per le persone fragili e debilitate (come accade da sempre, ogni anno, per l’influenza stagionale) mentre sarebbe opportuno evitare di continuare a vaccinare i giovani sani che già di base non hanno rischi dal Covid. Già in Italia avevamo documentato un sensibile aumento del tasso di letalità tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati negli over 80. Questi numerosi segnali d’allarme che arrivano dal mondo basteranno per aprire gli occhi ai governi?
https://www.meteoweb.eu/2021/08/regno-unito-tasso-di-letalita-vaccinati-non-vaccinati/1717671/

PS
SARS-CoV-2, identificata una nuova variante in Sudafrica: “ha maggiore trasmissibilità e maggiore capacità di eludere gli anticorpi”
Identificata in Sudafrica, una nuova variante di SARS-CoV-2 che ha un preoccupante numero di mutazioni: ha “una maggiore trasmissibilità” e una maggiore abilità di eludere gli anticorpi
Allora prenotiamo scorte  la 4 dose!
l’Italia è ancora oggi il paese con il più alto tasso di morti per milione di abitanti.
SPERANZA CON I SUOI ESPERTI HANNO FALLITO E NON È UNA QUESTIONE POLITICA MA DI VITA O MORTE

Se l’alternativa di governo è ridotta a dissenso

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di Marcello Veneziani

Tutti presi dal covid, dai vaccini e dal green pass, abbiamo perso di vista l’orizzonte e non siamo più in grado di vedere oltre la prossimità e le misure che si minacciano. Che vuol dire perdere l’orizzonte? Che non siamo più in grado di distinguere strategie sul futuro, alternative sul piano economico, sociale, politico, culturale, posizioni lungimiranti. Un tempo, che non era poi la preistoria, avevamo semmai il problema opposto: una proiezione eccessiva nei sistemi futuri, negli scenari della storia ventura.

Ma senza andare lontano, due anni fa, cioè prima del covid, si distinguevano all’orizzonte due differenti risposte politiche: quella che veniva a torto o ragione chiamata nazional-sovranista e quella internazional-globalista, ed esistevano due differenti proposte di governo dell’economia e della politica che si fronteggiavano: una che potremmo definire progressista e l’altra che a partire da Trump per arrivare ad alcuni governi europei, proponeva soluzioni differenti per fronteggiare il mercato e la concorrenza globale, una diversa linea in politica estera, e un diverso modo di affrontare l’immigrazione planetaria e i temi dei diritti civili, famigliari, nazionali, perfino religiosi. Oggi, esautorato Trump e tramontata la scalata dell’Europa, non c’è più una contesa tra chi propone un modello economico imperniato sul libero mercato globale e chi pone alternative di economia sociale di mercato o di protezione delle economie nazionali, a forte rischio di sopravvivenza per la concorrenza globale.

C’è invece un Solo Modello Imperante, con alcune variazioni nei sottosistemi interni e poi c’è l’area magmatica del dissenso. Regime o dissenso, sistema globale omologato o dissenso, mainstream o dissenso.

È come se ci fosse un Unico Regime Planetario, un enorme serpentone, e poi al suo interno svariate sacche di dissenso, ma niente che somigli a un’organica, articolata risposta alternativa o antagonista. Si può ancora compiutamente parlare di democrazia e di libertà se è consentito, a volte a malapena, comunque di malavoglia, solo il margine del dissenso, ma non è ammessa la sfida ad armi pari e a parità di riconoscimenti tra almeno due proposte sociali, economiche, politiche e perfino sanitarie diverse? Nel caso italiano siamo caduti perfino dignitosamente nel Sistema Unico Integrato, con la guida di Draghi, perché avevamo di peggio al governo. Lui, perlomeno, fa parte dell’eurocrazia, non rientra nel personale inserviente.

In questa luce, appare fuori dal mondo e dal tempo, rimettere in discussione il nuovo capitalismo che controlla non solo il privato ma anche il pubblico, in un perverso intreccio di capitalismo e statalismo, liberismo economico e regime della sorveglianza.

Non c’è più competizione tra differenti proposte di governo, perché ogni volta che si propone un’alternativa viene subito declassata, demolita e demonizzata come anomalia, dispotismo, mezzo fascismo. Prendete il caso dell’Ungheria e della Polonia: è curioso pensare che la loro linea è esattamente quella che gran parte dell’Europa abbracciava fino a pochi anni fa, la linea non dei conservatori o dei nazionalisti ma semplicemente dei popolari d’ispirazione democristiana di qualche tempo fa. Oggi invece sono sanzionati e deplorati come stati canaglia perché difendono le famiglie, i minori, le tradizioni nazionali e religiose, gli usi e costumi tramandati, le economie locali, i margini di sovranità degli stati nazionali.

Torniamo dunque alla situazione che descrivevamo: da una parte c’è il regime sovranazionale, dall’altra ci sono le sacche di dissenso. Sacche locali, nazionali, tematiche. È sparita la dialettica politica tra maggioranza e opposizione, anche perché in molti casi la maggioranza coincide col dissenso e la minoranza coincide col governo e con la cupola detta più neutralmente establishment.

L’antagonista politico, sociale, economico è ridotto a dissidente, no-qualcosa, se non addirittura bollato come negazionista. Ma non solo: il dato allarmante della situazione è che c’è una disarticolazione del dissenso, una disaggregazione per nuclei tematici. Pensateci: oggi c’è il dissenso per così dire sanitario-libertario, che riguarda i green pass, i vincoli, le limitazioni, le restrizioni all’orizzonte. C’è poi il dissenso politico, che contesta le imposizioni, le sanzioni e le censure del Politically Correct in tutti i suoi aspetti, dai temi storici fino alle questioni inerenti la sfera sessuale e privata. E ancora: c’è il dissenso verso la governance globale dell’economia, della tecnica e della finanza, o se preferite lo strapotere delle grandi centrali di potere sovranazionale, che commissariano i poteri locali e settoriali di tutto il mondo. C’è il dissenso sociale verso la libera circolazione dei migranti, l’accoglienza e il sostegno a coloro che vengono da noi per ragioni economiche.

Queste aree di dissenso sono a volte coincidenti, a volte non sono componibili, ma vengono via via disarticolate, ridotte in compartimenti stagni. Anzi, la mia impressione è che il dibattito intorno al green pass stia diventando un modo per concentrare l’opinione pubblica sulla questione sanitaria, tralasciando il resto; per esempio che società stiamo disegnando, anche con i fondi per il rilancio dopo il covid. I partiti d’opposizione e gli interpreti del dissenso, rischiano di infognarsi su quei temi, col rischio aggiuntivo di perdere consensi per la loro posizione “mediana” tra gli apocalittici e gli integrati. E di perdere il polso della situazione generale. In questo senso dicevo che stiamo perdendo di vista l’orizzonte e siamo piegati su tematiche ineffabili, irrisolvibili o di matrice sanitaria. Ora che si avvicina il vero capodanno della società, la ripresa dopo la pausa estiva, è tempo di riprendere l’esercizio lungimirante di guardare l’intero e l’orizzonte e non solo la parte e l’immediato.

MV, La Verità (17 agosto 2021)

 http://www.marcelloveneziani.com/articoli/se-lalternativa-di-governo-e-ridotta-a-dissenso/

 

Quale strategia?

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di Andrea Zhock

Fonte: Andrea Zhok

Cercar di ragionare in un contesto che si percepisce oramai come sempre in guerra contro qualcuno (sarà per la nostalgia di guerre vere?) è come parlare al vento, e tuttavia non ci sono molte alternative all’ottimismo della volontà.
La situazione attuale è quella in cui, invece di discutere nei dettagli della strategia di sviluppo del paese (di cui il confronto con la pandemia è parte), si è preferito creare bersagli fantoccio (il mitico No Vax neofascista, che di fatto copre circa il 5% della popolazione), su cui far sfogare un’opinione pubblica sempre più frustrata (e destinata ad esserlo sempre di più).
Ciò che ci si dovrebbe sforzare di fare, invece, è dimenticare i No Vax, che sono un falso problema, e riflettere seriamente sulle strategie che stiamo adottando.
Proviamo perciò a ripercorrere un breve ragionamento.
1) Tutte le forze e le attenzioni del paese (Italia) sembrano concentrate nella lotta al Covid (tanto che non c’è neanche il tempo di commentare le condizionalità del PNRR, il cui impatto sulle condizioni di vita future sarà enorme, con vincenti e perdenti).
2) Nell’ambito dello sforzo anti-Covid il fuoco è concentrato integralmente, totalmente e senza resti sulla sola Campagna Vaccinale, con i ricatti, le pressioni moralistiche e le demonizzazioni che sono sotto gli occhi di tutti.
3) Così, tutti si riempiono la bocca di scuola, ma niente di strutturale è stato fatto per la scuola, salvo premere sulla campagna vaccinale (ci sono già comunicazioni che contemplano una continuazione della didattica mista, con insegnanti che continueranno a fare lezione con la mascherina). Stessa cosa vale in altri campi decisivi come i trasporti.
4) Sul piano strettamente sanitario abbiamo ancora, dopo quasi due anni, protocolli sanitari anti-Covid che consigliano vigile attesa, tachipirina e un santino di padre Pio. Cure territoriali non pervenute, terapie sintomatiche lasciate alle iniziative del singolo medico (NB: NON è così nella maggior parte degli altri paesi europei).
5) L’intero ‘sforzo bellico’, che ha chiamato a proprio supporto ogni risorsa, dalle istituzioni alla stampa, punta sull’idea della “vaccinazione totale” come meta ideale e come promessa della nuova normalità. L’idea è che la vaccinazione totale bloccherà la trasmissione del virus, arresterà le varianti, metterà al sicuro anche i più fragili.
6) Quanto è plausibile il successo di questo obiettivo? Da tutto ciò che sappiamo si tratta di un obiettivo strutturalmente del tutto irraggiungibile.
Quello che sappiamo infatti è che:
6.1) Il vaccino protegge efficacemente contro le conseguenze patologiche sul corpo del vaccinato, ma il virus continua a contagiare e ad essere trasmesso dai soggetti vaccinati.
In che misura ciò avvenga è oggetto di studio: alcuni studi recenti parlano di un livello di trasmissione indistinguibile da quello dei non vaccinati, altri studi dicono invece che la trasmissione è molto minore. Tutti però ammettono che la trasmissione avviene.
6.2) Trasmissione dei vaccinati a parte, tre quarti del pianeta non ha ancora avuto accesso se non in maniera trascurabile al vaccino (in Africa si viaggia tra il 2 e il 6% della popolazione vaccinata, e, parlando di pesi massimi: in India è vaccinato il 7% della popolazione, in Indonesia il 6,9%, il Australia il 13,6%, in Brasile il 18,4%).
Questo significa, visto che nessuno prende in considerazione un nuovo lockdown con blocco delle frontiere, che il virus continuerà a circolare anche nel nostro paese, anche se avessimo il 100% di vaccinati e anche se i vaccinati non trasmettessero il virus.
6.3) Il vaccino contro il coronavirus NON è come il vaccino contro la poliomielite o contro il vaiolo (per citare esempi peregrini piovuti in questi giorni) per la semplice ragione che gli effetti di quei vaccini sono perenni, mentre questi hanno una scadenza.
Notizie appena arrivate dicono che il vaccino finora rivelatosi più efficace e più usato (Pfizer) inizia a declinare i suoi effetti già dopo 6 mesi (contro i 9 precedentemente previsti).
Allo stato attuale delle conoscenze, invece, l’immunità prodotta dall’infezione si estende oltre i nove mesi (per analogia con affezioni simili si parla di 1-2 anni).
Ora, posto che questo quadro è quello che, allo stato attuale delle conoscenze, abbiamo di fronte, com’è che non si capisce che la strategia della vaccinazione a tappeto (anche a chi ha ancora gli anticorpi per aver superato l’infezione, anche ai giovani e giovanissimi) è una strategia votata alla sconfitta?
Com’è possibile che non salti agli occhi che già a settembre, quando, anche se venisse deciso domani l’obbligo vaccinale assoluto saremo ben lontani dal 100% dei vaccinati, inizieremo ad essere alle prese con la nuova vaccinazione per i primi gruppi di vaccinati, cui si sovrapporrà probabilmente il richiamo della terza dose causata dall’apparente inferiore durata della copertura?
Com’è possibile che non si veda che l’obiettivo ufficialmente dichiarato (blocco della trasmissione del virus, stop alle varianti, messa in sicurezza dei più fragili), per come è stato immaginato. è nato per fallire?
Com’è possibile che non si capisca che una strategia tutta concentrata su una generica vaccinazione a tappeto (tutto molto militare, non c’è che dire), mentre l’intero sistema sanitario resta in difficoltà per l’ordinaria amministrazione, è una strategia votata al fallimento? Una strategia che ci condurrà ad un circolo vizioso di perenni emergenze senza soluzione né costrutto?
O forse lo si capisce benissimo, ed è per questo che si armano le spingarde morali creando il capro espiatorio dei No Vax, cui si imputerà poi un fallimento concepito come inevitabile?
L’unica direzione in cui avrebbe senso muoversi è quella dell’accettazione della realtà, una realtà in cui il virus SARS-CoV-2 rimarrà endemico nella popolazione mondiale, come è avvenuto in passato per l’influenza, e dunque una realtà in cui dobbiamo cercare di proteggere i più fragili (e qui il vaccino è decisivo), di attutire gli effetti del virus in chi si ammala, e di consentire agli organismi sani di elaborare le proprie difese.
Solo così ne usciremo.
La strada che abbiamo preso conduce ad un percorso dove ci dobbiamo attendere di passare da emergenza in emergenza, consegnando agli esecutivi poteri da stato di guerra, e distraendo l’opinione pubblica da tutto ciò che forgerà davvero il nostro futuro.
Vogliamo questo?
Chi lo vuole?

Facciamoci qualche domanda razionale sul COVID, con un po’ di bibliografia

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di Roberto Germano

Fonte: Roberto Germano

Facciamoci qualche domanda razionale sul COVID, con un po’ di bibliografia.
Il New York Times lo aveva segnalato a Novembre.
Quindi è uscito l’articolo voluto dalla Waspalm (Associazione Mondiale delle Società di Patologia Clinica) che ha elencato le evidenze scientifiche che illustrano come il tasso di falsi positivi (persone positive al test ma che non veicolano il virus e non possono quindi essere infettanti) oscilla dal 60 al 90%.
Ora il center of Disease Control di Atlanta (massima autorità in ambito infettivologico) ha deciso di chiedere il ritiro dei test in RT-PCR basati sul tampone rinofaringeo perché “non distinguono tra Sars-CoV2 e influenza” (!).
Tutto questo ci dice che l’incidenza della epidemia è largamente sovrastimata e che l’unico indice attendibile su cui basare le decisioni politiche è quello del numero dei ricoverati in terapia intensiva.
Si moltiplicano le evidenze che mostrano come sia possibile curare efficacemente il Covid nelle fasi iniziali e ora, grazie agli anticorpi monoclonali (versione più efficace del plasma iperimmune introdotto dal Dr De Donno). A fronte di questo non è lecito affermare che “il vaccino è l’unica soluzione”.
Il vaccino deve rimanere libera scelta perché si tratta di vaccini che hanno ricevuto solo una autorizzazione temporanea e sono quindi da ritenersi “sperimentali”.
Infatti, risponde alla realtà o no che i test per stabilire genotossicità e cancerotossicità dei vaccini in uso termineranno solo nell’ottobre del ’22?
Vero o falso che sono aumentati in modo estremamente significativo i casi di miocarditi precoci in giovani che hanno ricevuto il vaccino?
Che in Israele e in Gran Bretagna molti dei decessi nell’ultimo periodo sono di persone che avevano già ricevuto la doppia dose è una fake news? Che significa tutto questo? Che il vaccino è inutile, che non dobbiamo vaccinarci? Assolutamente no; significa che deve essere una scelta libera, e una scelta è libera solo quando è consapevole.
Questo è in particolare vero per i giovani (<20 anni), per i quali gli studi indicano che i rischi del vaccino superano i benefici, e per le donne gravide, per le quali non esistono dati circa la innocuità del vaccino.
Come mai l’EMA non si è ancora espressa sulla validità di Sputnik quando The Lancet ne ha recentemente ribadito l’efficacia?
E che dire del vaccino italiano Reithera di cui non si sa più nulla?

BIBLIOGRAFIA:
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Alejandro Krolewiecki, Adrián Lifschitz, Matías Moragas, Marina Travacio, Ricardo Valentini, Daniel F. Alonso, et al.
Antiviral effect of high-dose ivermectin in adults with COVID-19: A proof-of-concept randomized trial
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Chow JH, Khanna AK, Kethireddy S, Yamane D, Levine A, Jackson AM, McCurdy MT, Tabatabai A, Kumar G, Park P, Benjenk I, Menaker J, Ahmed N, Glidewell E, Presutto E, Cain S, Haridasa N, Field W, Fowler JG, Trinh D, Johnson KN, Kaur A, Lee A, Sebastian K, Ulrich A, Peña S, Carpenter R, Sudhakar S, Uppal P, Fedeles BT, Sachs A, Dahbour L, Teeter W, Tanaka K, Galvagno SM, Herr DL, Scalea TM, Mazzeffi MA.
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Matthieu Million, Jean-Christophe Lagier, Philippe Gautret, Philippe Colson, Pierre-Edouard Fournier, Sophie Amrane, Marie Hocquart, Morgane Mailhe, Vera Esteves-Vieira, Barbara Doudier, Camille Aubry, Florian Correard, Audrey Giraud-Gatineau, Yanis Roussel, Cyril Berenger, Nadim Cassir, Piseth Seng, Christine Zandotti, Catherine Dhiver, Isabelle Ravaux, Christelle Tomei, Carole Eldin, Hervé Tissot-Dupont, Stéphane Honoré, Andreas Stein, Alexis Jacquier, Jean-Claude Deharo, Eric Chabrière, Anthony Levasseur, Florence Fenollar, Jean-Marc Rolain, Yolande Obadia, Philippe Brouqui, Michel Drancourt, Bernard La Scola, Philippe Parola, Didier Raoult,
Early treatment of COVID-19 patients with hydroxychloroquine and azithromycin: A retrospective analysis of 1061 cases in Marseille, France,
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Pathophysiological Basis and Rationale for Early Outpatient Treatment of SARS-CoV-2 (COVID-19) Infection.
The American Journal of Medicine, Volume 134, ISSUE 1, P16-22, January 01, 2021
https://doi.org/10.1016/j.amjmed.2020.07.003
Denis Y Logunov, Inna V Dolzhikova, Dmitry V Shcheblyakov, Amir I Tukhvatulin, Olga V Zubkova, Alina S Dzharullaeva, Anna V Kovyrshina, Nadezhda L Lubenets, Daria M Grousova, Alina S Erokhova, Andrei G Botikov, Fatima M Izhaeva, Olga Popova, Tatiana A Ozharovskaya, Ilias B Esmagambetov, Irina A Favorskaya, Denis I Zrelkin, Daria V Voronina, Dmitry N Shcherbinin, Alexander S Semikhin, Yana V Simakova, Elizaveta A Tokarskaya, Daria A Egorova, Maksim M Shmarov, Natalia A Nikitenko, Vladimir A Gushchin, Elena A Smolyarchuk, Sergey K Zyryanov, Sergei V Borisevich, Boris S Naroditsky, Alexander L Gintsburg
Safety and efficacy of an rAd26 and rAd5 vector-based heterologous prime-boost COVID-19 vaccine: an interim analysis of a randomised controlled phase 3 trial in Russia
The Lancet, Volume 397, ISSUE 10275, P671-681, February 20, 2021
DOI: https://doi.org/10.1016/S0140-6736(21)00234-8

La nausea che prende oramai a discutere di Covid e vaccini

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Fonte: Andrea Zhok

La nausea che prende oramai a discutere di Covid e vaccini dev’essere considerato un sintomo primario della pandemia.
Però a fronte delle proposte che circolano, oscillanti tra l’insensato e il pericoloso, talvolta tornarci sopra è inevitabile.
L’ultima discussione che è partita è quella sui richiami dei vaccini. Pfizer dice di star lavorando ad una terza dose. Ma di fatto che la terza dose sia diversa dalle precedenti e studiata ad hoc, o che sia una replica delle altre, la prospettiva che ci viene proposta come inevitabile è quella di richiami periodici, probabilmente alla scadenza dei 9 mesi dalla precedente, come segnalato dalla certificazione di avvenuta vaccinazione.
E questo idealmente per l’intera popolazione.
Ora, che in una situazione di emergenza il vaccino, un qualche vaccino, per quanto limitatamente testato, sia meno pericoloso che l’esposizione diretta al Sars Cov-2 è stato argomentato in modo convincente per le fasce d’età dai 50 in su.
Più si riduce l’età, più tale probabile vantaggiosità è discutibile. (Personalmente, dati alla mano, non mi sembra sostenibile per la fascia sotto i 20 anni – in assenza di particolari patologie).
L’argomento collaterale volto al raggiungimento della famosa “immunità di gregge” riemerge ciclicamente nonostante nessuno si sia preso la briga di spiegarne la dinamica nel contesto presente. Come ci si immagina il raggiungimento di tale “immunità di gregge” per vaccini che coprono dai sintomi, ma solo in piccola parte dall’infezione, e per un virus che circola oramai in tutto il mondo, senza limiti stagionali? Esattamente cosa si ha in mente, visto che l’eradicazione è matematicamente esclusa?
In questo contesto la prospettiva sembra dunque essere la seguente: continuare per tutta l’eternità a girare nei luoghi chiusi con la mascherina, fare lezione o a allenarsi in palestra con mascherina e/o distanziamento, e farsi somministrare ciclicamente per tutta la vita un vaccino sperimentale. Questo, peraltro, sapendo  già che le dosi cumulative nel tempo possono far insorgere problemi specifici, ancorché ignoti (sui vaccini a MRNA questo è stato già dichiarato ufficialmente: ogni ulteriore somministrazione tende a incrementare la risposta organica, sia quella desiderata, sia quelle indesiderate).
Ecco, francamente alimentare una prospettiva del genere mi pare miope e insostenibile: pesantissima sul piano comportamentale e anche crescentemente pericolosa sul piano sanitario.
Nel medio periodo, al meglio di quanto sono in grado di valutare, credo si debbano avere in vista due direzioni:
1) da un lato bisognerebbe incrementare l’attenzione sulle cure sintomatiche, di cui si continua a parlare troppo poco; siamo da due anni in un laboratorio mondiale aperto h24 per trattare milioni e milioni di contagiati; man mano che i casi di studi si moltiplicano è impossibile che non si siano elaborati trattamenti di contenimento di cui si è valutata una qualche efficacia, e su ciò bisognerebbe concentrare le risorse;
2) in secondo luogo, all’opposto di quanto viene proposto ora, bisognerebbe consentire alle persone che rischiano di meno, o per la giovane età, o perché già vaccinati, di esporsi al virus, in modo da costruire gradualmente un’ampia fetta della popolazione che abbia approntato risposte fisiologiche capaci di creare le condizioni per convivere con un virus endemico. Dunque ora, lungi dallo stigmatizzare ossessivamente assembramenti estivi, bisognerebbe tendenzialmente permetterli, e più in generale bisognerebbe ridurre drasticamente le cautele per i più giovani e per i vaccinati. Così facendo il numero delle persone che richiederanno la vaccinazione andrà progressivamente scemando nel tempo, e la convivenza di lungo periodo farà il resto, dando spazio a varianti tollerate dalla popolazione.
Mentre l’intervento di contenimento forzato nella fase di esplosione del virus poteva essere considerato necessario per non distruggere la funzionalità degli ospedali, ora tale tipologia di intervento non solo non è necessaria, ma risulta decisamente controproducente.

Cocktail vaccini, quali rischi si corrono

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Come risaputo, il nostro Circolo Christus Rex non appartiene alla schiera variegata dei “negazionisti”, dei “no mask”, dei “no vax” ed altre simili amenità. Come per ogni argomento ci sforziamo di avere un approccio realistico e critico. Ragioniamo con equilibrio, evitando le “tifoserie”, alla luce dei fatti (non delle fantasie, dei dati parascientifici o altre sciocchezze che si trovano a bizzeffe sul web) e delle circostanze, utilizzando il buon senso, accanto alla ragionevolezza ed alla Fede. Non ci piace il “nuovo mainstream del politicamente scorretto a tutti i costi”, che, spesso, è pure a fini di lucro e neppure l’utilizzo di questa particolare situazione da parte di alcuni accademici e commentatori ciarlatani, cosiddetti “di area”, che mischiano la loro conoscenza frammentaria o interessata in materia ecclesiale, per aumentare la confusione generale (generando ancor più paure) e cercare di crearsi un nome ed una nicchia. Saranno spazzati via quando il loro zelo amaro, la loro disperazione, il loro arrivismo, che li spinge addirittura a “profezie” catastrofiste verranno smentiti dalla realtà e dovranno giustificare le loro affermazioni ed i loro scritti cervellotici. Ci troveranno pronti a chieder loro conto di tutto, per il bene comune.

Ci troviamo d’accordo, nella sostanza, con l’articolo che riportiamo qui sotto. Non siamo “esperti” né “tuttologi” ma sappiamo usare la nostra testa e la nostra coscienza. Non c’è un’Autorità che si sia espressa solennemente in materia e, quindi, siamo costretti ad agire secondo Fede e Ragione, in coscienza. (N.d.R.) 

di Paolo Becchi e GiulioTarro

La storia dei vaccini ci può forse insegnare qualcosa. Pensiamo alla poliomelite con l’uso iniziale del vaccino Salk che utilizzava un virus inattivato da trattamento chimico e che fu poi sostituito dal vaccino Sabin a virus attenuato dal trattamento di centinaia di passaggi in colture di tessuto fino a perdere la capacità di superare la barriera del suo passaggio orofecale senza arrivare al sistema nervoso centrale. Ovviamente la possibilità di somministrare il vaccino per via orale ha superato subito le barriere per la sua somministrazione per i bambini in particolare del continente Africano, del Centro Sud America e del Sud est Asiatico. Ma il vaccino Sabin aveva una controindicazione: il soggetto con deficit immunitario “pari a uno su due milioni e quattrocentomila dosi”, praticamente irrisoria.

Nessuno mescolava due vaccini

Per evitare tuttavia questi casi dal 2002 nel mondo occidentale si potrebbe di nuovo usare il vaccino Salk se si ripresentasse la malattia, ma ciò non ha inciso sull’uso globale del vaccino Sabin che ha già comportato la scomparsa globale del tipo 2 e del tipo 3 dal resto del mondo con pochi casi, 5-6 rispettivamente in Afganistan e Pakistan, con previsione del loro azzeramento nei prossimi 3 anni per quanto riguarda il tipo 1 che si è rifatto vivo come vaccino orale causa di poliomielite nei casi di soggetti defedati e immunodeficitari osservati nella Siria per la guerra in corso e che non possono incidere sul dato finale di azzeramento della paralisi infantile nei prossimi 2-3 anni con completa scomparsa della malattia come avvenuto per il vaiolo.

Chi faceva questi vaccini era immune per lungo tempo e forse addirittura per sempre e immunizzava anche gli altri. Questi erano i vaccini antipolio, come si vede anche allora c’erano due vaccini diversi. Anche se entrambe le tecniche utilizzavano un virus inattivato o attenuato. Mai nessuno si sognò di mischiare i due vaccini.   

Come funzionano i vaccini anti-Covid

Veniamo alla situazione attuale. La tecnica di iniettare non un virus, ma frammenti di RNA messaggero (mRNA) è del tutto nuova, mai sperimentata in precedenza. Essa consiste nell’utilizzare una molecola speculare all’acido nucleico del virus per la produzione delle proteine costituenti la particella virale con il fine di indurre la glicoproteina spike del coronavirus, usata per i recettori ACE2 delle cellule bersaglio in modo da produrre questi antigeni nelle nostre cellule mediante l’informazione dell’mRNA. In sostanza viene stimolata la produzione di anticorpi specifici come l’immunoglobulina verso gli antigeni specifici virali per ottenere l’immunità del soggetto vaccinato. Ma non ci sono solo questi vaccini. I vaccini più tradizionali sono quelli cinesi ed indiani, a virus disattivato, ma anche il vaccino prodotto dai Russi o l’AstraZeneca utilizzano un adenovirus come vettore contenente le istruzioni per produrre la glicoproteina spike che permette al virus di legarsi alle cellule umane utilizzate dopo come fotocopiatrice per creare nuove copie di se stesso. Il nostro sistema immunitario impara a riconoscere la proteina del virus “ibrido” e meno aggressivo, conservando la memoria dell’agente incontrato.

Il caso Astrazeneca (e non solo)

Oggi molta attenzione è riservata a AstaZeneca per alcuni effetti avversi molto limitati ma incontestabili. Ma poco si dice sui nuovi vaccini a mRNA. Con questi vaccini alcune regioni del genoma del virus si legano al gene delle cellule umane. Si è sottovalutata anzitutto la possibilità di attivazione di geni umani associati a rischio di malattie autoimmuni. Inoltre, nei soggetti in età fertile l’mRNA potrebbe indurre modifiche sugli spermatogoni o sugli ovuli con prospettive di alterazioni genetiche nei feti che solo il tempo potrebbe essere in grado di escludere. Ecco perché questo tipo di vaccino dovrebbe essere sconsigliato alle donne incinte come pure dovrebbe venire sconsigliata la gravidanza fino a due mesi dopo la sua inoculazione.

I vaccini a mRNA sono quelli della Pfizer e della Moderna dove l’RNA fa da modello per produrre la proteina spike della COVID-19 e stimolano la produzione di molti anticorpi. I vaccini AstraZeneca e Reithera consistono in un adenovirus vettore delle spikes del coronavirus, mentre l’adenovirus vettore dello Sputnik Russo è di origine umana quello dell’AstraZeneca usa un virus dello schimpanzè, mentre la Reithera un virus del gorilla. Gli adenovirus usati non sono contagiosi. L’adenovirus non si replica e non provoca malattia e diffonde il gene del SARS-CoV2 nelle cellule dell’organismo dove vengono prodotte le proteine spikes riconosciute dal sistema immunitario del vaccinato come estranee, rispondendo con anticorpi umorali e cellule linfocitarie che impediscono al virus l’entrata nelle cellule del vaccinato e distruggono le cellule infette.

Abbiamo, insomma, vaccini che funzionano con due modalità molto diverse, finalizzate a sviluppare differenti aree del sistema immunitario. Ora si è deciso addirittura di sostituire per la seconda dose il vaccino AstraZeneca con i vaccini realizzati da Pfizer e Moderna, anche se il premier Draghi ha garantito libertà di scelta, dietro consiglio medico. Dopo quanto abbiamo scritto dovrebbe risultare chiaro che si tratta di una decisione rischiosa che solleva molti dubbi sotto il profilo scientifico. Mai nella storia della medicina si è vista una cosa del genere, la vaccinazione eterologa, e le ricerche pubblicate sinora sono insufficienti per numero esiguo di soggetti esaminati e per gli effetti a lungo termine dei vaccinati.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/cocktail-vaccini-quali-rischi-si-corrono/

Passaporto vaccinale italiano ed Ue. Come funziona

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di Alessandra Caparello

Dovrebbe essere operativo dal prossimo 16 maggio, il passaporto vaccinale italiano annunciato dal premier Mario Draghi che permetterà di viaggiare su tutto il territorio nazionale senza restrizioni. Una speranza per le imprese ricettive e l’economia che tenta così la strada della ripartenza dopo un anno e oltre di limitazioni a causa del Covid.

Il green pass italiano sarà valido per tutti i turisti provenienti da Paesi Ue ed extra Ue che potranno così liberamente spostarsi per il Belpaese in vista dell’apertura della stagione estiva 2021.

Passaporto vaccinale italiano ed europeo: come funziona

Il certificato verde potrà essere, secondo le indiscrezioni, cartaceo o digitale e si potrà ottenere in caso di vaccinazione completa con vaccino riconosciuto dall’AIFA (due dosi Pfizer, Moderna, AstraZeneca e una dose con Johnson&Johnson) ovvero con il certificato di avvenuta guarigione dal Covid-19 e fine isolamento da almeno sei mesi ovvero con tampone negativo (molecolare o antigenico rapido) eseguito nelle 48 ore precedenti il viaggio.

Ad occuparsi del rilascio, verifica e l’accettazione di certificazioni Covid-19 interoperabili a livello nazionale ed europeo è la Piattaforma Nazionale DGC per l’emissione e validazione delle certificazioni verdi Covid-19. Insomma il green pass italiano è del tutto simile a quello europeo, il certificato verde su cui sta lavorando l’Unione europea per far ripartire il turismo internazionale che arriverà il 10 maggio in sperimentazione in 10 Stati (tra cui l’Italia), ma sarà tecnicamente pronto per il 1° giugno. Il pass verrà rilasciato a ogni cittadino UE che ha ricevuto il vaccino anti Covid, è guarito dall’infezione oppure è risultato negativo al tampone. Il green pass Ue sarà valido in tutti i Paesi dell’Unione europea, più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.

E’ bene ricordare che se per i turisti stranieri che vengono in Italia e per gli italiani che tornano dall’estero ci sarà il green pass, le regole per gli italiani che vanno in vacanza all’estero dipendono dal Paese di destinazione.

Fonte: https://www.wallstreetitalia.com/passaporto-vaccinale-italiano-ed-ue-come-funziona/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:%20Wall%20Street%20Italia&utm_content=passaporto-vaccinale-italiano-ed-ue-come-funziona&utm_expid=24d0ca8f6aa04e501a1696e2bb16eb15a1464a4f6d2645e107c1efc8f8ee3e0f

Il regime della sorveglianza

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

Dunque, ricapitoliamo. Non è consentito avere un’opinione difforme in tema di covid e di pandemia, di chiusure e di vaccini rispetto a quelle somministrate dai vettori ufficiali; l’accusa di negazionismo o di no vax, di contravvenire alle regole dei social, della vita pubblica, dell’ordinamento è dietro l’angolo. È poi vietato avere giudizi difformi sulle coppie omosessuali, sulle maternità surrogate, le adozioni gay e in generale sui rapporti omo-trans-lesbiche; chi ha idee diverse, o semplicemente continua a difendere le differenze naturali, la famiglia, la nascita secondo natura e la vita secondo tradizione, entra in una sfera d’interdizione che passa dalla riprovazione al veto. Forti proibizioni sono introdotte da leggi, moniti e censure sui social. In tema di femminismo, diritti delle donne o riguardanti caratteristiche fisiche, etniche, lessicali si innescano processi sommari, a colpi di MeToo, catcalling e affini, che generano separazione e diffidenza tra uomini e donne. È vietato poi chiamare clandestini i migranti irregolari; i rom col nome tradizionale di zingari, i neri con l’appellativo antico di negri, senza alcuna connotazione dispregiativa; per ogni disabilità non vanno usati i termini adoperati da sempre, ma solo diversamente abili. E’ vietato nutrire un’opinione diversa da quella istituzionale in tema di fascismo e antifascismo, di razzismo e di nazismo, di storia e di massacri.

Oltre i divieti ci sono poi le cancellazioni del passato, in termini di amnesia collettiva della memoria storica e rimozione di tanti orrori, autori, imprese, personaggi, storie e pensieri non allineati. Tutto ciò che attiene alla nostra civiltà, tradizione e retaggio va deprecato o va accantonato per non urtare la sensibilità di chi non vi appartiene; bisogna sempre assumere il punto di vista a noi più estraneo e più remoto. Prima gli stranieri, per rovesciare un noto slogan politico fondato sulla preferenza nazionale.

In questa poderosa restrizione di pratiche, linguaggi e opinioni, la libertà consentita è un corridoio stretto e corto che si può percorrere all’interno delle opinioni lecite, in un perimetro assai angusto; appena superi il “range” consentito, coi limiti imposti alle divergenze, scatta la censura, la riprovazione, la denuncia, la condanna o l’isolamento, il cordone sanitario, la morte civile. Continua a leggere

C’è una cospirazione dietro l’emergenza sanitaria?

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LETTERE DEL LETTORE

Riceviamo e pubblichiamo, perché non vogliamo censurare chi esprime idee critiche, sebbene non le condividiamo nell’impostazione. Precisiamo che quanto qui scritto non appartiene alla linea del Circolo “Christus Rex-Traditio” sull’argomento, ma ad un filone cospirazionista, che prevede giudizi ed un futuro molto opinabili. Noi non abbiamo la sfera di cristallo e ci manteniamo sulla linea del realismo e dell’osservazione dell’evidenza, di fronte a fatti concreti e conclamati.

di Leonardo Motta

Le cure ci sono, ma non valgono, in affari, quanto le sostanze genico-sperimentali iniettate come fosse un vero vaccino, erroneamente chiamato, dai più, vaccino contro il covid-19.
Eppure, oltre a non essere efficiente, è dannoso, con conseguenze per la salute indelebili, ma anche con conclusioni, a volte, e a breve termine, mortali.
Nel prossimo Autunno ci sarà un’altra ondata. Loro vogliono così, e faranno in modo di metterci uno contro l’altro; sarà la più miserabile guerra tra poveri?
La quarta ondata sarà causata soprattutto dai giovani e da coloro che ancora non si sono sottoposti alla non vaccinazione, ma alla “timbratura” con l’ago acuto e velenoso della campagna mondiale di “antidoto di massa contro la verità” avanguardia del transumanesimo e precursore per un controllo totale della popolazione mondiale da parte del vertice della piramide.
Il disegno, unendo i puntini, è abbastanza evidente e l’immagine che viene fuori è inequivocabile ed ha solo un significato. Ci sarà il comando per la terza dose con l’intento di creare definitamente la dipendenza con un ciclo annuale. Toccherà anche agli innocenti e loro, i bambini, pagheranno il tributo più caro per la “nobile causa” e per il trionfo del  “nuovo umanesimo”.
Usciremo da una gabbia stretta,  per un’altra più larga, ma con le maglie molto, molto più piccole.
La verità, si dice, che prima o poi viene a galla, ma il tempo nel mondo, non sempre è tra mani galanti, ha il suo limite, non è perfetto quanto lo è il “Presente Infinito dell’Essere”. Ed è quasi superfluo dire che solo il suo Imperativo Presente, garantisce la libertà.

Altri “esperti” sconfitti dalla pandemia: i costituzionalisti

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di Corrado Ocone

C’è una categoria di studiosi che più degli altri esce sconfitta dalla gestione della pandemia: i costituzionalisti. Prima di tutto coloro che, per la loro rigidità ideologica, negli anni passati avevamo imparato ad apostrofare, con rispetto ma anche con un non velato sfottò, le “vestali della Costituzione”. Per loro la legge fondamentale andava interpretata alla lettera, non nello spirito, come un testo sacro che non viveva nel tempo ma si sottraeva ad ogni modifica o adattamento. Un totem.

Fu in quest’ottica che essi si opposero alle proposte di riforma e ai referendum prima di Berlusconi e poi di Renzi, e si mobilitarono con appelli gridando all’ “emergenza democratica” ogni qualche volta qualche piccola modifica veniva proposta o avanzata (soprattutto dal centrodestra). D’altronde non era la Costituzione figlia della Resistenza? E, se la Resistenza era stata antifascista, per una sorta di proprietà transitiva “fascista” era anche chiunque volesse modificare in qualche punto la Carta, fosse anche per adattarla a nuove esigenze.

Arrivata la pandemia, e con il governo più a sinistra della storia, le “vestali” di colpo tacquero. E non solo loro: furono pochissime le voci fra i costituzionalisti che mossero appunti, sotto il governo Conte, ai famigerati dpcm, alla sistematica messa da parte del Parlamento e delle opposizioni, alla assoluta leggerezza con cui venivano limitate le libertà fondamentali, alla segretezza con cui fu tenuta nascosta la promulgazione di uno stato d’emergenza che, lungi dall’essere provvisorio, sembrò a un certo punto dovesse continuare all’infinito. Ci fu addirittura qualcuno, ad esempio l’insigne Zagrebelsky, che si prodigò in vere e proprie capriole mentali e verbali per giustificare tale modus operandi.

Perché ciò avveniva può essere spiegato in due modi, soprattutto: 1. la militanza a sinistra della più parte dei costituzionalisti, che quindi si affidavano toto corde al premier del governo fondato sull’asse Zingaretti-Speranza; 2. l’aspettativa di prebende e consulenze da parte di un governo non certo parco su questo fronte verso tecnici e esperti Un governo che a un certo punto cadde e fu sostituito dall’attuale di Mario Draghi. Il quale è sicuramente più rispettoso del Parlamento e delle forme della democrazia ma è pure lui costretto spesso a non seguire la Costituzione: vuoi perché pressato dall’ala sinistra del suo esecutivo (che è in perfetta continuità con la maggioranza del governo precedente); vuoi perché effettivamente in punti importanti la Costituzione italiana ha grossi limiti, storici e culturali (fu pur sempre scritta anche da un ampio fronte socialcomunista e in genere non liberale), che non permettono più di rispondere alle esigenze del presente.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/gli-altri-esperti-sconfitti-dalla-pandemia/

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