Una risposta alla lettera di Carlo Maria Viganò del 23 ottobre 2021 ai vescovi cattolici degli Stati Uniti

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Ci sembra corretto riportare l’opinione di una autorevole donna di scienza sul tema vaccinale, solo per dare ai nostri lettori degli spunti di ulteriore riflessione, che in buona parte non possono passare inosservati (n.d.r.)

Segnalazione Corrispondenza Romana

di 

Il 23 ottobre 2021, l’ex nunzio apostolico degli Stati Uniti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ha scritto una lettera all’arcivescovo José Gomez, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, sollevando questioni mediche e morali sui vaccini COVID-19 attualmente disponibili. Le domande sono state rivolte ai vescovi degli Stati Uniti, ma poiché riflettono nozioni ampiamente circolate online e sui social media, la risposta della dott.ssa Gwyneth A. Spaeder, MD, laureata all’Università di Dallas e alla Johns Hopkins University School of Medicine, ha un interesse anche al di fuori della cerchia episcopale statunitense, perciò la proponiamo ai nostri lettori.

Eccellenza,

Nella Sua recente lettera ai vescovi degli Stati Uniti sull’attuale pandemia da COVID-19 e sui vaccini COVID-19 disponibili, Lei ha espresso preoccupazione per coloro che continuano a subire gli effetti di questo virus e per coloro che stanno discernendo modi etici ed efficaci per tenere sotto controllo la diffusione dello stesso. Condivido la Sua empatia per coloro che stanno soffrendo e, come Lei, spero che questa pandemia diventi parte della nostra storia e non del nostro futuro.

Vorrei anche offrire quella che spero sia una critica costruttiva ad alcune delle Sue affermazioni e conclusioni. Scrivo come medico che ha trascorso gli ultimi diciannove mesi a lavorare con i pazienti COVID e le loro famiglie. Scrivo specificamente come pediatra che ha visto bambini perdere genitori e nonni, mesi di istruzione e talvolta la propria salute a causa di questo virus. Scrivo anche come madre che ha cercato di bilanciare la propria vocazione di moglie e madre con il proprio dovere verso i suoi pazienti; conciliare ciò che so essere scientificamente valido con il mio desiderio di riportare la mia vita familiare alla normalità e di continuare a lavorare con mio marito per crescere i nostri figli nella fede cattolica, usando le sfide di questo momento storico per sottolineare che il cattolicesimo onora sia la fede sia la ragione.

In ciò che segue, citerò del materiale dalla Sua lettera e poi proporrò i miei commenti.

La Nota del 2020 della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla moralità dell’utilizzo di alcuni vaccini anti-Covid-19

La Nota [della CDF] sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19 è stata emessa lo scorso anno in assenza di dati completi sia sulla natura del siero genico che sui suoi componenti”.

La Sua lettera inizia prendendo atto della Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede relativa all’uso di alcuni vaccini COVID-19. La Sua affermazione di apertura suggerisce che al momento della stesura della Nota c’era “assenza di dati completi sia sulla natura del siero genico che sui suoi componenti”. Poiché la maggior parte della Sua lettera riguarda i vaccini a mRNA prodotti da Pfizer e Moderna, presumo che questi siano i prodotti a cui si riferisce. È comprensibile che molti si siano posti delle domande sull’uso della tecnologia dell’mRNA quando tali vaccini sono stati immessi in commercio per la prima volta con un’autorizzazione per l’uso d’emergenza da parte della Federal Drug Administration. Tuttavia, non è stata una mancanza di dati a destare tali preoccupazioni, bensì una mancanza di familiarità della gente in generale con la scienza coinvolta (nella realizzazione dei vaccini, ndt).

È qui necessaria una breve rassegna di biologia, poiché gran parte delle preoccupazioni iniziali che ho sentito dai genitori dei pazienti, così come dagli amici, erano dovute all’erroneo timore che l’iniezione di mRNA nei nostri muscoli potesse in qualche modo cambiare il nostro genoma. Questo semplicemente non può accadere. La biologia di base ci insegna che l’RNA messaggero, o mRNA, è una molecola che dice al nostro corpo come produrre proteine. Una volta che la proteina è stata prodotta, l’mRNA viene degradato ed esce dal corpo con altri prodotti di scarto. Questo processo avviene solo in una direzione. Non sussiste mai una possibilità di modifica del genoma del destinatario del vaccino poiché il processo che prevede la trascrizione e la traduzione, mediante le quali vengono prodotte le proteine, ​​procede in avanti: dal DNA all’RNA alla proteina. Non può funzionare al contrario1.

Questo processo è nettamente diverso da quello noto come terapia genica, in cui vi è un inserimento mirato del DNA direttamente nel genoma nucleare al fine di modificare in modo permanente il codice genetico a scopo terapeutico. I vaccini a mRNA funzionano “a valle” del DNA e quindi non possono alterare il genoma del destinatario del vaccino. Per quanto riguarda i componenti dei vaccini Pfizer e Moderna, sono noti, pubblicati e liberamente disponibili per la revisione da parte di chiunque desideri indagare. In effetti, questi sono tra i vaccini più “puliti” mai realizzati, privi di molti dei conservanti che hanno (erroneamente) destato la preoccupazione di molte persone per altri vaccini più datati.

Sicurezza ed efficacia

La sicurezza e l’efficacia dei singoli vaccini viene determinata dopo un periodo di sperimentazione che normalmente dura diversi anni. In questo caso le autorità sanitarie hanno deciso di effettuare la sperimentazione su tutta la popolazione mondiale… mi sembra evidente che si tratta di un farmaco sperimentale non approvato…”

Una delle prime domande che sento spesso riguardo a questi vaccini riguarda la velocità con cui sono stati sviluppati. Capisco il perché tali tempistiche potrebbero essere ritenute sospette, dato che quasi universalmente l’uomo fa esperienza di come un compito svolto frettolosamente porti a scarsi risultati. Tuttavia, ancora una volta, posso confidentemente assicurare a coloro che mi interrogano su questo punto che tre fatti importanti dovrebbero placare le loro preoccupazioni.

In primo luogo, la maggior parte della ricerca in ambito medico (soprattutto la ricerca farmaceutica) procede decisamente a rilento a causa delle scartoffie e della concorrenza. Il processo che prevede compilazione, archiviazione, invio, revisione, correzione, reinvio e attesa di una risposta prima di passare al passaggio successivo, il che è una realtà per ogni ricercatore, è stato accelerato in questo caso a causa dell’urgenza della situazione. Poi c’è il fatto che, in genere, uno specifico team di ricerca entra generalmente in competizione con altri team che indagano su altre questioni mediche e tale competizione riguarda la velocità nel produrre risultati e l’impatto sulla comunità scientifica, per ottenere risorse materiali, finanziamenti e spazi nei programmi del comitato di revisione. I fattori che, in questo lungo processo, avrebbero causato un ritardo nell’approvazione sono stati tutti eliminati quando si è deciso di dare priorità a terapie e vaccini COVID-19. Di conseguenza è stato possibile fornire alla popolazione dei vaccini a mRNA sicuri in un lasso di tempo più breve del solito. La scienza di fatto non ha adottato alcuna scorciatoia: gli studi sulla sicurezza e sull’efficacia sia per Pfizer che per Moderna sono stati enormi e avevano tutte le carte in regola per supportare le conclusioni addotte.

In secondo luogo, la tecnologia dell’mRNA non è nuova. Questa tecnologia è stata studiata e adottata come possibile agente terapeutico sin dagli anni ‘70 e diverse aziende farmaceutiche hanno lavorato con essa nel campo delle terapie anti-tumorali dalla fine degli anni ‘90. La possibilità di applicare con successo tale tecnologia all’ambito medico-vaccinale è stata limitata da tecnicismi riguardanti la rapidità con cui le molecole di mRNA si degradavano nel corpo. Questa caratteristica dell’mRNA dovrebbe rassicurare chiunque sia preoccupato per la sicurezza a lungo termine dei vaccini a mRNA. Questi ultimi sono in seguito divenuti realizzabili grazie alla scoperta relativa all’uso di alcune particelle lipidiche (grassi) come agenti di rilascio e stabilizzanti. I vaccini COVID-19 Pfizer e Moderna utilizzano l’mRNA per istruire i nostri corpi su come produrre le proteine ​​spike del virus. Tali proteine ​​si trovano sulla superficie di quest’ultimo e lo aiutano ad entrare nelle cellule per poi infettarle. Sono anche la parte che causa la reazione del nostro sistema immunitario. Il vaccino a mRNA contiene le istruzioni per questo tipo molto specifico di proteina e, poiché è solo una piccola parte del virus, non vi è alcun rischio di infezione reale. L’mRNA viene degradato una volta che ha fornito le sue istruzioni: non può replicarsi da solo perché non abbiamo lo specifico DNA per produrne di più. La proteina non può replicarsi da sola una volta che l’mRNA è sparito. E anch’essa scomparirà, una volta che il sistema immunitario imparerà a riconoscerla e ad eliminarla.

In terzo luogo, nella storia della scienza dei vaccini, dopo le prime otto settimane di utilizzo degli stessi nella popolazione generale, non sono più stati rilevati effetti collaterali. Quando il vaccino contro la polio è stato sviluppato per la prima volta negli anni ‘50, ci sono stati rari casi di paralisi che si sono verificati entro 4 settimane in alcuni individui che avevano ricevuto il vaccino orale con virus vivo e attenuato (che non è più utilizzato negli Stati Uniti). Il vaccino contro la febbre gialla ha alcuni effetti collaterali molto rari (gonfiore del tronco cerebrale nei bambini piccoli, insufficienza d’organo negli individui più anziani) che possono verificarsi entro una settimana dalla vaccinazione. Il vaccino antinfluenzale è raramente associato alla sindrome di Guillain-Barre, che può svilupparsi entro otto settimane dalla vaccinazione2.

Dovrebbe essere rassicurante il fatto che ci stiamo avvicinando a un anno di distribuzione globale di questi vaccini COVID a miliardi di individui senza che siano emersi effetti negativi a lungo termine. È vero che c’è stato un rischio molto piccolo di miocardite, o infiammazione del muscolo cardiaco, a seguito della somministrazione dei vaccini COVID sia Moderna che Pfizer. Tuttavia, tale rischio, identificato entro le prime settimane della distribuzione su larga scala, si verifica entro pochi giorni dalla somministrazione del vaccino, è lieve e si risolve autonomamente (senza specifici trattamenti ndr.). Inoltre, la probabilità di insorgenza rimane inferiore al rischio di miocardite provocata da un’effettiva infezione di COVID-193.

Non c’è motivo fisiopatologico o storico per credere che un nuovo effetto collaterale mai visto in precedenza con uno dei vaccini COVID-19 a mRNA si manifesterà improvvisamente mesi o anni dopo che è stato somministrato.

Per quanto riguarda la pretesa che questi vaccini rappresentino farmaci sperimentali non ancora approvati dalle agenzie di regolamentazione, è semplicemente errato affermare che il vaccino Pfizer distribuito negli Stati Uniti (BNT162bs) sia diverso dal vaccino Pfizer a cui è stata concessa la completa approvazione della FDA e distribuito in Europa (Comirnaty). Pfizer Comirnaty e Pfizer BNT162bs sono biologicamente e chimicamente uguali. Il fatto che si chiamino in modi diversi in America e in Europa è semplicemente una distinzione di carattere legale4.

Terapie alternative

Penso sia evidente che esistano cure mediche senza effetti collaterali negativi, anche se sono state sistematicamente boicottate dalle Istituzioni Sanitarie – OMS, CDC, EMA – e dai media mainstream … Altre cure di recente sviluppo sono assolutamente efficaci, poco costose, e non comportano alcun pericolo per chi le riceve: è il caso del trattamento al plasma studiato e impiegato con grande successo dal medico italiano Giuseppe De Donno”.

La Sua lettera afferma che “esistono trattamenti efficaci che curano i pazienti…”. Anche se tutti desidereremmo che fosse così, semplicemente non è vero. Ci sono protocolli di trattamento sviluppati negli ultimi 19 mesi che migliorano i risultati, ciononostante nessuno di questi fa quanto Lei afferma in questa lettera. Per fare un esempio, ci sono considerevoli prove aneddotiche che suggeriscono i benefici dell’idrossiclorochina e dell’Ivermectina, ma non ci sono studi scientifici rigorosi su larga scala a sostegno del loro uso. Il tipo di studi che si prende in considerazione per trarre conclusioni è importante. Esistono standard classificati per le prove; il gold standard è lo studio controllato randomizzato.

Il “trattamento al plasma” sostenuto dal dott. Giuseppe De Donno sembrava promettente per un certo periodo, e un articolo del New England Journal of Medicine nel febbraio di quest’anno ha suggerito che valesse la pena esaminarlo5, ma nel giro di pochi mesi una meta-analisi (che combina i dati di diversi ampi studi) pubblicata da Cochrane ha concluso che per le malattie da grado moderato a grave non vi era alcun beneficio mentre per la malattia lieve o senza sintomi il beneficio era incerto6.

L’idrossiclorochina e l’Ivermectina non vengono “sistematicamente boicottate” dall’OMS o dal CDC. Entrambe le organizzazioni hanno addotto delle forti raccomandazioni contro l’uso di tali farmaci in pazienti con infezione acuta da COVID-19 perché non ci sono prove che essi funzionino nel ridurre la mortalità o la durata del ricovero. L’idrossiclorochina, ad esempio, è stata esaminata nello studio RECOVERY, uno studio controllato randomizzato; i risultati di quello studio non solo non hanno mostrato una diminuzione della mortalità, ma hanno addirittura evidenziato un aumento della durata della degenza ospedaliera, dell’intubazione/ventilazione nonché la morte dei pazienti che hanno ricevuto il farmaco7.

Quel particolare studio ha coinvolto i pazienti ospedalizzati più gravemente malati, ma un altro studio ha esaminato l’uso dell’idrossiclorochina in individui positivi al COVID-19 asintomatici o abbastanza sani da rimanere a casa. I risultati non hanno mostrato alcun beneficio nella clearance virologica (eliminazione del virus ndr.) o nel tempo di miglioramento dello stato clinico8.

Per quanto emotivamente convincenti possano essere le prove aneddotiche, le organizzazioni sanitarie nazionali e globali non possono formulare raccomandazioni su terapie mediche basandosi su storie personali di chi è risultato positivo; che la madre o il prozio di qualcuno si sia ripreso dal COVID-19 durante l’assunzione di idrossiclorochina deve essere semplicemente inteso come una coincidenza rispetto a studi controllati randomizzati che coinvolgono quasi 5000 pazienti. È per questo motivo che, nel giugno del 2020, la FDA ha revocato la sua autorizzazione all’uso d’emergenza per l’idrossiclorochina come trattamento per l’infezione acuta da COVID-19.

I risultati dell’Ivermectina sono altrettanto poco convincenti. L’Ivermectina è un medicinale altamente efficace in alcuni tipi di infezioni parassitarie. Ma numerosi studi individuali e diverse meta-analisi non hanno mostrato alcun beneficio consistente nell’uso di questo farmaco per il trattamento o per la prevenzione dell’infezione da COVID-19. Forse il dato più convincente è che un’ampia meta-analisi, pubblicata nel luglio 2021, è stata ritirata dagli stessi autori un mese dopo in seguito ai reclami su un significativo utilizzo di dati fraudolenti che hanno minato le conclusioni del documento originale9.

Alcuni operatori sanitari continuano ad esprimere il proprio disappunto per il fatto che i loro sistemi ospedalieri stiano limitando l’uso di Ivermectina per i pazienti COVID-19 al di fuori degli studi clinici in corso, ma ciò non dovrebbe essere interpretato come se le agenzie governative stessero cospirando per impedire ai malati di ricevere le medicine necessarie. Significa semplicemente che le prove disponibili non supportano l’uso di questo farmaco per il trattamento di questa particolare malattia in questo momento.

Definizione di Vaccino

La Congregazione per la Dottrina della Fede, pur non esprimendo il proprio parere sull’efficacia e la sicurezza dei cosiddetti vaccini, li definisce tuttavia “vaccini”, dando per scontato che effettivamente forniscano immunità e proteggano le persone da contagi attivi e passivi … Un recente studio conferma che il siero genico può causare forme di immunodeficienza acquisita in chi lo riceve. Pertanto, i farmaci che vengono chiamati “vaccini” non rientrano nella definizione ufficiale di vaccino a cui presumibilmente si riferisce la Nota del CDF… Questa definizione è stata recentemente modificata dall’OMS, perché altrimenti non avrebbe potuto includere i farmaci anti-Covid, che non inducono la produzione di anticorpi protettivi e non conferiscono una resistenza specifica contro la malattia infettiva SarsCoV-2…”

Qui si sta insinuando che i vaccini Moderna e Pfizer COVID-19 non forniscano immunità o riducano il rischio di diffusione della malattia. Eppure è proprio quello che fanno. I risultati degli studi iniziali Moderna e Pfizer (entrambi studi randomizzati controllati che hanno coinvolto 30-40.000 persone) hanno mostrato una notevole efficacia nella prevenzione della malattia da COVID-19: 95% per Pfizer10 e 94.1%11 per Moderna nelle pubblicazioni degli studi di fase III. Attualmente sappiamo che i vaccini Pfizer e Moderna hanno un’efficacia leggermente inferiore contro la variante delta12, ma anche se tale variante è aumentata in tutto il mondo, i ricoveri e i decessi sono stati notevolmente più alti tra gli individui non vaccinati13. Quanto durino la risposta anticorpale indotta dal vaccino e la successiva protezione immunologica è materia di studio in corso, ma lo stesso vale per la risposta immunologica all’infezione naturale da COVID-19.

L’uso del termine “immunità” è ciò di cui si sta discutendo. La definizione CDC/OMS di “vaccino” è cambiata all’inizio di settembre 2021 da farmaco che fornisce “immunità” a uno che fornisce “protezione”. La ragione di ciò risiede nel fatto che stava diventando sempre più evidente la differenza tra l’utilizzo colloquiale del termine “immunità” e quello scientifico. Quindi, mentre in campo medico si usa il termine “immunità” per riferirsi all’attivazione del sistema immunitario al fine di combattere un’infezione a vari livelli, il pubblico in generale interpretava “immunità” come zero possibilità di infezione (ciò che la medicina chiama immunità sterilizzante, qualcosa che pochissimi vaccini effettivamente realizzano). Il vaccino Pfizer COVID-19 non fornisce un’immunità sterilizzante, ma sicuramente attiva il sistema immunitario per combattere il virus al momento dell’esposizione, fornendo così “protezione”. Il cambiamento del termine, quindi, pur fornendo un’esca per coloro che cercano di screditare il vaccino e i suoi sostenitori, non ha inficiato sui dati a sostegno della sua efficacia14.

L’affermazione che gli individui vaccinati “possono essere infettati e infettare gli altri più facilmente dei non vaccinati” non ha alcun fondamento scientifico. Gli individui non vaccinati hanno una probabilità 6.1 volte più alta di contrarre il COVID-19 rispetto alle loro controparti vaccinate15. E sebbene gli individui vaccinati possano ancora diffondere il virus COVID-19 ad altri, ci sono buoni dati per dimostrare che i livelli di virus nelle cavità nasali sono più bassi e diminuiscono più velocemente nelle persone vaccinate rispetto ai non vaccinati16.

Suggerire che aver ricevuto il vaccino aumenti il ​​rischio di trasmissione ad altri, quindi, è illogico: se un individuo vaccinato ha meno probabilità di contrarre il COVID-19 e ha una carica virale nasale minore per un periodo di tempo più breve, non è matematicamente o biologicamente possibile che i vaccinati diffondano il virus più velocemente. I riferimenti forniti nella Sua lettera non supportano in realtà le affermazioni fatte, ma sono invece collegamenti a un video clip infondato e ad un articolo di LifeSite News, entrambi i quali documentano semplicemente le opinioni di singole persone sull’efficacia del vaccino senza offrire a tali opinioni alcun supporto statistico.

Inoltre, non riesco a trovare prove a sostegno dell’affermazione che i vaccini a mRNA COVID-19 inducano l’AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita). Si possono, ovviamente, portare alla luce articoli o feed di Twitter che affermano qualsiasi cosa, e la nota a piè di pagina per questa affermazione è quella di un post su Twitter da un sito web ovviamente anti-vaccinista; l’articolo riassunto nel tweet è pieno di affermazioni infondate come il fatto che, a quanto pare, individui di età compresa tra 40 e 49 anni perderanno la funzionalità dell’intero sistema immunitario entro 9 settimane dal vaccino COVID. Se questo fosse vero, io e molti dei miei colleghi potremmo essere considerati anomalie scientifiche miracolose, essendo sopravvissuti per oltre sei mesi senza un sistema immunitario funzionante!

La Sua preoccupazione circa gli effetti dei vaccini a mRNA COVID-19 può anche essere alleviata chiarendo la differenza tra il meccanismo d’azione dei vaccini Pfizer/Moderna (mRNA) e quello di altri vaccini che utilizzano vettori ad adenovirus. Inizialmente, c’era una preoccupazione teorica sollevata nello sviluppo del vaccino COVID perché l’uso di un particolare vettore ad adenovirus in precedenti studi sul vaccino contro l’HIV condotti anni fa aveva aumentato il rischio di contrarre l’HIV per un individuo precedentemente esposto all’HIV. Tuttavia, (1) questo non ha nulla a che fare con il COVID, (2) non ha nulla a che vedere con i vaccini a mRNA e (3) è comunque necessario esporsi all’HIV per contrarre l’HIV. In sintesi, non esiste un modo plausibile in cui un vaccino a mRNA COVID possa generare l’AIDS17.

Rischi e benefici dei vaccini

Limitandosi alla sola valutazione circa la moralità dell’uso dei vaccini, la Congregazione per la Dottrina della Fede non tiene conto della proporzionalità tra i presunti benefici del siero genico e gli effetti collaterali a breve e lungo termine … In tutto il mondo, il numero di morti e gravi patologie a seguito della vaccinazione sta aumentando esponenzialmente: in soli nove mesi questi vaccini hanno causato più morti di tutti i vaccini degli ultimi trent’anni”.

Va da sé che qualsiasi intervento medico deve essere analizzato in termini di potenziali rischi e benefici prima di essere approvato per l’uso; questo è vero in modo particolare per i vaccini, poiché sono (tipicamente) somministrati a individui sani al fine di prevenire possibili danni futuri, piuttosto che a persone già malate e che necessitano di cure per la loro malattia. La necessità di dati convincenti sulla sicurezza e sull’efficacia dei vaccini è proprio il motivo per cui i prodotti farmacologici vanno incontro ad una serie di studi ben definiti prima di ricevere l’approvazione per un uso diffuso: gli studi di Fase I si limitano a guardare al profilo di sicurezza del nuovo farmaco. Se i risultati della Fase I sono accettabili, gli studi di Fase II iniziano a valutare l’efficacia in una popolazione mirata. È solo dopo che queste due fasi sono state completate con successo che viene avviato uno studio di Fase III: questi sono gli studi su larga scala che cercano di confermare sia la sicurezza che l’efficacia nella popolazione prevista per la ricezione del nuovo medicinale. Come accennato in precedenza, ci sono vari gradi di forza statistica per i dati provenienti da studi di Fase III basati sulla progettazione dello studio. Grandi studi randomizzati e controllati con placebo, come gli studi condotti per i vaccini a mRNA, hanno il maggior peso statistico.

La critica che la CDF non abbia considerato il rapporto rischio/beneficio di questi vaccini prima di emettere la sua Nota è infondata. Quest’ultima concentra la propria attenzione sulla questione riguardante la somministrazione di vaccini che abbiano qualche connessione con linee cellulari fetali (che affronterò più ampiamente nella prossima sezione) e sottolinea correttamente che una valutazione dei dati a sostegno della sicurezza e dell’efficacia è al di fuori della competenza della CDF.

I riferimenti in questa sezione della Sua lettera sono decisamente sospetti. Infovax è un sito italiano di propaganda anti-vaccinista. E affermazioni come “più persone muoiono per il vaccino COVID che per il COVID stesso” dovrebbero essere supportate da qualcosa di più che un riferimento ad un post su Twitter. Ma il cuore di questa sezione è l’affermazione che in nove mesi questi vaccini avrebbero causato più morti che in trent’anni di altri vaccini: questo è un classico esempio di uso improprio dei dati VAERS. VAERS (Vaccine Adverse Event Reporting System) accetta l’input di dati da chiunque. Se qualcuno crede di avere una reazione vaccinale negativa, può inserirla nel VAERS (es. ho ricevuto il vaccino antinfluenzale lunedì e mi fa male il mignolo sinistro martedì). Il CDC, la FDA o altre agenzie di regolamentazione possono quindi cercare un “segnale” – molte persone riferiscono improvvisamente che il loro mignolo sinistro fa male? – e indagare se giustificato. Molto probabilmente si scoprirà che ad alcune persone è capitato di sbattere le dita dei piedi il giorno dopo aver ricevuto le vaccinazioni antinfluenzali (cioè, la correlazione non corrisponde alla causalità). Il dato di fatto saliente del VAERS è che non c’è modo di separare eventuale spazzatura da quelle che possono essere preoccupazioni valide prima che venga condotta un’indagine. E poiché chiunque può contribuire, non è difficile immaginare che in un’epoca di controversie sui vaccini come la nostra, molti inseriranno sciocchezze (intenzionalmente o meno) che creano falsi segnali. Le persone sono esseri mortali e le tragedie accadono. Se qualcuno è convinto che il vaccino COVID sia pericoloso e sente che il cugino di secondo grado di sua zia Trudy da parte di sua cognata è morto due settimane dopo aver ricevuto il suo vaccino COVID (non importa il fatto che il decesso sia avvenuto a seguito di un’incidente d’auto), quella persona può inserire quel cugino di secondo grado come “deceduto a seguito della vaccinazione COVID”. Quando si vaccinano milioni di individui in un breve periodo di tempo, ci saranno parecchi decessi che si verificano casualmente in stretta vicinanza temporale alla ricezione del vaccino COVID. Il vaccino non è la causa di quelle morti più di quanto bere il caffè prima di partire per il lavoro provochi l’inevitabile ingorgo mattutino; il primo evento precede solo temporalmente il secondo.

Linee cellulari fetali e cooperazione morale

Sono state recentemente rilasciate rivelazioni da parte dei dirigenti di Pfizer che mostrano che i sieri genici a mRNA contengono materiale fetale derivante da aborti non solo per la produzione del vaccino originale, ma anche per la sua replicazione e produzione su vasta scala…”.

Lo scopo della nota emessa dalla CDF era affrontare la questione sulla moralità di ricevere un vaccino COVID che avesse qualche connessione con linee cellulari fetali che potrebbero essere state ottenute da un aborto. La linea cellulare in questione, impiegata negli attuali vaccini, è la HEK293 che proviene da un aborto volontario o spontaneo (il tipo di aborto non è certo ndr.) avvenuto nel 1973. I discendenti generazionali di questa linea cellulare originale vengono capillarmente utilizzati nella ricerca farmaceutica, toccando tutto, da Tylenol e Sudafed ad antibiotici e farmaci chemioterapici. La santità della vita umana dal concepimento alla morte naturale è un assoluto nell’insegnamento morale cattolico, e quindi tutti i cattolici devono adottare misure ragionevoli per evitare la cooperazione con il male dell’aborto e dovrebbero incoraggiare mezzi alternativi di sperimentazione e sviluppo del farmaco. Ciò detto, la questione circa la moralità della ricezione dei vaccini Pfizer o Moderna COVID-19 nel contesto di una devastante pandemia è stata costantemente descritta, da teologi ortodossi di eccellente reputazione, come un esempio di cooperazione materiale passiva e come tale, è una decisione moralmente lecita.

L’affermazione circa il fatto che una delatrice della Pfizer abbia rilasciato e-mail “scioccanti”, le quali mostrerebbero come il vaccino Pfizer COVID contenga effettivamente cellule fetali è preoccupante perché, se fosse vero, potrebbe potenzialmente cambiare il giudizio morale circa la ricezione di questi vaccini. Tuttavia, la delatrice di fatto non fa mai tale affermazione, né l’affermazione è vera. Quello che lei dice è di aver trovato e-mail interne da dipendenti Pfizer i quali discutevano delle preoccupazioni etiche di alcuni per il fatto che il vaccino avesse una connessione remota con linee cellulari fetali. Le e-mail confermano ciò che è noto da oltre un anno: il vaccino Pfizer COVID-19 non contiene cellule fetali. La linea cellulare HEK293 è stata utilizzata nei test di laboratorio per determinare se l’mRNA proposto potesse effettivamente indurre la produzione di anticorpi contro la proteina spike. La costante fabbricazione o produzione del vaccino Pfizer COVID-19 attualmente in distribuzione non richiede né utilizza linee cellulari fetali18.

Donne incinte e allattamento dei neonati

Un altro aspetto da considerare è il concreto pericolo di gravi effetti collaterali sulle madri in gravidanza e ancor più gravi sui neonati: negli Stati Uniti ci sono stati 675 aborti spontanei in madri vaccinate e nel Regno Unito sono morti 521 lattanti…”

Le donne incinte e i bambini non sono stati inclusi negli studi originali di Fase III dei vaccini COVID-19 Moderna o Pfizer. Questo non solo non è sorprendente; c’è da aspettarselo. La ricerca medica che coinvolge queste due popolazioni è sempre in ritardo rispetto ad altre perché è intrinsecamente più rischioso testare un nuovo prodotto su una donna incinta o su un bambino piuttosto che su un adulto sano (non gravido). In effetti, molti dei farmaci abitualmente utilizzati nelle donne in gravidanza e nei bambini non sono mai stati studiati in modo specifico in quelle popolazioni: questo tipo di utilizzo è chiamato uso “off-label”. Esempi di farmaci che vengono utilizzati in questo modo nei bambini includono numerosi antibiotici, farmaci antidolorifici e antiepilettici19.

Elenchi simili possono essere stilati per i farmaci che le donne potrebbero assumere durante la gravidanza. Tuttavia, poiché è diventato più chiaro che l’infezione da COVID-19 durante la gravidanza ha aumentato il rischio di esiti negativi (sia per la madre che per il bambino20), c’è stato un maggiore interesse nel somministrare vaccini COVID-19 alle donne in gravidanza anche se non erano stati specificamente studiati su quella popolazione. L’iniziale rassicurazione circa la sicurezza di ricezione del vaccino durante la gravidanza è dovuta al fatto che, pur non facendo parte del progetto di studio, 57 donne hanno scoperto di essere incinte durante gli studi di Fase III per la combinazione di Pfizer, Moderna e Johnson&Johnson. Non c’era alcuna differenza nei tassi di aborto spontaneo o nel corso della gravidanza tra le donne nel gruppo di controllo rispetto alle donne che hanno ricevuto il vaccino21.

Questo piccolo studio non intenzionale è stato ora replicato in uno studio osservazionale più ampio e nuovamente non è emersa alcuna differenza nel rischio di aborto spontaneo tra chi ha ricevuto il vaccino durante la gravidanza e chi no22. Negli ultimi 9-10 mesi da quando i vaccini COVID-19 a mRNA sono diventati disponibili, centinaia di migliaia di donne in gravidanza si sono vaccinate e i sistemi di monitoraggio dei dati di sicurezza non hanno rilevato alcun aumento del rischio per queste donne o per i nascituri23.

I numeri forniti nella Sua lettera su aborto spontaneo e morte infantile sono privi di significato senza un gruppo di controllo. Ci sono sicuramente donne che hanno ricevuto il vaccino COVID e poi hanno subito un aborto spontaneo. Questo è tragico, ma l’unica domanda rilevante per questa discussione è se tale evento si verifichi con un tasso più elevato nelle donne vaccinate rispetto a quelle non vaccinate. L’aborto spontaneo è molto, molto comune. Se milioni di donne vengono vaccinate, ci saranno donne che sperimenteranno questo evento dopo la vaccinazione (di nuovo, la correlazione non corrisponde alla causalità). Lo stesso discorso può essere fatto per i neonati in fase di allattamento. Quando i bambini muoiono è sempre straziante. Senza però fare riferimento ai tassi naturali di aborto spontaneo o morte infantile, semplicemente non è possibile trarre conclusioni significative24.

Componenti del vaccino

Vorrei farvi notare che i componenti dei sieri genici sono ancora nascosti come segreti commerciali… La presenza di grafene nelle dosi che sono state somministrate… suggerisce che l’uso forzato dei cosiddetti vaccini – insieme al sistematico boicottaggio dei trattamenti esistenti di comprovata efficacia – ha lo scopo di rintracciare tutti gli esseri umani vaccinati in tutto il mondo, che saranno o sono già collegati all’Internet of Things tramite un collegamento quantistico di frequenze a microonde pulsate di 2,4 GHz o superiori dalle torri cellulari e dai satelliti… l’Unione Europea ha scelto due progetti dedicati all’innovazione tecnologica come vincitori di un concorso: “The Human Brain” e “Graphene”. Questi due progetti riceveranno un finanziamento di un miliardo di euro ciascuno nei prossimi dieci anni”.

Gli ingredienti del vaccino non sono segreti commerciali. Sono pubblicati e prontamente disponibili per chiunque voglia conoscerli25.

Rispetto alla maggior parte degli altri vaccini, in questi vaccini a mRNA ci sono relativamente pochi componenti. E sebbene alcuni di essi possano sembrare preoccupanti (4-idrossibutile o fosfato di potassio monobasico), è importante ricordare che alla base della vita ci sono sostanze chimiche. Molti prodotti che consumiamo ogni giorno suonano molto diversi se descritti con i loro nomi chimici: “Il ragazzo ha bevuto ossido di diidrogeno perché aveva mangiato troppo cloruro di sodio” rispetto a “Il ragazzo ha bevuto acqua perché aveva mangiato troppo sale”.

L’affermazione che il vaccino Pfizer COVID19 contenga grafene e che quindi il vaccino venga utilizzato per tracciare gli individui vaccinati utilizzando le frequenze di impulso dalle torri cellulari, sfida qualsiasi ragionevole pensiero. La grafite è un tipo di carbonio naturale che si trova in alcuni tipi di roccia. L’ossido di grafene è una forma di carbonio prodotta artificialmente che viene esaminata per potenziali proprietà antibatteriche e antivirali, tra gli altri usi26. Sebbene ci siano primi studi che esaminano la sua potenziale utilità nella scienza dei vaccini (nessuno di questi studi ha raggiunto sperimentazioni su soggetti umani), non è un ingrediente in nessuno dei vaccini COVID-19 disponibili. Affermazioni del contrario sono state già largamente smentite27 e il fatto che questa voce continui a circolare è la prova di quanto sia facile diffondere disinformazione con parvenze scientifiche su Internet. Anche il fatto che l’Unione Europea finanzi o meno la ricerca futura sul grafene è irrilevante per la discussione sul COVID-19, poiché ci sono molte potenziali applicazioni per il suo utilizzo oltre alle terapie mediche, tra cui l’accumulo di energia, la resistenza meccanica e la conduzione del calore28.

Conclusione

I cattolici di tutto il mondo ricercano la voce dell’autorità per esser guidati sulle questioni morali e nel contesto della pandemia di COVID-19. La Chiesa Cattolica ha una lunga tradizione di leadership nella scienza medica. Da Gregor Mendel a Santa Gianna Beretta Molla, scienziati e medici cattolici hanno dimostrato che un’assistenza sanitaria efficace e fedele deve abbracciare un metodo scientifico rigoroso e non aver paura di ciò che deriverà da una ricerca ben strutturata ed eseguita. Chi parla della pandemia di COVID-19 e dei vaccini a mRNA deve seguire questo esempio. La nostra è una fede che non dovrebbe mai rifuggire dalla scoperta scientifica, poiché tutte le verità sul nostro corpo e sulla nostra salute possono avvicinarci proprio a quel Dio che ci ha creati.

Ci sono molte ragioni che destano preoccupazioni sulle modalità con cui i funzionari pubblici e i leader governativi di tutto il mondo hanno affrontato la pandemia di COVID-19. Le persone moralmente serie dovrebbero continuare a vigilare su ciò che sfida l’autentica libertà umana. I cattolici non hanno motivo, tuttavia, di temere la sicurezza, l’efficacia o la moralità dei vaccini COVID a mRNA. Questi vaccini dovrebbero fungere da esempio di come professionisti medici dedicati possono usare i talenti loro dati da Dio per aiutare a porre fine all’immensa sofferenza causata da questo virus. (Gwyneth A. Spaeder, M.D., laureata all’Università di Dallas e alla Johns Hopkins University School of Medicine, è un pediatra che pratica a Raleigh, nella Carolina del Nord)

1 L’eccezione a questo riguarda gli enzimi della trascrittasi inversa (come quelli contenuti nell’HIV, un retrovirus) ma decisamente non sono presenti nei vaccini mRNA.

2 Experts Confident About COVID Vaccines’ Long-Term Safety | MedPage Today

3 Risk of Myocarditis from COVID-19 Infection in People Under Age 20: A Population-Based Analysis – PubMed (nih.gov)

4 You asked, we answered: Are Pfizer’s Comirnaty and BioNTech COVID-19 vaccines the same or different? | Nebraska Medicine Omaha, NE

5 Early High-Titer Plasma Therapy to Prevent Severe Covid-19 in Older Adults | NEJM

6 Convalescent plasma or hyperimmune immunoglobulin for people with COVID‐19: a living systematic review – Piechotta, V – 2021 | Cochrane Library

7 No clinical benefit from use of hydroxychloroquine in hospitalised patients with COVID-19 — RECOVERY Trial

8 Hydroxychloroquine for Early Treatment of Adults with Mild Covid-19: A Randomized-Controlled Trial – PubMed (nih.gov)

9 The lesson of ivermectin: meta-analyses based on summary data alone are inherently unreliable | Nature Medicine

10 Safety and Efficacy of the BNT162b2 mRNA Covid-19 Vaccine | NEJM

11 Efficacy and Safety of the mRNA-1273 SARS-CoV-2 Vaccine | NEJM

12 Effectiveness of Covid-19 Vaccines against the B.1.617.2 (Delta) Variant | NEJM

13 COVID-19 Cases and Deaths by Vaccination Status (texas.gov)

14 The newest coronavirus vaccine conspiracy theory – The Washington Post

15 CDC COVID Data Tracker

16 (COVID vaccines cut the risk of transmitting Delta — but not for long (nature.com)) Quando si esaminano i dati relativi a questa domanda, è importante ricordare che esiste una differenza tra il ceppo alfa e il ceppodelta di COVID-19, in modo tale che i benefici del vaccino per quanto riguarda la trasmissione della variante delta sono meno robusti di quanto non fossero per l’alfa, ma comunque di gran lunga superiori rispetto a nessuna protezione vaccinale.

17 Researchers Warn of Heightened Risk of HIV With Certain COVID-19 Vaccines (ajmc.com)

18 COVID-19_Vaccine_Fetal_Cell_Handout.pdf; (Does the Pfizer/BioNTech Vaccine Contained Aborted Fetal Cells? – by Alec Dent – The Dispatch Fact Check

19 Off-Label Medication use in Children, More Common than We Think: A Systematic Review of the Literature (nih.gov)

20 Le donne in gravidanza con infezione da COVID-19 hanno un tasso più elevato di ricovero in terapia intensiva e ventilazione meccanica rispetto alle donne non gravide con COVID-19. Per di più, hanno anche maggiori probabilità di morire o di far ricoverare i loro neonati in terapia intensiva neonatale rispetto alle donne in gravidanza senza COVID-19. Clinical manifestations, risk factors, and maternal and perinatal outcomes of coronavirus disease 2019 in pregnancy: living systematic review and meta-analysis – PubMed (nih.gov)

21 Are COVID-19 vaccines safe in pregnancy? (nih.gov)

22 On Preliminary Findings of mRNA Covid-19 Vaccine Safety in Pregnant Persons | NEJM

23 COVID-19 Vaccines While Pregnant or Breastfeeding (cdc.gov)

24 What we know about Covid-19 vaccines and miscarriages – Full Fact

25 Safety Info | Pfizer-BioNTech COVID-19 Vaccine Info for Recipients & Caregivers (comirnaty.com)

26 Graphene is not a Covid-19 vaccine ingredient, nor is it found in beach sand | Fact Check (afp.com)

27 Pfizer-BioNTech Covid-19 vaccine does not contain dangerous ingredient | Fact Check (afp.com)

28 Graphene applications: what is graphene used for? | Graphene-Info

Fonte: https://www.corrispondenzaromana.it/una-risposta-alla-lettera-dellarcivescovo-carlo-maria-vigano-del-23-ottobre-2021-ai-vescovi-cattolici-degli-stati-uniti/

Difendere la vita, in Francia e in Spagna, ora sarebbe un crimine

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Segnalazione Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani

Ormai è noto, l’Assemblea Nazionale francese lo scorso 30 novembre ha tragicamente esteso il limite per abortire, dalla 12ma alla 14ma settimana. Senza più nemmeno lasciare alla donna il tempo per riflettere: cancellato, infatti, il periodo minimo di almeno 48 ore, prima vigente, tra il colloquio con i consulenti psicosociali e l’appuntamento in sala operatoria. Ed ha consentito anche alle ostetriche di eseguire aborti chirurgici, interventi prima riservati ai soli medici. In seconda lettura è stato approvato il testo, bocciato nel gennaio scorso dal Senato. Intendiamoci, non è ancora detta l’ultima parola, poiché, prima che la legge venga definitivamente approvata, deve passare ancora dal voto del Senato e non è detto che ciò avvenga entro l’attuale legislatura.

La responsabilità principale del voto favorevole in Assemblea va all’assenteismo: in aula, dei 577 deputati, ne erano presenti al voto solo 123. E già questo la dice lunga circa la superficialità con cui i parlamentari d’Oltralpe affrontano temi viceversa estremamente importanti, delicati e tali da poter pregiudicare il futuro del Paese. Alla fine il progetto di legge è passato con soli 79 sì ovvero col voto favorevole del 13,2% degli aventi diritto. Una vergogna. 36 i no ed un’astensione.

Sono rimaste così inascoltate le critiche degli esperti, come quella espressa dal dottor Israel Nisand, ex-presidente del Collegio Nazionale dei Ginecologi e degli Ostetrici, in un’intervista rilasciata al quotidiano Le Figaro: più tardi si esegue l’aborto, ha detto, e peggio è, sia perché maggiore è il pericolo per la salute fisica e psicologica delle donne, sia perché alla 14ma settimana il bambino in grembo è già lungo circa 120 millimetri e la testa è già ossificata, per cui l’estrazione comporta il taglio del feto e lo schiacciamento del cranio, il che «è insopportabile per molti professionisti» o, per meglio dire, per molti uomini davvero degni di questo nome.

Provvidenzialmente, unica nota positiva, l’intervento dei «Républicains» ha permesso di mantenere almeno la possibilità per il personale sanitario dell’obiezione di coscienza, possibilità richiesta a gran voce dagli stessi medici ed in particolare dalle associazioni professionali di categoria, come quella dei Ginecologi e degli Ostetrici. Persino il comitato etico nazionale si era espresso a favore nel dicembre 2020.

Contro questo disegno di legge si erano subito mobilitate le organizzazioni pro-life, da En marche pour la vie alla Fondazione «Jérôme Lejeune», inascoltate. Ma non mancheranno di dire la loro in occasione della prossima Marcia per la Vita nazionale, già in agenda a Parigi per il 16 gennaio. Se la loro voce sarà forte, com’è da auspicarsi che sia, la speranza è che chi siede in Senato ne tenga conto al momento del voto definitivo sullo sciagurato disegno di legge.

Ma c’è anche di peggio ed è quanto sta avvenendo in Spagna, dove il governo socialcomunista al potere – in particolare, nel caso specifico, i partiti alleati Psoe e Podemos – concordano nel prevedere pene addirittura detentive, vale a dire il carcere da tre mesi ad un anno per chiunque cerchi, anche individualmente, di convincere una donna a non abortire, come se salvare il bimbo nel suo grembo, anziché l’opposto, fosse un atto intrinsecamente criminale. Secondo quanto riferito dall’autorevole quotidiano spagnolo Abc, la convergenza sarebbe stata trovata attorno ad un emendamento al progetto di legge presentato dal Partito Socialista Operaio, che si propone di criminalizzare quanti – singoli o gruppi organizzati – svolgano attività pro-life nelle vicinanze delle cliniche abortiste. Un progetto a dir poco diabolico.

Vietato dunque allestire bancarelle per informare le donne, vietato anche offrire loro aiuto, qualsiasi forma di aiuto – morale, economico, tanto meno spirituale –, tutte azioni travisate deliberatamente dalla Sinistra spagnola come se si trattasse di vere e proprie molestie, condotte «per mezzo di atti fastidiosi, offensivi, intimidatori o coercitivi, che minano la libertà» delle donne ovvero «promuovendo, incoraggiando o partecipando a raduni nelle vicinanze di luoghi, in cui le gravidanze possono essere interrotte». E questa rappresenta veramente, concretamente, pienamente lo stravolgimento della realtà, la mistificazione della verità, l’obnubilamento della ragione. Rendiamoci conto: cercare di aiutare una donna che soffre e salvare il figlio che porta in grembo viene presentato dalle forze progressiste iberiche come un gesto compiuto da pericolosi criminali, mentre abbandonare una donna, lasciarla sola con i suoi dubbi, i suoi tormenti, i suoi problemi nella sala operatoria, mentre i freddi strumenti del chirurgo devastano la vita innocente di cui è madre sino a spegnerla, tutto questo sarebbe lecito, anzi giusto, anzi un “diritto”! Appare evidente a chiunque non sia schiavo dell’ideologia come si sia di fronte alla notte dell’umano, all’avanzare di tenebre e tenebre di morte.

Non è più possibile transigere, sopportare, mediare, fingere che nulla accada! Combattere la Buona Battaglia per la vita con fede, forza e coraggio oggi significa, dunque, anche questo: arrestare l’incredibile incedere della creatura con la falce. Ed il martello.

 

Lgbt senza più freni, “arruolato” anche Babbo Natale

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di Mauro Faverzani

Niente da fare, l’ideologia gender è ormai eretta a sistema mondiale e da ogni fessura entra nelle nostre case, con la pretesa d’imporsi ovunque. Non v’è bocciatura politica che tenga: ddl Zan o meno, par rientrare dalla finestra quanto uscito dalla porta. A volte complice proprio la politica, com’è accaduto in Nuova Zelanda, dove, dopo il via libera giunto dalla Commissione parlamentare speciale sulla governance e sull’amministrazione, è giunto ad approvazione un disegno di legge, per rendere “neutra” o, per meglio dire, per cancellare di fatto l’indicazione del sesso dai certificati di nascita oppure per consentire di cambiarla anche ripetutamente, una volta raggiunta la maggiore età. Tutto questo, come dichiara la Commissione speciale, per far capire come «il genere possa essere fluido». L’importante, quando si cambi sesso, è non pretendere poi di tornare indietro, poiché tale scelta potrebbe sembrare cisgender, propria cioè di coloro per i quali identità e sesso biologico coincidano, il che rappresenterebbe un dietrofront assolutamente intollerabile, politicamente scorrettissimo, quindi controproducente per la galassia Lgbt. Il provvedimento del governo neozelandese coltiva l’ambiziosa illusione, invece, di cancellare la realtà, senza speranze, in concreto, di riuscirvi.

Sulla stessa falsariga anche le nuove linee-guida assunte dal Comitato Olimpico Internazionale, per consentire la partecipazione senza vincoli degli atleti transgender alle competizioni femminili. Abolite tutte le regole sui livelli ormonali, perché giudicate «medicalmente inutili», la decisione prevede dunque zero restrizioni, imponendo un’evidente discriminazione nei confronti delle donne, che difficilmente potranno raggiungere le stesse prestazioni sportive dei loro colleghi uomini, trans o meno che siano. Ma l’entusiasmo sopra le righe, con cui media e sigle Lgbt hanno accolto il provvedimento, toglie ogni dubbio circa la matrice ideologica dell’intera faccenda.

A proposito di media¸ è giunta in questi giorni in tutte le case norvegesi l’improponibile, vergognosa pubblicità di Posten, il servizio postale nazionale, che non ha trovato di meglio, per promuovere i propri servizi, d’inventarsi uno spot con un Babbo Natale Lgbt, propostosi quale dono al suo partner, aitante cinquantenne di nome Harry. Il video si conclude con un appassionato bacio tra i due, dinanzi all’albero addobbato. Immediate le proteste su web e social per l’icona natalizia ideologizzata tanto maldestramente, da lasciare tutti senza parole, bimbi compresi. Ma in questo messaggio v’è di più e v’è di peggio: nell’immaginario collettivo di ogni angolo del pianeta, qualsiasi versione del tradizionale “Babbo Natale” fa riferimento, in realtà, ad un personaggio storico, san Nicola, ch’era vescovo, vescovo di Myra per la precisione, oggi Demre, in Turchia. Fu considerato protettore dei bambini, in quanto, secondo la tradizione, ritrovò e riportò in vita tre fanciulli, ch’erano stati rapiti e uccisi da un oste. Lo stesso nome Santa Claus deriva da Sinterklaas, versione olandese di san Nicola. Imporre il marchio Lgbt, quindi, su di una figura così, ben sapendo come la pratica omosessuale sia assolutamente vietata dalla Dottrina della Chiesa, significa voler attaccare direttamente la fede cattolica e ferire la sensibilità di milioni di fedeli. Peccato che nessuno, questo, lo abbia fatto notare.

In questo arcipelago di pessime notizie, l’unica buona giunge, una volta tanto, dalla Francia: il tribunale di Parigi ha assolto Jean-Pierre Maugendre, caporedattore di Renaissance catholique,dall’accusa di incitamento alla discriminazione, formulata dall’associazione «Stop all’omofobia»,per aver pubblicato nel giugno 2019 un articolo contrario alle unioni Lgbt, articolo firmato dai cardinali Raymond Leo Burke e Janis Pujats, nonché dagli arcivescovi Tomash Peta, Jan Pawel e dal vescovo Athanasius Schneider. Il passo incriminato altro non era che un commento al pronunciamento della Congregazione per la Dottrina della Fede, risalente al 3 giugno 2003 sull’insegnamento della Chiesa cattolica a proposito del riconoscimento civile delle coppie omosessuali. In particolare, nel mirino degli attivisti Lgbt, era finito il seguente passaggio: «Le autorità non devono legalizzare tra persone dello stesso sesso le unioni civili, che imitino apertamente il patto nuziale, poiché, quand’anche non si chiamino matrimonio, fomentano in loro il peccato grave e provocano tra gli altri grave scandalo».

Secondo quanto riportato dalla rivista cattolica Famille chrétienne, il tribunale parigino ha chiarito come l’insegnamento della Chiesa non sia illegale – contrariamente a quanto ritenuto dai querelanti, che speravano proprio per questo in una condanna, che facesse scuola – ed ha anzi precisato come sia compito precipuo di vescovi e cardinali ribadire la Dottrina tradizionale: ciò non rappresenta un’incitazione a chicchessia, rientra anzi nella tutela della libertà di parola e d’espressione. Checché ne pensino i querelanti. Da qui, l’assoluzione di Maugendre.

L’ideologia gender,insomma, imperversa con ogni mezzo ed in ogni modo, indipendentemente dal fatto che il sistema politico la segua o meno. Ma il caso di Renaissance catholique mostra che la partita è ancora aperta, laddove vi siano persone disposte a combattere per le proprie idee e per i propri ideali.

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La vita perde, se si perde la fede

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani

Merita una riflessione la dura condanna espressa lo scorso 11 novembre dall’Europarlamento contro la sentenza con cui la Corte Costituzionale polacca un anno fa vietò l’aborto in caso di malformazioni fetali, limitandolo ai casi di stupro, incesto e grave rischio per la salute della madre.

Innanzi tutto, val la pena partire dai dati. Ed i dati parlano di 300 bambini salvati in un anno in Polonia, grazie a questo verdetto, dalla morte certa loro altrimenti inflitta dall’aborto. All’Europarlamento dispiace forse che questi piccoli, futuri cittadini europei, siano vivi? Altra valutazione: la sentenza a morte per questi bimbi sarebbe stata pronunciata solo in quanto malformati. Ma la Corte Costituzionale polacca ha stabilito ch’essi hanno i medesimi diritti di tutti gli altri, compreso quindi il diritto di nascere, il diritto alla vita. All’Europarlamento dispiace forse che non si applichino discriminazioni eugenetiche?

Secondo quanto riportato dall’agenzia InfoCatólica,la condanna dell’Europarlamento ancora una volta ha avuto il voto in massa anche degli esponenti del Partito Popolare europeo. Si può sapere cos’abbia ormai a che fare questo Ppe col proprio programma, con la propria carta dei valori, pubblicata online? Leggiamola. In essa si dice di voler puntare sulla «dignità umana». Stroncare la vita di creature indifese nel grembo materno corrisponde davvero alla tutela della loro «dignità umana»? In essa si dice di voler puntare sull’«uguaglianza». Votare un testo, in cui si chiede che vengano abortiti i bimbi malformati, corrisponde davvero a volerli considerare «uguali» agli altri? In essa si dice di voler riconoscere «i valori giudaico-cristiani come fondamento». Promuovere l’aborto corrisponde davvero a tali valori ed alla Dottrina della Chiesa? Ovviamente a tutte queste domande la risposta è «no». Ed allora v’è da chiedersi se sia onesto mentire con sé stessi e con gli elettori, mistificare la realtà, illudere chi vota di sostenere un gruppo in linea con la morale cristiana, ma, in realtà, di essa nemico. Una condotta imbarazzante, mortificante, vergognosa.

L’attacco alla vita è stato sferrato anche nello Stato del Vermont, negli Usa, dove una nuova legge, appena entrata in vigore, ha imposto che in tutte le scuole medie e superiori pubbliche vengano distribuiti i preservativi, forniti gratuitamente dalla multinazionale dell’aborto Planned Parenthood, a tutti gli studenti dai 12 anni in su, che ne facciano richiesta, anche contro il parere dei loro genitori. La normativa, firmata dal governatore Phil Scott, repubblicano pro-choice, definisce questo un «diritto» degli studenti, benché implichi, come tragico costo sociale, un inevitabile aumento del tasso abortivo presso la popolazione scolastica.

La persecuzione contro la vita si è ormai scatenata però anche in Spagna, dove il governo socialcomunista intende introdurre una riforma nel codice penale con l’art. 172 quater, che prevede il carcere da tre mesi ad un anno per quanti si riuniscano pacificamente davanti alle cliniche abortiste, organizzando veglie o momenti di preghiera. Le accuse nei loro confronti sono quelle di «atti persecutori», «molestie», nonché quella di ostacolare i «diritti sessuali e riproduttivi» delle donne. L’iter parlamentare del disegno di legge, che ha già affossato alla Camera due emendamenti presentati dai Popolari e da Vox, prosegue ora senza più ostacoli: «Questa iniziativa andrà avanti, chiunque si pari dinanzi ad essa», ha sentenziato perentoria la deputata socialista Laura Verja, dimostrando uno strano concetto di “democrazia”.

Ora, anche qui val la pena condurre una riflessione. La china anticristiana intrapresa dalla Spagna è iniziata al convergere di tre fattori. Il primo fattore riguarda la presa di potere da parte dei socialcomunisti, atei e secolarizzati, accelerata dalla contemporanea ignavia morale e politica dei Popolari. Il secondo fattore riguarda una presenza cattolica ridotta sempre più al lumicino in Spagna, tanto da aver toccato il proprio minimo storico assoluto, secondo quanto riportato nell’ultimo rapporto del Cis, il Centro di Indagini Sociologiche iberico. Ora i fedeli sono il 57,4% della popolazione ovvero ben l’1,8% in meno dell’anno scorso. I praticanti sarebbero però solo il 13,8%, quindi meno di quanti si proclamano atei, pari al 14,6%.

Quando mancano la fede e la fiducia nel futuro, le conseguenze sono pesanti. Non a caso, secondo l’Istituto nazionale di Statistica, sempre in Spagna si registra il più alto tasso di suicidi della storia – ed è questo il terzo fattore -: + 7,4% dall’inizio della pandemia (lo scorso agosto addirittura + 34% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente), in valore assoluto ben 3.941 casi, in media 11 al giorno. Tra questi, 2.930 sono gli uomini e 1.011 le donne. Ciò ha reso il suicidio negli uomini la prima causa di morte non dovuta a cause naturali, nelle donne e nei giovani la seconda. Su questi dati certamente ha inciso, dal punto di vista sanitario, la pandemia. Ma, trattandosi di un trend da tempo in crescita, questa non può essere l’unica risposta. La realtà è che in una società, in cui manchino fede, fiducia nel futuro, speranza e libertà, ai più fragili il suicidio può sembrare l’unica via di fuga possibile. È questo l’avvenire, che vogliamo per la nostra società, per noi e per i nostri figli?

Il tremendo virus della Cristianofobia

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La cristianofobia dilaga ormai ad ogni latitudine e le cronache confermano un dato in progressivo peggioramento (Usa, Spagna, Nigeria, India, ecc.)
di Mauro Faverzani

Non solo Covid-19… Dall’anno scorso c’è un altro virus, che serpeggia nel mondo intero, non meno temibile: è quello della persecuzione contro i cristiani. Dilaga ormai ad ogni latitudine e le cronache confermano un dato in progressivo peggioramento. Dal maggio 2020, la Conferenza episcopale statunitense ha contato 95 nuovi attacchi a chiese o fedeli in tutto il Paese: incendi, statue di santi decapitate, intimidazioni con armi da fuoco, è capitato di tutto. Gesti assurdi, sferrati con odio e furia incontrollata. Tanto da spingere l’episcopato americano a diffondere una lettera lo scorso primo giugno, per chiedere una rivalutazione del bilancio della Fema,l’Agenzia federale per la gestione delle emergenze, rivalutazione che tenga conto di un sostegno anche economico, per mettere in sicurezza i luoghi di culto da quest’esplosione di violenza contro la fede: «In questo momento di crescente estremismo e di opposizione a vari gruppi religiosi ed alla religione in quanto tale, incoraggiamo il Congresso ad aumentare il budget totale per il programma di sicurezza a 360 milioni di dollari per il 2022» contro i 180 del 2021, rivelatisi assolutamente insufficienti per far fronte alle 3 mila richieste pervenute.

LA SITUAZIONE IN OCCIDENTE
Qualche esempio? Nel luglio dell’anno scorso, poco prima della S. Messa feriale, un uomo ha diretto il suo minivan contro il santuario intitolato alla Regina della Pace, in Florida. Dopo lo schianto ha cercato di dar fuoco al mezzo, poi si è dato alla fuga, ma è stato individuato ed arrestato. Nel marzo scorso, invece, in Missouri, la Madre badessa del monastero benedettino intitolato a Maria Regina degli Apostoli ha trovato due proiettili conficcati nel muro della sua cella. Nel periodo precedente altri colpi erano già stati sparati contro l’edificio. Il Cancelliere della Diocesi di Brooklyn, Padre Anthony Hernandez, ha espresso chiaramente la sua preoccupazione a fronte di tali eventi: «Siamo davvero preoccupati – ha detto – di questa tendenza emergente ai crimini d’odio contro i cattolici».
L’anticlericalismo però dilaga anche in Europa ed, in particolare, in quella che fu la cattolicissima Spagna, dove ancora una volta il governo socialcomunista si dedica ad un nuovo attacco contro la Chiesa. In un proprio comunicato, la lista di estrema sinistra Unidos Podemos ha chiesto all’esecutivo di annullare tutti gli accordi in essere tra lo Stato e la Santa Sede e di abolire i relativi benefici fiscali concessi, considerati come un’«anomalia democratica», di eliminare l’insegnamento della religione dalla Scuola, di recuperare il patrimonio immatricolato dalla Chiesa e di promuovere indagini suppletive circa gli abusi sessuali commessi dal clero. Il tutto, per assicurare così laicismo ed aconfessionalità alle istituzioni, ritenendo che il Concordato di Franco, firmato nel 1953, in realtà non sia mai stato abrogato, dimenticando però come, in ogni caso, nel gennaio 1979 Spagna e Santa Sede abbiano firmato i nuovi accordi, abrogando quelli precedenti. Richieste, dunque, quelle avanzate, totalmente infondate e folli, come si evince anche dalle parole espresse in proposito dai deputati di Podemos Javier Sánchez Serna e Martina Velarde: «La Chiesa cattolica – hanno detto – continua a godere di scandalosi privilegi, che violano la Costituzione spagnola. La gerarchia cattolica riceve ogni anno 11 miliardi di euro dalle casse pubbliche, tuttavia è esente dal pagamento di tasse come l’Ibi. Il paradiso dei vescovi non è in cielo, è un paradiso fiscale ed è in Spagna».
L’aggressione della Sinistra alla Chiesa qui è talmente grave da spingere Sofía Ruiz del Cueto, vicepresidente della programmazione e della produzione della sezione spagnola del network televisivo cattolico EWTN, a dedicare all’«evangelizzazione della Spagna» la veglia di adorazione, trasmessa in diretta domenica scorsa e rilanciata da EWTN Usa News, realizzando quanto chiesto dalla Madonna ovvero pregare: «L’evangelizzazione della Spagna – ha dichiarato Ruiz del Cueto – ovvero della nazione che ha evangelizzato il mondo è un evento con ripercussioni mondiali». C’è da sperarlo, poiché il bisogno e l’urgenza sono evidenti.

LA SITUAZIONE IN AFRICA
Intanto, però, le cronache riservano nuove sofferenze e nuovi dolori, anche guardando all’Africa, in Nigeria nello specifico, dove lo scorso 11 ottobre un gruppo di uomini armati ha assaltato il seminario di Cristo Re a Fayat, nella diocesi di Kafanchan, aprendo il fuoco ed invadendo i locali. I 130 studenti in quel momento erano riuniti per la S. Messa del mattino: sei di loro sono rimasti feriti, tre del quarto anno di Teologia sono stati sequestrati ma rilasciati due giorni dopo.
La situazione qui è davvero pesante: la Chiesa ha pubblicamente denunciato come i cattolici, in Nigeria, siano vittime non di banali “scontri” per questioni terriere, bensì di un vero e proprio processo di pulizia etnica e religiosa ad opera degli islamici Fulani con la complicità dello Stato. Il vescovo di Makurdi, mons. Wilfred Anagbe, è stato chiarissimo: «Questa è una guerra religiosa – ha detto -. Hanno un’agenda, che è l’islamizzazione del Paese. E lo stanno facendo, eliminando accuratamente tutti i cristiani ed occupando i loro territori», ammazzando e bruciando case. Le cifre ufficiali parlano di 3 mila morti finora, ma chi è sul campo stima le vittime in almeno 36 mila, oltre a molti sfollati ed indigenti. Molte ong hanno già abbandonato le zone a rischio, a restare è solo la Chiesa, segno di speranza e strumento operativo per far arrivare gli aiuti a quanti si trovino in difficoltà. Come è stato rilevato da Johan Viljoen, direttore del Denis Hurley Peace Institute in Sudafrica, quella in corso è un’«occupazione concertata e ben pianificata. Non credo che l’esercito stia cercando di risolvere qualcosa. Semmai cerca d’incoraggiare» tale triste fenomeno, dato che, dopo anni di violenza, «non un solo Fulani è stato processato». Del resto, la riluttanza delle forze armate ad intervenire discende direttamente dal coinvolgimento diretto dello Stato ad alti livelli in questa sconcertante epurazione di massa. Mons. Anagbe osserva come «tutti i capi militari della marina, dell’aviazione e della polizia siano musulmani». Padre Joseph Fidelis della diocesi di Maiduguri ribadisce: «Non è uno scontro, è un lento genocidio. Costringere le persone a lasciare le loro terre, privarle dei mezzi di sussistenza e massacrarle, ebbene questa è una forma di genocidio». Da qui l’appello all’Occidente, chiedendo preghiere ed aiuti. Ma l’Occidente, troppo preda di un suicidio collettivo chiamato aborto, eutanasia, suicidio assistito e dintorni, è purtroppo sordo ai richiami che giungono da fratelli nella fede, che dall’altra parte del globo chiedono soccorso.
Anche l’India piange gli attacchi dei fondamentalisti indù contro i cristiani: solo nello scorso 3 ottobre si sono registrati almeno 13 episodi di violenza e minacce contro le comunità di Uttarakhand, Haryana, Uttar Pradesh, Chhattisgarh, Madhya Pradesh e Nuova Delhi, la capitale. Urlando slogan inneggianti al dio indù Ram, gli estremisti del Sangh Parivar hanno aggredito i fedeli riuniti in preghiera e distrutto i luoghi di culto, oltre ad aver lanciato false accuse di conversioni forzate a danno dei sacerdoti. Secondo Padre Cedric Prakash, gesuita, «la violenza è in aumento».
America, Europa, Africa ed Asia: in pochi minuti abbiamo fatto il giro del mondo. Ma è un mondo in preda alla follia, alla violenza, all’integralismo, un mondo che pare aver deciso che per i cristiani non v’è posto…

Titolo originale: Usa, Spagna, Nigeria, India, qui scorre sangue cattolico
Fonte: Corrispondenza Romana, 20 ottobre 2021

Nuova legge ingiusta in Italia: la legittimazione dell’omicidio di Stato

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Fabio Fuiano

La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha annunciato che il 25 ottobre l’aula della Camera esaminerà la nuova proposta di legge sull’eutanasia. Il testo della proposta, adottato come testo base dalle commissioni, intitolato “Rifiuto dei trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia” è a dir poco agghiacciante.

Cercheremo di fare un’analisi articolo per articolo e di fare delle osservazioni per ognuno di essi.

L’articolo 1 definisce la finalità della legge, ovvero quella di disciplinare la facoltà di una persona «affetta da una patologia irreversibile o con prognosi infausta di richiedere assistenza medica, al fine di porre fine volontariamente ed autonomamente alla propria vita». Ecco la prima contraddizione logica: si afferma che una persona in quelle condizioni possa porre “autonomamente” fine alla propria vita … richiedendo però “assistenza medica” a tal fine. Il medico, dunque, è costretto ad uccidere il paziente (l’obiezione di coscienza non è mai minimamente citata), però l’atto del paziente rimane “autonomo”.

La contraddizione viene ulteriormente confermata nell’articolo 2, dove si tenta una maldestra definizione di “morte volontaria medicalmente assistita” (il solito acronimo asettico per definire l’omicidio di un paziente) come un «decesso cagionato da un atto autonomo con il quale […] si pone fine alla propria vita in modo volontario, dignitoso e consapevole, con il supporto e la supervisione del SSN». Il tutto, chiaramente, a spese dei contribuenti, come per aborto e fecondazione artificiale, costringendo tutti i cittadini ad essere involontari cooperatori di quello che a tutti gli effetti è un delitto.

Nell’articolo 3 si descrivono i cosiddetti “paletti” per l’accesso all’eutanasia, come di consueto nella legislazione italiana, che saranno via via demoliti a colpi di sentenze dalla Corte Costituzionale (cosa già ampiamente verificatasi per l’iniqua legge 40). Ciononostante, già allo stato attuale, tali “condizioni” sono solo apparenti. Infatti, può fare richiesta chiunque sia affetto «da sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili». Il verbo “ritenute” indica la volontà del legislatore di soggettivizzare completamente il grado di sofferenza. Chi ci assicura che non potrà farsi uccidere anche una persona perfettamente sana ma che “ritiene” di esser vittima di un disagio psicologico intollerabile (per lei)?

Subito l’articolo cerca di correre ai ripari, ponendo altri immaginari paletti alla pretesa eutanasica di una persona, affermando che essa debba essere anche «affetta da una patologia irreversibile o a prognosi infausta oppure portatrice di una condizione clinica irreversibile». Che vuol dire tutto e niente. Cosa si intende per “condizione clinica irreversibile”? E l’irreversibilità è qualcosa che il legislatore considera permanente oppure suscettibile del progresso tecnologico e medico?

Infine, tale persona deve «essere tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale». Questa frase raccoglie quel bacino di credenze magiche per le quali un ventilatore polmonare, l’alimentazione o la nutrizione, abbiano il potere di mantenere in vita qualcuno «anche se è ad un passo dalla morte» … un po’ come il sangue degli unicorni in noti romanzi. Il testo di questa legge cerca così surrettiziamente di classificare tali sostegni come “accanimento terapeutico”, pur senza mai citarlo esplicitamente, in virtù di questo loro presunto potere. Chiunque preservi ancora un minimo di buon senso sa perfettamente che si può morire anche con la presenza di sostegni vitali.

L’articolo 4 definisce requisiti e forma della richiesta eutanasica. Anche qui le contraddizioni logiche sono palesi: si afferma fin dalle prime righe che tale richiesta possa essere revocata in qualsiasi momento dal paziente «con ogni mezzo idoneo a palesarne la volontà». Dal momento che molti potrebbero lecitamente chiedersi come faccia un paziente in condizioni gravi (es. in coma) ad esprimere inequivocabilmente tale volontà, subito l’articolo corre maldestramente ai ripari affermando che: «Nel caso in cui le condizioni del malato non lo consentano, la richiesta può essere espressa e documentata con qualunque dispositivo idoneo che gli consenta di comunicare e manifestare inequivocabilmente la propria volontà».

Probabilmente il legislatore aveva in mente quei malati di SLA che sono in grado di comunicare tramite dispositivi che convertono il movimento oculare in parole nonostante la totale paralisi muscolare. Ciononostante, esistono moltissime situazioni, completamente ignorate dal presente testo, in cui la volontà del paziente non può essere espressa ed è quindi presumibile pensare che essa venga “cristallizzata” ad un passato più o meno remoto (ad esempio tramite DAT).

L’articolo 5 definisce le “modalità” del c.d. “atto del decesso” (una nuova categoria di atti umani). Al di là di tutto è interessante notare come tale legge preveda l’istituzione di un Comitato ad hoc chiamato “Comitato per l’etica nella clinica” che «entro sette giorni dal ricevimento della richiesta del paziente deve esprimere un parere sull’esistenza dei presupposti e dei requisiti a supporto della richiesta di morte volontaria medicalmente assistita». In questo articolo vediamo scritta, nero su bianco, una delle aporie più grandi della pretesa eutanasica: essa sembra fondarsi sulla “volontà libera”, sull’autodeterminazione del paziente, ma in definitiva è lo Stato (in questo caso un Comitato ad hoc istituito dallo Stato) a decidere chi può accedere e chi no all’eutanasia. Infatti, se anche definisse la possibilità di accesso alla stessa per X pazienti ed N malattie, vi sarà sempre la (N+1)esima malattia non contemplata nelle ipotesi della legge, che escluderà l’(X+1)esimo paziente affetto dalla stessa, il quale non potrà esercitare la sua tanto decantata “autodeterminazione”. Questo è il motivo per cui la retorica eutanasica si trova ad un bivio: o si ammette che siamo di fronte ad un vero e proprio omicidio di Stato, ben lontani dalla “libertà” dei singoli, oppure che arriverà il momento in cui la facoltà di richiedere l’eutanasia sarà estesa a tutti, indipendentemente dall’effettiva condizione individuale.

Il comma 8 dell’articolo 5 merita speciale menzione: si spiega, candidamente, che il decesso per morte medicalmente assistita (alias, omicidio del consenziente), è totalmente assimilabile al decesso per cause naturali. Dovremmo rimettere in discussione tutte le decisioni prese a Norimberga. Dopotutto, l’Aktion T4 nazista fu semplicemente una “causa naturale” che ha provocato tanti morti.

L’articolo 7 serve ad escludere qualsiasi persona agevoli o cooperi all’atto eutanasico dalla punibilità secondo gli articoli 580 (istigazione al suicidio) e 593 (omissione di soccorso). Tale esclusione ha persino un valore retroattivo per tutti coloro che in passato fossero stati condannati per tali reati! Questa è la logica conseguenza della sentenza che assolse Marco Cappato dopo la vicenda di dj Fabo, nonché della legge 219/17 sulle DAT (che infatti viene espressamente richiamata dall’articolo). L’articolo 8 definisce semplicemente i “doveri” del Ministero della Salute nell’attuazione di tali disposizioni di legge.

Siamo di fronte alla legittimazione definitiva dell’omicidio di Stato, nel silenzio generale persino di coloro che avrebbero dovuto tenacemente opporvisi.

 

Fonte: https://scholapalatina.lt.acemlna.com/Prod/link-tracker?redirectUrl=aHR0cHMlM0ElMkYlMkZ3d3cuY29ycmlzcG9uZGVuemFyb21hbmEuaXQlMkZudW92YS1sZWdnZS1pbmdpdXN0YS1pbi1pdGFsaWEtbGEtbGVnaXR0aW1hemlvbmUtZGVsbG9taWNpZGlvLWRpLXN0YXRvJTJG&sig=FassndGy3gxjE56UgioqEtbVS9t9zJ7x5ZBR6RRk1iQ1&iat=1634743529&a=%7C%7C650260475%7C%7C&account=scholapalatina%2Eactivehosted%2Ecom&email=WGByPjZY3AMGHbnlPw2cQTpxdzkQNl9LgdxZ9pnzLRY%3D&s=7fe708e192b517c76cb9155f667678b1&i=641A679A15A6433

“Clima” per imporre l’agenda abortista

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Tommaso Scandroglio

Dal primo al 12 novembre si svolgerà a Glasgow la conferenza annuale dell’Onu sui cambiamenti climatici, chiamata Cop-26. Una coalizione di più di 60 organizzazioni pro-aborto ha scritto una lettera ad Alok Sharma, presidente della conferenza sul clima Cop26, chiedendo al Regno Unito di modificare i criteri di ammissibilità al finanziamento per il clima, che ammontano a ben 11,6 miliardi di sterline, facendo ricomprendere anche progetti per sovvenzionare la cosiddetta salute riproduttiva. In altre parole, le organizzazioni pro-choice chiedono che un po’ di soldi destinati al clima finiscano per finanziare aborto, contraccezione e sterilizzazione.

Prontamente un portavoce del Foreign, Commonwealth and Development Office ha dichiarato: «Il Regno Unito è un leader globale sia nell’uguaglianza di genere che nella lotta ai cambiamenti climatici. È evidente che sostenere le donne, anche attraverso la pianificazione familiare e l’istruzione delle ragazze, aiuta le comunità ad adattarsi e ad essere più resilienti ai cambiamenti climatici. Ecco perché ci stiamo assicurando che i nostri finanziamenti internazionali per il clima rispondano alle questioni di genere e stiamo usando la nostra presidenza Cop26 per invitare gli altri a fare lo stesso».

Bethan Cobley , direttore dell’organizzazione abortista MSI Reproductive Choices, ex Marie Stopes International, ha voluto precisare “che ciò che vogliono veramente” le comunità più colpite dall’emergenza climatica “è l’accesso all’assistenza sanitaria riproduttiva, in modo che possano scegliere quando o se avere figli”. Sulla stessa frequenza d’onda la prof.ssa Susannah Mayhew, della London School of Hygiene & Tropical Medicine, la quale afferma che c’è una connessione tra clima e accesso alla contraccezione e aborto: «le persone che sono state colpite dai cambiamenti climatici e che hanno scarso accesso a servizi sanitari di qualità, comprendono tale connessione molto più di noi». Insomma pare proprio che milioni di donne africane vogliano abortire a causa del surriscaldamento del pianeta.

Ma dopo due occidentali, diamo la parola ad un africano, ad un addetto ai lavori: Obinuju Ekeocha, fondatore e presidente di Culture of Life Africa. Di fronte a queste argomentazioni Ekeocha ha così obiettato: «Se parliamo di aborto, beh, non credo che nessun paese occidentale abbia il diritto di pagare per gli aborti in un paese africano, soprattutto quando la maggior parte delle persone non vuole l’aborto… In tal caso, allora, diventerebbe una forma di colonizzazione ideologica». Ekeocha ha poi ricordato che i programmi di pianificazione familiare delle organizzazioni internazionali inviano in Africa circa 2 miliardi di preservativi all’anno, al costo di 17 milioni di dollari, denaro che potrebbe essere destinato all’accesso al cibo a prezzi accessibili, a fonti di acqua pulita, all’assistenza sanitaria e all’istruzione.

Di parere diverso è il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) che usa come pretesto il tema del cambiamento climatico per sdoganare l’aborto in tutto il mondo. L’UNFPA ha pubblicato un documento dal titolo “Cinque modi in cui il cambiamento climatico danneggia donne e ragazze”. Nel quinto modo si legge: «Come ha dimostrato il COVID-19, le emergenze deviano le risorse sanitarie per contrastare la minaccia sanitaria più recente e li distraggono dai servizi ritenuti meno essenziali. Le emergenze dovute ai cambiamenti climatici diventeranno più frequenti, il che significa che i servizi per la salute e per i diritti sessuali e riproduttivi potrebbero essere tra i primi a essere ridotti». Con agghiacciante candore il documento, ricordando la devastazione del ciclone Idai che colpì il Malawi nel 2019, riporta la testimonianza del dott. Treazer Masauli, che lavora presso l’ospedale del distretto di Mangochi: «Abbiamo dovuto utilizzare un elicottero per raggiungere aree non accessibili su strada per fornire servizi di salute sessuale e riproduttiva, come i preservativi, metodo di pianificazione familiare e per la prevenzione dell’HIV e delle malattie sessualmente trasmissibili». Il lettore ha capito bene: i soccorritori si sono alzati in volo in elicottero per distribuire preservativi agli abitanti che erano feriti, assetati, affamati, infreddoliti, che annaspavano nell’acqua, avevano la casa distrutta e piangevano i propri cari perché morti. Non portavano acqua, cibo, beni di prima necessità e medicinali, bensì preservativi e pillole abortive.

Il documento dell’UNFPA così prosegue: «I raccolti andati persi a causa del cambiamento climatico possono anche influenzare la salute sessuale e riproduttiva. Uno studio ha scoperto che dopo uno shock come l’insicurezza alimentare, le donne tanzaniane che lavoravano nell’agricoltura si sono rivolte al sesso transazionale per sopravvivere, il che ha contribuito a tassi più elevati di infezione da HIV/AIDS». Tradotto: le donne impoverite dai mancati raccolti dovuti ad un sedicente cambiamento climatico sono finite nella tratta internazionale della prostituzione. Da lì gravidanze indesiderate e malattie veneree. Conclusione: le donne, causa il clima che sta cambiando, hanno bisogno di aborto e contraccezione. Straordinari quelli dell’UNFPA: invece di preoccuparsi di trovare risorse per tamponare i danni provocati dai raccolti mancati, per incentivare le donne a rimanere in patria a lavorare e per disincentivare la tratta delle schiave del sesso, si preoccupano di fornire loro strumenti abortivi e contraccezione dato che si prostituiscono, finendo così per incentivare la prostituzione stessa dato che in tal modo diventerà più sicura per le donne.

Conclusione: il clima è solo un pretesto per diffondere ancor di più il credo abortista nel mondo.

Fonte: https://scholapalatina.lt.acemlna.com/Prod/link-tracker?redirectUrl=aHR0cHMlM0ElMkYlMkZ3d3cuY29ycmlzcG9uZGVuemFyb21hbmEuaXQlMkZjbGltYS1wZXItaW1wb3JyZS1sYWdlbmRhLWFib3J0aXN0YSUyRg==&sig=CYcpVyuf9jDZxWm6SfuKmirwpaT25gNe3Ln76XtG6QQM&iat=1634126750&a=650260475&account=scholapalatina%2Eactivehosted%2Ecom&email=WGByPjZY3AMGHbnlPw2cQTpxdzkQNl9LgdxZ9pnzLRY%3D&s=7fe708e192b517c76cb9155f667678b1&i=619A653A15A6238

Un anniversario da non dimenticare: il martirio di Marcantonio Bragadin (1571-2021)

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Nel corso della catechesi del Circolo Christus Rex del primo mercoledì del mese, l’Ing. raffaele Amato ha tenuto una bellissima relazione sull’attualità della battaglia di Lepanto, soffermandosi particolarmente sulla figura ed il martirio di Marcantonio Bragadin, che rifiutò di apostatare dalla fede cattolica. Un esempio ed un monito importante per tutti i cattolici. (n.d.r.)

Segnalazione Corrispondenza Romana

di Roberto De Mattei

Vi sono molti personaggi storici che attendono di essere elevati agli altari, perché uccisi in odio alla fede e alla Civiltà cristiana: Simone di Montfort (1170-1218), vittima degli eretici Albigesi; la regina di Scozia Maria Stuart, fatta uccidere nel 1587 da Elisabetta I Tudor; i Reali di Francia Luigi XVI e Maria Antonietta, ghigliottinati nel 1793 dai giacobini e, non ultimo, Marcantonio Bragadin, l’eroico difensore di Famagosta scorticato vivo dai Turchi nel 1571. Quest’anno, è il 450° anniversario della vittoria di Lepanto, ma anche del sacrificio di Marcantonio Bragadin. La tragica morte del patrizio veneziano è stata tramandata alla storia da un testimone oculare, Nestore Martinengo (1547- 1598), che nel 1572 presentò al governo della Repubblica di Venezia una celebre relazione su L’assedio et la presa di Famagosta. Chi poi volesse inquadrare questo evento nel suo contesto religioso e politico, potrà approfondirlo nel libro da me dedicato a Pio V. Storia di un Papa santo, pubblicato quest’anno dall’editore Lindau.

Tutto iniziò la notte tra il 13 e il 14 settembre 1569, quando un tremendo boato scosse Venezia. Era saltato in aria il gigantesco deposito di munizioni dell’arsenale. Il Senato della Repubblica ne attribuì la responsabilità a dei sabotatori assoldati da Josef Nassì, un ricco ebreo di origine portoghese, nemico giurato della Repubblica di Venezia, che viveva a Costantinopoli e spingeva il sultano Selim II alla conquista di tutte le isole dell’Egeo.

Selim II (1524-1574), che era succeduto al padre Solimano il Magnifico come capo dell’Impero Ottomano, decise di rompere la pace conclusa nel 1540 con Venezia, rivendicando presunti diritti sull’isola di Cipro, una colonia veneziana che rivestiva grande importanza strategica e costituiva, con Malta, l’unica enclave cristiana in un mare dominato dai Turchi.

Le autorità della Repubblica di Venezia si trovarono di fronte a un dilemma: abbandonare l’isola di Cipro, oppure sfidare la potenza ottomana, rinunciando alla politica di conciliazione verso i Turchi, tenuta dalla “Serenissima” negli ultimi decenni. Il 28 marzo 1570 Selim inviò a Venezia un suo ambasciatore per consegnare un ultimatum: cedere l’isola di Cipro o subire la guerra. Il colloquio tra l’inviato turco e il doge Pietro Loredan durò pochi minuti. “La Repubblica difenderà sé stessa fidando nell’aiuto di Dio e nella forza delle sue armi”, dichiarò il vecchio doge. Il lunedì di Pasqua nella basilica di San Marco venne consegnato lo stendardo di combattimento al “capitano general da mar” della flotta della Serenissima, Girolamo Zane. Venezia si preparava alla guerra.

Il Papa Pio V (1566-1572), che regnava da quattro anni, si rallegrò della notizia: la guerra sarebbe stata una grande occasione per realizzare l’obiettivo che si era posto fin dall’inizio del suo pontificato: la costituzione di una “Santa Lega” dei principi cristiani contro il nemico secolare della fede cattolica. Egli era convinto che ciò che era in gioco non era solo l’interesse di Venezia, ma quello dell’intera Cristianità.

Intanto, il 3 luglio 1570 le truppe di Lala Mustafà Pascià (1500 circa-1580), inviate da Selim II, sbarcarono a Cipro e posero l’assedio a Nicosia, capitale dell’isola. La guarnigione veneta schierava 6000 uomini contro oltre 100.000 ottomani, muniti di 1.500 cannoni e appoggiati da circa 150 navi, che bloccavano l’afflusso di rifornimenti e rinforzi. Nonostante l’accanita difesa. Nicosia cadde dopo un assedio di due mesi, la guarnigione fu massacrata, più di duemila abitanti catturati e venduti come schiavi. Sotto il controllo dei veneziani rimaneva però Famagosta, la principale piazzaforte dell’isola.

I Turchi inviarono ai difensori di Famagosta la testa mozzata del governatore di Nicosia Niccolò Dandolo, per ammonirli ad arrendersi, ma i veneziani, guidati dal governatore civile Marcantonio Bragadin e dal comandante militare Astorre Baglioni (1526-1571), erano decisi a resistere a oltranza.

Nel gennaio 1571, l’audace comandante veneziano Marco Querini, partendo da Creta forzò il blocco turco con sedici delle sue galee, portò via da Famagosta i civili e rinforzò la piccola guarnigione con munizioni, viveri e 1600 uomini.  Bragadin e Baglioni riuscirono a resistere per tutto l’inverno, grazie all’ottimo sistema fortificato della città e alle incursioni a sorpresa che effettuavano al di fuori delle mura nell’accampamento degli assedianti. I Veneziani avvelenarono anche i pozzi di acqua esterni e fecero credere di aver fatto evacuare la città, spingendo il nemico ad avvicinarsi senza precauzioni e infliggendogli perdite ingentissime

A primavera gli attacchi dei Turchi si rinnovarono con sempre maggior furore, mentre Pio V era riuscito a costituire la sua Santa Lega, con la partecipazione dello Stato Pontificio, della Spagna e della Repubblica di Venezia.

Bragadin contava ormai solo sull’arrivo dei soccorsi cristiano, ma Mustafà che temeva un’altra disastrosa sconfitta, dopo quella subita a Malta cinque anni prima, chiese ulteriori rinforzi e il suo esercito raggiunse le 250.000 unità, contro poco più di 2000 combattenti veneziani. Dopo undici mesi di eroica resistenza, i continui bombardamenti e la fine dei viveri e delle munizioni, costrinsero Bragadin, il 1 agosto 1571, a decretare la resa di Famagosta.

Lalà Mustafà aveva promesso, con un documento firmato, di permettere ai superstiti di lasciare l’isola, imbarcandosi sulle loro navi, “a tocco di tamburo, con le insegne spiegate, artiglieria, arme et bagaglio, moglie e figli”, ma si macchiò di un infame tradimento. Il 2 agosto Bragadin, accompagnato da Astorre Baglioni si presentò alla tenda di Lalà Mustafà per consegnargli le chiavi della città, ma i due comandanti veneziani furono coperti di insulti e arrestati. Astorre Baglioni e gli altri rappresentanti della delegazione veneziana vennero decapitati seduta stante, mentre una sorte ben peggiore aspettava Bragadin a cui vennero mozzate le orecchie e il naso e fu rinchiuso per dodici giorni in una gabbia sotto il sole cocente, con pochissima acqua e cibo. Al quarto giorno i turchi gli proposero la libertà se si fosse convertito all’Islam, ma Bragadin rifiutò sdegnosamente.

Il 17 agosto il comandante veneziano fu appeso all’albero della propria nave e massacrato con oltre cento frustate, quindi costretto a portare in spalla per le strade di Famagosta una grande cesta piena di pietre e sabbia, finché non ebbe un collasso. Fu quindi riportato sulla piazza principale della città incatenato a una colonna e qui un rinnegato genovese infisse il coltello sulla spalla sinistra e iniziò a scuoiarlo vivo. Il comandante veneziano sopportò il martirio con eroico coraggio, continuando a recitare il Miserere e ad invocare il nome di Cristo finché, dopo che gli ebbero scorticato il busto e le braccia, urlò: “In manus tuas Domine commendo spirituum meum” e spirò Erano le 15 del 17 agosto 1571. Il corpo di Bragadin fu quindi squartato, e la sua pelle, imbottita di paglia e cotone, e rivestita degli abiti e delle insegne del comando, fu portata in macabro corteo per le vie di Famagosta, e poi appesa all’antenna d’una galea, che la portò a Istanbul come trofeo, insieme con le teste dei capi cristiani.

La risposta cristiana all’eccidio di Famagosta avvenne il 7 ottobre 1571 nelle acque di Lepanto, dove la flotta turca venne annientata. La pelle di Marcantonio Bragadin, sottratta nel 1580 all’Arsenale di Istanbul, fu portata a Venezia e viene venerata come una reliquia nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, nel retro del monumento dell’eroe veneziano. Marcantonio Bragadin meriterebbe di figurare tra i Beati del V Cielo del Paradiso, descritti da Dante nella Divina Commedia, e di essere ricordato accanto ai grandi combattenti per la fede degli ultimi secoli, dai Vandeani ai Cristeros. Un giorno, forse, la Chiesa lo canonizzerà come martire.

Fonte: https://scholapalatina.lt.acemlna.com/Prod/link-tracker?redirectUrl=aHR0cHMlM0ElMkYlMkZ3d3cuY29ycmlzcG9uZGVuemFyb21hbmEuaXQlMkZ1bi1hbm5pdmVyc2FyaW8tZGEtbm9uLWRpbWVudGljYXJlLWlsLW1hcnRpcmlvLWRpLW1hcmNhbnRvbmlvLWJyYWdhZGluLTE1NzEtMjAyMSUyRg==&sig=5gF1nTCxMt847RYZANex9AXk7uLjUhg6DD1MSgvMjj6b&iat=1633554930&a=650260475&account=scholapalatina%2Eactivehosted%2Ecom&email=WGByPjZY3AMGHbnlPw2cQTpxdzkQNl9LgdxZ9pnzLRY%3D&s=7fe708e192b517c76cb9155f667678b1&i=582A617A15A5906

Gli eretici dei primi secoli e lo spirito romano

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Segnalazione Corrispondenza Romana

del Prof. Roberto De Mattei

Nel corso dei secoli la Chiesa cattolica ha sempre combattuto le opposte deformazioni della sua dottrina morale. Da una parte il lassismo, cioè la negazione degli assoluti morali, in nome del primato della coscienza; dall’altra il rigorismo, cioè la tendenza a creare leggi e precetti che la morale cattolica non prevede. Oggi il lassismo ha il suo esito nella “morale della situazione” modernista, mentre il rigorismo costituisce una tentazione settaria per il tradizionalismo. E’ contro quest’ultimo pericolo che voglio mettere in guardia, ricordando quanto accadde nei primi secoli della Chiesa, con le eresie dei Montanisti, dei Novaziani e dei Donatisti.

I Montanisti, ad esempio, sostenevano che il martirio dovesse essere volontariamente cercato, senza mai cercare di evitarlo. Ben diverso era l’atteggiamento dei veri cristiani che non cercavano il martirio ma una volta posti di fronte alla scelta, non esitavano a preferire la morte all’apostasia. Gli Atti dei Martiri mostrano la differenza tra il comportamento di Quinto Frigio, e quello di Policarpo, vescovo di Smirne, nel 155 dopo Cristo. Quinto si autodenunciò come cristiano, ma poi sotto le minacce e i supplizi apostatò la fede. Policarpo, invece, catturato dal proconsole Stazio Quadrato, ottenne la palma del martirio, pur non avendolo cercato.

Il montanismo venne condannato dalla Chiesa, ma il suo spirito rigorista riemerse, cento anni dopo, con la cosiddetta questione dei “Lapsi”. Nel 250, l’imperatore Decio emanò un editto con il quale ordinava, sotto pena di morte, che tutti i cittadini dell’Impero bruciassero l’incenso davanti alle divinità pagane. Lapsi (caduti) furono chiamati quei cristiani che, per salvare la vita, rinnegarono la fede cristiana ma, una volta passata la persecuzione, chiedevano di essere riammessi nella comunione della Chiesa.

Alcuni vescovi africani negarono ai lapsi la possibilità di accedere ai sacramenti, compreso quello della penitenza. A Roma questo rigorismo morale fu fatto proprio da Novaziano (220 circa- 258), un ambizioso sacerdote che occupava una posizione di rilievo nel clero. Secondo Novaziano il peccato dei lapsi poteva essere perdonato da Dio, ma non dalla Chiesa, che non avrebbe potuto riammetterli al suo interno neppure in punto di morte.

Papa Cornelio (251-253), stabilì che i lapsi che avevano fatto pubblica penitenza avrebbero potuto essere riammessi nella Chiesa. Novaziano contestò la validità dell’elezione di Cornelio e, dopo essersi fatto consacrare vescovo con l’inganno, rivendicò per sé il Papato, svolgendo una intensa attività propagandistica in tutto l’Impero. Egli viene considerato il primo “anti-Papa”.

Se Novaziano aveva rifiutato l’assoluzione agli apostati, i suoi seguaci più coerenti estesero l’errore a tutti i peccati gravi: idolatria, omicidio e adulterio che, a dir loro, non potevano essere perdonati dalla Chiesa, ma solo da Dio. Queste idee vennero raccolte sotto Diocleziano (301-303) dai Donatisti, che prendono nome da Donato, vescovo di Casae Nigrae (Case Nere) in Africa.

Nella sua ultima persecuzione l’Imperatore ordinò che ogni Libro Sacro della Chiesa fosse consegnato e bruciato in pubblico. Coloro che si sottomisero a questo editto vennero definiti dagli altri cristiani traditores perché colpevoli di traditio, cioè di consegna di libri e oggetti sacri ai persecutori. Il vescovo Donato affermò che la consacrazione del vescovo di Cartagine Ceciliano era invalida perché era stata effettuata da un traditor, Felice di Aptonga. Per Donato e i suoi seguaci, né gli eretici, né i peccatori pubblici e manifesti, appartenevano alla vera Chiesa e i sacramenti da loro amministrati erano invalidi. Il valore dei sacramenti dipendeva, per essi, dalla santità del ministro.

Il grande avversario dottrinale del donatismo fu sant’Agostino, vescovo di Ippona, che nello spazio di vent’anni, tra il 391 e il 411 scrisse più di venti trattati contro la setta. Nel Concilio di Cartagine del 411, Agostino, in tre sedute, di cui ci è stato trasmesso il verbale, prese la parola più di settanta volte, confutando la loro dottrina.

Novaziani e Donatisti non intendevano abolire il sacramento della penitenza, ma negando che la Chiesa, in alcuni casi, potesse amministrarlo, aprirono la strada alla sua soppressione da parte di Lutero e di Calvino. Per questo il Concilio di Trento, il 25 novembre 1551, ribadì la condanna dei Novaziani e dei Donatisti (Denz-H, n. 1670), affermando che chiunque cada nel peccato, dopo aver ricevuto il Battesimo, può sempre ripararvi con una vera penitenza. Lo stesso Concilio definì la validità dei sacramenti, indipendentemente dallo stato di grazia o di peccato del ministro (Denz-H, n. 1612).

La negazione del potere della Chiesa nel rimettere i peccati commessi dopo il Battesimo portava inevitabilmente al rifiuto della dimensione istituzionale del Corpo Mistico di Cristo. I Montanisti si definirono “spirituali” e vagheggiarono una chiesa di ispirazione profetica e di diretta comunicazione divina; i Novaziani si chiamarono katharoi, cioè “puri,” termine usato poi, nel Medioevo, dagli eretici albigesi, per distinguersi dai membri della Chiesa gerarchica; i Donatisti si ispirarono ad un medesimo paradigma di “chiesa invisibile”. Le sette che nel XVI secolo proliferarono alla sinistra di Lutero raccolsero gli errori dei Montanisti, dei Novaziani e dei Donatisti, opponendo le loro conventicole alla Chiesa cattolica, fondata da Gesù Cristo.

Per evitare di cadere in questo fanatismo settario, i cristiani dei primi secoli ebbero bisogno di ponderazione e di equilibrio.

Un valente storico come mons. Umberto Benigni (1862-1934), afferma che i primi cristiani, furono prima di tutto coscienti e decisi: «Sapevano che cosa bisognava volere e, fortemente, costantemente, lo vollero. Essi furono, inoltre, disciplinati, contro le tendenze anarchiche o separatiste degli “illuminati”, delle teste calde, degli individualisti; la monarchia episcopale vinse subito le tendenze oligarchiche di qualche profeta o presbitero; e la supremazia papale si venne determinando, di fatto, contro quelle di alcuni vescovi secessionisti. (…) Finalmente i primi cristiani furono equilibrati. Cioè nel loro insieme ortodosso non si lasciarono trascinare dagli eccessi di destra e di sinistra, dai rigoristi né dai lassisti di Cartagine, dalle convulsioni montanistiche né dalle astruserie alessandrine, dalle grettezze dei giudaizzanti né dall’anarchia gnostica. Questa mentalità equilibrata fece ad essi comprendere il loro tempo, e camminargli a lato senza compromessi e senza ombrosità, né zoppicando né galoppando; tenendosi sempre pronti nell’adattarsi, ma per vincere, non per capitolare. Quando Costantino li chiamò a riformare la società romana, essi non ebbero né da precipitare né da rallentare il cammino; ma soltanto continuare sul cocchio imperiale la strada fatta sin allora a piedi» (Storia sociale della Chiesa, Vallardi, Milano 1906, vol. I, pp. 423-424).

Coscienti e decisi, disciplinati ed equilibrati, devono essere oggi i cattolici, respingendo il pericolo del caos e della frammentazione che li minaccia. Un articolo sulla Dublin Review del sacerdote (poi cardinale) Nicholas Wiseman, che paragonava la posizione dei Donatisti africani a quella degli Anglicani, aprì la strada della conversione al cardinale John-Henry Newman, colpito dalla frase di sant’Agostino citata da Wiseman: «Securus iudicat orbem terrarum» (“Il giudizio della Chiesa universale è certo”, in Contra Epistulam Parmeniani, Lib. III, cap. 3). Questa sentenza riassume lo spirito romano dei primi secoli.

Solo la Chiesa ha il diritto di definire una legge morale e la sua obbligatorietà. Chiunque pretende di sostituirsi alle autorità della Chiesa, imponendo norme morali inesistenti, rischia di cadere nello scisma e nell’eresia, come è purtroppo già avvenuto nella storia.

 

Fonte: https://scholapalatina.lt.acemlna.com/Prod/link-tracker?redirectUrl=aHR0cHMlM0ElMkYlMkZ3d3cuY29ycmlzcG9uZGVuemFyb21hbmEuaXQlMkZnbGktZXJldGljaS1kZWktcHJpbWktc2Vjb2xpLWUtbG8tc3Bpcml0by1yb21hbm8lMkY=&sig=5dwPGgPJpbcaYpejQkutpLSeZiZkiCfkwfZuSRx2nvN5&iat=1632910388&a=650260475&account=scholapalatina%2Eactivehosted%2Ecom&email=WGByPjZY3AMGHbnlPw2cQTpxdzkQNl9LgdxZ9pnzLRY%3D&s=7fe708e192b517c76cb9155f667678b1&i=562A595A15A5694

Tutti contro la vita e la famiglia in USA, Italia e UE

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Segnalazione Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani

Partiamo da un dato di fatto. Un tragico dato di fatto. Gli aborti negli Stati Uniti, nel corso del 2019, sono aumentati del 2,3% rispetto all’anno precedente. Lo rivela un rapporto, messo a punto dal Charlotte Lozier Pro-Life Institute. Mostra le statistiche di 39 Stati americani: benché manchino i dati relativi agli ultimi 11, i numeri indicano purtroppo una tendenza costante al rialzo non solo rispetto al 2018, bensì anche rispetto al 2017. Il tasso abortivo è aumentato in 21 dei 39 Stati analizzati, soprattutto in Illinois, Georgia, Texas e Florida, e sceso in 17, in primis Missouri, Tennessee e West Virginia. Le leggi più permissive in materia, varate a partire dal 2018, non fanno ben sperare e preparano percentuali ancora più pesanti in termini di vite spezzate nel grembo materno. Per non parlare degli aborti chimici, anch’essi in crescita, del 41% nel 2018 e del 44% nel 2019, cifre che con la pandemia non possono ch’essere peggiorate.

Anche per questo, mons. Salvatore Cordileone, arcivescovo metropolita di San Francisco, in un articolo apparso lo scorso 5 settembre su The Washington Post, ha chiesto di affrontare con urgenza la questione della scomunica ai fautori dell’aborto ovvero di «un grande male morale», tra cui colloca anche i politici espressisi contro la recente legge pro-life varata in Texas, come il presidente Biden e la presidente della Camera, Nancy Pelosi, entrambi professantisi “cattolici” a parole, ma non nei fatti. Mons. Cordileone ha fatto notare come proprio il Texas abbia investito 100 milioni di dollari per finanziare centri di gravidanza, agenzie di adozione e case di maternità, fornendo oltre tutto consulenze gratuite a chiunque desideri avere figli, aiuti alla genitorialità e formazione al lavoro, per garantire alle giovani coppie un reddito adeguato ai costi di una famiglia: «La risposta alle gravidanze in crisi non è la violenza, ma l’amore, sia per la madre che per il bambino», ha detto il prelato.

Mentre negli Stati Uniti si combatte un’appassionata battaglia per la vita, il sistema mediatico prosegue la propria tenace campagna sul fronte opposto, come ha confermato il Leone d’oro assegnato a Venezia al film francese L’événement, in cui la parte dell’eroina viene impersonata da una giovane che ha abortito, preferendo la carriera alla gravidanza. La pellicola si svolge nella Francia d’inizi Anni Sessanta, quando l’aborto era ancora illegale, senza che ciò però abbia fermato quella donna, quella madre, plaudita nel film per la sua scelta, uccidendo in modo clandestino la creatura vivente nel suo grembo, come se in ciò vi fosse chissà quale affermazione di diritti o chissà quale nobiltà morale anziché una pretesa meramente opportunistica costata la vita di suo figlio. Che merito c’è in questo? Invece ecco la 78° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia esaltare, sostenere e promuovere le gesta della protagonista. Un premio, che gronda del sangue versato da tutti quei piccoli innocenti sacrificati sull’altare della carriera e dell’egoismo.

Del resto, che la svolta pro-choice dell’Italia non sia stata recentemente certificata solo dagli eventi mediatici, bensì anche da non meno deprecabili scelte politiche sono le cronache a dirlo: la determinazione, con cui il ministro della Salute in carica, Roberto Speranza, ha dichiarato di voler accelerare sulla legalizzazione dell’eutanasia ne è un triste esempio. Vuole farlo, esautorando totalmente il Parlamento e senza il coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni col pretesto di dar attuazione alla sentenza 242/19 della Corte Costituzionale sul suicidio assistito, sentenza peraltro assolutamente non vincolante.

Donde tanta foga, tanta fretta, tanta furia nel promuovere a livello planetario una cultura di morte? Un indizio può giungere da un interessante réportage pubblicato nel giugno scorso dall’agenzia InfoCatólica. Secondo quanto riportato, l’Epf, Forum parlamentare europeo per i diritti sessuali e riproduttivi, avrebbe lanciato una feroce azione politica volta a screditare importanti organizzazioni cattoliche, ree di essere pro-lifepro-family ed anti-gender.

Circa tre mesi fa l’Epf ha presentato un rapporto dal titolo «Punta dell’iceberg: finanziatori religiosi estremisti contro i diritti umani sulla sessualità e sulla salute riproduttiva in Europa 2009-2018». Impossibile immaginare un titolo più chiaro di questo, tenendo conto oltre tutto che il testo è uscito pochi giorni prima delle votazioni sul famigerato Rapporto Matić e col chiaro intento di condizionarne l’esito… Si noti come avere un’opinione semplicemente diversa su tematiche di carattere chiaramente morale comporti un’immediata condanna di “estremismo”. Nel documento dell’Epf si legge, ad esempio: «Il quadro emergente è quello di una comunità transnazionale di estremisti religiosi e attori di estrema destra, che prendono decisioni strategiche di finanziamento attraverso i confini internazionali». Ne segue un lungo elenco, una sorta di “lista nera” di sigle, tutte schedate, ma senza fornire alcuna prova (né lo potrebbero) di attività illegittime o illecite. Da qui critiche a pioggia contro la Chiesa cattolica, contro il Vaticano, contro alcuni cardinali europei, contro la Comece-Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea, contro associazioni dotate di «peso finanziario» (tra cui i Cavalieri di Colombo statunitensi e la Fondazione Lejeune francese), nonché singoli individui.

Paradossalmente, scrive InfoCatólica, chi punta l’indice ovvero l’Epf risulta sostenuto da organizzazioni, queste sì, miliardarie come la Fondazione Bill e Melinda Gates, International Planned Parenthood Federation, la Commissione europea, la Open Society Foundations di George Soros, il Wallace Global Fund, la Fondazione MacArthur, la Summit Foundation e la Fondazione Hewlett. Tutti nomi tristemente noti e schierati contro vita e famiglia…

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