Non lo nego: 2+2 fa 5

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Quando eravamo piccoli e gli adulti ci propinavano la minestra, quella cattiva, o la zuppa, quella cattivissima, non c’era verso di farli ragionare. Perché non c’era verso di controbattere alla loro insuperabile obiezione: lo facevano per il nostro bene. E se lo facevano per il nostro bene, la minestra doveva diventare buona e la zuppa buonissima.

E se non riuscivamo ad ammetterlo – come invece riesce benissimo a recitare che 2 + 2 fa 5 il protagonista di 1984 di Orwell – allora dovevamo pensare ai “bambini che morivano di fame in Africa”. A noi sembrava irrazionale la cosa: non coglievamo il nesso tra la sbobba schifosa e le tragedie di un altro continente. Tra l’altro, sarebbe stato più logico spedirla a chi moriva di fame anziché imporla a chi di fame non ne aveva affatto, la fottuta pappetta.

Ma la manipolazione dei cervelli se ne frega della ragione. Prendete il Coronavirus e tutte le volte in cui gli “adulti e vaccinati” (si fa per dire) sono stati trattati da bimbi rincoglioniti. Promemoria senza pretesa di esaustività: hanno contato nei morti per Covid anche quelli deceduti per incidente stradale; hanno contato come morti per Covid anche persone che non sono morte di Covid; hanno sconsigliato di fare le autopsie che avrebbero permesso di individuare l’origine della malattia; hanno imposto di bruciare i morti per bruciare le prove (sulla vera causa dei decessi); Continua a leggere

Coronavirus. Incongruenze nei verbali desecretati (qui trovate tutti quelli desecretati). Cosa non torna nel lockdown

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di Antonio Amorosi

Il Comitato tecnico scientifico voleva misure differenziate ma il governo decise il lockdown per tutta Italia. E le mascherine dovevano usarle solo malati e…

Il 9 marzo arriva in Italia il decreto che porta il lockdown su tutto il territorio nazionale.

Il Paese si ferma tranne i servizi essenziali. Per settimane chiunque parli dal governo ripete che le decisioni sono prese sulla base delle valutazioni del Comitato Tecnico scientifico.

Oggi dopo le richieste degli avvocati della Fondazione Einaudi i verbali del Comitato, per oltre 200 pagine, vengono desecretati ed emergono fatti singolari.

Intanto sembrano mancare dei verbali, ne sono stati pubblicati solo 5, sia per la numerazione (ci sono i verbali n°12, 14, 21, 39 e 49 e non si sa dove siano gli altri) sia per il contenuto, sono assenti le valutazioni relative sulla zona rossa mancata in Val Seriana.

Nel verbale del 7 marzo il Comitato Tecnico scientifico aveva chiesto di distinguere le regioni con più contagi dal resto del Paese. Il governo invece 2 giorni dopo dichiarò il lockdown per tutta Italia.

Il Cts propone di “adottare due livelli di misure di contenimento: uno nei territori in cui si è osservata maggiore diffusione del virus, l’altro sul territorio nazionale. Nello specifico: misure più rigorose in Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti”. Ma 2 giorni dopo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il Dpcm del 9 marzo dà il via al lockdown generalizzato per tutto il Paese. Perché abbia preso questa decisione non è spiegato nei verbali del Cts, tanto meno nessuno ha reso note le reali motivazioni. Certo, è nella facoltà del governo prendere provvedimenti di stampo diverso dalle proposte del comitato ma la compagine dovrebbe almeno spiegare perché, data la gravità degli eventi.

 

Schermata 2020 08 06 alle 14.14.25Il secondo elemento significativo è nel primo verbale desecretato e datato 28 febbraio 2020, dove il Cts parla delle misure igieniche da adottare. Al punto g del capitolo in questione si affronta la questione “mascherine”. Il Comitato sostiene si debba “usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o si assiste persone malate”.

Abbiamo saputo poi che queste disposizioni non erano corrette e che le mascherine, sia mediche che non, dovevano essere usate come precauzione dalla popolazione. Lo ha messo nero su bianco proprio il ministero della Salute ma il 16 aprile, quando la pandemia stava riducendo i suoi effetti più drammatici. Ecco il passaggio più significativo della disposizione pubblicata sul sito del ministero.

“*L’uso di mascherine facciali in pubblico può servire come mezzo di controllo per ridurre la diffusione dell’infezione nella comunità minimizzando l’escrezione di goccioline respiratorie da individui infetti che non hanno ancora sviluppato sintomi o che rimangono asintomatici. Non è noto quanto l’uso delle mascherine facciali nella comunità possa contribuire a una riduzione della trasmissione oltre alle altre contromisure.

*L’uso di mascherine facciali nella comunità può essere preso in considerazione specialmente quando si visitano spazi affollati e chiusi, come negozi di alimentari, centri commerciali o quando si utilizzano i mezzi pubblici, ecc.

*Si può prendere in considerazione l’uso di mascherine facciali non mediche realizzate con vari tessuti, specialmente se – a causa di problemi di fornitura – le mascherine mediche devono essere utilizzate prioritariamente come dispositivi di protezione individuale da parte degli operatori sanitari. A supporto dell’uso di mascherine non mediche come mezzo di controllo della fonte di infezione esistono evidenze scientifiche indirette e limitate.

Schermata 2020 08 06 alle 14.39.46

*L’uso di mascherine facciali nella comunità deve essere considerato solo come una misura complementare e non in sostituzione delle misure preventive consolidate, come, ad esempio, il distanziamento fisico, l’igiene respiratoria (tra cui tossire o starnutire in un fazzoletto monouso o nella piega del gomito per evitare di trasmettere agli altri le goccioline con le secrezioni respiratorie), l’igiene meticolosa delle mani e l’evitare di toccarsi con le mani il viso, il naso, gli occhi e la bocca”.

 

LEGGI I VERBALI CHIAVE DESECRETATI

 

VERBALE DEL 28 FEBBARIO

VERBALE DELL’1 MARZO

VERBALE DEL 7 MARZO

qui tutti i verbali resi pubblici

 

 

Fonte:

https://www.affaritaliani.it/politica/coronavirus-incongruenze-nei-verbali-descretati-cosa-non-torna-nel-lockdown-688677.html

È giallo sui file desecretati: spariti i verbali sulla zona rossa ad Alzano e Nembro

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Noi crediamo che per molto meno in un Paese normale il premier dovrebbe DIMETTERSI…(n.d.r.)

di 

Dai verbali desecretati emerge che il Cts voleva chiusure differenziate. Assenti i dossier più spinosi su Alzano e Nembro

Sono stati per settimane al centro del dibattito politico. E potrebbero rivelare molto sulla gestione dell’emergenza coronavirus in Italia da parte dei nostri governanti. Ora i famigerati verbali prodotti dal Cts (Comitato Tecnico Scientifico) sul Covid sono stati pubblicati. Sono online. E sono apparsi questa mattina sul sito della Fondazione Luigi Einaudi. Desecretati. Sono alla base della stesura dei Dpcm del governo durante la pandemia. Atti non più segreti, dunque, che ora faranno luce sulla gestione dell’epidemia.

La novità maggiore che emerge dalla lettura delle oltre 200 pagine è la seguente. Come scrive Repubblica, il 7 marzo scorso con un documento riservato inviato al ministro della Salute, Roberto Speranza, il Cts proponeva al governo di “adottare due livelli di misure di contenimento”. Non un lockdwon generale che blindasse l’Italia intera, ma azioni di contenimento differenziate: una riguardante i territori in cui si osservava una maggiore diffusione del virus, l’altra riguardante il resto del territorio nazionale.

Il comitato spingeva, quindi, per azioni più rigorose in Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti. Due giorni dopo, però, il presidente del Consiglio con il Dpcm del 9 marzo dava il via alla serrata estendendo le stesse misure a tutto il Paese. Senza distinzioni. E senza giustificazioni apparenti.

Dopo la richiesta da parte della Fondazione Einaudi, questi documenti sono stati desecretati e pubblicati. La fondazione aveva chiesto, il 14 e il 18 aprile, l’accesso ai testi degli scienziati. Qualcosa che avrebbe fatto luce sulle misure adottate dal governo fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria. E, soprattutto, avrebbe chiarito la legittimità della compressione delle libertà costituzionali messa in discussione da singoli cittadini e dalle opposizioni.

Il governo si era inizialmente rifiutato di rendere pubblici gli atti. Il 22 luglio scorso, poi, il Tar aveva accolto il ricorso presentato contro questo diniego. Ma l’esecutivo aveva fatto a sua volta ricorso e il 31 luglio il Consiglio di Stato sospendeva l’effetto della sentenza del Tar del Lazio. In sostanza, quello sugli atti del Cts è stato un braccio di ferro andato avanti per mesi e su cui anche l’opposizione aveva dato battaglia.

Il centrodestra, e anche il Copasir, in particolare, chiedevano di renderli pubblici. Queste pagine sono firmate dal comitato istituito con un’ordinanza del capo della protezione civile il 3 febbraio scorso. I cinque verbali sono datati 28 febbraio, 1 marzo, 7 marzo, 30 marzo e 9 aprile 2020. Ma non sono tutti. Mancano, ad esempio, le riunioni dai primi giorni di marzo, quelle della mancata zona rossa ad Alzano e Nembro, in Val Seriana. Fondamentali per ricostruire quelle giornate.

Sull’assenza dei verbali che riguardano la mancata “zona rossa” del Bergamasco sono intervenuti i parlamentari leghisti. In particolare, Roberto Calderoli, Daniele Belotti, Simona Pergreffi e Rebecca Frassini. Tutti originari di quella provincia lombarda. “È inaccettabile che il governo tenga ancora secretati i verbali relativi alla zona rossa di Alzano e Nembro. Chiediamo con forza che venga resa nota anche la parte della documentazione del Cts che è stata consegnata alla Fondazione Einaudi. Presenteremo immediatamente un’interrogazione urgente sia alla Camera che al Senato perché consideriamo grave che non si faccia chiarezza su uno degli aspetti più delicati della gestione dell’emergenza, ovvero la mancata zona rossa in bassa Val Seriana”.

C’è un’indagine in corso da parte della Procura di Bergamo, ma è un diritto dei cittadini, dei bergamaschi in particolare, conoscere il contenuto di quei verbali per capire perché prima il governo ha inviato centinaia di carabinieri, poliziotti e militari pronti a chiudere gli accessi ad Alzano e Nembro per poi sospendere tutto optando per la zona arancione in tutta la Lombardia.

“A questo punto – sottolineano gli esponenti della Lega – si faccia chiarezza su ogni aspetto per verificare anche se qualche esponente politico ha fatto pressioni sul governo perché non fosse istituita la zona rossa e se qualche parlamentare o consigliere regionale, oltre a Giorgio Gori quando era candidato governatore della Lombardia, ha ricevuto consistenti contributi da aziende della zona. Tutto legittimo, i bonifici per candidati e partiti politici sono ammessi, ma vista la situazione, le voci e l’inchiesta in corso, è doverosa la massima trasparenza e se qualche parlamentare, magari dell’attuale maggioranza, ha ricevuto un aiuto per la propria campagna elettorale, magari di 10mila euro, da un’azienda, magari di Nembro, ha il dovere verso la cittadinanza di dichiararlo pubblicamente se vuole dare un contributo alla chiarezza. Anzi ci aiuti a chiedere la desecretazione dei verbali del Cts al presidente Conte”.

L’evoluzione recente del destino di questi documenti è presto detta. Ieri sera alle 21.15 sono stati trasmessi tramite pec dal capo della protezione civile, Angelo Borrelli, agli avvocati Enzo Palumbo, Andrea Pruiti Ciarello e Rocco Mauro Todero. Il governo, in soldoni, ha fatto un passo indietro, decidendo di rivedere la propria posizione e anticipando il prevedibile esito dell’udienza fissata per il 10 settembre davanti al Consiglio di Stato. Termina così una lunga battaglia sostenuta da molti parlamentari e da gran parte dell’opinione pubblica italiana.

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Zangrillo: “I bollettini sul coronavirus? Mistificazioni. Le terapie intensive sono vuote”

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di Davide Romano

Milano, 3 ago – Il professor Alberto Zangrillo torna a parlare. Dopo le polemiche per la sua partecipazione al convegno organizzato da Sgarbi in Senato (quello che Repubblica con il consueto savoir faire ha definito dei “negazionisti del Covid”), il primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione Generale e Cardio-Toraco-Vascolare dell’ospedale San Raffaele di Milano in una intervista alla Verità fa il punto sulla pandemia con la consueta verve. “Far credere alla gente che “contagio” sia uguale a “malattia” è una enorme mistificazione. Questo bollettino quotidiano diffuso dalla Protezione civile è una incredibile mistificazione. Come posso considerare “gravi” i casi dei pochi che in questi giorni sono avviati a normale degenza, spesso asintomatici?”.

Zangrillo sulla polemica dei posti in treno

Da settimane Zangrillo ribadisce come il prolungamento dello stato d’emergenza non abbia senso, spesso attraverso polemiche piuttosto dure. Questo però, come lui stesso sottolinea nell’intervista a Luca Telese, non significa che non ritenga utili mascherine e distanziamento sociale. Questo lo Zangrillo pensiero in merito all’ultima diatriba sui posti da occupare sui treni: “Ho sempre invocato il rispetto delle regole e del buon senso. Per me tutti i sedili occupati da gente educata e responsabile valgono più di mille posti liberi. In altre parole il problema vero non è se li occupi ma chi li occupa e come”.

Dobbiamo imparare a convivere col virus

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La pandemia colpisce gli scettici e i sovranisti…

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Hanno trasformato la pandemia in pantomima. Una tragedia mutata in pagliacciata globale. Dunque, lo schema della fiaba con intenti moralistici e punitivi è il seguente. La pandemia nata in Cina, cresciuta in Asia, infuria nel mondo ma ci sono tre nazioni carogne guidate da tre canaglie che sono paladini, impresari e veicoli della pandemia. I tre porcellini in questione si chiamano Donald TrumpBoris Johnson e Jair Bolsonaro e guarda caso sono tutti “sovranisti”, conservatori o nazional-populisti. Una mezza scomunica arriva pure all’India dove c’è un mezzo nazionalista, Narendra Modi. E una velenosa maledizione scende sulla Russia del Maledetto Zarista-sovranista Vladmir Putin. Il Covid ha una sua morale progressista, secondo i media, punisce chi dubita della sua virulenza ed è sovranista. Fa eccezione la Svezia dove un governo socialdemocratico ha usato la linea aperta sul Covid ma per questi non vale la punizione divina né l’allarme sui dati.

Sugli altri paesi si dice poco e niente, le stragi del covid in Africa, in Asia o nei Caraibi vengono dimenticate, i contagi tra i migranti passano in sordina, e comunque mai col tono usato per i Tre Porcellini, che è riassunto nell’espressione “ben ti sta”, “te lo sei cercato”. Se Johnson o Bolsonaro risultano positivi al virus è un peana euforico degli umanitari, un inno progressista al Covid, un’ola di liberazione che fa il tifo per la Bestia, che in questo caso è il virus, anche se per loro la Vera bestia è la sua vittima sovranità  È inutile dire che la traduzione dei Tre Porcellini in Italia è Prosciutto & Meloni, ove per Prosciutto s’intende Salvini-Suini e per Meloni s’intende Giorgia regina de’ Coatti.  Avvertenza d’obbligo, anche se più volte espressa: nessuna simpatia per Trump e Bolsonaro (un po’ per Johnson), antipatia per i loro nemici e competitori.

Ogni giorno, a partire da quella cloaca grillo-contina che è il tg1 lo schema è sempre lo stesso: i Buoni sono la Cina e la Contea d’Italia da cui arrivano notizie radiose e profilassi efficaci mentre i cattivi sono gli Usa, il Brasile, la Russia, ecc. da cui arrivano sempre notizie sinistre condite da errori colossali dei leader. L’impressione che lasciano ai cittadini italiani è che quei paesi stiano toccando vertici pazzeschi di contagio e di vittime e siano esposti al male per una scelta ideologica folle prima che sanitaria: sono stati liberisti con il virus, hanno lasciato proseguire l’economia, hanno lasciato a piede libero le popolazioni, dunque vanno puniti e intubati. Continua a leggere

Zangrillo: “Emergenza Covid è finita da 2 mesi”

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BISOGNA SMETTERLA DI TERRORIZZARE GLI ITALIANI !!! (n.d.r.)

E’ un mese che in Lombardia non si muore più di Covid”, “l’emergenza è finita da 2 mesi“. Alberto Zangrillo primario del San Raffaele di Milano, in un’intervista a “Il Tempo”, ribadisce la sua idea di una situazione ‘normalizzata’ negli ospedali e mette in guardia, dal suo punto di vista, contro gli eccessi: “Evitiamo di portare al panico e alla morte sociale”. Oggi, spiega, “la mia più grande preoccupazione in campo sanitario è riprendere a curare quei malati che, per colpa di Sars-CoV-2, trascuriamo da almeno 5 mesi”.

CONTINUA LA LETTURA SU:  https://www.adnkronos.com/salute/sanita/2020/07/14/zangrillo-emergenza-covid-finita-mesi_JpijlugX6J9IQOMavVpXZP.html Continua a leggere

Bill Gates prevede 700.000 vittime dalla vaccinazione per Coronavirus: “Un danno accettabile”

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Il miliardario americano Bill Gates è un attore importante nella crisi da Coronavirus e nel settore delle vaccinazioni in generale, finanzia in larga misura il programma di vaccinazione dell’OMS. Il suo sogno? vaccinare tutti i 7 miliardi di persone contro il COVID-19, compresi quelli già guariti. In un’intervista con la CNBC, Gates afferma che per ogni 10.000 persone si verificherebbe un danno da vaccinazione permanente e si aspetta 700.000 danneggiati.

Verso la fine della breve intervista della CNBC Bill Gates (1) afferma:

“Abbiamo … sai … uno su diecimila … ha … effetti collaterali. Ecco … sai … molto di più. Settecentomila … ah … sai … persone che ne soffriranno. Quindi, capisci davvero la sicurezza su scala gigantesca in tutte le fasce d’età – sai. È molto, molto difficile prendere quella decisione definitiva di dire, andiamo a dare questo vaccino a tutto il mondo’ … ah … i governi dovranno essere coinvolti perché ci saranno alcuni rischi e indennizzi necessari prima che … ah … possa essere deciso a livello sovranazionale.”

Si aspetta 700.000 vittime. Ed è lui che sta promuovendo in modo massiccio questa vaccinazione, per cui “promuovere” è estremamente eufemistico. Se il venditore dice che potrebbero esserci 700.000 vittime allora forse non è sbagliato pensare che saranno molte di più. Questi numeri sono molto più alti del numero effettivo di vittime causate dal virus corona, morti o con Corona o “altre vittime”. Indipendentemente dal fatto che si prendano i numeri aumentati dell’RKI o i numeri rappresentati da numerosi esperti (2). Secondo Gates il fine giustifica i mezzi. Cosa volete che siano quasi un milione di persone rispetto alla salvezza dal temibilissimo coronavirus per l’in? Continua a leggere

Il pericolo di una dittatura sanitaria

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Dopo l’esperienza del virus, sappiamo che l’eventuale minaccia totalitaria che si annida nel futuro potrà essere una dittatura sanitaria. Dittatura globale e/o nazionale, giustificata da norme anticontagio. Vi invito a un viaggio letterario e forse un po’ profetico nel futuro globale, partendo dai nostri giorni.

Stiamo sperimentando sulla nostra pelle che nel nome della salute è possibile revocare la libertà, sospendere i diritti elementari e la democrazia, imporre senza se e senza ma norme restrittive, fino al coprifuoco. È possibile mettere un paese agli arresti domiciliari, isolare gli individui, impedire ogni possibile riunione di persone, decomporre la società in molecole, e tenerla insieme solo con le istruzioni a distanza del potere sanitario. Più magari un vago patriottismo ricreativo e consolatorio, da finestra o da balcone… Nessuno mette in discussione la profilassi e la prevenzione adottate, si può dissentire su singoli provvedimenti, su tempi, modi e aree di applicazione; ma nessuno vuol farsi obiettore di coscienza, renitente, se non ribelle, agli imperativi sanitari vigenti. E comunque tutti li accettiamo col sottinteso che si tratta di un periodo breve, transitorio, uno stato provvisorio d’eccezione. Ma se il rischio dovesse protrarsi, si potrebbe protrarre anche la quarantena e dunque la carcerazione preventiva di un popolo. Disperso, atomizzato, in tante cellule che devono osservare l’obbligo di restare separate (ecco come sterilizzare il populismo). Continua a leggere

Ivashov: i russi conoscono l’antidoto al COVID-19?

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Segnalazione di Giacomo Bergamaschi

QUINTA COLONNA

di Francy Rossini (Mosca)

Ivashov Leonid Grigorievich (nato nel 1943) – personaggio militare, pubblico e politico russo. Colonnello generale. Nel 1996 – 2001 Capo della direzione principale della cooperazione militare internazionale del Ministero della difesa. Dottore in scienze storiche, professore. Presidente dell’Accademia dei problemi geopolitici. Membro permanente del club Izborsk. Si è laureato presso la scuola di comando di armi combinate superiori di Tashkent nel 1964, l’Accademia militare. MV Frunze nel 1974. Ha prestato servizio nelle truppe in varie posizioni fino al vice comandante di un reggimento di fucili a motore. Dal 1976 ha prestato servizio nell’apparato centrale del Ministero della Difesa dell’URSS, è stato assistente del Ministro della difesa dell’URSS Maresciallo D. Ustinov. Dal 1987 dirige l’Ufficio del Ministro della Difesa; 1992-1996 – Segretario del Consiglio dei Ministri della Difesa della CSI; Nell’agosto 1999, è stato approvato come capo dello staff per il coordinamento della cooperazione militare tra gli stati membri della CSI. Nel luglio 2001, è stato sollevato dal suo posto di capo della direzione principale della cooperazione militare internazionale e messo a disposizione del ministro della difesa. Ivashov è stato decorato con l’Ordine al merito della patria (Beneficio, Onore, Gloria riprende il motto dell’ordine imperiale di San Vladimir). Per quanto sia un militare di scuola sovietica il Generale Ivashov è anticomunista, essendo già stato Presidente dell’Unione del Popolo russo che si ispira alla visione spirituale e sociale di Alexander Solzenicyn. Il momento di massima popolarità di Ivashov si ebbe nel ’99; fu lui, nei giorni dei bombardamenti NATO contro la Serbia, a guidare l’operazione Pristina e i soldati russi affrontarono le truppe britanniche; si ricorderà che poco prima, l’allora Premier Primakov si rifiutò di recarsi a Washington annullando la visita ufficiale prevista. Continua a leggere

Coronavirus, la Russia di Putin vieta l’ingresso ai cinesi

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Mosca è il primo paese al mondo ad intraprendere una iniziativa del genere che rischia, almeno potenzialmente, di mettere a dura prova le relazioni ufficiali con la Cina di Xi Jinping

La Russia di Putin teme il coronavirus e per questo motivo vieterà a tutti i cittadini cinesi di entrare nel paese da giovedì 20 febbraio.

Mosca è il primo paese al mondo ad intraprendere una iniziativa del genere che rischia, almeno potenzialmente, di mettere a dura prova le relazioni ufficiali con la Cina di Xi Jinping, uno stretto alleato dei russi.

Nella serata di martedì 18 febbraio il primo ministro Mikhail Mishustin ha firmato il decreto che vieta temporaneamente a tutti i cittadini cinesi di entrare in Russia per motivi di turismo, studio o lavoro. La notizia è poi stata riferita ai media dal ​​vice primo ministro Tatiana Golikova.

Mosca ha preso la decisione “in relazione al peggioramento della situazione epidemologica in Cina e alla continua presenza di cittadini cinesi sul territorio russo”, ha riferito l’Interfax.

Secondo le statistiche del ministero degli interni, la Russia lo scorso anno ha rilasciato oltre 2,3 milioni di visti ai cittadini cinesi, la maggior parte dei quali erano sul suolo dell’enorme paese per motivi turistici. Oggi l’epidemia di coronavirus in corso rischia di danneggiare i fiorenti legami di Mosca con Pechino. Solo nel 2019 il commercio tra i due paesi ha raggiunto, secondo il Financial Times, i 110 miliardi di dollari.

A mezzanotte di martedì 18 febbraio la Russia, quindi, smetterà di accettare, elaborare e rilasciare domande di visto per cittadini cinesi. La decisione non riguarderà i passeggeri in transito a Mosca, che è diventato un centro popolare per i turisti cinesi che visitano l’Europa. L’anno scorso, per esempio, 1,26 milioni di passeggeri cinesi in transito hanno attraversato l’aeroporto Sheremetyevo, il più grande di Mosca.

Dal ministero degli esteri russo hanno dichiarato di aver interrotto il rilascio di visti elettronici ai cittadini cinesi, sospendendo un permesso speciale che offre ai turisti un accesso a breve termine a San Pietroburgo, all’enclave del Mar Baltico di Kaliningrade a parti dell’estremo oriente del paese.

Lo scorso gennaio la Russia aveva chiuso il suo confine terrestre di 4 mila chilometricon la Cina, aveva vietato l’ingresso senza visto per i gruppi di turisti cinesi e sospeso tutti i voli tra i due paesi, eccetto quelli gestiti dai vettori statali Aeroflot e Air China. In seguito la Russia aveva iniziato a evacuare alcuni dei 300 russi che vivono a Wuhan, l’epicentro dell’epidemia, e altri 341 da altri luoghi nella provincia di Hubei.

Fino ad ora in Russia sono stati segnalati solo due casi di coronavirus, entrambi riguardanti cittadini cinesi in Siberia, nonché una donna russa a cui è stato diagnosticato il virus a bordo della nave da crociera Diamond Princess in quarantena in Giappone.

Da https://www.ilgiornale.it/news/mondo/coronavirus-russia-putin-vieta-lingresso-ai-cinesi-1828761.html

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