L’Antimafia del “Conte-bis” cosa fa? La parola al dott. Luigi Gaetti
ESCLUSIVA
di Matteo Castagna
Parlano: l’ex Sottosegretario agli Interni dott, Luigi Gaetti ed il silenzio dei “paladini della legalità”
ESCLUSIVA
di Matteo Castagna
Parlano: l’ex Sottosegretario agli Interni dott, Luigi Gaetti ed il silenzio dei “paladini della legalità”
Per capire come sarà il 2020 della politica e dell’Italia basta vedere cosa sta succedendo oggi, 31 dicembre.
C’è un ex ministro del M5S che si dimette e lascia il suo partito: “Il Movimento 5 Stelle mi ha deluso molto”.
C’è uno dei leader dei partiti di Governo, Matteo Renzi, che chiede la fine delle due principali conquiste del governo gialloverde: Quota 100 e Reddito di Cittadinanza.
C’è il “capo politico” del partito di maggioranza relativa al Governo ed in Parlamento che perde pezzi, uno dopo l’altro e non controlla più nulla.
C’è un Premier che smentisce se stesso e, da autentico Re del trasformismo, annuncia che la sua carriera politica continuerà, magari (aggiungiamo noi) con il Pd che gli ha già aperto braccia e porte. E con buona pace dei grillini che lo hanno trasformato da avvocato qualsiasi a Presidente del Consiglio.
A mettere insieme tutto questo (e, ricordiamo, stiamo raccontando solo le ultime 48 ore) verrebbe da dire che il Governo è alla fine per le troppe divisioni interne e che presto si tornerà al voto. Ma siamo in Italia, dove, su tutto, conta il “Palazzo”, con le sue regole.
Una di queste prevede che al voto anticipato si vada solo se conviene alla maggioranza dei presenti. E non è questo il caso. Metà degli attuali parlamentari sa già che in caso di urne perderebbero il loro prezioso seggio quindi si resta saldi al posto, costi quel che costi.
Ci sono poi le ragioni di partito: Renzi e la sua Italia Viva oggi hanno un peso rilevante a Palazzo Chigi e puntano per questo a conquistare diverse poltrone nelle centinaia di nomine in programma nel 2020. In caso di urne invece con il 5% (dei sondaggi) sarebbero confinati ai margini dell’opposizione nell’inutilità più assoluta. Peggio andrebbe per il M5S o quel che ormai ne resta, che da forza di maggioranza relativa rischierebbe di sparire, per sempre. Il Pd invece non subirebbe grossi scossoni ma sa già che il paese è a maggioranza di centrodestra. Quindi vale tutto pur di non vedere Matteo Salvini a Palazzo Chigi.
A questo aggiungiamo che il Quirinale ha fatto sapere che il voto anticipato oggi sarebbe “inopportuno”.
Il quadro è completo. Il paese è prigioniero di giochi di palazzo, legittimi, ma pur sempre di palazzo. Un paese gestito dalla minoranza. Un paese guidato da un Governo che non ha un progetto univoco, un’idea di paese, che non è d’accordo su nulla (autostrade, Ilva, Alitalia, prescrizione, Reddito di Cittadinanza, tasse). L’unico collante è la poltrona e la certezza della sconfitta elettorale.
Difficile che si torni al voto presto. Servirebbe un miracolo in Emilia…
Da https://www.panorama.it/news/politica/italia-un-paese-ostaggio-della-politica-palazzo/

L’avvocato Bongiorno non anticipa di cosa si tratti, per rispetto – sottolinea – al lavoro della giunta alla quale per prima saranno presentati. Una cosa però la dice: quelle carte “attestano” che il caso Gregoretti è “gemello” del caso Diciotti. “E Conte, da giurista, sa bene che in entrambi i casi si perseguiva l’interesse pubblico”.
Di Maio, dunque, “sbaglia” quando dice che le vicende sono diverse. “È evidente – commenta Bongiorno – che si cercano appigli per giustificare il repentino cambiamento di posizione. Dunque, la questione è tutta politica e Bongiorno si dice fiduciosa che “tra le chiacchiere e i documenti prevarranno i documenti”.
Di Maio, dunque, “sbaglia” quando dice che le vicende sono diverse. “È evidente – commenta Bongiorno – che si cercano appigli per giustificare il repentino cambiamento di posizione. Dunque, la questione è tutta politica e Bongiorno si dice fiduciosa che “tra le chiacchiere e i documenti prevarranno i documenti”.
“Se le decisioni in Senato verranno prese sulla base degli atti e della logica – spiega ancora – sarà riconosciuto il preminente interesse pubblico. Se invece saranno decisioni a prescindere dal merito e solo di natura politica, miranti ad abbattere Salvini per via giudiziaria, allora non saprei. Ma – conclude Bongiorno – non credo che gli elettori premierebbero questa strategia“. Una realtà che Salvini sembra aver compreso molto bene, a differenza dei suoi ex alleati.

A Taranto quanti morti ci sono stati per tumori, leucemia e malattie derivanti dall’inquinamento dell’Ilva? E quei morti valgono più o meno di 10 mila posti di lavoro? Ecco, queste sono le due domande che non hanno mai avuto risposta dall’unico che poteva fornirle: lo Stato italiano nella persona di chi guida i governi che si sono succeduti. Certo ogni anno escono statistiche sui morti da Ilva, e la più importante è lo studio Sentieri del ministero della Salute, quindi del governo. I numeri non sono chiarissimi e dettagliati, ma ogni volta si sostiene che in quell’area dove c’è il più grande insediamento industriale italiano nel settore dell’acciaio si muore statisticamente più che nel resto di Italia proprio per l’inquinamento da acciaieria. Secondo altri studi si muore l’8-10% di più, ed è ormai accertato che il tasso di mortalità è enormemente più alto in chi ha lavorato all’Ilva. Sempre citando l’ultimo rapporto di Sentieri questo maggiore indice di rischiosità a Taranto «in un periodo di 8 anni, si è tradotto in un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell’apparato cardiocircolatorio». Non so quanto scientificamente tutto ciò sia provato, ma siccome i rapporti sono governativi, è chiaro che per chi guida un esecutivo – oggi Giuseppe Conte – questa dovrebbe essere una questione…
di Alessandro Gnocchi
L’avevano presentato (giornali e politici) come il grande accordo. Una pietra miliare per almeno tre motivi diversi: ridefiniva le politiche europee sull’immigrazione; segnava la ritrovata coesione dell’Unione in nome della solidarietà; l’Italia usciva dall’isolamento, nuovamente rispettata grazie al passo felpato e sapiente del Conte Bis, Continua a leggere
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