Cari Antifascisti, avete cambiato la storia e distorto la Costituzione!

Condividi su:

di Redazione

L’ex magistrato e ex senatore del Pd Gianrico Carofiglio ha, recentemente, sostenuto che “l’idea comunista è democratica”. In questo periodo in cui la sinistra italiana ha trovato comodo riesumare la dicotomia “fascismo-antifascismo”, per deviare l’attenzione dai reali problemi del Paese, almeno a partire dalla faziosissima inchiesta di Fanpage, purtroppo dalla parte politica opposta non abbiamo letto nulla di concretamente all’altezza delle argomentazioni di bolsa retorica resistenziale. Pare che il Cdx debba solo passare il tempo a chinare il capo, a cospargerselo di cenere, ad allinearsi al Pensiero Unico, come se non ci fosse modo di replicare seriamente ed alla pari a chi sente una superiorità morale ed intellettuale, in realtà inesistente. Partendo da questi presupposti,, l’Avv. Pietro Ferrari ci ha inoltrato un suo articolo inedito, col quale fornisce un contributo, che riteniamo completo, a questo dibattito:

dell’Avv. Pietro Ferrari

Si avvicina il 99° anniversario della Marcia su Roma e a giudicare da quanta attenzione suscita, il fascismo sembra più vivo che mai. Se appare ovvia la strumentalizzazione fatta da parte della sinistra, non dovrebbe apparire così ovvio che dall’altra parte ci si nasconda sempre dietro un dito alimentando il tabù del fascismo, per cui sarebbe meglio non parlarne. Questo porta a subire un ricatto permanente che invece andrebbe smontato e ribaltato.

Gli agit prop della galassia antifà sanno benissimo che gli italiani anticomunisti sono sempre stati molto più numerosi di quelli antifascisti, ma fanno finta di non sapere che i medesimi italiani considerano giustamente superate queste dicotomie.

I vari Formigli, Landini e galassia sinistra non temono affatto che possa tornare davvero il fascismo ma hanno un ossessivo bisogno di rievocarlo costantemente e vi dico perché.

Il primo motivo è di natura psicologica (quando non psichiatrica).

Lorsignori sanno benissimo che né fascismo né comunismo andranno al potere in Italia, ma sanno pure che il fascismo il Suo ventennio ce l’ha avuto mentre il comunismo non solo non ha mai avuto il Suo, ma non ce l’avrà mai.

Fu il fascismo dopo tre anni di guerra civile ad impedire nel 1922 e per sempre che l’Italia diventasse una repubblica comunista. Il fascismo ha bandito il comunismo in Italia anche nel 1943 impedendo l’invasione jugoslava a nord est.

I comunisti sono dal 1946 nella legalità costituzionale solo perché seguirono uno dei Paesi vincitori della guerra, ma sconfitti nuovamente nel 1948 dalla maggioranza degli italiani, non avranno, e dal 1922 non avrebbero, mai più fatto la storia d’Italia.

In sintesi, se il fascismo non tornerà più, il comunismo non è mai arrivato.

La cosa è davvero frustrante e quindi lorsignori non fanno altro che gridare questo loro disagio, questa frustrazione inappagabile, appena attenuata dalla celebrazione di una “liberazione” che sanno bene non essere stata opera loro. Ecco perché sotto diverse forme da 76 anni si sentono dentro una guerra civile che devono ancora vincere.

Poi c’è il secondo motivo, quello più vile.

A chi giova prendersela ancora col fascismo sconfitto 76 anni fa da una guerra mondiale (e non dalla CocaCola), durante l’epoca della attuale dittatura dei banksters se non a loro stessi? A chi giova distrarre l’attenzione dal vero potere attuale per dirigerla verso i fantasmi o le frustrazioni del passato?

Gli antifascisti in assenza di Fascismo, sappiamo che non porteranno il comunismo al potere e che non avrebbe senso organizzare contro di essi manifestazioni anticomuniste, più ridicole di loro stessi. Si sono sciolti nel conformismo più pigro verso l’accettazione di qualsiasi progetto globalista.

Essi sono ormai da tempo gli utili idioti del peggior capitalismo mai esistito dai tempi di Karl Marx.

E la “Costituzione antifascista”?

Se i Padri Costituenti avessero voluto dichiarare che quella italiana è una Repubblica Antifascista, vi sarebbe stato un articolo chiaro ed esplicito che invece non c’è. Fatta eccezione per l’art. 3 della sulla uguaglianza dei cittadini che è in diretta antitesi con le leggi razziali del 1938 più che col Fascismo in sé, complessivamente la nostra legge fondamentale è sostanzialmente antimonarchica e antirazzista, siccome democratica certamente antitotalitaria più che antifascista tout court. Semmai è “afascista” e pure con diversi punti, chiaramente derivati dal passato, che furono parte integrante del sistema fascista specie se si confronta con il programma di piazza Sansepolcro del 1919, con la Carta del lavoro del 1927 o in parte col Manifesto di Verona del 1943.

Gran parte del nostro sistema giuridico e di economia mista finito nel 1992 era stato inaugurato negli Anni ’30.

Addirittura è stato il sistema politico del dopoguerra ad allontanarsi talvolta dal dettato costituzionale. L’importanza che la Costituzione dava al CNEL si fonda su un parziale recupero del corporativismo fascista, mentre la previsione del riconoscimento dei sindacati come persone giuridiche ricorda una sorta di supremazia dello Stato su di essi. Disposizioni mai attuate.

Il timore che potesse riproporsi un sistema con un governo forte ha prodotto decenni di instabilità politica, grazie ad un parlamentarismo disfunzionale e a troppi livelli decisionali.

È uno dei problemi più gravi che periodicamente si cerca di risolvere con le riforme delle istituzioni, ma sempre fallite. Ed è un problema che deriva questo sì, da un complesso istituzionale antidecisionista che risente del trauma del Fascismo, quando in realtà i Paesi che hanno meccanismi di democrazia decisionista (presidenziale, semipresidenziale o comunque premierati con sistema maggioritario) sono proprio quelli che mai hanno conosciuto i fascismi al potere come Francia, Inghilterra o USA. Idem riguardo al rapporto irrisolto tra politica e magistratura.

La sconfitta militare ha bandito la rifondazione del partito fascista dalla legalità costituzionale italiana del dopoguerra solo nella XII Disposizione Transitoria e Finale, ma non i gerarchi fascisti che già dopo soli cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione potevano candidarsi legittimamente alle elezioni politiche.

Il Parlamento italiano ha abrogato la XIII Disposizione Transitoria e Finale consentendo il ritorno dei Savoia e, paradossalmente, con una maggioranza parlamentare semplice o qualificata potrebbe abrogare anche il divieto di rifondazione del partito fascista, ma non potrebbe mai più restaurare invece la monarchia (art. 139), né potrebbe farlo il “popolo sovrano” che pure ha potuto però votare in passato partiti monarchici, comunque considerati legittimi.

Insomma la Costituzione, non quella diventata slogan ma quella vera, in realtà è troppo poco antifascista per consentire a lorsignori tutto quello che vorrebbero fare, ossia colorare di fascismo qualsiasi cosa si frapponga tra loro e il pieno potere.

 

Perché mezza Italia e forse più non è antifascista

Condividi su:

di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

Ma finitela con questa caccia al fascista, al saluto romano, al busto del duce, al cimelio dell’epoca, alla mezza frase nostalgica e al gesto cameratesco. Si capisce lontano un miglio la malafede della caccia al fascismo ripresa con le ultime inchieste: serve a colpire e inguaiare la Meloni e il suo partito. E ancora più subdoli e cretini sono i finti consigli alla suddetta: diventa antifascista, fai come Fini. Che infatti finì nel nulla, bocciato dagli elettori, scomparso senza gloria. Un’esortazione al suicidio per ottenere post mortem la patente democratica e la riabilitazione in memoria.

Ponetevi piuttosto un problema molto più serio e molto più attuale: perché mezza Italia e forse più non si riconosce nell’antifascismo, non si definisce antifascista, anzi nutre riserve e rigetto? E’ una domanda seria da porsi, dopo che il fascismo fu sconfitto, abbattuto e vituperato, dopo che furono appesi i corpi dei capi, dopo che fu vietata ogni apologia, dopo che sono passati quasi ottant’anni tra tonnellate di condanne, paginate infinite, manifestazioni antifasciste, divieti, lavaggi del cervello a scuola e in tv, perché c’è ancora mezza Italia che non vuole definirsi antifascista? Quella maggioranza non è antifascista ma non è affatto fascista, se non in una piccola percentuale residua, se non amatoriale; gran parte di loro non si riconoscono affatto nel fascismo, lo reputano improponibile, superato. Per loro è assurdo già solo porsi la domanda. Ripudiano violenza, razzismo, guerra e dittatura. Semmai una larga fetta di loro ritiene che si debba giudicare il fascismo nei suoi lati negativi e positivi, senza demonizzazioni; neanche il comunismo fu male assoluto. Molti di loro vorrebbero un giudizio storico più equilibrato, più onesto, più veritiero.

Il vero problema che evitate di vedere non è la persistenza presunta del fascismo nella società italiana ma l’ampiezza dell’area di opinione che non vuol definirsi antifascista e non si riconosce nell’antifascismo. Avete provato almeno una volta a porvi la domanda, senza aggirare le risposte con moduli prestampati e retorica celebrativa? Noi ce la siamo posta e non da oggi. E la riassumiamo così.

Tanti italiani non si definiscono antifascisti perché a loro sembra grottesco usare una definizione che aveva un senso nel ’45, all’età dei loro nonni, quando invece vivono coi pronipoti del terzo millennio. Non si definiscono antifascisti perché a molti di loro sembrerebbe monca, carente una definizione del genere perché così escluderebbero o addirittura assolverebbero altre forme di dittatura, di totalitarismo e di dispotismo, a partire dal comunismo.

Tanti italiani non si definiscono antifascisti perché è ben vivo il ricordo delle bandiere rosse che monopolizzavano l’antifascismo, dei cortei militanti col pugno chiuso e più recentemente dei movimenti antifà e dei nuovi partigiani a scoppio ritardato. Sanno che l’antifascismo fu l’alibi per i compromessi storici, le aperture e l’egemonia comunista e si tengono alla larga.

Tanti italiani non si definiscono antifascisti, come invece viene loro prescritto, perché non credono al bianco e al nero, hanno conosciuto per vie traverse e quasi clandestine le storie che non si vogliono far sapere, e che riguardano sia il regime, sia i suoi avversari, sia la guerra partigiana e non vogliono schierarsi conoscendo crimini e misfatti di quel tempo e di quei versanti.

Senza andare lontano, anzi restando in casa, molti italiani ricordano loro padre, loro nonno fascista e hanno di lui una memoria e un giudizio molto diversi rispetto al mostro dipinto dalla vulgata antifascista. E ricordano cosa raccontava. Tanti italiani non si riconoscono nell’antifascismo perché non ci stanno a considerare i loro famigliari in camicia nera come dei criminali, sanno che non è vero, non è giusto; e poi, sono i loro cari.

Tanti italiani non si definiscono antifascisti perché reputano balorda, divisiva e riduttiva la rappresentazione storica che ne deriva, con tutta la storia e l’identità del Paese ridotta alla distinzione manichea tra fascisti-antifascisti. Preferiscono attenersi alla realtà e diffidano dell’ideologia.

Tanti italiani non si definiscono antifascisti perché non sono di sinistra e non vogliono avallare il loro gioco politico, non vogliono farsi strumentalizzare, capiscono che serve solo per arrecare danni e vantaggi alla politica presente.

Il nostalgismo fascista oggi non ha valenza politica in Italia ma solo emotiva, sentimentale, simbolica, araldica, al più cameratesca; fa parte del modernariato. Mentre il rifiuto dell’antifascismo, quello sì, ha una precisa valenza e ricaduta politica, è un chiaro messaggio politico su cui dovreste riflettere.

Aggiungo che fanno bene quei tanti italiani a non cascare nel gioco di pretendere un’abiura davvero insensata e anacronistica. Allontanando dalla politica l’uso improprio del fascismo, si può invece rivendicare il diritto a un diverso giudizio storico sul passato e sul fascismo, fondato sulla realtà e sul lavoro degli storici seri. È sacrosanto tentare di ricucire la storia d’Italia nelle sue scissioni più dolorose e cogliere il filo unitario che la percorre, anche nelle lacerazioni. Non certo per vellicare propositi revanscisti che sarebbero come minimo falsi e ridicoli; sia fascisti che antifascisti. Non si rimpiange un ventennio dopo un ottantennio, c’è un limite matematico e logico, oltre che di buon senso.

Infine, se credete davvero che la storia d’Italia debba cominciare e finire con l’antifascismo, elevato a religione civile, obbligo di leva, e perno costituzionale, chiedetevi perché mezza Italia non si riconosce in questo schema. Se dopo tanti decenni di rieducazione, repressione, propaganda e religione civile, mezza Italia e forse più non si riconosce nell’antifascismo, il problema non è della Meloni ma è vostro, di voi antifascisti in servizio permanente effettivo e dell’esempio che avete dato. Diciamolo: avete fallito.

Giornate per la regalità sociale di Cristo

Condividi su:

Anche quest’anno, una delegazione di “Christus Rex” ha partecipato all’interessantissima ed edificante giornata per la Regalità Sociale di Gesù Cristo, organizzata dall’Istituto Mater Boni Consilii, col consueto zelo apostolico di don Ugo Carandino e la grande preparazione di don Francesco Ricossa, Superiore dell’IMBC.

Segnalazione del Centro Studi Federici

Tra pochi giorni saranno a disposizione i video dell’ultima edizione della giornata per la regalità sociale di Cristo che si è svolta a Vignola (Modena) il 9/10/2021. 
Nel frattempo ricordiamo ai lettori che tutti i video delle edizioni passate sono consultabili al seguente link: https://www.youtube.com/user/sodalitium
Modena, 14/10/2006, I giornata per la regalità sociale di Cristo: 
La dottrina di Cristo Re.
Dalla Cristianità medioevale allo Stato moderno.
 
Modena, 6/10/ 2007, II giornata per la regalità sociale di Cristo: 
Il movimento cattolico: dal Papa Re alla Balena bianca.
 
Modena, 11/10/2008, III giornata per la regalità sociale di Cristo: 
L’ECUMENISMO: NELLA CHIESA, CONTRO LA CHIESA. 
A 80 anni dall’enciclica Mortalium Animos di Pio XI (1928).
 
Modena, 10/10/2009, IV giornata per la regalità sociale di Cristo: 
LUTERO NON VINCERÀ. 
1969-2009: la battaglia per la Messa romana 40 anni dopo l’introduzione del Novus Ordo.
 
Modena, 9/10/2010, V giornata per la regalità sociale di Cristo: 
Quando la Chiesa condannò la “Democrazia Cristiana”. 
100 anni dopo la Lettera Notre Charge Apostolique” di S. Pio X.
 
Modena, 8/10/2011, VI giornata per la regalità sociale di Cristo: 
Risorgimento: Massoneria e Protestantesimo all’assalto dell’Italia cattolica.
 
Modena, 8/10/2012, VII giornata per la regalità sociale di Cristo: 
NOI VOGLIAM DIO! 
1962 – 2012: il Concilio contro la fede, i cattolici contro il Concilio.
 
Modena, 5/10/2013, IX giornata per la regalità sociale di Cristo:
IL REGNO DI CRISTO, L’IMPERO DELLA CHIESA. 
313 – 2013: considerazioni sull’anniversario costantiniano.
 
Modena, 11/10/2014, IX giornata per la regalità sociale di Cristo: 
IL DIVORZIO, UN’ARMA DI DISTRUZIONE DI MASSA. 
40 anni dopo il referendum sul divorzio.
 
Modena, 17/10/ 2015, X giornata per la regalità sociale di Cristo: 
SANTA INQUISIZIONE ED ERETICA PRAVITÀ. 
A 50° anni dalla dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa.
 
Modena, 15/10/ 2016, XI giornata per la regalità sociale di Cristo: 
LE GUERRE DI RELIGIONE. 
L’eresia contro la pace di Cristo e il regno di Cristo.
 
Modena, 17/10/ 2017, XII giornata per la regalità sociale di Cristo: 
DELLA SETTA MASSONICA.
1717 – 2017: i tre secoli della massoneria moderna.
 
Modena, 20/10/ 2018, XIII giornata per la regalità sociale di Cristo: 
NON SERVIAM: il ’68 contro il principio dell’autorità.
 
Modena, 18/10/ 2019, XIV giornata per la regalità sociale di Cristo: 
GLI AMICI E I NEMICI DELLA REGALITA’ DI CRISTO.
Nel centenario della fondazione della rivista antimodernista “Fede e Ragione”, dei Fasci di Combattimento e del Partito Popolare.
 

La recita del Rosario: come Davide contro Golia

Condividi su:

Segnalazione del Centro Studi Federici

All’inizio del mese del Santo Rosario segnaliamo un’enciclica di Pio XII del 1951, dove il papa parla anche delle persecuzioni dei regimi comunisti nei confronti della Chiesa. Sull’incompatibilità del comunismo e del socialismo con la dottrina cattolica: https://www.sodalitium.biz/giornata-la-regalita-sociale-cristo-2021/
Lettera Enciclica “Ingruentium Malorum” di Pio XII del 1951
 
Fin da quando siamo stati elevati alla suprema cattedra di Pietro, per disegno della divina Provvidenza, alla vista dei mali che avanzavano, non abbiamo mai cessato di affidare al validissimo patrocinio della Madre di Dio le sorti dell’umana famiglia, e a questo scopo, come ben sapete, più volte, abbiamo scritto lettere di esortazione. Vi è noto, venerabili fratelli, con quanto zelo e con quanta spontaneità e unanimità di consensi il popolo cristiano abbia risposto dappertutto ai Nostri inviti. Lo hanno magnificamente attestato ripetute volte grandiosi spettacoli di devozione e di amore verso l’augusta Regina del Cielo, e sopra tutto quella manifestazione di universale letizia che i Nostri occhi medesimi poterono in qualche maniera contemplare, quando lo scorso anno dalla Piazza S. Pietro, circondati da una moltitudine immensa di fedeli, abbiamo solennemente proclamato l’assunzione in corpo e anima di Maria vergine in Cielo.
Se il ricordo di queste cose torna a Noi gradito e Ci conforta a sperare fermamente nella misericordia divina, al presente, tuttavia, non mancano motivi di profonda tristezza che tengono in ansia e addolorano il Nostro animo paterno.
Conoscete, infatti, venerabili fratelli, le veramente tristi condizioni dei nostri tempi. L’unione fraterna delle nazioni, da tanto tempo infranta, non è stata ancora dappertutto ristabilita, ma da ogni parte vediamo gli animi sconvolti dall’odio e dalle rivalità, e incombono ancora sopra i popoli minacce di nuovi sanguinosi conflitti. A ciò si aggiunge quella violentissima tempesta di persecuzioni, che già da lungo tempo infierisce contro la chiesa, privata della sua libertà, affliggendola assai duramente con calunnie e angustie di ogni genere, facendo scorrere talvolta anche sangue di martiri. A quali e quante insidie vediamo sottoposte le anime di molti Nostri figli in quelle regioni, perché rigettino la fede dei loro padri, e spezzino con somma loro sventura il vincolo di unione che li lega a questa sede apostolica! Né infine possiamo in alcuna maniera passare sotto silenzio un nuovo misfatto, intorno al quale, con immenso dolore, desideriamo vivamente richiamare non solo la vostra attenzione, ma pure quella di tutto il clero, dei singoli genitori e delle stesse pubbliche autorità: Ci riferiamo a quella iniqua campagna che gli empi conducono a danno della candida innocenza dei fanciulli. Neppure l’età innocente è stata risparmiata, ma si osa, purtroppo, strappare con gesto temerario persino i fiori più belli nel mistico giardino della chiesa, che formano la meravigliosa speranza della religione e della società. Se a ciò si rifletta, non deve destare molta meraviglia il fatto, che tanti popoli gemano sotto il peso dei divini castighi, e vivano sotto l’incubo di calamità ancora maggiori.
Tuttavia la considerazione di uno stato di cose tanto gravido di pericoli non deve abbattere il vostro animo, venerabili fratelli; memori, invece, di quel divino insegnamento: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Lc 11, 9), con maggiore fiducia vogliate innalzare spontaneamente i vostri cuori verso la Madre di Dio, cui sentì sempre il bisogno di ricorrere il popolo cristiano nell’ora del pericolo, giacché ella «è stata costituita causa di salvezza per tutto il genere umano»(2)
Per tale motivo con gioiosa attesa e ravvivata speranza guardiamo al prossimo ritorno del mese di ottobre, durante il quale i fedeli sogliono accorrere con maggiore frequenza alle chiese, per innalzare le loro suppliche a Maria per mezzo del santo rosario. Questa preghiera, venerabili fratelli, desideriamo sia fatta quest’anno con maggiore fervore di animo come è richiesto dall’aggravarsi delle necessità. Ci è ben nota, infatti, la sua potente efficacia per ottenere l’aiuto materno della Vergine. Benché non vi sia certamente un unico modo di pregare per poter conseguire questo aiuto, tuttavia Noi stimiamo che il rosario mariano sia il mezzo più conveniente ed efficace, come del resto viene chiaramente suggerito dall’origine stessa, più divina che umana, di questa pratica e dalla sua intima natura.
Che cosa infatti di più adatto e più bello dell’orazione domenicale e del saluto angelico, che formano come i fiori di cui s’intreccia questa mistica corona? Aggiungendosi, inoltre, alle ripetute preghiere vocali la meditazione dei sacri misteri, ne deriva l’altro grandissimo vantaggio, che tutti, anche i più semplici e i meno istruiti, hanno in ciò una maniera facile e pronta per alimentare e custodire la propria fede. E invero, dalla meditazione frequente dei misteri, l’animo attinge e insensibilmente assorbe la virtù che essi racchiudono, si accende straordinariamente alla speranza dei beni immortali, e viene fortemente e soavemente spronato a seguire il sentiero battuto da Cristo medesimo e dalla sua Madre. La recita stessa di formule identiche tante volte ripetute, nonché rendere questa preghiera sterile e noiosa, quale mirabile virtù, invece, possiede, come si può sperimentare, per infondere fiducia in chi prega e fare dolce violenza al cuore materno di Maria!
Adoperatevi, dunque, venerabili fratelli, con particolare sollecitudine, perché i fedeli, in occasione del prossimo mese di ottobre, possano compiere questo fruttuoso ufficio con la maggior diligenza possibile, e il santo rosario sia da essi sempre più convenientemente stimato e diffusamente praticato. Per opera vostra principalmente il popolo cristiano possa comprenderne l’eccellenza, il valore e la salutare efficacia.
Ma soprattutto Noi desideriamo che in seno alla famiglia sia dappertutto diffusa la consuetudine del santo rosario, religiosamente custodita e sempre più sviluppata. Invano, infatti, si cerca di portare rimedio alle sorti vacillanti della vita civile, se la società domestica, principio e fondamento dell’umano consorzio non sarà diligentemente ricondotta alle norme dell’evangelo. A svolgere un compito così arduo, Noi affermiamo che la recita del santo rosario in famiglia è mezzo quanto mai efficace. Quale spettacolo soave e a Dio sommamente gradito, quando, sul far della sera, la casa cristiana risuona al frequente ripetersi delle lodi in onore dell’augusta Regina del Cielo! Allora il rosario recitato in comune aduna davanti all’immagine della Vergine, con una mirabile unione di cuori, i genitori e i figli, che ritornano dal lavoro del giorno; li congiunge piamente con gli assenti, coi trapassati; tutti infine li stringe, più strettamente, con un dolcissimo vincolo di amore, alla Vergine santissima, che, come madre amorosissima, verrà in mezzo allo stuolo dei suoi figli, facendo discendere su di essi con abbondanza i doni della concordia e della pace familiare. Allora la casa della famiglia cristiana, fatta simile a quella di Nazaret, diventerà una terrestre dimora di santità e quasi un tempio, dove il rosario mariano non solo sarà la preghiera particolare che ogni giorno sale al cielo in odore di soavità, ma costituirà altresì una scuola efficacissima di virtuosa vita cristiana. I grandi misteri della redenzione, infatti, proposti alla loro contemplazione, col mettere sotto i loro occhi i fulgidi esempi di Gesù e Maria, insegneranno ai grandi a imitarli ogni giorno, a ricavare da essi conforto nelle avversità, e, dagli stessi, verranno richiamati a umilmente volgersi verso quei celesti tesori «dove non giunge ladro, né tignola consuma» (Lc 12, 33); porteranno, inoltre, a conoscenza dei piccoli le principali verità della fede, facendo quasi spontaneamente sbocciare nelle loro anime innocenti la carità verso l’amorevolissimo Redentore, mentre essi, dietro il buon esempio dei loro genitori genuflessi davanti alla maestà di Dio, fin dai teneri anni impareranno quanto sia grande il valore della preghiera recitata in comune.
Non esitiamo quindi ad affermare di nuovo pubblicamente che grande è la speranza da Noi riposta nel santo rosario, per risanare i mali che affliggono i nostri tempi. Non con la forza, non con le armi, non con la umana potenza, ma con l’aiuto divino ottenuto per mezzo di questa preghiera, forte come Davide con la sua fionda, la chiesa potrà affrontare impavida il nemico infernale, ripetendo contro di lui le parole del pastore adolescente: «Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con lo scudo: ma io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti … e tutta questa moltitudine conoscerà che il Signore non salva con la spada, né con la lancia» (1 Re 17, 44.49).
Per la qual cosa vivamente desideriamo, venerabili fratelli, che tutti i fedeli, dietro il vostro esempio e il vostro incitamento, corrispondano con sollecitudine alle Nostre paterne esortazioni, unendo insieme i loro cuori e le loro voci, nello stesso ardore di carità. Se aumentano i mali e gli assalti dei cattivi, deve parimenti crescere e diventare sempre più vigoroso lo zelo di tutti i buoni; si sforzino costoro di ottenere dalla nostra amorosissima Madre, specialmente per mezzo di questa preghiera, senza dubbio a lei graditissima, che possano ritornare al più presto tempi migliori per la chiesa e per la società.
La potentissima Madre di Dio, mossa dalle preghiere di tanti suoi figli, ci ottenga dal suo Unigenito Figlio – noi tutti la supplichiamo – che coloro i quali hanno miseramente smarrito il sentiero della verità e della virtù, rinnovati nel loro animo, possano ritrovarlo; ci ottenga, che possano felicemente placarsi gli odi e le rivalità, fonti di discordia e di ogni genere di sventura; che la pace, quella vera, giusta e genuina, torni felicemente a risplendere sugli individui, sulle famiglie, sui popoli e sulle nazioni; che finalmente, assicurati, com’è giusto, i diritti della chiesa, quel benefico influsso che da essa deriva, penetrando senza ostacoli nel cuore degli uomini, fra le classi sociali e le arterie stesse della vita pubblica, congiunga fraternamente i popoli tra di loro e li conduca a quella prosperità che regoli, difenda e coordini i diritti e i doveri di tutti, senza ledere alcuno, affermandosi sempre maggiormente, per la vicendevole e comune collaborazione.
Non dimenticate, venerabili fratelli e diletti figli, mentre pregando fate scorrere la corona del rosario fra le vostre mani, non dimenticate, ripetiamo, coloro che languiscono miseramente in prigionia, nelle carceri, nei campi di concentramento. Tra di essi si trovano, come sapete, anche vescovi allontanati dalle loro sedi per avere eroicamente difeso i sacrosanti diritti di Dio e della chiesa; si trovano figli, padri e madri di famiglia, strappati dal focolare domestico e costretti a condurre lontano una vita infelice in terre sconosciute, sotto altri climi. Come Noi prediligiamo e circondiamo di un affetto paterno tutti costoro, così anche voi, animati da quella carità fraterna che la religione cristiana alimenta e accresce, insieme con le Nostre unite le vostre preghiere davanti all’altare della Vergine Madre di Dio, e raccomandateli al suo cuore materno. Essa senza dubbio, con dolcezza squisita, allevierà le loro sofferenze, ravvivando nei cuori la speranza del premio eterno, e non mancherà ancora, come fermamente confidiamo, di affrettare rapidamente la fine di tanti dolori.
Non dubitando che voi, venerabili fratelli, con lo zelo ardente che vi è solito, porterete a conoscenza del vostro clero e del vostro popolo, nella maniera che vi sembrerà più opportuna, queste Nostre paterne esortazioni; così pure nella certezza che i Nostri figli, sparsi ovunque sulla terra, corrisponderanno volentieri a questo Nostro invito, a voi tutti, al gregge affidato a ciascuno di voi – a quelli in particolare che specialmente reciteranno il rosario mariano secondo queste Nostre intenzioni – come segno della Nostra riconoscenza, auspice di celesti favori, con effusione di cuore impartiamo l’apostolica benedizione.
 
Roma, presso San Pietro, 15 settembre, festa dei Sette Dolori di Maria Vergine, nell’anno 1951, XIII del Nostro pontificato. PIO PP. XII
 

 

Perché il comunismo e il socialismo sono incompatibili con la dottrina sociale della Chiesa

Condividi su:

Il Circolo Christus Rex parteciperà con una sua delegazione all’importante convegno organizzato dall’Istituto Mater Boni Consilii ed invita a partecipare tutti coloro che desiderano ascoltare quello che non si insegna più, ma che rimane scolpito nella roccia del Magistero Perenne della Chiesa Cattolica:

 

Segnalazione del Centro Studi Federici

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
 
Vignola (MO), 9/10/2021: XV giornata per la regalità sociale di Cristo
 
Rivista “Sodalitium” – Centro Studi “Giuseppe Federici”
 
Sabato 9 ottobre 2021si svolgerà la XV edizione della giornata per la regalità sociale di Cristo presso l’hotel La Cartiera di Vignola (MO), Via Sega 2, col seminario di studi tenuto don Francesco Ricossa, direttore della rivista “Sodalitium”. Tema della XV edizione:
 
“INTRINSECAMENTE PERVERSO. I cento anni del comunismo in Italia (1921 – 2021). Perché il comunismo e il socialismo sono incompatibili con la dottrina sociale della Chiesa” 
 
PROGRAMMA
 
 ore 10,00 Arrivo dei partecipanti e apertura dell’esposizione di libri e riviste.
 
ore 10,45 Inizio dei lavori.
 
ore 11,00 Prima lezione: A cent’anni dalla fondazione del Partito Comunista d’Italia. “Il Socialismo come fenomeno storico mondiale”.
 
ore 12,30 pranzo (25,00 euro), prenotazione obbligatoria entro il 2/10/2021.
 
ore 14,30 Seconda lezione: Omicida e menzognero fin dall’inizio. Socialismo e Comunismo nel magistero della Chiesa.
 
ore 16,00 Terza lezione: Infiltrazioni social-comuniste nel mondo cattolico. L’ateismo in Gaudium et Spes.
 
ore 17,30 Conclusione dei lavori.
 
ATTENZIONE: per partecipare ai lavori è necessario segnalare la propria presenza agli organizzatori, anche se non si partecipa al pranzo, per poter predisporre la sala in base al distanziamento. Il lasciapassare sanitario è richiesto unicamente per il pranzo.
 
Non è permessa la distribuzione di materiale informativo senza l’autorizzazione dell’organizzazione.
 
Come raggiungere l’hotel la Cartiera a Vignola (MO)
Per chi arriva da Firenze/Padova/Bologna in autostrada: uscita al casello di Valsamoggia, poi prendere la Via Bazzzanese/SP569 in direzione di Vignola (dal casello: 12,9 km).
Per chi arriva da Piacenza/Milano/Verona in autostrada: uscita al casello di Modena-Sud, poi prendere la strada provinciale SP623 in direzione Spilamberto – Vignola (dal casello: 9,8 km).
 
Per informazioni e iscrizioni: info.casasanpiox@gmail.com
 

Vignola (MO), 9/10/2021: XV giornata per la regalità sociale di Cristo

Condividi su:
Segnalzione del Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
 
Vignola (MO), 9/10/2021: XV giornata per la regalità sociale di Cristo
 
Rivista “Sodalitium” – Centro Studi “Giuseppe Federici”
 
Sabato 9 ottobre 2021 si svolgerà la XV edizione della giornata per la regalità sociale di Cristo presso l’hotel La Cartiera di Vignola (MO), Via Sega 2, col seminario di studi tenuto don Francesco Ricossa, direttore della rivista “Sodalitium”. Tema della XV edizione:
 
“INTRINSECAMENTE PERVERSO. I cento anni del comunismo in Italia (1921 – 2021). Perché il comunismo e il socialismo sono incompatibili con la dottrina sociale della Chiesa” 
 
PROGRAMMA
 
ore 10,00 Arrivo dei partecipanti e apertura dell’esposizione di libri e riviste.
 
ore 10,45 Inizio dei lavori.
 
ore 11,00 Prima lezione: A cent’anni dalla fondazione del Partito Comunista d’Italia. “Il Socialismo come fenomeno storico mondiale”.
 
ore 12,30 pranzo (25,00 euro), prenotazione obbligatoria entro il 2/10/2021 sino a esaurimento dei posti.
 
ore 14,30 Seconda lezione: Omicida e menzognero fin dall’inizio. Socialismo e Comunismo nel magistero della Chiesa.
 
ore 16,00 Terza lezione: Infiltrazioni social-comuniste nel mondo cattolico. L’ateismo in Gaudium et Spes.
 
ore 17,30 Conclusione dei lavori.
 
ATTENZIONE: per partecipare ai lavori è necessario segnalare la propria presenza agli organizzatori anche se non si partecipa al pranzo. 
 
Non è permessa la distribuzione di materiale informativo senza l’autorizzazione dell’organizzazione.
 
Come raggiungere l’hotel la Cartiera a Vignola (MO)
 
Per chi arriva da Firenze/Padova/Bologna in autostrada: uscita al casello di Valsamoggia, poi prendere la Via Bazzzanese/SP569 in direzione di Vignola (dal casello: 12,9 km).
 
Per chi arriva da Piacenza/Milano/Verona in autostrada: uscita al casello di Modena-Sud, poi prendere la strada provinciale SP623 in direzione Spilamberto – Vignola (dal casello: 9,8 km).
 
Per informazioni e iscrizioni: info.casasanpiox@gmail.com

La prima vittima del liberalismo è l’essere umano

Condividi su:

di Karine Bechet Golovko

Fonte: controinformazione

Mentre viviamo in una follia totalitaria globale sullo sfondo di un acuto sanitarismo, ci sono ancora menti annebbiate per continuare a combattere contro il fantasma del comunismo e invocare come mantra tutti i “suoi” crimini. Com’è più comodo lottare contro ciò che non è più, riscriverlo a piacimento, nascondersi da ciò che è! E se spazziamo davanti alla nostra porta? E se parlassimo dei crimini del liberalismo?
Se osassimo guardare in faccia questo mostro che ha partorito, che sta crescendo davanti ai nostri occhi attoniti? Perché questa dittatura globale e disumana è l’essenza del liberalismo.

Mentre in Francia, paese dei diritti umani e di Cartesio, troviamo sempre più politici che chiedono la generalizzazione della tessera sanitaria, cioè la generalizzazione della segregazione sociale; mentre in Russia, paese che è stato distrutto non molto tempo fa in nome del liberalismo e del sacrosanto diritto di andare da McDonald’s, si vaccina a pieno regime, bloccando l’accesso agli ospedali ai non vaccinati e volendo estendere la sorveglianza totale del QR Codice; mentre il nostro mondo è diventato un grande spazio di sperimentazione su popolazioni messe in stato di torpore, una prigione digitale, dove vengono monitorati gli spostamenti di miliardi di individui, nessuno, dico nessuno, vuole interrogarsi sul legame di causa ed effetto tra l’ideologia liberale consegnata a se stessa come preminente e questa distopia globale in cui viviamo.

Com’è comoda questa cecità morale e intellettuale! Continuiamo improvvisamente a fare grandi dichiarazioni che non costano nulla per gridare i “milioni di vittime” del comunismo, se una fonte è necessaria, resta Wikipedia, la nuova biblioteca-palinsesto del mondo globale. Che questo regime fosse restrittivo, che fosse disumano… che oggi siamo felici, quindi. Parliamo d’altro, soprattutto per non parlare di noi stessi.

Siamo felici di non fare domande. Che dire di tutti questi paesi destabilizzati in nome della democrazia – per l’uso delle risorse naturali? Che dire dell’offshoring, dove è possibile lavorare senza vincoli sociali? Che dire di tutte queste guerre, rivoluzioni, colpi di stato contro leader che non sono sufficientemente compiacenti? Quante società distrutte, famiglie distrutte, vite distrutte a causa di questi stupri democratici? Quanti “milioni”?

Se fermiamo la fantasmagorica statistica dei “milioni”, la morte ingiusta di un solo uomo essendo una tragedia perché ogni scomparsa porta con sé una parte di umanità, diventa urgente interrogarsi sulle matrici di queste due visioni del mondo, comunismo e liberalismo. Sto parlando della loro realizzazione, perché in teoria tutte le ideologie sono meravigliose, altrimenti la gente non ci crederebbe.

L’errore più grande del comunismo è stato scommettere sulla capacità dell’uomo di evolversi, di sforzarsi, di migliorarsi – generalizzazione dell’insegnamento, salto scientifico, buon industriale… Ma tutto ciò richiede sforzi e di fronte si presenta Cannes e la Croisette , le sfilate, il piccolo caffè con terrazza a Parigi, il jazz a New York. E dimentica che sta anche facendo festa, che ha amici, vacanze, un lavoro. Non vede cosa si nasconde dietro il velo – queste persone che, come lui, lavorano, che non hanno tutti i soldi per andare all’estero anche se ne hanno il diritto, tutti questi prodotti nei negozi che si differenziano principalmente per etichette a colori, tutto un mondo reale che non viene proposto.

Dal canto suo, le società liberali, tinte di sociale fin da quando è esistito il comunismo, hanno scommesso sulla debolezza dell’uomo, sulla sua naturale tendenza all’agio, sul suo egocentrismo, sul suo materialismo. E hanno vinto. Il liberalismo fu poi ridotto al materialismo, la libertà al possesso. L’uomo ha perso la sua complessità e la sua ricchezza per diventare nient’altro che un individuo, ciascuno credendosi non solo il centro del suo mondo, ma il centro del mondo che può afferrare solo attraverso il suo ombelico – un mondo a misura.

Con la caduta del comunismo, gli equilibri di potere furono sconvolti e l’orgia fu totale. Vediamo il risultato. Gli esseri viventi sono stati ridotti alle loro funzioni più basse: consumare, produrre, riprodursi, distruggersi. Il declino dell’istruzione ha permesso di ottenere l’accettazione per un mondo così primario. Insensati e aggrappati ai loro schermi, gli esseri viventi non sono altro che ammassi di cellule, più o meno produttive, con qualche scatto più disordinato.
La vita ridotta alla sua concezione biologica permette l’affermazione di una dittatura utilizzando l’argomento della salute.

Parteciparvi è un atto di patriottismo, rifiutarlo sarà presto considerato terrorismo. Come ha detto Biden , siate patrioti, vaccinatevi!

“ Fallo ora per te e per i tuoi cari, per il tuo quartiere, per il tuo paese. Può sembrare banale, ma è una cosa patriottica da fare ”.

E gli esseri umani sono pronti a farsi vaccinare per qualsiasi motivo diverso dalla salute – soprattutto per essere lasciati soli, ma anche per andare in vacanza, per andare al ristorante, per andare a teatro, per prendere i mezzi pubblici, per poter continuare a lavorare . Insomma, per far parte di questo nuovo mondo, che non vuole lasciare spazio all’uomo.

Perché il vaccino permette il QR Code o il social pass e il QR Code o il social pass è una fonte di informazioni, le cui chiavi sono negli Stati Uniti come per qualsiasi database e sembra che nel nostro mondo l’informazione sia potere . Quindi, comprendiamo meglio il patriottismo. Negli USA. Lo capiamo meno in Francia o in Russia, ma essendo il progetto globale…

Anche se questo emerge da una fantasmagoria ben descritta durante l’ultima Davos, i leader sono sempre stati inclini a queste derive di un governo totale e liberati dalla costrizione del popolo. Solo gli uomini possono fermarli. Ma dove sono gli uomini? Questo è ciò che mi preoccupa molto di più delle attuali delusioni.

Fonte: Russie Politics Blogspot

Traduzione: Luciano Lago

Il dogma dell’odio

Condividi su:

 

di Peppino Zola

Fonte: Tempi

Caro direttore, ogni regime dittatoriale crea uno slogan per rendere appetibile al popolo la privazione della libertà; per rendere accettabile lo Stato totalitario. Stalin proclamava l’ideale del “Nuovo Uomo Sovietico”, mentre programmava i gulag e determinava la morte di qualche milione di russi. Hitler diceva esplicitamente che “dobbiamo essere crudeli, dobbiamo esserlo con la coscienza pulita” e con questa coscienza massacrò milioni di ebrei e diede iniziò alla tragedia di una guerra mondiale. Mussolini faceva scrivere sui muri di tutta Italia il motto “Credere, Obbedire, Combattere”, per convincere gli italiani che valeva la pena perdere la libertà. Pol Pot (troppo frettolosamente dimenticato tra i feroci dittatori del secolo breve) affermava che “la nostra ambizione è di edificare una società in cui la felicità, la prosperità e l’uguaglianza prevalga per tutti” e per soddisfare questa ambizione fece uccidere 3 milioni di cambogiani dal 1975 al 1979.

Anche coloro che si stanno preparando a diventare prossimamente i dittatori totalitari del “pensiero unico” hanno trovato una parola magica, con la quale cercano quotidianamente di porre a tacere ogni libera espressione di pensiero. Si tratta della parola “odio”, con la quale pongono il veto di parola a chiunque voglia legittimamente esporre un pensiero diverso dal loro. Se si sollevano obiezioni circa una certa conduzione dell’Ue, subito scatta l’accusa di “odiare” l’Europa; se si pongono domande circa il drammatico problema dell’attuale migrazione mondiale, scatta l’accusa di “odiare” i migranti; se si vuole ribadire, con tutta la delicatezza del caso, la dottrina cattolica circa l’esperienza sessuale, scatta immediatamente l’orrenda accusa di essere omofobi. Insomma, come mi ha insegnato l’amico Robi Ronza, è stato messo in atto questo meccanismo: se io penso una cosa diversa da te vuol dire che ti odio e questo sta diventando un dogma. È fin troppo facile capire che questo meccanismo uccide in partenza ogni libertà di pensiero e, con essa, ogni possibilità di vero dialogo. Se affermo legittimamente un pensiero diverso dal tuo, sono squalificato in partenza, con un cartellino rosso preventivo. È la morte della libertà e la parola “odio” è il becchino che sotterra il bene più prezioso dato da Dio all’uomo. I nuovi Mussolini scriveranno su tutti i muri d’Italia la parola “odio”, cercando di farci tacere, ma noi non taceremo. Continua a leggere

1 2 3 4