Green pass, delirio della CEI: “Opporsi è contrario al Vangelo”
di Redazione
IL MESSAGGIO DELLA CEI BACCHETTA NO VAX E NO GREEN PASS. MA CHE C’ENTRA COL VANGELO?
“Confesso a Dio Onnipotente che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni. Faccio pubblica ammenda, poi sarà mia premura replicare il tutto in confessionale: nutro più di un dubbio sulla legittimità e la correttezza, politica e giuridica, del green pass. Mea culpa, mea culpa, mea màxima culpa. Voglio dire: mi son vaccinato con la stessa puntualità con cui mi sono cresimato, però oggi scopro di essere “irresponsabile” e soprattutto “lontano dal Vangelo” perché critico il lasciapassare. E visto che extra eclesiam nulla salus, e che io all’eternità ci tengo eccome, sono costretto a cospargermi il capo di cenere ben prima dell’inizio della Quaresima”.
Inizia così, tra il serio e il sarcastico, il primo capoverso dell’articolo di Giuseppe De Lorenzo sul sito di Nicola Porro. Il giornalista ha perfettamente ragione. Se si accetta la gerarchia ecclesiastica attuale come legittima, il cattolico è tenuto ad obbedire alla richiesta disciplinare dell’Assemblea dei vescovi. Non può attaccarla pubblicamente, perché quando la Chiesa docente dà un imperativo che ha implicazioni di fede o di morale, in questo caso l’implicazione è morale, la Chiesa discente deve (non, può) chinare il capo ed obbedire. Si tratta del principio di Autorità, su cui si fonda la Chiesa gerarchica, che va ubbidita, ovviamente, anche quando non si esprime ex chatedra, su tematiche inerenti la Fede e la Morale. E anche se non si è d’accordo. Pena la scomunica. Chi non conosce o ha penso il significato del principio di Autorità nella Chiesa si comporta come un eretico, che si permette di attaccare pubblicamente un vescovo o il Papa, in materia di Fede o Morale. E’ un’attitudine di matrice protestante, purtroppo, diffusa, in particolare dopo il Concilio Vaticano II, quella che induce il laico a dire che la Chiesa sbaglia in materia di Fede o di Morale, come se potesse farlo, e non fosse Una, Santa, Cattolica ed Apostolica. Non potendo insegnare costantemente l’errore di Fede e di Morale, l’insegnamento dei Padri, dei dottori della Chiesa, dei Papi e persino il can. 188 del codice di Diritto canonico 1917, ci dicono all’unisono che qualora ciò avvenisse, il chierico colpevole decadrebbe da ogni autorità nella Chiesa, “ispo facto, et sine ulla declaratione”. Di fronte all’eresia manifesta, dunque, il cattolico, deve saper reagire constatando la vacanza della Sede Apostolica e riconoscendo la drastica riduzione della dimensione visibile della Chiesa a coloro che, validamente consacrati ed ordinati, rimangono fedeli al Magistero Perenne. Per questo motivo, noi siamo sedevacantisti, consapevoli che il dogma dell’indefettibilità non verrà mai meno, perché ce l’ha promesso Gesù Cristo. Constatando la Sede Vacante per eresia manifesta ovvero pubblica, dovuta all’insegnamento di dottrine differenti o contrarie alla Tradizione, consapevoli dell’invalidità dei riti di consacrazione episcopale riformati nel 1968 e, per conseguenza diretta dell’invalidità dell’ordine sacerdotale post-conciliare effettuato con il nuovo rito modificato nelle formule essenziali, possiamo dire che non ci riguarda ogni cosa venga detta o scritta da chi si è messo fuori dalla Chiesa, professando le dottrine cripto-protestanti del Conciliabolo Vaticano II. E’ nostro dovere di carità, però, denunciare ogni crimine di apostasia o deviazione dottrinale/morale, anche pubblicamente, affinché vengano ingannate meno persone possibili, con l’aiuto della Grazia, perché questi signori occupano i Sacri Palazzi e la gente li crede cattolici. Non è possibile, invece, cadere nel grave errore dell’indisciplina e della disobbedienza verso coloro che si considerano legittimi pastori della Chiesa di Cristo. Sarebbe paradossale e una costante mens antipapista e a-cattolica quella di attaccare pubblicamente i legittimi Pastori della Chiesa in materia di Fede e/o morale. La Chiesa, su questi insegnamenti, non può sbagliare oppure non è Chiesa di Cristo. Tertium non datur.
Procede l’articolo di De Lorenzo, che, potrebbe essere identificato col cattolico, che si interroga, disorientato:
“Adesso vi spiego. Oggi il Consiglio Episcopale permanente della Cei ha reso noto il suo messaggio redatto per la 44a Giornata Nazionale per la vita. Ordinaria amministrazione. Ma tra i giusti richiami ad opporsi all’aborto (Signorini, almeno tu sei salvo), i Vescovi hanno infilato anche quello che i media già leggono come l’anatema contro i no vax e no green pass. Eccolo: “Non sono mancate – si legge nel testo – manifestazioni di egoismo, indifferenza e irresponsabilità, caratterizzate spesso da una malintesa affermazione di libertà e da una distorta concezione dei diritti. Molto spesso si è trattato di persone comprensibilmente impaurite e confuse, anch’esse in fondo vittime della pandemia; in altri casi, però, tali comportamenti e discorsi hanno espresso una visione della persona umana e dei rapporti sociali assai lontana dal Vangelo e dallo spirito della Costituzione“. Direte: chi ti assicura che ce l’hanno coi no green pass? Lo certifica l’Agensir, ovvero il Servizio di Informazione Religiosa sostenuto dalla stessa Cei. Insomma: non si sbaglia mica.
Ora, ho grande rispetto dei Vescovi tutti. Per alcuni di loro nutro anche personale amicizia. Però cribbio: già uno fatica a seguire la retta via dettata da Nostro Signore, se pure opporsi al green pass diventa “lontano dallo spirito del Vangelo” qui il cammino verso la redenzione si fa decisamente complicato. Anche perché la contrarietà non nasce da chissà quale “egoismo, indifferenza o irresponsabilità” (ripeto: sono stravaccinato). Inoltre non sono impaurito. Non mi ritengo confuso, se non quando mi sveglio la mattina prima di riuscire a sorseggiare un caffè. E la visione della persona umana è e resta quella che ho sempre avuto, anche quando tentavo indegnamente di dirigere una banda di scout scalmanati sul “sentiero bianco” della fede. Dunque ai Vescovi chiedo: possibile che opporsi al lasciapassare, ovviamente senza violenze in stile Forza Nuova, significhi davvero avere una visione dei rapporti sociali “assai lontana dal Vangelo” e “dallo spirito della Costituzione”?
Se è così, abbiamo un problema. Non se Dio sia davvero il primo liberale della storia, come sostiene Antonio Martino. Però a me hanno sempre insegnato che “la libertà cristiana” è “sequela di Cristo nel dono di sé sino al sacrificio della Croce” (Papa Ratzinger, 1 luglio 2007). Ossia: vivere il libero arbitrio come servizio. Che c’azzecca col green pass? E coi no vax? Va bene richiamare alla responsabilità sociale. Va bene invitare i credenti a vaccinarsi. Però tutto questo col lasciapassare a poco a che fare. Il principio credo debba essere questo: rispettare il diritto di ognuno, almeno finché non vi sarà una legge che obbliga alla vaccinazione, di scegliere se inocularsi il siero o meno. Basta. Non parliamo di scie chimiche, chip sotto pelle o che altro: ma del fatto che il green pass uccide quella libertà di scelta falsamente garantita dallo Stato. E introduce un obbligo surrettizio a chi, legittimamente, non si fida di Figluolo, Burioni o Speranza. Punto.
Che poi, sbaglio oppure per andare a Messa il green pass non è richiesto? Perché se è così – ed è così – allora la faccenda puzza di bruciato. Confesserò anche i maligni pensieri. Ma io, qui, un ditino di ipocrisia lo noto eccome”. (fonte dell’articolo di De Lorenzo: https://www.nicolaporro.it/green-pass-delirio-dei-vescovi-opporsi-e-contrario-al-vangelo/





Il rapporto di Migrantes e Caritas sui migranti: “Stereotipi e fake news creano isteria”
Perché il Conciliabolo Vaticano II (1962-65) ha trasformato quella che tutti credono la Chiesa Cattolica (ma in realtà è una Contro-Chiesa occupante i Sacri Palazzi) in una sorta di Ong, composta oggi da Presidente (il “papa”) presidente emerito (il “Papa emerito”), consiglio di amministrazione (“cardinali”) e amministratori delegati (Conferenze “episcopali”) coi suoi sottoprodotti smistati nelle parrocchie, modello Caritas, ma non solo (n.d.r.)…
Torniamo alla coop bianca Auxilium che gestisce il Centro Mondo Migliore. Durante le udienze in Tribunale riguardanti Mafia Capitale, sono state rese note intercettazioni investigative in merito alle conversazioni di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati (gli stessi che hanno stimato che il business dell’accoglienza rendeva più del mercato della droga) in cui questi affermano che “Loro stanno in posizione di forza” e “Loro c’hanno i Prefetti” suggerendo che i fratelli Chiorazzo avessero dei rapporti diretti con l’allora Viminale, come scritto da Fabio Amendolara sulla Verità il 31 agosto scorso. Angelo Chiorazzo, nelle medesime udienze, ha confermato di avere “semplici rapporti di conoscenza” con l’ex Viceministro Filippo Bubbico,
di Marco Tosatti
di un corposo abbassamento dei prezzi dei servizi postmoderni di cui sono avidi fruitori. L’immigrazione di massa è utile ai padrini e ai figliocci del regime del capitalismo liberale mentre i costi sociali di tali politiche di revoca delle frontiere territoriali nazionali vengono irrimediabilmente scaricati sui ceti popolari, coloro i quali con gli immigrati devono conviverci senza poter usufruire delle loro prestazioni di manovalanza poco o punto retribuita. Il tema, comunque, mi appassiona poco perché praticamente non vi sono, in Italia, a livello della politica “che conta”, partiti e movimenti che prospettano soluzioni credibili al problema. Alcuni Paesi europei, quelli del “Gruppo di Visegrad”, si sono mossi per tempo e, grazie alla loro indipendenza monetaria, hanno potuto varare politiche efficaci di contrasto ai flussi migratori di massa. L’Italia, invece, un Paese ricattato da Bruxelles e amministrato da un governo non sovrano, ha abbattuto le proprie frontiere interne esattamente come le classi imprenditoriali multinazionali europee le avevano chiesto. Inoltre, in Italia, i partiti di destra mainstream che si dicono anti-immigrazione non hanno ancora voluto capire che non si può essere liberali e liberisti ma contrari ai flussi migratori di massa poiché le migrazioni odierne, in entrata o in uscita dal Paese, sono un epifenomeno del capitalismo. Per cui, questi partiti saranno credibili quando capiranno che la sovranità nazionale di cui si riempiono la bocca in campagna elettorale non è una categoria storica compatibile con l’apertura delle frontiere dello Stato ai cosiddetti investitori multinazionali della new economy.