VERONA, G. AMATO è “l’anti-pride”: “CIVILTA’ vs BARBARIE: La Famiglia prima di tutto!”

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A cura del Circolo Christus Rex-Traditio

Come ogni anno, il mese di Giugno, dedicato al Sacro Cuore di Gesù, viene profanato dalle oscene sfilate, spesso blasfeme, dei cosiddetti Gay Pride. Per una mezza giornata, le città si trasformano in Sodoma e Gomorra. Accadrà a Roma, accadrà Domenica 16 Giugno a Verona. Oltre al consueto Rosario di riparazione per lo scandalo pubblico e per l’offesa a Dio, indetto per le ore 15.00, (Catechismo della Chiesa Cattolica: il “peccato impuro contro natura” è annoverato tra i Peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio) e addirittura per l’invito allo Stato a legittimarne i loro desideri immorali, parificandone le unioni al matrimonio e dando loro in adozione dei bambini, quest’anno, Sabato 15 Giugno alle 16.30 parteciperemo all’evento organizzato da Fortezza Europa presso la sua sede di Via S. Giuseppe 28/a (zona S. Zeno): “LA FAMIGLIA PRIMA DI TUTTO!” con l’autorevole relatore Avv. Gianfranco AMATO, Presidente dei Giuristi per la Vita e collaboratore del nostro Circolo Christus Rex.

Sarà l’anti-pride per antonomasia, in una città che non è cambiata, che appartiene a noi, nonostante questo transitorio periodo di fallimentare amministrazione di sinistra, che pensa più alle manifestazioni dell’orgoglio sodomita, e al gender che alle priorità dei cittadini. E nonostante il silenzio della Curia, in linea con le sacrileghe aperture di questi anni da parte del Vaticano occupato dai modernisti conciliari.

 

Il mese di novembre

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Segnalazione del Centro Studi Federici

 
Catechismo Maggiore di San Pio X – Della commemorazione dei fedeli defunti 
 
212 D. Perché dopo la festa di tutti i Santi si fa dalla Chiesa la commemorazione di tutti i fedeli defunti?
R. Dopo la festa di tutti i Santi si fa dalla Chiesa la commemorazione di tutti i fedeli defunti che sono in purgatorio, perché è conveniente che la Chiesa militante, dopo avere onorato e invocato con una festa generale e solenne, il patrocinio della Chiesa trionfante, venga in soccorso della Chiesa purgante con un generale e solenne suffragio.
 
213 D. Come possiamo noi suffragare le anime dei fedeli defunti?
R. Noi possiamo suffragare le anime dei fedeli defunti colle preghiere, colle limosine e con tutte le altre buone opere, ma sopratutto col santo sacrifizio della Messa.
214 D. Per quali anime dobbiamo noi nella commemorazione de’ fedeli defunti applicare i nostri suffragi, secondo la mente della Chiesa?
R. Nella commemorazione di tutti i fedeli defunti noi dobbiamo applicare i nostri suffragi, non solamente per le anime de’ nostri parenti, amici e benefattori, ma anche per tutte le altre che si trovano nel purgatorio.
215 D. Qual frutto dobbiamo noi ricavare dalla commemorazione di tutti i fedeli defunti?
 
R. Dalla commemorazione di tutti i fedeli defunti dobbiamo ricavare questo frutto:
– pensare che anche noi dovremo morir presto, e presentarci al tribunale di Dio per rendergli conto di tutta la nostra vita;
– concepire un grande orrore al peccato, considerando quanto rigorosamente Iddio lo punisca nell’altra vita, e soddisfare in questa alla sua giustizia colle opere di penitenza per i peccati commessi.
 
 
La pace dei Santi (canto popolare)
 
La pace dei Santi concedi, Signore,
ai morti aspettanti l’eterna mercè:
lenisci il dolore li porta con te,
lenisci il dolore li porta con te.
Requiem aeternam dona eis Domine,
et lux perpetua luceat eis,
et lux perpetua luceat eis.
 
Pel sangue versato da te sulla croce
ascolta la voce di tanto dolor;
il giorno infinito risplenda per lor,
il giorno infinito risplenda per lor.
Requiem…
 
O madre Maria, de’ figli conforto,
conducili al porto di luce e beltà;
deh, abbi per l’alme materna pietà,
deh, abbi per l’alme materna pietà.
Requiem…
 
Deh, fa’ che si ascolti nel buio romito
dei cari sepolti la voce del cuor;
la gioia infinita concedi, o Signor,
la gioia infinita concedi, o Signor.
Requiem…
 

DDL Zan: quando la norma penale è strumento di rieducazione

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di Pietro Dubolino

Fonte: Centro studi Livatino

La reclusione può essere strumento ‘pedagogico’ per sanzionare chi non si allinea con la ‘cultura dell’indifferenza sessuale’? Considerazioni di Pietro Dubolino, presidente emerito di sezione della Corte di Cassazione, a margine dell’articolo del prof Giuseppe Savagnone, comparso su Giustizia insieme: il quale difende il filo conduttore delle nuove disposizioni, pur al prezzo di negare l’antico brocardo ‘Cogitationis poenam nemo patitur’.

1.  Nell’ambito dell’ormai strabocchevole pubblicistica che, dalle opposte trincee, ha per oggetto il DDL Zan sulla “omotransfobia”, mette conto segnalare l’articolo comparso il 25 maggio scorso sulla rivista giuridica Giustizia insieme a firma di Giuseppe Savagnone, professore emerito di storia e filosofia nei licei statali e direttore, per molti anni, dell’ufficio per la pastorale della cultura della diocesi di Palermo.

Articolo, quello anzidetto, che, pur provenendo da una sponda dichiaratamente di sinistra, e quindi comunque favorevole al disegno di legge in questione, vuole tuttavia caratterizzarsi per un approccio apparentemente moderato e conciliativo, manifestato in particolare nel richiamo, in termini di apprezzamento, se non anche di condivisione, alla presa di posizione di alcune associazioni femministe contrarie al concetto di “identità di genere”, accomunato, nel testo approvato dalla Camera ed attualmente in discussione al Senato, a quelli di “sesso”, “genere”, “orientamento sessuale” e definito come “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso”. Si tratta, però, di un’unica concessione che, guarda caso, viene rivolta ad un mondo, quello appunto delle associazioni femministe, tradizionalmente vicinissimo alla sinistra e delle cui opinioni, quindi, sarebbe assai sconsigliabile non tenere conto.

2. Quanto al resto, il sostegno al DDL Zan, nella sua attuale formulazione risulta, pur nell’apprezzabile pacatezza del linguaggio, assoluto e granitico. Il che non lo renderebbe particolarmente interessante se non fosse per il fatto che l’Autore, per un verso, minimizza quello che dovrebbe essere il contenuto meramente precettivo della norma in gestazione, affermando che essa prevederebbe “soltanto l’estensione ai comportamenti violenti ‘fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità’ [del]le aggravanti che già il nostro ordinamento prevede per quelli che riguardano i reati commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso”; per altro verso riconosce espressamente che il DDL Zan, in realtà, vuole avere un “carattere simbolico e pedagogico” e, pertanto, “non si limita a difendere i diritti delle persone omosessuali” ma, proprio per tale suo carattere, “pone le basi per una educazione capillare alla cultura dell’indifferenza sessuale”, per cui “si può facilmente prevedere che i suoi effetti non si manifesteranno [solo – N.d.R.] nelle aule dei tribunali, ma in tutte le sedi in cui si realizza un’opera educativa”. Continua a leggere

Dieci esempi concreti di gnosi omosessualista tra i “modernisti cattolici”

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Leonardo Motta

Il “Gesù pro Lgbt” propagandato nei giorni scorsi dalla Chiesa Nazionale Islandese (di matrice Luterana) ci porta a non stupirci più di tanto perché i casi di gnosi omosessualista all’interno della Chiesa Cattolica di matrice modernista sono numerosi. Non ci credete? Vi ricordo dieci esempi che fanno comprendere come una certa gnosi omosessualista si è introdotta ai vertici delle gerarchia ecclesiastica e, ancor di più, nel clero.

Incontrando dei religiosi latinoamericani, il 6 giugno 2013, Jorge Bergoglio aveva affermato che nella Chiesa c’è una “lobby gay”, ed aveva aggiunto: “dobbiamo vedere cosa possiamo fare”.

Questa lobby, purtroppo, negli ultimi anni ha alzato notevolmente la cresta e sta tentando di cambiare anche la dottrina della Chiesa. Il che non significa che chi sposa queste posizioni abbia necessariamente tendenze omosessuali. Molto semplicemente diversi sostenitori di questa pericolosissima gnosi sono diventati semplicemente dei sudditi del pensiero oggi dominante e, da sudditi del mondo e non di Cristo, cercano di trovare un compromesso tra la gnosi omosessualista e l’insostituibile dottrina della Chiesa.

Facciamo solo qualche esempio recente.

Il “cardinale” americano Joseph Tobin (che dovrebbe guidare a Cristo 1,5 milioni di cattolici di Newark, New Jersey) il 17 aprile 2019, durante un’intervista con Anne Thompson della NBC sul “Today Show” (https://www.today.com/video/how-cardinal-joseph-tobin-found-his-calling-in-the-catholic-church-1496688707952), ha sostenuto che il Catechismo della Chiesa cattolica avrebbe usato “un linguaggio molto sfortunato” sugli omosessuali. Purtroppo il cardinale ha “confuso” ciò che dice il Catechismo sull’inclinazione omosessuale (gli atti omosessuali sono, infatti, definiti “intrinsecamente disordinati”) con quello che realmente dice sulle persone omosessuali. Tobin è lo stesso personaggio che nel 2017 ha promosso il libro “Building a Bridge” del discusso gesuita padre James Martin, un gesuita che pontifica sull’omosessualità attraverso il suo profilo Twitter (https://mobile.twitter.com/JamesMartinSJ). In quel libro si sostiene che la Chiesa deve modificare il linguaggio con cui parla di omosessualità. Tobin aveva detto del libro che “in troppe parti della nostra Chiesa ufficiale le persone LGBT sono state fatte sentire sgradite, escluse e persino piene di vergogna. Il nuovo libro di Padre Martin, coraggioso, profetico e ispiratore, segna un passo essenziale per invitare i dirigenti della Chiesa a svolgere il ministero con più compassione, e per ricordare ai cattolici Lgbt che essi sono parte della nostra Chiesa ufficiale come qualsiasi altro cattolico” (https://www.catholicnewsagency.com/news/cardinal-tobin-catechism-language-very-unfortunate-on-homosexuality-45966). Continua a leggere

Il ddl Zan & C. produrrebbe l’effetto di rovesciare l’ordine etico della società

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In Parlamento si discute sul testo unificato che contiene il Ddl contro l’omotransfobia. Quali saranno le ricadute se dovesse diventare legge? Cosa si potrà dire e cosa no? Avremo ancora un diritto d’opinione o questo segnerà la fine del libero pensiero? Ne abbiamo parlato con Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita.

di Ida Giangrande

Il quotidiano Avvenire ha ospitato l’onorevole Alessandro Zan per spiegare che il testo unificato delle proposte di legge in materia di omotransfobia non sono liberticide e che per i cattolici non c’è nessun problema per quanto riguarda il diritto d’opinione e di credo religioso. L’hanno convinta le rassicurazioni dell’on. Zan?

In effetti l’on. Zan ha precisato che l’estensione dell’attuale art.604 bis del Codice penale non riguarderebbe la «propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico». Sembrerebbe, quindi, che in caso di approvazione delle modifiche proposte, ai cattolici sarà possibile affermare che gli eterosessuali sono superiori agli omosessuali o, se si preferisce, che gli omosessuali sono inferiori agli eterosessuali. Sarebbe inoltre consentito, sempre secondo Zan, affermare pubblicamente che l’omosessualità è una «grave depravazione», come sancisce il punto 2357 del Catechismo della Chiesa cattolica. Bene, questo ci tranquillizza. Ciò che, invece, ci lascia alquanto perplessi è il secondo aspetto del ragionamento di Zan. Secondo il deputato del PD, infatti, ciò che verrebbe punito è la discriminazione o l’istigazione alla discriminazione basata su motivi di genere, orientamento sessuale e identità di genere, e la violenza o la provocazione alla violenza basata sempre sui predetti motivi.

Quali sono gli elementi che la lasciano perplessa circa la discriminazione e la violenza?

Ci sono due obiezioni che subito mi vengono in mente. La prima riguarda la definizione del concetto di discriminazione che la proposta di legge non chiarisce. E non è un problema da poco se si formulano alcune ipotesi che certamente interessano cattolici e relativa Chiesa. Se, per esempio, il Rettore di un Seminario diocesano decidesse di non ammettere o di espellere un seminarista perché pratica l’omosessualità, integrerebbe evidentemente un atto di discriminazione sanzionabile ai sensi dell’art. 604 bis, lett. a) del Codice penale, secondo la riforma voluta da Zan. Stessa cosa se un parroco decidesse di non dare un incarico pastorale ad un omosessuale convivente e militante per i diritti LGBT, o decidesse di non affidare i ragazzi dell’oratorio per un campo estivo ad un responsabile scout che si trovasse nelle stesse condizioni. Nell’identica situazione di troverebbe un parroco che rifiutasse la provocazione di due lesbiche conviventi e militanti per i diritti LGBT che chiedessero, per la strana coppia, una benedizione in chiesa.  Discriminazione sarebbe considerata anche quella di un pasticciere cattolico che si rifiutasse di confezionare una torta “nuziale” per la cerimonia di un’unione civile tra due omosessuali. O un fotografo cattolico che rifiutasse di prestare il proprio servizio fotografico per un’analoga cerimonia. Le ipotesi potrebbero proseguire fino all’esclusione di un uomo che si “sente” donna dall’accesso ai bagni riservati alle donne, o dall’accesso agli spogliatoi femminili di una piscina. In questo caso la discriminazione avverrebbe sulla base dell’identità di genere. Sempre rispetto a questo tema, un istituto scolastico non potrebbe imporre un codice di abbigliamento ad un insegnante transessuale o persino ad un docente Drag Queen, perché il variopinto trucco e l’eccentrico costume costituirebbero un’espressione dell’identità di genere tutelata per legge. La scuola non potrebbe porre in essere una discriminazione nei confronti dell’insegnante come i genitori non potrebbero rifiutarsi di mandare i propri bimbi a scuola con una simile maestra. Raccogliere, poi, le firme per protestare contro l’istituto scolastico integrerebbe un’istigazione alla discriminazione. Né sarebbe, ovviamente, consentito ai genitori impedire che i propri figli partecipino ai cosiddetti “corsi gender”, quelli appunto basati sul concetto di identità di genere.  Continua a leggere

Della festa della santissima Trinità

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Della festa della santissima Trinità

104. Quando si celebra dalla Chiesa la festa della santissima Trinità?

La santissima Trinità si onora dalla Chiesa in ogni giorno dell’anno e principalmente nelle domeniche; ma se ne fa una festa particolare nella prima domenica dopo la Pentecoste.

105. Perché nella prima domenica dopo la Pentecoste si celebra dalla Chiesa questa festa particolare della santissima Trinità?

Nella prima domenica dopo la Pentecoste si celebra dalla Chiesa la festa della santissima Trinità, affinché comprendiamo che il fine dei misteri di Gesù Cristo e della discesa dello Spirito Santo, è stato di condurci a conoscere la Trinità santissima, e ad onorarla in ispirito e verità.

106. Che cosa vuol dire santissima Trinità?

Santissima Trinità vuol dire: Dio uno in tre persone realmente distinte: Padre, Figliuolo e Spirito Santo.

107. Dio è purissimo spirito: perché dunque si rappresenta la santissima Trinità in forma visibile?

Dio è purissimo spirito; ma le tre Persone divine si rappresentano con certe imagini per far conoscere alcune proprietà od azioni che loro si attribuiscono, od il modo in cui qualche volta sono apparse.

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Della festa dell’Ascensione

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84. Che cosa si celebra nella festa dell’Ascensione?
R. Nella festa dell’Ascensione si celebra il giorno glorioso, in cui Gesù Cristo, in presenza dei suoi discepoli, salì per virtù propria al cielo, quaranta giorni dopo la sua risurrezione.

85. Per quali motivi Gesù Cristo è salito al cielo?
R. Gesù Cristo è salito al cielo,
1.    per prendere possesso dell’eterno regno conquistato colla sua morte;
2.    per prepararci il nostro luogo, e servirci di mediatore ed avvocato presso il Padre;
3.    per mandare lo Spirito Santo a’ suoi Apostoli.

86. Nel giorno dell’Ascensione, entrò in cielo il solo Gesù Cristo?
R. Nel giorno dell’Ascensione non entrò in cielo Gesù Cristo solo, ma vi entrarono seco le anime degli antichi Padri, che aveva liberate dal limbo.

87. Come si trova Gesù Cristo in cielo?
R. Gesù Cristo in cielo siede alla destra di Dio Padre; cioè come Dio è uguale al Padre nella gloria, e come uomo è innalzato sopra tutti gli Angeli e tutti i Santi, e fatto Signore di tutte le cose.

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Catechismo Maggiore di San Pio X – Del santo Natale

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4 D. Che festa è il santo Natale?
R. Il santo Natale è la festa istituita per celebrare la memoria della nascita temporale di Gesù Cristo.

5 D. Che cosa ha di particolare il santo Natale tra tutte le altre feste?
R. Il santo Natale tra tutte le altre feste ha due cose di particolare:
1 che si celebrano gli uffici divini nella notte precedente, secondo l’uso antico della Chiesa nelle vigilie;
2 che si celebrano tre messe da ogni sacerdote.

6 D. Perché la Chiesa ha voluto ritenere l’uso di celebrare nella notte del Natale i divini uffizi?
R. La Chiesa ha voluto ritenere l’uso di celebrare nella notte del Natale i divini uffizi per rinnovare con viva riconoscenza la memoria di quella notte, in cui, nascendo il divin Salvatore, cominciò l’opera della nostra redenzione.

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Bergoglio abolisce la “pena di morte”, contro tutta la Tradizione della Chiesa

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Segnalazione Zenit 

CONTRO LA TRADIZIONE DELLA CHIESA, CONTRO I DOTTORI DELLA CHIESA, CONTRO LA CORRETTA INTERPRETAZIONE DEL COMANDAMENTO “NON AMMAZZARE”, CONTRO S. TOMMASO D’AQUINO, BERGOGLIO INVENTA UN’ALTRA AMENITA’ PER LA SUA CHIESA, SEMPRE PIU’ LONTANA DAI DIRITTI DI DIO E SEMPRE PIU’ VICINA AD UN ASSURDO ANTROPOCENTRISMO DAL SAPORE LIBERAL-MASSONICO (N.D.R.)

“La pena di morte è inammissibile”

Nuova redazione del n. 2267 del Catechismo della Chiesa Cattolica (conciliare, n.d.r.) sulla pena di morte Rescriptum “ex Audentia SS.mi”

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