RAI: contro Foa si sono schierati Merkel e Napolitano. E pure Attali
Segnalazione del Blog di Maurizio Blondet
Segnalazione del Blog di Maurizio Blondet
di Marcello Veneziani
Li aspettano al varco, coi fucili spianati. In Rai, nei Ministeri, nel settore pubblico, ovunque ci saranno nomine. E già cominciano a miscelare minacce e vittimismo. Riprendono, come accade almeno da 24 anni, dal primo breve governo Berlusconi, a parlare di liste di proscrizione, di teste tagliate, appena qualcuno si azzarda a parlare di cambiamento.Prendete per esempio la Rai. Un tempo seguiva un criterio deprecabile chiamato lottizzazione, ovvero si spartivano gli incarichi tra i partiti. Poi arrivò Renzi e fece l’asso pigliatutto; e non ebbe come alibi, io però ci metto i migliori; no, mise scartine, servette, lecchini ad personam ai posti di comando. E adesso, appena qualcuno accenna dal governo alla necessità di cambiare, adottano un sistema sperimentato: alzano il tiro contro il governo, marcano di più tutto ciò che lo contrasta, perché così se li buttano fuori, diranno che è per la censurare la loro notoria indipendenza. E non perché sono inadeguati, perché il ricambio è previsto in democrazia, perché hanno fatto flop, e perché erano lì non per meriti e qualità ma solo perché erano al servizio della ditta. No, si protesteranno discriminati, vittime dei populisti, sovranisti, fascisti, razzisti, nazisti, dunque caduti per la libertà. Continua a leggere
L’“uomo che sussurra ai potenti” esprime la sua opinione in una delle sue consuete lettere domenicali al direttore de Il Tempo, secondo giornale della Capitale. Il lettore si chiederà perché questi sporadici spazi a chi è sotto moltissimi punti di vista estremamente lontano dalle nostre posizioni. Ebbene, dopo averlo conosciuto, il motivo è presto detto: l’ “uomo che sussurra ai potenti” può dire cose, alle volte, più interessanti di altri. Senza offesa verso chi non sussurra niente a nessuno… anzi…(N.d.R.)
di Luigi Bisignani
Caro direttore, Matteo Salvini, come un leone nella savana, fiuta l’aria e prepara il prossimo attacco per conquistare sempre più territorio. Le prime mosse sono andate meglio del previsto e ora che ha posto al centro del dibattito europeo il fronte dell’immigrazione, tra l’altro ridicolizzando Macron e prendendosi il plauso della Merkel, può gestire “dall’alto” i rapporti con i suoi alleati, Forza Italia e Fratelli d’Italia, i quali per non essere annientati faranno di tutto per non metterselo contro. Il Movimento 5 Stelle, fiaccato per una serie di ragioni, prima fra tutte le lotte interne tra il gruppo Grillo-Di Battista-Fico e quello Di Maio-Bonafede-Casaleggio che lo dilaniano da quando hanno cominciato ad annusare il profumo del potere, perde sempre più consensi. Con una savana dal panorama così arido, il leone Salvini sta preparando in gran segreto il suo piano B: si prenderà, in un solo colpo, i delusi di Berlusconi, della Meloni ma soprattutto una parte di quell’elettorato grillino che non sopporta più quel giustizialismo sommario e ambientalismo di facciata che blocca investimenti e nuove infrastrutture. Continua a leggere

di Maurizio Blondet
Il 13 giugno scorso Guy Verhofstadt, ex primo ministro belga, eurodeputato, con le mani in tutte le paste europeiste ed oligarchiche, ha usato un termine “pesante” – e di solito vietato nella polemica politica civile – per accusare l’opposizione democratica all’euro-oligarchia: “Quinta Colonna”.
“Leader governativi come Orbàn, Kaczynski e Salvini hanno un solo obiettivo, distruggere l’Europa e uccidere la nostra democrazia liberale, e lo stanno facendo assieme a quelle che io chiamo le cheerleader di Putin: Nigel Farage, Marine Le Pen e Geert Wilders”.
“C’è una cerchia del male attorno al nostro continente, che comprende Putin, Erdogan e, se le cose si dovessero mettere male, anche Trump” – aggiungendo – “Politici come Le Pen, Wilders e Farage, sono capaci solo di intascare i soldi del Cremlino e di ricevere gli aiuti dei servizi segreti di Mosca. Sono la quinta colonna di Putin”.
di Marco Giannini

Fonte: Comedonchisciotte
di Paolo Becchi e Giuseppe Palma

Fonte: Scenari Economici
Seppur all’ultimo momento, M5S e Lega hanno trovato l’accordo per la formazione di un governo politico che determina una svolta essenziale: si tratta della prima vera vittoria delle forze sovraniste. Anzitutto, verso l’Europa: in una Unione che, dopotutto, era riuscita ad assicurare i suoi equilibri anche in presenza di forze anti-europeiste, arriva ora un’Italia “sovranista”, guidata da un’alleanza tra le due principali forze “nazional-popolari”. Altrove, avevamo avuto sconfitte: nonostante il buon risultato elettorale della Le Pen, la Francia di Macron ha prevalso, così come in Germania, nonostante l’exploit nazionalista, il sistema si è ricompattato. Ecco, la novità italiana: il “sistema” non è riuscito a ricompattarsi, ad assorbire e neutralizzare le opposizioni che lo attraversavano. Certo, ci hanno provato tutti e in tutti i modi: Berlusconi pensando ad un governo di centrodestra che avrebbe trovato in parlamento l’appoggio dei “responsabili”, il Pd sperando nel governo del Presidente, Mattarella con la sua ipotesi di un “governo neutrale”. Ma alla fine Lega e M5S hanno vinto: governeranno loro, insieme, dopo il passo di lato di Berlusconi. Come era sin dall’ inizio nella natura del cose. Continua a leggere

Berlusconi è in agonia, ma rottamarlo ora è una missione (quasi) impossibile
Berlusconi, la pietra d’inciampo per l’accordo tra Lega e Cinque Stelle. Invecchiato, in un’Italia che non è più quella di Mediaset, indeciso. Il vero dramma del Cav va in scena in questi giorni. (di Alessandro Giuli, LEGGI)
QUINTA COLONNA
di Longino
Si chiama Francesco, ha 73 anni, è un operaio in pensione e vive a Maldola, un piccolo paese dell’appennino forlivese. Sua figlia Elisa, 45 anni, è cerebrolesa dalla nascita. L’altro ieri mattina, alle 8.30, prima di affidarla al pulmino che l’avrebbe portata – come ogni, da 12 anni – in un Centro di Assistenza, Francesco ha sparato un colpo di pistola in testa ad Elisa, che è morta sul colpo. Poi, Francesco ha puntato l’arma contro se stesso e si è sparato. Ora è in gravissime condizioni, mentre la madre di Elisa è ancora in stato forte di forte choc. Francesco aveva paura di non potercela più fare, era preoccupato di non poter continuare a sostenere le spese per Elisa e soprattutto angosciato per il futuro della fìglia. Che fine avrebbe fatto senza di lui e senza sua moglie?
Una storia come tante, si dirà. Sì, come troppe. All’inizio del mese di marzo, a Firenze, un uomo di 84 anni, Guerrando, ha preso il suo fucile da caccia ed ha sparato alla moglie Gina, 82 anni e alla figlia Sabrina, 44 anni, tetraplegica. Anche lui, come Francesco, aveva paura del futuro.
Un altro Francesco, invece, che non ha alcuna paura del futuro, e quindi della morte, perché mostra di non credere né nell’Inferno né, tanto meno, nell’immortalità dell’anima, dissacra la contemplazione e le preghiere dei monaci. Continua a leggere

Segnalazione Linkiesta
Il leader di via Bellerio lavora a un centrodestra a sua immagine e somiglianza. Vuole essere il successore di Berlusconi. E ha bisogno di non rompere la coalizione. Il patto con Di Maio serve a consolidare un nuovo bipolarismo: il loro
di Alessandro Franzi
Non l’abbraccio mortale con il Movimento 5 Stelle, ma la definitiva conquista del centrodestra. E’ questo l’orizzonte che sembrano indicare le mosse di Matteo Salvini, dopo aver trasformato la Lega (Nord) nel primo partito della prima coalizione uscita dalle elezioni del 4 marzo. L’abboccamento con i 5 Stelle – il primo partito – è una necessità dovuta alla mancanza di una maggioranza numerica in Parlamento. Ma è anche qualcosa in più. Sia Salvini sia Luigi Di Maio intendono gestire la nascita di quella che considerano la terza repubblica, non più solo slegata dalle ideologie novecentesche ma anche disancorata dai legami con le tradizionali famiglie politiche. E per farlo entrambi i leader, Salvini e Di Maio, si sono coalizzati per indebolire gli avversari: da una parte Silvio Berlusconi, dall’altra il Pd. E per riscrivere le regole del gioco: una legge elettorale con premio di maggioranza che possa certificare alle prossime elezioni, quando ci saranno, un nuovo bipolarismo. Il loro. Una strategia che potrebbe anche non passare da un governo politico fra Lega e M5S, che ne ucciderebbe in un sol colpo tutta la carica di novità.
Chi e come andrà a Palazzo Chigi, però, lo si vedrà solo nelle prossime settimane. Certo è che Salvini ha in mente da parecchio tempo un centrodestra che qualcuno ribattezzerebbe “Lega Italia”. Non è importante il nome, quanto la strategia. Dalla fine del 2013, il segretario del Carroccio ha lavorato alla costruzione di una sua proposta nazionale, non più circoscritta al Nord Italia. Ha adottato parole d’ordine unificanti: contro la sovranità ceduta all’Unione Europea, contro le nuove migrazioni, contro l’Islam. Ha dato scandalo con i suoi discorsi improntati alla dissacrazione del politically correct. E ha inaugurato quello che gli riesce sempre bene: una campagna elettorale permanente, che è scesa al Sud, passando per le regioni del Centro Italia che lo hanno premiato con risultati elettorali spesso a due cifre. Salvini rappresenta la nuova destra. Non solo quella radicale che si è raccontata in questi mesi. Il suo messaggio estremo ha raggiunto un elettorato moderato rimasto senza riferimenti, e dunque pronto ad affidarsi senza remore intellettuali. Salvini rappresenta dunque anche un nuovo centrodestra, che non ha più in Berlusconi il suo totem.
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