Inflazione confermata all’8,1% a maggio nell’Eurozona

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di Mariangela Tessa

Resta confermata per il mese di maggio, linflazione dell’Eurozona. Secondo l’Ufficio statistico europeo, Eurostat, i prezzi al consumo segnano un +8,1% su base tendenziale, rispetto al +8,1% della stima flash e dal consensus. Il mese precedente si era registrato un incremento del 7,4%. Su base mensile i prezzi al consumo sono saliti dello 0,8%, in linea con il +0,8% della stima preliminare e dal consesus, e dopo il +0,6% del mese precedente.

L’inflazione core, depurata dalle componenti più volatili quali cibi freschi, energia, alcool e tabacco, evidenzia una crescita del 3,8% su base annua, rispetto al +3,8% della stima flash e del consensus. Il mese precedente si era registrato un +3,5%. Nell’intera Unione europea, l’inflazione sale dell’8,8% su base annua (dal +8,1% di aprile), mentre mese su mese si registra un +1%. Si tratta di dati nettamente al di sopra del target del 2% della BCE, che a luglio innalzerà i tassi per la prima volta in 10 anni.

L’inflazione in Italia mette in allarme le associazioni

Il dato arriva all’indomani di quello italiano. Ieri l‘Istat ha confermato che a maggio 2022 l’inflazione in Italia è salita al 6,8%, come non accadeva da novembre 1990. Significativa l’accelerazione per i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, passati dal +5,7 % di aprile a quasi il 7 per cento dello scorso mese. Coinvolti dagli aumenti anche i prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,8% a +6,7%). Tra i rincari che fanno salire la cifra finale dello scontrino c’è poi quello degli alimentari lavorati (+6,6% annuo).

Un dato che non ha mancato si sollevare preoccupazioni tra le associazioni. All’inflazione corrisponderà un aumento di circa 320 euro a famiglia, fa sapere Coldiretti secondo la cui stima, la categoria per la quale gli italiani spenderanno maggiormente sarà la verdura (nel 2022 costerà complessivamente circa 80 euro in più), seguita da pane, pasta e riso, che pagheremo circa 60 euro in più. Per carni e salumi si prevede un aumento di circa 55 euro all’anno. Seguiranno la frutta – continua Coldiretti – pesce, latte, formaggi e uova e olio, burro e grassi.

Preoccupazione anche da Assoutenti che definisce il dato “una sciagura per i consumatori” che parla di “un vero e proprio allarme, destinato purtroppo ad aggravarsi nei prossimi mesi” ha fatto sapere il suo presidente Furio Truzzi, secondo cui la spesa per una famiglia può arrivare a costare 550 euro in più: “Il Governo non può restare a guardare e, di fronte a quella che è una emergenza, deve adottare misure straordinarie a tutela delle famiglie e dell’economia, bloccando subito il prezzo dei carburanti e ricorrendo a tariffe amministrate per i beni primari come gli alimentari e l’energia”.

Migranti, ricorso di associazioni finanziate da Soros e Rockefeller

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di Roberto Vivadelli

Ricorso di due associazioni supportate dall’Open Society Foundations di George Soros e dalla Fondazione Rockfeller contro Italia, Malta e Libia. “Ricorrenti violazioni contro i migranti”

L’Asgi e il Cairo Institute for Human Rights Studies (Cihrs), associazioni sostenute e sponsorizzate rispettivamente dai magnati Soros e Rockfeller, hanno denunciato Italia, Libia e Malta dinanzi al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite per presunte “ricorrenti violazioni“. Al centro del ricorso delle due associazioni pro-immigrazione, cioè che è successo nella giornata del 18 ottobre 2019, quando due uomini somali, insieme ad altre 50 persone, fuggono dalla Libia. Quando si trovano nella zona Sar maltese, “molto vicini a Lampedusa, chiamano soccorso. Hanno iniziato ad imbarcare acqua e la loro vita è in pericolo. Alarm Phone ricevuta la segnalazione dell’evento Sar chiede l’intervento di Malta e dell’Italia, autorità competenti secondo il diritto internazionale. Entrambe le autorità non effettuano alcun salvataggio mentre aspettano per molte ore l’arrivo della cosiddetta Guardia Costiera libica, che intercetta la barca e riporta in Libia tutte le persone a bordo. La motovedetta utilizzata è il “Fezzan” fornito ai libici dal governo italiano“.

In questo Paese, osservano, “i due uomini non trovano alcuna forma di protezione. Vengono più volte detenuti in diversi centri di detenzione. Alcuni di questi centri sono quelli finanziati dalle autorità italiane. Sono torturati e molte volte cercano di lasciare la Libia, dove rimangono bloccati per molto tempo“. Secondo le due associazioni, infatti, questo episodio esemplifica una prassi di respingimenti illegali perpetrati in accordo con la Libia, un Paese dove migranti, richiedenti asilo e rifugiati sono notoriamente perseguitati e dove c’è un sistematico ricorso alla detenzione arbitraria e la tortura. Alla conferenza stampa di presentazione del ricorso sono intervenuti Lorenzo Trucco, presidente di Asgi e uno dei legali rappresentati dei ricorrenti, e Karim Salem del Cairo Institute for Human Rights. Il ricorso, hanno sottolineato, è un modo per portare davanti al Comitato una strategia chiara: l’esternalizzazione delle frontiere dell’Europa, in cui ogni paese coinvolto svolge un ruolo preciso e decisivo.

Poco importa se l’Italia è stata lasciata sistematicamente sola dall’Europa dinanzi a un fenomeno come quello dell’immigrazione dall’Africa: l’obiettivo delle due associazioni è fare pressione al fine di stralciare l’accordo con i libici, che amplificherebbe a dismisura l’arrivo dei barconi sulle nostre coste, già fuori controllo. Secondo i dati del Viminale, i migranti sbarcati sulle nostre coste dal 1 gennaio ad oggi sono 13.381; nel 2019 erano stati 3.654. Solo a luglio ne sono arrivati 6.431, contro gli appena 1.088 del 2019. La cosa curiosa è che, rispetto al 2018 e al 2019, il numero di minori è crollato: 1.441 contro i 1.680 del 2019. Come se non bastasse siamo in emergenza sanitaria – come deciso dal governo – e alcuni dei migranti che sbarcano riescono a fuggire e a dileguarsi nel nulla. Stralciare l’accordo con i libici avrebbe conseguenze semplicemente catastrofiche e non risolverebbe certo il problema dei “diritti umani”: festeggerebbero solamente i trafficanti di esseri umani.

Ma da chi sono supportate Asgi e il Cairo Institute for Human Rights Studies (Cihrs)? Come riporta La Verità, la prima, si legge sul sito, è un’associazione di promozione sociale nata dall’intenzione di condividere la normativa nascente in tema d’immigrazione da un gruppo di avvocati, giuristi e studiosi che ha, nel tempo, contribuito con suoi documenti all’elaborazione dei testi normativi statali e comunitari in materia di immigrazione, asilo e cittadinanza, promuovendo nel dibattito politico-parlamentare e nell’operato dei pubblici poteri la tutela dei diritti nei confronti degli stranieri. È supportata dall’Open Society Foundations, l’organizzazione “filantropica” del finanziere George Soros, e dalla Fondazione Charlemagne. Come abbiamo già approfondito in questo articolo, George Soros supporta molte realtà che sponsorizzano l’immigrazione di massa, anche in Italia.

Per quanto riguarda il Cairo Institute for Human Rights Studies (Cihrs), spiega La Verità, parliamo di “un’organizzazione non governativa indipendente fondata nel 1993” allo scopo di “promuovere il rispetto dei principi dei diritti umani e della democrazia” e promuovere “la cultura dei diritti nella regione araba“. Il principale finanziatore del Cihrs è la Rockefeller Brothers Fund, fondata nel 1940 dai figli di John D. Rockefeller.

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