L’ateo Onfray: «Mi batto per la civiltà cristiana contro la nuova barbarie»

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di Leone Grotti

Fonte: Tempi

Ateo, anticlericale, edonista, Michel Onfray ha pubblicato un nuovo libro, L’arte di essere francese, nel quale afferma di riconoscersi nelle «radici cristiane» della Francia, sostenendo la necessità di difenderle. Il suo non è certo un libro apologetico, quanto l’ultimo atto d’orgoglio di un intellettuale sul Titanic «nel momento in cui il capitano ha annunciato che la nave affonderà. Gridare non serve a nulla, l’unica cosa che resta è affondare con eleganza. Ora che la nave comincia a sprofondare, voglio morire vivendo», afferma in un bella intervista a Le Figaro.

La denuncia del postumanesimo
La nave che affonda è, appunto, quella della civiltà giudaico-cristiana, con la sua storia gloriosa e la sua tradizione intellettuale di primo piano (Montaigne, Cartesio, Rabelais , Voltaire, Marivaux, Hugo). I flutti che la stanno affondando sono quelli di una nuova civiltà «postumanista», dalla quale Onfray prende le distanze pur ammettendone l’ineluttabilità. Una nuova civiltà «che nessuna etica o morale potrà fermare», fatta di «intelligenza artificiale che crea chimere uomo-animale, che commercializza la vita (riferimento alla legge di bioetica di prossima approvazione in Francia, ndr), fondata sull’ideologia “woke” e che costituisce una barbarie». Una barbarie, per Onfray, inevitabile e alle porte.
Davanti a questo nuovo paradigma, «ovviamente rimpiango la civiltà giudaico-cristiana e per il momento mi batto per essa». Anche perché nella nuova era postumana non ci sarà più posto per Rabelais, che amava raccontare l’uomo nella sua carnalità, mentre oggi viene esaltato «un corpo senza carne, senza grasso, senza colesterolo, senza trigliceridi, senza zucchero, senza sesso, senza sangue, senza tabacco – ma con l’hashish e la cocaina. Rabelais magnificava il corpo naturato, mentre quest’epoca lavora per l’avvento di un corpo denaturato».

Morta la ragione, restano le opinioni
Non ha futuro neanche Cartesio, con la sua «priorità data alla ragione per costruire una verità, mentre la nostra epoca privilegia le emozioni, i sentimenti per produrre opinioni spacciate come grandi verità», continua il filosofo. Nell’epoca del #MeToo, Marivaux «sarebbe denunciato come maiale e violentatore, esposto alla vendetta popolare». Hugo «passerebbe invece per sovranista, populista, demagogo e nazionalista. Voltaire sarebbe chiuso in una Bastiglia digitale, crocifisso sui social. Le sue opere, piene di antisemitismo, misoginia, fallocrazia, omofobia e islamofobia, sarebbero virtualmente bruciate. Nessuno pubblicherebbe oggi un solo rigo di ciò che ha scritto».
Ed è proprio perché, nel suo impareggiabile quanto insincero pessimismo, ritiene che la civiltà sia ormai destinata ad affondare per fare spazio a una «nuova barbarie» che Onfray scrive il suo L’arte di essere francese. Perché «coloro che vivranno più di me questo crollo dantesco della nostra civiltà dispongano almeno di un utile cordiale». Ma anche offrire un cordiale all’uomo contemporaneo, in fondo, è un atto “controrivoluzionario” di speranza e di resistenza.

Le illusioni sono finite

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Fonte: Il Giornale

Professor Tremonti, oggi è Il suo compleanno. Un giorno di bilanci non solo personali ma anche politici e soprattutto filosofici. Come vede il nostro Paese?

Comici e “crematisti”: queste sono le figure nuove, anzi antichissime, che in questi giorni si presentano sulla scena, occupandola con le loro “arti” e con le loro “magie” applicate alla politica, mettendo in scena la mediocrità o il peggio del nostro possibile futuro. Un tipo di futuro che, invece, dobbiamo e possiamo evitare, mettendoci dal lato giusto della storia.

Da dove partiamo?

Da un po’ lontano, ma forse neanche troppo lontano. Partiamo da Roma, ma arriveremo anche ad Atene, i due luoghi dove tutto, o tanto, è cominciato. Nell’antica Roma agli attori era fatto divieto di fare politica e questo per una ragione molto seria: degli attori si conosceva, ma anche si temeva, la capacità di suggestionare ed influenzare il popolo. Lo stesso valeva, ed a maggior ragione, per i comici. Una categoria, questa, certo non minore, di quell’arte, anzi superiore nella capacità di impressionare la plebe e per questo, a ragione, temuta.

Immagino che ogni riferimento a fatti e persone dei giorni d’oggi sia da considerare casuale…

Nella Roma di oggi è l’opposto di quanto era nella Roma antica. Non è all’arte comica che si vieta la politica, ma è la politica che si sottomette o insegue l’arte comica. Del resto, le grandi maschere italiane appaiono nel Seicento, nella decadenza e nella sottomissione allo straniero di quella che è stata una grande civiltà.

Però Grillo ha rappresentato una vera e propria rivoluzione in Italia… Continua a leggere

Radical-chic e ignoranti-pop

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di Marcello Veneziani

Lunedì scorso è morto in America Tom Wolfe e io vorrei dire qualcosa sui radical chic, di cui lui fu scopritore e brillante stroncatore. Li critico anch’io da quando li conobbi, lessi da ragazzo il libro di Wolfe contro di loro che aveva pubblicato Alfredo Cattabiani nel ’73 da Rusconi. Anzi, prima dei radical-chic conobbi il loro antenato, lo snob di cui sparlava Panfilo Gentile, notando che snob sta per sine nobilitate, finto nobile che si atteggia a tale. Oltre che supponenti, i radical chic e gli snob diventano detestabili quando si fanno intolleranti verso chi non appartiene alla loro razza.

Ma non mi piace per nulla neanche il loro rovescio, la rozza ignoranza pop. Quella di chi detesta ogni lettura e disprezza tutto ciò che odora d’arte, pensiero e cultura, quella di chi spara giudizi sprezzanti quanto dementi in rete senza capire, senza sapere; quella di chi odia il mondo ed erutta e scoreggia contro l’universo e ogni grandezza nel nome della libertà e dei diritti. Quella di chi soffre d’invidia egualitaria, vuol far patire chi sta meglio di loro e far loro confiscare quel che hanno meritato e conquistato. Insomma quelli che fanno valere la loro ignoranza enciclopedica come un diritto e una virtù. A volte è gente anche di destra, anche se di solito l’homunculus-tipo è al di sotto della destra e della sinistra. Non saprei dire quale sia peggio tra i radical-chic e i cafonal-pop. O meglio, saprei: i peggiori sono quelli che fanno ricadere sugli altri la loro spocchia o la loro ignoranza. Continua a leggere