Cambiano le regole anti Covid: cosa succede nelle prossime settimane

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Da febbraio certificazione verde illimitata per chi ha ricevuto la terza dose o ha già avuto il Covid

di Edoardo Sirignano

Le vaccinazioni che continuano a salire, così come l’aggressività, sempre meno forte di Omicron, possono far cambiare nelle prossime settimane le regole anti-Covid. A ribadirlo è Pierpaolo Sileri, sottosegretario al ministero della Salute, intervenuto ai microfoni de “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus. “Siamo – dichiara l’esponente del governo – in una fase di transizione, ma a breve ci sarà un cambiamento radicale della nostra vita, un progressivo ritorno alla completa normalità”.

Le prime novità arriveranno per quanto riguarda il green pass. Da febbraio sarà valido per sei mesi dall’ultima somministrazione. Una notizia che soddisfa gli esperti, a partire da Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova: “E’ una prova di buon senso, soprattutto nel momento in cui non sappiamo se e come si farà la quarta iniezione”. Ema e Aifa, in tal senso, ancora non hanno dato il via libera all’ennesimo richiamo. L’attuale certificazione illimitata, quindi, resterà tale fino a quando non verranno prese decisioni in tal senso.

Novità anche per quanto concerne la scuola, visto che sale il numero di ragazzi e ragazze vaccinati. “I provvedimenti – spiega – Sileri – verranno fatti sulla base dei dati, ma direi che ormai ci siamo”. Non sembra, comunque, andare in porto la proposta dei governatori di far restare in aula gli studenti positivi asintomatici. Si potrebbe, invece, col passare del tempo andare verso una quarantena più breve, che nei fatti agevolerebbe le attività didattiche, così come dovrebbe essere ridotto l’utilizzo della Dad per agevolare le lezioni in presenza. La svolta, però, dovrebbe aversi solo in seguito all’elezione del Presidente della Repubblica.

Un primo passo, comunque, è un provvedimento che consentirà il ritorno in aula a chi è stato positivo e ha un tampone negativo. Non ci sarà più bisogno della certificazione della Asl o del medico curante. Per quanto riguarda l’uscita dalla quarantena, infatti, si starebbe pensando a una procedura semplificata, che renderebbe più semplice tornare alla normalità.

Altro step in avanti potrebbe essere anche quello relativo alle zone a colori, considerando che per i vaccinati la diversificazione allo stato conta ben poco, mandando così in soffitta la norma adottata nell’autunno del 2020. A breve potrebbero essere non classificati più i pazienti positivi che sono in ospedale perché affetti da altre patologie, come a più riprese suggerito dalle Regioni.

Non è scontato che ci sia più neanche il tanto discusso obbligo vaccinale. “Bisognerà passare – dichiara Sileri – a una vaccinazione per il Covid fatta come quella per l’influenza, ovvero rivolgendosi soprattutto alle categorie più fragili. Anche per questo, però, i dati saranno indicativi”.

Ultimi cambiamenti, infine, dovrebbero essere quelli relativi agli spostamenti. Dal 1 febbraio al 15 marzo, chi arriva da uno Stato dell’Unione Europea potrà non effettuare il tampone, superando così quanto stabilito prima delle vacanze di Natale. Si allargano anche i cosiddetti corridoi free. Attualmente, infatti, si può andare con green pass e tampone molecolare solo ad Aruba, Maldive, Mauritius, Seychelles, Repubblica Dominicana ed Egitto. Dal prossimo mese, invece, sarà possibile recarsi anche a Cuba, Singapore, Turchia, Thailandia, Oman e Polinesia francese.

Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/salute/cambiano-regole-anti-covid-cosa-succede-nelle-prossime-2005535.html

La libertà al di là della retorica della libertà

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di Andrea Zhok

Fonte: Sfero

Ieri, stremato dall’ennesimo scempio argomentativo ascoltato nell’ennesima discussione su Green Pass e dintorni avevo pensato di provare a redigere (di nuovo) una sorta di vademecum con domande e risposte, magari solo per un senso di ordine mentale. Tuttavia ho l’impressione che siamo oramai andati oltre il livello in cui questo livello di ragioni poteva avere preminenza. Se non hanno attecchito a sufficienza da due mesi a questa parte, oramai siamo arrivati ad un livello ulteriore.

Sul piano di merito al di là dei mille argomenti di dettaglio in cui ci si può perdere, per stabilire l’illegittimità del Green Pass nella sua versione italiana bastavano due argomenti, semplici, e che chiunque avesse fatto un minimo sforzo di approfondimento poteva acquisire subito.

Per definire sul piano scientifico l’illegittimità del GP basta stabilire che:

1) anche i vaccinati contagiano;[1]

2) nessuno è nella posizione di garantire la piena sicurezza dei preparati da inoculare ora in uso.[2]

Non ci voleva assolutamente niente altro. Ed entrambi i punti sono accertati al di là di ogni possibile dubbio (vedi un po’ di riferimenti in nota).

Il primo punto elimina alla radice la presunzione di dover “tenere alla larga” il non inoculato in quanto potenzialmente lesivo (in effetti non godendo della protezione del farmaco il non inoculato è più facilmente la parte lesa.)

Il secondo punto fornisce ragioni per lasciare agli individui il compito di soppesare pro e contro dell’inoculazione – per sé o per le persone su cui si esercita la podestà – in quanto non ci sono da considerare solo benefici.

Sotto condizioni di ragionevolezza la discussione si sarebbe dovuta concludere qua, anzi non sarebbe neanche dovuta nascere.

Ma la scelta fatta dal governo è stata diversa. Nella crescente incredulità di chi ha seguito dall’inizio quella scelta all’opposizione, il governo è andato avanti in perfetta impermeabilità come un rullo compressore. Perché lo ha fatto? Due opzioni sembrano possibili.

A) Se l’idea era quella di creare un’astuta forma di obbligo mascherato a vaccinarsi senza assumersene la responsabilità, in tal caso possiamo pacificamente concludere che il governo ha fatto un disastro, irrigidendo le posizioni di chi non voleva cedere a un ricatto, esasperando il clima sociale, danneggiando l’economia, e riuscendo nel suo intento principalmente verso chi era inutile vaccinare, cioè le fasce giovanili – desiderose di una qualche normalità. Una catastrofe. Se questo era il governo dei competenti, la fantasia non basta ad immaginare gli incompetenti.

B) In alternativa il Green Pass non sarebbe stato inteso mai con finalità sanitarie ma principalmente come forma di controllo sociale destinata a durare; esso opera già in effetti una selezione tra ‘concilianti’ e ‘contestatori’, e con piccoli aggiornamenti funzionali può divenire uno strumento di sorveglianza e condizionamento potentissimo (una volta introdotta la pratica sociale, qualunque ‘buona ragione’ approvata dal governo può divenire criterio per sospendere elementari diritti di vita associata, emarginando il dissenziente). Questo scenario è più machiavellico, ma molto più coerente con il comportamento effettivo del governo.

Quale sia lo scenario effettivo personalmente non lo so. Potrebbe di principio anche essere una combinazione dei due (per alcuni, i più sprovveduti tra i nostri governanti, varrebbe la prima motivazione, mentre altri, giovandosi della loro dabbenaggine, starebbero mettendo in campo un’agenda di più ampio respiro.)

Ma questo quadro manca di un aspetto più radicale, profondo, e duraturo, un aspetto che non è chiaro se sia stato previsto neppure sotto l’ipotesi più malevola.

Che sia accaduto per caso o che sia stato preparato, di fatto questa crisi ha portato in luce qualcosa che prima era inapparente: un allineamento di tutti i ‘poteri’ nazionali, inquadrati a sostegno di un unico progetto, di cui il GP è un tassello. Governo, Parlamento e Confindustria, multinazionali farmaceutiche e multinazionali del digitale, sistema mediatico e magistratura, tutti i poteri che contano si trovano in una sorta di armonioso allineamento planetario, concorde nel rigettare ogni forma di resistenza all’imposizione di questa “cittadinanza per i meritevoli”.

Certo, in ciascuno di questi ambiti ci sono singoli individui che sfuggono dal flusso principale, ma il loro impatto è irrilevante.

Ora, è importante comprendere quale sia il quadro che viene percepito da chi contesta il GP, perché esso è inedito e sconcertante, e si presenta con questi tratti:

• Si assiste ad un governo che, nonostante (o forse proprio per) la sempre minore rappresentatività democratica delle forze che lo compongono, si accoda obbediente alle volontà di un “uomo della provvidenza”, un tecnico sostenuto dai vertici UE, incoronato dai media come l’Ultima Spiaggia, l’ultima occasione di redenzione di un paese immeritevole. Il governo procede per decreti, senza nessuna opposizione degna di nota, attuando un programma definito dalle condizionalità del PNRR che nessuno ha mai discusso o spiegato, figuriamoci sottoposto al voto.

Simultaneamente Confindustria utilizza i sindacati nazionali come stuoino, imponendosi come unico interlocutore effettivo del capo del governo.

• Il sistema sanitario, snodo fondamentale nella recente vicenda pandemica, ne esce stremato e ulteriormente ridotto nella sua dimensione pubblica. Dopo gli innumerevoli cicli di ‘razionalizzazione’ passata, ora si trova di fronte ad una parziale privatizzazione di fatto, per manifesta incapacità di far fronte alle liste d’attesa, mentre il problema pandemico viene consegnato ad una soluzione ‘cost-effective’ come la vaccinazione di massa, che non lascia tracce strutturali nel SSN. Il meccanismo della vaccinazione di massa si presenta come un modo per rendere abile e arruolata una parte maggioritaria della popolazione, costi quel che costi, attraverso un’operazione che trasferisce risorse dallo stato alle case farmaceutiche, senza rinforzare un sistema terapeutico pubblico.

In questo contesto si è ‘scoperta’ anche l’influenza straordinaria dell’industria farmaceutica, da cui una medicina sempre più affidata a finanziamenti privati, anche e soprattutto sul piano della ricerca, dipende oramai in modo preponderante. In questo contesto si sono viste pressioni, denunce, sanzioni mai viste prima, verso quella minoranza di medici che si è opposto alla narrativa pandemica dominante e a protocolli di cura fallimentari (e che siano fallimentari non è opinabile, avendo l’Italia i peggiori dati di letalità Covid al mondo). Nonostante quasi due anni di balletti imbarazzanti, di dichiarazioni e smentite e giravolte, gli organismi sanitari alle dipendenze del governo esigono l’assoluta acquiescenza dell’intero comparto sanitario. Questa obbedienza letteralmente perinde ac cadaver è stata richiesta da chi nel corso di un anno ha sostenuto: immunità di gregge con il 70% di vaccinati, anzi no con l’80%, anzi no obiettivo impossibile; efficacia dei vaccini al 97%, anzi al 67%; copertura dei medesimi di 6, anzi 9, anzi 12, o forse 3-4 mesi; loro conservabilità a meno 80°, anzi no anche in un frigo normale; loro scadenza estendibile di 3 mesi che manco lo yogurt; inoculazioni di cocktail di vaccini diversi mai sperimentati insieme, che mia zia ha detto che fan benissimo; protocolli sanitari congelati per mesi su ‘tachipirina e vigile attesa’, senza considerare nessun trattamento con farmaci riconvertiti (ampiamente usati all’estero); ecc. ecc. E sulla base di questa performance cristallina poi li vediamo minacciare di radiazione, sanzioni o morte professionale chiunque non si allinei con posizioni che – del tutto incidentalmente ça va sans dire – sono le più gradite alle multinazionali del farmaco.

• Nel frattempo, l’altro grande vincente del periodo Covid accanto all’industria farmaceutica, cioè le multinazionali che manovrano le reti di comunicazione telematica scatenano presunte “cacce alle fake news” manipolando i motori di ricerca, bloccando siti sgraditi con la più completa opacità sui criteri, reindirizzando ricerche di informazioni a fonti governative, cambiando gli algoritmi di diffusione e condivisione in modo da ridurre lo spazio a tesi ritenute improvvide, facendosi insomma garanti privati della verità pubblica da loro insindacabilmente dichiarata tale. Accadono così cose paradossali, come il fatto che la semplice menzione del sito VAERS (Vaccine Adverse Event Reporting System: il sito americano ufficiale per i rapporti sugli eventi avversi da vaccinazione) possa comportare la sospensione di una pagina sui social. (E questo mentre, all’insegna della massima trasparenza, l’Aifa decide di non fornire più i dati nazionali sugli eventi avversi con cadenza mensile, ma solo trimestrale.)

• Infine, ma più importante di tutti, il ruolo dei media di portata nazionale, giornali e televisioni, che hanno fatto a gara nell’omettere, distorcere e manipolare ogni informazione che potesse in qualche modo minacciare la narrazione governativa. Nella quasi totalità i giornali, che hanno perso negli ultimi quindici anni due terzi dei lettori, oramai fanno da mera cassa di risonanza retorica delle opinioni di direttori che sono emanazioni dirette del grande capitale. Non parliamo delle televisioni di portata nazionale. Chi si è ritrovato in questo periodo dalla parte “sbagliata” della barricata ha visto continuamente, ogni giorno, sistematicamente distorte od omesse tutte le informazioni rilevanti per capire qualcosa della protesta nel paese e delle sue motivazioni. Mentre si potevano vedere trasmesse (su canali alternativi e privati) manifestazioni estese, partecipate, reiterate, in tutte le città italiane, queste venivano trasformate televisivamente in nulla, salvo quando occasionalmente c’era un tafferuglio da stigmatizzare. Si è assistito a ondate martellanti di trasmissioni di “approfondimento” (Dio li perdoni) dove una vittima sacrificale (eterodossa) era chiamata a fare da bersaglio per le tirate bullistiche e ignoranti di veri e propri plotoni di esecuzione mediatica. E quando non si poteva tacere si è proceduto con metodici atti di character assassination nei confronti dei dissenzienti più autorevoli.

Ecco, il risultato di questo processo, per la parte di popolazione, non piccola, che l’ha vissuto è molto semplice.

Si è compreso, si è capito nel modo più diretto ed intuitivo che la propria collocazione di liberi cittadini in una democrazia è oggi sostanzialmente illusoria.

Se e nella misura in cui le nostre azioni e opinioni sono funzionali a specifici interessi (nella fattispecie gli interessi di autoriproduzione del capitale  implementati dallo stato neoliberale) possiamo avere una qualche voce, ma nella misura in cui ciò non accada possiamo essere ridotti in un istante alla più perfetta impotenza politica, sociale e culturale.

La rappresentanza democratica è inesistente, giacché le opzioni politiche tra cui possiamo effettivamente scegliere sono solo varianti cromatiche del Partito Unico Neoliberale.

Tutti i diritti acquisiti, tutte le pretese costituzionali ci possono essere sottratti in un momento senza colpo ferire. Le nostre ragioni possono essere silenziate e spezzate.

Per fare tutto ciò non c’è nessun bisogno di modificare formalmente il funzionamento dello stato e delle istituzioni, non c’è bisogno di sospendere le elezioni, né di chiudere i sindacati o i giornali, non c’è bisogno di inviare squadracce punitive. Niente di tutto ciò. Tutto è già predisposto a poter produrre gli stessi effetti di quegli interventi roboanti e onerosi con modalità quiete e pressoché inavvertite ai più.

Ecco, ed è a questo punto che – nella mia esperienza per la prima volta – l’invocazione di piazza alla “libertà” acquista un senso chiaro e condivisibile. “Libertà” è di per sé termini generico e ambiguo come pochi, e la sua invocazione in forma di slogan, come ogni slogan, è affetto da una costitutiva astrattezza che lo può rendere buono per mille usi, anche discutibili. È discutibile l’idea di libertà come arbitrio (“faccio quel che mi pare”), è assai discutibile l’idea di libertà liberale (“faccio gli affari miei, caschi il mondo”), ma nessuno di questi significati è qui in discussione.

In questo momento, in questo contesto, l’appello puro e semplice alla “Libertà” acquista un significato potente e indispensabile: è sia la libertà personale di autodeterminazione, sia la libertà come partecipazione democratica, entrambe ora calpestate e obliterate.

L’appello elementare alla “libertà” ora appare come qualcosa di eloquente, non perché abbia dietro una chiara elaborazione, ma perché il contesto ne chiarifica il senso: in una situazione che mostra la possibilità già in atto di mettere a tacere ogni istanza pubblica sgradita, in una realtà che evidenzia la capacità di un blocco di interessi consolidati di plasmare il giudizio pubblico e di guidare questo simulacro di democrazia in qualunque direzione desideri, in questo contesto chiedere “libertà” significa dare voce a una richiesta di senso che è innanzitutto umana, necessaria e preliminare ad ogni altra.

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[1] • Benjamin S. Bleier, et al., COVID-19 Vaccines May Not Prevent Nasal SARS-CoV-2 Infection and Asymptomatic Transmission, in Otolaryngology–Head and Neck Surgery, 2021, Vol. 164(2) 305–307.

• Talia Kustin, et al., Evidence for increased breakthrough rates of SARS-CoV-2 variants of concern in BNT162b2-

mRNA-vaccinated individuals, in Nature-Medicine, 14 June 2021.

• Subramanian S.V., Kumar, A., Increases in COVID‑19 are unrelated to levels of vaccination across 68

countries and 2947 counties in the United States, in European Journal of Epidemiology, September 2021.

• Subbaraman, N., How do vaccinated people spread Delta? What the science says, Nature, 12 August 2021

https://www.nature.com/articles/d41586-021-02187-1

• Griffin, Sh., Covid-19: Fully vaccinated people can carry as much delta virus as unvaccinated people, data indicate, in British Medical Journal,2021, 374, n. 2074

https://www.bmj.com/content/374/bmj.n2074?fbclid=IwAR1RfrBGtGkQlf_gxHLUzjCkVBlQNPrHiVsPoDcqXeQ49A9nggHyEBv07as

[2] • Pomara C., et al. Post-mortem findings in vaccine-induced thrombotic thombocytopenia https://haematologica.org/article/view/haematol.2021.279075

• Perry et al., “Cerebral venous thrombosis after vaccination against COVID-19 in the UK: a multicentre cohort study”, in The Lancet

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(21)01608-1/fulltext

• Jane Woo, et al., “Association of Receipt of the Ad26.COV2.S COVID-19 Vaccine With Presumptive Guillain-Barré Syndrome – February-July 2021”,  JAMA, October 7, 2021, doi:10.1001/jama.2021.16496

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2785009

• Saif Abu Mouch, et al., Myocarditis following COVID-19 mRNA vaccination, in Vaccine (https://doi.org/10.1016/j.vaccine.2021.05.087);

• Supriya S. Jain et al., COVID-19 Vaccination-Associated Myocarditis in Adolescents, in Pediatrics, 2021 – doi: 10.1542/peds.2021-053427 https://pediatrics.aappublications.org/content/early/2021/08/12/peds.2021-053427

• George A. Diaz et al., Myocarditis and Pericarditis After Vaccination for COVID-19

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2782900

• Montgomery et al., Myocarditis Following Immunization With mRNA COVID-19 Vaccines in Members of the US Military, https://jamanetwork.com/journals/jamacardiology/fullarticle/2781601

• Rose et al., A Report on Myocarditis Adverse Events in the U.S. Vaccine Adverse Events Reporting System (VAERS) in Association with COVID-19 Injectable Biological Products, in Current Problems in Cardiology, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0146280621002267?via%3Dihub

• Bakir M, Almeshal et al., Toxic Epidermal Necrolysis Post COVID-19 Vaccination – First Reported Case, in Cureus 13(8): e17215. doi:10.7759/cureus.17215

https://www.cureus.com/articles/68051-toxic-epidermal-necrolysis-post-covid-19-vaccination—first-reported-case?fbclid=IwAR2CoiEiCY3-7Yv3dzhPC8Id3lbERhZTYmAYPd6nicNKPctQ2RNXEHlYawE

• Darrell, O. Ricke, Two Different Antibody-Dependent Enhancement (ADE) Risks for SARS-CoV-2 Antibodies, in Front. Immunol. 12:640093. doi: 10.3389/fimmu.2021.640093

• Nouara Yahi et al., Infection-enhancing anti-SARS-CoV-2 antibodies recognize both the original Wuhan/D614G strain and Delta variants. A potential risk for mass vaccination?, in Journal of Infection

https://www.journalofinfection.com/article/S0163-4453(21)00392-3/fulltext?fbclid=IwAR2At6Gy3AnLPHY4pWtKpJb3SmeQ1RljYplRz_oVopGew_YepQQLecA9X0Q

• Cheng et al., Factors Affecting the Antibody Immunogenicity of Vaccines against SARS-CoV-2: A Focused Review

https://www.mdpi.com/2076-393X/9/8/869

• Watad et al, Immune-Mediated Disease Flares or New-Onset Disease in 27 Subjects Following mRNA/DNA SARS-CoV-2 Vaccination. https://www.mdpi.com/2076-393X/9/5/435

• Talotta, R., Do COVID-19 RNA-based vaccines put at risk of immune-mediated diseases? In reply to “potential antigenic cross-reactivity between SARS-CoV-2 and human tissue with a possible link to an increase in autoimmune diseases. https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1521661621000024?via%3Dihub

[2] Correa e al., “Neurological symptoms and neuroimaging alterations related with COVID-19 vaccine: Cause or coincidence?” https://www.ijidonline.com/article/S1201-9712(20)32506-6/fulltext

[2] Hernandez et al., “Safety of COVID-19 vaccines administered in the EU: Should we be concerned?”, in Toxicology Reports, 8 (2021) 871–879.

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2214750021000792

Siamo sicuri che l’attuale strategia anti-covid sia quella giusta?

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di Pino Cabras

Fonte: Pino Cabras

L’Italia ha appena lo 0,75% della popolazione mondiale, ma crede fortemente che anche per il rimanente 99,25% dell’umanità la questione covid sia affrontata negli stessi modi, con le stesse parole d’ordine e con le stesse pandemistar a dominare gli schermi. Fuori dalla Bolla Italia esiste invece una realtà diversa, un mondo “Burioni Free” che ha sì cambiato la propria profilassi, ma fa meno drammi e fa stare meglio la gente.
Vi propongo alcune riflessioni in merito all’attuale situazione della crisi Covid che nascono dal confronto con alcuni analisti politici e con molti significativi dati ormai a nostra disposizione. Quella che chiamo Bolla Italia è una sorta di “bolla locale” che chiude in un universo separato e provinciale le azioni delle istituzioni e dei partiti, l’impaginazione degli organi di informazione, il modo di leggere le statistiche, la polarizzazione estrema dei rapporti fra le persone dentro le comunità, l’organizzazione dei viaggi e del lavoro sotto una cappa di regole di confinamento in continua evoluzione. Nel giro di breve tempo si è formata una casta di “intellettuali organici della pandemia” a servizio permanente ed effettivo di una sola narrazione legittimata, organica a un blocco d’interessi, che ragiona nei confronti delle narrazioni diverse con la stessa logica confessionale della “scomunica”. I social network, i cui principali azionisti sono gli stessi delle banche e delle case farmaceutiche, sigillano in modo sempre più occhiuto le parole e i pensieri consentiti. Non è un complotto. È il capitalismo del XXI secolo. Gli intellettuali organici della pandemia hanno formato anche un loro affezionato pubblico di piccoloborghesi ipocondriaci e incattiviti, che chiedono alle autorità di fare la faccia sempre più feroce.
Tutto il mondo, sia chiaro, sente che la sfida sia globale. I temi possono anche somigliarsi ovunque: il distanziamento fisico (c’è chi dice sociale), le nuove regole d’igiene, i vaccini, le cure, la tenuta degli ospedali, le strategie diverse per anziani e giovani. Gli Stati dosano interventi di emergenza e tentativi di far reggere il funzionamento economico e sociale in modi diversi, offrendo così esempi pratici di centinaia di possibili maniere di affrontare la sfida, altrettante “controprove” rispetto a quelle che in Italia sembrano “prove” inconfutabili.
Molti in Italia presentano ad esempio l’urgenza di forzare la mano sulla questione vaccini con l’idea che gli italiani tendano a rifiutare le inoculazioni. Osservate la tabella tratta da “Il Sole 24 Ore”. L’Italia è il 14° paese al mondo per doppie vaccinazioni. Precediamo paesi del calibro di Regno Unito, Norvegia, Paesi Bassi, Francia, Israele, che pure iniziarono prima. Chi dice che gli italiani “non vogliono” – e per questo si dovrebbero manomettere equilibri costituzionali delicati – sta mentendo. Non stupitevi se gran parte della stampa italiana mente e se il vostro presidente del Consiglio mente. Mentono quasi sempre, in modo vasto e sistematico.
Vedevano invece giusto sull’argomento l’OMS, la Commissione Europea, il Parlamento europeo e il Consiglio d’Europa. Pressoché tutti i paesi si conformano a un quadro giuridico in cui gli obblighi e le costrizioni vaccinali sono da evitare perché violano i diritti universali e fondamentali della persona umana. Senza arrivare al giro di vite che viene ora inaugurato, molta gente si era comunque vaccinata. Perché mai dunque trattare i cittadini italiani come sudditi riottosi, con un carico di violenza pubblica sconosciuto agli altri stati?
Ma questo è solo un pezzo della questione. Faccio mio il post pubblicato da Simone Santini, un analista che va più in profondità sulla questione strategica di fondo, con uno sguardo rivolto al mondo intero. Leggete attentamente cosa scrive.
Si fa una domanda radicale: «Siamo sicuri che l’attuale strategia anti-covid sia quella giusta?». La risposta di Santini è articolata.
«Sempre più scienziati e studiosi, a livello internazionale, stanno avanzando dubbi sulla efficacia della strategia anti-covid adottata generalmente in Occidente, ma anche in altre fondamentali parti del mondo, come in Cina, basata sul concetto di “covid zero”.
Con tale espressione si intende una strategia che punta ad eliminare la circolazione del virus così da cancellare il problema e tornare a una condizione di normalità. Dai lockdown alle vaccinazioni di massa, il concetto alla base è il medesimo: l’obiettivo finale è l’eradicazione del virus.
Le voci di tali scienziati, si diceva, si domandano però se tale obiettivo sarà davvero raggiungibile con i mezzi a disposizione. Secondo questa linea di pensiero, infatti, sia i lockdown che le vaccinazioni di massa sono utili, anzi necessarie, per bloccare l’avanzata e il dilagare senza controllo del virus durante i picchi epidemici, salvando così i sistemi sanitari dal collasso (è questa, diciamocelo, la vera e fondamentale emergenza che ci ha minacciato durante il 2020 ed all’inizio di quest’anno) ma non sarebbero sufficienti per superare definitivamente il problema nel lungo periodo.»
La pandemia (o meglio: sindemia) «sarebbe veramente superata solo a due condizioni, anche alternative: o con il virus che raggiungesse naturalmente una condizione endemica per cui, adattandosi all’uomo, diventasse meno aggressivo, oppure se si scoprisse un farmaco efficace (magari sia nella fase iniziale che successiva della malattia), di facile somministrazione, e adatto a un utilizzo di massa quindi senza effetti collaterali apprezzabili. Insomma, la strada da perseguire non sarebbe tanto quella della tendenziale eradicazione quanto piuttosto di una ragionata convivenza col covid, fino al raggiungimento di una immunità di gregge naturale e non vaccinale.
I vaccini stanno dimostrando infatti di essere un mezzo utile per attenuare le forme più gravi della malattia, in particolare per le fasce fragili della popolazione, ma non sembrano in grado di arrestare la circolazione del virus tra la popolazione. Dunque utili per tamponare gli effetti più dannosi dell’epidemia, ma non adatti a stroncarla.
Gli Stati che hanno portato avanti campagne massicce di vaccinazione, alle prese con varianti ed efficacia limitata temporalmente di tali presidi, si trovano ora davanti al dilemma: ricominciare da capo ogni 6-8 mesi con nuovi cicli di inoculazioni? Terza dose, quarta, quinta per tutta la popolazione? Fino a quando?
Altri Stati, anche europei, stanno immaginando una via diversa. Dopo aver vaccinato le fasce più deboli della popolazione e buona parte delle altre, stanno riaprendo la vita civile alla normalità, senza discriminare e distinguere la popolazione tra vaccinata e non-vaccinata.
Contano sul fatto che non ci saranno più masse di malati (specialmente anziani e fragili) che intaseranno gli ospedali, che alcune cure per la malattia ormai ci sono anche se non definitive, che se il virus circola fra la popolazione più giovane, resistente e forte, non solo non farà troppi danni ma, addirittura, potrebbe essere positivo nel lungo periodo.»
Santini conclude: «Il dibattito pubblico socio-politico e informativo in Italia dovrebbe essere orientato su tali argomenti. Invece pare anchilosarsi sulla problematica presenza di 4-5 milioni di cittadini che non intendono vaccinarsi (questa sarà in definitiva la quota dei cosiddetti no-vax)». Nel frattempo, nel mondo ci sono ancora 4-5 miliardi di persone non vaccinate e qualsiasi forma di realismo politico ci fa concludere che non lo saranno ancora a lungo, intanto che qui si insisterà con la catena delle dosi in una fase ancora soggetta all’incertezza degli esiti sperimentali. L’immunità di gregge è una chimera, un irraggiungibile miraggio intorno a cui viene fatto ruotare ossessivamente e ipnoticamente il dibattito pubblico nostrano. Milioni di persone sono trattate come l’asino che tira la carretta perché gli viene fatta pendere una carota davanti al muso, intanto che viene usato un bastone sempre più robusto a percuotergli la groppa.
Poche ore dopo a pubblicazione del post che vi ho trascritto, arriva una conferma da Londra sul fatto che le strategie tese ad accentuare un’organizzazione sociale da Stato di Polizia non sono le uniche possibili. Il ministro della Salute britannico, Sajid Javid, dichiara: «Non dobbiamo fare le cose solo per il gusto di farlo o perché gli altri lo stanno facendo, dobbiamo considerare correttamente ogni possibile intervento. Non mi è mai piaciuta l’idea di dire alle persone “Devi mostrare i tuoi documenti o fare qualcosa per poter svolgere un’attività quotidiana”. Abbiamo ponderato a lungo la questione e, anche lo terremo come riserva e come potenziale opzione, sono lieto di annunciare che non andremo avanti con il progetto dei passaporti vaccinali» (https://www.youtube.com/watch?v=q9q_mFfLD1U). Nella violenta dialettica imposta dal potere in Italia, una simile posizione sarebbe immancabilmente ricaduta e soffocata nell’etichetta NoVax. Ricordiamoci che l’ipotesi di green pass britannico non si spingeva verso la sommatoria di vessazioni del documento ricattatorio italiano: non entrava nel campo dell’organizzazione del lavoro e delle scuole, né sui trasporti. Si limitava a prevedere una forma di controllo per grandi eventi e luoghi a elevato assembramento. Beh, hanno preferito non introdurlo.
Il contesto europeo e mondiale offre numerosi esempi in cui molte misure di confinamento di massa sono state evitate ottenendo risultati di gran lunga migliori rispetto all’Italia. Questo è un paese prostrato in cui la salute psichica e fisica di milioni e milioni di persone, specie giovani, è stata aggredita da restrizioni gravissime, indiscriminate, sproporzionate, indifferenti alle reali condizioni psico-fisiche dei cittadini.
È imperdonabile che questo esperimento di ingegneria sociale sia perpetrato da una classe dirigente che nell’ultimo quindicennio ha smantellato ospedali e non ha assunto medici, mentre ora vuole fare pagare il prezzo delle sue incapacità interamente al popolo. Le restrizioni creano inoltre un’infrastruttura di strumenti che consentono al potere esecutivo di imporre una nuova «austerity mascherata» che salverà alcuni settori all’interno della rivoluzione digitale e sacrificherà altri settori e regioni caratterizzati dalla piccola impresa e dall’autoimpiego.
Retrospettivamente, i confinamenti e il green pass hanno condannato ad esempio il turismo e la ristorazione a essere facili prede da acquistare a prezzo vile. Mafie e multinazionali si leccano i baffi, sotto la mascherina. Il banchiere a Palazzo Chigi ha il fisico del ruolo per completare questo lavoro, favorito dalla vasta Palude parlamentare in cui gran parte dei deputati e senatori ha rinunciato a ogni autonomia. Mentre a Westminster il governo va ad ascoltare i rappresentanti del popolo, a Montecitorio il governo va a calpestarli. Il tutto con la benedizione del Quirinale e di una stampa che altera le notizie e scatena una campagna di marketing prepotente, con le stesse tecniche occulte e palesi della Psicologia di Guerra.
Spetterà a una minoranza tenere alta la fiaccola della ragione e lottare per un sistema più libero e rispettoso della dignità e del lavoro dei cittadini della Repubblica, che affronti la questione covid con equilibrio, prudenza, strategie differenti per età, tamponi gratis per tutti per un controllo tempestivo delle condizioni epidemiologiche, investimenti. Nel manifesto di «L’Alternativa c’è» lo diciamo:
«Il trend della privatizzazione dei servizi sanitari degli ultimi vent’anni va invertito con investimenti nelle 4P (1. Pubblico, 2. Posti letto, 3. Personale, 4. Prevenzione primaria). La fiducia verso le istituzioni sanitarie va ricostruita con la trasparenza, la digitalizzazione, la tutela della privacy dei pazienti e il benessere organizzativo per sostenere il merito e l’efficienza. Vanno ribilanciate le abnormi spese in marketing delle multinazionali del settore per favorire invece le spese in Ricerca e Sviluppo. Rispetto alla crisi Covid-19 va comparata la risposta del nostro sistema con i sistemi sanitari che hanno dato le migliori risposte nel mondo senza cadere in forme di “società del controllo” e hanno puntato su un’efficace rete di sanità di iniziativa, medicina territoriale e assistenza domiciliare. Va affrontato il tema dell’equilibrio fra competenza nazionale e regionale della Sanità. il PIL di spesa per la Sanità pubblica dovrà essere elevato ai livelli di Francia e Germania.» (https://www.facebook.com/LAlternativaCE21/posts/116324260501235)
Il No al green pass e alla sua estensione è una questione cruciale, e anche l’idea che già si adombra di obbligo vaccinale è da denunciare come una fuga criminale dalla realtà. Proprio coloro che ora alzano la voce per bollare i critici di questa misura come antiscientifici, stanno in realtà affidando il nostro destino a una forma di “pensiero magico” che punta tutte le carte su una ruota soltanto, che gira malissimo e impedisce le altre soluzioni.