Anpi-nquisizione e la fase isterica dell’antifascismo

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di Raffaele Amato

Anpi-nquisizione e la fase isterica dell’antifascismo. – La recente, penosa, vicenda della maglietta della X Mas di Montesano ci riporta al tema dell’involuzione dell’antifascismo. Dall’antifascismo di opinione, ideologico, si è passati prima all’antifascismo militante, che tanti lutti e tragedie ha provocato soprattutto negli anni ’70, e quindi all’attuale antifascismo isterico, autentica patologia psichiatrica, che si manifesta con attacchi di orticaria, convulsioni, urla, vesti stracciate e bave alla bocca alla sola vista di un qualunque elemento che possa essere anche lontanamente ricondotto al Fascismo, a Mussolini o al Ventennio.

La solita ANPI

La (per nulla) santa inquisizione, che ha nell’ANPI la sua alta gerarchia e nei mediocri artisti del circuito radical chic i suoi banditori, non fa un processo alle idee, ai contenuti, alla Storia ma, direttamente, condanna senza appello a quello che vorrebbe fosse un totale oblio. Il tanto deprecato ventennio, semplicemente, deve essere cancellato e tutto ciò che lo ricorda non ha diritto ad esistere. Paradossalmente, più ci si allontana dal 1945 e più questo fenomeno si intensifica, anziché lasciare spazio ad un dibattito serio, sereno e soprattutto scientifico su ciò che il fascismo ha rappresentato.

FDI latitante

Nel 1983, in occasione del centenario della nascita del Duce, ci fu un intenso periodo di iniziative culturali, convegni, conferenze. Il MSI promosse diversi eventi di alto livello e nessuno pensò di scandalizzarsi. Nel centenario della marcia su Roma, 39 anni dopo, Fratelli d’Italia, il partito erede del MSI, fischietta facendo finta di niente, stando bene attento a non farsi trascinare in qualche accostamento sconveniente, aspettando nervosamente che passi la nottata. Venuti meno la disputa ideologica, il confronto su visioni della vita e della società, appiattitosi tutto nel pantano liberal-liberista-libertario, rimane spazio solo per le urla scomposte di qualche testa di cazzullo, di qualche Pif (cosa aspettarsi da chi ha scelto come nome d’arte il suono di una flatulenza mal trattenuta?), di qualche Lucarelli, che invocano il rogo e il pubblico ludibrio per chi osa deviare dai binari del conformismo.

Il politicamente corretto impera

Copione già visto e rivisto: il personaggio di turno (Montesano il più recente) commette il peccato mortale verso il politicamente corretto, che può essere un simbolo su una maglietta o, molto peggio, un giudizio non del tutto ostile riguardo al Fascismo.

I pretoriani dell’antifascismo

L’Anpi-nquisizione si scatena immediatamente. Segue un breve periodo di smarrimento del colpevole e tutto si conclude con l’immancabile ammenda, il capo cosparso di cenere, le scuse condite da lacrime. Viene da chiedersi come mai persone alquanto navigate possano scivolare in certe ingenuità. Sorge quasi il sospetto che certi episodi siano costruiti ad arte, forse per regalare un attimo di notorietà a personaggi non più sulla cresta dell’onda o, più probabilmente, per sancire, una volta di più, chi è che comanda, chi stabilisce cosa si può dire e cosa no, cosa si può pensare e cosa no. Il diritto di opinione stabilito dall’art.21 della “Costituzione più bella del mondo”? Acqua fresca. La libertà di espressione per cui “i partigiani hanno combattuto”? Aria fritta. Quando fu istituita la famosa commissione Segre, con il compito di combattere l’incitamento all’odio, pensai, un po’ troppo candidamente, che avremmo finalmente assistito allo scioglimento dell’ANPI. Invece … E la destra tace o, al massimo, fischietta.

Fonte: https://www.2dipicche.news/anpi-nquisizione-e-la-fase-isterica-dellantifascismo/

 

 

 

Senatrice Segre, non si lasci tirare dalla giacchetta

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di Emilio Giuliana

Il nome Segre, da anonimo, da qualche anno è passato alla ribalta; eppure, a bene guardare in alcuni casi il nome Segre nella storia italiana degli ultimi 150 anni si è reso protagonista, lasciando il segno. Il capitano Giacomo Segre, bombardò porta Pia, in quanto nessun cristiano avrebbe voluto  incappare nella scomunica inflitta da papà Pio IX, prevista per coloro che avrebbero cannoneggiato. Anche durante il periodo del governo monarchico fascista italiano, il nome Segre si fece notare. Ad esempio Guido Segre fu responsabile dell’Azienda Carboni Italiani; Il grande industriale Giuseppe Segre (padre del più famoso Emilio Segre), proprietario della “Società Anonima delle Cartiere Tiburtine ed Affini”; altri Segre invece si distinsero per avere osteggiato il governo monarchico fascista; appartenevano al movimento anti fascista clandestino, denominato “Giustizia e Libertà” Sion Segre, Attilio Segre, Marco Segre, Umberto Segre. Sion Segre ed in seguito Attilio Segre, Marco Segre e Giuliana Segre furono arrestati a causa  di introduzione clandestina, pubblicazioni, manifestini ed altra propaganda anti fascista. Emilio Gino Segre, membro dello storico gruppo di via Panisperna, il quale nel 1938 spontaneamente migrò negli USA, diventando collaboratore degli Stati Uniti d’America; Alberto, padre della senatrice a vita Liliana Segre,  fu arrestato dai soldati tedeschi nel mese di dicembre del 1943, intento a fuggire nella vicina Svizzera. Roberto Segre, padre della ormai famosa Liliana, fu arrestato e imprigionato, non perché ebreo, ma per ostilità e nemico attivo della Germania e l’Italia repubblicana e sociale (https://anpi.fattispazio.it/index.php?option=com_content&view=article&id=498%3Aalberto-segre&catid=113%3Adove-sono-elenco-delle-pietre-dinciampo&Itemid=80&fbclid=IwAR3exPMEKXn_5mWpKCIW4sQkwCS0jzj2rTUK0u8oRWeN_pmXqA0eYDAq9o8). Quando Roberto e Liliana furono arrestati, e separati, chi si prese cura della bambina Liliana, chi è perché fu risparmiata dalla morte? Per tornare ai giorni nostri, l’agenzia di stampa AdnKronos riporta le seguenti parole pronunciate dalla senatrice Liliana Segre in apertura della prima seduta del Senato:<<….presiedo il tempio della democrazia a 100 anni dalla marcia su Roma provo vertigini>>. Dopo queste parole, è doveroso far presente l’emergere di alcune incoerenze, voglio sperare frutto di amnesie. Ad esempio, il proprio marito  Alfredo Belli Paci era stato un attivo militante del Movimento Sociale Italiano, quest’ultimo contenitore politico annovera al suo interno “impenitenti” reduci fascisti, ed ebbe più volte come segretario nazionale, Giorgio Almirante, già direttore del quindicinale La difesa della Razza. Dunque, se penso a fdi, che anti fascista lo è davvero, ancor più dei militanti dell’ANPI, e al MSI che rivendicava la propria continuità con il fascismo, Liliana Segre, perché teme Fdi, ma non temeva il fascistissimo MSI? L’attaccamento di Alfredo Belli Pace al MSI e il suo segretario nazionale  Almirante era evidente, infatti quando nel 1979 ci fu la scissione dell’ala moderata, che diede vita a Democrazia Nazionale, il marito della senatrice a vita Segre, rimase nel Movimento Sociale Italiano. La senatrice Liliana Segre, non ricorda che tra i 61 fondatori dei fasci italiani di Combattimento a Milano, nel 1919, c’erano stati 5 ebrei: Cesare Goldman, Eucardio Momigliano, Gino Rocca, Riccardo Luzzatto e Pietro Jacchia.

La senatrice Segre, in considerazione delle vertigini provate, a causa della ricorrenza del centenario della MARCIA su ROMA, è a conoscenza del fatto che tra coloro che il 28 Ottobre del 1922, parteciparono alla « Marcia su Roma», c’erano stati 230 ebrei?

Approfitto, per ricordare solo una piccola parte del forte legame tra una parte considerevole di ebrei italiani e il fascismo.

Nel 1923, 746 ebrei erano risultati iscritti al Partito Nazionale Fascista (PNF). Tra il 1928 ed il 1933, i medesimi iscritti ebrei divennero 4.960; e, tra il 1934 ed il 1938, diventarono circa 10.000 o, come precisa Renzo De Felice, 10.125;

Nell’Ottobre del 1930, il Governo fascista — con approvazione del Consiglio dei Ministri (16 Ottobre 1930) e la fattiva e costruttiva collaborazione degli ebrei italiani Giulio Foà ed Angelo Sullam — aveva favorito e realizzato l’elaborazione, la redazione e la promulgazione della famosa « Legge Falco » (D.L. del 30 Ottobre 1930, n. 1731) o nuova « Legge delle Comunità ». Legge con la quale venivano giuridicamente riconosciute e tutelate le 26 Comunità giudaite italiane e le loro gerarchie. Quella Legge era stata successivamente perfezionata e completata con il D.L. del 24 Settembre 1931, n. 1279, nonché con il D.L. del 19 Novembre 1931, n. 1561.

 

Nel 1932, in una lunga intervista rilasciata allo scrittore ebreo tedesco, naturalizzato svizzero (1932), Emil Ludwig (alias Emil Cohn), il Duce del Fascismo non aveva esitato a confermare che in Italia «l’antisemitismo non esisteva ». Nel 1933, Sigmund Freud (1856-1939) aveva inviato uno dei suoi libri a Mussolini, con questa dedica autografa: ”da parte di un vecchio che saluta nel Legislatore l’eroe della cultura”. II 19 Ottobre 1933, l’allora Rabbino di Roma Angelo Sacerdoti, in un’intervista rilasciata a « L’Echo de Paris », aveva dichiarato: «Mussolini non ha mai avuto la più piccola arrière-pensée di antisemitismo: egli non lo concepisce nemmeno». Novembre 1933, l’intellettuale e giornalista ebreo tedesco Hanns-Erich Kaminski, in un articolo intitolato « Fascismo tedesco e fascismo italiano », pubblicato sui « Quaderni di Giustizia e Libertà » (pp. 33-36) editi a Parigi, aveva chiaramente individuato le differenze tra l’hitlerismo ed il fascismo di Mussolini nella diversa posizione politica di quest’ultimo nei riguardi degli ebrei.

Il 12 novembre del 1935, uno dei principali rappresentanti della jewsh Agency, Seling Brodetsky, nel corso della sedicesima conferenza annale della federazione delle donne sioniste  d’Inghilterra, aveva così evidenziato: << Gli ebrei non hanno alcuna questione con l’Italia. Il modo con cui l’Italia tratta gli ebrei, siano suoi cittadini o d’immigrati, è stato ed è ammirevole. Vorrei che qualche altro paese modellasse sull’esempio italiano il trattamento che riserva agli ebrei che vivono nel suo seno>>.

A conferma della difesa e benevolenza del fascismo nei confronti degli ebrei, ne sono testimoni gli ebrei stessi, direi insigni ebrei. A conferma, basterebbe leggere la requisitoria del Procuratore Generale di Tel Aviv al processo contro Adolf Eichman nel 1960, o quel bel libro di Shelah Menachem significativamente intitolato: <<un debito di riconoscenza>>.

Giorgio Bocca, nel suo libro « Il filo nero », riferisce che in Francia (dove lui era in servizio militare con il grado di Sottotenente, e destinato ad un Fronte di guerra certamente più tranquillo che altrove, se non comodo ) quando le Forze Armate italiane iniziavano a ritirarsi dai territori occupati, avevano al seguito una quantità indicibile di ebrei francesi che volontariamente seguivano i Militari italiani ben sapendo che solo da essi avrebbero continuato ad avere protezione.

Varrebbe la pena rileggere anche quel che scrissero Rosa Paini (« I sentieri della speranza »), Paul Johnson (« Storia degli ebrei »), Léon Poliakov (« Il nazismo e lo sterminio degli ebrei »), Israel Kalk (« Gli ebrei in Italia durante il Fascismo »), Salini Diamond (« Internment in Italy »), Gorge L. Mosse (« Il razzismo in Europa »); o rileggere quel che scrisse Padre Graham su “Civiltà Cattolica” del marzo 1987 in merito al Fascismo, Mussolini e gli ebrei. E così molti altri ancora.

È significativa l’espressione quasi plastica dello storico ebreo Léon Poliakov il quale nei suoi studi parla di quel famoso “schermo” o “scudo protettore” che immediatamente veniva calato a difesa degli ebrei in ogni luogo dove giungevano le Forze Armate italiane il cui primo provvedimento era quello della dichiarazione di inefficacia di ogni decisione tedesca adottata in pregiudizio degli ebrei.

In realtà vi fu sempre, specialmente durante i lunghi anni della guerra dal 1940 al 1945, una ben precisa direttiva politica testimoniata emblematicamente da un episodio: Benito Mussolini pur di mandar via il Ministro tedesco Von Ribentrop venuto a Roma per protestare per l’atteggiamento fascista di protezione degli ebrei, dette assicurazioni ingannevoli a Von Ribentrop e contestualmente ordinò al Gen. Robotti di inventarsi qualsiasi ragione o scusa ma di non consegnare ai tedeschi neanche un ebreo.

Lo stesso docente dell’Università ebraica di Gerusalemme, George L. Mosse, nel suo libro II razzismo in Europa, a p. 245 ha scritto: Il principale alleato della Germania, l’Italia fascista, sabotò la politica ebraica nazista nei territori sotto il suo controllo. Le leggi razziali introdotte da Mussolini nel 1938 impedivano agli ebrei di svolgere molte attività e si tentò anche di raccogliere gli ebrei in squadre di lavoro forzato; ma mentre in Germania Hitler restringeva sempre più il numero di coloro che potevano sottrarsi alla legge, in Italia avveniva il contrario: le eccezioni furono legioni. Come abbiamo già detto, era stato Mussolini stesso a enunciare il principio « discriminare non perseguire ». Tuttavia, l’esercito italiano si spinse anche più in là, indubbiamente con il tacito consenso di Mussolini. Ovunque, nell’Europa occupata dai tedeschi, le ambasciate italiane protessero gli ebrei in grado di chiedere e ottenere la nazionalità italiana. Le deportazioni degli ebrei cominciarono solo dopo la caduta di Mussolini, quando i tedeschi occuparono l’Italia.

Concludendo, facendo presente che anche dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali italiane del 1938, l’Italia rimaneva la meta preferita di tutti gli ebrei in fuga dall’Europa;  il Brennero era divenuto il corridoio sicuro di transito verso l’Italia, ove trovare rifugio e protezione per tutti gli ebrei europei che fuggivano dai territori occupati dalla Germania.

P.S. il Senatore Abramo Giacobbe Isaia Levi (senatore del Regno dal 9 dicembre 1933 ,mantenne l’incarico fino al 1943, anno in cui iniziò ad essere perseguitato dagli anti fascisti); Stessa sorte toccata al barone Elio Morpugo, anch’egli senatore alto commissario contro il fascismo, Carlo Sforza, chiese che fosse dichiarato decaduto da senatore.

Cara senatrice Segre, senza pretesa alcuna, se leggesse ciò che ho scritto, sono certo che le sarei compiaciutamente di aiuto per lenire le sue fastidiose vertigini.

Fonte: https://emiliogiuliana.com/2-uncategorised/93-senatrice-segre-non-si-lasci-tirare-dalla-giacchetta.html

Chi liberò veramente l’Italia

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di Marcello Veneziani

Si può celebrare in tanti modi la Liberazione dell’Italia nel 1945 ma ci sono dati, numeri e vite che non si possono smentire e che sono la base necessaria e oggettiva per dare una giusta dimensione storica all’evento. Dunque, per la Liberazione dell’Italia morirono nel nostro Paese circa 90mila soldati americani, sepolti in 42 cimiteri su suolo italiano, da Udine a Siracusa. Secondo i dati dell’Anpi, l’associazione dei partigiani, furono 6882 i partigiani morti in combattimento.

Ricavo questi dati da una monumentale ricerca storica, in undici volumi raccolti in cofanetto, dedicata a La liberazione alleata d’Italia 1943-45 (Pensa ed.), basata sui Report of Operations di diversi reggimenti statunitensi, gli articoli del settimanale Yank dell’esercito americano e i reportage dell’Associated press. E naturalmente la ricerca storica vera e propria. Più un’ampia documentazione fotografica. L’autore è lo storico salentino Gianni Donno, già ordinario di Storia contemporanea, che ha analizzato i Reports of Operations in originale, mandatigli (a pagamento) da Golden Arrow Military Research, scannerizzati dall’originale custodito negli Archivi nel Pentagono. L’opera ha una doppia, autorevole prefazione di Piero Craveri e di Giampiero Berti e prende le mosse dallo sbarco di Salerno.

Secondo Donno, non certo di simpatie fasciste, il censimento dell’Anpi è “molto discutibile” ma già quei numeri ufficiali rendono le esatte proporzioni dei contributi. Facciamo la comparazione numerica: per ogni partigiano caduto in armi ci furono almeno 13 soldati americani caduti per liberare l’Italia. Senza considerare i dispersi americani che, insieme ai feriti, furono circa 200mila. E il conto risuona in modo ancora più stridente se si comparano i 120mila militari tedeschi caduti in Italia, soprattutto nelle grandi battaglie (Cassino, Anzio e Nettuno) contro gli Alleati e sepolti in gran parte in quattro cimiteri italiani.

Naturalmente, diverso è parlare di vittime italiane della guerra civile, fascisti e no, di cui esiste un’ampia documentazione, da Giorgio Pisanò a Giampaolo Pansa, per citare le ricerche più scomode e famose. Ma non sto parlando di fascismo e guerra civile, bensì di Liberazione d’Italia, ovvero di chi ha effettivamente liberato l’Italia dai tedeschi o se preferite dai “nazifascisti”. Continua a leggere

È permesso dire Befana?

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Ma si potrà nominare la Befana invano, almeno per oggi, o si rischia di urtare la suscettibilità di qualcuno, che so, le femministe, l’Anpi, la Murgia, il Colletivo Lesbiche? Si potrà parlare di un personaggio che certamente non ispira Bella Ciao? È un insulto alle donne rappresentarla in quel modo indecente, con la scopa tra le gambe, le scarpe tutte rotte e il sacco gravoso sulle spalle? Penderà sui bambini l’accusa di molestie sessuali e sfruttamento femminile per la petulante richiesta di prestazioni alla suddetta vegliarda e la pretesa di estorcerle calze piene di regali? E gli adulti consenzienti rischieranno l’imputazione di tentato befanicidio perché lei è costretta a mettere a repentaglio la sua incolumità volando a rischio smog su mezzi molto precari, nella fascia notturna e calandosi in canne fumarie e camini accesi? Si risentirà il Sindacato Trasporti Aerei, che so, la Cgil-Befane? O una volta all’anno, almeno, è lecito restare nella tradizione senza nessuna regolamentazione politicamente corretta e sindacalmente protetta?

Si potranno poi citare, almeno oggi, i Re Magi o si devono prima dimettere dal regno e sottoporsi alle primarie? E se insistono a rivendicare la loro regalità dovremo subito seppellirli a Vicoforte? Si potrà dire che i suddetti tre regnanti vanno al presepe seguendo la stella cometa o devono per forza scaricare l’app col navigatore e lasciare le corone ai metal detector e proseguire a piedi perché la grotta è nella ztl? E non rischiano di essere fermati ai controlli doganali, uno per contrabbando di valuta (l’oro), l’altro per detenzione stupefacenti (incensi) e passa solo il terzo perché nessuno sa cosa sia la mirra? Ma soprattutto la loro presenza offende i migranti perché sono facoltosi e non bisognosi, portano doni e non chiedono aiuti, arrivano con mezzi autonomi e non con barconi di fortuna e accorrono per adorare il nostro Dio e non per imporne uno loro? E il Papa cosa dice, che dobbiamo trasformare i Re Magi in Poveri Migranti, di religione islamica magari, accolti nel presepe non da spaesati angeli ma da Organizzazioni non governative?

E il presepe, già il presepe, si potrà smantellare domani con l’idea di usarlo l’anno prossimo o si dovrà farlo esplodere gridando Allah Akbar e l’anno prossimo sostituirlo con una struttura polivalente, un po’ moschea, un po’ museo dell’olocausto, un po’ centro ricreativo per non credenti? Si potrà salvare solo l’albero per ragioni ambientaliste? E Gesù Bambino dovrà prima passare dall’anagrafe, Erode permettendo, per registrarlo come Perù Bambino e per escludere ogni paternità surrogata, anche divina, e ogni intrusione dello Spirito Santo? E la Madonna dovrà denunciare San Giuseppe perché lei è minorenne e lui maneggia seghe e bastoni e dunque è un potenziale violento? Tra i pastori adoranti dovremmo prevedere anche una quota gay e trans, più una percentuale di neri e di clandestini? Nel presepe sarà obbligatorio un insediamento rom? E tra i Re Magi almeno uno dovrà essere disabile? E come la mettiamo con tutte quelle pecore, quelle mucche e quegli agnelli che gremiscono il presepe, di cui è prevedibile la brutta fine, non teniamo conto dei vegani e degli animalisti? Il prossimo presepe si dovrà fare solo con i cereali? Apprensioni legittime soprattutto perché, come è noto, l’Epifania ogni festa porta via e da domani si torna alla realtà, che pressapoco è questa qua.

L’insopportabile fondamentalismo dell’Anpi

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Una delle più nobili figure della cultura italiana del ‘900, il democratico e marxista Rodolfo Mondolfo, ne La libertà della scuola (in Libertà della scuola, esame di stato e problemi di scuola e di cultura, Ed. Cappelli 1922), scriveva: «io non ho mai ammesso nella mia at­tività di insegnante, in materia (la filosofia), quant’altra mai campo di contrasti e fertile di dogmatismi e intolleranze, di esercitare alcuna coercizione e compressione sullo spirito dei discepoli. Siano essi seguaci di indirizzi affini o antitetici a quello dell’insegnante, ho sempre creduto che questi possa e debba chieder loro una cosa sola: la consapevolezza del pro­prio orientamento, delle premesse e delle conseguenze; la netta coscienza, insomma, e, quindi la piena responsabilità mentale del proprio pensiero. Il principio di libertà questo appunto esige: l’educazione alla responsabilità, nel pensiero non meno che nell’azione. Ma questa educazione, dal suo canto, esige il rispetto all’in­dipendenza ed all’autonomia». Credo che raramente si sia reso un omaggio più convinto alla “pedagogia liberale”. Continua a leggere

Se l’Anpi ha dimenticato chi è Renato Curcio, glielo ricordiamo noi

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 Una vicenda pazzesca che sta ancora suscitando indignazione. Tutti sono “buoni”, persino i seminatori di morte, purché abbiano sangue antifascista nelle vene e, possibilmente, un parente partigiano. Può andar bene anche il fondatore delle Brigate rosse Renato Curcio, ideologo di una sigla che ha seminato sangue e terrore nel nostro Paese, per ricevere un  “premio”  in una cerimonia ufficiale: una pergamena dell’Anpi. L’evento è stato annullato grazie a  una protesta indignata e unanime di tutto il centrodestra, altrimenti lo scempio sarebbe andato in scena sabato 15 dicembre, con il sindaco di Orsara di Puglia a premiare con una targa dell’Associazione nazionale partigiani il brigatista. Il quale al termine avrebbe anche tenuto una “lezione” sui disagi sociali. Continua a leggere

Decreto sicurezza, l’Anpi si copre di ridicolo: «Faremo resistenza civile»

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Decreto sicurezza, l’Anpi si copre di ridicolo: «Faremo resistenza civile» 

Sempre di “resistenza” si tratta , ma stavolta, per l’Anpi, è civile. In modo o nell’altro, l’associazione partigiani si copre di ridicolo minacciando fuoco e fiamme contro il decreto sicurezza  recentemente approvato dal Parlamento. L “Stravolge la Costituzione”, tuona Carla Nespolo, nuovo presidente dell’ampi,  accusando il governo gialloverde di spingere l’Italia “nell’incubo dell’apartheid giuridico”.

La Nespolo è furibonda. “È davvero incredibile che sia accaduto un fatto simile, che sia statosferrato un colpo così pesante al diritto di asilo, all’accoglienza, all’integrazione. A un modello che ha portato ricchezza e convivenza civile a quelle comunità che hanno avuto la responsabilità e il coraggio di sperimentarlo”.

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AQUARIUS E I SUOI COMPLICI

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di Maurizio Blondet

Cari italiani

È tornata l’estate.  Ho voglia di uscire a fare passeggiate, non stare al computer per nove ore al giorno a scrivere pezzi ponderosi che non smuovo nessuno dai suoi pregiudizi. Mi limito a mostrare alcune foto. Se non cogliete  in esse il ghigno di Lucifero e il iato rovente di SatQUna, mi spiace per voi. 

Aquarius, da Napoli a Palermo i sindaci contro Salvini: “I nostri porti sono aperti. È senza cuore e viola le norme”

Luigi De Magistris e Leoluca Orlando danno la loro disponibilità ad accogliere la nave Aquarius con a bordo gli oltre 600 migranti. Il sindaco di Messina: “La nave è diretta qui, no a diktat: il porto è aperto”. Falcomatà (Reggio Calabria): “Disponibili come sempre”. Pd: “Rischi umanitari, parli Conte”.

Ad illustrazione dei noti versi:

“Noi siamo da secoli calpesti e derisi perché non siam popolo perché siam divisi”.

Orlando appartiene a quella inamovibile cosca che Leonardo Sciacia chiamò Professionisti del’Antimafia. De Magistris viene dalla magistratura manettara, persecutoria e intercettatrice, e nello stesso tempo inetta, incompetente  e arbitraria, che è  una delle principali palle al piede per la ripresa italiana. Adesso, obbedendo al loro settarismo, hanno raggiunto il vertice della irresponsabilità. Si riendono conto che, se Salvini perde, sono aperte  – irreversibilmente –  le porte ad una invasione senza limiti, a milioni, rovinosa per tutti, gestita da poteri finanziari capaci di armare flotte e stipendiare equipaggi per mesi.  Ma loro, per sconfiggere un Salvini, sono pronti a fare all’Italia qualunque danno, irreversibile.

Di cosa stiamo parlando:

di una nave di  77 metri, 1810 tonnellate, appartenente ad una società per azioni tedesca.  Battente bandiera di Gibilterra.  Mi pare di ricordare che una nave è un pezzo del territorio della nazione di cui batte la bandiera. Quindi, quando una nave tedesca con bandiera di Gibilterra accoglie dei profughi a bordo,  il luogo di  prima accoglienza   diventa Gibilterra. Non l’Italia.

Gino Strada ha ammesso che questi “salvataggi”  sono stati pre-organizzati ed orchestrati per  sfidare il nuovo governo:

LA MINACCIA DI GINO STRADA: “PREVEDO ONDATA DI SBARCHI” CONTRO SALVINI

(uno degli oligarchi che prendono milioni)

Qui, cosa si cela dietro il business dell’accoglienza:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1601343606643405&id=355062777938167&_rdr

Eugenio Scalfari, il socio di De Benedetti (che mai restituì 600 milioni  al Montepaschi)  e il confessore di Bergoglio, istiga alla guerra civile, nel nome dell’oligarchia: Continua a leggere

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