La morte dell’Europa

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di Rahim Volkov

Fonte: Come Don Chisciotte

La morte dell’Europa non è solo una metafora, ma è la cruda realtà: l’Europa ha scelto questa strada cento anni fa e ora è l’inizio della fine. Gli europei devono rendersi conto di questo fatto amaro e temere per la loro identità decadente. All’inizio del XX secolo, il famoso storico Oswald Spengler se ne rese conto quando disse:

“State morendo. Vedo in voi tutto il caratteristico stigma della decadenza. Posso provarvi che la vostra grande ricchezza e la vostra grande povertà, il vostro capitalismo e il vostro socialismo, le vostre guerre e le vostre rivoluzioni, il vostro ateismo e il vostro pessimismo e il vostro cinismo, la vostra immoralità, i vostri matrimoni falliti, il vostro controllo delle nascite, che vi stanno dissanguando dal basso e uccidendovi in alto nel cervello – posso provarvi che quelli erano i segni caratteristici delle età morenti degli antichi Stati – Alessandria e Grecia e Roma nevrotica.”

Ora, la domanda è come salvare l’Europa da questi epici declino e decadenza nelle sfere della cultura e della civiltà.

Secondo il famoso filosofo russo Alexandr Dugin, la Russia deve assumere la missione di salvare l’Europa perché la Russia è l’unica potenza culturale, nel grande spazio eurasiatico, che ha conservato il suo carattere asiatico ed europeo come entità di civiltà nel corso di un secolo. Gli eurasiatici credono che l’attuale Europa sotto forma di Unione Europea stia attraversando una metamorfosi, che descrive il grave declino attraverso gli spazi culturali, sociali e politici. Quindi, per difendere e riaffermare il suo antico patrimonio culturale e di civiltà, l’Europa ha bisogno di ridefinirsi attraverso le linee culturali.

A questo proposito, gli eurasiatici mantengono una posizione ferma contro il capitalismo liberale perché gli eurasiatici affermano che l’origine ontologica ed etimologica del capitalismo può essere fatta risalire alla tradizione anglosassone, i principali atlantisti. Quindi, l’eurasiatismo come ideologia sta tentando di proteggere il comune patrimonio culturale e di civiltà dell’Europa dal caos e dalla confusione. Questo decadimento della civiltà europea era già stato predetto dal famoso filosofo della Storia Oswald Spengler nel suo capolavoro “Il declino dell’Occidente”.

Se valutiamo le dinamiche dell’attuale società europea, allora diventa chiaro che l’Europa nella sua attuale fase di civiltà assomiglia alla “morte del popolo” – il fallimento finale della civiltà occidentale. Quindi, l’attuale fase di decadenza della civiltà europea può essere compresa in tre domini principali. Primo, lo sconvolgimento culturale e di civiltà dovuto all’abbraccio dell’ideologia liberale nella sua forma estremamente distorta. Sfortunatamente, era l’alba del ventesimo secolo, l’Europa iniziò lentamente a perdere la sua antica essenza culturale e di civiltà per diventare nel corso del secolo un “Grande Punto Interrogativo”.

In secondo luogo, la tecnologia ha superato il regno umano – la superficialità ha superato la profondità – nelle principali sfere socio-politiche e culturali europee. Tuttavia, la tecnologia ha causato un enorme sconvolgimento socio-politico e culturale spingendo la realtà virtuale a superare la realtà naturale. Di conseguenza, questa asimmetrica ascesa tecnologica ha segnato un declino spartano dei valori morali, culturali e sociali dell’Europa tradizionale. All’inizio degli anni ’80, il famoso filosofo francese Jean Baudrillard ha messo in guardia l’Occidente sull’ascesa dell’iperrealtà virtuale nel suo famoso capolavoro “Simulazione e simulacri”.

Secondo Baudrillard, l’improvvisa ascesa della realtà virtuale causerà una massiccia simulazione negli spazi sociali riferendosi all’ascesa dell’astrattismo senza vera essenza. Come diceva Baudrillard: “La simulazione non è più quella del territorio, essere o sostanza referenziale. È la generazione per modelli di un reale senza origine né realtà: una iperrealtà”. Quindi, se configuriamo i modelli esistenti della società occidentale nel 21° secolo, la simulazione è un fatto grossolano e le società non hanno più un’essenza di civiltà.

Terzo, un altro fattore importante che può causare la morte dell’Europa è l’aumento della volgarità liberale postmoderna.

L’iperindividualismo nella società occidentale ha già portato alla rottura dei valori familiari e in generale della struttura familiare. Allo stesso modo, l’interruzione di genere con l’aumento dei gruppi LGBT, LGBTQ e LGBTI segnala chiaramente la mercificazione del genere stesso. Le stesse preoccupazioni sono state condivise dal famoso eurasiatico Alexy Komov durante il suo discorso alla discussione eurasiatica anti-Davos tenutosi in Moldova nel 2018. Alexy Komov ha dichiarato: “Penso che oggi in Occidente ci sia una situazione molto pericolosa, dove stiamo assistendo alla distruzione di tutte le nostre identità collettive: identità nazionale, identità religiosa, identità di genere. Questa è la lotta in cui ci troviamo in questo momento e in futuro penso che assisteremo alla distruzione dell’identità umana”. Le parole di Komov non sono solo una profezia, forse queste sono la rudimentale realtà del nostro tempo perché l’ultimo obiettivo del tecnocapitalismo liberale è cancellare l’identità umana: il transumanesimo è solo un’anteprima.

Come oggetto di dibattito, non si può negare il fatto che l’espansione asimmetrica della tecnologia e dell’iperrealtà segnerà presto la fine dell’Europa nelle sfere culturali e di civiltà. Famoso filosofo e teorico politico russo, Alexander Dugin ha riassunto la decadenza in corso del liberalismo che ha inquinato l’Europa con queste parole “Dopo aver liberato l’individuo dalla nazione, sarà poi il turno del genere. Il genere è il passo successivo. Perché una volta che siamo liberi dalle nazioni, l’unica cosa da cui liberarci è il nostro sesso. Il tuo sesso diventa quindi facoltativo, una questione di scelta. Dopo ci sarà la dissoluzione dell’umanità da parte delle creature post-umane, un mix di uomo e post-uomo sarà l’ultima fase dell’applicazione coerente del liberalismo”. Quindi, questa calma prima della più grande tempesta non deve essere ignorata perché l’Europa è diventata senz’anima e sta morendo inghiottendo la propria anima.

Solo la rivoluzione conservatrice a livello europeo può salvare l’Europa da questa decadenza postmoderna.

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Link fonte originale: https://www.geopolitica.ru/en/article/death-europe

Traduzione di Costantino Ceoldo per ComeDonChisciotte.org

“Hic et Nunc”, intervista ad Alexandr Dugin

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di Rainaldo Graziani

Fonte: Italicum

E’ uscito “Hic et Nunc”, intervista ad Alexandr Dugin a cura di Luigi Tedeschi, prefazione di Rainaldo Graziani, con interventi di Eduardo Zarelli, Adriano Segatori, Luca Leonello Rimbotti, Marco Della Luna, Edizioni Settimo Sigillo, 2021, pagine 104, euro 12,00.

PREFAZIONE

di Rainaldo Graziani

Alexandr Dugin è Uomo raffinato, è anche un filosofo, tuttavia a mio avviso è molte altre cose. Egli è considerato dagli “altri” pericoloso a causa delle verità incontrovertibili che afferma e ciò può essere oggettivamente plausibile ma credo che il pensiero di Alexandr Dugin sia spesso pericoloso anche per chi, tra di noi, non disponga delle caratteristiche ontologiche necessarie al confronto con il suo pensiero.

Ontologico è un termine che nel pensiero di Heidegger assume la definizione di ciò che riguarda l’essere degli enti, cioè la loro essenza categoriale ovvero, in altri termini forse troppo semplificati, ciò che concerne gli aspetti essenziali dell’essere; tra queste categorie appena accennate non sottovaluterei affatto i significati profondi di alcuni sostantivi, correlabili a succitate categorie, come ad esempio Libertà, Sacralità e Destino che spesso ricorrono nelle numerose opere del Prof. Dugin.

Nel corso della lettura di questo volume un primo Hic et nunc, una esortazione o meglio ancora una sorta di intimazione che il prof. Dugin sostiene con la necessaria perentorietà è racchiusa in questa dozzina di parole: “…possiamo organizzare o proporre l’ultima rivoluzione del sacro, il ritorno del sacro.”

In un contesto più confidenziale non dubito che quel possiamo è sicuramente tramutabile in un più deciso “dobbiamo!”. Chi siano i possibili interlocutori che devono affrettarsi a compiere, senza indugio, una simile impresa è facilmente intuibile mentre che essi abbiano lo status spirituale e politico, ovvero quelle determinate categorie che unite allo studio ed alla comprensione del pensiero di Dugin concorrono alla realizzazione di tale rivoluzione è sicuramente un auspicio che per l’appunto pone la riflessione sul pericolo di un approccio non sempre idoneo o semplice con l’Autore de Il Soggetto Radicale. E comunque di altro argomento si tratta.

La Sorte, qui intesa non come caso, coincidenza o banale combinazione bensì come Forza impersonale che sembra presiedere in modo imperscrutabile e imprevedibile alle vicende delle persone e delle cose mi ha favorito l’incontro ed il confronto con Alexandr Dugin in diverse circostanze. Ebbene tale confronto, non essendo io minimamente all’altezza degli Autori degli altri interventi né con loro comparabile per esperienze vissute o per i serissimi studi da loro prodotti è stato un confronto innanzitutto sul piano dello Spirito e successivamente sul piano transpolitico o culturale o geopolitico.

Mi occupo tuttavia dell’ordinamento tecnocratico sin dai primi anni ’90 anche grazie agli studi che Roberto Melchionda e Clemente Graziani iniziarono a fine anni ’50. Sempre gli stessi anche negli anni ‘90 proseguirono suddetti studi con ulteriori approfondimenti che ancora oggi sono eccellenti orientamenti sulla prassi politica congeniale al superamento del nichilismo nella civiltà attuale e ciò è stato molto importante per comprendere il pensiero di Alexandr Dugin.

Avvalendoci delle chiavi di lettura evoliane e guenoniane dei massimi interpreti del pensiero aristocratico europeo, da Nietzche ad Heidegger, dai fratelli Junger ad altri protagonisti della rivoluzione conservatrice, già prima che il millennio passato si concludesse, almeno in Italia, eravamo dunque perfettamente consapevoli dell’attuale fase apicale dello scontro tra le forze dello Spirito e le forze della materia.

In un certo senso eravamo ansiosi di questo appuntamento che la Storia, vero e proprio organismo vivente, ci stava offrendo. Ci siamo preparati dunque per più di trent’anni a questo momento, conservandoci peraltro integri e soprattutto liberi di scegliere;  scegliere se voler o meno partecipare a questo scontro ultimo, aggiungerei dal carattere epocale, che finalmente è apparso in tutta la sua affascinante grandiosità.

Leggere ascoltare e conversare con il Prof. Dugin a proposito di ciò che l’editore ha deciso quindi di pubblicare mi ha richiamato spesso alla memoria la narrazione che Esiodo ci offre delle sue Cinque Età e più propriamente allorquando si riferisce all’età successiva a quella degli Eroi ovvero all’Età del Ferro dove oltre a ricordarci di non intravedere alcuna possibilità di salvezza per l’umanità afferma :

“…

Deh, fra la quinta stirpe non fossi mai nato, ma prima

io fossi morto, oppure più tardi venuto alla luce!

Poiché di ferro è questa progenie. Né tregua un sol giorno

avrà mai dal travaglio, dal pianto, dall’esser distrutta

e giorno e notte; e pene crudeli gli Dei ci daranno.

Pur tuttavia, coi mali commisto sarà qualche bene.

poi, questa progenie sarà sterminata da Giove,

quando nascendo i pargoli avranno già grigie le tempie.”

Ebbene ritornando agli interlocutori ideali del pensiero dughiniano io confido che anche gli Autori dei pregevoli ed a tratti illuminati interventi contenuti in questa opera editoriale sorridano alle parole di Esiodo e si rallegrino di vivere, pensare ed agire in questo Qui ed ora !

Cosa potremmo desiderare di meglio se non l’essere dei predestinati?

Cosa di meglio potremmo anelare se non la grande opportunità di operare quella libera scelta che si sintetizza in un totalizzante e semplice Esserci!

Ebbene, con tutte le sfumature del caso, con tutte le posizioni legittimamente anche critiche e comunque propositive degli Autori circa alcuni aspetti dell’analisi che Dugin offre nel contesto di questa intervista io credo che ognuno di essi concorra in una forma anziché in un’altra a determinare quelle iniziative pratiche, quindi prassi, come presupposto o complemento di una loro personale e spesso condivisibile analisi del presente e del futuro. Alla stregua di nuovi cartografi chini sulle mappe della postmodernità gli Autori degli interventi che compongono questo volume disegnano o lasciano intravedere nuove rotte di navigazione nel postmoderno. Nuove traiettorie, necessarie per realizzare quella rivoluzione prospettata da Dugin attraverso quell’imperativo Hic et Nunc estrapolato dalle sue prime dichiarazioni nella sua intervista.

Ancor più rilevante ed anche motivo di particolare ringraziamento, è la ulteriore conferma della presenza nelle trincee della controffensiva culturale dell’Editore, cui mi lega non solo autentica Amicizia ma anche ammirazione per il suo spirito precognitivo e per la sua capacità di trasformare le Idee in azioni editoriali e non solo. Ad Enzo Cipriano, ricercatore e selezionatore di nuovi cartografi, rinnoviamo a nome di tutti coloro che non conoscono resa la nostra gratitudine per il suo Esserci!

Buona lettura e buona Sorte!

RITROVARE IN FRANCIA L’ANATOMIA DEL POPULISMO E LA SFIDA ALL’ELITE

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di  Alexandr Dugin

Le proteste in Francia, simboleggiate dai giubbotti gialli, coprono una parte sempre più grande della società. Gli esperti politici hanno già definito questo movimento una “nuova rivoluzione”. La escalation del movimento “gilet giallo” è già così grave che è assolutamente necessario analizzare questo fenomeno in modo dettagliato.

Abbiamo a che fare con una vivida manifestazione del populismo europeo moderno. Il significato del populismo come fenomeno che emerge dalla struttura politica nelle società formatesi  sulla scia della Grande Rivoluzione Francese e basato sul confronto tra destra e sinistra, sta cambiando radicalmente. Continua a leggere

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