Contro l’aborto e il gender la prima presidente della Repubblica donna d’Ungheria

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di Matteo Orlando

KATALIN NOVÁK, DEL PARTITO FIDESZ, FEDELISSIMA DEL PRIMO MINISTRO VIKTOR ORBÁN, È DIVENTATA PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI UNGHERIA CON 137 VOTI

Il parlamento ungherese ha eletto la prima donna presidente del Paese, per un mandato di cinque anni. Si tratta di Katalin Novák.

Candidata del partito governativo Fidesz, fedelissima del Primo ministro Viktor Orbán, è diventata presidente della Repubblica di Ungheria con 137 voti (il candidato di opposizione, il professore di economia Peter Ronai, ha preso 51 voti).

Katalin Novák è già stata ministro della Famiglia ungherese e l’abbiamo conosciuta quando ha partecipato al XIII Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families), che si era tenuto a Verona dal 29 al 31 marzo 2019, riscuotendo numerosi apprezzamenti.

La Novák, già vicepresidente del partito Fidesz, quarantaquattro anni, due lauree (economia ottenuta presso l’Università Corvinus di Budapest e giurisprudenza presso l’Università di Szeged), sposata con Attila István Veres (dal 2013 direttore del mercato monetario e dei cambi della Magyar Nemzeti Bank) e madre di tre figli (Ádám del 2004, Tamás del 2006 e Kata del 2008), andrà a sostituire il vecchio Presidente Janos Ader.

Katalin Novák, che oltre all’ungherese parla francese, inglese e tedesco, in qualità di ministro per la Famiglia ha promosso e sostenuto, in Ungheria e nel mondo, l’immagine familiare naturale opponendosi all’ideologia gender.

“Congratulazioni a Katalin Novák, eletta oggi presidente della Repubblica d’Ungheria, la prima donna nella storia della Nazione magiara. Un politico determinato e capace alla quale mi lega un sentimento di amicizia e stima. Da ministro della Famiglia ha dimostrato con i fatti che è possibile investire sulle politiche a sostegno per la famiglia e la natalità e sono convinta che saprà essere all’altezza del ruolo che da oggi è chiamata a ricoprire, soprattutto in questo delicato momento storico che vede l’Ungheria in prima linea nell’accoglienza dei rifugiati ucraini”, ha dichiarato il presidente di Fratelli d’Italia e dei Conservatori europei (ECR Party), Giorgia Meloni.

La Novák nel 2019 era stata insignita come Dame dell’Ordine Nazionale Francese della Legion d’Onore e Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica di Polonia. Secondo il Barometer 2020, era la ventunesima persona più influente in Ungheria e secondo l’elenco Forbes 2021 era al primo posto nell’elenco delle donne più influenti d’Ungheria.

L’elezione di Katalin Novak a Presidente della Repubblica ungherese è una bella notizia per tutte le associazioni pro vita e famiglia nell’Unione Europea. L’ex Ministro della Famiglia del Governo Orban ha inserito nella Costituzione ungherese la dignità della vita sin dal concepimento, incentivato le nascite e i matrimoni, promosso un fisco amico delle famiglie e difeso la libertà educativa dei genitori contro l’indottrinamento gender nelle scuole. Intervenendo al Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona la Presidente Novak ha affermato: ‘Io non sono un genitore 1 o un genitore 2, ma la madre dei miei figli’. Speriamo che la sua elezioni ci aiuti a frenare la deriva ideologica che hanno preso le istituzioni europee contro la vita, la famiglia e la libertà educativa”, ha dichiarato Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia, commentando l’elezione di Katalin Novak a prima donna Presidente della Repubblica ungherese.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2022/03/10/contro-laborto-e-il-gender-la-prima-presidente-della-repubblica-donna-dungheria/

Etica e vaccini: facciamo chiarezza

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9 Gennaio 2022 ore 16:16

Usa: sdoganato l’aborto, “salta” l’obiezione di coscienza

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Segnalazione Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani

Quanto accaduto a fine ottobre in Vaticano ha lasciato il segno. E non poteva essere altrimenti. Il fatto che, dopo l’incontro avuto, papa Francesco si sia detto felice che il presidente americano Biden «sia un buon cattolico» ed abbia dichiarato ch’egli debba «continuare a ricevere la Comunione», secondo quanto dichiarato dall’interessato, pur in assenza di conferme dirette da parte del Vaticano, non può passare sotto silenzio. Il fatto che, come riferito dall’agenzia Associated Press, l’attuale inquilino della Casa Bianca con le sue idee filoabortiste abbia ricevuto nonostante tutto, come tutti gli altri fedeli, la Santa Comunione nel corso di una Messa, celebrata presso la chiesa di St. Patrick, a Roma, vuole essere – ed è! – un segno molto chiaro. Il cui primo, triste frutto è stato l’atteso testo generale sul Mistero dell’Eucaristia nella vita della Chiesa, approvato dai Vescovi statunitensi al termine della loro assemblea autunnale, svoltasi dal 15 al 18 novembre scorsi a Baltimora, con ben 222 voti favorevoli, solo 8 contrari e 3 astensioni. Nel documento, proposto un anno fa per ribadire quel che la Dottrina cattolica dice a chi, anche se presidente, pur dichiarandosi cattolico, si opponga agli insegnamenti della Chiesa promuovendo aborto e gender, è improvvisamente sparito qualsiasi riferimento al fatto di negare a lui o a chiunque altro la Santa Comunione, ricordando soltanto ai fedeli, che rivestano cariche pubbliche e che occupino posizioni d’autorità, come essi abbiano «una speciale responsabilità» nel dover rispettare la legge della Chiesa. Tutto qui. Nessuna condanna, nessun provvedimento, nessuna restrizione.

Del resto, era già tutto contenuto nella lettera inviata nel maggio scorso dal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, card. Louis Ladaria, al presidente della Conferenza episcopale americana, l’arcivescovo di Los Angeles José Gomez. In essa si invitava espressamente al dialogo, raccomandando di evitare che «la formulazione di una politica nazionale» su di una questione «potenzialmente controversa» (sic!)possa diventare «fonte di discordia piuttosto che di unità all’interno dell’episcopato e della più grande Chiesa negli Stati Uniti». Per poi concludere, specificando come ogni discussione in merito debba «essere contestualizzata nella più ampia cornice della dignità di ricevere la Comunione da parte di tutti i fedeli, anziché da parte di una sola categoria di cattolici», ritenendo il documento dei Vescovi Usa, allora in fase ancora embrionale, «fuorviante se desse l’impressione che l’aborto e l’eutanasia costituissero da soli le uniche questioni gravi dell’insegnamento morale e sociale cattolico, che richiedono l’intervento della Chiesa».

Dunque, «Roma locuta, causa soluta»? No, certo! Biden e le lobby abortiste, che lo hanno sostenuto durante la campagna elettorale, non considerano questo un punto di arrivo, bensì solo un punto di partenza. Intendono anzi “capitalizzare” il via libera vaticano, per rilanciare. Ed ecco l’Ufficio per i Diritti Civili ed il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani lanciati in una nuova sfida: cancellare i provvedimenti dell’amministrazione Trump, in particolare l’Rfra-Religious Freedom Restoration Act, e costringere così i medici e le cliniche cattolici a praticare aborti ed interventi di transizione di genere. Grazie ai documenti giudiziari ottenuti, la Catholic Benefits Association ha dimostrato una stretta relazione sussistente tra il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani americano e numerose organizzazioni attiviste di Sinistra, come la Leadership Conference on Civil and Human Rights.

L’eventuale prevalere della linea Biden ammazzerebbe il diritto a qualsiasi obiezione di coscienza, nonché l’autonomia della Sanità cattolica (e non solo). Se ad un posto in una clinica cattolica ambisse un medico abortista, questi dovrebbe essere comunque assunto, benché in chiaro contrasto coi principi etici della struttura.

Non solo. L’amministrazione Biden starebbe introducendo anche il “diritto” dei single socialmente infertili e delle coppie Lgbt a ricevere trattamenti di fertilità, per poter comunque “avere figli”. Una novità subito ben accolta dall’industria sanitaria, che vede in ciò l’occasione per nuovi, insperati business, per quanto disumani. La strategia è quella di giungervi grazie alle sentenze dei tribunali, bypassando così anche gli eventuali ostacoli resi possibili da un dibattito in sede di Congresso. È, questa, la democrazia “fai-da-te”, che si costruisce e si smonta a piacimento, a seconda di dove portino gli interessi di bottega e di lobby. Non va dimenticato come della squadra di Biden facciano parte anche numerose altre sigle di Sinistra quali l’Aclu, gli Atei americani, l’Anti-Defamation League, la Human Right Campaign, il Southern Poverty Law CenterPlanned Parenthood ed il Center for American Progress, da sempre ontologicamente ostili alla presenza cattolica.

Sarebbe buona cosa che chi ha posto le premesse della rivoluzione in atto riflettesse, almeno ora, sulle conseguenze…

La vita perde, se si perde la fede

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani

Merita una riflessione la dura condanna espressa lo scorso 11 novembre dall’Europarlamento contro la sentenza con cui la Corte Costituzionale polacca un anno fa vietò l’aborto in caso di malformazioni fetali, limitandolo ai casi di stupro, incesto e grave rischio per la salute della madre.

Innanzi tutto, val la pena partire dai dati. Ed i dati parlano di 300 bambini salvati in un anno in Polonia, grazie a questo verdetto, dalla morte certa loro altrimenti inflitta dall’aborto. All’Europarlamento dispiace forse che questi piccoli, futuri cittadini europei, siano vivi? Altra valutazione: la sentenza a morte per questi bimbi sarebbe stata pronunciata solo in quanto malformati. Ma la Corte Costituzionale polacca ha stabilito ch’essi hanno i medesimi diritti di tutti gli altri, compreso quindi il diritto di nascere, il diritto alla vita. All’Europarlamento dispiace forse che non si applichino discriminazioni eugenetiche?

Secondo quanto riportato dall’agenzia InfoCatólica,la condanna dell’Europarlamento ancora una volta ha avuto il voto in massa anche degli esponenti del Partito Popolare europeo. Si può sapere cos’abbia ormai a che fare questo Ppe col proprio programma, con la propria carta dei valori, pubblicata online? Leggiamola. In essa si dice di voler puntare sulla «dignità umana». Stroncare la vita di creature indifese nel grembo materno corrisponde davvero alla tutela della loro «dignità umana»? In essa si dice di voler puntare sull’«uguaglianza». Votare un testo, in cui si chiede che vengano abortiti i bimbi malformati, corrisponde davvero a volerli considerare «uguali» agli altri? In essa si dice di voler riconoscere «i valori giudaico-cristiani come fondamento». Promuovere l’aborto corrisponde davvero a tali valori ed alla Dottrina della Chiesa? Ovviamente a tutte queste domande la risposta è «no». Ed allora v’è da chiedersi se sia onesto mentire con sé stessi e con gli elettori, mistificare la realtà, illudere chi vota di sostenere un gruppo in linea con la morale cristiana, ma, in realtà, di essa nemico. Una condotta imbarazzante, mortificante, vergognosa.

L’attacco alla vita è stato sferrato anche nello Stato del Vermont, negli Usa, dove una nuova legge, appena entrata in vigore, ha imposto che in tutte le scuole medie e superiori pubbliche vengano distribuiti i preservativi, forniti gratuitamente dalla multinazionale dell’aborto Planned Parenthood, a tutti gli studenti dai 12 anni in su, che ne facciano richiesta, anche contro il parere dei loro genitori. La normativa, firmata dal governatore Phil Scott, repubblicano pro-choice, definisce questo un «diritto» degli studenti, benché implichi, come tragico costo sociale, un inevitabile aumento del tasso abortivo presso la popolazione scolastica.

La persecuzione contro la vita si è ormai scatenata però anche in Spagna, dove il governo socialcomunista intende introdurre una riforma nel codice penale con l’art. 172 quater, che prevede il carcere da tre mesi ad un anno per quanti si riuniscano pacificamente davanti alle cliniche abortiste, organizzando veglie o momenti di preghiera. Le accuse nei loro confronti sono quelle di «atti persecutori», «molestie», nonché quella di ostacolare i «diritti sessuali e riproduttivi» delle donne. L’iter parlamentare del disegno di legge, che ha già affossato alla Camera due emendamenti presentati dai Popolari e da Vox, prosegue ora senza più ostacoli: «Questa iniziativa andrà avanti, chiunque si pari dinanzi ad essa», ha sentenziato perentoria la deputata socialista Laura Verja, dimostrando uno strano concetto di “democrazia”.

Ora, anche qui val la pena condurre una riflessione. La china anticristiana intrapresa dalla Spagna è iniziata al convergere di tre fattori. Il primo fattore riguarda la presa di potere da parte dei socialcomunisti, atei e secolarizzati, accelerata dalla contemporanea ignavia morale e politica dei Popolari. Il secondo fattore riguarda una presenza cattolica ridotta sempre più al lumicino in Spagna, tanto da aver toccato il proprio minimo storico assoluto, secondo quanto riportato nell’ultimo rapporto del Cis, il Centro di Indagini Sociologiche iberico. Ora i fedeli sono il 57,4% della popolazione ovvero ben l’1,8% in meno dell’anno scorso. I praticanti sarebbero però solo il 13,8%, quindi meno di quanti si proclamano atei, pari al 14,6%.

Quando mancano la fede e la fiducia nel futuro, le conseguenze sono pesanti. Non a caso, secondo l’Istituto nazionale di Statistica, sempre in Spagna si registra il più alto tasso di suicidi della storia – ed è questo il terzo fattore -: + 7,4% dall’inizio della pandemia (lo scorso agosto addirittura + 34% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente), in valore assoluto ben 3.941 casi, in media 11 al giorno. Tra questi, 2.930 sono gli uomini e 1.011 le donne. Ciò ha reso il suicidio negli uomini la prima causa di morte non dovuta a cause naturali, nelle donne e nei giovani la seconda. Su questi dati certamente ha inciso, dal punto di vista sanitario, la pandemia. Ma, trattandosi di un trend da tempo in crescita, questa non può essere l’unica risposta. La realtà è che in una società, in cui manchino fede, fiducia nel futuro, speranza e libertà, ai più fragili il suicidio può sembrare l’unica via di fuga possibile. È questo l’avvenire, che vogliamo per la nostra società, per noi e per i nostri figli?

“Siamo contrari all’aborto, in ogni sua forma”: Signorini finisce nel tritacarne progressista

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Augurandoci che le pressioni di un determinato ambiente non lo costringano a una clamorosa retromarcia, come Circolo Christus Rex ci complimentiamo per la frase pronunciata da Alfonso Signorini davanti a milioni di telespettatori. Quando una persona dice cose giuste va applaudita, al di là del fatto che siamo e restiamo divisi su moltissime cose.

di Cristina Gauri

Roma, 16 nov — «Siamo contrari all’aborto, in ogni sua forma»: ieri sera un temerario (o suicida?) Alfonso Signorini si è così pronunciato contro la pratica dell’interruzione della gravidanza durante la diretta di lunedì sera del Grande Fratello Vip. La frase ha scatenato un polverone social infernale: il conduttore ha toccato uno degli argomenti più spinosi e difesi — spesso con la bava alla bocca — da tutto l’establishment politicamente corretto di tv e spettacolo.

Signorini temerario contro l’aborto

Il contesto nasce da uno scherzo architettato ai danni di Giucas Casella, a cui gli autori del programma stanno facendo credere che la sua cagnolina potrebbe essere rimasta incinta. Eventualità rifiutata dal mago e mentalista, che è contrario a una eventuale gravidanza del suo animale da compagnia. Da qui la presa di posizione del conduttore («Siamo contrari all’aborto, in ogni sua forma tra l’altro. Anche quello dei cani»), che ha fatto rizzare i capelli a tutto il mondo progressista.

La pasionaria Lucarelli alla riscossa

Alla Lucarelli, ad esempio, non è parso vero di poter risfoderare le vesti della pasionaria dei diritti femminili. «Caro Alfonso Signorini, non so a nome di chi credi di parlare, ma NOI abbiamo votato a favore dell’aborto con un referendum che ha la mia età, quindi fammi questo favore: parla per te e per il tuo corpo, visto che non rappresenti né il Paese né il corpo delle donne».

Così ha scritto su Instagram invitando Signorini a ripetere la frase incriminata «a chi è costretto all’aborto terapeutico, alle vittime di stupri etnici, alle donne che scelgono in piena libertà e a chiunque abbia una storia un po’ più complessa da raccontarti che “Bettarini ha bestemmiato al Grande Fratello, espulso!”». Poi chissà per quale motivo, la correttissima Lucarelli sente il bisogno di sottolineare l’omosessualità di Signorini, come se questo avesse qualcosa a che fare con l’argomento dibattuto. «Il moralismo ortodosso urlato al megafono del reality dal conduttore omosessuale pro life, ci mancava solo questo».

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/siamo-contrari-allaborto-in-ogni-sua-forma-signorini-finisce-nel-tritacarne-progressista-214662/

Irlanda, quasi 1.500 donne salvano dall’aborto i loro bimbi

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LA NOTIZIA

di Leonardo Motta

In Irlanda la normativa vigente prevede un periodo di attesa di tre giorni che deve intercorrere tra la prima consultazione e l’aborto.
Dati recenti hanno rivelato che ci sono state un totale di 8.057 consultazioni iniziali per l’accesso all’aborto nel 2020. Tuttavia, di queste consultazioni iniziali, 6.577 donne hanno progredito fino ad arrivare a commettere il delitto di aborto  Pertanto, un totale di 1.480 donne hanno scelto di continuare la gravidanza, mostrando che un periodo di attesa di tre giorni ha un suo valore intrinseco, una misura significativa e salvavita. Questi dati sono stati forniti dal Primary Care Reimbursement Service (PCRS) dei medici di base della comunità.
Molte vite, quindi, si sono state salvate grazie all’attesa. Riflettendo sui numeri Eilís Mulroy della Pro Life Campaign ha dichiarato che “queste informazioni indicano che c’è una percentuale considerevole di donne che cambiano idea tra la prima consultazione quando discutono di aborto con il loro medico di famiglia e la pratica dell’aborto. Su questi casi dovrebbero riflettere l’opinione pubblica e, soprattutto, i politici, visto che dovrà arrivare la revisione triennale della legislazione sull’aborto promessa dal ministro della Sanità Stephen Donnelly”.
I dati recenti sono stati rivelati alla deputata Carol Nolan dopo un’interrogazione parlamentare. “La mia principale preoccupazione è garantire che donne e bambini siano protetti e supportati”, ha detto la Nolan. “Purtroppo, tutto ciò che riceviamo dall’attuale ministro, che è anche quello che abbiamo ricevuto dall’ex ministro della Salute, è una sorta di atteggiamento freddo nei confronti di coloro che cercano di sottolineare la necessità di ridurre gli aborti piuttosto che promuoverli. Non è accettabile e continuerò a combatterlo. Possiamo e dobbiamo fare di meglio per le donne e i loro bambini“.

“Clima” per imporre l’agenda abortista

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Tommaso Scandroglio

Dal primo al 12 novembre si svolgerà a Glasgow la conferenza annuale dell’Onu sui cambiamenti climatici, chiamata Cop-26. Una coalizione di più di 60 organizzazioni pro-aborto ha scritto una lettera ad Alok Sharma, presidente della conferenza sul clima Cop26, chiedendo al Regno Unito di modificare i criteri di ammissibilità al finanziamento per il clima, che ammontano a ben 11,6 miliardi di sterline, facendo ricomprendere anche progetti per sovvenzionare la cosiddetta salute riproduttiva. In altre parole, le organizzazioni pro-choice chiedono che un po’ di soldi destinati al clima finiscano per finanziare aborto, contraccezione e sterilizzazione.

Prontamente un portavoce del Foreign, Commonwealth and Development Office ha dichiarato: «Il Regno Unito è un leader globale sia nell’uguaglianza di genere che nella lotta ai cambiamenti climatici. È evidente che sostenere le donne, anche attraverso la pianificazione familiare e l’istruzione delle ragazze, aiuta le comunità ad adattarsi e ad essere più resilienti ai cambiamenti climatici. Ecco perché ci stiamo assicurando che i nostri finanziamenti internazionali per il clima rispondano alle questioni di genere e stiamo usando la nostra presidenza Cop26 per invitare gli altri a fare lo stesso».

Bethan Cobley , direttore dell’organizzazione abortista MSI Reproductive Choices, ex Marie Stopes International, ha voluto precisare “che ciò che vogliono veramente” le comunità più colpite dall’emergenza climatica “è l’accesso all’assistenza sanitaria riproduttiva, in modo che possano scegliere quando o se avere figli”. Sulla stessa frequenza d’onda la prof.ssa Susannah Mayhew, della London School of Hygiene & Tropical Medicine, la quale afferma che c’è una connessione tra clima e accesso alla contraccezione e aborto: «le persone che sono state colpite dai cambiamenti climatici e che hanno scarso accesso a servizi sanitari di qualità, comprendono tale connessione molto più di noi». Insomma pare proprio che milioni di donne africane vogliano abortire a causa del surriscaldamento del pianeta.

Ma dopo due occidentali, diamo la parola ad un africano, ad un addetto ai lavori: Obinuju Ekeocha, fondatore e presidente di Culture of Life Africa. Di fronte a queste argomentazioni Ekeocha ha così obiettato: «Se parliamo di aborto, beh, non credo che nessun paese occidentale abbia il diritto di pagare per gli aborti in un paese africano, soprattutto quando la maggior parte delle persone non vuole l’aborto… In tal caso, allora, diventerebbe una forma di colonizzazione ideologica». Ekeocha ha poi ricordato che i programmi di pianificazione familiare delle organizzazioni internazionali inviano in Africa circa 2 miliardi di preservativi all’anno, al costo di 17 milioni di dollari, denaro che potrebbe essere destinato all’accesso al cibo a prezzi accessibili, a fonti di acqua pulita, all’assistenza sanitaria e all’istruzione.

Di parere diverso è il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) che usa come pretesto il tema del cambiamento climatico per sdoganare l’aborto in tutto il mondo. L’UNFPA ha pubblicato un documento dal titolo “Cinque modi in cui il cambiamento climatico danneggia donne e ragazze”. Nel quinto modo si legge: «Come ha dimostrato il COVID-19, le emergenze deviano le risorse sanitarie per contrastare la minaccia sanitaria più recente e li distraggono dai servizi ritenuti meno essenziali. Le emergenze dovute ai cambiamenti climatici diventeranno più frequenti, il che significa che i servizi per la salute e per i diritti sessuali e riproduttivi potrebbero essere tra i primi a essere ridotti». Con agghiacciante candore il documento, ricordando la devastazione del ciclone Idai che colpì il Malawi nel 2019, riporta la testimonianza del dott. Treazer Masauli, che lavora presso l’ospedale del distretto di Mangochi: «Abbiamo dovuto utilizzare un elicottero per raggiungere aree non accessibili su strada per fornire servizi di salute sessuale e riproduttiva, come i preservativi, metodo di pianificazione familiare e per la prevenzione dell’HIV e delle malattie sessualmente trasmissibili». Il lettore ha capito bene: i soccorritori si sono alzati in volo in elicottero per distribuire preservativi agli abitanti che erano feriti, assetati, affamati, infreddoliti, che annaspavano nell’acqua, avevano la casa distrutta e piangevano i propri cari perché morti. Non portavano acqua, cibo, beni di prima necessità e medicinali, bensì preservativi e pillole abortive.

Il documento dell’UNFPA così prosegue: «I raccolti andati persi a causa del cambiamento climatico possono anche influenzare la salute sessuale e riproduttiva. Uno studio ha scoperto che dopo uno shock come l’insicurezza alimentare, le donne tanzaniane che lavoravano nell’agricoltura si sono rivolte al sesso transazionale per sopravvivere, il che ha contribuito a tassi più elevati di infezione da HIV/AIDS». Tradotto: le donne impoverite dai mancati raccolti dovuti ad un sedicente cambiamento climatico sono finite nella tratta internazionale della prostituzione. Da lì gravidanze indesiderate e malattie veneree. Conclusione: le donne, causa il clima che sta cambiando, hanno bisogno di aborto e contraccezione. Straordinari quelli dell’UNFPA: invece di preoccuparsi di trovare risorse per tamponare i danni provocati dai raccolti mancati, per incentivare le donne a rimanere in patria a lavorare e per disincentivare la tratta delle schiave del sesso, si preoccupano di fornire loro strumenti abortivi e contraccezione dato che si prostituiscono, finendo così per incentivare la prostituzione stessa dato che in tal modo diventerà più sicura per le donne.

Conclusione: il clima è solo un pretesto per diffondere ancor di più il credo abortista nel mondo.

Fonte: https://scholapalatina.lt.acemlna.com/Prod/link-tracker?redirectUrl=aHR0cHMlM0ElMkYlMkZ3d3cuY29ycmlzcG9uZGVuemFyb21hbmEuaXQlMkZjbGltYS1wZXItaW1wb3JyZS1sYWdlbmRhLWFib3J0aXN0YSUyRg==&sig=CYcpVyuf9jDZxWm6SfuKmirwpaT25gNe3Ln76XtG6QQM&iat=1634126750&a=650260475&account=scholapalatina%2Eactivehosted%2Ecom&email=WGByPjZY3AMGHbnlPw2cQTpxdzkQNl9LgdxZ9pnzLRY%3D&s=7fe708e192b517c76cb9155f667678b1&i=619A653A15A6238

Texas, ripristinata legge contro l’aborto: “L’Italia prenda esempio”

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UNA CORTE D’APPELLO FEDERALE AMERICANA HA RIPRISTINATO L’EFFICACIA DELLA LEGGE TEXANA CHE VIETA L’ABORTO QUANDO SI RILEVA IL BATTITO CARDIACO FETALE, POCHI GIORNI DOPO CHE UN TRIBUNALE DI GRADO INFERIORE L’AVEVA SOSPESA

di Angelica La Rosa

«Mentre qui in Italia si discute su come si possono eliminare le persone che soffrono (col suicidio assistito o con l’eutanasia proposta dai Radicali), una Corte d’appello federale americana ha ripristinato l’efficacia della legge Texana che vieta l’aborto quando si rileva il battito cardiaco fetale, pochi giorni dopo che un tribunale di grado inferiore l’aveva sospesa», nota Toni Brandi, Presidente di Pro Vita & Famiglia.

«I sostenitori della vita non devono mai darsi per vinti» prosegue Brandi: «Sta a noi perseverare con la testimonianza e con l’azione per promuovere la cultura della vita e tutelare il diritto di esistere dei più fragili, di coloro che non hanno voce: il “prodigioso duello” imperversa, ma alla fine la vittoria è della Vita e della Verità».

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/10/11/texas-ripristinata-legge-contro-laborto-litalia-prenda-esempio/

Giornata aborto sicuro. PVeF: «L’unica sicurezza è la morte del bambino, mentre i dati sulla Legge 194 sono falsati»

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Segnalazione ProVita & Famiglia

 

COMUNICATO STAMPA
Giornata aborto sicuro
Pro Vita & Famiglia: «L’unica sicurezza è la morte del bambino, mentre i dati sulla Legge 194 sono falsati»

Roma, 28 settembre 2021

«Oggi è la cosiddetta Giornata internazionale per l’aborto libero, sicuro e gratuito. Ma l’aborto non è libero perché al bambino nessuno chiede il parere. L’unica cosa sicura è propria la sua morte, nonché le gravi complicazioni di cui soffrono decine di migliaia di donne come ferite pelviche o genitali, emorragie, danni cervicali, perforazioni e cicatrizzazione della parete uterina, fino alla morte con oltre 500 casi di decessi per aborto legale e “sicuro” negli Stati Uniti fino al 2017. Inoltre non è gratuito perché alla donna costa il prezzo di sofferenze indicibili anche interiori. L’aborto è diventato solo una battaglia ideologica, ma l’embrione è un essere umano e nessuna ideologia può sopprimerlo» ha dichiarato Toni Brandi, Presidente di Pro Vita & Famiglia.

«Si parla di sicurezza, ma proprio le conseguenze della Legge 194 sono insabbiate e falsificate. L’ultima relazione annuale del Parlamento sull’applicazione della norma, infatti, è stata una mera formalità, con statistiche incomplete e fuorvianti e dati palesemente copiati e incollati da quella del 2018» ha denunciato Jacopo Coghe, vicepresidente di Pro Vita & Famiglia. «è preoccupante e drammatico l’incremento delle complicanze immediate dell’aborto farmacologico, di ben il 2% in più nel 2019 e di dieci volte superiori a quelle registrate per tutte le oltre 70mila interruzioni volontarie di gravidanza chirurgiche dello stesso anno. È questo quello che vogliamo?Una società che uccide i propri figli? Una società senza futuro?».

«Altro che aborto sicuro – conclude Brandi – condanniamo questa pratica abominevole e omicida in tutte le sue forme, anche nella somministrazione “fai da te” della Ru486 in day Hospital. Questa scelta, infatti, non è mai indolore perché comporta contrazioni dolorosissime ed emorragie e qualsiasi dato è sottostimato se pensiamo che decine e decine di morti sono certificate solo dopo le rare, e costose, autopsie che vengono richieste».

Fonte: https://www.provitaefamiglia.it/blog/giornata-aborto-sicuro-pvf-lunica-sicurezza-e-la-morte-del-bambino-mentre-i-dati-sulla-legge-194-sono-falsati

Un altro Stato legalizzerà l’omicidio dei bambini?

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Segnalazione di Antonio Brandi

il tempo stringe: il progetto di legge sul suicidio assistito in discussione alla Camera sarà tra poco in aula; sul fronte della vita prenatale, tra pochissimi giorni si terrà il referendum sull’aborto a San Marino per decidere o meno di legalizzarlo. Qui sono in ballo le vite di decine di migliaia di bambini nel grembo materno. In entrambi i casi, Pro Vita & Famiglia è in prima linea.

Immagina per un momento se in Italia non ci fosse stata la legge sull’aborto: immagina che i bambini in grembo fossero protetti ma che proprio ora si chiedesse al popolo di legalizzare la loro uccisione… cosa faresti? Quanto ti impegneresti nella lotta? Ecco, questa è la situazione a San Marino, e noi siamo lì.

Come annunciato, poco prima del giorno fissato per il referendum sulla legalizzazione dell’aborto, abbiamo “circondato” lo Stato fortificato di San Marino, dispiegando camion raffiguranti l’influencer Anna Bonetti e il messaggio: “Il corpo di mio figlio non è il mio corpo. Sopprimerlo non è la mia scelta. #StopAborto”

Qualche giorno fa il presidente Brandi ti ha detto dei molteplici fronti sui quali Pro Vita & Famiglia è impegnata (ho inoltrato la sua e-mail che puoi leggere sotto): si va dall’aborto, al suicidio e all’eutanasia, dalla ipersessualizzazione dei minori all’utero in affitto e la battaglia contro il ddl Zan.

Continua la campagna contro la sessualizzazione dei minori sui media: il docufilm (sconvolgente!) sull’azione di Don Fortunato e Meter contro la pedofilia e la pedopornografia è stato visto da decine di migliaia di persone; le maxi-affissioni di sensibilizzazione continuano a Milano e a Roma. È imminente, inoltre, il lancio della campagna per tutelare il diritto alla vita contro le derive del progetto di legge per incentivare il suicidio dei malati e contro il referendum sull’eutanasia (che in realtà è un referendum per legalizzare il massacro)…

Circolo Cattolico, tu puoi agire in prima persona per proteggere i bambini dall’ipersessualizzazione e la pedofilia, i bambini non nati dall’aborto, e la vita di tutte le persone fragili dall’eutanasia e dal suicidio di Stato.

Non immaginavo che, subito dopo le ferie estive, avremmo dovuto lottare su così tanti fronti…

Davvero! Ecco una lista delle attività appena realizzate e delle sfide che ci attendono…

– Abbiamo depositato una denuncia per il reato di pubblicizzazione dell’utero in affitto (art. 12 c. 6, L 40/2004), vergognosamente realizzata sulla Rai1 durante il programma “Amore in quarantena”. La televisione pubblica aveva presentato il reato dell’utero in affitto come una pratica “meravigliosa” che aveva avverato il sogno di una coppia omosessuale di avere dei bambini. Non potevamo rimanere indifferenti e allora abbiamo attivato la Procura della Repubblica.

– È partita la nostra campagna “Piccole Vittime Invisibili”, contro l’ipersessualizzazione dei minori sui media. Dopo l’inaugurazione al Senato, abbiamo diffuso un docufilm sull’azione di Don Fortunato Di Noto contro la pedofilia e la pedopornografia, e per diffondere il numero verde di assistenza delle piccole vittime. È ancora in corso poi una campagna di maxi affissioni in tutta Italia per sensibilizzare la cittadinanza sui pericoli del web per i minori.

– La Repubblica di San Marino sarà protagonista di un referendum per la legalizzazione dell’aborto, che si terrà il 26 settembre. A San Marino l’aborto è ancora illegale. Se il quesito referendario fosse approvato, sarà possibile abortire praticamente fino al nono mese! Non solo sarebbe un disastro per il piccolo Stato e per i bambini nel grembo ma sarebbe, sul piano simbolico e culturale, una enorme sconfitta per il fronte pro vita in tutta la penisola. Un nostro rappresentante (Maria Rachele) era presente all’inaugurazione della campagna referendaria per il NO.

– Le forze pro morte hanno lanciato un’enorme offensiva: un progetto di legge in discussione alla Camera per legalizzare il suicidio assistito e un referendum che vuole abrogare il reato di omicidio del consenziente per arrivare all’eutanasia “su richiesta” per tutti.

– Continua il nostro tour di sensibilizzazione contro il ddl Zan: in diverse città abbiamo srotolato la bandiera #RestiamoLiberi di 600 mq, organizzando contemporaneamente banchetti informativi, camion-vela e manifestazioni di protesta anche durante le vacanze. L’11 settembre ciò è avvenuto a Como. Grazie a Dio, le discussioni sul ddl Zan sono state rinviate a dopo le elezioni amministrative.

Circolo Cattolico, il lavoro da fare è incredibile: gli attacchi alla vita e alla famiglia provengono da ogni lato e Pro Vita & Famiglia sta mettendo tutte le sue forze in campo… ma rischiamo davvero di non farcela più senza una mano, senza il tuo prezioso aiuto!

A San Marino, Pro Vita & Famiglia sta sostenendo la campagna contro la legalizzazione: siamo già intervenuti in convegni e – tra poco – intendiamo circondare la “Serenissima Repubblica” con camion vela per sensibilizzare la popolazione, spesso disinformata riguardo l’aborto, che non è che un omicidio.

Sul fronte del suicidio assistito e dell’eutanasia, stiamo preparando una campagna di sensibilizzazione nazionale, per svelare le assurdità dell’incentivazione statale del suicidio e del referendum pro eutanasia (sapevi che l’approvazione del quesito legalizzerebbe l’omicidio persino di una persona sana “consenziente”, anche se realizzato in modi orribili come la decapitazione e lo squartamento?)

Sul fronte della campagna contro la sessualizzazione dei minori sui media, già ripresa da diverse televisioni e dalla stampa, il docufilm contro la pedofilia andrà in onda su diverse emittenti televisive e faremo pressione sul Ministro dello sviluppo economico, consegnandogli la nostra petizione, affinché possa essere attuata la legge (che già c’è!) che obbliga gli operatori di comunicazione a pre-installare su tutti i telefoni sistemi di controllo parentale ovvero di filtro di contenuti inappropriati per i minori (potranno essere sbloccati solo da adulti). Continueremo a sensibilizzare sul territorio, mediante azioni nella scuola, a livello legislativo ed amministrativo, considerati tutti i mali che l’esposizione ad immagini e messaggi sessualizzati sta già causando da anni ai nostri figli.

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