Arriva in Aula il Testo Unico sul Suicidio assistito. Si può ancora fare marcia indietro

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Segnalazione di ProVita & Famiglia

C’è una data che i pro life devono assolutamente segnare sul calendario: è quella di lunedì 13 dicembre. Quel giorno, infatti, salvo imprevisti, arriverà in Aula alla Camera il Testo Unico sul suicidio assistito. Si tratta di una norma elaborata con un testo base dei relatori Alfredo Bazoli (Pd) e Nicola Provenza (M5s) e che, nelle intenzioni dei proponenti, recepisce i quattro criteri indicati dalla Corte per accedere al suicidio assistito: il richiedente deve essere in grado di intendere e volere; essere affetto da patologia irreversibile; dipendere da sostegno vitale; avere delle sofferenze fisiche o psichiche ritenute intollerabili.

Per l’arrivo in Aula della norma si è fissata la data del 13 dicembre dopo che, nel pomeriggio di mercoledì 1 dicembre, le commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera hanno iniziato ad approvare gli articoli del testo e dopo che tutti i gruppi hanno concordato di concludere l’esame del testo entro il giorno 9. Questo accordo sull’iter della norma, attenzione, non implica però che esso si rifletterà anche in Parlamento. Anzi, è più che probabile che assisteremo ad un dibattito piuttosto acceso sull’argomento.

Rispetto a questo, pare verosimile che il centrosinistra, dalle cui fila – come poc’anzi ricordato – provengono i citati relatori del testo, lo appoggerà convintamente. Non a caso il segretario del Pd, Enrico Letta, ha pubblicamente elogiato quest’iniziativa legislativa come «la soluzione più avanzata, in linea con la sentenza Corte costituzionale», dicendosi «fiducioso che si riesca a coprire un vuoto normativo». Il segretario dem considera questa partita fondamentale, a differenza invece del mondo radicale, che guarda con maggiore favore allo scenario referendario.

«Il referendum sull’eutanasia, se non passa, lascia un vuoto», ha invece dichiarato Letta, subito aggiungendo: «Noi cosa stiamo facendo? Noi siamo riusciti ad ottenere che il 13 dicembre vada in aula alla Camera il testo sul suicidio assistito e quel testo è, secondo me, la linea giusta». D’accordo, ma esisterà un’opposizione parlamentare a questo disegno di legge? La risposta, fortunatamente, è affermativa.

C’è infatti da immaginare che il centrodestra, sia di governo sia all’opposizione, non appoggerà con convinzione – o non appoggerà affatto – il testo unico sul suicidio assistito, che non viene visto come una priorità in questa fase di pandemia, campagna vaccinale, rincari di bollette e così via. Tuttavia, e questa è senza dubbio una nota dolente per il mondo pro life, difficilmente assisteremo a quel grande scontro che abbiamo visto sul ddl Zan. Per più motivi. Anzitutto, perché come pretesto per questa legge i loro promotori hanno un argomento forte, per così dire, ossia il pronunciamento della Consulta citato da Letta.

Inoltre, sappiamo che anche nel centrodestra esiste – per lo più, e non da oggi, in Forza Italia – una componente, per quanto minoritaria, liberal e che guarda con favore a molte battaglie del mondo radicale. Non solo. Se gli oppositori del ddl Zan hanno potuto contare sul supporto, più o meno esplicito, di tante anime interne allo stesso centrosinistra – dalle femministe guidate da Marina Terragni fino al senatore Pd Tommaso Cerno -, con la legge sul suicidio assistito le cose si fanno più complesse. Questo non vuol dire però che la battaglia sia già persa. Guai a pensarlo.

Significa però che sul mondo pro life grava, oggi più che mai, una enorme responsabilità, vale a dire quella di far comprendere tutte le pesanti insidie e i catastrofici scenari che si aprono in un Paese che introduca nel proprio ordinamento il cosiddetto “diritto di morire”. Basta raccontare quel che è accaduto e accade in Olanda, Belgio, Canada, ovunque il presunto diritto di farla finita sia stato codificato. Non occorre dunque inventare nulla, perché una società che perde di vista il dovere di tutelare la vita fino all’ultimo è già spaventosa di suo. Speriamo che se ne rendano conto anche i nostri parlamentari.




Firma la petizione per bloccare il testo unico sul suicidio assistito!

 

Fonte: https://www.provitaefamiglia.it/blog/arriva-in-aula-il-testo-unico-sul-suicidio-assistito-si-puo-ancora-fare-marcia-indietro

DOPO LA SCONFITTA DELLA LEGGE ZAN, LA LOBBY GAY RIPARTE ALL’ATTACCO

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Zan continua a fare propaganda gender nei licei, il governo regala 4 milioni per case rifugio gay, il bavaglio della defunta legge Zan si ritrova nel Codice della Strada
di Luca Marcolivio

Che la questione omofobia non si sarebbe esaurita con la bocciatura del ddl Zan a Palazzo Madama, era più che certo. La piega che sta prendendo a meno di una settimana dal voto in Senato, era però difficile da prevedere. Gli attivisti lgbt e i parlamentari di sinistra non accettano la sconfitta e ora puntano tutto su una propaganda che batterà il territorio palmo a palmo. Primo obiettivo: la parte più vulnerabile e manipolabile dell’opinione pubblica, ovvero i giovanissimi.
L’onorevole Alessandro Zan non ha perso tempo e la scorsa settimana è volato a Oristano, dove ha parlato davanti a 250 studenti (senza contare quelli collegati virtualmente) del liceo classico “De Castro”. La scelta non è casuale: la città sarda si appresta ad ospitare il suo primo Pride, che, con tutta probabilità, avrà il suo frontman proprio nel principale relatore del disegno di legge naufragato in Senato mercoledì scorso.
Zan ha fretta di raccogliere le munizioni e tornare quanto prima nella trincea parlamentare. «Fra sei mesi si ricomincia: la legge torna in commissione e noi ripartiamo portando avanti, come sempre, la nostra battaglia – ha detto il deputato dem agli studenti oristanesi -. Sfrutteremo fino all’ultimo minuto utile la legislatura mettendoci tutte le nostre forze per far approvare questa legge».
Va da sé che il discorso dell’onorevole Zan al liceo “De Castro” è stato totalmente privo di contraddittorio. Praticamente un comizio. A fiancheggiare e sostenere il parlamentare, due docenti dello stesso istituto, uno dei quali, secondo la stampa locale, si è soffermato sul presunto «altissimo tasso di suicidio» tra i giovani omosessuali. Il dirigente scolastico, poi, ha definito l’incontro con Zan «uno dei momenti più belli vissuti in questa scuola».
Nel suo discorso, il deputato dem ha attaccato Matteo Renzi, accusandolo di cercare di «giustificare l’ingiustificabile. Italia Viva si è sfilata al Senato allineandosi ai sovranisti nostrani, esattamente come Forza Italia, e l’ha fatto per altre logiche. Scelta ancora più grave – ha commentato – perché non si specula politicamente sulla vita delle persone».
L’iniziativa di Zan è stata fortemente criticata da tre deputate di Fratelli d’Italia. Secondo la vicecapogruppo alla Camera, Wanda Ferro, si tratta di «un episodio già di per sé grave, reso inaccettabile dal fatto che il deputato abbia utilizzato una scuola per rivolgere attacchi, senza contraddittorio, alle forze politiche che in Parlamento hanno bocciato, voglio ricordare legittimamente, la sua proposta di legge contro l’omotransfobia». L’onorevole Ferro ha quindi sollecitato «un intervento del presidente della Camera Roberto Fico in difesa dell’autonomia e della libertà di voto dei deputati che in nessun modo possono essere condizionate o minacciate».
Da parte loro, le onorevoli Paola Frassinetti e Carmela Bucalo, rispettivamente vicepresidente della Commissione Cultura e responsabile istruzione FdI e responsabile scuola FdI, hanno denunciato la disparità di trattamento riservata alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che, nei mesi scorsi era stata invitata a parlare in un liceo in Sicilia. «Nel primo caso un deputato va per parlare di una sua proposta di legge peraltro appena respinta – hanno dichiarato le parlamentari FdI – nel secondo Giorgia Meloni avrebbe dovuto presentare il suo libro in un progetto che prevedeva che un autore presentasse un libro». Frassinetti e Bucalo hanno quindi annunciato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi «per capire come si sono precisamente svolti i fatti e come mai nelle scuole si usano metodi diversi a seconda del partito al quale appartiene il parlamentare invitato».

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie sulle rivincite del mondo LGBT, dopo la sconfitta della non approvazione della legge Zan.

GOVERNO DONA 4 MILIONI PER CASE RIFUGIO GAY
Il governo ha stanziato 4 milioni a favore di associazioni e comuni “per la selezione di progetti per la costituzione di centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere”, si legge nel relativo decreto del 2020.
Tra le 37 associazioni vi sono il Gay center gay help line (180mila euro), Spazio aperto servizi coop (168.073) il Movimento omosessuale sardo (100mila), Quore aps (180mila), Caleidos coop sociale (180.000), Arcigay nazionale ‘ass. lesbica e gay italiana’ (100.000), I ken onlus (180mila), Circolo Mieli (100mila).
Poi i comuni di Ravenna 79 (86.000), Ragusa (99.820), Padova (97.140), Livorno (100mila), e ancora San Giorgio a Cremano, Avellino, Campobasso e Albano Laziale.
Soldi dei contribuenti destinati ad opere di cui sarebbe bene verificare la necessità dato che atti di discriminazioni a danno di persone omosessuali e transessuali non sono così numerosi da obbligare a destinare così tanti immobili a tale scopo.
(Gender Watch News, 11 novembre 2021)

RIECCO IL BAVAGLIO DA DDL ZAN NEL CODICE DELLA STRADA
La scorsa settimana la Camera ha approvato il Decreto-legge Infrastrutture con cui il legislatore ha ritoccato il Codice della strada (Cds). Nell’esame del provvedimento arrivato nelle Commissioni riunite Ambiente e Trasporti si è fatto largo un emendamento delle relatrici Alessia Rotta (Pd) e Raffaella Paita (Italia Viva) nel quale viene “vietata sulle strade e sui veicoli qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell’appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere o alle abilità fisiche e psichiche”.
Dunque, la formula sull’identità di genere, già inserita nell’articolo 1 del Ddl Zan e causa di mal di pancia anche a sinistra che hanno poi portato all’affossamento in Senato del disegno di legge, ha fatto la sua ricomparsa per vietare pubblicità considerate offensive. Nel caso di violazione della norma, l’autorizzazione per la pubblicità potrà essere revocata immediatamente.
Per Raffaella Paita, presidente renziana della Commissione Trasporti, “la norma rappresenta una doverosa conquista di civiltà utile a impedire che gli spostamenti lungo le nostre strade possano essere occasione per promuovere campagne contro il genere femminile o lanciare messaggi violenti”. Non è dello stesso avviso l’associazione Pro Vita & Famiglia, promotrice in passato di pubblicità contro aborto, eutanasia e gender nelle scuole che avevano fatto parecchio discutere e che rischiano, con questa norma, di essere oggetto di facile censura. Un loro maxi-manifesto a Roma contro l’interruzione di gravidanza, dopo giorni di polemiche, era stato fatto rimuovere dall’amministrazione comunale allora guidata da Virginia Raggi. In un comunicato, Pro Vita & Famiglia ha criticato l’approvazione dell’emendamento al Dl Infrastrutture, chiedendosi se “sarà ancora possibile affermare in una pubblicità che i bambini sono maschi e le bambine sono femmine” o “che un bambino nasce da una mamma e un papà”. L’associazione ha anche chiesto di eliminare il riferimento all’identità di genere “altrimenti – si legge nella nota – realtà, partiti politici o associazioni finora libere come la nostra avranno la bocca chiusa da una censura figlia della volontà di allineare tutti al pensiero unico”.
Lucio Malan, senatore di Fratelli d’Italia, ha criticato l’inserimento “piratesco” dell’emendamento all’interno di un decreto-legge sulla sicurezza e circolazione stradale. L’esponente del partito di Giorgia Meloni, inoltre, ha criticato la presidenza della Camera per non aver ritenuto estraneo alla materia del decreto-legge il contenuto dell’emendamento delle relatrici.
Dopo l’ok alla Camera, […] il Senato ha votato la fiducia (190 sì, 34 no) posta sul Dl Infrastrutture, che così è diventato legge. […] Toccherà al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti emanare le direttive per l’applicazione della norma. E quindi, probabilmente, anche decidere cosa si debba intendere per “messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi o discriminatori”. Discriminatori anche in riferimento a quell’identità di genere che, votando a favore della ‘tagliola’ sul Ddl Zan, il Senato aveva respinto la scorsa settimana.
Pro Vita & Famiglia ha diffuso un nuovo comunicato, spiegando che il Governo Draghi “ha approvato un Ddl Zan mascherato. Da oggi avremo il bavaglio per le nostre opinioni”.
(Gender Watch News, 5 novembre 2021)

Titolo originale: Zan non si arrende alla sconfitta e continua a fare propaganda gender nei licei
Fonte: Provita & Famiglia, 4 novembre 2021

Zan e compagnia te la stanno facendo pagare…Reagisci!

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Segnalazione di Antonio Brandi Pro Vita & Famiglia

hai appena dato un sacco di soldi agli stessi che vogliono tapparti la bocca e rieducare i tuoi figli. Non è fantasia. Dopo la grande vittoria contro il DDL Zan, sembrerebbe che Zan e compagnia vogliano fartela pagare…

– Il Dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio, tramite l’Unar, ha inondato di soldi dei contribuenti (cioè anche tuoi) le associazioni LGBTQIA: ha infatti assegnato 4 milioni di finanziamenti per la costituzione di centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere. Tra i 37 centri LGBTQIA finanziati, troviamo anche centomila euro destinati al Circolo Mieli (sì, quello dedicato a Mario Mieli, un personaggio che nei suoi scritti promuove persino la pedofilia).

– Hanno inserito quasi di nascosto un emendamento nel Decreto legge Infrastrutture e trasporti n. 121/2021, ora approvato definitivamente, vietando qualsiasi forma di pubblicità sulle strade interpretabile come “discriminatoria con riferimento all’orientamento sessuale o all’identità di genere”. Sappiamo bene cosa significa: in pratica non si potrà affiggere un manifesto che dice che i bambini sono maschi e le bambine femmine, o che due uomini non fanno una madre…

– L’assalto LGBTQIA è continuato anche a livello regionale: è stata presentata lo scorso 3 novembre, in seno al consiglio regionale della Puglia, una nuova proposta di legge contro l’omotransfobia che si basa su quella “identità di genere” tanto cara al DDL Zan.

– Pure la scuola è sempre di più terreno di scontro: lo stesso Onorevole Zan già nel mese di ottobre è intervenuto personalmente al liceo Cannizzaro di Palermo, dove senza alcun contraddittorio ha tenuto un incontro sul gender. Il medesimo Alessandro Zan si è recato qualche giorno fa a Oristano, dove ha indottrinato più di 250 studenti del liceo classico “De Castro”. Anche altrove l’infiltrazione gender è continuata: ad esempio, l’ennesimo istituto scolastico, questa volta al liceo Scacchi di Bari, ha adottato la “carriera Alias” (cioè “trans*”), col fine di facilitare la “transizione di genere” degli studenti…

Non possiamo stare a guardare… dobbiamo reagire!

A proposito della norma liberticida nel Decreto Infrastrutture che vieta la pubblicità contro il gender e l’ideologia LGBTQIA, abbiamo lanciato una petizione che invieremo al Ministro per le Pari Opportunità, al Ministro delle Infrastrutture e al Ministro della Giustizia: dobbiamo evitare che emanino il decreto attuativo che imbavaglierebbe le affissioni anti-gender. Stiamo pure studiano le diverse azioni legali possibili contro l’imminente censura.

Contro le leggi anti omotransfobia a livello regionale, stiamo monitorando tutto il territorio e interverremo a livello istituzionale conrichieste di audizione e azioni di sostegno ai consiglieri regionali pro famiglia. Per quanto riguarda l’ambito della scuola, potenzieremo la reazione ad ogni segnalazione di progetti gender nelle scuole (risponderemo con comunicati stampa, petizioni, azioni contro i dirigenti scolastici che permettono l’indottrinamento LGBTQIA, segnalazioni al Miur, diffide e azioni di sostegno ai genitori coinvolti) e organizzeremo un grande evento online dedicato ai genitori, per dare loro le armi necessarie a opporsi ad ogni progetto o iniziativa gender introdotta nelle scuole dei loro figli.

Aiutaci a difendere il territorio conquistato dopo il blocco del DDL Zan! Dona 50 euro, 35 euro o qualsiasi altra somma

Grazie ai suoi sostenitori, Pro Vita & Famiglia ha ottenuto risultati incredibili: è stata la prima voce contro un disegno di legge ideologico e liberticida, che intendeva indottrinare i bambini delle scuole di ogni ordine e grado all’ideologia gender…

Dopo aver realizzato oltre cento manifestazioni di popolo, affissioni, petizioni, convegni, un documentario, campagne social, interventi in televisione e interviste sui giornali, azioni di informazione destinate ai parlamentari, interventi presso la Commissione Giustizia, dopo aver ottenuto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede una chiara condanna del DDL Zan e aver promosso un sit-in e una conferenza stampa davanti al Senato durante le votazioni, Pro Vita & Famiglia è stata riconosciuta come la forza extra-parlamentare principale che ha contribuito alla vittoria contro il DDL Zan…

Pro Vita & Famiglia è riconosciuta come una delle principali forze a difesa della famiglia contro l’ideologia di genere anche a livello internazionale: persino una delle “madri” dell’ideologia del gender, Judith Butler, in un articolo recente su The Guardian, ci menzionava tra le forze anti-gender (che onore!).

Ma tutto questo non è merito nostro… è merito di persone come te che sostengono le iniziative di Pro Vita & Famiglia!

Webinar su eutanasia e fine vita

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Segnalazione dell’Associazione Pro vita & Famiglia

In diretta live su Facebook e Youtube di Pro Vita & Famiglia il Webinar “Eutanasia e sucidio assistito. Alleviare o sopprimere? Restiamo Umani!”, martedì 9 novembre alle ore 21.

Intervengono: Massimo Gandolfini, presidente dell’Associazione Family Day e professore in Neurochirurgia; Filippo Vari, vicepresidente del Centro studi Livatino e professore ordinario di Diritto Costituzionale; Susanna Bo, scrittrice. Modera l’incontro Jacopo Coghe, vicepresidente di Pro Vita & Famiglia.

Sarà possibile seguire il Webinar in diretta collegandosi già qualche minuto prima delle 21 di martedì 9 novembre ai seguenti link:

FACEBOOK

YOUTUBE

NETFLIX RIFIUTA UNPLANNED E PROMUOVE SEX EDUCATION (CHE INDUCE AL DISPREZZO PER LA VITA)

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Segnalazione Redazione BastaBugie

Nella serie TV Sex Education ci sono scene di sesso estremo condite da un linguaggio scurrile e zeppo di parolacce, tradimenti e rapporti disordinati e infarciti di ideologia LGBT… e tu permetti ai tuoi figli di vederlo?
di Anna Bonetti

Nei giorni scorsi la metropolitana di Milano è stata invasa da manifesti promossi dalla serie TV Sex Education, difficilmente distinguibili da una pubblicità pornografica.
Si tratta di una serie di immagini storpiate in modo tale da assomigliare ai genitali maschili e femminili. Ad accompagnarle è la scritta “se la/o vediamo in forme diverse è perché non ce n’è una sola. Ognuna è perfetta, anche la tua”. Come se l’accettazione si sé dipendesse solo dagli organi sessuali che si hanno.
D’altronde i sostenitori di questa campagna non hanno esitato a scaldare gli animi per etichettare come “bigotto” chiunque abbia espresso qualche perplessità al riguardo.
È necessario sottolineare che più che focalizzare l’attenzione sui manifesti in sé, occorre interrogarci sulle conseguenze che il messaggio porta alla società, in particolar modo tra i giovanissimi.
Sin dall’inizio della serie l’attenzione dello spettatore piomba in scene di sesso estremo condite da un linguaggio scurrile e zeppo di parolacce, tradimenti e rapporti disordinati e infarciti di ideologia LGBT. Personaggi che cambiano orientamento sessuale da un giorno all’altro e senza una precisa ragione, spinti da una forte confusione interiore. Un insegnamento tutt’altro che educativo.

LE CONSEGUENZE SOCIALI
Più che una perplessità rivolta ad una sessualità forzata ed estrinseca, sarebbe utile cercare di comprendere quale siano le conseguenze sociali che l’insegnamento profondamente diseducativo di Sex Education pone nei confronti di essa. Il focus del film dichiara di concentrarsi sull’accettazione di sé. Eppure per tutta la durata delle tre stagioni il sesso è posto al centro di ogni cosa. Quando in realtà l’accettazione di sé dipende da molteplici fattori, siccome (e per fortuna) le relazioni umani sono fatte anche di molto altro. Il sesso viene presentato su un piatto d’argento come qualcosa da concedere a chiunque, pur di trarne piacere, piuttosto che interrogarci su chi abbiamo davanti.
Inoltre, nel film non mancano numerosi riferimenti a PornHub, che in maniera subliminale tendono a invitare i giovanissimi a lasciarsi travolgere dall’inferno a luci rosse che si cela nella pornografia, soprattutto in quella online. Un mondo virtuale ed illusorio, in cui tutto è finzione e l’amore non esiste, in cui si trascina lo spettatore ai limiti dell’immaginazione, in una dimensione sub-umana che non ha nulla a che vedere con la realtà. In sintesi, passa un messaggio distorto e lontano anni luce dall’amore vero.
L’affettività è mostrata come un mezzo per colmare tramite il sesso il vuoto creato dalla nostra società. Un vuoto che avrebbe bisogno di dialogo, comprensione ed empatia, anziché fare dei nostri corpi uno strumento usa e getta.
Da questo calderone di enigmi irrisolti emerge una retorica totalmente priva di amore. La contraccezione è posta come un mezzo di deresponsabilizzazione delle proprie azioni, con noncuranza del fatto che nella quasi totalità dei casi in cui una gravidanza ha inizio è perché è stata preceduta da un’azione consenziente.

SESSUALITÀ FORZATA E DISTORTA
La vera educazione sta nell’insegnare ai giovani che nel momento in cui si decide di avere un rapporto ci si assumono precise responsabilità. Ecco, invece, che nella prima stagione di Sex Education si ha modo di assistere anche alla scena di un aborto. È così che questa sessualità forzata e distorta dalla realtà sfocia in un disprezzo totale per la vita. Ma non solo, anche della maternità. Colpisce particolarmente la figura di una donna che abortisce, che si è appena risvegliata nel gelo di una clinica, vuota con il suo niente, che dichiara: «meglio non essere madre, che una pessima madre». Una frase infarcita di menzogna da cui traspare una sacrosanta verità che sottolinea come la morte nell’odierna società venga presentata come la soluzione ad ogni cosa.
Possiamo ben immaginare i risvolti drammatici che una simile pseudo-educazione può avere nella società, dall’aumento di relazioni vuote e insoddisfacenti a quello che rischia di diventare un aumento drammatico anche del numero di aborti. Più relazioni disordinate hanno un’altissima potenzialità di aumentare il numero di figli “non voluti”. Un dramma che rischia di gettare le proprie ripercussioni soprattutto tra i giovanissimi, ai quali andrebbe insegnato a vivere in maniera libera e spensierata la loro età e i loro amori, anziché accanirsi a creare problemi che non esistono per mezzo di una sessualizzazione violenta e precoce imposta dai giganti dei social media o dello streaming, come Netflix. Infatti, non dimentichiamo che tempo fa la piattaforma ha rifiutato di mettere in programma Unplanned, che racconta la storia vera di Abby Jhonson, ex dirigente di Planned Parenthood e oggi instancabile attivista pro-life.
Si percepisce, inoltre, una violenta imposizione contro la libertà di scelta educativa dei genitori, vista come un retaggio culturale e non più un bene in grado di indirizzare i figli sulla retta via. Inoltre dalle serie si evince un’immagine falsata dei pro-life, etichettati come retrogradi e analfabeti, quando dovremmo ricordarci che nel nostro paese oltre il 70 per cento dei medici sono obiettori. Dunque anche loro sarebbero retrogradi e analfabeti?
È nostra cura scegliere se preferire di aprire le nostre porte alla cultura della morte, al disprezzo totale di sé e degli altri, oppure se cogliere l’invito al rispetto di se stessi, della vita e dell’umanità.

Titolo originale: Sex Education: ecco come e perché è dannosa
Fonte: Provita & Famiglia, 26 settembre 2021

Giornata aborto sicuro. PVeF: «L’unica sicurezza è la morte del bambino, mentre i dati sulla Legge 194 sono falsati»

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Segnalazione ProVita & Famiglia

 

COMUNICATO STAMPA
Giornata aborto sicuro
Pro Vita & Famiglia: «L’unica sicurezza è la morte del bambino, mentre i dati sulla Legge 194 sono falsati»

Roma, 28 settembre 2021

«Oggi è la cosiddetta Giornata internazionale per l’aborto libero, sicuro e gratuito. Ma l’aborto non è libero perché al bambino nessuno chiede il parere. L’unica cosa sicura è propria la sua morte, nonché le gravi complicazioni di cui soffrono decine di migliaia di donne come ferite pelviche o genitali, emorragie, danni cervicali, perforazioni e cicatrizzazione della parete uterina, fino alla morte con oltre 500 casi di decessi per aborto legale e “sicuro” negli Stati Uniti fino al 2017. Inoltre non è gratuito perché alla donna costa il prezzo di sofferenze indicibili anche interiori. L’aborto è diventato solo una battaglia ideologica, ma l’embrione è un essere umano e nessuna ideologia può sopprimerlo» ha dichiarato Toni Brandi, Presidente di Pro Vita & Famiglia.

«Si parla di sicurezza, ma proprio le conseguenze della Legge 194 sono insabbiate e falsificate. L’ultima relazione annuale del Parlamento sull’applicazione della norma, infatti, è stata una mera formalità, con statistiche incomplete e fuorvianti e dati palesemente copiati e incollati da quella del 2018» ha denunciato Jacopo Coghe, vicepresidente di Pro Vita & Famiglia. «è preoccupante e drammatico l’incremento delle complicanze immediate dell’aborto farmacologico, di ben il 2% in più nel 2019 e di dieci volte superiori a quelle registrate per tutte le oltre 70mila interruzioni volontarie di gravidanza chirurgiche dello stesso anno. È questo quello che vogliamo?Una società che uccide i propri figli? Una società senza futuro?».

«Altro che aborto sicuro – conclude Brandi – condanniamo questa pratica abominevole e omicida in tutte le sue forme, anche nella somministrazione “fai da te” della Ru486 in day Hospital. Questa scelta, infatti, non è mai indolore perché comporta contrazioni dolorosissime ed emorragie e qualsiasi dato è sottostimato se pensiamo che decine e decine di morti sono certificate solo dopo le rare, e costose, autopsie che vengono richieste».

Fonte: https://www.provitaefamiglia.it/blog/giornata-aborto-sicuro-pvf-lunica-sicurezza-e-la-morte-del-bambino-mentre-i-dati-sulla-legge-194-sono-falsati

Un altro Stato legalizzerà l’omicidio dei bambini?

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Segnalazione di Antonio Brandi

il tempo stringe: il progetto di legge sul suicidio assistito in discussione alla Camera sarà tra poco in aula; sul fronte della vita prenatale, tra pochissimi giorni si terrà il referendum sull’aborto a San Marino per decidere o meno di legalizzarlo. Qui sono in ballo le vite di decine di migliaia di bambini nel grembo materno. In entrambi i casi, Pro Vita & Famiglia è in prima linea.

Immagina per un momento se in Italia non ci fosse stata la legge sull’aborto: immagina che i bambini in grembo fossero protetti ma che proprio ora si chiedesse al popolo di legalizzare la loro uccisione… cosa faresti? Quanto ti impegneresti nella lotta? Ecco, questa è la situazione a San Marino, e noi siamo lì.

Come annunciato, poco prima del giorno fissato per il referendum sulla legalizzazione dell’aborto, abbiamo “circondato” lo Stato fortificato di San Marino, dispiegando camion raffiguranti l’influencer Anna Bonetti e il messaggio: “Il corpo di mio figlio non è il mio corpo. Sopprimerlo non è la mia scelta. #StopAborto”

Qualche giorno fa il presidente Brandi ti ha detto dei molteplici fronti sui quali Pro Vita & Famiglia è impegnata (ho inoltrato la sua e-mail che puoi leggere sotto): si va dall’aborto, al suicidio e all’eutanasia, dalla ipersessualizzazione dei minori all’utero in affitto e la battaglia contro il ddl Zan.

Continua la campagna contro la sessualizzazione dei minori sui media: il docufilm (sconvolgente!) sull’azione di Don Fortunato e Meter contro la pedofilia e la pedopornografia è stato visto da decine di migliaia di persone; le maxi-affissioni di sensibilizzazione continuano a Milano e a Roma. È imminente, inoltre, il lancio della campagna per tutelare il diritto alla vita contro le derive del progetto di legge per incentivare il suicidio dei malati e contro il referendum sull’eutanasia (che in realtà è un referendum per legalizzare il massacro)…

Circolo Cattolico, tu puoi agire in prima persona per proteggere i bambini dall’ipersessualizzazione e la pedofilia, i bambini non nati dall’aborto, e la vita di tutte le persone fragili dall’eutanasia e dal suicidio di Stato.

Non immaginavo che, subito dopo le ferie estive, avremmo dovuto lottare su così tanti fronti…

Davvero! Ecco una lista delle attività appena realizzate e delle sfide che ci attendono…

– Abbiamo depositato una denuncia per il reato di pubblicizzazione dell’utero in affitto (art. 12 c. 6, L 40/2004), vergognosamente realizzata sulla Rai1 durante il programma “Amore in quarantena”. La televisione pubblica aveva presentato il reato dell’utero in affitto come una pratica “meravigliosa” che aveva avverato il sogno di una coppia omosessuale di avere dei bambini. Non potevamo rimanere indifferenti e allora abbiamo attivato la Procura della Repubblica.

– È partita la nostra campagna “Piccole Vittime Invisibili”, contro l’ipersessualizzazione dei minori sui media. Dopo l’inaugurazione al Senato, abbiamo diffuso un docufilm sull’azione di Don Fortunato Di Noto contro la pedofilia e la pedopornografia, e per diffondere il numero verde di assistenza delle piccole vittime. È ancora in corso poi una campagna di maxi affissioni in tutta Italia per sensibilizzare la cittadinanza sui pericoli del web per i minori.

– La Repubblica di San Marino sarà protagonista di un referendum per la legalizzazione dell’aborto, che si terrà il 26 settembre. A San Marino l’aborto è ancora illegale. Se il quesito referendario fosse approvato, sarà possibile abortire praticamente fino al nono mese! Non solo sarebbe un disastro per il piccolo Stato e per i bambini nel grembo ma sarebbe, sul piano simbolico e culturale, una enorme sconfitta per il fronte pro vita in tutta la penisola. Un nostro rappresentante (Maria Rachele) era presente all’inaugurazione della campagna referendaria per il NO.

– Le forze pro morte hanno lanciato un’enorme offensiva: un progetto di legge in discussione alla Camera per legalizzare il suicidio assistito e un referendum che vuole abrogare il reato di omicidio del consenziente per arrivare all’eutanasia “su richiesta” per tutti.

– Continua il nostro tour di sensibilizzazione contro il ddl Zan: in diverse città abbiamo srotolato la bandiera #RestiamoLiberi di 600 mq, organizzando contemporaneamente banchetti informativi, camion-vela e manifestazioni di protesta anche durante le vacanze. L’11 settembre ciò è avvenuto a Como. Grazie a Dio, le discussioni sul ddl Zan sono state rinviate a dopo le elezioni amministrative.

Circolo Cattolico, il lavoro da fare è incredibile: gli attacchi alla vita e alla famiglia provengono da ogni lato e Pro Vita & Famiglia sta mettendo tutte le sue forze in campo… ma rischiamo davvero di non farcela più senza una mano, senza il tuo prezioso aiuto!

A San Marino, Pro Vita & Famiglia sta sostenendo la campagna contro la legalizzazione: siamo già intervenuti in convegni e – tra poco – intendiamo circondare la “Serenissima Repubblica” con camion vela per sensibilizzare la popolazione, spesso disinformata riguardo l’aborto, che non è che un omicidio.

Sul fronte del suicidio assistito e dell’eutanasia, stiamo preparando una campagna di sensibilizzazione nazionale, per svelare le assurdità dell’incentivazione statale del suicidio e del referendum pro eutanasia (sapevi che l’approvazione del quesito legalizzerebbe l’omicidio persino di una persona sana “consenziente”, anche se realizzato in modi orribili come la decapitazione e lo squartamento?)

Sul fronte della campagna contro la sessualizzazione dei minori sui media, già ripresa da diverse televisioni e dalla stampa, il docufilm contro la pedofilia andrà in onda su diverse emittenti televisive e faremo pressione sul Ministro dello sviluppo economico, consegnandogli la nostra petizione, affinché possa essere attuata la legge (che già c’è!) che obbliga gli operatori di comunicazione a pre-installare su tutti i telefoni sistemi di controllo parentale ovvero di filtro di contenuti inappropriati per i minori (potranno essere sbloccati solo da adulti). Continueremo a sensibilizzare sul territorio, mediante azioni nella scuola, a livello legislativo ed amministrativo, considerati tutti i mali che l’esposizione ad immagini e messaggi sessualizzati sta già causando da anni ai nostri figli.

Come le multinazionali fanno piovere montagne di soldi sulle lobby Lgbt

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Ormai è risaputo che ci siano degli stretti legami tra alcune multinazionali e le lobby gay. Peraltro non si spiegherebbe diversamente come una così ristretta minoranza sia riuscita in pochi anni a dominare di fatto la scena politica, economica e mediatica di gran parte del globo.

La Arcus Fondation è una delle multinazionali in questione, che si fa passare per ente di beneficenza e che, di fatto, sostiene la causa LGBTQ.

Fondata da Jon Stryker, dichiaratamente gay, nipote di Homer Stryker, chirurgo ortopedico, a sua volta fondatore della Stryker Corporation che ha sede a Kalamazoo, nel Michigan. Nel 2018, la Stryker Corporation ha venduto $ 13,6 miliardi di forniture chirurgiche e software. Jon è diventato erede di questa immensa fortuna.

Così ha pensato bene di fondare l’organizzazione in questione e metterla a servizio della comunità LGBT, sfruttando la sua fama. Solo per fare alcuni esempi, Arcus, tra il 2016 e l’aprile 2021 ha investito quasi 74 milioni di dollari in “promozione della giustizia sociale”. In realtà si trattava semplicemente di iniziative dirette alla promozione dell’ideologia gender.

Infatti, già nel 2015, Stryker aveva ideato niente meno che un movimento politico per promuovere l’ideologia gender nel mondo, donando milioni a piccole e grandi realtà. Tra cui, degna di menzione, è sicuramente ILGA, un’organizzazione LGBT impegnata nella diffusione del “verbo” della fluidità di genere, in Europa e in Asia Centrale; ma va citata anche Transgender Europe, che dà voce alle comunità trans in Europa e in Asia. A sua volta, Transgender Europe avrebbe finanziato gruppi più piccoli come TENI, Transgender Equality Network Ireland.

E sì, perché, secondo uno schema “a pioggia”, diversi beneficiari di Arcus sarebbero riusciti a loro volta ad erogare denaro ad altre associazioni, fingendo semplicemente di fare squadra.

Un classico è quando i promotori dell’ideologia trans fingono un’alleanza con alcuni movimenti affini, piuttosto affermati, in modo da sfruttare la loro fama: per esempio i movimenti gayfriendly.

Ma sciami di denaro si muovono anche in direzione dei media, in particolare, verso le organizzazioni coinvolte nel giornalismo o nella produzione di film documentari, ovvio che lo scopo di Arcus, in questo caso è quello di assicurarsi una copertura mediatica adeguata.

Tutto questo per dire che non siamo di fronte ad una “minoranza perseguitata”, come vorrebbe farla passare il mainstream, ma ad un vero e proprio colosso finanziario e ad un’operazione culturale letteralmente “chirurgica”, in quanto studiata, con precisione, nel dettaglio, che si basa su veri e propri meccanismi di manipolazione da parte di un elite, per promuovere una concezione del sesso totalmente ascientifica e talmente falsa, da aver bisogno di ingenti quantità di denaro per essere imposta.

Fonte: https://www.provitaefamiglia.it/blog/come-le-multinazionali-fanno-piovere-montagne-di-soldi-sulle-lobby-lgbt

RestiamoLiberi! Firma contro il ddl Zan, la legge bavaglio anti-omotransfobia!

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Segnalazione dell’Associazione Pro Vita e Famiglia

Le associazioni LGBT e alcuni partiti come Pd e M5S vogliono una norma contro l’omotransfobia, e il ddl Zan rischia di essere approvato definitivamente al Senato. Un simile disegno di legge è inutile, perché le persone omosessuali e transessuali sono già giustamente tutelate dalla legge contro atti violenti, ingiuriosi o discriminatori, come tutti, a prescindere dalle proprie tendenze sessuali. Invece, il ddl Zan prevede di punire con la reclusione mal definiti atti di omofobia o di transfobia, mettendo in pericolo libertà e diritti, in primis quelli di donne e bambini.

Infatti il disegno di legge imporrebbe i controversi concetti di “genere” e “identità di genere”, obbligando quindi a trattare un maschio biologico che si percepisce come donna in tutto e per tutto come una donna: garantendogli quindi l’accesso a luoghi e ambiti riservati alle donne, quali bagni, spogliatoi e gare sportive femminili (pena l’accusa di discriminazione sulla base dell’identità di genere), col serio rischio di agevolare abusi e violenze contro le donne, come del resto è già accaduto in Paesi con leggi simili.

Il ddl Zan, poi, introdurrebbe surrettiziamente l’ideologia gender nelle scuole, attraverso l’istituzione della “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”, in occasione della quale dovranno essere organizzati negli istituti incontri, cerimonie e iniziative analoghe. E chi dovesse manifestare pubblicamente sostegno per la famiglia naturale e per il diritto dei bambini a crescere con una mamma e un papà potrebbe essere condannato alla reclusione, in quanto tale atto potrebbe essere interpretato come omofobico o transfobico.

Se non reagiamo, questa “legge bavaglio” sarà presto approvata e rischieremo tutti il carcere e la rieducazione arcobaleno: firma ora questa petizione, compilando il modulo, per chiedere al Presidente della Repubblica Mattarella, al Presidente del Consiglio Draghi e al Presidente del Senato Casellati di non approvare questa legge liberticida!

— Ecco il messaggio che invieremo al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Presidente del Senato — Continua a leggere

L’amor patrio ai tempi del colera

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La quarantena e la segregazione globale degli italiani ci costringe a riscoprire il nostrano, a rifare i conti con la vita nazionale e il madre in Italy. Ma per gli antipatrici, la patria non esiste; è ovunque, come il coronavirus.

Ho ricevuto un libro, l’ennesimo direi, contro l’amor patrio e i suoi fratelli e fratellastri: sovranità, identità, confine, nazionalismo, radicamento. Non vi dirò il nome dell’autore e il titolo del libro per due ragioni. La prima è che si tratta di una dura requisitoria contro chi difende l’amor patrio ma non un autore, non un testo che difenda le radici, le tradizioni, le identità è citato e confutato. Il nemico è solo disprezzato ma non è degno neanche di essere nominato e magari letto, prima di esecrarlo. Se ne fa la caricatura, senza confronto. Dunque, applicando il codice di Hammurabi o il codice mafioso, restituiamo omertà all’omertà e citiamo le tesi senza degnarci di citare l’autore e l’opera.

La seconda ragione è che non ha senso citare l’autore perché i suoi argomenti sono la ripetizione infinita di quello che che abbiamo letto mille volte, ogni giorno, contro la patria, l’identità, le radici, in articoli, testi, prediche varie. Perciò parliamo di Autore Unico, Uniforme o Conforme, variante aggiornata dell’Intellettuale Collettivo. Il libro in questione, per catturare i lettori sensibili al tema, finge in copertina di sposare la critica alla modernità che ci vuole tutti sradicati; ma poi si svolge contro ogni patria e radice, secondo il Canone Stabilito.

Gli argomenti li conosciamo tutti perché dappertutto ci vengono somministrati: ciascuno ha tante radici, ognuno ha variabili identità, patrie multiple in origine e in transito; si è tutti un po’ meticci e nomadi. Siamo tutti espatriati, mescolati, globalizzati; un luogo vale l’altro, le patrie come le identità si possono costruire e disfare seduta stante; sono invenzioni, falsità. Altro che solidi principi e saldi fondamenti. L’Autore Unico si sporge a dire che per la sua generazione (parla a nome del Collettivo) il tricolore era solo “l’infame stemma del neofascismo”. Più della patria, scrive, a loro interessava il Vietnam, le Guardie rosse, il Black power, ecc.

Siamo tutti sradicati, ripete l’omelia dell’Autore Unico, ma ciascuno in modo diverso, perché dietro il Collettivo resta l’individualismo. I confini sono buoni solo se sono un passaggio, sono cattivi se sono barriere: ma la funzione dei confini è duplice, servono come protezione e come luogo di scambio, marcano una linea e insieme un passaggio di frontiera. Citando come di rito Umberto Saba, l’Autore Conforme ripete: “patriottismo, nazionalismo e razzismo stanno tra loro come la salute, la nevrosi e la malattia”. La stessa frase si potrebbe recitare, senza perdere valore e vigore, applicandola alla comunità, al socialismo e al comunismo: stanno tra loro come la salute, la nevrosi e la malattia. Ma questo l’Autore Unico non lo contempla. Anzi, il colpo finale è da duo Boldrini-Fiano: “ragionare in termini di noi e loro è l’anticamera del razzismo”: ecchelà, direbbe il romanesco, il solito teoremino secondo cui si comincia a riconoscere un valore al noi, alla comunità, all’amor patrio e si finisce diritti ai campi di sterminio, o in alternativa alle leggi speciali che prevengono il passaggio funesto, uccidendo quei germi allo stato di opinioni.

Ora, finito il catechismo, proviamo a ragionare. Il mondo non si divide tra il Bene e il Male; non credo che chi ama o dice di amare la propria patria sia per questo un eroe o una persona per bene. Né il contrario. Le canaglie stanno da tutte le parti, persino sotto la tonaca. E non tutti gli argomenti qui sbrigativamente sintetizzati (ma l’Autore tratta ancor peggio quelli di chi non la pensa come lui) sono grossolani, sbagliati, falsi.

Amare la propria patria, coltivare l’identità e le radici, tenere alla sovranità, riconoscere valore alla tradizione, non significa negare che in tutti noi ci sono radici plurime, esperienze varie, attraversamenti, sintesi e tutto il resto. Folle e impraticabile ogni rigida autarchia, ogni idea del patriottismo come tribù, etnia chiusa. Ma ciascuno di noi si riconosce in un’origine, come si riconosce in una paternità e una maternità. Può rielaborarla, ridiscuterla, vivere esperienze diverse, ma quel fondamento resta. E proprio in una società globale e spaesata come la nostra si avverte il bisogno di un luogo protettivo, comunitario, caldo ed evocatore. Non per negare il globale ma per darvi un solido contrappeso, per bilanciare il divenire con l’essere, la fuga con la radice. Non andrò più in fondo nel tema, a cui ho dedicato saggi. L’amor patrio è un bene, una virtù, non è una malattia, non è un crimine, non è un atto ostile verso nessuno. È senso comunitario, diritto/dovere civico ma anche amore per la storia e la memoria, per l’infanzia e il paesaggio, per la cultura e per l’arte, a partire da quella del tuo paese. E questo vale sempre, ma ancor più vale in epoca di globalizzazione. E non solo: vale ancor più nel tempo della pandemia, del contagio globale. È una forma di sicurezza, un rifugio affettivo non infettivo, comunitario non immunitario. La nostra umanità passa da quei legami naturali e culturali, civili e religiosi, territoriali e linguistici, come ci hanno detto fior d’autori, poeti e pensatori. Proteggere un’identità, una società, un’economia, seguendo il principio di prossimità, è un atto positivo, pensato a fin di bene.

Il dialogo tra ciechi finisce qui. Resta vivo il dialogo con chi ascolta, pensa, dubita. Ognuno ha bisogno di un luogo che sente come la sua casa, la sua patria, la sua origine. Non mi convincerà nessuno che quel delicato eppur intenso amore sia una male da sradicare o un virus da isolare.

MV, La Verità 4 marzo 2020

Da

http://www.marcelloveneziani.com/articoli/lamor-patrio-ai-tempi-del-colera/

 

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