Qualche spunto per un “grande reset” identitario

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per Informazione Cattolica

DALLA MORTE DELLA BALENA BIANCA ALLA PEGGIOR SINISTRA, TUTTA GENDER E CAPITALE

‘La Democrazia Cristiana è contagiosa: il fascismo fu virile, la DC è virale’. Fu la sorella bigotta della fratellanza comunista. Il suo massimo ideologo fu Orietta Berti che teorizzò: Finché la barca va, lasciala andare“. Con queste frasi impietose quanto sarcastiche, Marcello Veneziani definisce la Balena Bianca, poi morta sotto la mannaia di Tangentopoli, fuori dal Parlamento e dagli strali politici della Lega Nord di Bossi, che ne erose il consenso e mise in guardia dalla peggior mala gestio.

Con il 1993 arrivò la cosiddetta Seconda Repubblica, ovvero un rimescolamento degli equilibri, che diede la parvenza di un cambiamento, in cui marchette e clientele, collusioni ed affarismo venivano messe al bando in favore di onestà e trasparenza, competenza e abbattimento della burocrazia.

Ma la DC non morì davvero, perché la “mens democristiana”, figlia del modernismo teologico e dell’italica ipocrisia di quegli odiosi baciapile arraffoni, alleati di chiunque sia speculare al mantenimento del potere fine a se stesso, si incistò in tutti i partiti.

Il maggioritario fu farlocco perché più si “divide” e più si “impera”, mentre due sole coalizioni avrebbero bloccato il sistema di spartizione ed il “magna magna” avrebbe subito un arresto per troppi soggetti.

Poi arrivò il grillismo a dare il colpo di grazia, perché, anziché aprire il Parlamento come una scatola di tonno, ha fatto la fine della rana bollita ed è stato risucchiato come garante del Sistema delle poltrone, dell’incompetenza come prassi di governo e di opposizione, della trasformazione dell’abbattimento degli sprechi con il qualunquismo dell’antipolitica, che ha abbattuto persino il nobile aristotelico concetto di Politica, per favorire il primato dell’economia global su di essa, soprattutto quella con gli occhi a mandorla. Alleato naturale è divenuta la peggior sinistra, tutta gender e capitale.

La seconda Repubblica è la dimostrazione pratica, riconoscibile in ogni ambito pubblico, della peggior “DC virale”. Un’opposizione a questi modelli c’è e si richiama ai movimenti o partiti identitari, che sono però in difficoltà, perché il Sistema è un moloch che si trascina ed un carrozzone che si autoricicla, che infiltra e seduce, che costringe ad accettare coperchi ideologici globalisti, che ricatta e pone veti incrociati, utilizzando, anche, una fetta di Magistratura: quella che leggiamo nel bel libro di Sallusti su Palamara.

 

Ma, allora, questa Seconda Repubblica è stata all’altezza delle aspettative del popolo o ne ha tradito le aspirazioni divenendo peggiore della Prima? Se guardiamo al livello medio, senza generalizzare troppo, mantenendo il giusto equilibrio tomista, sembrerebbe che nei Palazzi romani vi fossero colonie di personaggi in cerca d’autore, in mano ai burocrati, camerieri dei banchieri privi di idee e identità politica propria, che vivono di slogan perché i partiti mancano di una vera classe dirigente, preparata e attenta alla “civitas”, che faccia proposte realizzabili e concrete, in almeno due visioni antropologiche diverse, con culture politiche, etiche e socio-economiche definite e alternative, con alleanze internazionali definite ed alternative, ma in un contesto di pari legittimazione.

La guerra è finita da un pezzo e non possiamo continuare coi preconcetti e gli schemi degli anni di piombo, altrimenti saremo sempre impreparati di fronte al mondo che cambia. La gestione dell’emergenza Covid dovrebbe aver insegnato qualcosa… Va bene lasciare il “grande reset” della seconda repubblica ai globalisti? Oppure sarebbe ora di costruire la proposta della terza repubblica, osservando il tradimento delle élite, la collaborazione coi nemici storici della nostra identità occidentale, l’impunità e la promozione dell’anticattolicesimo, la sovversione della civiltà classico-cristiana, l’invasione dei “nuovi schiavi” della globalizzazione, il ceto medio in ginocchio, l’umiliazione della Chiesa e dei suoi bimillenari principi?

Sul testo più letto al mondo, che rimane la Bibbia, si può trovare la storia di Giuda Maccabeo, che ha saputo opporsi alle forze che minacciavano l’identità del suo popolo. Julien Langella osserva, giustamente, che “la prima cosa che ci colpisce tra i maccabei è la loro viva pietà (che andrebbe recuperata da moltissimi dei “nostri”, n.d.r.) e la buona conoscenza del loro Paese (anche in fatto di cultura, infatti, a partire dalla scuola, ma anche sulla lettura e sui media si potrebbe fare un salto di qualità, n.d.r.). Quei ribelli ci hanno dimostrato che non c’è riconquista senza radicamento geografico, senza riappropriarsi del territorio. Di fronte al Ball mondialista e a tutti i tentativi di appiattimento generale, l’unica risposta efficace consiste nel riappropriarsi della propria lingua (valorizzando ogni peculiarità locale, n.d.r.) delle tradizioni, dei paesaggi, della gastronomia“, del turismo, delle politiche demografiche, delle abitudini, del ritorno alla terra, del rispetto della natura e del senso comunitario perduto dalla vita frenetica.

Contro l’onda di questa subcultura da discount, scialba e incolore o, forse, per qualcuno, mono-subcultura arcobaleno, dobbiamo innalzare la diga identitaria. L’amore della piccola Patria non è d’ostacolo alla grande. Felix Gras, compagno di strada di Mistral, diceva: “amo il mio villaggio più del tuo villaggio, la mia Provenza più della tua provincia e la Francia più di tutto”. Dunque: io amo la mia Valpolicella più della tua Val Brembana, la mia Verona più della tua Vicenza e l’Italia più di tutto.

Le nostre appartenenze devono accumularsi l’una sull’altra in modo complementare e armonioso sotto il “giogo soave” del Regno sociale di Cristo Re delle cose visibili e invisibili. Farà il bene anche di chi non crede, poiché si fonda sull’Amore della Verità che rende liberi – come dice San Paolo – ed il rigetto dell’errore nichilista e relativista, che porta alla disperazione. E poi, perché abbiamo già provato e abbiamo sotto gli occhi cosa sia la “civiltà laicista”, ossia quella dell’odio verso Dio ed il Creato, la dittatura dei desideri sovversivi del diritto naturale, in un contesto di amebe prive di capacità critiche ed appiattite su mode irragionevoli, nel dominio dell’ignoranza e del brutto.

Come diceva Maurras: “lavorando alla ricostruzione della città o della provincia, si lavora a ricostruire la Nazione“, perché l’Italia integrale non può non dirsi cristiana – come sosteneva il miscredente Benedetto Croce – ed è l’Italia federale, dei campanili, delle arti e dei mestieri, degli operai e della piccola/media impresa che l’hanno resa una potenza invidiata da tutto il mondo.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/05/31/qualche-spunto-per-un-grande-reset-identitario/

Riparte il turismo e trova l’immigrazione sostanzialmente fuori controllo

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI PER InFORMAZIONE CATTOLICA.IT 

di Matteo Castagna

NELL’ULTIMO PERIODO CIRCA 14.000 PERSONE, DICONO LE FONTI UFFICIALI

Non pochi politici italiani si sono posti il problema della conciliabilità tra la ripresa del settore turistico e la sua compatibilità con un’immigrazione sostanzialmente fuori controllo. Anziché pensare a fare degli omosessuali delle “specie protette” modello panda, in barba al diritto naturale, o a imporre la tassa di successione a chi non arriva a fine mese perché non può lavorare a causa di restrizioni assurde quanto inutili, c’è anche, dal lato destro dell’emiciclo parlamentare chi pensa al rilancio del turismo in un Paese come l’Italia. E, per fortuna, si nota che possa faticare ulteriormente se continuano a sbarcare migliaia di clandestini. Circa 14.000 persone, nell’ultimo periodo – dicono le fonti ufficiali.

Non è giusto che degli innocenti muoiano in mare, perché sarebbe giusto che i barconi della morte non partissero. Poiché abbiamo capito tutti che vi sono interessi economici importanti dietro la tratta dei “nuovi schiavi”, la vera carità dovrebbe vedere impegnata l’Europa nella realizzazione di trattati internazionali ed aiuti mirati nelle terre di fuga, sul modello di quanto fece il governo Berlusconi con Gheddafi, donando all’Italia e all’Africa un periodo di tranquillità, pace e tolleranza, perché quanto alla redistribuzione degli immigrati, l’Unione Europea sembrerebbe fare orecchie da mercante.

Inoltre, la redistribuzione è un concetto sbagliato in sé per due motivi: 1) Gli esseri umani non sono delle merci da destinare di qua o di là. 2) L’immigrazione di popolamento costituisce un fenomeno profondamente negativo, perché è lo sradicamento forzato di gente che, potenzialmente, potrebbe star bene nella sua Patria. Dunque l’Europa dovrebbe lavorare, da un lato, alla messa in atto di politiche che favoriscano la natalità negli Stati membri e dall’altro al blocco dei confini per favorire non solo un graduale rimpatrio dei clandestini ma anche delle situazioni di benessere e stabilità che fermino questo continuo ed indecente racket. La responsabilità spetta, infatti, non all’immigrato, ma alla logica del capitale, che, dopo aver imposto la divisione internazionale del lavoro, ha ridotto l’uomo allo stato di merce delocalizzabile.

San Tommaso d’Aquino, nella Summa Teologica (I-II, q. 105, a. 3) spiega che “con gli stranieri ci possono essere due tipi di rapporto: l’uno di pace, l’altro di guerra” (in corpore). Innanzi tutto non li si accoglie subito come compatrioti e correligionari. Aristotele insegnava che “si possono considerare come cittadini solo quelli che iniziano ad essere presenti nella Nazione ospitante a partire dal loro nonno” (Politica, libro III, capitolo 1, lezione 1). Quindi, capiamo, che fin dall’antichità nessun saggio prendeva in considerazione lo “ius soli”. Forse, Aristotele avrebbe, invece preso per sovversivo dell’ordine nazionale chi si fosse sognato di propugnare tale ingiustizia…È chiaro che per l’Angelico si può permettere agli stranieri, che sono di passaggio nella Nazione (se sono pacifici e se si integrano nella cultura e nella religione del Paese che li accoglie), di restarvi.

Ma vi pare il caso generale contingente? Se sono ostili, come le orde di musulmani che ci invadono per conquistarci all’islam o per delinquere, allora vale la legittima difesa, che porta la Nazione invasa a respingere lo straniero, che è un ingiusto aggressore: “vim vi repellere licet / è lecito respingere la forza con la forza”, alla faccia del buonismo interessato di certuni, che non è accoglienza ma business camuffato. Mentre l’Italia deve fare lecito business col turismo, grazie alle meraviglie di cui dispone grazie alla civiltà classico-cristiana ed alla natura.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/05/24/riparte-il-turismo-e-trova-limmigrazione-sostanzialmente-fuori-controllo/

La famiglia e gli omofobi per i padroni dello Stato servile

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di Matteo Castagna per Arianna Editrice

Per molti versi, possiamo dire di vivere lo “Stato servile”, così come lo intendeva il grande Hilaire Belloc. Il social-capitalismo, promettendo chimere di libertà ha assoggettato l’uomo in una schiavitù che Belloc definisce in modo lapidario: “definiamo Stato servile l’ordinamento di una società nella quale il numero di famiglie e di individui costretti dalla legge a lavorare a beneficio di altre famiglie e altri individui è tanto grande da far sì che questo lavoro si imprima sull’intera comunità come un marchio”.

In questo clima di follia omofila, abortista, divorzista, consumista, le seguenti riflessioni di G.K. Chesterton sono un ottimo antidoto a tutte le teorie che a poco a poco stanno trasformando le voglie dell’io in legge della natura. La lotta è aspra. Siamo di fronte all’avanzare della Sovversione social-capitalista, per cui la libertà apparente, è soltanto specchio per le allodole, dove i grandi manovratori cercano di seminare le personali ideologie. E noi siamo i sudditi dello Stato servile preconizzato da Belloc. Con l’aggravante che il Vaticano non è composto di tanti don Camillo che guidano il gregge, ma da una schiera di don Chicchì schierati con le famiglie sovversive dell’ordine naturale, morale, politico ed economico. La società vive dentro la gabbia dorata del tutto è permesso, perché tutto è diritto. Si confonde il desiderio col diritto perché la società atea, che non è laica ma laicista, ha trasformato i paradigmi e calpestato la tradizione e l’identità. Il relativismo aggressivo appoggiato dall’ideologia del genere continua la sua opera di distruzione del sistema antropologico dell’uomo che si fa Dio contro quello del Dio che si è fatto uomo per la nostra salvezza.

Secondo Chesterton “è vero che tutte le donne di buonsenso pensano che tutti gli uomini di studio siano pazzi. Se è per questo, è vero anche che tutte le donne di qualsiasi tipo pensano che tutti gli uomini di qualsiasi tipo siano pazzi. Ma non te lo scrivono in un telegramma, così come non scriverebbero che l’erba è verde o che Dio è misericordioso. Queste sono verità evidenti e spesso, note anche in privato” (da “Il Club dei mestieri stravaganti”). “La variabilità è una delle virtù di una donna. Essa consente di evitare le esigenze più grevi della poligamia. Se si dispone di una buona moglie, si è sicuri di avere un harem spirituale (“Daily News”). “Se gli Americani possono divorziare per “incompatibilità di carattere”, mi chiedo come mai non abbiano tutti divorziato. Ho conosciuto molti matrimoni felici, ma mai nessuno “compatibile”. Tutto il senso del matrimonio sta nel lottare e nell’andare oltre l’istante in cui l’incompatibilità diventa evidente. Perché un uomo e una donna, come tali, sono incompatibili” (da “Cosa c’è di sbagliato nel mondo“). “Vorrei dire per via di metafora che i sessi sono due ostinati pezzi di ferro, che se mai si potranno fondere, si fonderanno allo stato incandescente. Ogni donna finirà per scoprire che suo marito è un animale egoista, se paragonato all’ideale femminile. Ma è bene che ella compia la scoperta della bestia mentre entrambi si trovano ancora a vivere la storia de “La Bella e il Mostro”. Ogni uomo deve scoprire che sua moglie è irritabile, vale a dire tanto sensibile da fare impazzire: perché di fronte all’ideale maschile ogni donna è folle… Tutto il valore dei normali rapporti fra uomo e donna sta nel fatto che essi incominciano veramente a criticarsi quando incominciano ad ammirarsi davvero. Ed è bello che sia così. Io sostengo, e non rifiuto alcuna parte di responsabilità in tale affermazione, che è meglio che i due sessi non si comprendano, fino al momento in cui si uniranno in matrimonio. E’ bene che non abbiano la conoscenza prima di avere il rispetto e la carità… Coloro che da Dio vennero separati, nessun uomo osi unire” (da “L’uomo comune”).

“La donna media è a capo di qualcosa di cui può fare ciò che vuole; l’uomo medio deve obbedire agli ordini e nient’altro” (da All thing considered). “La famiglia è il test della libertà, perché è l’unica cosa che l’uomo libero fa da sé e per sé” (da Fancies versus fads). “Amore mio, che altro posso fare? Quale altra occupazione può avere un uomo valido su questa terra, fuorché di sposarvi? Che alternativa c’è al matrimonio, eccetto il sonno? Non certo la libertà. A meno che non sposiate Dio, come le nostre monache in Irlanda, bisogna sposiate un Uomo, cioè a dire Me. La terza ed ultima ipotesi sarebbe che sposaste voi stessa e viveste con voi, voi, voi sola: cioè a dire in quella compagnia che mai è soddisfatta e non soddisfa mai” (da “Le avventure di un uomo vivo”). “M’avete persuaso che, abbandonando la propria moglie, uno realmente commette qualche cosa d’iniquo e pericoloso, […] perché nessuno potrà più trovarlo, e invece tutti abbiamo bisogno di essere trovati” (da “Le avventure di un uomo vivo”). “Matrimoni imprudenti! E ditemi: dove mai in cielo o in terra si son visti matrimoni prudenti? Altrettanto varrebbe discorrere di suicidi prudenti!” (da “Le avventure di un uomo vivo”). “Il matrimonio è un duello all’ultimo sangue, che nessun uomo d’onore dovrebbe declinare” (da “Le avventure di un uomo vivo”).

E’ evidente che il saggio Chesterton, con queste sue riflessioni, non prendeva neppure in considerazione la possibilità di matrimoni diversi da quelli tra un uomo e una donna. Chesterton potrebbe essere considerato un “omofobo” ante litteram e i suoi libri dati in pasto dei BLM per una pira immediata. E nessuno dovrebbe lamentarsi perché, del resto, il nostro secolo ha Fedez…

 

Fonte: https://ariannaeditrice.musvc2.net/e/t?q=7%3dFZ7YI%26B%3d3%26H%3dBS9U%26x%3dSAZD%26K%3diN3Ft_LZsQ_Wj_HRwY_Rg_LZsQ_VoMxQ.jHj5wDb9m9uLr3f.C3_HRwY_Rg51Jj7xBj_LZsQ_VoBb-0jCjAu9b-9-5j1bpBj-IvEgIk9-q91-9-q5mHpHr-4fFuE-tNjJp-MnHwCu5%26e%3dG4Iw7A.DfN%26rI%3d5aGU

Il ddl Zan vuole imporre i desideri di pochi, contrari al diritto naturale

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CON IL VOLER METTERE LA LIBERTÀ DOVE ESSA NON È, LA SI DISTRUGGE DOVE DIO L’HA MESSA

di Matteo Castagna

Le restrizioni delle libertà di movimento, di associazione e molto altro, in particolar modo il coprifuoco e l’obbligo vaccinale per la categoria lavorativa dei sanitari pongono numerosi interrogativi sul concetto stesso di libertà.

Sembrerebbe che dopo più di un anno, si iniziasse a vedere la luce in fondo al tunnel e che realmente questa sospensione dei diritti inalienabili degli individui sia momentanea e passeggera. Successivamente, e nelle dovute sedi, si potrà stabilire se siano state veramente necessarie.

Qualcuno ha approfittato del momento difficile per cercare di inserire a tutti i costi anche una proposta di legge liberticida per imporre il pensiero unico arcobaleno e, di conseguenza, imbavagliare il catechismo, sostituendo la cultura tradizionale con un’ideologia sovversiva dell’ordine naturale. La manifestazione di Milano è stata una meravigliosa risposta di popolo e di famiglia alle sinistre dei disvalori.

Pascal ha scritto che “sarebbe altrettanto mostruoso distruggere la libertà là dove Dio l’ha messa, che introdurla dove non è”. Il ddl Zan vorrebbe fare proprio questo, imponendo i desideri di pochi, chiamandoli diritti, contro il diritto naturale, che è legge di Dio.

Secondo Gustave Thibon “nella formula di Pascal si riuniscono e stigmatizzano i due attentati con i quali i tiranni (confessi o mascherati) minacciano la vera libertà dei popoli: l’oppressione e la corruzione, la distruzione per atrofia e la distruzione per enfiagione”. “Si dice all’agnello: sei libero di essere o di non essere erbivoro. A questo punto si riconducono, in ultima analisi, istituzioni che alimentano nel cervello di tutti gli uomini l’illusione di essere pienamente sovrani di se stessi, uguali a chiunque e di risolvere, con il loro voto, i problemi più estranei alla loro competenza”.

Continua Tibon in Diagnosi: “Ma stiracchiare e dilatare in tal modo la libertà è anche il modo più sicuro per (e più perfido) per sopprimerla. Dopo aver permesso al proprio desiderio e alla propria scelta di aggirarsi tra i cibi carnei, l’erbivoro corrotto non sa più scegliere fra le piante che lo circondano; l’uomo del popolo, imbottito di idee “generali” e di ambizioni assurde, perde la saggezza specifica del suo ambiente sociale e professionale. Non è libero fuori del suo ordine: ha solo l’illusione della libertà; egli è mosso, in realtà, da parole vuote e da passioni malsane e la sua sovranità universale si risolve in fumo e commedia. Ma il più grave, il più terribile è che esso non è più libero nel suo stesso ordine. Nulla ha contribuito a distruggere, nell’anima delle masse, la vera libertà e la vera saggezza più di un certo mito della libertà”.

Dunque, la frase di Pascal può essere così modificata: con il voler mettere la libertà dove essa non è, la si distrugge dove Dio l’ha messa. L’uomo che non accetta di essere relativamente libero, sarà assolutamente schiavo. Del Pensiero Unico.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/05/17/il-ddl-zan-vuole-imporre-i-desideri-di-pochi-contrari-al-diritto-naturale/

DECADENTISMO POST-MODERNO E ATTUALITA’ CLASSICO-TOMISTA

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di Matteo Castagna

Leggiamo, spesso, definizioni ed etichette sulle epoche passate, ma molto poche su quella contemporanea. Definirla solo “post-morderna” appare riduttivo e, soprattutto una modalità asettica che non qualifica questi tempi. 
 
Decadentismo post-moderno ci potrebbe stare. Perché nulla che sia bello e nobile, in materia temporale o spirituale, trova il suo legittimo posto nella società. Al contrario, il brutto, l’immorale, il nichilista, addirittura il distopico, sono le caratteristiche preponderanti dello scibile umano nel XXI secolo. A differenza del decadentismo passato, che fu un’epoca ben riconosciuta e definita, quella di oggi si vorrebbe spacciare per progressista. Ma si confonde il progresso con l’involuzione, si chiama male il bene e viceversa. E’ un decadentismo ode dell’assurdo ove ciò che è sempre stato normale, viene messo in dubbio, al punto che qualcuno ci spiega che chi crede che la famiglia è fatta da uomo e donna sarebbe da perseguire per legge, in quanto qualcuno potrebbe sentirsi infelice per questo enunciato della biologia. Siamo a un decadentismo dell’assurdità per cui, seguendo il principio di questa affermazione, chiunque esprima una qualsiasi opinione potrebbe rendere infelice un altro. Se io scrivessi che tifo l’Hellas Verona perché è la squadra del mio cuore, potrei rendere infelici tutti gli altri tifosi e, quindi, potrei essere denunciato penalmente perché istigherei all’odio verso le altre squadre? 
 
San Tommaso insegna che la legge o diritto naturale è la regola che dirige l’uomo come animale razionale, ossia nella sua essenza, e consiste nel far concordare la condotta umana coi fini che Dio ha inserito nella natura umana, di cui è il Creatore. perciò, non bisogna confondere la natura o legge naturale coll’istinto, che è solo la parte più bassa dell’uomo, composto di corpo e anima razionale e quindi di passioni, ma anche di intelletto e libera volontà, nelle quali è riflessa la legge eterna di Dio. Di conseguenza “naturale” è ciò cui la natura “tende”, ossia il bene, che è conforme all’inclinazione naturale. In questo contesto, naturale significa finalità intelligente e ordinatrice. La legge naturale non è qualcosa di esclusivamente genetico e istintivo come vorrebbero lo scientismo, il materialismo e il freudismo, ma anche e soprattutto qualcosa di razionale e volontario, ossia ordinato al fine. Padre Luigi Taparelli d’Azeglio la definisce così: “la natura è quel principio di tendenza che porta un essere al fine pel quale fu fatto dal suo Creatore. Pertanto il “diritto naturale” è norma oggettiva e immutabile di moralità (opposta al “diritto positivo”).
 
Il decadentista post-moderno non ha filosofia, ha ucciso Dio, vive di istinto e lo chiama libertà, perché è un nichilista senza ideali, ma con tanta voglia di piaceri della carne, forse perché represso dalla frustrazione del suo nulla. Noi che godiamo della cultura classico-cristiana, di Aristotele e San Tommaso, non possiamo cadere nel vortice di questi tempi oscuri. Dante ci canta “fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtude e conoscenza”.  Onde sarò veramente uomo, se seguo le leggi in me stesso naturalmente iscritte del mio dover agire bene o moralmente, alle quali debbo obbedire volontariamente e liberamente, se non voglio tradire la mia essenza di animale ragionevole e libero, ordinato al vero e al bene. Il vero uomo è colui che vive secondo tali leggi, che sono fondate in primo luogo nella natura umana e in ultimo in Dio, autore di essa, le quali leggi sono il fondamento del diritto positivo, che da esse riceve valore.
 
Sarebbero queste le semplici parole del Buon Pastore di cui sentiamo il bisogno, che ci dovrebbero indirizzare in questi tempi di totale decadentismo, perché noi siamo il sale della terra e non possiamo cadere coi decadenti contemporanei né ci possiamo far dettare l’agenda da Fedez o Zan, perché noi italiani ed europei abbiamo la Scolastica, la Patristica, la Dottrina Sociale della Chiesa, ovvero i Giganti della storia, anche se qualcuno vorrebbe riempirne i contenuti di polvere e di muffa. 
Pubblicato su Informazione Cattolica

Uno scrittore a-ideologico, cattolico e, quindi, assolutamente libero

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI di MATTEO CASTAGNA per INFORMAZIONE CATTOLICA

EDUCAZIONE CATTOLICA

IL MESE DI MAGGIO SI È APERTO CON L’ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GIOVANNINO GUARESCHI, IL GIORNALISTA ITALIANO PIÙ TRADOTTO E PIÙ LETTO NEL MONDO

di Matteo Castagna

Il mese di Maggio si apre con l’anniversario della morte di Giovannino Guareschi, il giornalista italiano più tradotto e più letto nel mondo. Grande umorista, caricaturista, non ha eguali né è facile trovare somiglianze con autori contemporanei. Eppure, sono pochissime le persone, sia tra i colleghi che nel mondo della cultura, che si ricordano di lui e delle sue opere, il primo maggio, giorno che gli diede i natali.

Fu l’unico giornalista della storia repubblicana a finire in galera per un attacco al leader democristiano Alcide De Gasperi, rifiutando, persino, di fare ricorso in appello. Quando morì, i comunisti tirarono un sospiro di sollievo e, anche a destra, dove generalmente si trovano i più permalosi, si atteggiarono con distacco. Probabilmente perché era uno scrittore a-ideologico, cattolico e, quindi, assolutamente libero. In America, la rivista Life gli dedicò ben 9 meritatissime pagine, mentre il Time scrisse che per capire l’Italia e gli italiani occorre leggere Machiavelli, Mussolini e Guareschi.

Questi fatti dimostrano che il processo di inculturazione della gioventù è iniziato col dopoguerra, non certo negli ultimi anni. Quando lessi “il Mondo Piccolo” mi chiesi, con l’ingenuità di allora, come mai non me l’avessero fatto studiare a scuola. Poi ricordai che sui sussidiari ove studiai io negli anni ’80, Guareschi non era neppure nominato.

Aveva il “difetto” di essere libero, di criticare il Concilio Vaticano II e la riforma liturgica, di essere anticomunista, non fascista, e particolarmente allergico all’ipocrisia tipica della politica centrista, sempre prona ai poteri forti e sempre pronta a sottomettere la verità al compromesso. Giovannino era ed è tanto scomodo quanto letto. E questo dà un gran fastidio a tutte le fazioni. Non agli uomini liberi come lui, ai cattolici sinceri, legati alla Tradizione ed alla Messa di sempre, a coloro che amano la loro terra ed il fiume che l’attraversa, le usanze, i pregi e i difetti dei propri compaesani in nome della fede e del comune buon senso che attuano quel bene comune cui tutti dicono di voler attendere ma pochi, veramente, realizzano.

Il suo concetto di libertà può essere riassunto nella sua celebre frase: “pensar non nuoce”, che non è per tutti, soprattutto per coloro che, con dolo, dimenticano che la testa non serve solo a sostenere il cappello né le mani a sostenerlo perché qualcuno gli getti i denari per agire e, quindi, è sempre di un’ attualità disarmante.

Maggio è, soprattutto, il mese mariano per eccellenza. E Giovannino Guareschi ci ha lasciato un racconto molto bello, che può essere utile a ridare speranza (con la “s” minuscola…), nei momenti difficili che stiamo vivendo. Il 20 settembre 1943 si trova a camminare per le vie di Czestochowa, preceduto da nove compagni e scortato dal capitano della Gestapo che, chissà perché, ha scelto qualche prigioniero per accompagnarlo in una passeggiata fino al Santuario della Madonna Nera, sotto il cielo della Polonia, tra i profili delle case di una città piegata dai bombardamenti, dalla fame e dalla guerra. Ma non è così ovunque. Qualcosa riesce a salvarsi dalla povertà e dal silenzio, palpabili in quell’aria fresca di primo autunno e Giovannino lo scopre appena mette piede nella basilica: sì, dentro quella chiesa, al deportato 6865 tutto pare cambiare: “Dopo un mese di vita in ambienti in cui tutto trasuda sporcizia e disperazione, dove ogni parola è un urlo, ogni comando è una minaccia, trovarsi d’improvviso in quell’aria serena, in mezzo a quel barbaglio d’oro, a quella calda onda di musica! …”.

Sentendo i monaci cantare, vedendo centinaia di fedeli ascoltare con devozione la celebrazione delle funzioni, Guareschi continua: “Si leva un canto dalla folla pare la voce stessa della Polonia: un dolore dignitoso di gente usata da secoli ad essere schiacciata e a risorgere. Di gente che viene uccisa sempre e non muore mai”. Giovannino si ferma: “I prigionieri scendono verso la città e io penso a quelle campane che da quattro anni sono mute. Sentirò suonare le campane di Polonia?”, respira profondamente, riapre gli occhi e si vede comparire davanti un bambino polacco dal viso sottile che gli tende una mela: “sulla corteccia rossa e lucida della mela vedo l’impronta dei dentini del bimbo e penso a mio figlio. Lo zaino non mi pesa più, mi sento fortissimo. Lo debbo rivedere, il mio bambino: il primo dovere di un padre è quello di non lasciare orfani i suoi figli. Lo rivedrò. Non muoio neanche se mi ammazzano!”.

Giovannino senza rendersene conto urla quella frase a voce così alta e ripetendola così tante volte che non solo il capitano della Gestapo non riesce a farlo tacere, ma i suoi compagni si uniscono al coro. La voce “del suo prigioniero” ha parlato, continuerà a parlare fino alla sua liberazione e sarà così forte da scandire ogni suo passo di andata e di ritorno dal lager, così insistente che pervaderà ogni muscolo e ogni pensiero, tanto da tenerlo vivo per davvero.

Ma Guareschi non sopravvivrà semplicemente al lager: in un luogo dove sarebbe istintivo pensare che l’uomo sia stato lasciato solo, lui ci trova il Buon Dio e con la fede riscoperta aiuterà a tenere vivi decine e decine di compagni. Tiene vivi anche noi, il nostro Guareschi, generazioni di lettori salvati dalla desolazione, riportati alla speranza grazie a una matita e un blocco di appunti.

Il DDL Zan mette in pericolo la libertà

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Rilanciamo lo scritto pubblicato ieri da “Verona News” del nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna, che sta avendo un gran successo e molta condivisione, in vari ambienti, sia cattolici che politici. In serata è giunta la notizia che il capogruppo al Senato della Lega Sen. Massimiliano Romeo ha preparato una nuova proposta di legge in materia…

LETTERE ALLA REDAZIONE

di Matteo Castagna

Paivi Rasanen è stata ministro dell’Interno in Finlandia dal 2011 al 2015. E’, attualmente sotto inchiesta per aver difeso la visione della Bibbia sull’omosessualità.
La polizia sta conducendo quattro diverse indagini penali contro di lei. In tutte è accusata di “agitazione criminale contro un gruppo minoritario”.

Il 20 dicembre dello scorso anno a “YlePuhe” le è stato chiesto cosa penserebbe Gesù degli omosessuali. “Ho sottolineato che tutti gli uomini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, sono sullo stesso piano di fronte a Dio. Sono tutti preziosi, seppur peccatori e bisognosi dell’opera redentrice di Gesù per ottenere la vita eterna”, ha detto Rasanen a LifeSiteNews.

Secondo il Codice penale della Finlandia, l’ex ministra rischia una condanna ad una multa o alla reclusione in carcere per un massimo di due anni.

Di fatto, si può pensare che l’insegnamento pubblico della Bibbia o del Catechismo in materia di orientamento sessuale potrebbe essere oggetto di sanzione penale o civile. Vogliamo che, anche in Italia, sia così?

La domanda che si pone spontanea ai sostenitori del DDL Zan, che potrebbe approdare in aula al Senato nel corso del mese di Maggio, è questa: “chi esprime pubblicamente la bimillenaria dottrina cattolica sull’omosessualità istiga o meno alla discriminazione di genere?”

Se una persona chiedesse, in televisione, di non compiere “il peccato impuro contro natura”, perché lo insegna San Pio X, nel Catechismo Maggiore, rischierà la galera per “istigazione alla discriminazione”?

Qualora la risposta fosse affermativa, i primi discriminati sarebbero i cristiani, che non potrebbero professare la loro Fede. La libertà religiosa e la libertà di chiunque pensasse che l’omosessualità sia pratica immorale rischiano di essere in serio pericolo.

La legge non può lasciare le risposte alla discrezionalità dei magistrati.

Ne tenga conto il legislatore, di ogni colore politico.

Fonte: https://www.veronanews.net/il-ddl-zan-mette-in-pericolo-la-liberta/

 

È necessario togliere ai liberal-progressisti l’ideologia “green”

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI su Informazione Cattolica (Rubrica settimanale del nostro responsabile nazionale Matteo Castagna)

di Matteo Castagna

LE IDEE ECOLOGISTE DI GRETA TINTIN ELEONORA ERNMAN THUNBERG, RELATIVE AI CAMBIAMENTI CLIMATICI, AFFONDANO LE RADICI NEL COSIDDETTO PANTEISMO

La figura di Greta Tintin Eleonora Ernman Thunberg sembrerebbe un po’ appannata, certamente in ombra, almeno da quando è iniziata la pandemia. Le sue idee ecologiste, relative ai cambiamenti climatici, affondano le radici nel cosiddetto panteismo.

Il sistema progressista o liberal si è servito di una bambina svedese, con la sindrome di Asperger, per impietosire il mondo e colpirlo nel suo più irrazionale sentimentalismo così da far passare l’ “ideologia green”, che è solo un modo più elegante e mediaticamente carino rispetto al più brutale “panteismo pagano”, che i Verdi non sono mai riusciti a far passare, nonostante decenni di propaganda.

In realtà, il messaggio ecologista di Greta non necessita più di lei, perché grazie a chi se n’è servito, è divenuto un nuovo dogma della post-modernità, che fa parte della rimodulazione dell’economia, della politica, della società e della religione che sarà la conseguenza più evidente del periodo che seguirà il Covid. Se ne parla poco, perché tutto ciò che è “green” viene venduto e percepito da tutti come una cosa buona, a prescindere.

L’uomo d’oggi, perso nel suo assurdo nichilismo, non vede differenze di rilievo tra il disquisire della vita sessuale delle foche e della liceità dell’utilizzo delle staminali umane per produrre farmaci sperimentali. Alle volte, sembrerebbe addolorato fino al pianto per la morte di un cane ed indifferente di fronte alla difesa dell’aborto volontario come diritto umano. Anzi, chi si adopera di fronte alla presunta estinzione del panda viene considerato un eroe, mentre chi lotta perché l’utero in affitto sia riconosciuto come una indegna mercificazione dei bambini è preso per Conan il barbaro.

Sono riusciti nell’intento di impossessarsi della tematica ecologica, trasformandola in ideologia panteista, che identifica Dio nel mondo, a coronamento dell’ illuminismo filosofico e del socialismo politico che identificano Dio nell’uomo. Con la conseguenza che Dio sarebbe nel “tutto” e nel “niente”, annullando, così, ogni riferimento metafisico proprio della nostra identità classico-cristiana.

In realtà, sganciando la tematica relativa al creato dall’ideologia globalista, scopriamo che esiste un vero amore per animali e piante, che è insito nella cultura tramandata da Aristotele e da San Tommaso d’Aquino, che permea la nostra identità e non ha nulla a che vedere con le questioni new age che ci vengono continuamente propinate. Parliamo del dominio che l’uomo ha per natura sugli animali e sulle altre cose prive di ragione. Continua a leggere

Lo spirito di “Destra” e quello di “Sinistra” davanti alla Pandemia

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QUINTA COLONNA

di Matteo Castagna

Il decreto-aperture sta generando molte polemiche perché troppe serrande resteranno comunque abbassate, soprattutto nell’ambito della ristorazione, e per la permanenza del cosiddetto coprifuoco serale. Per analizzare la situazione in maniera realistica e pragmatica occorre abbandonare quella forma di “autismo ideologico”, che pare muovere i ragionamenti di alcuni commentatori, e giungere serenamente ad esprimere un punto di vista scevro di fanatismi e privo della fissazione cospirazionista, che raggiunge il solo scopo di sopravvalutare l’incompetenza.

All’interno di un governo di unità nazionale, ossia un governo di scopo, ci sono sostanzialmente tutte le forze politiche, che con un premier considerato autorevole, deve raggiungere, in un tempo limitato, la finalità di portare il Paese fuori dalla pandemia e dalla crisi economica. Ogni altro argomento è, ovviamente, divisivo e non può avere priorità di fronte alla popolazione che non lavora e alla gente che muore. Resta il fatto che, comunque, le donne e gli uomini al governo hanno visioni antropologiche agli antipodi e stanno assieme per raggiungere, appunto, un obiettivo comune, che non ha colore partitico: salvare l’Italia dalla crisi, guarendola dal virus. Il governo è diviso dalle modalità con cui raggiungere questi obiettivi. Tale divisione è lo specchio di quello che il grande Gustave Thibon chiamava “lo spirito di sinistra e lo spirito di destra”. Anche se sono categorie politiche superate dalla storia e dall’evidenza, lo spirito dell’una e dell’altra sono percepibili, oggi, come se vivessimo nel XIX o XX secolo.

In Diagnosi, Thibon scrive che “è facile definire l’uomo di sinistra come un invidioso o un utopista e l’uomo di destra come un soddisfatto o un “realista” . Il grande uomo di destra (Bossuet, de Maistre, Maurras, ecc.) è profondo e stretto, il grande uomo di sinistra (Fénelon, Rousseau, Hugo, ecc.) è profondo e torbido. Ambedue possiedono tutta l’apertura umana: portano nelle loro viscere il male e il bene, il reale e l’irreale, la terra e il cielo. Ciò che li distingue è questo: l’uomo di destra, lacerato tra una visione chiara della miseria e del disordine umano e il richiamo di una purezza impossibile a confondersi con qualsiasi cosa di inferiore ad essa, tende a separare con forza il reale dall’ideale; l’uomo di sinistra, il cui cuore è più caldo e lo spirito meno lucido, tende piuttosto a confonderli. Il primo, preoccupato di conservare all’ideale la sua altezza e la sua difficoltà di accesso, fiuterà volentieri odore di disordine negli “ideali” che corrono il mondo; il secondo, spinto dalla fretta di realizzare i suoi sogni e forse un po’ disgustato delle ascese severe, sarà portato a idealizzare il disordine. Qui si mescola, là si taglia”. Ergo da un lato si vorrebbe aprire le attività, in sicurezza, per far tornare a vivere, dall’altro si vorrebbe chiudere tutto per paura di sbagliare e senza rendersi conto di cadere, nel migliore dei casi, nel grottesco.

“Imbavaglia e disciplina i demoni che sono in te e nel mondo”, dice lo spirito di destra. “Fanne degli angeli”, ci sussurra lo spirito di sinistra. il guaio è, in quest’ultimo caso, che è infinitamente più facile travestire che trasformare. Continua G. Thibon: “l’ascetismo è a destra, il quietismo a sinistra. La corruzione quietista equivale sul piano religioso alla corruzione democratica sul piano politico: l’una e l’altra sono il frutto di quell’ affanno febbrile dell’essere impotente il quale, non avendo più forze per lottare né riserve per attendere, si affretta – al fine di realizzare senza ritardi né fatica il suo sogno di pienezza e felicità – a confonderlo con qualsiasi cosa. il quietismo e la mistica democratica consistono nel bruciare le tappe…in sogno! La febbre è a sinistra…” Per questo non ci deve essere Speranza! Non vogliamo passare l’estate con la febbre. Draghi è ancora in tempo per intervenire. 

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

del 23 Aprile 2021

Fonte: https://www.corriereregioni.it/2021/04/22/lo-spirito-di-destra-e-quello-di-sinistra-davanti-alla-pandemia-di-matteo-castagna/

L’Amore è una discriminazione

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di Matteo Castagna*

 
L’Amore è il vulnus della storia. Tutto è sempre ruotato attorno ad Esso. La rivelazione di Cristo è fondata sull’Amore. Per questo, sembrerebbe inopportuno che se ne parli così tanto a sproposito. Mi riferisco al ddl Zan, che, laddove intende punire con la reclusione l’ “istigazione alla discriminazione” dimostra di essere una proposta ideologica che mira a educare ad una “cultura del Pensiero Unico”, inaccettabile in un Paese civile.
Perché chi predica e professa il Catechismo della Chiesa Cattolica, ritenendo la pratica sodomita un peccato grave o l’utero in affitto una violazione contro il diritto naturale, potrebbe beccarsi 4 anni di galera? O la rieducazione nei “campi di lavoro” delle associazioni LGBT? Manco ai tempi di Stalin, che, peraltro, deportava gli omosessuali nei gulag…
Amore per il prossimo non significa assecondarne ogni volontà o capriccio. Nessun buon padre di famiglia dà sempre ragione al figlio, senza rischiare che questi cresca privo di educazione, etica e di una dirittura morale. Significa, altresì insegnargli la Verità, chiamando Bene il Bene e Male il Male, secondo gli ancestrali principi tradizionali, che affondano le radici nella bimillenaria civiltà classico-cristiana.
Ecco che, allora, come giustamente osserva Julien Langella nel suo bel libro “Cattolici e identitari” (ed. Passaggio al Bosco, 2021) l’Amore non è riferibile solamente al rapporto di coppia, ma anche alla Nazione. Il patriottismo nasce dal quarto dei dieci comandamenti: “Onora tuo padre e tua madre”. Il Catechismo ricorda che questo comandamento “indica l’ordine della carità”. “Quest’ordine di prerogativa è la conseguenza diretta del limite dato da Dio alla natura umana, che non può amare tutti allo stesso tempo. “…se non ti è possibile intervenire a vantaggio di tuttti – scrive Sant’Agostino -, devi di preferenza interessarti di coloro che ti sono strettamente congiunti per circostanze di luogo, di tempo o di qualsiasi altro genere, che la sorte ti ha per così dire assegnato” (De Doctrina Christiana, I, paragrafo 29).
Nel 1939, nell’enciclica Summi Pontificatus, Papa Pio XII conferma e richiama questo principio affermando che nell’esercizio della carità esiste un ordine stabilito da Dio, per cui si deve portare un amore più intenso e fare del bene di preferenza a coloro cui siamo uniti da legami speciali. Lo stesso Divin Maestro diede l’esempio di questa preferenza verso la sua Terra e il suo popolo quando pianse per l’imminente distruzione della città santa”. Quindi sì – prosegue Langella – anche nell’amore esiste una gerarchia.
Al giorno d’oggi nulla ripugna più alla mentalità globalista, mondialista ed egualitaria delle nozioni di gerarchia e di preferenza perché tutto deve essere massificato. Il Catechismo passa dall’Amore verso i genitori, a quello verso i nonni, poi a quello verso i connazionali e, quindi, verso la Patria. “Nel senso cristiano della parola, “preferenza” è la definizione stessa di patriottismo. Del resto, patriottismo e amore filiale sono così vicini, che la parola “Patria” significa “terra dei padri” in latino. Non si tratta di amare solo le persone con la stessa origine, ma di preferirle. E’ una sfumatura importante. La priorità non è esclusività, non si oppone alla carità per lo straniero in difficoltà incontrato sul cammino. Non siamo “tenuti ad essere spinti per affetto” verso lo straniero, precisa San tommaso d’Aquino, “se non forse a seconda del tempo e del luogo, perché lo vediamo in qualche necessità da cui non potrebbe essere soccorso senza di noi” (Compendio di Teologia, di fra Agostino selva OP, ESD, Bologna, 1995, pagine 380)”. In tal modo, dando priorità ai “nostri”, saremo, comunque, sempre buoni Samaritani verso coloro che veramente fuggono dalla guerra.
E’ necessario chiarire una volta per tutte anche questa parabola di Gesù, spesso strumentalizzata politicamente dai soloni dell’immigrazionismo. Il buon Samaritano, dopo aver curato lo straniero ferito, non gli fa la residenza sotto casa, non lo invita a chiamare moglie e figli per ritrovarsi tutti assieme appassionatamente mantenuti dalla Patria, non lo porta neppure in casa sua a condividere il pranzo con la sua famiglia ed il letto con la figlia. Una volta rimesso in piedi, l’abitante di Gerusalemme è tornato a casa, nella sua Patria. Ci sono, pertanto, anche qui, dei limiti: in primo luogo, la pace e la sicurezza dei nostri, per i quali i nostri doveri sono più grandi che per gli altri, e in secondo luogo, lo straniero ha già una Patria in cui ha più che altrove inclinazione a realizzarsi.
“L’amore, quindi – conclude Langella – si basa sull’affinità. Rifiutare questo limite posto dalla natura umana è il segno di un estremo orgoglio, paragonabile a quello dei costruttori di Babele. Solo il Padre Nostro può amare simultaneamente ogni creatura in questa terra con la stessa intensità. Noi uomini, se vogliamo aiutare tutti, finiamo automaticamente per abbandonare i nostri fratelli, perché gli altri sono sempre più numerosi dei membri della nostra famiglia”. A tal proposito, lo Stato rettamente ordinato, non dimentichi di incentivare il biblico “crescete e moltiplicatevi”, attraverso politiche che favoriscano la natalità, anche per evitare problematiche sociali ed economiche che rischiano di distruggere l’armonia e l’identità europea.
 
*Pubblicato su Informazione Cattolica del 12.04.2021
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