Il divorzio, un’arma di distruzione di massa

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Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

“Il divorzio, un’arma di distruzione di massa. 40 anni dopo il referendum sul divorzio”. 

Il 1° dicembre 1970 lo stato italiano approvava la “legge” sul divorzio. Segnaliamo le tre lezioni tenute da don Francesco Ricossa al seminario di studi: “Il divorzio, un’arma di distruzione di massa. 40 anni dopo il referendum sul divorzio” (IX giornata per la regalità sociale di Cristo, 11/10/2014).

PER I VIDEO SI RIMANDA A:

Il divorzio, un’arma di distruzione di massa

Terra Santa – Storie d’ordinaria sopraffazione

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Segnalazione del Centro Studi Federici
Nel disinteresse dell’opinione pubblica, turlupinata dai media, e dei politici di sinistra e di destra, tutti asserviti al potere di Tel Aviv, prosegue l’annientamento fisico e morale della popolazione palestinese (tra cui la minoranza cristiana, ridotta ai minimi termini dopo settant’anni di sionismo).
Il sentiero della Valle del sale, una via per resistere
In Cisgiordania, un’associazione palestinese crea, in Area C, un nuovo percorso escursionistico per attirare visitatori nel Wadi al Maleh. I militari israeliani si mettono di traverso.
Wadi al Maleh, «la Valle del sale», ha una storia antica. Nel nord della Valle del Giordano, a pochi chilometri dalla città di Tubas, fin dall’Impero ottomano era luogo di vacanza e ristoro: una sorta di resort naturale, grazie alle sue sorgenti d’acqua calda. Un hotel accoglieva gli ospiti.
Oggi di quella ricchezza rimane poco: gli otto villaggi che la compongono (Maleh, ‘Ein el-Hilweh, Hamsa, Himma, Farasiyeh, al-Hadidiya, Samra e Khelet Makhul) rientrano in Area C che, in base agli Accordi di Oslo di inizio anni Novanta, è sotto il pieno controllo civile e militare israeliano. I 3.500 abitanti palestinesi, quelli rimasti dopo decenni di lento sfollamento, vivono per lo più di pastorizia e agricoltura, ma non sono autorizzati a costruire strutture permanenti né a scavare pozzi.
A dividere gli otto villaggi da Tubas e dal resto della Cisgiordania è il posto di blocco militare israeliano di Tayasir, eretto in forma stabile alla fine del 2000, poco dopo l’inizio della Seconda intifada. Un isolamento che i volontari di Jordan Valley Solidarity provano oggi a scalfire con un progetto che risvegli le antiche bellezze: un percorso escursionistico tra la flora e la fauna di Wadi al Maleh.
L’associazione palestinese, da anni impegnata al fianco delle comunità della Valle del Giordano, è nota da queste parti: costruisce case, scuole, centri d’incontro, strutture per gli animali con i mattoni di fango e combatte legalmente gli ordini di demolizione. Lavora per portare l’acqua nelle comunità (altrimenti costrette ad acquistarla dalla compagnia semi-statale israeliana Mekorot nelle cisterne, carissime e scomode) e per portare i bambini in classe con scuolabus improvvisati.
Un nuovo percorso escursionistico
Ora Jvs vuole condurre qui dei visitatori, che siano studenti in gita scolastica oppure turisti palestinesi e stranieri, ai quali proporre un percorso escursionistico: «Il progetto è nato due anni fa – ci spiega Rashid Khudiri, coordinatore dell’associazione –. Abbiamo unito vari gruppi, scuole, università e comunità locali, per riscoprire la zona e la sua storia. Tre settimane fa siamo partiti con la preparazione del sentiero coinvolgendo associazioni, studenti, insegnanti, artisti. Dopo le ricerche sulle risorse naturali, la flora e la fauna del luogo, abbiamo ripulito il percorso e posizionato una trentina di cartelli di legno per segnalare il tracciato, i nomi dei luoghi, delle sorgenti d’acqua e delle piante tipiche. Infine, la scorsa settimana, abbiamo iniziato a costruire una piccola struttura in legno e bambù, una sorta di punto d’accoglienza dove i visitatori potranno incontrare la comunità e gli artisti locali».
L’intervento dei militari israeliani
L’inaugurazione ufficiale era prevista per sabato 21 novembre, erano attese 200 persone da tutta la Cisgiordania. Ma è saltato tutto: «Il 16 novembre è arrivato l’esercito israeliano mentre stavamo costruendo il centro visitatori – continua Rashid –. I soldati ci hanno chiesto il permesso di costruzione, ma non serve perché non è una struttura permanente, non è in cemento. Hanno arrestato quattro di noi e confiscato la mia auto. Ci hanno rilasciato qualche ora dopo, ma l’automobile è ancora nella base militare».
Qualche giorno dopo la struttura è stata demolita. Ma il Jvs e Wadi al Maleh non si scoraggiano: «Ci hanno solo rallentato di pochi giorni. Apriremo il percorso il prossimo fine settimana. Arriveranno 200 palestinesi, soprattutto studenti. Useremo il centro anche per le donne del posto, per vendere i loro ricami».
Resistere o partire
Si cercano sempre modi nuovi per vivere, non solo sopravvivere. Wadi al Maleh ha subito dopo il 1967 un significativo svuotamento, in linea con il resto della Valle del Giordano. La popolazione è calata di due terzi rispetto ai primi anni di occupazione militare. Ben prima degli Accordi di Oslo, Israele ha dichiarato la zona area militare, confiscando di fatto il 70 per cento delle terre palestinesi e costruendo intorno alla valle tre basi: ogni anno si tengono esercitazioni su larga scala negli appezzamenti agricoli dei contadini. Generalmente, spiegava nel suo sito la campagna Stop The Wall qualche anno fa, le esercitazioni si tengono d’estate, quando gli agricoltori dovrebbero procedere con il raccolto, che spesso va perduto a causa del passaggio dei veicoli militari e dell’uso di armi da fuoco.
Politiche identiche a quelle esercitate nel resto della Valle del Giordano, un tempo casa per 300mila palestinesi e oggi per appena 60mila. La zona, considerata la più fertile della Palestina storica e suo confine naturale con il mondo arabo, è oggi per il 90 per cento in Area C, 2.400 chilometri quadrati in cui l’autorità civile e militare è in capo a Israele. Al posto di molte comunità palestinesi oggi sorgono una trentina di colonie agricole, abitate da appena 11mila israeliani in violazione del diritto internazionale, ma abbastanza grandi da permettere una produzione agricola incomparabilmente più ampia e remunerativa di quella delle piccole fattorie palestinesi, costrette ad acquistare l’acqua che sgorga nelle tante sorgenti naturali, inaccessibili.

Il soldato di Cristo

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Segnalazione del Centro Studi Federici

E’ stato dato alle stampe un inedito di don Paolo de Töth: il profilo biografico del Conte Medolago Albani (1851-1921), uno dei principali e fedeli esponenti del movimento cattolico.
 
Don Paolo De Töth “Il soldato di Cristo Stanislao Medolago Albani” (Publimedia Editore, pagg. 780, 25,00 euro). 
 

Studi antimassonici: rigore e verità!

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Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzaAlbert_Pike_portrait
Comunicato n. 95/20 del 10 novembre 2020, Sant’Andrea Avellino

Studi antimassonici: rigore e verità! 

Segnaliamo un articolo della rivista francese “Héritage”, tradotto e pubblicato dalla rivista “Sodalitium” (nn.70-71, settembre 2020), sui problemi di documentazione di alcuni studi anti-massonici.

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Presentiamo ai nostri lettori un articolo tratto dalla rivista francese “Héritage” (n. 12, pp. 26-28). La nostra rivista si è sempre schierata contro la massoneria, e nel contempo ha sempre pensato che una seria battaglia antimassonica debba poggiare su una solida e seria documentazione, evitando pertanto argomenti poco credibili che invece di suffragare la nostra lotta finiscono con lo screditarla. L’articolo che state per leggere è un buon esempio di quello che intendiamo, e chiarisce le idee sul preteso carteggio tra Pike e Mazzini al quale spesso fa riferimento – con poca acribia – una certa stampa antimassonica, sia di lingua italiana che di lingua francese.

PROBLEMI DI DOCUMENTAZIONE IN ALCUNI LIBRI ANTI-MASSONICI.
I casi di Pio XII e di Albert Pike. A proposito di una citazione di Pio XII

Un lettore, Joseph R., ci scrive:

“Grazie per aver pubblicato questo elenco di condanne papali verso la frammassoneria. (1) Troppi cattolici ignorano o vogliono ignorare questa incompatibilità radicale, letteralmente “martellata” dai Sommi Pontefici nel corso dei secoli. (…) Tuttavia ho notato una diversità fra la vostra versione della citazione di Pio XII del 1958 (2) e quella che ho trovato qua e là su internet: “Le radici dell’apostasia moderna sono: l’ateismo scientifico, il materialismo dialettico, il razionalismo, il laicismo e la loro madre comune: la Massoneria (…)”.

Ecco la risposta di Frédéric Chermont, del Centre d’études sur la francmaconnerie, che collabora a L’Héritage.

La citazione che lei ricorda era troppo bella, fin troppo “enorme”. Essa è falsa e quella che noi abbiamo pubblicato è l’esatta versione: “La rottura dell’unità cristiana in Europa, l’ateismo Il libro di Massimo Firpo e Germano Maifreda sul cardinale Morone scientifico, il razionalismo, l’illuminismo, il laicismo, il materialismo dialettico, la massoneria sono alcune delle cause di questo lento processo di sviamento intellettuale e morale di cui vediamo oggi le ultime conseguenze”. Prima di pubblicarla, dato che ne circolano parecchie versioni, siamo andati a consultare un esemplare de la Documentation Catholiquedel 1958 (vedi fotografia) (3), che ognuno può verificare per conto suo in qualche biblioteca francese. Dispiace che in diversi libri di critica dedicati alla massoneria, la versione falsa sia quella più diffusa!

È un vero peccato…

La maggior parte del tempo gli autori antimassonici si servono di quello che è stato scritto prima di essi (il che può essere veramente utile): ma ahimè spesso sembra che riprendano ciò che i loro predecessori hanno scritto senza nessun lavoro di verifica né di ricerca. Così un errore instillato da decenni si ritrova in numerose opere nel corso delle generazioni…

Ora, la critica di questa organizzazione occulta e potente, che si serve di confusione e menzogna, deve essere fatta in modo molto rigoroso, col rischio di essere screditata e quindi perfettamente inutile.

Albert Pike e la “dottrina luciferina”

A questo proposito si può ricordare il caso del famoso scritto di Albert Pike su “la purezza della dottrina luciferina”.

L’influente Albert Pike (1809–1891), cittadino degli Stati Uniti d’America, fu un dignitario massonico ad altissimo livello, in particolare “Gran Comandante” della “Giurisdizione Sud” del “Rito scozzese antico e accettato” per trentadue anni (4).

In diverse opere o studi antimassonici, si fa spesso riferimento a delle “Istruzioni del Supremo Consiglio di Charleston ai 23 supremi Consigli Confederati”, redatte da Albert Pike (mettiamo in neretto il passo più importante): “(…) Quello che dobbiamo dire alla gente, è: Noi adoriamo un Dio, ma è il Dio che si adora senza superstizione.

A voi, Sovrani Grandi Ispettori Generali, Noi diciamo, perché voi lo ripetiate ai fratelli del 32°, 31° e 30° grado: – La religione massonica deve essere, per tutti noi, iniziati degli alti gradi, mantenuta nella purezza della dottrina luciferina.

(…) Se Lucifero non era affatto Dio, Adonai, di cui tutti gli atti attestano la crudeltà, la perfidia, l’odio dell’uomo, Albert Pike La documentation Catholique del 1958 la barbarie, la repulsione per la scienza, se Lucifero non era affatto Dio, Adonai e i suoi preti lo calunnierebbero? (…) Sì, Lucifero è Dio, e disgraziatamente Adonai lo è anche lui. (…) Dunque, la dottrina del Satanismo è un’eresia: e la vera e pura religione filosofica, è il credo in Lucifero, eguale ad Adonai, ma Lucifero Dio di Luce e Dio del Bene, che lotta contro Adonai Dio delle Tenebre e Dio del Male.”

Anche lì, “è troppo bello”, la citazione è troppo sensazionale, troppo shoccante, troppo comoda per certi antimassoni che vi si sono gettati sopra, riprendendola nel corso delle pubblicazioni, senza alcuna verifica.

La maggior parte degli autori che la riprendono, dal 1967 fino ad oggi, dicono che è stata pronunciata il 14 luglio 1889 e danno come fonte il giornale The Freemason (settimanale pubblicato a Londra) del 19 gennaio 1935.

Ora noi abbiamo verificato: nessuna citazione del genere compare in quel numero di The Freemason(5)!

Incredibile!

Altre opere antimassoniche, generalmente più vecchie, danno come fonte di questa citazione su “la purezza della dottrina luciferina” il libro di Abel Clarin de la Rive (1855–1914) La Donna e il Bambino nella Massoneria Universale(6).

In realtà, sembra (7) che l’insegnamento di Pike sia stato menzionato per la prima volta da Gabriel Jogand-Pagès, meglio conosciuto con lo pseudonimo di… Leo Taxil [la cui personalità è controversa anche negli ambienti antimassonici (8)] nella sua opera Vi sono donne nella massoneria? (9) Vi si trova solo qualche estratto di quest’affermazione relativa alle donne, ma non il testo intero. Il passaggio sulla “purezza della dottrina luciferiana” non esiste.

Il testo è stato, poi, interamente pubblicato da Adolphe Ricoux nella sua opera francese l’Esistenza delle logge femminili(10), con il titolo “Istruzioni del Gran Consiglio di Charleston ai 23 Consigli Supremi confederati”.Si tratta della prima circostanza nota di questo proposito diabolico attribuito a Pike. Ora, Adolphe Ricoux è uno pseudonimo di… Leo Taxil.

In conclusione, lungi dall’essere, come si crede generalmente, un argomento schiacciante, l’istruzione “luciferiana” di Albert Pike dev’essere considerata – fino a nuovo ordine – di dubbio valore.

La lettera di Albert Pike a Mazzini e le tre guerre mondiali

Nello stesso ordine di idee, non si può non soffermarsi sulla famosa lettera di Albert Pike al rivoluzionario italiano Giuseppe Mazzini, in cui annunciava nel 1871 tre guerre mondiali e i loro scopi segreti.

A tal riguardo, la fonte maggiormente conosciuta è il libro del canadese William Guy Carr (1895–1959): Pedine sulla scacchiera(11). Innanzitutto, Carr parla del contenuto della lettera, senza citarla direttamente (e non usa virgolette): “Il piano di Pike era semplice e si rivelò essere efficace. Bastava che il comunismo, il nazismo, il sionismo politico e gli altri movimenti internazionali fossero organizzati e usati per fomentare le tre guerre generali e le tre grandi rivoluzioni.

La Prima Guerra Mondiale doveva permettere agli Illuminati di destituire il potere degli zar in Russia e di trasformare questo paese grazie al dominio del Comunismo ateo. Le divergenze “naturali”, attizzate dagli Agenti degli Illuminati tra La testata della rivista su cui si troverebbe l’istruzione luciferina di Pike gli Imperi britannico e tedesco dovevano servire a fomentare queste guerre. Una volta terminato il conflitto, il Comunismo avrebbe dovuto essersi creato ed essere usato per distruggere gli altri governi e indebolire le religioni.

La Seconda Guerra Mondiale doveva essere fomentata giocando sulle divergenze tra fascisti e sionisti politici. Questa guerra doveva portare alla distruzione del Nazismo e aumentare la potenza del Sionismo Politico in modo che lo stato sovrano d’Israele potesse affermarsi in Palestina. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la potenza del Comunismo Internazionale doveva raggiungere lo stesso livello di quella dell’intera Cristianità. Arrivati a questo punto, doveva essere messo da parte fino al suo utilizzo per l’ultimo cataclisma sociale.

Qualsiasi persona informata può forse negare che Roosevelt e Churchill abbiano messo in atto questa politica?

La Terza Guerra Mondiale dev’essere fomentata dalle divergenze che gli agenti degli Illuminati istigheranno tra i Sionisti Politici e i capi del mondo musulmano. Bisogna portare avanti la guerra in modo da arrivare alla distruzione dell’Islam (compreso il Mondo Arabo, la religione di Maometto) e del Sionismo Politico (che comprende lo Stato d’Israele). Allo stesso tempo, le altre nazioni sempre più divise tra loro a tal riguardo, saranno costrette a scontrarsi fino ad uno stato di distruzione completa sia fisica, mentale, spirituale che economica” (Chiamiamo questo estratto “prima parte”).

Poi Carr cita direttamente questa lettera: “Ci sganceremo dai Nichilisti e dagli Atei e provocheremo un formidabile cataclisma sociale che mostrerà alle nazioni, in tutto il suo orrore, l’effetto dell’ateismo assoluto, che è all’origine della ferocia più cruenta e dello sconvolgimento totale. Così, obbligati a difendersi ovunque dalla minoranza dei rivoluzionari, i cittadini stermineranno questi distruttori della civiltà. La folla, riempita di disillusioni nei confronti del Cristiane33 simo i cui adoratori saranno in questo momento disorientati e alla ricerca di un ideale, senza sapere verso dove dirigere la loro adorazione, riceverà la vera illuminazione dalla manifestazione universale della pura dottrina di Lucifero. Verrà finalmente rivelata al popolo; questa manifestazione deriverà dal movimento reazionario generale che segue da vicino la distruzione del Cristianesimo e dall’Ateismo, conquistati e distrutti entrambi nello stesso momento” (seconda parte).

Carr presenta questa lettera estremamente compromettente come “repertoriata nella Biblioteca del British Museum di Londra”, ma non ve ne è alcuna traccia in questa biblioteca. “W. G. Carr, forse, ha potuto accedervi prima che il museo la sopprimesse?”, potremmo ribattere. Sarebbe comunque una fonte fragile per delle affermazioni così gravi…(12).

In compenso, in questo suddetto museo, è stato repertoriato un libro famoso ai suoi tempi, intitolato Il Diavolonel XIX secolo, scritto dal dottor Bataille. Vi viene evocata la lettera di cui stiamo Un libro che ha segnato un’epoca parlando (ma senza il passaggio sulle tre guerre mondiali): si tratta della fonte originale, o almeno della prima evocazione nota ad oggi. Ora, dottor Bataille è uno pseudonimo collettivo dietro cui troviamo, ancora una volta, … Leo Taxil.

Inoltre, nel suo libro, Satana, Principe di questo mondo(13), Carr lascia intendere di non aver consultato egli stesso la lettera!

Nella nota 9 a piè di pagina, scrive in effetti: “Il guardiano dei manoscritti ha recentemente informato l’autore che questa lettera NON è catalogata nella biblioteca del British Museum. Sembra strano che un uomo colto come il Cardinal Rodriguez abbia detto che ci fosse nel 1925”.

Fa riferimento al libro del cardinale cileno Rodriguez (1866-1958), arcivescovo di Santiago del Cile Il mistero svelato della massoneria(14), che, in effetti, parla del British Museum negli stessi termini di Carr ne Le pedine sulla scacchiera, ma dice innanzitutto che questa lettera viene svelata ne… Il diavolo nel XIX secolo.

Sottolineiamo che il cardinal Rodriguez cita solo la seconda parte della lettera e, come d’altronde il “dottor Bataille” non dice nulla della prima.

Riassumiamo: la prima parte della lettera di Pike (che parla delle tre guerre mondiali) si trova solo ne Le pedine sulla scacchiera, unica fonte in cui vengono citate; inoltre, Carr fa intendere in un libro successivo di non averla letta personalmente. La seconda parte si trova per la prima volta ne Il diavolo nel XIX secolo ed è solo un estratto di un testo molto più lungo. Il riferimento a questa lettera, quindi, non potrà essere molto convincente per uno studioso rigoroso… Ecco, quindi, che bisognerebbe innanzitutto riaprire il “dossier Leo Taxil” (almeno per la seconda parte della lettera e per le istruzionisulla “purezza della dottrina luciferiana”) e dimostrare che non sia stato quell’impostore che tutti dipingono quasi all’unanimità.

Se i nostri lettori avessero altre informazioni o annotazioni a tal proposito, saremo molto felici di esserne messi al corrente! Rigore e verità!

Frédéric Chermont

Note

1) Vedi L’Heritage n. 11, pagg. 18-29.

2) “Lettera che Pio XII fece pervenire a Mons. Montini, arcivescovo di Milano da parte di S. E. Mons. Dall’Acqua, sostituto della Segreteria di Stato in occasione dell’VIII settimana di adattazione pastorale che si tenne in quella città nel settembre” 1958.

3) La Doc. cath. ha tradotto “il testo italiano de L’Osservatore romano del 29 giugno 1958”.

4) E persino, secondo alcuni, “capo supremo dell’alta-massoneria”.

5) Disponibile alla BNF. Gli abbonati de L’Héritage possono domandare alla rivista una copia per controllare. 6

6) In “Delhomme e Briguet”, 1894, pag. 588, l’autore si riferisce a Diana Vaughan, senza fornire maggiori informazioni. Si è verosimilmente ispirato a libri evocati poco dopo.

7) Secondo il sito http://onvousment.fr/antimacons.htm che ha eseguito un vero lavoro di ricerca.

8) Possiamo essere certi che la maggior parte degli autori che riprendono le sue asserzioni, si rifiuterebbero di essere paragonati a lui.

9 Cfr. H. NOIROT, 1891, pagg. 357-359.

10) In Téqui, 1891, pagg. 67 a 95.

11 Edizioni Gadsby-Leek Co., Ontario, Canada, 1955.

12) Ci si potrebbe anche stupire che termini come “nazismo” o “fascismo” siano impiegati nel 1871! Ma alcuni potrebbero sostenere che, poiché queste due correnti sono state “create dagli Illuminati”, non è improbabile che un Albert Pike (che si trovava in cima alla piramide) ne fosse a conoscenza. Questo non ci sembra molto convincente, ma andiamo oltre.

13) Pubblicato dopo la sua morte, con prefazione del figlio maggiore, da Omni Publications, Palmade, California, 1966.

14) El misterio de la Masoneria, Editorial Difusion, Buenos Aires, Argentina, 1925. Libro non tradotto in francese.

Fonte: https://www.sodalitium.biz/sodalitium_pdf/70-71.pdf pagg. 30-34

DA

Studi antimassonici: rigore e verità!

25 Ottobre: Viva Cristo Re!

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La Festa di Cristo Re, che il calendario liturgico tradizionale pone l’ultima domenica di ottobre, è particolarmente sentita dal nostro Circolo Culturale, che prende il Suo nome, proprio perché la mission per cui è nato, nel gennaio 2007, è rivolta alla difesa ed alla promozione dei diritti di Dio Creatore, non solo nei cuori, nelle famiglie e nell’Aldilà, ma anche nella Politica e nella società, perché sono sue creature. A partire dall’umanesimo/rinascimento vi è stato un progressivo allontanamento dalla dimensione cristocentrica, fino a giungere alla grande apostasia dei giorni nostri che ha detronizzato Gesù Cristo da ogni dimensione pubblica. Noi vogliamo, con l’aiuto della preghiera, tramite lo studio e l’azione concreta nel mondo della politica, cercare, ove possibile, di limitare i danni del laicismo, del liberalismo, del social-comunismo e del nichilismo perché egli è Re: il Re dei re deve tornare a regnare per una vera Pace duratura. La Pax Christi in Regno Christi. (N.d.R.)

Segnalazione del Centro Studi Federici

Ultima domenica d’ottobre: festa di Cristo Re.

Consacrazione del genere umano al Sacratissimo Cuore di Gesù, da recitarsi ogni anno all’ultima domenica di ottobre.

O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguardate a noi umilmente prostrati innanzi al vostro altare. Noi siamo vostri, e vostri vogliamo essere; e per vivere a voi più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi, oggi spontaneamente si consacra al vostro sacratissimo Cuore. Molti, purtroppo, non vi conobbero mai; molti, disprezzando i vostri comandamenti, vi ripudiarono. O benignissimo Gesù, abbi misericordia e degli uni e degli altri e tutti quanti attira al vostro Sacratissimo Cuore. O Signore, siate il Re non solo dei fedeli che non si allontanarono mai da voi, ma anche dì quei figli prodighi che vi abbandonarono; fate che questi, quanto prima, ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame. Siate il Re di coloro che vivono nell’inganno e dell’errore, o per discordia da voi separati; richiamateli al porto della verità, all’unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore. Siate il re finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle superstizioni dell’Idolatria e dell’Islamismo; e non ricusate di trarli tutti al lume e al regno vostro. Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo che un giorno fu il prediletto; scenda anche sopra di loro, lavacro di redenzione di vita, il sangue già sopra essi invocato. Elargite, o Signore, incolumità e libertà sicura al la vostra Chiesa, largite a tutti i popoli la tranquillità dell’ordine. Fate che da un capo all’altro della terra risuoni quest’unica voce: Sia lode a quel Cuore divino da cui venne la nostra salute; a lui si canti gloria e onore nei secoli dei secoli. Così sia.

Nel 18 luglio 1959 Roncalli, alias Giovanni XXIII fece omettere le seguenti parti: “Siate il re finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle superstizioni dell’Idolatria e dell’Islamismo; e non ricusate di trarli tutti al lume e al regno vostro. Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo che un giorno fu il prediletto; scenda anche sopra di loro, lavacro di redenzione di vita, il sangue già sopra essi invocato”. 

Fonte: http://www.centrostudifederici.org/festa-di-cristo-re/

Quando la scuola iniziava il 1° ottobre

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Fino al 1976 le scuole iniziavano il 1° ottobre, festa di san Remigio, e in onore del santo i bimbi di prima elementare venivano chiamati remigini. In questi tempi cupi, per sdrammatizzare un po’ il clima pesante che si respira, pubblichiamo un racconto di Giovannino Guareschi che descrive il figlio alle prese con un termometro (“il quale segnava effettivamente 42°”), l’attuale incubo di tanti e tante presidi, maestre e genitori (“e se si trattasse di un sintomo infettivo?”). 
La foto scelta per il comunicato è un modello di aula scolastica più simpatico di quello concepito dal Comitato degli esperti e scienziati del governo Conte bis.
 
ACCADDE UNA NOTTE
 
Alle ore ventitré io stavo lavorando alla macchina da scrivere, quando Margherita apparve sulla porta della cucina con aria stravolta.
 
« Quarantadue! », disse con voce d’angoscia.
 
« Non so », risposi. « Bisogna vedere cosa hai sognato ».
 
« Quarantadue la febbre di Albertino! », esclamò Margherita. 
 
Mi porse il termometro, il quale segnava effettivamente 42°. Allora io andai a provare la febbre ad Albertino e il termometro segnò 35 e 8.
 
« È una cosa stranissima », balbettò Margherita.
 
« Non troppo : tutto il segreto sta nello scuotere il termometro prima di usarlo. Cioè di far discendere il mercurio anziché farlo salire. È un accorgimento utile che giova molto alla salute dei figli ».
 
« Questa tua ironia offende i miei sentimenti di madre », affermò Margherita riempiendo unta pentola d’acqua, mettendola sul gas e cominciando a sbucciare una patata. « Tu sei uno spietato materialista, che non sa spingere la sua indagine oltre la crosta più superficiale delle cose. Ora faresti bene a lasciarmi libera la tavola se vuoi fare ‘colazione sono già le undici e venti ».
 
« Di notte però », le feci osservare.

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Rastrellamenti, lager, cavie umane: le vittime italiane di Churchill

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Segnalazione del Centro Studi Federici
A partire dall’unità d’Italia, migliaia di famiglie della Penisola dovettero cercare un lavoro (non un soggiorno a carico del paese ospitante) all’estero con la speranza di vivere decorosamente. Molti di coloro che si trovavano nel Regno Unito all’inizio della seconda guerra, furono vittime dei rastrellamenti ordinati da Churchill, destinati ai lager nelle isole britanniche o usati come cavie nei lager in Australia; 450 di questi prigionieri morirono nell’affondamento della nave “Arandora Star”.
A differenza di altri casi simili (rastrellamenti, lager, cavie umane) queste vittime delle atrocità belliche non hanno ottenuto una memoria storica per essere adeguatamente commemorati. Il 60° anniversario dell’affondamento della nave ha permesso di ricordare questa pagina criminale della storia britannica.
 
“Tutti i maschi tra i 17 e i 70 anni, per ordine di Churchill, devono finire dietro al filo spinato dei campi di concentramento. Li rastrellano nelle case, nei negozi, nei ristoranti dive lavorano. Ne prendono a migliaia, a Londra, in Galles, in Scozia, che già allora erano le comunità più numerose. Li conoscevano, sanno dove stanno, sono cresciuti con gli inglesi. Spesso ad arrestarli sono poliziotti amici, che a volte piangono, portandoli via. Sono andati nelle stesse scuole, frequentato le stesse chiese” (La Stampa del 2 luglio 2020)
Gli ottocento italiani deportati da Churchill 
Il premier inglese caricò su una nave centinaia di nostri connazionali innocenti sospettati di essere spie del Duce. I tedeschi silurarono il vascello diretto in Canada e morirono in 450. Gli altri usati come cavie
Fu la prima grande strage di italiani dall’inizio del conflitto e uno dei maggiori eccidi di civili del nostro Paese in tutta la guerra. Eppure è rimasta a lungo relegata nel silenzio, inabissata nei fondali dell’oblio, oltreché in quelli del mare, dove si compié il massacro. Chi oggi sentisse parlare di “tragedia dell’Arandora Star” farebbe una faccia perplessa chiedendosi di cosa si tratti. A rimediare a questa rimozione giunge il docufilm di Pietro Suber «Lili Marlene – La guerra degli italiana». Il giornalista e regista, a 80 anni dall’ingresso dell’Italia nella guerra, racconta il periodo bellico attraverso un quadruplice approccio: raccoglie le voci e i volti di cittadini comuni, testimoni diretti o parenti di quanti hanno sperimentato sulla propria pelle le brutalità del conflitto; fa emergere i ricordi di personaggi della politica e dello spettacolo, da Napolitano a Gianni Letta, da Baudo ad Avati, da Arbore alle gemelle Kessler, che narrano aneddoti in cui sono stati coinvolti in quegli anni. Ancora, documenta, con onestà intellettuale, le ragioni di tutti, vincitori e vinti, illustrando errori e responsabilità individuali sull’uno come sull’altro fronte. Da ultimo, recupera, con un preziosissimo lavoro di scavo, vicende poco note al grande pubblico, volutamente rimosse o colpevolmente trascurate. Tra queste spicca la storia dell’Arandora Star. Il nostro Paese è da poco entrato nel conflitto, quando Churchill inizia a dare la caccia agli italiani trasferitisi in Gran Bretagna, al suon di «Acciuffateli tutti». Per il primo ministro britannico i nostri compatrioti che vivono Oltremanica sono tutti potenziali spie, fascisti occulti. In realtà, a parte le dovute eccezioni, moltissimi di loro sono ebrei e antifascisti. Ma Churchill preferisce fare di tutta l’erba un fascio: gli italiani, in quanto tali, rappresentano minacce per il regno di Sua Maestà. E, come tali, vanno arrestati e internati.
PRIGIONIERI
Già nei primi giorni dopo il 10 giugno 4.000 nostri connazionali vengono privati della libertà. Il 1° luglio è la svolta: oltre 1.500 persone, di cui 815 italiani, vengono caricate a bordo della Arandora Star, un’ex nave da crociera trasformata in vascello per il trasporto prigionieri. L’imbarcazione si muove da Liverpool in direzione decampo di internamento per gli “stranieri nemici”. Il giorno seguente tuttavia, quando è allargo delle coste irlandesi, la nave viene intercettata da un sottomarino tedesco che sferra un siluro in sua direzione. È la tragedia: vengono centrati a pieno i motori e la Arandora cola a picco. Riesce a salvarsi solo la metà delle persone, dato che la nave dispone di appena 14 lance di salvataggio. Moriranno in quasi 800, di cui 446 italiani. I sopravvissuti verranno trasferiti in Scozia e poi di lì, in buona parte, in Australia, dove saranno internati e usati come cavie per testare farmaci contro la malaria.
L’INGIUSTO OBLIO
Quell’orrore a lungo è rimasto sepolto come strage indicibile: non conveniva renderla pubblica alla Gran Bretagna, che avrebbe gettato un’ombra sulla propria fama di Paese della libertà e del rispetto dei diritti civili; né conveniva raccontarla all’Italia fascista, che a meno di un mese dall’entrata nel conflitto avrebbe incrinato il mito di un regime invincibile. Anche nel Dopoguerra la tragedia è stata sottaciuta, evidentemente perché i Vincitori la ritennero storia scomoda, e come tale da rimuovere. Fortuna che, a ridarle vita, nel lavoro di Suber, ci sono le parole dei parenti delle persone coinvolte: ad esempio quelle di Graziella Feraboli, figlia di Ettore, deportato a bordo dell’Arandora dove avrebbe trovato la morte. Colpiscono le frasi secche, di sferzante verità, che lei pronunciò allora, bambina, e ripete oggi che è un’anziana signora. Appena saputo che il papà figura tra i “dispersi presunti annegati”, grida il suo dolore davanti ai funzionari del War Office britannico: «Mi state dicendo che l’avete ammazzato?». E anche adesso riconosce: «Penso che il governo inglese si sia comportato in modo indegno». Così come colpiscono le parole di Giuseppe Conti, nipote di Guido, anche lui vittima, e originario di Bardi, un paesino in provincia di Parma da cui provenivano ben 48 delle persone uccise nella strage dell’Arandora. È proprio lì che ogni anno il 2 luglio si commemorano i martiri dell’eccidio. (…)

La difesa di Roma del 20 settembre: i caduti pontifici

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Per gentile concessione dell’Autore pubblichiamo l’elenco dei soldati pontifici morti nella difesa di Roma del 20 settembre 1870, tratto dal libro di Francesco Maurizio di Giovane, Gli Zuavi Pontifici e i loro nemici, Solfanelli Editore, 2020.
http://www.edizionisolfanelli.it/glizuavipontifici.htm

Con questo comunicato intendiamo ricordare tutti i valorosi soldati della causa papale accorsi da ogni angolo della Cristianità per difendere la sacra persona di Pio IX e la Chiesa Romana dall’assalto empio della setta massonica. Viva il Papa Re!

DECEDUTI

BOS Cornelio, nato in Olanda il 4 agosto 1848. Z. P. matr. 5291, 14 agosto 1869. Mortalmente ferito all’assedio di Roma il 20 settembre 1870, morì all’ospedale militare di Roma in seguito alle ferite, nell’ottobre del 1870.

BUREL Andrea, nato a Maussanne (Bouches-du Rhone) il 4 gennaio 1841. Z. P. 18 gennaio 1861; liberato dal servizio 18 gennaio 1862; Reingaggiato, matr. 3390, 1 gennaio 1867: liberato dal servizio 21 luglio 1867; reingaggiato, matr. 4283, 9 ottobre 1867, libera-to dal servizio 12 ottobre 1868; reingaggiato, matr. 10810, 21 luglio 1870. Morto il 28 settembre 1870 in seguito alle ferite ricevute durante la difesa di Roma del 20 settembre 1870.

DEBAST Gérard, nato a Wamel (Olanda), il 25 novembre 1838, Z. P. 17 novembre 1867, matr. 5160. Liberato dal servizio 18 novembre 1869; Reingaggiato matr. 10293 il 16 ugno 1870. Morto nell’assedio del 20 settembre per lo scoppio di un obice.

de L’ESTOUBILLON Luigi, nato a Croisic (Loira Inferiore, Francia). Z. P., matr. 9870, il 10 febbraio 1870. Muore durante l’assedio di Roma, colpito dal nemico da un proiettile in fronte a villa Bonaparte il 20 settembre 1870.

DUCHER Emilio, nato a Felletin (Francia), il 7 dicembre 1845. Z. P., matr. 8065, il 10 ottobre 1868. Fu ferito gravemente all’assedio di Roma il 20 settembre 1870, per arma da fuoco al ginocchio sinistro con frattura della rotula e penetrazione nella sierosa articolare. Muore in seguito alla gravità delle ferite all’ospedale militare di Roma il 1° ottobre 1870.

HOUBEN Alfonso, nato a Thorn (Olanda) 1 novembre 1845. Z. P. matr. 8998 il 19 agosto 1869; Mortalmente ferito all’assedio di Roma il XX settembre 1870, morì all’ospedale militare di Roma in seguito alle ferite, nell’ottobre del 1870.

JORG Giovanni, nato a Thorn (Olanda) il 16 agosto 1851. Z. P. matr. 8999, Mortalmente ferito all’assedio di Roma il XX settembre 1870, alla gamba destra e alla tibia, morì all’ospedale militare di Roma in seguito alle ferite, nel settembre del 1870.

LASSERRE Gustavo, nato a Saint-Sardos (Tarn-et-Garonne) il 15 ottobre 1845. Z. P., matr. 8083, il 17 ottobre 1868; caporale il 16 dicembre 1869. Mortalmente ferito all’assedio di Roma, a porta Pia fu colpito al ginocchio destra che fu perforato da una pallottola. Morì all’ospedale militare di Roma il 5 ottobre 1870.

SOENENS Arrigo, nato a Moorslède (Belgio) il 2 ottobre 1836; Franco Belga matricola 654, 28 dicembre 1860; Z. P. 1 gennaio 1861; Liberato dal servizio 5 luglio 1863; Reingaggiato, matr. 1431, 10 febbraio 1864; liberato dal servizio 31 marzo 1867; reingaggiato, matr. giugno 1S67; liberato dal servizio, 23 dicembre 1869; reingaggiato matr. 10678, IS za-osto 1S70. Ferito gravemente nella difesa di porta Salaria, il XX settembre 1870, muore all’ospedale di Roma il 2 ottobre 1870 in seguito alle ferite riportate.

WOLFF Enrico, nato a Nymégue (Olanda), il 3 maggio 1840. Z. P., matr. 9510 1′ di-cembre 1869. All’assedio di Roma fu ferito mortalmente. Morì all’ospedale militare di Roma per le sue ferite nell’ottobre del 1870.

http://www.centrostudifederici.org/la-difesa-roma-del-20-settembre-caduti-pontifici/

Atto di riparazione al Sacro Cuore di Gesù

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Segnalazione di don Ugo Carandino

Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblìo, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi prostrati dinanzi ai tuoi altari intendiamo riparare con particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini l’amantissimo tuo Cuore.

Ricordando però che noi pure altre volte ci macchiammo di tanta indegnità e provandone vivissimo dolore, imploriamo anzitutto per noi la tua misericordia, pronti a riparare con volontaria espiazione, non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che errando lontano dalla via della salute, o ricusano di seguire Te come pastore e guida ostinandosi nella loro infedeltà, o calpestando le promesse del Battesimo hanno scosso il soavissimo giogo della tua legge.
E mentre intendiamo espiare tutto il cumulo di sì deplorevoli delitti, ci proponiamo di ripararli ciascuno in particolare: l’immodestia e le brutture della vita e dell’abbigliamento, le tante insidie tese dalla corruttela alle anime innocenti, la profanazione dei giorni festivi, le ingiurie esecrande scagliate contro Te e i tuoi Santi, gli insulti lanciati contro il tuo Vicario e l’ordine sacerdotale, le negligenze e gli orribili sacrilegi ond’è profanato lo stesso Sacramento dell’amore divino, e infine le colpe pubbliche delle nazioni che osteggiano i diritti e il magistero della Chiesa da Te fondata. Continua a leggere

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