Addio al Presidente Ciampi. Il comunicato della Massoneria italiana

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ciampi

Grande Oriente d’Italia partecipa commosso al dolore degli italiani per la scomparsa di Carlo Azeglio Ciampi, presidente della Repubblica dal 1999 al 2006, ex presidente del consiglio, varie volte ministro e per 14 anni governatore della Banca d’Italia.  “Ciampi per noi massoni – ha detto il Gran Maestro Stefano Bisi, ricordandone la figura – che abbiamo profondi valori e crediamo nei simboli, e’ stato un grande uomo al servizio del suo Paese. Ha ridato a tutti gli italiani l’orgoglio di essere italiani facendo onorare nel modo giusto la parata del 2 giugno,  l’inno nazionale e altri simboli che erano stati un po’ trascurati da un Paese che spesso dimentica la propria Storia. Il suo alto senso dello Stato, la sua continua opera di trasmissione dei valori enunciati dalla Costituzione e la sua applicazione civica lo fanno entrare di diritto nel Pantheon dei padri della Patria”.  Ciampi, che si è spento in una clinica romana all’età di 95 anni, nel corso della sua vita ha sempre guardato alla Massoneria e al Grande Oriente d’Italia con profondo rispetto per il ruolo storico svolto dalla Libera Muratoria non solo nel periodo risorgimentale.

Alla moglie Franca ed ai familiari vanno le condoglianze del Gran Maestro e di tutti i fratelli del Grande Oriente d’Italia.

 

 

 

Fonte: http://www.grandeoriente.it/addio-ciampi-guardo-sempre-alla-massoneria-al-grande-oriente-sempre-grande-rispetto/

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PIE XII ET HUMANI GENERIS. QUI EST TOMBÉ DANS LA CHICANE ÉVOLUTIONNISTE ?

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evolucionismo-e-criacionismoL’ EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Pio XII sarebbe caduto nella epocale fandonia evoluzionistica? Perché dal momento che utilizzò con benevolenza questo termine nella sua enciclica «Humani generis» (Hg) del 1950, e dal momento che si va dimostrando, ogni volta più scientificamente, le falsità di ciò che è noto come “evoluzionismo”, che cosa si deve credere, non solo su questa spinosa questione, ma pure sul Magistero del papa, il cui ruolo è proprio quello di confutare gli errori per confermare la verità?

  • Nella Hg è detto: «Non pochi chiedono instantemente che la religione cattolica tenga massimo conto di quelle scienze. Il che è senza dubbio cosa lodevole, quando si tratta di fatti realmente dimostrati; ma bisogna andar cauti quando si tratta piuttosto di ipotesi, benché in qualche modo fondate scientificamente, nelle quali si tocca la dottrina contenuta nella Sacra Scrittura o anche nella tradizione. Se tali ipotesi vanno direttamente o indirettamente contro la dottrina rivelata, non possono ammettersi in alcun modo. Per queste ragioni il Magistero della Chiesa non proibisce che in conformità dell’attuale stato delle scienze e della teologia, sia oggetto di ricerche e di discussioni, da parte dei competenti in tutti e due i campi, la dottrina dell’evoluzionismo, in quanto cioè essa fa ricerche sull’origine del corpo umano, che proverrebbe da materia organica preesistente (la fede cattolica ci obbliga a ritenere che le anime sono state create immediatamente sia Dio).» 

È vero che l’insegnamento che suscita dubbi del genere già incorre In un errore. Qui, però, l’importante è sapere se vi è errore nella scelta dei termini usati dal Papa, poiché nella stessa enciclica è detto:  Continua a leggere

Francesco perdona anche la Cina di Mao. A quando la santificazione di Pol Pot?

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Mao

di Sandro Magister

Nel citare Francesco a proposito dei negoziati in corso tra la Santa Sede e la Cina, il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, ha dato evidenza ai due supremi criteri ai quali il papa ispirerebbe la sua azione: realismo e perdono:

> Primavera diplomatica tra Roma e Pechino. Ma per la Chiesa cinese è inverno

In effetti, entrambi questi criteri erano dominanti nella memorabile intervista rilasciata da papa Francesco lo scorso 2 febbraio al quotidiano on line di Hong Kong “Asia Times”:

> Incontro attraverso il dialogo

Quell’intervista era un superbo esempio di Realpolitik spinta all’estremo.

Lo era per il suo voluto silenzio – concordato con l’intervistatore – sulle questioni religiose e di libertà.

Lo era per le parole con cui il papa assolveva in blocco il passato e il presente della Cina, esortandola ad “accettare il proprio cammino per quel che è stato”, come “acqua che scorre” e tutto purifica, anche quei milioni di vittime che il papa s’è guardato dal nominare, neppure velatamente. Continua a leggere

VATICANO II E GIUDEO-MASSONERIA

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vaticano_ii_massoneriaSegnalazione di Federico Prati

Alcune tappe del piano massonico contro la Chiesa (a cura di Claudio Prandini)

«Lasciate che vi additiamo la Massoneria come nemica, ad un tempo, di Dio,
della Chiesa e della Patria». (Leone XIII)

«La menzogna è la loro legge; il Demonio è il loro Dio; il loro culto è ciò
che vi ha di più vergognoso». (Pio VIII, in enc. “Traditi” del 1829)

«Sono quattrocento anni che noi scalziamo il cattolicesimo, la macchina più forte che sia stata inventata in fatto di spiritualismo. Essa è solida ancora, disgraziatamente; la Rivoluzione (massonica) è il trionfo dell’uomo su Dio!».
(Lafargue – al Congresso di Liegi, nel 1865)

«Tendete le vostre reti – invocava Nubius al clero affiliato alla massoneria – tendetele al fondo delle sacrestie, dei Seminari e dei Conventi! Voi pescherete degli amici e li condurrete ai piedi della Cattedra Apostolica. Voi avrete così
pescato una rivoluzione in tiara e cappa, preceduta dalla croce e dal gonfalone; una rivoluzione che non avrà bisogno che di ben piccolo aiuto per appiccare il fuoco ai quattro angoli del mondo»

Padre Pio disse a don Luigi Villa: «Coraggio, coraggio, coraggio! perché la Chiesa è già invasa dalla Massoneria» aggiungendo: «La Massoneria è già arrivata alle pantofole del Papa».

La Massoneria, vera chiesa di satana checchè ne dicano i suoi maestri ed affigliati, è, di natura sua, diametralmente opposta alla Chiesa di Gesù Cristo, alla quale infatti muove oggi la guerra più subdola in nome del laicismo. Ebbene, contro la Chiesa laica di satana deve opporsi, non solamente la forza sacerdotale, ma anche la forza laica della Chiesa di Cristo. È alle due forze insieme unite che Dio ha riserbato in ogni tempo la vittoria. Le porte dell’inferno, egli ha detto, non prevarranno contro la mia Chiesa. Mai!
(Mons. Scalabrini)

INTRODUZIONE

Da quando la Chiesa ha iniziato a pronunciarsi nei riguardi della massoneria il suo giudizio negativo è stato ispirato da molteplici ragioni, pratiche e dottrinali. Essa non ha giudicato la massoneria responsabile soltanto di attività sovversiva nei suoi confronti, ma fin dai primi documenti pontifici in materia e in particolare nella Enciclica «Humanum Genus» di Leone XIII (20 aprile 1884), il Magistero della Chiesa ha denunciato nella Massoneria idee
filosofiche e concezioni morali opposte alla dottrina cattolica.

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19850223_declarationmasonic_articolo_it.html

Quasi nessuno ha le idee chiare sulla Massoneria. Ne diamo un abbozzo della nascita, dell’organizzazione e degli scopi. I più, la credono una Associazione di mutua assistenza; altri, la rievocano come una raccolta di assassini politici, coi quali ha abbattuto numerosi Regni e Imperi, Teste coronate, da Luigi XVI a Nicola II e all’ Impero Asburgico, assieme alle loro Famiglie reali. E così via. Perciò, diamo un breve schema di essa, benché non sia facile dare in poche linee un’idea alquanto adeguata della sua realtà assai complessa.
Radunando gli elementi principali, iniziamo col dire che è una “società segreta” che forma i suoi iscritti con una “iniziazione” che li imbeve delle proprie massime che poi, a loro volta, devono iniettare nella società in cui vivono.

Fu fondata a Londra nel 1717 da un pastore protestante. Nacque così la massoneria moderna. Il 24 giugno 1717, festa di S. Giovanni Battista, sotto la presidenza del medico e pastore calvinista francese Anderson, su alcuni membri
di corporazioni cristiane di arti e mestieri (donde il nome “freemaçon, fran-maçon, libero muratore), affiancati, prima, e poi sostituiti ai veri costruttori da autentici politicanti, che presero, in parte, le strutture e terminologie, alterandone, però,  completamente lo spirito, tanto da diventare una organizzazione del tutto diversa. Così, l’impalcatura gerarchica venne divisa in tre gradi fondamentali: di “apprendista” (compagno, maestro), di “simbolismo” (squadra, cazzuola, grembiule, regolo, compasso, ecc…), di “terminologia”, e di altri elementi. Lo spirito e gli scopi divennero, in fretta, completamente diversi. Mentre nel Medio Evo le corporazioni di muratori (ai quali si devono le bellissime cattedrali!) erano difesi e benedetti dai Papi, i quali ne curavano non solo gli interessi materiali, ma anche quelli spirituali, con l’assistenza religiosa ed anche  caritativa. La nuova società massonica, invece, svolgerà una intensa attività politica per il trionfo dei principi massonici negli Stati, nella società, mettendo al bando tutto ciò che era cattolico, all’insegna del “naturalismo”.

L’origine cattolica, quindi, era sparita del tutto. Mentre si diffondeva, poi, si imbeveva di altri elementi dottrinali e organizzativi, attinti a preesistenti società segrete ed iniziatiche, come l’antichità ebraica, le sètte gnostiche orientali. Ecco perché tra i loro gradi si trovano, ora, quello di “Gran Maestro Architetto”, di “Principe di Rosa Croce”, di “Gran Pontefice”, o “Sublime Scozzese”. ecc. Teofilo Désaguiliers, membro della “Royal Society”, alla taverna “All’Oca e al Girarrosto” costituì la Gran Loggia di Londra (che diventerà poi la Gran Loggia d’Inghilterra, e successivamente la Gran Loggia Madre del Mondo), costituita da quattro logge londinesi: L’Oca e la Graticola (The Goose and Gridiron), la Corona (The Crown), il Melo (The Apple Tree) e la Coppa e L’Uva (The Rummer and Grapes).

Concludendo, sottolineiamo che quando Anderson fondò la Gran Loggia di Londra, servendosi di alcune Logge dissidenti, non fece altro che rompere la Fede con la Tradizione cristiana. Staccatosi, così, dall’albero della Chiesa Romana, cominciò un’altra esistenza autonoma, sì da poter dire, ora, che la massoneria non ha più nulla di cristiano. Come vedrete nelle seguenti pagine… (Dal libro di don villa “La massoneria e la Chiesa cattolica).

E dato che parliamo di massoneria e di infiltrazioni nella Chiesa ci serve prima di tutto capire il modo con cui essa si nasconde quando vuole infettare un organismo sociale o ecclesiale. C’è un termine, un concetto, che i massoni
conoscono molto bene e che viene chiamato: “Mago ermetico”.

Sentite come lo spiega a mo’ di esempio (a riguardo di Berlusconi, iscritto alla massoneria tessera n. 1816, data di affiliazione 26 gennaio 1978), uno che di massoneria se ne intende poiché è anch’egli un massone, anzi un gran
Maestro, infatti lo chiama fratello: “Caro Fratello Silvio, i miei complimenti per la tua straordinaria capacità da vero “Mago Ermetico” (quasi un novello Prospero shakespeariano…)… Il “Velo di Maya” con cui – da anni – hai saputo
occultare tanti aspetti della tua personalità è davvero molto ben tessuto; con una “trama“ spessa e resistente… Ci sono cascati in tanti, soprattutto i più sprovveduti antagonisti (….) politici, opinionisti, editorialisti, giornalisti, vignettisti, autori di satira, etc., ma anche diversi personaggi “ritenuti indegni di superiori rivelazioni”, all’interno della tua variopinta Corte di satrapi, maggiordomi, camerieri, nani e ballerine… (….) Però, adesso che si avvicina il redde rationem con la Storia (….) mi permetterai di rendere giustizia a taluni tratti alti e nobili del Tuo percorso umano ed
esistenziale, liberandoti una volta per tutte da quella sapiente “maschera dissimulatrice”, che pure ti è stata tanto utile nel consolidamento del tuo Potere terreno”. (Gioele Magaldi, Maestro Venerabile della loggia Monte Sion di Roma)

Il “Velo di Maya” è dunque quella cortina fumogena e dissimulatrice che permette ad un massone di entrare in qualsiasi corpo sociale, compresa la Chiesa, e lì svolgere il suo doppio gioco di dissoluzione sociale o ecclesiale.
Non va dimenticato che l’unica morale di un massone (medio) è quella utilitaristica, come anche l’unica religione di un massone (medio) è quella della pura immanenza e del puro relativismo.

Certo che quando ad esempio si legge nei piani della massoneria a proposito della Chiesa: “Eliminate in Chiesa lo stare in ginocchio e ogni genuflessione.
Rimuovete gli inginocchiatoi”, qualche dubbio ti viene perché è questo ciò è successo in alcune grandi chiese o cattedrali (sedi del vescovo locale) come quella di Reggio Emilia, Parma e chissà quante altre ancora! Hanno tolto i
banchi con inginocchiatoi annessi e al loro posto hanno messo le sedie, come in un teatro. La gravità sta nel fatto che questo denota una mostruosa caduta del senso del sacro e dell’adorazione che è dovuta all’Eucaristia e al Signore.
Così, di fatto, nessuno può più inginocchiarsi in queste grandi chiese simbolo storico della fede di un popolo. Fatto dovuto alla calamità dei tempi o a qualcosa di più?

Un altro esempio che fa “pensare” ci viene da una lettera del Direttore della Caritas della Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla, il quale giustamente ad un certo punto afferma a riguardo della vicenda Ruby-Berlusconi: “Non è
sufficiente continuare ad invocare una “chiarezza necessaria” (come nell’Editoriale di Avvenire del 18 gennaio). Noi abbiamo già una chiarezza di riferimenti: la vita di Gesù e il Vangelo sono già la nostra Luce. E credo che la Chiesa dovrebbe avere una voce più chiara, più forte e più decisa per aiutare tutti a capire dove sta il male e dove cercare il Bene. Altrimenti, si corre il rischio di rimanere a pontificare dall’alto di una presunta coerenza, di essere di quelli che stanno con la morale e l’etica perfetta in tasca e aspettano che altri dicano che qualcuno ha sbagliato. Rischio di essere come i farisei che, in fondo, sono più attenti a difendere equilibri politici (o meglio piaceri reciproci) che fanno comodo a tutti piuttosto che cogliere la profezia e la novità del Vangelo”. Parole sante!

E qui ci viene ancora in mente un altro punto del piano massonico per la Chiesa che dice: “Per favorire la confusione, noi imporremo ai preti l’uso di un gergo nuovo ed oscuro”.

DICHIARAZIONE: con questo dossier non intendiamo sposare in toto le tesi di don Villa su alcuni Papi, ma solo evidenziare che il problema esiste da decenni e che va affrontato con carità, ma anche con determinazione da tutta la Chiesa perché ne va della stessa fede!

https://www.youtube.com/watch?v=_YNo1AO92Q4

https://www.youtube.com/watch?v=V4isC0lZg0I

https://www.youtube.com/watch?v=Fz_Jt6Ed9KU

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Giordano Bruno: la massoneria ricorda il suo eroe

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untitledSegnalazione di Federico Prati

A cura di Floriana Castro

Come ogni anno in data 17 Febbraio massoni, comunisti, atei, satanisti, “liberi pensatori” , ossia l’unione degli anticlericali, con fare religiosissimo (anzi direi, bigotto) si riunisce attorno alla statua di Giordano Bruno a Campo dè Fiori a Roma, ma non che gliene importi qualcosa di Bruno, infatti i paladini della libertà di pensiero – se fossero coerenti- dovrebbero prima celebrare e onorare le miriadi di intellettuali decapitati sotto lo slogan di “Libertà, Uguaglianza e Fraternità” , o fucilati sotto l’egida comunista che oltre a non prevedere proprietà privata non prevede nemmeno la capacità di un’intelligenza sottile in grado di sviscerare i fini della falsa pietà rossa. Continua a leggere

La favola di Darwin. Che puntualmente sarà sfatata, una volta raggiunta la pubertà intellettuale

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di Fabrizio Fratus 

La favola di Darwin. Che puntualmente sarà sfatata, una volta raggiunta la pubertà intellettuale

Fonte: Il Talebano

Che cosa vedo quando osservo i miei colleghi imbevuti di genetica? Vedo una stretta fedeltà ad una tradizione che risale a Darwin, che funge da articolo di fede fondamentale nell’impostazione che i genetisti danno alla comprensione dell’evoluzionismo. Il credo recita: abbiamo una comprensione sostanziale di ciò che causa il cambiamento dell’informazione genetica da una generazione all’altra nell’ambito della selezione naturale. Punto. Fine della storia. Abbiamo una teoria semplice ed elegante del cambiamento evolutivo e, se dobbiamo dare retta ai genetisti (e a Darwin), non dobbiamo fare altro che prendere questo modello, basato sulla selezione naturale del cambiamento generazione per generazione ed esportarlo nel tempo geologico…

Così scrive Niels Eldredge, famosissimo paleontologo evoluzionista nel suo testo “ripensare Darwin” per poi proseguire e sostenere che Continua a leggere

La vera UMILTA’

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Capita di ascoltare o leggere prediche interminabili e tentativi arzigogolati di spiegazione dell’Umiltà, che spesso lasciano perplessi o, comunque, non centrano il nocciolo della questione. Questo, generalmente accade perché chi tiene l’istruzione è il primo grande orgoglioso, il primo dei superbi e quindi non riesce ad essere chiaro su questa virtù. Che l’ingegnere trevigiano Parolin spiega in maniera concisa, precisa e perfettamente lucida (N.d.R.)

di Lorenzo Parolin 

Umiltà

Umiltà non è lo sminuire le proprie qualità o il mettersi di dietro in attesa che ci chiamino davanti, non è eseguire i lavori umili per far vedere che siamo umili (il Papa che si porta la borsa!); quella è falsa modestia, ed è indice di superbia. (anche la parvenza di pietà in chiesa o negli atteggiamenti, se non fa seguito un’autentica professione di Fede e di altruismo DISINTERESSATO, per amore di Dio. Attenzione, quindi al bigottismo, ossia ai falsi pii o, in Veneto, ai cosiddetti “basabanchi”, ai ratti da sacrestia, solitamente farisei clericalisti e ipocriti di professione. N.d.R.)

Umiltà è essere pienamente consci delle proprie qualità, è riconoscere che si tratta di doni ricevuti senza merito alcuno, è riconoscere che l’autore di quei doni è Dio ed è rendere a lui grazie e magnificare l’opera da lui compiuta in noi.

Se così non fosse, il magnificat della Vergine Maria di fronte a sua cugina Elisabetta,

L’anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni

mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente

e santo è il suo nome Continua a leggere

L’Unione non è più riformabile. Va fermata la circolazione indiscriminata dei capitali

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di Emiliano Brancaccio

L’Unione non è più riformabile. Va fermata la circolazione indiscriminata dei capitali

Fonte: La Repubblica temi

“Mettiamocelo bene in testa: in Europa non c’è nessuna svolta, nessun vento federalista di cambiamento. La sostanza delle politiche economiche non è cambiata. L’eurozona resta sull’orlo della deflazione, con effetti tremendi per le economie più fragili e per i lavoratori di tutto il continente. Il sentiero che stiamo percorrendo è palesemente insostenibile”. L’economista Emiliano Brancaccio non ha mai aderito allostorytelling renziano sulle possibilità di rilancio del progetto di unificazione europea. Anzi, nel commentare le recenti decisioni di politica monetaria e le proposte di gestione del post-Brexit, Brancaccio mette in luce l’affiorare di crepe sempre più profonde nell’assetto istituzionale e politico dell’Unione. 

Professore, la settimana scorsa Mario Draghi ha dichiarato che per i prossimi mesi la BCE non immetterà ulteriori dosi di liquidità nell’economia europea. Possiamo affermare che nel direttorio di Francoforte questa volta Draghi ha perso, e che hanno vinto i “falchi” dell’austerity guidati dal tedesco Weidmann? 

Il problema non riguarda solo la quantità totale di liquidità erogata, ma anche l’impossibilità di indirizzarla verso i soggetti maggiormente in difficoltà. Le regole attuali impongono alla BCE di acquistare titoli secondo quote pressoché fisse tra i vari Paesi, il che significa che larga parte delle erogazioni della banca centrale finisce in Germania anziché nelle economie che ne avrebbero più bisogno. Per iniziare ad affrontare i problemi di solvibilità dei Paesi più fragili bisognerebbe almeno superare questi aspetti così regressivi della politica monetaria europea. Ma i conservatori, tedeschi e non solo, ormai bloccano anche le più modeste istanze di rinnovamento. 

Questo significa che la BCE non riuscirà a perseguire l’obiettivo d’inflazione che si era data? 

Le banche centrali non hanno mai avuto il potere di controllare l’inflazione. Il loro vero compito è di definire le condizioni generali di solvibilità delle unità economiche. Con le attuali regole, la solvibilità è del tutto compromessa in Grecia, e in prospettiva non è garantita nemmeno in Italia e negli altri Paesi del Sud Europa. 

Nella conferenza stampa di giovedì scorso, però, Draghi ha auspicato che il governo tedesco si attivi per aumentare la domanda interna e stimolare le importazioni di merci estere, in modo da ridurre gli squilibri che derivano dall’eccessivo surplus commerciale della Germania. È un modo per richiamare la Merkel alle sue responsabilità? 

Un modo molto timido, direi. In conferenza stampa Draghi ha anche aggiunto che l’Unione europea non è un’economia pianificata, e che quindi non esistono modi semplici per ridurre il surplus di paesi competitivi come la Germania. Questa affermazione descrive abbastanza correttamente lo stato dei fatti, ma lasciarla in sospeso significa creare un gigantesco alibi al governo tedesco. Se il Presidente della BCE volesse affrontare davvero il problema, dovrebbe trarre le conseguenze del ragionamento e riconoscere che l’eurozona sta implodendo anche a causa di un deficit di “pianificazione”, per usare il suo stesso gergo. 

Lei è stato l’ideatore dello “standard retributivo europeo”, una proposta di riforma che mirava a sanzionare la politica di schiacciamento dei salari praticata dalla Germania. Tra gli esempi di “deficit di pianificazione” dell’Unione possiamo contemplare anche la mancanza di questo tipo di coordinamento europeo della contrattazione salariale? 

In senso lato sì, certo. Nessuna unione monetaria alla lunga può sopravvivere se il paese più forte si ostina ad attuare una politica di competizione al ribasso sui salari relativi. Oggi si dice che in Germania le retribuzioni hanno cambiato passo, che hanno cominciato finalmente a crescere. In effetti negli ultimi anni il costo unitario del lavoro tedesco è cresciuto di cinque punti in più rispetto alla media europea. Ma in questo modo è stato eliminato solo un terzo del vantaggio competitivo che la Germania aveva accumulato nello scorso decennio, anche grazie a una ferrea politica di controllo dei salari. Oltretutto, la forbice tra i costi si sta riducendo molto più attraverso la deflazione salariale nei paesi periferici che tramite la ripresa delle retribuzioni in Germania. Ma la deflazione distrugge capacità produttiva e cancella altri posti di lavoro nel Sud Europa. Lungo questo tracciato la fragilità dell’eurozona viene accentuata, non risolta. 

Renzi e Padoan però affermano che grazie al Jobs Act l’occupazione in Italia è ripartita e anche oggi l’Istat parla di 439mila occupati in più nel secondo trimestre… 

Magari Renzi crede davvero al suo storytelling ma Padoan la verità la conosce. Dall’approvazione del Jobs Act i posti di lavoro in Italia sono aumentati meno della metà rispetto alla crescita media europea, che già di per sé è stata molto modesta. La ricerca accademica ha ripetutamente provato che la precarizzazione dei contratti non crea occupazione, serve solo a indebolire i lavoratori e a ridurre ulteriormente i salari. 

È notizia recente che l’Italia è diventata nuovamente un Paese ad emigrazione netta: i concittadini che lasciano i confini nazionali sono più degli immigrati che arrivano. La persistenza dei divari occupazionali tra l’Italia e la media europea può spiegare anche le nuove tendenze all’emigrazione? 

Non è un fenomeno solo italiano. Si fa un gran parlare dell’immigrazione che proviene dall’Africa e dall’Asia, ma dovremmo ricordare che almeno metà delle attuali migrazioni è interna al continente, e riguarda cittadini dell’Unione europea. Fin dai suoi primordi, si sapeva che l’assetto dell’Unione avrebbe determinato andamenti sbilanciati dell’occupazione nei diversi Paesi, e quindi avrebbe indotto imponenti migrazioni di lavoratori dalle aree più deboli a quelle più forti. Rispetto al 2007, in Germania ci sono oggi circa tre milioni di occupati in più mentre in Spagna registriamo 2 milioni e trecentomila occupati in meno, in Italia un milione di occupati in meno e in tutto il Sud Europa sono stati distrutti circa cinque milioni di posti di lavoro. Nell’Unione questi squilibri non possono essere affrontati con le politiche economiche: non solo non c’è un coordinamento salariale, ma non sussistono nemmeno trasferimenti fiscali dalle economie forti a quelle più deboli. In questo contesto, l’unico meccanismo che può mitigare gli effetti della forbice occupazionale in atto è dunque soltanto la migrazione di milioni di lavoratori dal Sud al Nord Europa. Ma quella migratoria è una valvola di sfogo delicata, complessa, dolorosa, che richiederebbe un minimo di organizzazione preventiva della direzione e della velocità dei flussi. 

Secondo lei, anche sul campo delle migrazioni, si è registrato un “deficit di pianificazione”? 

L’esigenza di regolare la crescita dei flussi migratori era nota da tempo, ma le istituzioni europee non sono riuscite nemmeno a elaborare una parvenza di controllo “a valle” degli squilibri che esse stesse creavano. Come al solito, hanno scelto di affidarsi a rozzi meccanismi di mercato, e così hanno finito per cospargere altra benzina sul fuoco del risentimento sociale e della xenofobia. Basti ricordare che oggi la propaganda delle forze reazionarie, in Gran Bretagna come in Germania, cattura consensi anche lamentando che “ci sono troppi italiani in giro”. Con buona pace per gli ideali di fratellanza tra i popoli europei. 

In un’intervista a l’Espresso lei ha sostenuto che queste tendenze potrebbero sfociare in una sorta di “xenofobia liberista”, una sintesi perversa tra vecchia e nuova prassi politica. Vede questo sbocco anche nei possibili esiti della trattativa sulla Brexit? 

Purtroppo sì. La proposta di gestione della Brexit attualmente in voga è quella suggerita dall’influente Istituto Bruegel di Bruxelles: promuovere un nuovo accordo tra UE e Regno Unito che si basi da un lato sulla riaffermazione della indiscriminata circolazione internazionale dei capitali tra le due aree, e dall’altro sulla concessione ai britannici di bloccare a piacimento i flussi di immigrati dal continente. Se questo è il meglio che gli illuminati think tank europei sono in grado di proporre, la sintesi che ho definito “xenofobia liberista” non è più semplicemente un’ipotesi sul futuro, ma deve già esser considerata un’orrida realtà di fatto. 

A questo proposito, lei insiste spesso sull’idea che proprio il caos creato dalle ricette del liberismo economico sia stato il detonatore delle suggestioni razziste e xenofobe che oggi attraversano il continente… 

Alcuni storici revisionisti hanno sostenuto che l’avvento dei fascismi in Europa fu una reazione alla rivoluzione bolscevica e all’affermarsi del “grande altro” sovietico. Quel che sta avvenendo in questi anni sembra suggerire che l’ascesa di forme più o meno surrettizie di fascismo può anche verificarsi come effetto diretto del meccanismo capitalistico e delle sue crisi, pur nella totale assenza di una minaccia di tipo comunista o anche solo vagamente tradeunionista. 

In effetti, dopo la cosiddetta resa di Alexis Tsipras, con la Grecia costretta a ingoiare la cicuta, la sinistra sembra essere finita di nuovo ai margini del dibattito politico. I reduci del sogno di “un’altra Europa” sono oggi divisi: Varoufakis, che insiste su un rilancio delle lotte per cambiare l’Unione dall’interno, attacca i propugnatori della “Lexit”, che invocano un’uscita da sinistra dall’euro per ripristinare forme di sovranità nazionale sulle leve dell’economia. Come giudica la polemica in corso? 

La peggiore discussione possibile, chi la alimenta si diletta a dividere l’atomo anziché cimentarsi nella fatica della sintesi. Coloro i quali oggi sostengono di voler lottare per cambiare l’Unione dall’interno dovrebbero occuparsi di miracolistica, non di politica. Al tempo stesso, chi parla di “sovranità nazionale” adopera pigramente un linguaggio banale, ambiguo, oltretutto estraneo alla tradizione del movimento operaio, che era internazionalista per ragioni materiali e non semplicemente ideali. 

Il vertice dei Paesi euro-mediterranei voluto da Tsipras potrebbe costituire una base internazionale di rilancio dei progetti di riforma in senso progressista dell’Unione? 

L’Unione non è più riformabile in senso progressista. Le condizioni politiche, se ci sono state, ora non si intravedono nemmeno all’orizzonte. Forme di coordinamento dei Paesi euro-mediterranei potrebbero avere un senso, ma lo scopo dovrebbe andare oltre le attuali agende politiche. 

Cosa pensa della proposta del premio Nobel Joseph Stiglitz di dividere in due l’eurozona con una moneta per i paesi del Sud e una per quelli del Nord? 

In linea di principio non è sbagliata, le economie del Sud Europa sono più complementari di quanto si pensi. Ma al momento credo sia più realistico lo scetticismo di Paul De Grauwe: se l’Unione salta, ogni paese tornerà alla moneta nazionale. Poi si vedrà. 

In questo scenario, quale proposta si sentirebbe di avanzare? 

I partiti xenofobi guadagnano consensi e ormai influenzano le agende di governo proponendo il blocco dei movimenti migratori di persone. Bisognerebbe fronteggiare l’intraprendenza di queste forze reazionarie avanzando chiare proposte alternative. Per esempio, bisognerebbe spiegare ai cittadini che la crescita dell’immigrazione è un problema del tutto secondario rispetto alla questione principale, che riguarda la libera circolazione internazionale dei capitali. L’indiscriminata libertà di movimento dei capitali è un fattore scatenante delle onde speculative, degli squilibri e delle crisi del nostro tempo. In un contesto in cui i capitali possono muoversi da un Paese all’altro alla continua ricerca di bassi salari, bassa pressione fiscale sui profitti e blandi vincoli ambientali e contrattuali, ogni istanza di progresso sociale e civile viene presto o tardi soffocata. Per questo, penso che sarebbe utile lavorare collettivamente intorno all’idea di un “labour standard sulla moneta”, vale a dire un sistema di gestione delle relazioni internazionali finalizzato al controllo dei movimenti di capitale, fuori e dentro l’Europa, specialmente da e verso quei paesi che adottino misure di dumping sociale e fiscale. 

In Italia vede al momento forze politiche disposte a fare della proposta di controllo dei movimenti di capitale una vera e propria bandiera? 

Dalle nostre parti il dibattito politico è dominato dal nulla. Eppure, quando ai prossimi appuntamenti elettorali si tratterà di giudicare i programmi dei partiti, poche cose saranno importanti quanto la posizione che le varie forze assumeranno sul tema della circolazione indiscriminata dei capitali. Continua a leggere

Perché l’eurozona si distruggerà

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di Michael Shedlock 

Perché l'eurozona si distruggerà

Fonte: vocidallestero

Nulla di veramente nuovo in questa riflessione sul futuro fosco dell’Eurozona proposta da ZeroHedge, che sottolinea la posizione sempre più rigida e chiusa di Schaeuble, in difesa senza quartiere del surplus commerciale tedesco. Si realizza una previsione ben nota ai nostri lettori: la classe politica tedesca rifiuta di assumersi le proprie responsabilità negli squilibri che minano l’Eurozona, paralizzata dalle menzogne sulle colpe dei paesi del Sud che ha propinato per anni ai propri elettori. D’altra parte nessuna politica monetaria della BCE può far niente per gli squilibri interni dell’Eurozona e non è ragionevole pensare che Spagna, Grecia e Italia si sottomettano indefinitamente a un destino di disoccupazione e stagnazione. Dato che non ci si può aspettare neppure un condono dei debiti – come queste prese di posizione di Schaeuble confermano – da parte dei paesi creditori, lo scenario più probabile è l’esplosione distruttiva della zona euro.

Nuova esplosione di fuochi d’artificio in Germania, con un ulteriore scontro tra Wolfgang Schaeuble, ministro delle Finanze tedesco, e la BCE.

Schaueble ha respinto una proposta arrivata questa settimana dal presidente della BCE Mario Draghi, che ha dichiarato che la Germania dovrebbe usare i suoi margini di manovra fiscale per ridurre il suo surplus commerciale. Continua a leggere

ProVita: Inizia la scuola, stiamo attenti!

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Segnalazione dell’Associazione ProVita

BOLLETTINO INFORMATIVO 11/2016
Giovedì 15 settembre 2016
“Nel nome di chi non può parlare…”
I PRINCIPALI EVENTI

 

Matrimonio gay – È stata approvata una legge iniqua: che fare?

24 settembre, Lavello (Potenza).

Il presidente di ProVita Toni Brandi, Mons. Negri, Mons. Todisco, l’Avv. Micaletti e Lorenzo Roselli terranno una conferenza dal titolo: “Unioni civili… e adesso?”.

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Scuola e genitori: grandi temi… al cuore dell’uomo

23 settembre, Roma.

ProVita Onlus, Non si tocca la famiglia Comitato Articolo 26 invitano il 23 settembre a Firenze, al teatro San Giovanni Battista de La Salle, per una serata di approfondimento alla ricerca di strumenti per una partecipazione responsabile.

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TUTTI GLI EVENTI PROVITA

RI ARTICOLI

LE NOTIZIE DI PROVITA

 

PROVITA INTERVISTA DUE SINDACI OBIETTORI ALLE UNIONI CIVILI

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PROSTITUZIONE: AMNESTY INTERNATIONAL PRO-SCHIAVITÙ?

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OMOSESSUALISMO: UN’IDEOLOGIA LONTANA DALLA VERITÀ

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PER LA FAMIGLIA, IN MESSICO, MARCIANO UN MILIONE DI PERSONE

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EDUCAZIONE SESSUALE “MODERNA” IN FRANCIA: ECCO GLI EFFETTI

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GENDER – RICOMINCIA LA SCUOLA E L’INDOTTRINAMENTO

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SESSO TRA UOMO E ANDROIDE: LA NUOVA FRONTIERA DEL “LOVE IS LOVE”

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OBIEZIONE DI COSCIENZA: IL MEDICO OBIETTORE ALLA GOGNA?

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UNA MEDAGLIA D’ORO A RIO E UNA NELLA VITA

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ATTI OSCENI IN LUOGO PUBBLICO: MICA È REATO…

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In questi giorni ricomincia la scuola. È quasi palpabile la trepidazione dei ragazzini, in questo tiepido clima settembrino: anche quelli più svogliati,  tutti sommato, sono felici di ritornare tra i banchi…

La società civile sa quanto sia importante la scuola: se il Governo investe nell’istruzione, anche gli spiriti più liberisti sono contenti. È una spesa che nel futuro dà i suoi frutti.
Ebbene, la Giannini ha comunicato che ci sarà uno stanziamento di 40 milioni di euro per introdurre le lezioni di “educazione sentimentale” ed “educazione di genere“, cioè una scusa per fare propaganda all’ideologia gender, con l’omosessualismo e il transgenderismo.
E allora, ricominciata la scuola, si rinnova anche la chiamata alla vigilanza, perché noi, sì, abbiamo a cuore il futuro incarnato nei nostri figli.

Toni Brandi

Gender a scuola: promessa del MIUR, azione di ProVita

gender_miur_settimana-discriminazione.jp
Sul Corriere della Sera la Giannini ha sponsorizzato l’educazione sessuale gender per i nostri bambini. ProVita, in audizione alla Camera, farà sentire le ragioni delle famiglie!

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Aborto: «Con i feti ci facciamo la crema!»


In Cile si discute di aborto e, in un confronto con alcune attiviste pro-life, il leader di un gruppo LGBT ha esternato questa affermazione…

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La gioia in un lampo di vita e “la forza per Martamaria”


Mettere al mondo un figlio, pur sapendo che avrà solo un lampo di vita, significa dargli la dignità di essere umano che con l’aborto non avrebbe mai…

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Un fiore per i soldati del Papa Re

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zuavo_veranoSegnalazione del Centro studi Federici
 
In occasione del prossimo 20 settembre invitiamo a portare un fiore sulla tombe dei soldati del Papa Re Pio IX, caduti per la Chiesa e il Papato.
I dati che seguono sono stati tratti da “L’Avant-Garde”, bollettino dei Discendenti degli Zuavi Pontifici francesi, nn. dal 1997 al 2002.
 
Le tombe dimenticate
 
Il gen. Hermann Kanzler (del Baden-Württemberg, 28/3/1822 – Roma 5/1/1888), Comandante in capo delle truppe pontificie e Pro-Ministro delle Armi, dopo il 20 settembre volle rimanere a Roma. E’ sepolto in una cappella al Cimitero del Verano (la prima della fila sotto la Rupe Caracciolo, dietro la chiesa del cimitero), insieme alla moglie Laura dei Conti Vannutelli e al figlio, Rodolfo. Accanto vi è una cappella con la tomba di Madame de Charette, moglie di Athanase de Charette, comandante degli Zuavi.

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La Russia ora oscura i siti porno PornHub e YouPorn

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no-pornSegnalazione di Raimondo Gatto
 
Il servizio federale per il controllo delle comunicazioni ha annunciato ieri la pubblicazione la lista dei siti proibiti, fra cui i colossi del porno.
Da martedì i russi potranno fare capolino su due siti porno di primo piano come PornHub e YouPorn solamente come attori.
Il governo russo, infatti, ha deciso l’oscuramento dei due colossi dei video a luci rosse consigliando agli utenti di “andare a conoscere qualcuno nel mondo reale”.
La curiosa decisione è stata presa dal Servizio federale per la supervisione delle comunicazioni, la tecnologia
dell’informazione e dei mass media, noto in Russia come Roskomnadzor. Il sito russo in lingua inglese The Moscow Times ha spiegato che da martedì il governo ha pubblicato una lista di siti “banditi”, fra cui i due maggiori siti porno al mondo.

Non è la prima volta che le autorità di Mosca ricorrono a una simile censura: nel settembre del 2015 PornHub era già stato bloccato fra le proteste degli utenti. Quella volta la motivazione per il blocco faceva riferimento a una presunta violazione delle leggi sulla pornografia infantile, che in Russia è punita con la reclusione da due a sei anni.

Ora che il blocco è tornato in vigore, con esso si sono riviste anche le polemiche contro il governo. Ma
l’agenzia che ha lanciato l’oscuramento dei siti ha deciso di rispondere alle critiche in modo piuttosto piccato. A chi chiedeva un’alternativa ai siti oscurati, l’incaricato del governo ha risposto secco: “Carissimo, l’alternativa è conoscere qualcuno nella vita vera”.

Fonte: Il Giornale.it del 15 settembre 2016

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Pensa un po’, quel Di Canio è un “fascista”

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Segnalazione Quelsi

di Paolo Di Caro

                                              di-canio

Bravo, competente, grandissimo conoscitore del calcio inglese, simpatico (e se vi stesse antipatico la cosa non cambierebbe di una virgola), professionale come pochi. Mai un accenno in diretta alle sue idee politiche, mai una parola fuori posto, mai una stronzata buttata lì con leggerezza.

Sky “sospende” la collaborazione di Di Canio con la rete, dopo le solite infinite polemiche, per il reato (televisivo) di apologia del tatuaggio fascista.

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15 anni di crimini

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World Trade Center Attacked

di Thierry Meyssan

 

Fonte: Voltairenet

Gli Stati Uniti e i loro alleati commemorano il 15° anniversario dell’11 settembre. Per Thierry Meyssan è l’occasione per fare il punto sulla politica di Washington, a partire da quella data; un bilancio particolarmente cupo. Delle due l’una: o la versione degli attentati da parte della Casa Bianca è autentica, e in tal caso la sua risposta agli attacchi è particolarmente controproducente; o è menzognera e, in questo caso, è riuscita a saccheggiare il Medio Oriente allargato.

Che cosa sarebbe diventata l’influenza degli Stati Uniti nel mondo senza le loro truppe supplementari, i jihadisti?

15 anni fa, negli Stati Uniti, l’11 settembre 2001, il «piano di continuità del governo» è stato attivato verso le ore 10 del mattino dal coordinatore nazionale per la sicurezza, la protezione delle infrastrutture e il controterrorismo, Richard Clarke [1].

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Non sconfiggeremo mai il terrorismo islamico, finché saremo suoi complici

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di Fulvio Scaglione 

Non sconfiggeremo mai il terrorismo islamico, finché saremo suoi complici

Fonte: Fulvio Scaglione

Il problema non è la retorica. Le grandi tragedie la contemplano, in un certo senso la pretendono. E gli attentati dell’11 settembre sono stati una grande tragedia contemporanea. Il vero, insopportabile guaio è l’ipocrisia, già sparsa a piene mani nei primi articoli di commemorazione.


Quindici anni fa, un gruppo di 19 terroristi (dei quali 15 con passaporto dell’Arabia Saudita), seguaci di Osama bin Laden e militanti di Al Qaeda, dirottò quattro aerei di linea negli Stati Uniti. Due furono lanciati contro le Torri Gemelle di New York. Uno contro il Pentagono, il ministero della Difesa Usa, a Washington. Il quarto doveva schiantarsi di nuovo a Washington, la capitale, sul Campidoglio (sede del Parlamento) o sulla Casa bianca (sede del Presidente). Cadde invece in un campo della Pennsylvania, grazie all’eroismo dei passeggeri e del personale di volo, che provarono a sopraffare i terroristi. Morirono in quel giorno, tra le 8,46 del mattino e le 17,21 del pomeriggio, 2.996 persone: i 19 terroristi e 2.977 innocenti. Altre 24 persone risultano tuttora disperse. Nove giorni dopo, il 20 settembre, il presidente George W. Bush proclamò la “war on terror”, la guerra al terrorismo, subito abbracciata da quasi tutti i Paesi del mondo.

Doveva essere lo sforzo internazionale per riscattare quelle morti, è stato un grottesco fallimento. Un solo dato: dal 2000 al 2016, i morti per atti di terrorismo, nel mondo, sono aumentati di nove volte. Com’è possibile che la parte del mondo economicamente più sviluppata, tecnologicamente più avanzata e militarmente più potente non sia riuscita, in quindici anni, a sbarazzarsi di questo fenomeno? Com’è possibile che in cinque anni sia stato sradicato il nazismo, in meno di un anno abbattuta la Serbia di Milosevic e in sei mesi disfatto l’Iraq di Saddam Hussein, e da più di due anni una coalizione di 70 Paesi non riesca a sconfiggere l’Isis?

La risposta è: non vinciamo il terrorismo islamista perché siamo suoi complici. Per essere più precisi: siamo grandi amici dei più tenaci e determinati finanziatori e sostenitori del terrorismo. Un po’ difficile, in queste condizioni, ottenere qualche risultato.

Non c’è alcun mistero. Basterebbe un minimo di onestà intellettuale. La voglia di guardare la realtà, un sano disgusto per la propaganda. E invece. Ieri su un importante quotidiano: si poteva leggere che «l’aiuto del regno (saudita, n.d.r) sarebbe fondamentale per fermare i terroristi dell’Isis e ricreare un po’ di stabilità in Siria e nell’intera regione». Questo perché il Parlamento Usa ha approvato una legge, cui Obama con ogni probabilità metterà il veto, per consentire ai parenti delle vittime dell’11 settembre di fare causa all’Arabia Saudita.

Peccato che su “fermare i terroristi” e stabilizzare la Siria la verità sia quella opposta: i sauditi e le altre monarchie del Golfo Persico (cioè, gli Stati che fino all’altro ieri definivamo “musulmani moderati”) sono da decenni gli ispiratori e i “padrini” del radicalismo islamico e del terrorismo. Quegli stessi che colpirono l’11 settembre, animarono la seconda guerra di Cecenia, diedero ai talebani i mezzi per impadronirsi dell’Afghanistan, hanno diffuso il wahabismo e le sue violenze in Asia, promossero le ondate di violenza sunnita nell’Iraq del dopo-Saddam, hanno fatto nascere l’Isis dalle ceneri di Al Qaeda.

Com’è possibile che in cinque anni sia stato sradicato il nazismo, in meno di un anno abbattuta la Serbia di Milosevic e in sei mesi disfatto l’Iraq di Saddam Hussein, e da più di due anni una coalizione di 70 Paesi non riesca a sconfiggere l’Isis? La risposta è: non vinciamo il terrorismo islamista perché siamo suoi complici.
Questa non è un’opinione. È un dato. Non ci credete? Leggete allora quel che scriveva l’autorevole think tank americano Council on Foreign Relations nel 2002, nel rapporto intitolato Terrorist financing (I finanziamenti ai terroristi) : «La rete globale di raccolta fondi di Al Qaeda si basa su una serie di charities, organizzazioni non governative, moschee, siti web, intermediari, facilitatori, banche e altre istituzioni finanziarie… Per anni, singole persone e charities con base in Arabia Saudita sono stati la più importante fonte di finanziamento di Al Qaeda. E per anni le autorità dell’Arabia Saudita hanno fatto finta di non vedere». Ops!

Ma non basta. Con la macchina del tempo andiamo avanti di dodici anni e leggiamo un altro rapporto, quello della Brookings Institution intitolato Playing with fire (Giocando col fuoco): “Il presente rapporto mostra come i donatori dei Paesi del Golfo incoraggino il finanziamento dei gruppi armati e contribuiscano a definire l’atteggiamento ideologico e gli obiettivi delle brigate ribelli (…) fin dai primi giorni delle proteste in Siria i donatori basati in Kuwait (…) hanno lavorato per convincere i siriani a prendere le armi (…) Oggi abiamo le prove del fatto che i donatori basati in Kuwait hanno sostenuto gruppi ribelli che hanno commesso atrocità e sono direttamente legati ad Al Qaeda o collaborano con brigate affiliate ad Al Qaeda».

Dodici anni, da Al Qaeda trionfante per le Torri Gemelle allo stato nascente dell’Isis, e non era cambiato nulla. Stessi finanziatori, stessi sistemi, stesso terrorismo. E noi? Non abbiamo fatto una piega. Siamo rimasti i migliori amici dei migliori amici dei terroristi.

Nel 2010, Barack Obama e Hillary Clinton diedero via libera alla più grande vendita di armi nella storia degli Usa verso un singolo Paese: 62 miliardi di dollari in strumenti di distruzione, tutti destinati all’Arabia Saudita
Qualche esempio. Nel 2010, Barack Obama e Hillary Clinton diedero via libera alla più grande vendita di armi nella storia degli Usa verso un singolo Paese: 62 miliardi di dollari in strumenti di distruzione, tutti destinati all’Arabia Saudita. Pochi mesi dopo, Wikileaks diffuse decine di migliaia di dispacci interni del Dipartimento di Stato Usa, allora diretto proprio dalla Clinton. Nel documento catalogato col numero 131801, indirizzato dalla Clinton ai collaboratori, si legge: “L’Arabia Saudita resta una base decisiva di supporto finanziario per Al Qaeda, i talebani, Lashkar-e-Taiba e altri gruppi terroristici, compreso Hamas”. Aggiungeva il segretario di Stato: “I donatori privati dell’Arabia Saudita costituiscono la più significativa fonte di finanziamento per i gruppi del terrorismo sunnita”. Però le armi gliele davano lo stesso. Però la Clinton non rifiuta i denari sauditi e degli emirati, che sono tra i principali sostenitori della Fondazione Clinton.

E la Gran Bretagna? E il Paese che nel 2003, guidato da Tony Blair, scatenò il massacro iracheno? L’Arabia Saudita è il miglior cliente dell’industria degli armamenti inglese, 30 mila inglesi vivono e lavorano in territorio saudita e animano le circa 200 joint ventures che producono un giro d’affari di 18 miliardi di sterline l’anno.

La Francia? Stessa musica. Nel solo 2015, due visite in Arabia Saudita del presidente Hollande e tre del primo ministro Valls, con grandi sorrisi per i contratti firmati (forniture di armi incluse). Nel marzo del 2016, poi, lo stesso Hollande conferiva al principe Mohammed bin Nayef, erede al trono e ministro degli Interni saudita, la Legion d’Onore, ovvero la massima onorificenza di Francia. Il principe, oltre a essere un distributore di condanne a morte e il primo gestore del regime oppressivo saudita, è anche noto per le importanti donazioni a favore delle famiglie degli attentatori suicidi di Hamas.

L’Italia? Mezza Milano è stata venduta ai sauditi e ai qatarioti (ora proprietari al 100% dei 25 palazzi e grattacieli dell’area direzionale di Porta Nuova) . E il premier Renzi, nel gennaio 2016, è stato molto orgoglioso di fornire servizi e tecnologie made in Italy ai sauditi, senza fare parola delle armi che transitano sul territorio italiano per andare a rifornire i caccia sauditi che bombardano le città dello Yemen.

Insomma, facciamola breve. I Paesi del Golfo Persico finanziano guerre e terrorismi. Noi siamo in affari con i Paesi del Golfo Persico. Li aiutiamo. Li coccoliamo. Quindi non possiamo pretendere di sconfiggere il terrorismo islamista. In cambio di denaro, di petro-dollari, ci teniamo i kamikaze in Europa, il Medio Oriente in fiamme, i trafficanti di migranti e così via. Negli attentati dell’11 settembre sul suolo americano morirono persone che provenivano da 90 Paesi diversi. Il 15% delle vittime non era di nazionalità americana. Fu davvero una tragedia mondiale. Quindici anni dopo, anche la rimozione è stata mondiale. Continua a leggere

Le oligarchie, la finanza e la politica

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banchiere

 

Segnalazione di Arianna Editrice

di Emanuele Porcelluzzi 

Fonte: Emanuele Porcelluzzi

Le vecchie oligarchie erano connotate da legittimazioni, sostenute dalla cultura, dalla tradizione e dal merito mentre quelle attuali non ne hanno bisogno, perché il loro rapporto di dominio è indiscusso, per cui non partecipano al discorso pubblico ma operano tramite media o agenzie di rating o per alleanze interistituzionali come nel caso molto frequente di oligarchie tecnocratiche. Si radunano in parlamenti “privati”, dove predominano l’accordo tacito e magari forme contrattuali, perché, solo tenendo in essere reti, pur se allentate, riescono a ridurre i conflitti interni, che esistono e moltiplicano il proprio peso decisionale. Si parla di oligarchie come concentrazione del denaro e del potere al vertice in gruppi ristretti, caratterizzati da un’estrema indifferenza per le forme democratiche, che, però , sono tollerate come soluzione ancora preferibile ad altri tipologie di regimi.

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