Morte di Jack Marchal

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di Alfio Krancic

Jack Marchal è morto all’età di 75 anni.

Membro del movimento Occident dal 1966, nel 1968 entra a far parte del nucleo fondatore dell’Union Defense Group (GUD) ed entra alla guida politica dell’Ordre Nouveau, per il quale dirige la stampa e plasma l’estetica.
Ha partecipato alla creazione del Fronte Nazionale nel 1972 prima di unirsi al Partito delle Forze Nuove due anni dopo. Ritornò alla FN come tanti altri della PFN, dopo il fallimento di quest’ultima nel 1984.

Fu lui a inventare il “topo nero” come emblema di un militante di destra radicale (essenzialmente “gudard”), e da esso trasse alcune avventure.
Musicista, dopo aver intrapreso alcuni esperimenti alla fine degli anni ’70, ha sostenuto l’emergere dell’”identity rock francese” negli anni ’90 (ed è stato il chitarrista del gruppo Elendil).

Fu l’animatore, insieme a Gilberto Oneto e a vari altri collaboratori, della Voce della Fogna, il mensile underground della destra radicale/antagonista negli anni ’70-’80, diretto da Marco Tarchi. Lo sostituii, per un breve periodo, non riuscendo a colmare il vuoto che aveva lasciato. Certamente non avevo la sua capacità narrativa. Ero un vignettista, uno che fotografa un momento, lui invece sapeva raccontare storie incredibile navigando magistralmente fra satira e polemica dura . Lo conobbi ad un Campo Hobbit, se non ricordo male 1979. Personaggio eclettico: disegnatore satirico padre del celebre Rat Noire, icona della destra giovanile di quegli anni, musicista, giornalista e politico. Con lui se ne va un pezzo importante della mia giovinezza e della nostra storia.

Addio Jack!

Il laboratorio di Wuhan ha scoperto un nuovo virus

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Nell’imminenza di un autunno che si prospetta particolarmente caldo sul piano della bolletta energetica, il famigerato laboratorio di Wuhan si porta avanti col lavoro, se così vogliamo dire.  Sembra infatti che gli studiosi di questo più che controverso centro di ricerca abbiano scoperto un virus nuovo di zecca, così da allietare i prossimi mesi freddi di quella numerosa componente della popolazione affetta da paranoia virale, tanto da sentirsi ancora protetta dalle sempre più inutili mascherine.

L’agente patogeno in oggetto – nome in codice LsPyV KY187 – è stato rilevato in un topo. Esso, da quanto pubblicato dalla rivista cinese Virologica Sinica, appartiene a una famiglia di poliomavirus che infettano milioni di bambini ogni anno ma con conseguenze usualmente estremamente lievi. Gli stessi scienziati hanno fatto la scoperta dopo aver testato centinaia di roditori in Kenya nel 2016 e nel 2019. I campioni sono stati quindi inviati per l’analisi presso la struttura di ricerca biochimica di Wuhan, la città epicentro della pandemia di Covid.

Quindi, non si tratta di una ricerca molto recente, visto che l’ultimo test è stato realizzato prima della pandemia di Sars-Cov-2. Ma, come recita un vecchio detto del nostro Paese, impara l’arte e mettila da parte, c’è sempre tempo per usarla nel migliore dei modi. Hai visto mai che si riesca a duplicare il colpaccio di un panico diffuso in Occidente, con tutti i danni che ben conosciamo, per un virus banale, presentato come la peste del terzo millennio? Tanto è vero che nello studio si legge che, non essendo questo virus strettamente correlato a nessun patogeno noto, “il suo effetto sulle persone non è chiaro e deve essere ulteriormente valutato.”

Esattamente ciò che ci hanno ripetuto fino alle sfinimento i virologi del terrore a proposito del coronavirus, raccontando la favola nera di un agente patogeno dai poteri devastanti quasi illimitati. D’altro canto, sebbene il modello cinese è stato adottato come punto di riferimento dal nostro imbarazzante ministro della Salute, appoggiato a mo’ di falange dalle principali autorità sanitarie del Paese, dopo il caos che abbiamo vissuto, e di cui ancora non è stata fatta sufficiente chiarezza, tutto ciò che proviene dai laboratori scientifici del colosso asiatico direi che sia assolutamente da prendere con le pinze. Errare è umano, ma perseverare sarebbe veramente diabolico.

Claudio Romiti, 1° settembre 2022

https://www.nicolaporro.it/il-laboratorio-di-wuhan-ha-scoperto-un-nuovo-virus/

Price cap, detto fatto: la Russia non ci venderà più nulla

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Il vertice del G7, che si terrà venerdì, discuterà la fissazione del price cap al greggio russo. Ma Mosca ci avvisa

 

Prosegue il dibattito, del tutto atlantico, sulla fissazione di un tetto massimo al prezzo delle esportazioni di petrolio russo. Le ultime dichiarazioni, favorevoli al price cap, sono state quelle della segretaria del Tesoro Usa, Janet Yellen, seguita dal cancelliere dello Scacchiere britannico, Nadhim Zahawi, definendosi “ottimista” per il raggiungimento di un accordo con i partner dell’alleanza occidentale.

Ormai dall’inizio di queste estate, l’istituzione di un limite di prezzo, contro Mosca, è al centro del tavolo americano ed europeo, di cui il governo Draghi ne risulta essere tra i principali portatori, tant’è che l’Italia riuscì a far entrare la proposta all’interno del vertice G7, svoltosi lo scorso giugno.

La risposta di Mosca al price cap

Immediata la risposta del Cremlino: la Russia sospenderà le forniture di petrolio a tutti i Paesi che attueranno la misura in questione. La dichiarazione viene direttamente dal vice premier russo, Alexander Novak, il quale pare non essere spaventato dalle sanzioni europee, visto il grande aumento delle esportazioni russe nell’enorme mercato interno cinese.

Un avvertimento che rischia di gelare le stanze dei bottoni a Bruxelles. La stessa Italia pare trovarsi in condizioni ben più critiche, rispetto a molti altri Stati membri. Solo il mese scorso, infatti, Roma ha aumentato del 400 per cento gli acquisti di greggio da Mosca, soprattutto per via della raffineria russa in provincia di Siracusa. Insomma, anche in tema di esportazione, vige un doppiopesismo inspiegabile: il gas può essere sanzionato, mentre il petrolio rimane un infinito tabù.

Ma non finisce qui. Germania e Francia hanno già azzerato la propria dipendenza da alcuni mesi; la Polonia l’ha ridotta del 72 per cento, contro il 45 dei Paesi Bassi. Il governo Draghi, al contrario, non sembra ancora porsi la questione. Anzi, presenta, in sedi internazionali, proposte autolesioniste, capaci di danneggiare radicalmente il nostro tessuto economico.

Il cortocircuito europeo

Paradossalmente, il nostro Paese è tra i primi ad aiutare e sostenere la Russia di Putin, con una beffa ulteriore: il rischio, serio e concreto, di rimanere a secco anche sul lato di greggio. Al di fuori delle oggettive difficoltà che l’Ue sta trovando per porre riparo alla dipendenza dal gas russo, ecco che il mondo petrolifero pare essere il secondo ostacolo da affrontare, causa le sanzioni applicate a partire dallo scoppio del conflitto in Ucraina.

Il cortocircuito per eccellenza, però, riguarda il “caso indiano”. Nuova Delhi è, infatti, uno dei Paesi a cui Mosca ha applicato sconti in tema di acquisto di petrolio russo. Ed ecco che gli Stati membri dell’Ue sono tra i principali acquirenti indiani. Ciò vuol dire che Putin vende il proprio greggio all’India, la quale poi lo rivende all’Occidente, ottenendo così guadagni sui margini di raffinazione.

Insomma, è la solita tragicommedia bruxelliana. Da una parte, dichiara di combattere al fianco di Kiev; dall’altra, alimenta, in modo paradossale, il mercato russo e quello dei suoi partner più stretti. Questo venerdì, il G7 discuterà definitivamente la possibilità di introdurre un tetto al prezzo del petrolio russo. Ma pare che, in questa partita, l’Occidente si sia già scottato da tempo.

Matteo Milanesi, 2 settembre 2022

https://www.nicolaporro.it/price-cap-detto-fatto-la-russia-non-ci-vendera-piu-nulla/

“Draghi non ha la valigia pronta. Così tornerà premier”

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Luigi Marattin attacca la flat tax e sul Terzo Polo dice: “Non fisso obiettivi numerici”

 

Dopo aver ascoltato Mario Draghi al Meeting di Rimini, Luigi Marattin non ha dubbi: “Non mi è sembrato fare un discorso da chi ha la valigia pronta per trasferirsi in Costarica per aprire un ristorante”. Renziano, presidente della Commissione Finanze della Camera e candidato capolista in Piemonte con il Terzo Polo, Marattin spera più che mai di rivedere il premier uscente rientrare nuovamente a Palazzo Chigi dopo il 25 settembre. Un desiderio, più che una speranza. La flat tax? “Una proposta folle”. L’obiettivo percentuale del Terzo Polo? “Non sono così ingenuo da fissare obiettivi numerici”.

Onorevole, ieri Calenda se n’è uscito chiedendo la sospensione della campagna elettorale per l’emergenza sul gas. Cosa intende esattamente?

Quello che intendiamo è che c’è un governo in carica che lo sarà fino al passaggio della campanella con quello successivo. Quindi, se tutte le forze politiche sono d’accordo e anzi partecipano allo sforzo, può certamente prendere provvedimenti di urgenza legati a quanto sta avvenendo nel settore energetico. Già per l’Aiuti-bis siamo andati a Palazzo Chigi, un esponente per partito, per condividere col governo i contenuti del decreto. Lo possiamo fare ancora, nell’interesse non dei nostri partiti ma in quello “esclusivo della nazione”.

I provvedimenti di urgenza non possono essere comunque presi con la campagna elettorale in corso?

Certo che possono. Dal punto di vista giuridico-istituzionale, il governo è in carica per gli affari correnti e, quindi, anche per predisporre interventi dettati dalla reale necessità e urgenza. Dal punto di vista politico, i partiti possono “astrarre” dalla campagna elettorale per il tempo necessario a supportare il governo nella definizione degli interventi necessari a rispondere all’urgenza.

VERSO IL VOTO:
leggi lo speciale di nicolaporro.it sulle elezioni

Draghi, al Meeting di Rimini, ha detto che il futuro governo, qualunque esso sia, “riuscirà a superare le difficoltà”. Calenda è invece convinto che il prossimo esecutivo non durerà più di sei mesi. Sembra che il premier non sia affatto preoccupato dal possibile arrivo della Meloni al governo…

Draghi ha ricordato che noi italiani diamo il meglio di noi durante le fasi difficili, è stato sempre così nella nostra storia anche recente. E su quella base, ha formulato un auspicio sul prossimo futuro. Si trattava però di un auspicio e di un augurio, non certo di una premonizione. In tutta onestà, non mi è sembrato di cogliere nelle sue parole uno spirito da “comunque vada, sarà un successo”. Se dovesse prevalere una delle due coalizioni al momento avanti nei sondaggi, credo anch’io – come Calenda – che il governo che ne risulterebbe sarebbe assolutamente instabile e destinato a durare poco. A sinistra, perché al loro interno la pensano in modo opposto su tutto, dalle tasse all’ambiente, dalle riforme istituzionali a quelle economiche. A destra perché a parte gli slogan acchiappavoti non hanno la minima idea di come gestire la complessità del governo.

Il leader di Azione ha parlato di una maggioranza Ursula con Draghi premier. Escludendo chi?

Se gli italiani ci daranno un consenso sufficiente, e se nessuna coalizione sarà autonoma nel provare a governare, ci dichiareremo disponibili a far nascere un nuovo governo guidato da Mario Draghi che possa proseguire per cinque anni l’esperienza sciaguratamente interrotta un mese fa. Vedremo chi sarà disponibile a farlo, ma sulla base di un patto chiaro e di un’agenda riformista e europeista.

Ma siete davvero sicuri che Draghi sia disponibile a tornare a Palazzo Chigi dopo il 25 settembre?

Questo, nel caso le condizioni di cui parlo si realizzino, lo dirà Mario Draghi al Presidente della Repubblica durante la fase di consultazioni. A Rimini non mi è sembrato fare un discorso da chi ha la valigia pronta per trasferirsi in Costarica per aprire un ristorante “Dal banchiere centrale”, se mi consente una battuta.

VERSO IL VOTO, le interviste
Ruggieri: “Il centrodestra ora firmi un patto anti-lockdown”

Quindi escludete totalmente la possibilità di appoggiare un governo di centrodestra?

Si. Quello che si presenta il 25 settembre non è un “centrodestra”, ma una coalizione a guida sovranista e nazionalista con tanti slogan e poche idee, oltretutto confuse. In cui i liberali moderati si sono svenduti completamente alle fantasie dei Siri, dei Salvini, dei Borghi, dei Bagnai. Basti guardare la composizione delle liste. Non ci interessa, grazie.

Renzi dice che Letta sta regalando la vittoria alla Meloni. Non avendo trovato un accordo col Pd, non pensate di aver favorito anche voi il centrodestra? 

Ci rivolgiamo anche a quei milioni di elettori liberali e riformisti che hanno sempre votato centrodestra ma che ora proprio non ce la fanno a stare con chi, con le emergenze che abbiamo di fronte, ha buttato giù Draghi perché pensa sia meglio la Meloni. A chi vuole sostituire Daniele Franco con Armando Siri. Ecco perché non credo affatto che il Terzo Polo sia nato per favorire il centrodestra. Semmai per contribuire alla nascita di un quadro politico più trasparente, stabile, chiaro e ordinato.

Uno dei cavalli di battaglia del centrodestra è la flat tax. Lei è da sempre molto critico su questa misura. Perché?

“Flat tax” significa una cosa sola: l’applicazione di una sola aliquota sul reddito personale, al posto di un sistema a scaglioni. Non c’è nessun partito che avanzi una proposta del genere. Fratelli d’Italia propone una tassazione sostitutiva del 15% – e temporanea, dura solo 12 mesi – solo sugli incrementi di reddito da un anno all’altro. Una misura della cui rilevanza ed efficacia dubito fortemente, ma che comunque non è una flat tax, così come l’abbiamo definita prima. E la Lega propone una riforma dell’Irpef che dalle 4 aliquote attuali le porta a 18. Il primo scaglione ha un’aliquota del 15%, ma poi ne seguono altre 17. Ad esempio, una famiglia con 55 mila euro di reddito ha un’aliquota del 30%. Una proposta che considero folle perché sarebbe una complicazione incredibile, quando invece il nostro sistema fiscale ha bisogno di una radicale semplificazione.

Quali sono quindi le vostre proposte sul fisco?

Completare l’abolizione dell’Irap, che già quest’anno è sparita per le persone fisiche. Rifare daccapo l’Irpef, passando dall’attuale “manuale di istruzioni” di 341 pagine ad uno di non più di 10: minimo esente per tutti, unificare la detrazione per lavoro autonomo con quella per lavoro dipendente, spostare tutte le spese fiscali a rimborso diretto con carta di credito, e tre sole aliquote. L’Ires sarà semplificata – con l’unificazione tra bilancio civilistico e fiscale – e azzerata per chi trattiene gli utili in azienda e per le imprese che si fondono. E poi racchiudere tutta la normativa tributaria in tre codici: snelli, chiari, periodicamente aggiornati e tradotti in inglese.

Italia Viva aveva proposto una raccolta firme per l’abolizione del reddito di cittadinanza, che poi non è mai partita. Nel programma del Terzo Polo si legge però che volete solo modificarlo. Avete cambiato idea?

No, abbiamo sempre voluto abolire il reddito di cittadinanza e sostituirlo con qualcosa di profondamente diverso. Che è equivalente a fare direttamente qualcosa di diverso, senza passare formalmente per l’abolizione. Il sussidio sarà ritirato dopo il primo rifiuto di un’offerta di lavoro e vedrà un ruolo maggiore per le agenzie private. E soprattutto, per i working poors un cambio radicale di prospettiva: al posto del sussidio, che ti incentiva a non lavorare o a lavorare in nero, l’imposta negativa, già applicata da decenni nel mondo anglosassone. Più ti impegni, più lo Stato ti copre la differenza tra il tuo reddito e quello base. L’esatto opposto, culturalmente, del reddito di cittadinanza.

VERSO IL VOTO, i ritratti:
Enrico Letta, il miglior alleato di Meloni (senza uno straccio di idee) 

Sembra che il prossimo ministro della Giustizia, in caso di vittoria del centrodestra, possa essere l’ex magistrato Carlo Nordio. Le piacerebbe questa scelta?

Si.

Gli ultimi sondaggi di Demopolis danno il Terzo Polo vicino al 6%. A che percentuale si riterrebbe soddisfatto?

Non sono così ingenuo da fissare obiettivi numerici. Lo scopo di quest’avventura, finalmente iniziata dopo tante false partenze, non termina il 25 settembre, ma se volete “inizia” il 25 settembre. E il traguardo è la formazione del partito liberal-democratico. Un partito in grado di riunire tutti i riformisti liberali di questo paese, che per troppi anni sono stati lontani, imprigionati nelle catene mentali di un finto e deleterio bipolarismo.

In queste ore è scoppiata una polemica su due vostri candidati, il primo accusato di posizioni filo-Putin, il secondo di aver detto, anni fa, “sono fiero di essere camorrista”. Come avete scelto i candidati? C’è un problema di classe dirigente?

Sono due casi molto diversi. Il primo è un oggettivo errore da parte di chi ha fatto le liste: non è stato svolto un controllo accurato come sempre si deve fare in questi casi. Mi pare comunque che la cosa si sia risolta, la candidata ha dichiarato che concentrerà la sua attività solo nella materia di sua competenza, senza più occuparsi di cose su cui – in tutta evidenza – ha una conoscenza così superficiale. Il secondo caso invece mi pare una volgare mistificazione: quel candidato stava protestando contro lo scioglimento di un comune, a suo avviso totalmente ingiustificato, e stava facendo un’iperbole del tipo: “Se lui è un camorrista allora lo sono anch’io”. È come se dicessi “se Salvini è un liberale allora io sono un elefante”, e lei mi accusasse di essermi vantato di essere un elefante.

Il 26 settembre Enrico Letta sarà ancora segretario del Pd?

Non mi occupo di cosa accade negli altri partiti. Faccio anzi a tutti l’in-bocca-al-lupo per la campagna elettorale e per i loro dibattiti interni. Da osservatore, ribadisco quello che ho detto in precedenza: finché il Pd non rinuncerà alla “mission impossible” di essere riformista ma anche mai in disaccordo con la Cgil, di essere europeista ma anche ospitando gli anti-americani, non troverà mai un’identità definita e una prospettiva politica convincente.

Marco Baronti, 26 agosto 2022

https://www.nicolaporro.it/draghi-non-ha-la-valigia-pronta-cosi-tornera-premier/

Solo Pirandello ci può spiegare

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di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

A nobilitare lo spettacolo della politica presente, a voler dare un riferimento alto, culturale, o addirittura un profilo letterario, diremo che siamo entrati nell’epoca pirandelliana della politica. A qualcuno scapperà subito da ridere per l’accostamento ardito tra cultura, letteratura, drammaturgia e la misera giostra politica del presente. Ma anche i periodi più bassi e confusi hanno una loro chiave di lettura, anche il caos e perfino la barbarie può avere letture colte. Il teatro di Pirandello è uscito dalle scene ed è entrato nella realtà politica corrente. A guardare la parabola di Di Maio e di Conte, le liste di Letta, col Pd oscillante fra Draghi, i grillini e Fratoianni, tra governi con la Lega e Berlusconi e poi crociate contro di loro; a vedere le prodigiose giravolte della Bonino e dei radicali, i miracolosi salti di Calenda, ora col suo odiato Renzi, la poligamia di Salvini, alleato coi grillini, coi dem, coi draghiani e con la Meloni, le giravolta delle madame berlusconiane Gelmini e Carfagna, l’ologramma di Berlusconi sulla scena tra maschera e cerone, il ballo delle candidature e le invettive degli esclusi, il ripescaggio grillino dei parenti degli esclusi, possiamo dire che siamo entrati nella fase pirandelliana della politica: il relativismo assoluto, la girandola delle identità, il gioco delle parti e delle combinazioni, la maschera e il volto intercambiabili (come la faccia e il deretano), il paradosso come criterio di scelta e di comprensione, il rovesciamento continuo dei ruoli e degli scopi. Tutti possono allearsi o guerreggiare con tutti e con nessuno, tutti recitano a soggetto, tutti mutano secondo convenienza e situazione, ciascuno a giorni alterni si accorda e si sottrae a ogni accordo, preferisce stare fuori, dentro, al lato, sopra o sotto le alleanze. Le variabili sono infinite e impazzite. E’ la babele allo stato puro, il caos prima della creazione.
Torna pure il detto di Longanesi, la democrazia si replica per assenza di dittatore… Perché il relativismo assoluto di solito evoca, e invoca, il suo contrario, un bel tiranno, o un dragone, che metta fine al chiacchiericcio e al caos, al ballo di san Vito delle alleanze, degli amici e dei nemici e ci riporti alla contabilità e ai suoi relativi incubi.
Solo Pirandello colse il prisma contemporaneo in tutte le sue sfaccettature, il gioco di luci e ombre, comparse e scomparse, recita e realtà, posizioni e fluttuazioni di quel grande palcoscenico che è la condizione umana moderna. Lui si rifugiò sotto le ali del fascismo, che non a caso il filosofo pirandelliano Adriano Tilgher, aveva definito l’assoluto relativismo trapiantato sul terreno della politica. Definizione gradita allo stesso Mussolini.
Ma da giorni il teatrino è esilarante, come il gas. E come il gas è letale. Saranno le esalazioni dall’immondizia e dello smog, sarà che non riusciamo a liberarci del negativo perché sono colme le discariche della politica, non c’è nessuna Malagrotta in cui scaricare i rifiuti accumulati. Ma c’è qualcosa di assurdo e malefico nell’aria che non riusciamo a decifrare. Solo Pirandello può spiegare.
A questo paesaggio pirandelliano corrisponde anche la veloce labilità dei consensi e dei dissensi, la giostra delle opinioni e delle intenzioni di voto. Cosa decide gli spostamenti d’opinione, i flussi e riflussi elettorali, i vasi e i travasi? Perché si passa da un momento all’altro da vincenti a perdenti, dal paradiso all’inferno e viceversa, senza una spiegazione ragionevole o una relazione di causa ed effetto? Pensate al trionfo di Renzi, oggi ridotto a un selfie permanente o l’apoteosi di Conte oggi considerato un penoso azzeccagarbugli. E la veloce parabola di tanti leader e leaderini. Non c’erano meriti speciali, legittimazioni conquistate sul campo, eccezionali curricula, risultati straordinari nelle tappe precedenti. C’era solo un friccichio, una Chiacchiera, un clima in tv che si fece passaparola. Consenso virale ma transitorio, senza un vero perché.
Poi, senza un vero perché comincia la caduta libera. Esagerato il successo, esagerata la caduta. Nessuno aveva meritato il ruolo di Miracolo Vivente; magari, nemmeno di diventare poi Vituperio della Genti. E’ solo questione di Fuffa, che Pirandello non contemplò nei destini dei suoi personaggi. Partiti e governi fondati da cabarettisti, carriere folgoranti fondate sull’abilità di giocolieri, maghi e maghette sulla scena che tirano conigli dal cilindro, numeri da circo. Classi dirigenti sorteggiate con criteri meno seri del gratta e vinci o dei pacchi; capriole acrobatiche, entrano escono, mutano…
Liderini che sono tra i massimi inesperti di ogni settore, e s’improvvisano statisti cambiandosi semplicemente d’abito… Chi affiderebbe al primo passante i suoi risparmi e la sua salute? Noi, popolo pirandelliano. Ha tanti proseliti il voto del “famolo strano”. Le trame, i personaggi e i testi di Pirandello sono una versione ancora prudente rispetto al pirandellismo autogestito dagli attori politici in corso. Un giorno bibitari, un altro statisti, un giorno rivoluzionari coi gilet gialli, un giorno euro-occidentali e draghiani, un giorno abolitori della povertà, un giorno democristiani, un altro pidini, grillini, destrorsi, sinistrorsi (Di Maio è un bozzetto di Pirandello che l’autore scartò perché troppo inversosimile).
L’Italia è mobile qual piuma al vento. E dire che da noi il voto era statico, c’era il voto ereditario e d’appartenenza; ora siamo al voto-farfalla. L’Italia cambia opinione ogni stagione. Vedremo come sarà la collezione autunno-inferno.

14 -16 ottobre 2022: Pellegrinaggio a Lourdes e attività estive dell’I.M.B.C.

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A cura dell’Istituto Matero Boni Consilii

Iscrivetevi senza tardare!
Scaricate il depliant contenente il tagliando d’iscrizione.


L’Istituto Mater Boni Consilii organizza un pellegrinaggio per ritrovarci tutti ai piedi della Madonna. Pellegrinaggio principalmente spirituale (Messa quotidiana, Rosario, via Crucis…), ma anche conviviale.

Il pellegrinaggio vi farà scoprire o ritrovare diversi luoghi attorno al santuario come la casa natale di santa Bernadetta, “le cachot” dov’è vissuta con la sua famiglia, etc.

Venite numerosi con la vostra famiglia o tra amici per ritrovare le forze spirituali e il fervore, e per deporre alla grotta di Lourdes le vostre preghiere!

Il pellegrinaggio comincerà venerdì 14 ottobre alle 17.00 (chi arriva in ritardo potrà raggiungere il gruppo per la Messa alle 18.00) e si concluderà domenica 16 ottobre alle 13.30 dopo pranzo.


Scarica il depliant del pellegrinaggio contenente il tagliando d’iscrizione da inviare entro il 31 agosto 2022.

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Per partecipare a questo pellegrinaggio, scarica il depliant contenente il tagliando d’iscrizione.
Attività estive 2022
Le attività per i ragazzi
Campi di giugno
(a Verrua Savoia, per ragazzi e ragazzine, in occasione del Corpus Domini)
Colonia San Luigi Gonzaga
(a Raveau in Francia, da lunedì 11 a lunedì 25 luglio)
Dall’11 al 25 luglio si è svolta, anche quest’anno e per la trentaduesima volta, a Raveau (in Francia) la Colonia della Crociata Eucaristica, organizzata dall’Istituto M.B.C. In questo 2022 erano una cinquantina i ragazzi presenti alla colonia, che hanno passato i quindici giorni del campo sotto l’occhio vigile dei seminaristi, monitori, frati e sacerdoti a giocare, pregare, e imparare la dottrina cristiana con le lezioni di catechismo nel piacevole parco del Castello di Raveau. Ogni giorno cominciava con l’assistenza alla s. Messa per continuare con le altre attività e finire la sera con il racconto di una bella storia a puntate che si dipana durante tutto il campo. Abbiamo visitato il castello medioevale di Ainay-le-Vieil con le sue alte mura e il fossato pieno d’acqua che ci ha ricordato le gesta dei crociati cristiani di un epoca che non c’è più. Un altro appuntamento fisso del campo è stata la “grand randonnèe” che è un percorso con una caccia al tesoro a squadre di circa 8 km nella vicina foresta delle Bertranges che dura tutto il giorno (e con il pic-nic a base di salsicce grigliate). Il campo, come sempre, si è chiuso con la veglia finale animata da canti e dal teatro (quest’anno il tema era la predicazione di s. Francesco durante la crociata) preparato dai bambini e con le premiazioni di tutti i partecipanti.

Appuntamento all’anno prossimo sempre a Raveau.

Colonia Beata Imelda Lambertini
(a Verrua Savoia, da lunedì 11 a lunedì 18 luglio)
Un’ottantina di ragazze dai 7 ai 14 anni, italiane e francesi, con grande concorso di animatrici dai 15 ai 22 anni, si sono ritrovate per trascorrere insieme una settimana di vacanza nel mese di giugno e di luglio a Verrua Savoia, sotto la guida delle Suore dell’IMBC. Le giornate sono trascorse allegramente, nonostante l’altissima temperatura nel mese di luglio, fra giochi, attività manuali, gite e molta intensa vita spirituale: Santa Messa, catechismo, visite al SS.mo e conferenze dottrinali e spirituali formative soprattutto per le più grandi. Ciò che ha colpito molto le ragazze non sono state tanto le attività – un pomeriggio di arrampicata negli alberi al Parco Avventura, la gita sulle montagne della Valle d’Aosta con la telecabina, lo scivolone gonfiabile… – quanto lo spirito di preghiera e il fervore che si respirano al campo. – Ci fate fare un ritiro spirituale senza che neppure ce ne accorgiamo! –, ci hanno detto le ragazze felici. Proprio questo vogliono essere questi campi: un rinnovamento spirituale nell’anima delle bambine e delle ragazze più grandi, affinchè, tornando a casa, tutte portino nel loro cuore, non solo bei ricordi e nuove amicizie, ma un forte e sincero amor di Dio!
Campo per ragazzi in montagna
(sulle Alpi, da lunedì 1° agosto al vederdì 12)
Anche quest’anno il campo in montagna è stato occasione di grandi grazie ricevute, sia per i ragazzi che per i Sacerdoti, i seminaristi e i frati dell’Istituto. Il campo si è svolto in Italia, a Bar Cenisio, dove si sono potute fare bellissime escursioni e gite, in cui i ragazzi hanno potuto manifestare coraggio e devozione. Alcune caratteristiche di questo campo sono state: il bivacco al rifugio Avanzà, con escursione di due giorni; la salita in pellegrinaggio alla Madonna di Rocciamelone; la visita in pellegrinaggio alla Basilica di Maria Ausiliatrice (To) e alla Sacra di S. Michele. Tramite le attività del campo, le lezioni dei Sacerdoti e seminaristi ai ragazzi, l’amministrazione quotidiana dei sacramenti, tutti hanno lavorato assieme anche quest’anno, grazie a Dio, nell’offrire delle sante vacanze per la maggior gloria di Dio e per la santificazione dei partecipanti.
Esercizi di S. Ignazio
I Sacerdoti dell’Istituto hanno predicato diversi turni di esercizi spirituali per i fedeli. Ad inizio luglio don Francesco Ricossa e don Giuseppe Murro hanno predicato un turno di esercizi spirituali in Francia nel Delfinato. Nelle prime settimane di agosto la nostra casa di Raveau (in Francia) ha accolto 19 esercitanti donne e 23 esercitanti uomini in due turni predicati da don Giuseppe Murro e don Jocelyn Le Gal: dal 1° agosto al 6 per le donne, e dall’8 agosto al 13 per gli uomini.
A Verrua Savoia sono in corso gli esercizi per i fedeli, predicati da don Francesco Ricossa e don Ugo Carandino. Il turno per le signore, con 15 partecipanti, si è concluso sabato 27 agosto.
Gli esercizi spirituali degli uomini avranno luogo dal 29 agosto al 3 settembre.

Seguiranno gli esercizi per le Religiose, predicati da don Francesco Ricossa in Delfinato, e vi saranno anche gli esercizi per i Sacerdoti, i seminaristi e i frati nella nostra casa di Verrua Savoia, prima di cominciare il nuovo anno di corso del Seminario San Pietro Martire.

Visita la pagina del nostro sito dedicata alle vocazioni sacerdotali ed al Seminario San Pietro Martire.
Desideri partecipare ad un turno di esercizi spirituali? Non esitare a contattarci per iscriverti o per chiedere informazioni.

Apostolato della Preghiera

Crociata Eucaristica

Intenzioni di preghiera:

Agosto 2022 : “La comunione frequente e fervente dei bambini e degli adolescenti”. (Decina del mese: la Risurrezione N.S.)

Settembre 2022 : “Affinché l’insegnamento del Magistero sia meglio conosciuto e rispettato”. (Decina del mese : la Pentecoste)

Crociata Eucaristica: periodico n° 55
Scarica il n° 55 del periodico della Crociata Eucaristica: “IL RIENTRO A SCUOLA: 9 consigli di Don Bosco per ricominciare santamente l’anno scolastico.”
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Crociata Eucaristica: tesori per il mese di settembre
Scarica i tesori della Crociata Eucaristica per il mese di settembre.
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Crociata Eucaristica: tesori per il mese di ottobre
Scarica i tesori della Crociata Eucaristica per il mese di ottobre.
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Crociata Eucaristica: periodico n° 54
Scarica il n° 54 del periodico della Crociata Eucaristica: “6a regola: Il crociato conserva nel suo cuore un vero spirito di preghiera… anche in vacanza!”
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Ecco come la Russia aggira le sanzioni sul gas

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Segnalazione di Wall Street Italia

di Leopoldo Gasbarro

“Certi amori non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano”, cantava Antonello Venditti in “Amici mai”Lo stesso vale per il gas e per Vladimir Putin, alludendo ai giri immensi del gas, che porta nelle casse del capo di stato russo una quantità indicibile di miliardi, nonostante le sanzioni. Ma vediamo i numeri e le considerazioni sul “raggiro” della Russia anche da parte del “Financial Times”.

Secondo i dati doganali cinesi, nei primi sei mesi del 2022 la Cina ha comprato dalla Russia 2,35 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto (Gnl), per un valore di 2,16 miliardi di dollari. In questo modo, la Russia ha superato l’Indonesia e gli Stati Uniti ed è diventato il quarto fornitore cinese di Gnl per quest’anno.

A questo dato va aggiunto il gas che Gazprom fornisce giornalmente alla Cina attraverso il gasdotto Power of Siberia, che aveva raggiunto un nuovo massimo storico, con un balzo del 63,4% nella prima metà del 2022.

Il vero motivo dietro l’impennata del Gnl dalla Russia

La Cina ha tranquillamente rivenduto il Gnl russo agli unici che ne hanno un disperato bisogno: i Paesi europei. A caro presso, ovviamente. Come dal “Financial Times”, “i timori dell’Europa di una carenza di gas verso l’inverno potrebbero essere stati aggirati, grazie a un inaspettato cavaliere bianco: la Cina”. Non si tratta di surplus di Gnl dalla Cina. Il Gnl che sta vendendo all’Europa è russo.

Secondo la società di ricerca Kepler, le importazioni europee di Gnl sono aumentate del 60% anno su anno nei primi sei mesi del 2022. Il gruppo cinese Jovo, un grande commerciante di Gnl, ha recentemente rivelato di aver rivenduto un carico di Gnl a un acquirente europeo. Un trader di future a Shanghai ha dichiarato che il profitto ottenuto da tale transazione potrebbe aggirarsi attorno a decine, se non centinaia, di milioni di dollari. La più grande raffineria di petrolio cinese, Sinopec Group, ha ammesso ad aprile di aver incanalato l’eccesso di Gnl nel mercato internazionale.

I media cinesi hanno affermato che la sola Sinopec ha venduto 45 carichi di Gnl, ovvero circa 3,15 milioni di tonnellate. La quantità totale di Gnl cinese che è stata rivenduta è probabilmente superiore a 4 milioni di tonnellate, equivalenti al 7% delle importazioni di gas dall’Europa nel semestre fino alla fine di giugno.

La buona notizia è che i 53 milioni di tonnellate hanno permesso all’Europa di arrivare fino al 77% di riserve. Se continua così, è probabile che il Vecchio Continente raggiunga l’obiettivo dichiarato di riempire l’80% dei i suoi impianti di stoccaggio del gas entro novembre. E a quel punto non ci saranno più rischi di blocco per l’inverno.

L’Europa ora diventando dipendente dalla Cina per il gas, solo che questa volta passa per le importazioni dalla Cina, che così diventa il centro di un percorso del gas che indebolisce un po’, tutti visto che l’Europa paga un prezzo anche 3 volte più alto di quello ufficiale. Ma anche la Russia si indebolisce perché, come sottolinea il “Financial Times”:

“Se la Russia finirà per esportare più gas in Cina come mezzo per punire l’Europa, la Cina avrà più capacità di rivendere il gas in eccesso al mercato, aiutando indirettamente l’Europa”.

Ironia della sorte, l’Europa che cerca di affrancarsi dalla sua dipendenza dalla Russia per l’energia, sta diventando sempre più dipendente dalla Cina.

Verso le elezioni: agenda gender o agenda identità?

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI 

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/08/29/verso-le-elezioni-agenda-zan-o-agenda-identita/

I PRIMI PUNTI DEL PROGRAMMA ELETTORALE DEL PD RIGUARDANO L’AGENDA GENDER ANCOR PRIMA DI QUELLA DI DRAGHI…

I primi punti del programma elettorale del Pd riguardano l’”agenda gender” ancor prima di quella di Draghi. Per la moderna sinistra la priorità è costituita dal ddl Zan e dal matrimonio egualitario, con utero in affitto, eutanasia e indottrinamento dei bambini attraverso la teoria secondo cui ogni fanciullo possa scegliere la sua sessualità, al di là del proprio sesso biologico.

Il diritto al lavoro in tempi di crisi giunge secondariamente, nello stupore di molti operai, che, per questo, smetteranno di votare Letta e compagni. Le persone che, nel corso della vita, si sono sentite attratte sessualmente da una persona del loro stesso sesso sono il 5,9% (uomini) e il 6,6% (donne) (Fonte: Neodemos, 2019).

L’ISTAT dice che il numero dei lavoratori dipendenti è pari a 18.063.000. La sinistra italiana cambia, allora, il suo elettorato principale e, di fatto, non ne rappresenta più le istanze, in favore della politica dei desideri di una minoranza, facendosene paladina ed assurgendoli, addirittura a “diritti”.

La spiegazione plausibile, riferita a questa radicale trasformazione è nell’essenza delle sinistre globaliste. La loro missione è quella di creare un mondo nuovo, quindi una nuova antropologia fluida che, attraverso la moda, i media, e a partire dagli insegnanti, condizioni la maggioranza, fin dalla tenera età. I fini sono due: confondere i minori per aumentare il numero degli allineati alla scelta di genere e far accettare al popolo la “nuova normalità”, pena il reato della post-modernità, che è la cosiddetta omofobia.

La sovversione dell’ordine naturale si muove sempre per gradi e nel tempo, con una macchina propagandistica totalitaria, che inizia all’asilo e non finisce più. Quando negli anni ’50 Claude Lévy Strauss (1908-2009) e Michel Foucault (1926-984) iniziarono a differenziare il “sesso” dal “genere”, essi riprendevano teorie già note da almeno un secolo, espresse da studiosi che, sempre a livello accademico, individuavano una nuova antropologia sociale del vestito e del genere, che si identifica nel cosiddetto unisex. “Gli abiti non rispecchiano più la propria identità biologica, di classe sociale, età, mestiere“. Tutti allineati allo stesso livello, con pantaloncini corti e jeans.

Negli anni ’70, i Gender Studies americani mettono al centro del loro approccio concettuale la negazione di una reale differenza fra uomo e donna. Il “genere” non è più un dato biologico e reale, ma una costruzione sociale fluttuante e soggettiva. Con lo stile unisex la donna si mascolinizza mentre l’uomo tende all’effeminatezza. In Italia, Giorgio Armani inizia la sua carriera con l’inversione dei codici maschili e femminili, effeminando l’uomo e mascolinizzando la donna.

Oggi si giunge all’interscambiabilità “uomo-donna”, tramite la medicina e la chirurgia. La corruzione della gioventù deve iniziare subito dai bambini, per avere dei servi del potere globale e della sua nuova antropologia, convinti lungo gli anni della “bellezza” del transumanesimo che è più bello chiamare “amore”, così da ingannare i più semplici con l’utilizzo di un vocabolario positivo.

Le Sinistre seguono primariamente quest’ agenda perché alle forze che fin dalla Rivoluzione francese furono baluardo della Sovversione, è stato assegnato il compito di procedere con l’agenda “gender-fluid”. Solo una destra con una classe dirigente all’altezza di fronteggiare attraverso l’Ordine naturale e divino, si potrà condurre una battaglia per la salvezza dell’umanità, per il suo bene, per vero Amore di essa.

Nel discorso ai partecipanti al I Congresso Internazionale di Alta Moda dell’8 novembre 1957, Papa Pio XII richiama il cristiano a fare molta attenzione ai pericoli e alle rovine spirituali “seminate dalle mode immodeste, specialmente pubbliche, per quella coerenza che deve esistere tra la dottrina professata e la condotta anche esterna” (cit. in “La moda cristiana nell’insegnamento della Chiesa“, Edizioni Fiducia, Roma 2022, p. 98).

Il Centrodestra si organizzi come partito dei conservatori senza ambiguità

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L’EDIORIALE DEL 15 AGOSTO 2022

di Matteo Castagna per www.informazionecattolica.it 

LA FORTUNA DEL PD È IL NON VOTO

ll paradosso del Pd è nel nome. Il Partito Democratico riesce a vincere le elezioni quando la democrazia è a bassa intensità. Il suo più grande alleato non è il “campo largo”, con lo sguardo che abbraccia i grillini in frantumi, o con le scorribande verso un centro radical chic con Calenda e Di Maio in cerca d’autore. La fortuna del Pd è il non voto. È la fuga di chi non sa più a che santo votarsi, la disillusione, lo scetticismo, la sfiducia.

Oggi il Pd è erede del Partito Comunista Italiano, senza che nessuno chieda mai pubbliche scuse per i finanziamenti dalla Russia di Stalin, per l’appoggio all’invasione sovietica di Praga, per i 90 milioni di morti prodotti nel mondo, per la strage delle foibe. Al contrario, FdI è sempre sotto processo e deve, come un mantra, chieder perdono per il Fascismo, morto da 80 anni, ed esistente solo nella mente di Paolo Berizzi. Il bello è che Meloni lo fa, Letta no. I padri costituenti, riunitisi a Regime terminato da poco, furono di gran lunga più onesti intellettualmente nel porre la questione fascista come “disposizione transitoria”.

L’arroganza della plutocrazia l’ha trasformata, di fatto, in definitiva, ma nel 1946 si pensava che bastasse una clausola a tempo determinato, probabilmente a reduci deceduti. Lo spauracchio serve, invece, alla sinistra per sbandierare la paura del fantasma, ad ogni campagna elettorale.

Sarebbe sacrosanto non abbassare mai, nonostante le pressioni, il proprio livello alla sudditanza politica e culturale nei confronti di una sinistra, che soprattutto in passato, non fu certamente esempio di tolleranza e democrazia, e che, ad oggi non ha mai sentito la necessità di scusarsi per il torbido passato delle collusioni, anche economiche, col Maresciallo Tito e con i sovietici di Stalin.

Che fine ha fatto il dossier Mitrokin? Di chi furono le responsabilità? Chi ha pagato di fronte alla giustizia per quei fondi illeciti? E’ un po’ come Tangentopoli. Nessuno si è mai scusato per le ruberie di quegli anni; l’unico sostanzialmente illeso fu il PCI, poi PDS, che il pool di Di Pietro non toccò, come fosse la verginella del Parlamento.

Oggi il Pd è più atlantista di Biden, laddove l’atlantismo pare una professione di fede verso un dogma religioso. Servirebbe un po’ di coraggio per saper criticare gli USA e la loro creatura, soprattutto quando inventano guerre in giro per il mondo a spese dei Paesi dell’alleanza. L’unico sussulto di sovranità nazionale l’ebbe Bettino Craxi, a Sigonella, nel 1985. Nella NATO si può stare con un ruolo determinato oppure subordinato o da servi. Perché l’Italia deve sempre professare il suo asservimento alle decisioni di altri?

Se il sovranismo diventa servilismo a stelle e strisce, l’elettore non capisce che differenza passi tra Letta e il centrodestra. Un’altra importante questione riguarda l’orizzonte valoriale del centrodestra, che se assomiglia a quello di Sinistra italiana o di +Europa, confonde e dunque diventa difficile rispondere alla domanda dove sia la differenza tra Berlusconi e Emma Bonino.

Su aborto, eutanasia, utero in affitto, “matrimoni” omosex, insegnamento gender nelle scuole, la coalizione dei conservatori si vorrebbe solida e compatta sull’adesione all’identità cristiana e, per conseguenza alla Dottrina Sociale della Chiesa. Ecco che allora, un serio centrodestra di governo non può essere cristiano e liberale allo stesso tempo. L’hanno capito (meglio tardi che mai) i vari Brunetta, Carfagna, Gelmini, Elio Vito ed altri, che, infatti, si sono trasferiti a sinistra, dove l’area liberal è a casa. Con una vera e marcata differenziazione, che già in parte c’è sul piano economico, sebbene la marginalizzazione di Giulio Tremonti non faccia il bene del centrodestra né del Paese, si andrebbe al voto dando la chiarezza a tutti quegli elettori di centrodestra delusi, che pensano di optare per i cosiddetti partiti “antisistema”.

In questa Italia in perenne crisi, la coalizione dei conservatori che non professa principi fondamentali comuni, tenute conto le regole della legge elettorale, e osservando il “mucchio selvaggio” che stanno costruendo i progressisti, può permettersi di lasciare almeno un 3% dei voti di protesta ai nuovi grillini improvvisati, privi di idee, uomini esperti e programmi?

Funerale a Revò: l’Istituto Mater Boni Consilii replica all’Arcidiocesi di Trento

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È scontro fra l’Istituto Mater Boni Consilii e l’Arcidiocesi di Trento. Il contendere è un funerale celebrato a Revò con rito antico il giorno 5 agosto 2022, che però sarebbe stato ostacolato dalla Diocesi Trentina.

Nel merito  l’Arcidiocesi di Trento ha subito precisato che non vi è stato «nessuno diniego all’utilizzo della chiesa stessa».

Il funerale però alla fine non si è celebrato in chiesa ma nel cimitero di Revò con una temperatura davvero difficile da sopportare per i  parenti e gli amici che hanno voluto dare l’addio al defunto.

L’arcidiocesi ha precisato anche che la celebrazione «è stata presieduta da un sacerdote appartenente all’Istituto Mater Boni Consilii, associazione che apertamente non riconosce l’autorità pontificia, collocandosi di fatto fuori dalla comunione con la Chiesa cattolica»

Alle dichiarazioni è seguita la replica dell’Istituto Mater Boni Consilii.

LA REPLICA  DEL MATER BONI CONSILII – Il 5 agosto 2022, don Ugolino Giugni, (foto) dell’Istituto Mater Boni Consilii, ha celebrato le esequie e la S. Messa di suffragio di un caro amico di soli 46 anni, padre di quattro bambini, del quale aveva, a suo tempo, benedetto le nozze.

La funzione si è svolta al cimitero, in quanto la chiesa parrocchiale di Revò – il cui uso era stato richiesto al parroco dalla famiglia – è stata rifiutata dalla curia diocesana.

In seguito ad alcuni articoli di giornale, la curia arcivescovile ha diffuso, l’8 agosto, un comunicato nel quale si precisa che “non vi è stato nessun diniego all’utilizzo” della chiesa parrocchiale, e che l’Istituto “Mater Boni Consilii” “si colloca di fatto fuori dalla Chiesa Cattolica”.

A onore della verità, il nostro Istituto è quindi costretto a precisare, sia in linea di principio che in linea di fatto:

• in linea di principio, che il nostro Istituto (e ciascuno dei suoi membri) crede fermamente nella Chiesa, una, santa, cattolica, apostolica e romana, fuori della quale non vi è salvezza, e crede altrettanto fermamente nel primato di giurisdizione del Sommo Pontefice, Vicario di Cristo e Successore di Pietro.

• In linea di fatto, che l’uso della chiesa parrocchiale è stato effettivamente richiesto al parroco di Revò il quale, come ammette la precisazione dell’arcivescovado, si è rivolto all’Ordinario, il quale ha rifiutato detto uso e concesso solo l’uso del cimitero.

Se la Curia nega questo fatto, dobbiamo pensare che in un caso analogo verrà concesso, un domani, l’uso di una chiesa, parrocchiale oppure no? In realtà, concordiamo col principio che le chiese cattoliche non devono concedersi in uso ai non cattolici, ma la Curia non osa rammentare questo principio, di cui evidentemente si vergogna, giacché è ormai prassi comune concedere, temporaneamente o anche in maniera permanente, delle chiese ai non cattolici in grazia del cosiddetto ecumenismo, negandole solo ai cattolici che desiderano restare integralmente fedeli alla Tradizione della Chiesa e al rito promulgato da San Pio V, come pure è ormai prassi comune, seppur contrariamente al diritto canonico, concedere la sepoltura ecclesiastica anche ai pubblici peccatori, rifiutandola, come in questo caso, a un buon cristiano e padre di famiglia.

Con questa doverosa precisazione, il nostro Istituto considera chiusa la polemica, rivolgendo ormai piuttosto il proprio pensiero e la propria preghiera all’amico chiamato da Dio a Sé, e alla sua famiglia che porta con fede il proprio dolore.

Fonte: https://www.lavocedeltrentino.it/2022/08/09/funerale-a-revo-listituto-mater-boni-consilii-replica-allarcidiocesi-di-trento-professandosi-pienamente-cattolica-apostolica-e-romana/

DIRITTO NATURALE E DIRITTI UMANI IN FRANCISCO DE VITORIA

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Segnalazione del Centro Studi Livatino

Abile e notissimo Maestro di teologia, a partire dalle problematiche nuove che il suo tempo e le vicende storiche gli presentavano, de Vitoria cercò di trovare le soluzioni che più rispondessero tanto alle esigenze del Vangelo, quanto a quelle della filosofia e del pensiero umano. Contribuì – insieme ad altri autori della cosiddetta “prima Scuola di Salamanca” – a una nuova elaborazione filosofica in ambiti afferenti l’economia morale e il diritto internazionale, in cui si distinse particolarmente. Si ritiene che abbia posto le basi della moderna concezione dei diritti umani. La sua notorietà fu tale che fu invitato a partecipare ad alcune sessioni del Concilio di Trento, come teologo imperiale. Non poté parteciparvi a causa di una grave malattia che lo avrebbe pesto portato alla morte, all’età di 63 anni, nel 1546.

1. Francisco de Vitoria nasce a Burgos, in Spagna, nel 1483. A 22 anni entra nell’Ordine dei Frati predicatori. Dopo gli studi nella città natale, viene inviato dall’Ordine a studiare filosofia e teologia all’Università di Parigi, in uno dei collegi aggregati alla Sorbona, il collegio di Saint Jacques, dove rimarrà fino al 1523 percorrendo il curriculum studiorum fino al conseguimento del dottorato in teologia e l’inizio dell’insegnamento. Durante gli anni della formazione, acquisisce una profonda conoscenza dei testi della cultura classica, con particolare attenzione alle opere di Aristotele, Cicerone e Seneca, e cresce in erudizione con le letture e i dettati della Summa Theologiae di S. Tommaso.

Inizialmente convinto sostenitore dell’impostazione filosofica nominalista, indirizzo di pensiero all’epoca prevalente a Parigi, si fece successivamente promotore di una riscoperta e rivalutazione del pensiero di Tommaso d’Aquino, tanto che il confratello De Crockaert, che stava perseguendo un analogo itinerario, cogliendo la sintonia d’intenti, lo volle, nonostante la giovane età, come collaboratore alla stesura della sua edizione parigina della Secunda Secundae dello stesso S. Tommaso (1512). Nella capitale francese prese poi contatti anche con Juan Fenario (Feynier), più tardi maestro generale dell’Ordine, che gli comunicò le preoccupazioni per la crisi intellettuale e sociale che la società dell’epoca stava attraversando.

Quando nel 1523 fu chiamato a insegnare al collegio di S. Gregorio a Valladolid, invece dei tradizionali Libri Sententiarum di Pietro Lombardo introdusse come manuale didattico per la teologia la Summa Theologiae. Il suo insegnamento ebbe tanto successo che nel 1526 vinse la cattedra de prima nella facoltà di teologia di Salamanca, fondando quella che in seguito sarebbe stata chiamata la scuola spagnola di diritto naturale. Il suo insegnamento si coglie soprattutto in una serie di opere pubblicate postume, tra cui le Relectiones theologicae (1557), il Confessionario (1562), la Summa Sacramentorum Ecclesiae (1560). De Vitoria incentrò la riflessione su questioni di attualità, che volle affrontare per mezzo di un metodo rigoroso basato sull’uso attento della ragione nelle questioni di fede, il ricorso costante alla Sacra Scrittura, il ritorno ai Santi Padri e agli autori della Scolastica[1].

2. La sintesi così pensata fra teoria e pratica, fra speculazione ed etica, raggiunse in lui un equilibrio difficilmente riscontrabile in altri teologi. Celebrato come padre dell’ideale di giustizia e di pace fra le genti del mondo, de Vitoria era dunque cresciuto intellettualmente alla scuoladi S. Tommaso.

In tutta la sua opera – lo confermerà la lezione sul libero arbitrio – troviamo una nozione di Legge naturale che si allontana progressivamente dall’intellettualismo scolastico e finisce per trovare il fondamento ultimo nella volontà divina. Dio è il legislatore che ordina razionalmente la creazione secondo i fini che gli sono propri e guida le azioni degli uomini con l’aiuto illuminante della Rivelazione. D’altra parte, Dio inteso come Dominum, non è limitato da alcun divieto, precetto o criterio razionale, essendo incommensurabile e agendo come padrone di ciò che esiste. Come corrispondente all’ordine immanente voluto da Dio, la causa efficiente del diritto è d’origine divina, tuttavia, nella sua determinazione concreta, esso si identifica con il diritto positivo. La potestà spetta alla consesso sociale, che la trasferisce al principe, senza tuttavia che ciò comporti una sua abdicazione definitiva. Perché vi sia legge, ciò che è razionalmente ordinato deve emanare da un corpo sovrano, cioè deve esprimere una volontà imperativa ed essere applicabile in virtù del suo potere.

Per de Vitoria, l’autorità della Legge naturale sul diritto positivo non deriva dal predominio della ragione sulla volontà, ma dalla superiorità dell’Autore stesso della Legge naturale, che è Dio, sull’autore della legge umana, che è l’uomo. La Legge naturale, dice de Vitoria, è giusta per sua stessa natura, essendo indipendente dalla volontà umana ed è di per sé necessaria. Il carattere di necessità della Legge naturale deve intendersi fatta salva l’incoercibilità dell’autorità divina, che può sempre modificarla[2]. I modi di arrivare alla conoscenza della Legge naturale presuppongono una metodologia che eredita dalla epistemologia aristotelico-tomista: a) si parte da ciò che è naturalmente conosciuto come giusto attraverso il retto esercizio della ragione, per mezzo del lume naturale; b) si incontrano poi, via via, i principi conosciuti dalla nostra ragione o dal lume naturale; c) in un terzo luogo, troviamo i precetti morali e pratici che guidano l’agente morale e che si deducono dai principi naturali[3]. Quanto poi all’idea di giustizia, il Nostro la concepisce come un valore inerente all’oggetto, al fatto o alla condotta, che implica sempre una relazione di alterità e un debitum, un dovere di dare ciò che appartiene a un altro, o in virtù di una relazione sinallagmatica, o in virtù di meriti da riconoscere (giustizia commutativa e distributiva)[4].

Pertanto, la Legge naturale, non prescrittiva né proibitiva, è sostanzialmente una legge permissiva, concedendo all’uomo il diritto di agire[5]. Il fondamento del dominio nella Legge Naturale, così inteso, sarà fondamentale per comprendere l’apologia che il Nostro farà del dominio naturale degli “indiani” sulle loro terre, da cui derivò poi il rifiuto dell’idea, allora in voga, secondo cui questo dominio era stato in realtà abolito a causa del peccato o che pre-esistente a esso doveva ammettersi un dominio naturale pre-giuridico, come quello rivendicato dai nominalisti[6].

3. Tornando al rapporto tra la Legge divina e la legge umana, de Vitoria definisce la legge umana come il giusto determinato dalla volontà umana[7]. Le leggi umane non vincolano soltanto a causa del timore di una punizione esterna, ma pretendono l’adesione del foro interno della coscienza, per cui chi agisce contro la legge dettata dal principe pecca in maniera eventualmente anche mortale, in ragione della gravità della materia volta per volta considerata[8]. Perché ci sia legge, è necessario dunque che l’imperativo della volontà autoritativa si aggiunga al razionale umano. A riprova di ciò, de Vitoria intende per Legge eterna tutta la Legge divina in assoluto, non solo quella naturale, proprio perché rivolge la sua attenzione all’Autore della legge; e se la Legge naturale obbliga, è perché contiene ed estrinseca la volontà divina. Il volontarismo dogmatico supposto dalla sua trattazione sulle leggi – in virtù del quale l’essenza dell’obbligo si trova proprio nell’atto di volontà dell’autorità – porteranno il Nostro, nel suo trattato De Legibus, a compiere il definitivo passaggio teorico da una concezione oggettiva a una concezione soggettiva del diritto, che si cristallizzerà definitivamente nel 1539 con la Relectio De indis.

In questo senso, de Vitoria svilupperà una curiosa equivalenza tra potere, facoltà, volontà e dominio: “Tutti diciamo che si è proprietari di una cosa quando si ha piena facoltà di usarla […]. Ora, si dice che si ha il libero arbitrio perché si ha il dominio sui propri atti. Pertanto, il dominio e il libero arbitrio sono riuniti nella stessa parola: facoltà. Il libero arbitrio è la facoltà della ragione e della volontà, e il dominio sulle azioni umane è anche la facoltà di usare la ragione e la volontà[9]. Trasferendo questa riflessione alla definizione di ius, si direbbe che la facoltà giuridica è null’altro se non il potere della volontà attribuito dalle leggi al soggetto razionale, per cui siamo di fronte a una delle prime categorizzazioni complete del diritto soggettivo. Si osservano cioè tutti gli elementi del concetto di diritto soggettivo: lo ius come fonte di diritti, il diritto come potere di fare o non fare e l’uomo come soggetto del diritto in quanto essere capace di intendere e di volere. La libertà elettiva di fare o non fare, della libera volontà di usare o non usare la facoltà, costituisce l’essenza stessa dello ius inteso come dominium e ciò porrà il Nostro all’apice del lungo processo di formulazione teorica del diritto soggettivo[10].

Questa tesi soggettivista dello ius sarà ulteriormente sviluppata nella sua famosa Relectio de Indis (1539), dove metterà a punto una decisa difesa dei poteri e delle facoltà inerenti agli indiani, come tali ad essi provenienti dallo stesso diritto naturale. Dunque, se il diritto naturale genera autentici diritti soggettivi negli individui, ci troviamo allora di fronte al precursore della moderna concezione dei diritti umani. Per de Vitoria, infatti, la legge naturale dà all’uomo il diritto alla proprietà, alla libertà di movimento, alla libertà di religione, alla conservazione della propria vita et similia, diritti il cui fondamento di titolarità e legittimazione è in ultima analisi l’uomo stesso in quanto creatura razionale creata a immagine e somiglianza di Dio, dotata di una dignità che è il termine primo ed ultimo di ogni potere e dominio[11].

4. Il cammino che condusse a un tale sviluppo teorico, fu tutt’altro che semplice. Negli anni in cui andava pubblicando la sua Relectio de Indis (1539), il confratello Bartolomeo de Las Casas stava incontrando una vivace opposizione soprattutto negli ambienti ecclesiastici[12]. Da tempo interessato alla questione, Francisco de Vitoria non si limitò ad una difesa d’ufficio del confratello, ma sviluppò l’argomento espressamente in due “trattati” scolastici (le Relectiones, appunto), che per la loro natura vennero a costituire le basi di quello che sarà poi il diritto internazionale moderno. Mentre, infatti, in opere precedenti aveva incluso lo jus gentium nell’ambito del diritto positivo, nella De Indis lo includerà nell’ambito del diritto naturale o derivato dal diritto naturale.

Per de Vitoria il diritto delle genti (ius gentium) deriva direttamente dal diritto naturale. Egli attribuisce agli stati il ruolo di soggetti del diritto internazionale e afferma il principio della naturale comunicazione e consociazione fra i popoli, come principio generale di diritto naturale che orienta lo jus gentium. In nome di un’universale parentela che accomuna tutti i popoli, il diritto delle genti rende gli scopritori proprietari delle cose che non sono di nessuno, “quae in nullius bonis sunt, iure gentium sunt occupantis“. Alla luce di ciò, dunque, gli Spagnoli, al pari degli altri popoli conquistatori, erano sì legittimati a rivendicare il pieno diritto a stare nei territori degli Indios, purché non arrecassero danni e anzi si prodigassero per il progresso materiale e il riscatto morale di quelle popolazioni. Ma è nella seconda parte della De Indis che de Vitoria mette a punto una lucida ed insuperata critica ai principali argomenti addotti nella sua epoca per giustificare la Conquista.

Afferma, all’uopo, che l’Imperatore non può essere considerato come un dominus totius orbis, né il Papa come detentore di una plenitudo potestatis negli affari temporali. Rifiuta di riconoscere il diritto di scoperta (jus inventionis) come legittimo presupposto di conquista, affermando altresì come la giusta preoccupazione per la propagazione della fede cristiana non possa di per sé assurgere amotivo di guerra giusta. Afferma ancora che peccati come il cannibalismo e i sacrifici umani, commessi dai nativi del Nuovo Mondo, non possono stimarsi quali motivazioni idonee a giustificare una guerra e nega risolutamente la legittimità del ricorso retorico all’argomento di una speciale concessione divina – cui ricorrevano sistematicamente dagli apologeti della Conquista – spesso abusando del paradigma biblico della Terra Promessa.

5. Una volta definite le Nazioni come soggetti di diritto internazionale e i principali diritti naturali che devono ispirare i loro rapporti, de Vitoria affronta il terzo principio fondamentale della sua concezione dell’ordine mondiale, cioè la discussione sulla guerra giusta che sarà poi sviluppata nella Relectio De Iure Belli.  Il ricorso alla guerra è ammesso dopo che siano state esaurite tutte le forme di persuasione pacifica possibili, perseguite non solo a parole, ma anche attraverso fatti concreti che mostrino la volontà di instaurare un rapporto di scambio e di commercio su basi di effettiva, reciproca utilità. La guerra è vista quindi come extrema ratio e, in un primo momento, ammessa solo come guerra puramente difensiva, che non dà diritto di sottomettere il nemico e di farlo prigioniero.

L’argomento principale a giustificazione della guerra giusta resta quello secondo cui la guerra appartiene senz’altro al diritto naturale, almeno per ciò che riguarda quella difensiva, essendo un principio elementare del diritto quello per il quale “vim vi repellere licet“. Ma anche la guerra offensiva, quella cioè fatta per vendicare una offesa, è legittima allorché la sicurezza della Repubblica non potrebbe raggiungersi se non dissuadendo il nemico dal commettere ingiustizie proprio con la minaccia ed eventualmente l’azione della guerra. La pace e la tranquillità tra i diversi popoli sarebbe infatti impossibile se i malvagi potessero impunemente imperversare in danno degli innocenti. Ma oltre a uno ius ad bellum, de Vitoria si spingerà a teorizzare anche uno ius in bello, in forza del quale considerare lecito compiere tutto quanto è necessario al bene pubblico della nazione e alla sua difesa, così come al mantenimento della pace e della sicurezza dei confini, anche eventualmente vendicando le offese ricevute, dacché rientra tra le prerogative sovrane del Principe l’agire in difesa dell’onore e della reputazione della nazione.

Antonio Casciano


[1] Vitoria, F., Sacra Doctrina, a cura di C. Pozo, in Archivo Teològico Granadino, 20 (1957), pp. 417-419.

[2] Vitoria, F., De justitia, Publicaciones de la Asociación Francisco de Vitoria, Madrid, 1934, pp. 15-17.

[3] Ibid., pp. 17-22.

[4] Ibid., pp. 35-57.

[5] Vitoria, F., De justitia, cit., p. 77.

[6] Ibid., pp. 78-85.

[7] Vitoria, F., De Legibus, Universidad de Salamanca, 2010, p. 139.

[8] Ibid., pp. 139-143.

[9] Vitoria, F., De aquello a lo que el hombre está obligado al llegar al uso de la razón, en Obras de Francisco De Vitoria. Relecciones Teológicas, BAC, Madrid, 1960,p. 1315.

[10] Vitoria, F., Relección primera sobre los Indios, en Obras, cit., p. 662.

[11] Urdánoz, T., «Introducción a la Relección primera de Indis», en Obras…, cit., p. 654.

[12] Soltanto due anni prima, infatti, nel 1537, Paolo III aveva pronunciato la bolla Sublimis Deus, in cui dichiarava che gli Indiani erano veramente uomini come gli altri, come tali in grado di ricevere i sacramenti. Grazie a questa nuova decisione papale, nel 1539 Vitoria ebbe la strada aperta per dare potere agli indios ed estendere la sua teoria del dominio come estensione dell’Imago Dei agli indios.

Fonte: https://centrostudilivatino.us18.list-manage.com/track/click?u=36e8ea8c047712ff9e9784adb&id=e0f5736ff7&e=d50c1e7a20

Alleanza franco mongola come possibile percorso per il futuro

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Riceviamo e pubblichiamo questa lettera del lettore

di Fabio Foresi

I tempi radicali richiedono scelte radicali e di polso; voglio proporre un’occasione mancata che poteva essere fondamentale per la cristianità.

L’alleanza franco mongola ovvero un’accordo tra la cristianità e l’impero mongolo che avrebbe cambiato le sorti del mondo e molto probabilmente in meglio, oserei dire; durante la 5 crociata iniziarono I contatti a circolare le voci dell’avanzata mongola, all’inizio si pensava fossero le forze del Prete Gianni venute dall’oriente a salvare la Terra Santa.

Durante la settima crociata cominciarono I contatti veri e propri, soprattutto le prime missive, I Papi chiedevano la conversione al cattolicesimo ed I Khan chiedevano la sottomissione dei governanti europei.

Il punto di questo articolo è cosa può insegnarci questa gigantesca occasione mancata?

Il nuovo blocco russo-cinese che si sta formando nell’emisfero orientale è praticamente l’impero di Gengis Khan rinato, I popoli dell’Asia stanno costruendo un loro sistema alternativo al sistema unipolare americano-occidentale.

Questo nuovo paradigma che si crea non è quello della Santa Romana Chiesa ma può essere un’aiuto in forma inaspettata; la Russia rappresenta il tentativo modero che più si avvicina al principe cristiano ( con tutti I distinguo ed gli errori umani) ma l’ostacolo per molti cattolici è l’avvicinamento di Putin alla Cina; intanto questo avvicinamento è stato dettato dalle condizioni e dalle sanzioni ( come l’avvicinamento dell’Italia Fascista a Hitler è stato dettato dalle sanzioni inglesi) ma forse il nostro odio e sospetto verso la Cina non è forse frutto della stessa propaganda che ci vuole far odiare Putin?

Intendiamoci la Cina è comunista e perseguita la Chiesa Cattolica Clandestina e lungi da me difendere il massacro abortista compiuto da loro govenro fino ad oggi ( sempre però infinitesimale rispetto a quello americanista liberale) ma attualmente sono uno dei pochi alleati su cui I sovranisti possono contare insieme alla Russia, il loro sistema economico gli ha portati a diventare in 30 anni la seconda potenza economica al mondo, perchè li vige il sacro primato della politica sull’economia, anche se la politica è più o meno comunista.

La Cina ha tutto l’interesse ad avere un governo italiano a loro vicino in politica estera, quindi non baderanno molto se esso sia cristiano o rosso, ed questo potrebbe girare a nostro vantaggio; per quanto riguarda la Chiesa clandestina il vero problema è questa specie di riedizione moderna della lotta delle investiture, è che il PCC vede la Chiesa come alleata con le potenze occidentali ed al NWO (come dargli torto vedendo l’antipapa Bergoglio), quindi forse una forza cattolica integrale ma non schierata a prescindere contro di loro potrebbe esercitare leva per una fine o almeno distensione della persecuzione.

Per concludere come l’opportunità di sconfiggere l’islam proposta dal Khan al Papa del tempo non venne colta per inconprensioni reciproche, non possiamo difronte alle forze sataniche permetterci lo stesso errore.

Che il Sacro Cuore di Gesù ci protegga

Dopo le proteste di nazionalisti e ortodossi, la Serbia non ospiterà l’Euro Pride 2022

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Roma, 27 ago – Non sempre i governi e le nazioni europee si sottomettono ai capricci della dominante e viziata cultura progressista. Proprio in queste ultime ore, l’ennesimo strappo con le discusse organizzazioni Lgbt arriva ancora una volta dal popolo serbo. Nella capitale serba si sarebbe infatti dovuta svolgere la prossima edizione dell’Euro Pride 2022. Preceduta però da ben più nutrite manifestazioni di protesta con migliaia di famiglie, giovani nazionalisti e cristiano ortodossi serbi, scesi in strada contro la parata arcobaleno. Il governo di Belgrado ha fatto quindi marcia indietro annullando la manifestazione gay.

La Serbia deve concentrarsi su problemi più importanti

Questa mattina il presidente serbo Aleksandar Vucic ha dichiarato che la parata dell’EuroPride di settembre a Belgrado non si svolgerà. Anche se, a suo dire, non soddisfatto della decisione, il presidente ha detto che la Serbia deve concentrarsi su questioni ben più importanti, compresi i legati alla crisi energetica, alimentare e ai problemi in Kosovo. “Semplicemente, a un certo punto, non puoi gestire tutto”, ha detto Vucic. “In altri tempi, più felici, l’evento potrebbe aver luogo”. Pensando alla situazione di grave crisi economica che sta attraversando anche il nostro Paese, magari anche solo un decimo dei nostri politicanti arrivasse a ragionare in tal senso. Ma per una nazione completamente lobotomizzata dalle sinistre, come la nostra, è cosa sempre più improbabile.

Lgbt contro il popolo serbo

In risposta, l’organizzatore di EuroPride 2022, Marko Mihailovic, ha affermato che “lo stato non può cancellare EuroPride” e qualsiasi tentativo in tal senso sarebbe una “chiara violazione della costituzione”. Gli organizzatori della parata lesbo-gay-trans-gender, ribadiscono dunque che la manifestazione si farà comunque, “con qualsiasi divieto illegale”. Oltre a chiedersi cosa ci possa essere di “illegale” in un governo che ascolta e accetta lo sdegno dei suoi cittadini, anzichè assecondare le viziose isterie internazionali, resta adesso il pericolo di duri scontri se i militanti Lgbt intendano proseguire la loro marcia. Kristine Garina, presidente della European Pride Organizers Association e responsabile EuroPride – ha insistito sul fatto che l’evento non può essere cancellato. Ha aggiunto che il primo ministro serbo Ana Brnabic – prima premier donna e apertamente gay della Serbia – ha promesso il pieno sostegno del governo serbo durante la procedura di candidatura per EuroPride 2022.

L’unico Pride di Belgrado è l’orgoglio serbo

All’inizio di questo mese, migliaia di persone hanno marciato a Belgrado contro Euro Pride, esponendo cartelli con la scritta: “proteggere la famiglia” e “tenete le mani lontane dai nostri figli”. In aperta polemica agli attacchi del mondo Lgbt alla famiglia naturale e alla continua diffusione dell’ideologia gender in tutto l’Occidente. I partiti della destra radicale serba hanno condannato l’evento e il vescovo di Banat, Nikanor, della Chiesa ortodossa serba, ha detto che avrebbe “maledetto tutti coloro che organizzano e partecipano a qualcosa del genere”. Non certo un atteggiamento paragonabile al governo papale Bergoglio, sempre più in declino e caricatura di se stesso. Solo 12 anni fa, nel 2010, i manifestanti contro il Gay Pride serbo avevano ingaggiato duri scontri contro la polizia nel tentativo di interrompere la marcia arcobaleno su Belgrado.

Ma tanti gay detestano il Pride e le sue politiche di sinistra

Partite decenni fa dagli Stati Uniti d’America, ad oggi, le manifestazioni Lgbt si svolgono regolarmente in quasi tutti i paesi membri della Ue. Rimane però il fatto che una fortissima resistenza di popolo, in diverse nazioni, continua a non accettare le imposizioni dettate dalle associazioni arcobaleno, complementari alla sinistra. Com’è ben risaputo, infatti, i Pride sono eventi ad uso e consumo di una ben precisata area politica, con messaggi espliciti volti alla sovversione familiare e sociale, e comizi contro uomini e aree politiche colpevoli di difendere la famiglia tradizionale. Migliaia sono anche i gay che non accettano la strumentalizzazione delle organizzazioni Lgbt e rifiutano di essere dipinti di arcobalenoQuesti ultimi insistono con forse la più datata delle formule sessuali secondo la quale, la sessualità di una persona, dovrebbe rimanere cosa intima e rispettosa. Senza invadere città e nazioni con episodi di sgradevole malcostume e slogan politici volgari e rappresentanti il degrado delle nuove ideologie progressiste.

Andrea Bonazza

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/dopo-le-proteste-di-nazionalisti-e-ortodossi-la-serbia-non-ospitera-leuro-pride-2022-242543/

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