I sacerdoti omosessuali sovvertono le norme della morale sessuale cattolica

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di Leonardo Motta

I sacerdoti omosessuali potrebbero diventare, nel corso degli anni, suscettibili di sovvertire le norme della morale sessuale cattolica, vale a dire diventare strumenti della gnosi omosessualista nella Chiesa.

Così la pensa lo psicoterapeuta Gerard van den Aardweg.

Ascoltando quanto hanno dichiarato alcuni chierici che praticano l’omosessualità in giro per il mondo, abbiamo notato che possiamo suddividerli, generalmente, in due categorie:

– i chierici omo-attivi apertamente “progressisti”;

– i chierici omo-attivi che si manifestano “tradizionalisti”.

I chierici omo-attivi apertamente “progressisti” sono coloro che, oltre a trasgredire il fondamentale impegno di vivere in castità (peraltro praticando, come abbiamo visto sopra, una forma di sessualità da tutti i punti di vista – psicologico, fisico, sociale, teologico ecc. – dannosa) cercano e sfruttano tutte le occasioni propizie per diffondere la gnosi omosessualista nella Chiesa, di cui si dichiarano servitori (esercitando peraltro un servizio, nel migliore dei casi, da assistenti sociali o funzionari di una Ong, e non certo un ministero sacerdotale cattolico).

A volte, disgraziatamente, usano anche il confessionale per diffondere la loro omo-eresia gnosticheggiante, specialmente quanto si presentano, per ricevere il perdono dei peccati o per chiedere consigli spirituali, giovanissimi e giovani che esprimono la loro attrazione verso persone dello stesso sesso.

Questi sacerdoti “progressisti” omosessuali tentano in ogni modo di anestetizzare le coscienze. Rendono realtà, purtroppo, quanto profetizzato da un grande principe della Chiesa Cattolica, un cardinale italiano del secolo scorso, Giuseppe Siri.

L’alto prelato, sulla Rivista Diocesana Genovese, nel mese di gennaio del 1975 scriveva che “per vincere battaglie civili (e non solo queste) si coniano parole e detti icastici, riassuntivi (slogans). […] Per anestetizzare cittadini e fedeli si coniano parole. Ciò che stupisce è il fatto per il quale gli uomini, invece di lasciarsi abbattere da autentiche spade, si lascino abbattere da sole parole. Perciò i termini, gli slogans, le classifiche di moda vanno vagliati, capiti, eventualmente smascherati”.

Per evitare una sorte ingloriosa, il cadere nel progressismo, aggravato dalla pratica omosessuale aggiungiamo oggi noi, il cardinale elencava argutamente i casi più frequenti nei quali già allora, e a maggior ragione oggi, si usava il termine “progressista”:

– “essere indipendenti dalla logica teologica”;

– “fare l’occhiolino al sociologismo”;

– proporre una “nuova storiografia”;

– interpretare la Sacra Scrittura “solo e liberamente dai biblisti” (mettendo in dubbio o un testo qualunque o il significato che la Chiesa, attraverso il Magistero, gli ha sempre attribuito, o mettendo in dubbio la storicità dei Vangeli, della Resurrezione di Cristo, dei miracoli, degli esorcismi ecc.);

– costruire una teologia per ogni cosa (del lavoro, dell’uomo, della tecnica, delle comunicazioni sociali, della comunità, della morte di Dio, della speranza, della liberazione sessuale, della rivoluzione ecc.);

– accogliere ed imparentarsi quanto è possibile con tutte le varie filosofie (accogliendo tutto il pensiero via via fluente, cercando di adeguare a quello il messaggio cristiano e, se occorre, fare secondo quello, via via, una reinterpretazione della rivelazione divina);

– rifiutare le premesse della Fede (apologetica) e accettare il relativismo (“Citare, sì; ragionare, no! Perché la ragione e il suo valore non può venire accolta dal modernista”);

– riabilitare gli eretici (“i colpiti dagli anatemi del passato riscuotono una notevole simpatia ed hanno molti avvocati difensori”);

– fare a gara, tra i teologi, a chi le spara sempre più grosse, in opposizione al testo Sacro, alla tradizione bi-millenaria della Chiesa, al Magistero;

– citare abitualmente gli scritti di autori protestanti in luogo di quelli di sant’Agostino e di san Tommaso d’Aquino.

– innalzare le presunte vittime del magistero ecclesiastico, per colpire il magistero.

– magnificare i distruttori della disciplina ecclesiastica “per umiliare quella Gerarchia, che tutela la stessa disciplina”;

– affermare, difendere, divulgare molti errori, “non tanto per se stessi, ma solo per far dispetto a qualcuno”;

– indicare i Santi come il “passato” e gli eretici come il “futuro”;

– rifiutare le leggi. “Non tutti hanno il coraggio di dire che ogni legge dovrebbe essere abolita, ma moltissimi lo pensano e non vogliono rendersi conto che la legge è l’unico strumento per tenere in ordine e col minimo loro danno degli uomini liberi. L’affermazione sta proprio all’estremo confine della ragionevolezza”. Non si vuole la legge? Si sceglie la violenza?

– arrivare a svuotare la Teologia, dileggiare il vecchio catechismo dalle idee chiare e precise, esaltare la “divina” libertà dell’uomo, o meglio della “persona umana”;

– lanciare la crociata “antitrionfalistica”, cioè far scomparire i segni esterni dell’autorità, “perché muoia essa stessa di esaurimento”. Se l’autorità ha bisogno di segni visibili, “dato che il valore morale per il quale ordina e comanda non lo si vede e non lo si tocca”, si cerca invece di farla passare per “trionfalismo”. Secondo questi progressisti far emergere “la grandezza delle cose divine, la maestà di Dio, la infinita importanza del santo sacrificio ed in genere del culto divino”è “trionfalismo”. Tuttavia “se si rivela la voglia di ballare a suon di ritmo durante le azioni liturgiche, non si ha trionfalismo e tutto si può fare”;

– umiliare, avvilire, possibilmente deturpare e lordare. Tutto questo è la vera Fede vissuta secondo i progressisti;

– seguire non le leggi liturgiche emesse dalla legittima Autorità ma le mode introdotte col criterio del “pugno in faccia”;

– superare o occultare la verità sulla Santissima Eucarestia;

– declassare o denigrare la Santissima Vergine Maria e i santi;

– invitare nelle loro parrocchie persone discusse, che esprimono ed hanno dubbi su Fede e orrore per la disciplina, è diventato un metodo consolidato per “acquisire il sorriso compiacente di quanti amano classificarsi progressisti”.

– operare per attuare la “indisciplina endemica”. C’è una logica nella successione degli atti o manifestazioni di questa indisciplina che bisogna pensare ad un disegno preciso ed intelligente, diabolicamente congegnato. Il cardinale Siri spiegava che “dopo aver gettato la confusione nella Fede, fondamento di tutto, si è aggredita la morale, per rendere nulla la norma e lasciare libertà di espressione ad ogni atto umano. A questo punto si sono attaccati gli elementi esterni che ‘tenevano insieme la compagine ecclesiastica del clero’: abito, seminari, studi, con una confusione estrosissima di iniziative culturali innumerevoli. Poi si è immessa la idea sociologistica del paradiso in terra al posto del Cielo, della rivoluzione permanente invece della pace e si è dato un valore simbolico agli atti di culto verso un Signore ormai confinato nelle nebbie. Si è discusso del celibato sacerdotale, anche da maestri, ignorando che la Chiesa non era stata più in grado — almeno questo! — di migliorare e fare avanzare i popoli dove il celibato era abolito. Ultimo e permanente ritrovato: discutere su cose certe, come se non lo fossero, e non lo fossero da Gesù Cristo. Non tutti sono arrivati in fondo, molti sono arroccati senza aver una idea delle conseguenze sugli stati intermedi, altri hanno di pari passo saltato tutto e tutti. Al di sotto resta ancora il popolo, che è buono e al quale pensa Dio evidentemente. Si moltiplicano gli slogans, non si insegna il catechismo; si parla di pastorale e si disertano gradatamente tutti i ministeri; si parla della Parola di Dio e si insegna tranquillamente che è quasi tutta una fiaba, si disserta della vicinanza con Dio e si irride o la si tratta come se fosse risibile la santissima Eucarestia. Almeno in pratica. Tutto questo è progresso!”.

– usare un “modo di agire” più “pop”. “In tale codazzo stanno tutti coloro che leggono a vanvera o credono di capire o non hanno senso critico per giudicare. Va da sé che la maggior parte delle cose pubblicate in campo cattolico cercano di tingersi secondo quello che piace al ‘progressismo’”.

– omettere qualsiasi riflessione sulla purezza e sulla modestia.

Tutte queste azioni, messe in atto anche dai preti omo-attivi di “fede progressista”, rispetto agli anni del cardinale si sono certamente aggravate.

Se, “il popolo ha ancora la Fede nel fondo del suo cuore e la rinverdisce ad ogni spinta”, un grande “livore anticlericale e massonico” si è impadronito “di quasi tutti i mezzi di espressione” e agisce in odio alla Chiesa, favorendo il vizio e colpendo i peccatori.

Ecco perché, come già spiegava il cardinale Siri, “amare la promiscuità, tinteggiarsi di mondanità, discutere la legittima Autorità e Cristo che l’ha costituita, costituisce benemerenza progressista”.

“Animare gruppi detti magari ‘di spiritualità’”, aveva acutamente osservato il cardinale Siri,”nei quali ci si infischia soprattutto del parroco e del Vescovo e del Papa, costituisce una delle più soddisfacenti esercitazioni del progressismo”.

Come è facile comprendere, questo progressismo cammina a grandi passi verso la eresia, lo scisma, l’apostasia, la scollatura di tutto ed offre “una accolta di perversioni, di errori e di viltà”.

Questi sacerdoti “progressisti omosessuali” tentano, come detto, in ogni modo di anestetizzare le coscienze.

I chierici omo-attivi che si manifestano “tradizionalisti”, continuano a parlare di santità, di ascetica, di mortificazione, di dedizioni, di devozioni, di grandi principi cristiani.

Spesso si sentono dei “bravi preti”, credono di aver dedicato la vita a fare cose “costruttive” per il cattolicesimo, si sentono “ammirati” dai parrocchiani.

Non attaccano i dogmi, non sminuiscono la Santissima Eucarestia, non dileggiano la Santissima Madre del Signore e nostra, tengono ancora in considerazione gli esempi dei santi.

Tuttavia, durante le confessioni, gli omo-attivi “tradizionali” o solidarizzano con chi confessa di sentirsi omosessuale o, per assicurarsi di non essere smascherati, cercano di ricordare l’insegnamento della Chiesa in materia ma, ad un orecchio attento, non dicendo tutto o estendendo la misericordia di Dio impropriamente, presentandolo come uno che ci ama immensamente e che sa accogliere tutti e tutte le condizioni.

Questi omo-attivi, solitamente, non cercano applausi e, soprattutto, non ostentano la loro tendenza omosessuale. Anzi fanno di tutto affinché i parrocchiani non sappiano. Questi omo-attivi hanno paura di essere scoperti, hanno sensi di colpa e, in molti casi, provano vergogna per avere rotto il loro patto di celibato.

Questi omo-attivi, vivendo in grandissima contrapposizione alla fede che almeno esteriormente professano, cercano di favorire generalmente la loro omosessualità praticandola con uomini consenzienti, con altri chierici o persone esterne al clero, talvolta favorendo questi incontri attraverso il web o partecipando a dei veri e propri festini o ad incontri omosessuali nei locali gay di tutto il mondo.

Oltre ai locali, altri luoghi principali scelti per consumare i loro rapporti omosessuali sono principalmente gli hotel e i motel, le case private e, raramente, la canonica.

A tal proposito Sodoma di Martel ricorda il caso del napoletano Francesco Mangiacapra, autore del libro Numero Uno. Confessioni di un Marchettaro, dove racconta dettagliatamente la sua vita da escort. Mangiacapra ha scritto un dossier su tutti i preti gay che conosceva, specificando le loro preferenze e passioni sessuali, conservando anche gli screenshot di tutte le conversazioni che ha avuto con i preti omo-attivi su Grindr, Facebook, Whatsapp ecc.

In alcuni casi, invece, le attenzioni di questi omo-attivi “tradizionalisti”, sono rivolte ai ragazzi che frequentano le parrocchie e sovente si tratta di ephebofilia, cioè di un’attrazione malsana verso i giovani che hanno raggiunto la pubertà o l’hanno superata. Tuttavia ci sono stati anche dei casi che hanno coinvolto bambini in età pre-puberale. Bambini o giovanissimi adescati durante attività in parrocchia, come per esempio il servizio liturgico o la partecipazione alle classi di Catechismo, alle prove dei cori, alle attività organizzate dai gruppi parrocchiali.

Per i omo-attivi “tradizionalisti” essere omosessuali è “contro natura”, ma si cede alla tendenza, facendola diventare pratica perché è “facile”, “ordinario” farlo, tuttavia “è proibito parlarne, darne visibilità”.

Alcuni di loro confermano, come peraltro ha scritto Martel, che il sacerdozio è stato considerato, dopo il Concilio Vaticano II e fino ad un decennio fa, la via di fuga ideale per certi giovani omosessuali:

– per gli omo-attivi progressisti per “coltivare” la loro condizione senza sostanziali limiti ed ottenendo anche un sostentamento economico stabile;

– per gli omo-attivi “tradizionalisti” diventare sacerdoti è stato considerato una eccellente forma di protezione della loro omosessualità e, allo stesso tempo, “una delle chiavi della loro vocazione”.

Alcuni, indecisi sulle proprie inclinazioni, hanno visto positivamente, almeno all’inizio, la vita sacerdotale. Ma in seguito non hanno più rispettato lo stato celibatario e hanno ceduto alle loro inclinazione, favorita dalla frequentazione di luoghi che vedevano la partecipazione di tanti ragazzi. Alcuni giovani seminaristi, poi sacerdoti, che hanno studiato in certi seminari collocati lontani dalle loro zone e famiglie d’origine, in ambienti sostanzialmente frequentati solo da maschi, hanno via via assecondato la loro inclinazione omosessuale, quella stessa inclinazione che, se fosse stata dichiarata ai formatori prima di entrare in seminario, secondo le norme vigenti (come abbiamo visto) non avrebbe sicuramente permesso un loro ingresso nei luoghi deputati a formare dei buoni sacerdoti di Cristo.

L’omosessuale Martel ha spiegato che presso la stazione Termini, un luogo di Roma che, a quanto pare, sarebbe legato alla prostituzione omosessuale, i rapporti omosessuali a pagamento dei preti italiani con escort in prevalenza stranieri, sarebbe un fenomeno noto, con costi che andrebbero dai 50 ai 200 euro.

I prostituti sarebbe specialmente immigrati di fede islamica perché, a quanto pare, la forte contrarietà all’omosessuale che l’Islam sostiene renderebbe un giovane musulmano gay arrivato in Italia più propenso ad esprimere la sua inclinazione, specialmente con alcuni preti frustrati sessualmente che, a detta di Martel, a volte arrivano a mettere in pratica anche casi di revenge porn omosessuale.

Leonardo Motta

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